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cromagobba

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  1. cromagobba

    Il "Caso Luchesi"

    Egregio Taboga, a proposito della Sinfonia n.42 di Haydn lei ha scritto il 26 febbraio scorso alle 15.52 nel suo sito di Fb su Andrea Luchesi: _______________________________________________________________________________________________________________________ < Quanto all'autografo, come evidenziato da Robbins Landon, v'è una vera stranezza. Nello scrivere il primo movimento, Haydn, alle battute 45 e 143, avrebbe introdotto degli schizzi di tre battute, poi tagliate, poiché come annotò nella partitura, "scritte per orecchie troppo raffinate" (Dieses war vor gar zu Gelehrte Ohren). J. Haydn scrive perciò un autografo sicuramente considerabile una bella copia di qualcosa preesistente. Non vi sono infatti segni di ripensamenti o cancellature tipiche di un processo compositivo > _____________________________________________________________________________________________________________________ Prima che, come d'abitudine, lei lo ripeta qui, si impongono alcune precisazioni. Intanto Robbins Landon non evidenzia nessuna stranezza; una 'stranezza' sembrerà a lei che di musica evidentemente ha visto poco. In secondo luogo, non si tratta del I° movimento ma del II° (Andante e cantabile, in La magg, 3/8): se scopiazza, almeno lo faccia correttamente. Ad ogni modo, la Sinfonia 42 non è l'unico caso di autografo di Haydn con schizzi e annotazioni scritti in margine o sul retro dei fogli. Si informi. Ma soprattutto: da che diavolo deduce che questo autografo è “sicuramente considerabile una bella copia” ? (le risparmio “di qualcosa di preesistente”). Le tre battute annotate potevano essere il residuo di una stesura precedente oppure un'idea maturata sul momento e poi scartata. Io non lo so, e neanche lei. Gli autografi di Haydn non erano 'belle copie', come lei vuol farci credere, ma dei semplici originali per il proprio archivio scritti in modo sufficientemente chiaro da permettere a un copista di estrarre le parti. E, infine, che ne sa lei di come Haydn componesse? ogni musicista aveva le proprie abitudini. Forse che lei è un compositore provetto o un esperto di procedimenti genetico-creativi per parlare con tanta sicumera di modalità “tipiche di un processo compositivo”? Il fatto è che lei si atteggia a gran conoscitore delle fonti haydniane ma, in realtà, non ha mai studiato nulla di prima mano, e tutto ciò che dice lo prende pari pari da studi altrui, estrapolando dal contesto e interpretando tendenziosamente alla rovescia. Recycling musicology.
  2. cromagobba

    Il "Caso Luchesi"

    Egregio Taboga, seguo da qualche giorno i suoi interventi su questo Forum con sincera ammirazione per la sua laboriosità e competenza in una materia così specialistica come filigrane e copisti nella quale non troverà contraddittorio in Italia. Finalmente, sull'esempio del compianto Alan Tyson, lo studio della carta e delle grafie entra a pieno titolo nella musicologia come strumento ausiliario nella datazione di manoscritti privi di riscontri più certi. Meno convincente ma non meno intrigante trovo la sua ipotetica ricostruzione di una 'centrale segreta' di copisti veneziani al soldo del conte Durazzo, personaggio fuori dell'ordinario che mi piace immaginare come una singolare incarnazione del libertino settecentesco. Detto questo, non posso non dirmi sconcertato per le ardite e contraddittorie deduzioni a cui la conducono i suoi rilievi codicologici a proposito dell'autenticità di opere di Haydn documentate da prove solide e concrete come gli autografi. Se non ho frainteso il suo pensiero, lei tendenzialmente dubita dell'autenticità di tutte le musiche di Haydn di cui esiste copia nel Fondo di Bonn della Biblioteca Estense di Modena, connesso in qualche modo con Andrea Luchesi. Mi limito qui a considerare alcuni casi particolari sui quali lei fornisce elementi più circostanziati alle sue ipotesi, vale a dire le Sinfonie n.13, 31, 35, 42 e i Quartetti op.9 e op.17. Per semplicità, pongo in tabella i dati a confronto data di composizione (e fonte) estremi di datazione delle copie di Modena in base alla carta Sinfonia n.13 1763 (autografo) 1764-1769 Sinfonia n.31 1765 (autografo) 1763-1768 Sinfonia n. 35 1767 (autografo) 1767-1773 Sinfonia n. 42 1771 (autografo) 1768-1773 Quartetti op. 9 (Hob.III: 19-24) ante 1771 (annuncio Breitkopf, 1771) 1770-1775 Quartetti op. 17 (Hob.III: 25-30) 1771, o prima (autografo) 1766-1772 Nella terza colonna sono indicati gli anni di produzione della carta in base ai dati forniti da lei, con una proroga di tre anni in base al calcolo medio del tempo necessario per l'esaurimento delle scorte (alcuni studiosi allungano a cinque questo dato, ma mi attengo ai tre anni su lei concorda). Se i dati riportati sono corretti (se non lo sono li potrà rettificare) si desume che in nessun caso la datazione delle copie di Modena contraddice la datazione dell'autografo haydniano o quella comunemente accettata per la composizione. Al contrario, tutti i manoscritti perfettamente compatibili con ciò che normalmente si suppone: essere, cioè, copie conseguenti all'autografo. Viene allora spontanea una domanda: su che cosa si basano le sue ipotesi di dis-attribuzione? Di fronte alla concretezza delle testimonianze pro-Haydn occorrerebbero prove di pari solidità, ma francamente non ne vedo, a meno di non considerare tali il ghirigoro in cui lei riesce a leggere il nome “Luchesi” in calce (se non erro) alla Sinfonia n.13, oppure i dati alquanto fantasiosi sull'andirivieni dei copisti fra Vienna, Venezia e la Transilvania, oppure le sue digressioni estemporanee nel campo della filologia musicale. Riguardo a queste ultime devo confessare che, se nulla so di filigrane, qualche rudimento in musica lo posseggo: niente di che, ma abbastanza per capire la sintassi di una composizione, la correttezza di una successione armonica o l'apparato critico di un'edizione. Non se la prenda, dal momento che lei per primo si dichiara “non esperto”, ma le assicuro che i suoi rilievi filologici sono alquanto superficiali e dilettanteschi, e nei migliori dei casi del tutto irrilevanti per le tesi che propone. Per non parlare delle sue disquisizioni erudite di lectio facilior/difficilior, di stemma codicum, di errori “monogenetici” o “separativi”, che suonano improvvisate, folcloristiche, per non dire scopertamente tendenziose. Convengo con lei che l'edizione degli Haydn Werke non è un tabù, e che gli apparati che ne espongono i criteri sono perfezionabili, emendabili, confutabili in ogni momento. Ma non deve dimenticare che essi sono il frutto di un'ampia e talvolta amplissima collazione di fonti e di un lungo lavoro di analisi filologica e di valutazione critica, nota per nota, segno per segno, parte per parte, di tutti i testimoni considerati. Ogni revisione, anche radicale, è benvenuta, purché sia basata sul medesimo rigore e sulla stessa completezza, e, soprattutto, non mescoli surrettiziamente filologia e codicologia. Entrare nel merito caso per caso (le due battute divergenti o la parte dei timpani nella Sinfonia 13, la sequenza delle tonalità dell'op. 9, la ripetizione di 2 + 2 batt. in Hob.III:30 ecc.) richiederebbe un discorso piuttosto prolisso e tecnico, ma sarò ben disposto ad affrontarlo se lei vorrà tornare sull'argomento magari precisando con più esattezza i suoi riscontri e soprattutto fornendone di più consistenti. Naturalmente lei è padrone del suo tempo e potrà decidere di non rispondere nel merito. In tal caso tranquillamente ne prenderò atto, ma purtroppo sarò costretto, precauzionalmente, ad estendere alla competenza che lei esibisce sulle filigrane quell'incredulità che la sua faciloneria in campo musical-filologico mi ispira. Supererò la delusione. suo Cromagobba
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