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Snorlax

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    Bruckner, Furtwängler, l'idealismo, la cucina francese, la birra, dormire profondamente e le belle ragazze

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  1. A fine novembre dovrebbe uscire questo, erano anni che lo aspettavo! ...registrazioni oramai in gran parte sparite dalla circolazione, più alcuni inediti. Amazon spara un prezzo di quasi 140 euro, ma spero si sbaglino, dato che non mi pare una cifra in linea con altre proposte di questo genere e della stesso gruppo discografico...
  2. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Per certi versi hai ragione, mi dimentico sempre che stiamo parlando di vecchie registrazioni fuori diritti, per cui i costi spesso un po' troppo alti. C'è da dire che quella che se la tira di più è proprio Testament: nonostante la qualità del loro lavoro, il prezzo è veramente molto alto e il loro materiale non è nemmeno presente sulle piattaforme (legali) di condivisione musicale tipo Spotify etc. Orfeo e M&A hanno prezzi un po' più abbordabili, e non raramente si trovano scontati, per cui è facile portarseli a casa ad una cifra piuttosto modica. Non per salvarle, ma queste ultime due case discografiche - soprattutto M&A - offrono anche un libretto d'accompagnamento particolarmente corposo e approfondito, corredato da veri e propri saggi diretti ad un pubblico specialistico. A esempio, ricordo delle vecchie incisioni anteguerra del giovane Jochum dove si offriva una analisi quasi battuta per battuta dell'interpretazione proposta, rapportandola alle più tarde incisioni del direttore tedesco. Probabilemente questo non basta a giustificare certi costi, tuttavia bisogna tener conto che si parla di "articoli", che, considerati separatamente, non sarebbe facile trovare aggratis (ed è giusto così, perché gli studi si pagano). Audite non offre tutto questo corredo librettistico, ma ha dalla sua una resa fonica veramente eccezionale: rispetto a precedenti riversamenti la differenza è senz'altro notevole. Quello che io non giustifico, è, piuttosto la politica di continuare a grattare il fondo del barile proponendo continuamente il live o una presa radiofonica ripescata nei meandri di chissà che cosa, e spacciandola come superba intepretazione rivelatoria di questo o quest'altro interprete. Ovviamente all'inizio ci si casca - io ci sono cascato - ma prima o poi ci si rende conto che è meglio uscire da un giro simile - questo sì, veramente truffaldino - in cui a prezzi nient'affatto economici vengono rilasciate raschiature di barile. Poi, per carità, l'eccezione e la sorpresa possono capitare, ma sulla mia pelle ho sperimentato che sono avvenimenti che accadono molto sporadicamente.
  3. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Anch'io la Quinta bruckneriana la posseggo in doppia versione DGG (in doppia copia addirittura, mamma mia) e Testament, e devo dire che in quest'ultima ho notato un certo miglioramento, anche se nulla di miracoloso ovviamente. Alla fine della fiera, se uno partisse da zero, si può tranquillamente accontentare del box DGG, che oltre ad offrire riversamenti affidabili, è anche, tutto sommato, più completo: ...e questo a circa un quarto del costo del cofanone superlusso marchiato Berliner Philharmoniker. Pazzesco, vorrei capire quanto ha potuto vendere una cosa del genere. Poi chi, come noi, bazzica in mezzo alle incisioni storiche, sa bene quali case discografiche sono le più affidabili: Testament, Audite, Orfeo, Music & Arts etc.... Non economicissime, ma comunque lontane dall'inutile salasso del suddetto cofanone.
  4. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Per quanto le solite chiose di Hurwitz riguardo a Furt cominci a trovarle un po' fuoriluogo e mi stiano un po' stufando - ma vabbé, tutti abbiamo le nostre idiosincrasie - sono veramente contento di questa recensione. Perché questo cofanetto a prezzo stellare è il sogno proibito di ogni furtiano. Io stesso, che ho già tutte queste incisioni non solo in doppia copia, ma anche in tripla, quadrupla etc., sbavavo alla sola idea di averlo in discoteca. Alla fine si scopre, ma ciò poteva essere prevedibile, che non è presente un reale miglioramento rispetto ai riversamenti precedenti, ma più che altro si è giocato sulla ingenuità di un certo tipo di pubblico - mi ci metto dentro anch'io - che non vede l'ora di procurarsi la migliore versione possibile di queste antiche registrazioni. A tal proposito, tra i commenti al video, ce n'è uno molto eloquente: "I'm a fan of Furtwangler - a critical fan, but a fan nonetheless - and I'm in complete agreement regarding that box set. In fact, I would probably go a step further and posit that the sound is worse than most other releases of the material, save for one recording. The remastering on that set essentially just ups the treble and adds reverb/fake stereo. No thanks. The Bruckner 5th, for instance, sounds immensely better on Testament's issue of the performance. The only truly big improvement over previous releases is the Symphonic Concerto composed by Furt himself, with Edwin Fischer playing. That performance was only available in quite bad sound before, and it seems they got a superior source for this release. That being said it's hardly worth the price, and it's not a composition I care much for anyway". Insomma, si tratta della stessa sorte che tocca a molte registrazioni storiche: si chiamano i tecnici di turno che pompano alti e bassi e aggiungono un po' di riverberazione, dando la (falsa) idea di una maggiore ariosità di suono, snaturando così ancor di più registrazioni già di per se non proprio attendibili sotto il profilo fonico. Aggiungiamo poi una presentazione da tre stelle Michelin e il gioco è fatto: una buona esca da svariate centinaia di euro per attirare un buon numero di tromboni.
  5. Che discussione mi stavo perdendo! Campo in cui ho moltissimo da imparare. Le mie references, per adesso, sono telefonatissime: ...in un orizzonte estetico alquanto diverso, un'incisione storica notevole potrebbe essere questa: ...risalente ai primi anni '50 - se non ricordo male - si distingue per il nitore, il suono tagliente, i ritmi frenetici e quasi danzanti, e, non ultimo, un fraseggio sempre affettuoso. Insomma un Beethoven tutto sommato differente rispetto a quello che io sono solito ascoltare (e che amo di più). Potrebbe interessare molto a @Majaniello, ma anche a @giobar che di sicuro la conoscerà meglio di me, vista la grande competenza in materia...
  6. Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 9 in re min., E. Lee, J. Simon, R. Kness, T. Paul, Mendelssohn Choir of Pittsburgh, Pittsburgh Symphony Orchestra, William Steinberg Un ascolto a cui inizialmente non ho dato molto peso, fatto per caso sfruttando il mio abbonamento a Spotify, che non ricordo mai di avere. Ho sempre avuto molta stima di Steinberg, sebbene interpretativamente spesso sia un musicista lontano dai miei orizzonti, tuttavia ho costantemente ammirato la sua integrità artistica e il suo lavoro eccellente presso compagini orchestrali che allora non erano proprio di prima mano. Eccomi dunque ad ascoltare questa Nona registrata a Pittsburgh a metà degli anni '60 dalla Command Classics, e recentemente resuscitata da DGG. Credo che lettura di Steinberg non possa scontentare nessuno, ponendosi in una aurea mediocritas - attenzione, non lo intendo negativamente - che sicuramente mostra un solido artigianato e una piena comprensione della partitura da parte del direttore tedesco. Ma la cosa che ha solleticato il mio udito e divertito di più durante l'ultima ora e dieci è stata la versione proposta: si tratta nentepopodimeno, della riorchestrazione di Gustav Mahler! Non ero per nulla informato rispetto a questo, e l'ho scoperto in fieri minuto dopo minuto, e devo dire, che ho trovato il tutto molto eccitante. Per uno come il sottoscritto, che non ha nessun pregiudizio di fronte a operazioni di questo genere, si tratta di un ascolto assai rivelatorio. Mahler raddoppia i legni, i corni - se ne contano addirittura otto - e le trombe, e, oltre ai tromboni, ci piazza pure una tuba (che si fa sentire a gran voce nel climax del primo movimento). Le parti dei fiati sono spesso riscritte, per ovviare ai limiti tecnici che presentavano questi strumenti agli inizi del secolo decimonono, e sono presenti dei raddoppi che aggiungono corpo a certe linee strumentali, ciò nonostante senza mai appesantire troppo la già fitta scrittura beethoveniana. Io credo che - sperando che alcuni scholars da salotto non si scandalizzino (non sto facendo riferimento a nessuno di voi, ci mancherebbe altro) - ci dovrebbero essere più occasioni per sentire una pietra miliare della storia della musica in questa veste inconsueta, che, a me, da ultimo, è risultata pienamente convincente. Sperando di avervi incuriosito - ma molti di voi già la conosceranno - la dedico a tutti, anche la perché la versione Beethoven/Mahler è una cosa di cui talvolta si è sentito parlare, ma che raramente si è potuta toccare con mano...
  7. Georges Bizet, L'Arlesienne suites 1 & 2, Philharmonia Orchestra, Herbert von Karajan ...a @Wittelsbach, @glenngould, @giordanoted e a chi gradisce...
  8. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Glenn, ti voglio bene.Oltre a Mengelberg e a Sinopoli, come hai rilevato insieme all'amico @Majaniello, Bohm è una mancanza che lascia un po' basiti. Non vorrei sembrare pedante, dato che ultimamente l'ho nominato spesso, ma credo che anche Mehta meritasse un posticino in questa lista. Come ho già scritto, ho trovato la sua Domestica capitale, e anche le altre prove straussiane con la LAPO meritano sicuramente di essere ricordate. Da tennstedtiano di ferro vorrei ricordare anche questo bel disco: P.s. Non cito Furtone perché con Hurwitz oramai ho capito che è del tutto fuoriluogo. A me piacciono assai anche le incisioni straussiane di Thielemann, ma dai giudizi di Classics Today, capisco che anche queste non è bene nominarle.
  9. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Figurati Burpo, fosse per me Furt sarebbe stato onnipresente, ma purtroppo la regola di Hurwitz consiste nell'elencare un interprete differente per ogni sinfonia, così ho dovuto scervellarmi e proporre una lista che risultasse attendibile. Ora attendo trepidante la tua!
  10. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Mah, in due parole e tentando di darti un'idea, è un ottimo precursore rispetto alle performances di Giulini. Pur mostrando una certa libertà agogica, non siamo troppo vicini al titanismo di un Furt et similia: l'approccio di Barbirolli denota una importante vena lirica, all'insegna di una visione profondamente umanista di quest'opera. Orchestra dal suono imponente, ma molto diversa dal timbro massiccio e quasi bronzeo di tradizione tedesca, al contrario si può persino parlare di una certa trasparenza, con grande evidenza del settore dei fiati, dal suono alquanto chiaro, come da costume britannico. I tempi sono molto ampli, ma gestiti benissimo, credo che la Marcia funebre - che supera di 18 minuti - sia una delle più emozionanti di tutta la discografia. A suo modo, un unicum. Comunque, puoi fartene un'idea tu stesso, se ne hai voglia: Sono molto contento che abbia citato la Quarta di Stokowski, incisione che anche io amo tantissimo, quasi strabordante nella sua frenesia. Stoki ha inciso anche una delle mie Prime di riferimento, ossia uno scatenato live con i London Symphony (1972), captato meravigliosamente dai tecnici Decca e disponibile nella serie Phase4 Stereo. Per quel che riguarda le Haydn-Variationen, bene Jochum, ma ogni tanto anche Hurwitz dovrebbe vincere i suoi pregiudizi e guardare a Furtone che ha lasciato l'incisione capolavoro - per me, s'intende - di quest'opera, in un' inedita accoppiata con la NDR di Amburgo (con cui, tra l'altro, v'è pure un'eccellente Prima). ...spero che almeno @superburp mi dia ragione!
  11. Io non lo trovo così penoso l'arrangiamento di Harty, anzi mi pare che sia stato fatto con un certo gusto. Certo, il mio parere, vista la mia trombonaggine, non fa testo. Si usava fino al principiare degli anni '60, io infatti ho le incisioni di Cluytens e di Karajan. Curiosa la riproposta di Previn, ma magari quel disco è un bignami di trascrizioni, dato che esiste anche una versione di Elgar dell'Ouverture in re minore, se la mente non mi inganna... EDIT: Sono uno a cui piacciono i Messiah di Sargent e di Beecham, quindi vi chiedo un po' di comprensione e carità, dai...
  12. Approfittando di un vecchio buono su JPC, di cui mi ero persino dimenticato... @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives... sperando sia un buon acquisto, anche perché sarà l'ultimo per mesi, dato che i fondi si sono esauriti. Arriveranno a metà novembre, ma già non vedo l'ora di metterli sul piatto!
  13. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Sì, in effetti ci sono dei tagli, anche draconiani, soprattutto nell'ultima parte. Anche Furt fa dei tagli, anche meno se un po' meno consistenti. Come alternative direi sempre Jochum (Philips) o Klemperer (EMI). Comunque, per la mia visione estetica, Mengelberg è irraggiungibile. C'è poi il valore aggiunto dell'Evangelista di Karl Erb, che, nonostante una vocalità non del tutto intatta, ritaglia una performance di enorme impatto emotivo. Di seguito posto un celebre recitativo come esempio; da brividi il connubio tra il grido di dolore di Erb e la drammaticissima orchestra di Mengelberg:
  14. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Infatti ora vi beccate le mie personali references, da vero trombone, non da un dilettante quale Hurwitz. Accolgo la sua sfida di non ripetere alcun interprete: Magnificat: Karl Richter (Archiv) [così i richteriani sono contenti]: Messa in si minore: Otto Klemperer (EMI) Oratorio di Natale: Sir Philip Ledger (EMI) Passione secondo Giovanni: Eugen Jochum (Philips) Passione secondo Matteo: Willem Mengelberg (Naxos) Stanotte non sono riuscito a dormire e così vi propongo la mia personale lista beethoveniana - che per molti di voi sarà scontatissima - sempre secondo i criteri del nostro Hurwitz. E' stato molto difficile fare una simile scrematura (e sicuramente avrò trascurato qualcuno), ma ecco qua: Prima: NDR Sinfonieorchester/Gunter Wand (RCA) [intendo la registrazione live anni '90, non quella del precedente ciclo] Seconda: Wiener Philharmoniker/Karl Bohm (DGG) Terza: BBC Symphony Orchestra/ Sir John Barbirolli (EMI) Quarta: Wiener Philharmoniker/Leonard Bernstein (DGG) Quinta: Berliner Philharmoniker/Eugen Jochum (M&A) [registrazione radiofonica del 1945, non facente parte dei successivi cicli] Sesta: Los Angeles Philharmonic/Carlo Maria Giulini (DGG) Settima: Concertgebouw/Willem Mengelberg (Philips) Ottava:Berliner Philharmoniker/André Cluytens (EMI) Nona: Berliner Philharmoniker/Wilhelm Furtwangler (M&A) [live marzo 1942]
  15. Snorlax

    Hurwitz & co.

    Mah, Ives, io non mi sento di esagerare per niente. Sarà stato pure accademico, ma Glazunov aveva - in generale - una qualità di scrittura per il mezzo orchestrale che Rachmaninov raramente ha esibito. Anzi, sinceramente, l'opera sinfonica del più anziano la trovo di una freschezza che Rach proprio non aveva. Sarò ottuso, ma continuo a non capire come possa rimanere in programma un catafalco come la Seconda sinfonia, per non tirare fuori altri affanni orchestrali. Al contrario due piccoli gioielli come la Quinta e la Settima di Glazunov sembrano essere quasi completamente essere caduti nel dimenticatoio. Per fortuna, discograficamente, non è un compositore così sfortunato. (spero che @Wittelsbach un po' mi supporti ) Il fatto di essere stato consapevole del suo status di "morto vivente" non innalza minimamente la mia stima verso questo compositore, che per me resta comunque uno dei più sopravvalutati della storia. Un geniale "morto vivente", al contrario, era Langgaard - luì si veramente autocosciente di questa sua posizione - che fino agli anni '50 ha composto musica sostanzialmente di fattura tardoromantica. Ma lo ha fatto addirittura toccando l'avanguardia e, pur ritornando al passato, è riuscito persino a scardinarlo - più o meno consapevolmente - portando, forse, la sua estetica ad una sorta di scacco insuperabile. Rachmaninov invece, si è limitato - nella maggior parte dei casi - a proporre rimasticature per borghesi baffuti e signore impellicciate. Insomma, per me è no.
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