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Snorlax

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  • Compleanno June 26

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    Maschio
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    Osterie e affini
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    Bruckner, Furtwängler, l'idealismo, la cucina francese, la birra, dormire profondamente e le belle ragazze

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  1. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Di quel cofanetto l'unica sinfonia che ho ascoltato con attenzione è l'Ottava nella prima versione, e mi era piaciuta molto, ma veramente... Voglio proprio vedere come Gielen ne esce fuori dalla prima versione, zoppa e sconclusionata, della Quarta... Comunque non so te, ma delle poche cose che ho sentito di Gielen, una cosa che m'ha colpito subito, è il suono che ricava dalla sua orchestra, tagliente, affilatissimo, e tutto sommato, anche abbastanza chiaro rispetto agli standard delle orchestre tedesche...
  2. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Penso di averne sparata una delle mie, spero non stiano andando fuori catalogo data la loro recentissima pubblicazione, ma mi fa sempre paura quando vedo che non sono disponibili...
  3. Il vostro prossimo acquisto musicale

    Tu e @Wittelsbach mi avete tentato: appena ordinato su jpc i boxini di Gielen dedicati a Bruckner e Mahler...(se avessi più disponibilità li ordinerei tutti) ...anche perché temo che stiano andando fuori catalogo (quello di Bruckner su amazon ad esempio non lo danno più disponibile)...
  4. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    A me un pezzo difficile ed ostico, che però mi ha sempre ammaliato molto è questo:
  5. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Infatti questo cofanetto ce l'ho, e me lo tengo ben stretto! Comunque, per quel che riguarda il barocco, io lo difendo comunque, a parte la notissima incisione di The Fairy Queen - da lui ridotta e riarrangiata - ci sono altre registrazioni di Purcell ed Handel dal vivo niente male! Poi secondo me, un gran gioiellino sono i divertentissimi bozzetti di Percy Grainger, sem pre molto divertenti da ascoltare!
  6. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Certo, come afferma anche @Ives, l'attività primaria di Britten era la composizione, e il suo repertorio non era molto ampio, per quanto spaziasse molto cronologicamente. Ma perdonami, Britten non era affatto un discreto direttore, ma un interprete di serie A - e sinceramente di compositori così me ne vengono in mente pochi - basti pensare ad alcune sue prove: il Mozart e lo Schubert a 4 mani con Richter (tra l'altro c'è un live del Concerto n. 11 di Mozart, dove all'ultimo sostituisce Richter, in doppia veste di pianista e direttore, strepitoso), le Scene dal Faust di Goethe di Schumann, ed è l'unico che riesce a rendermi digeribile totalmente quel pataccone de The dream of Gerontius di Elgar. Potrei andare avanti con molti altri esempi, come l'accompagnatore di Lieder, o i Concerti n. 20 e 24 di Mozart con Curzon, o sempre di Mozart una strepitosa Praga che tutt'ora rimane la mia versione di riferimento, e via cantando... Insomma questo per ribadire Maja, che Britten non era solamente discreto...
  7. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    L'unico esempio che a me viene a mente, che in realtà è speculare alla tua domanda, è quello di Benjamin Britten. Grande come compositore, ma anche come interprete, guardiamo pure ai risultati come pianista. Per me il musicista inglese è una delle figure che più rappresenta la figura del genio musicale a tutto tondo. Invece, in Bernstein continuo a vedere una bella discrepanza tra i due ruoli; diciamo che il compositore - sebbene certe cose siano divertenti - non è trascendentale come il direttore...
  8. Anton Bruckner

    Sì, la versione di Gielen dovrebbe essere quella del '77, che comporta anch'essa numerosi tagli rispetto a quella precedente... La Prima e la Seconda di Karajan sono bellissime. Ma secondo me Tintner si difende benissimo nelle prime sinfonie, arrivando a risultati molto alti pure lui. Adesso non vorrei sembrare troppo uno scholar ma Tintner è uno dei pochi che ripropone le Prima nella vera versione originale di Linz (anche quella di Karajan, sebbene spacciata per tale, è la prima revisione viennese) che presenta delle arditezze che Bruckner smusserà già partire dalla sinfonia successiva, ripristinando inoltre numerosi piccoli tagli, e uno, più draconiano, nel Finale...
  9. Anton Bruckner

    Inbal io ho avuto la sfortuna di sentirlo più volte dal vivo a dirigere Bruckner. Ed è stata ogni volta una esperienza terrificante. Per me è un personaggio che ha fatto la sua fortuna in ramo bruckneriano solo per il fatto di essere stato il primo, o tra i primi, a riproporre le versioni originali. Punto. Comunque la Terza di Inbal sinceramente mi sembra trascurabile, non mi sembra abbia particolari virtù, risultando abbastanza piatta. Se proprio vuoi orientarti verso una lettura più svelta e asciutta a questo punto direi Nagano...
  10. Anton Bruckner

    Finita la mia giornata di studio, mi dedico un po' al mio amato Bruckner, e ne approfitto per rimpolpare questa discussione: Non voglio essere prolisso e quindi non mi soffermerò sulle enormi differenze tra questa prima versione del 1873 e quella finale del 1889, che oramai sono più che risapute. Tengo a dire comunque, che mai come in questa sinfonia è utile conoscere la prima versione, che per molti versi è migliore rispetto all'ultima, la quale pecca di un numero fin troppo elevato di mutilazioni, sopratutto nel Finale. Qui infatti la scelta di Tintner - non sempre troppo felice in altre sinfonie - di riproporre la prima versione è assolutamente vincente. So che alcuni di voi non hanno molta simpatia per il Bruckner di questo direttore, ma l'interpretazione di questa Terza vale anche da sola tutta l'integrale (che per me contiene altri bei gioielli, ma anche qualche delusione). Per me questa è una di quelle esecuzioni praticamente esenti da difetti, e che merita di stare in un alto scranno nella storia dell'intepretazione bruckneriana. Tintner ci sorprende con delle scelte agogiche che ai più potrebbero - almeno sulla carta - apparire inortodosse. Il primo movimento ha una campitura amplissima, qualcuno direbbe celibidachiana, durando più di mezz'ora, ben più di sei minuti rispetto ad Inbal (bah...), e dodici rispetto a Norrington (bleah!). Eppure il tempo scelto dal direttore austriaco sembra assolutamente perfetto, lasciando respirare in maniera ottimale tutti i vari blocchi, che qui sono esposti in maniera meno brusca e contrastata rispetto alla versione del 1889. Nell'Adagio che segue, Tintner punta tutto sul liricismo, e ne da un'intepretazione assai solare, quasi solare, dolcemente mediterranea oserei dire, ma in cui non mancano momenti imperiosi, creando un bellissimo contrasto con il successivo Scherzo, ruggente e indiavolato. Col Finale - punto debole dell'ultima versione - la sinfonia ritrova le sue vere proporzioni, avviandosi verso una gioiosa perorazione finale. Ho letto parecchie recensioni, che oltre a non ammirare l'interpretazione di Tintner, non trovano idoneo il suono della Royal Scottish National Orchestra. Anzitutto v'è da dire che la compagine scozzese è un'orchestra di prim'ordine, di sicuro superiore alle altre due orchestre utilizzate da Tintner nell'integrale (per la cronaca si tratta della National Symphony Orchestra of Ireland e la New Zealand Symphony Orchestra). L'orchestra scozzese è disciplinatissima, ed ha un bellissimo assieme. Certamente, gli archi non hanno il suono scuro e vellutato come quello delle sorelle tedesche, ma pur essendo più chiaro, non è nemmeno troppo "sottile" come mi è capitato di leggere da qualche parte. Ottoni smaglianti e legni non da meno. Per me questa rimane la Terza di riferimento nella versione del '73, sicuramente superiore anche alle successive versioni di Kent Nagano e Simone Young. Con Inbal poi, non ci sono nemmeno paragoni. Stasera, se riesco provo ad riascoltarmi una chicca da maniaci bruckneriani, la versione del '74 (pubblicata da W. Carragan nell'esecuzione [l'unica che conosco] di Schaller e la sua orchestra) che a quanto pare, secondo lo stesso Bruckner comportava vistosi miglioramenti rispetto alla versione dell'anno precedente. Stando all'ascolto, a dire il vero un po' distratto, che avevo fatto tempo fa non mi sembrava di notare grandi differenze, ma mi riservo di ascoltare con più attenzione...
  11. François Couperin

    Scusate per il mio commento, non volevo distogliervi da Couperin, ma è un periodo che mi sono messo a dieta, e la fame mi fa fare atti inconsulti...
  12. François Couperin

    Così, per rincarare un po' la dose, in maniera assolutamente gratuita, e fare il biricchino, dico solo che io sono perfettamente d'accordo con le massime riguardanti il cembalo del grande Sir Thomas Beecham...
  13. L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Ahimè, dimenticavo che un'altra formidabile registrazione in studio, è l'Imperatore di Beethoven, con Edwin Fischer e la Philharmonia, sicuramente la mia versione di riferimento per questo concerto...
  14. L'ultimo CD acquistato (musica classica)

    Guarda, delle innumerevoli Eroiche che ci ha lasciato Furt, trovo che due siano le più significative (e intendo con questo che siano i massimi risultati mai raggiunti nell'esecuzione di questa sinfonia ): la presa radiofonica con Wiener del dicembre del '44 e il live coi Berliner dell'8 dicembre del '52 (tra l'altro ne esiste una registrazione del giorno precedente nettamente inferiore, e penso che anche la registrazione in studio della EMI sia dello stesso anno). Perché ho scelto queste due? Perché trovo che in entrambe - e in maniera sempre differente - i segni distintivi del nostro si notino maggiormente, donando a queste esecuzioni un'aurea del tutto speciale ed irripetibile. Gli esempi sono moltissimi, ed è impossibile enumerarli tutti. In entrambe le fluttuazioni di tempo sono ben evidenti (al contrario di quella in studio EMI, che mi pare molto più statica), in particolare in quella del '44 si notano in maniera palese, specie nel primo movimento, gli accelerandi che accompagnano ogni crescendo. Quella del '52 risulta particolarmente stentorea, e di ampio respiro. Nelle Marce funebri di entrambe, si rischia la catarsi. Quella del '52 risulta la più espansiva di Furt (ben 19 minuti!). Interessante notare che in entrambe le versioni, il direttore comincia collo staccare un tempo lentissimo, per poi raggiungere la "velocità di crociera" solamente dopo qualche battuta, ed entrambe presentano l'episodio fugato in maniera imperiosa, con una tensione che fa venire i brividi, per poi chiudere il movimento allargando sempre di più il tempo, e questo si nota benissimo nella versione del '52. Nello scherzo è da evidenziare come Furtwangler adotti un tempo significativamente più lento per il trio rispetto al resto del movimento, specialmente in quella del '44. Nel finale abbiamo di nuovo numerose fluttuaziazioni agogiche, con uno stupendo allargando quando i legni, e poi gli ottoni, presentano il tema a piena orchestra. La coda risulta vertiginosa nel '44, più maestosa nel '52. E questi sono solamente alcune delle cose che mi vengono in mente, altrimenti si potrebbe andare avanti a lungo... Invece nella versione in studio - per carità correttissima e perfettamente godibile - tutte queste caratteristiche, questi contrasti, vengono in qualche modo edulcorati, c'è meno adrenalina, Furt rischia meno, e questo me la rende meno accattivante...
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