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Snorlax

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I successi di Snorlax

Essenziale

Essenziale (6/21)

  1. ...trovato usato a un prezzo ragionevole, speriamo arrivi in poco tempo. Da sempre estimatore delle incisioni stravinskiane del vecchio Dorati a Detroit, mi aspetto grandi cose anche da questi classici anni '50...
  2. Tilson-Thomas aggiunge l'impertinente glockenspiel anche nel Canto do Sertão della quarta Bachianas. Non ho capito il perché di questa scelta, fatto sta che il risultato non è che sia proprio dei migliori. Peccato perché per il resto si tratta di letture niente male, tranne che nel Choros n. 10, che sinceramente ho trovato piuttosto sbiadito e poco convincente.
  3. Heitor Villa-Lobos, Bachianas Brasileiras n. 7, Tre incisioni a confronto: 1) Orchestra Sinfonica di San Paolo, Roberto Minczuk (BIS); 2) New World Symphony, Michael Tilson-Thomas; 3) Royal Philharmonic Orchestra, Enrique Batiz ...avendo in discoteca tre incisioni differenti di quest'opera del compositore brasiliano, in queste sere ho fatto un po' di ascolti comparati, spesso con la partitura sotto gli occhi. Ogni esecuzione, com'è ovvio, ha i suoi pro e i suoi contro, qui di seguito, in maniera assai stringata, le mie personalissime impressioni: Minczuk/BIS. Tra le tre, questa è l'esecuzione che mi ha lasciato più perplesso, nonostante gli evidenti pregi. Di prim'ordine la performance dell'orchestra paulista, la quale dimostra un calore di suono e un nitore pari alle compagini più blasonate. Sicuramente è anche la versione più filologica, in quanto, soprattutto nei dettagli strumentali, segue più alla lettera le indicazioni di Villa-Lobos. Tuttavia alla fine il risultato è piuttosto freddino, e la direzione Minczuk non brilla certo per verve e spessore interpretativo. Un buon compitino, che non a caso risulta più persuasivo nella Fuga finale, dove tutto l'estro di Villa-Lobos rimane imbrigliato nella più accademica delle forme musicali. Tilson-Thomas/RCA. Dal punto di vista interpretativo siamo lontano mille miglia dalle rigidità di Minczuk. Il direttore californiano esibisce spesso delle agogiche flessibili - ma sempre ben calcolate - e fraseggia affettuosamente, plasmando con il giusto afflato le mirabili melodie vergate su carta dal compositore sudamericano. L'orchestra giovanile fondata dallo stesso Tilson-Thomas si disimpegna molto bene, anche se certo non brilla per personalità. La nota dolente è il fatto che la parte delle percussioni è spesso totalmente riscritta rispetto all'originale. Chi mi conosce, sa che solitamente questo genere di cose al sottoscritto non fanno né caldo né freddo. Ciò nonostante in questo caso l'aggiunta del glockenspiel in molti punti della partitura è piuttosto fastidiosa, snaturando l'orchestrazione di questa Bachiana, che fa un uso ristretto quanto controllato della percussione. Batiz/EMI. Batiz, il primo in ordine cronologico, dà una lettura ancora differente, equidistante dall'accademismo di Minczuk, quanto da certe raffinetezze tipiche di Tilson-Thomas. Batiz non lavora di cesello, ma sbozza un'esecuzione a tinte forti, esuberante, estroversa e assai coinvolgente. La Royal Philharmonic ha un timbro più rustico rispetto alle altre orchestre qui considerate, a volte quasi grezzo - ad ascoltare bene in qualche punto si ravvisa pure qualche problemino d'assieme - ma che è perfetto per la visione impartita dal direttore messicano. Certo, chi cerca l'evidenza e la cura del dettaglio in questo caso può rimanere deluso, ma qui è la visione d'assieme ad essere convincente. La qualità di registrazione non è proprio il massimo, con quel suono vetroso tipico del digitale EMI anni '80. ...in dedica a @Madiel, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach, @superburp, @il viandante del sud e chiunque gradisca...
  4. ...da amante di un certo tipo di cinema, ho particolarmente apprezzato questo paragone!
  5. Beh in effetti Mata è una sicurezza in questo tipo di repertorio, forse una delle reference tra le registrazioni più moderne. In controdedica vi aspetta un ascolto un po' diverso dal solito: Bernard Herrmann, Mysterious Island [Suite], National Philharmonic Orchestra, Bernard Hermann Devo dire che ultimamente sto cambiando radicalmente idea rispetto alle incisioni in Phase4 del vecchio Herrmann, il quale al tempo di queste registrazioni non era affatto in buone condizioni fisiche. Questo disco in particolare risale al 1975, ultimo anno di vita del grande compositore americano. Fino a qualche tempo fa queste esecuzioni mi davano l'idea di essere spesso slentate, pesanti, quasi elefantiache. Rimettendole sul piatto dopo tempo immemore la mia prospettiva d'ascolto si è rovesciata. Certo, per chi ha in mente le colonne sonore originali, le letture dello Herrmann sono uno shock, soprattutto dato il notevole slittamento agogico. Tuttavia l'Autore qui investe la partiture di una luce del tutto nuova, che porta in superficie gustosi dettagli che in altri luoghi sono poco evidenti, per non dire del tutto assenti. E' questo il caso della breve suite tratta dalla colonna sonora di Mysterious Island, film del 1961 in cui le creature immaginifiche nate dalla penna di Verne sono state create in stop motion da Ray Harryhausen. E i pezzi inclusi in questa suite sono proprio volti a descrivere musicalmente l'eccezionalità di questi mostri. E sono eccezionali le sonorità che esibisce l'orchestra di Herrmann - piuttosto nutrita nel comparto dei fiati e delle percussioni, abbiamo addirittura 8 corni e 4 tube - che esplode come un magma sonoro incontenibile e fa quasi vibrare il pavimento con assurdi pedali degli strumenti più gravi. In tutto questo, i corni sono particolarmente sollecitati, sia nel buzz di The Giant Bee sia nei glissandi di The Giant Crab. Insomma, una goduria. ...in dedica anche a @Madiel, @Majaniello, @Wittelsbach, @superburp e a chiunque gradisca...
  6. Paul Dukas, L'Apprenti sorcier, Bournemouth Symphony Orchestra, Constantin Silvestri Forse la migliore registrazione di questo celeberrimo capolavoro? Sarei quasi tentato di affermarlo. Vero è che Silvestri ha la straordinaria capacità di far sembrare una novità all'ascolto anche uno dei pezzi più inflazionati di tutta la storia della musica. Che esecuzione carismatica, ragazzi. Sono arrivato troppo tardi a scoprire questo genio del podio, mea culpa... ...in dedica a @Majaniello (guarda che non te la do mica vinta su Berlioz ), @superburp, @Keikobad, @Wittelsbach, @Ives, @Madiel e a chiunque gradisca...
  7. ...e ti pare una rivoluzione da poco?! Per questo continuo a ribadire che ci troviamo davanti ad un artista ECCEZIONALE! Una nota personalissima: Berlioz è uno di quei compositori che amo ascoltare con la partitura davanti agli occhi - fortunatamente posseggo il pdf di gran parte delle sue opere in edizione critica - poiché amo godere nel comprendere cosa ci sia sotto ai suoi vari artifici. In ogni caso, raramente ho visto partiture redatte con un'acribia e una cura così maniacale: le annotazioni riguardo alle agogiche e allo strumentale sono a dir poco fitte, lasciando poco spazio a fraintendimenti (Spesso vi sono anche Prefazioni esplicative). Come dire che l'uomo aveva le idee assai chiare non solo riguardo al cosa voleva ottenere, ma anche al come...
  8. Però ribadisco che il termine eccezionale lo intendo nel suo significato originario, ossia come "ciò che costituisce un’eccezione, quindi straordinario, singolare, insolito". Nessuna connotazione migliorativa (o peggiorativa) del termine. E dunque per arrivare a questa eccezionalità, Berlioz ha aggirato i suoi limiti - non dico che li abbia superati, anzi - creando una novità "assoluta" (anch'io qui uso le virgolette nel tuo senso) nel panorama musicale del tempo. Sul fatto che Berlioz un compositore effettistico - anche qui, per me nessuna negatività in questa aggettivazione - non ci piove, come sul fatto che sapesse plasmare l'effetto in una miriadi di modi possibili, dal sussurro al fracasso, scuotendo pancia e testa dell'ascoltatore. Un compositore tutto esteriore? Secondo alcune categorie, può pure essere, ma ti ricordo che stai parlando con uno che a Schumann quasi preferisce Meyerbeer...
  9. Scusa Maja, ma credo che in questo caso volesse porre nuovamente la solita dicotomia a cui fai rifermento, ci si limitava solamente ad evidenziare degli elementi eccezionali - nel senso stretto del termine - dell'opera berlioziana, che, per conto mio, che non possono essere trascurati per una valutazione globale della produzione di questo compositore. Rispetto al quale è risaputo che in taluni casi avesse poca padronanza della regola, tant'è che a questo punto sarebbe giusto chiedersi: non sono proprio questi limiti - saputi o non saputi dallo stesso Berlioz - ad aver contribuito all'eccezionalità della sua opera? Se certi ostacoli non fossero stati presenti, se non fosse stato possibile aggirarli creando così qualcosa di totalmente nuovo e mai sentito, la produzione di Berlioz recherebbe in sé quei caratteri di eccezionalità che sono il grande marchio di fabbrica di questo compositore? In ogni caso - ma qui forse, è il solito affare di gusto - io trovo il Francese un autore altamente efficace e persuasivo in quello che scrive, persino nei pezzi più d'occasione, quando usa i mezzi più plateali per cercare un immediato stupore del pubblico. E il fatto che lo facesse consapevolmente e senza troppi intellettualismi me lo rende ancor più simpatico.
  10. Infatti, oltretutto la stima di Strauss è attestata anche dalla sua revisione del Traité berlioziano... Non so voi, ma io ogni qualvolta ascolto la Fantastica ho i brividi quando penso che un pezzo del genere risale al 1830. Molte intuizioni berlioziane sono a tutt'oggi sconvolgenti, non oso immaginare quale effetto ebbero per il pubblico del XIX secolo. Ad alcuni Berlioz sarà parso un uomo venuto da un altro pianeta.
  11. ...sto per avere un infarto... In quanto genuino ammiratore dell'opera berlioziana, ammetto che le mie impressioni sono totalmente differenti. Da spettatore di concerti e da ascoltatore di dischi, a me l'orchestrazione del Francese, pur nella sua spudorata novità - ma comunque esuberante figlia della produzione di Gluck, Gossec, Salieri e Lesueur (per citarne alcuni) - è sempre parsa un modello di chiarezza e precisione, lontana dalla timbrica glutinosa di alcuni nomi altrettanto illustri. Ma si sa, la percezione di un orchestrale è sovente assai diversa rispetto a quella di chi ascolta solamente (parlo molto modestamente da ex musicista semiamatoriale). Per quel che riguarda il resto, io trovo Berlioz un compositore quasi sempre ispiratissimo, e capace di sostenere pezzi di durata smisurata in maniera eccellente, con pochissimi momenti di stanca (vedi Les Troyens p.e.). Per me un vero genio senza se e senza ma.
  12. Benjamin Britten, Serenade for tenor, horn and strings, R. Tear, D. Clevenger, Chicago Symphony Orchestra, Carlo Maria Giulini ...ricordando il grande Dale Clevenger, scoparso pochi giorni orsono. In dedica a @Ives, @Madiel, @Majaniello, @Wittelsbach, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...
  13. ...in effetti, ripensadoci a freddo, non so se mi convenga, dato che posseggo già una parte di quelle registrazioni. Lo stesso problema mi si è posto coi boxini di Markevitch, anche lì, prezzo alle stelle e metà delle registrazioni già presenti in discoteca. Meglio non lasciarsi prendere troppo la mano...
  14. Miei subito! ...cominciamo a risparmiare, temo che il prezzo non sarà affatto economico...
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