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Snorlax

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Io e pochi eletti

Io e pochi eletti (7/21)

  1. Per conto mio, è da preferire - senza neanche troppi dubbi - l'ultimo ciclo, quello con la Philharmonia. Il risultato con i Wiener è interlocutorio e poco convincente (qui sì, ammetto, talvolta poco coinvolgente e soporifero). Forse Maazel non era ancora approdato ad un suo risultato interpretativo, la cui definitività si coglie nell'integrale più tarda. E' un Mahler inesorabile e terribile quello di Maazel: una sorta di immenso monumento lugubre che si impone senza scampo alle orecchie dell'ascoltatore. Il direttore americano raggiunge questo soverchiante effetto attraverso una profondissima esegesi del testo, volta a enfatizzare l'agogica e la dinamica mahleriana, sbattendotela in faccia con una violenza senza precedenti. @Majaniello ha colto piuttosto bene il punto, ma ascolta tu stesso due highlights:
  2. ...e pensare che io amo questo ciclo, lo trovo di un'originalità sconcertante. De gustibus...
  3. Io ce l'ho nel boxone di Cluytens, non so se esista in CD singolo, ma non credo... Io la trovo eccezionale, è un'esecuzione molto sentita, ma mai enfatica, divesa dalle solite letture eccessivamente calligrafiche e in bianco e nero che ormai sono lo standard dello Stravinsky neoclassico. Poi c'è Gedda, mica un tenore qualsiasi. Claude Nollier gigantesca. Per me una grande perla, non ho ancora trovato una lettura più recente che mi convanca in egual modo. Comunque, se vuoi, c'è sul Tubo:
  4. Ce l''ho! Trovata usata - credo sia proprio una delle prime stampe anni '80 - in una bancarella non molto fa... Lettura esaltante, ma ammetto che l'ascolto di rado perché è un CD che nel mio impianto suona malissimo. Il Sacre mi piace ascoltarlo a volumi piuttosto sostenuti, ma questo digitale d'antan scartavetra le orecchie veramente come pochi! Amo molto Perséphone e tra le registrazioni in mio possesso c'è pure Salonen... L'ascolterei volentieri, ma purtroppo il disco preso su JPC è difettoso e salta ogni 3/4 minuti... Alla fine torno sempr su questa: ...la qualità audio non sarà un granché - siamo ancora in mono - anche se tutto sommato più che godibile, tuttavia per me è ancora una lettura che ha pochissimi rivali!
  5. Pensa te Dorati/Decca per me ai tempi è stata un'autentica rivelazione! E' stata la mia sseconda incisione del Sacre... venivo da Abbado, quella sì una lettura anemica e perfetta per delle suorine in convento! Comunque ieri sera preso da un impeto stravinskiano, ho ordinato questa: ...mi pare me l'avesse caldamente consigliata @giobar e in rete ho letto mirabilia. Attendo trepidante che arrivi...
  6. Io ne avrò una ventina ma alla fine, oltre a Dorati, ascolto sempre Bernstein/New York e Ozawa/Chicago...
  7. Mah, inzomma... Però forse è un mio problema perché non mi ha fatto gridare al miracolo nemmeno la precedente - ed elogiatissima - registrazione con la Cleveland Orchestra. Non è il Sacre come lo immagino io. Tanto per restare in casa Decca, continuo a preferirgli di molto questo: (una delle mie personali reference, ripeto per l'ennesima volta)
  8. Ecco, questo mi pare un punto fondamentale, se non il punto.
  9. Continuiamo a non capirci. Il mio intervento riguardava strettamente il video, non le tue opinioni che sono sempre molto ben ragionate e motivate. Il video l'ho trovato piuttosto generico e pressapochista e non perché diverga dal mio pensiero, figuriamoci. Sinceramente mi sembra una mezza cavolata fare vedere due minuti di estratti di prova e trenta secondi di concerto per poi costruire un discorso che mette in fila quattro banalità. Il fatto poi che i cosidetti pipponi di Sinopoli fossero in qualche modo deleteri in fase di prova di orchestrale mi pare il solito pregiudizio comune a non pochi musicisti: mi ricorda i tempi in cui ero iscritto al conservatorio e frequantavo il corso di storia della musica e la gran parte dei miei compagni si lamentava dell'inutilità della disciplina, discutendo esclusivamente di ance o incrinature. Sinopoli aveva molto da dire e le sue non erano certo masturbazioni intellettuali, ma anzi considerazioni che volevano rendere partecipe gli orchestrali di un mondo che andava condiviso affinché ogni esecuzione si potesse rivelare al meglio. Poi basta con sta storia del gesto, non tutti sono Monteux o Maazel e il gesto non è tutto (soprattutto anche per Karajan, che evidentemente Lo Re ama molto). P.s. Ma per parlare di un approccio teutonico si mostra il cofanetto DGG del Nabucco? Mi sembra l'esempio peggiore possibile, visto tutto quello che si poteva esibire...
  10. In realtà stiamo affermando le stesse cose, la differenza è che partiamo da due posizioni opposte: quello che tu vedi come un limite - un grosso limite - io lo vedo come l'elemento che fa la grandezza di questo artista. Il fatto è che ascrivere un direttore del genere a una supposta tradizione teutonica - sia chiaro, non critico la tua posizione, ma altre molto meno ragionate che si leggono e si ascoltano in giro - lo trovo oltremodo riduttivo e ingiusto. Il genio di Sinopoli sta proprio di aver risolto il dualismo testa/pancia in una visione sì cervellotica (per usare un termine che non mi piace proprio, specie se tinto di connotazioni negative), ma che al contempo è viscerale e di enorme impatto emozionale. Con questo non voglio dire che tutte le sue letture siano egualmente riuscite, ma sicuramente danno una visione inedita e di enorme presa di pezzi intorno ai quali spesso aleggiava - a parer mio - una certa stanchezza interpretativa. Detto questo, non volevo dire che Lo Re sia stato offensivo, anzi. Solo che da un direttore d'orchestra mi aspettavo una riflessione più ponderata rispetto a un musicista del genere e invece mi sono sentito riproporre i soliti luoghi comuni - sebbene, in qualche modo, edulcorati - che spesso serpeggiano intorno al magistero di Sinopoli. Il video è divulgativo e ognuno può avere le posizioni che vuole, ma un po' più di approfondimento non avrebbe guastato.
  11. Visto ieri sera e sinceramente mi ha innervosito non poco, tant'è che ho faticato ad addormentarmi. Con tutto rispetto per lo youtuber in questione - che tra l'altro mi pare essere un professionista del settore - lo trovo un concentrato di luoghi comuni e di banalità sul musicista siculo-veneziano. L'esempio che si fa poi - la celebre incisione DGG del Nabucco - lo trovo particolarmente infelice. Dove sarebbe presente tutta questa inesorabile teutonicità? La grandezza di questa lettura sta proprio nel restituire Verdi nel suo vigore giovanile, di cui Sinopoli esalta forma (impeto melodico, certe rozzezze strumentali etc.) e contenuto (lo spirito risorgimentale) come mai nessuno ha saputo fare. Letture spesso controverse quelle di questo direttore. Certamente, dico anch'io. Ma che si riduca il tutto alla solita, fortissima, impronta mitteleuropea, a una visione estremamente analitica e cervellotica significa costringere la lezione di Sinopoli quasi a una macchietta cerebrale. Al solito - e Lo Re, onestamente, continua a ripeterlo - è una questione di gusto: chi scrive infatti crede che la grandezza, e, mi si permetta, l'unicità, di questo direttore, stia proprio di far emergere il grande gesto enfatico, la passione, la visceralità anche da un approccio estremamente ponderato e volto a profondarsi nei meandri - non solo musicali, ma anche più largamente storico-culturali - della partitura. Ma il peggio è venuto in alcuni (fortunatamente esigui) commenti. Sinopoli un privilegiato, un semi-dilettante, uno che ha fatto carriera discografica grazie a contatti personali, un intellettuale da salotto prestato alla direzione etc. etc. Insomma, la solita tiritera che da anni ci sentiamo ripetere. Parole che, stando a chi le vergate, provengono da orchestrali che ci hanno avuto a che fare. Ora, dato che, essendo un ex musicista fallito, ho frequentato anch'io quegli ambienti, col tempo ho diffidato a dar credito al senso critico di alcuni (non tutti eh) professori d'orchestra, che spesso si è dimostrato a dir poco ristretto e incolto, incapace di cogliere il genio - sì, nel caso di Sinopoli, voglio usare tranquillamente tale termine - di chi si spinge al di là di una professionale esecuzione. Scusate ho scritto di getto e di sentimento, quindi perdonate se sono stato piuttosto superficiale...
  12. Richard Strauss, Eine Alpensinfonie, Staatskapelle Dresden, Giuseppe Sinopoli Interpretazione strepitosa, come d'altronde ogni prova straussiana di Sinopoli. Lettura incandescente che un grande intellettuale come il direttore siculo-veneziano spoglia di ogni inutile intellettualismo (solite cavolate su Nietzsche e l'Anticristo, che mi paiono solo delle ridicole pose di Strauss ). Pur essendo la stessa orchestra di Kempe, qui il suono è meno trasparente, più denso e magmatico, con ottoni - specie i tromboni, che spettacolo! - in bella evidenza. Ma non si tratta affatto di una visione bombastica, volta a costruire semplicisticamente un climax più magniloquente dell'altro: Sinopoli innerva ogni frase, ogni nota di una concitazione personalissima, sicché anche le sequenze più placide e descrittive si tingono di tonalità espressioniste che solo un direttore del genere poteva dipingere. Uno Strauss arrivato al suo culmine sinfonico che non può che deflagrare bruciandosi in una miriade di colori abbacinanti. Il disco è celebre: inciso dal vivo e molto bene... alzate il volume e godete a dovere! ...in dedica a @Madiel, @Majaniello, @Ives, @Florestan, @superburp, @Wittelsbach e a tutti gli altri amici del Forum...
  13. ...finalmente mi sono procacciato questo classicone:
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