Vai al contenuto

Yeats

Members
  • Numero contenuti

    92
  • Iscritto

  • Ultima visita

Su Yeats

  • Rank
    Qualcuno

Visite recenti

549 visite nel profilo
  1. io invece ho qualche problema con quell'opera, soprattutto questo, che quando leggo un libro mi aspetto almeno un'unità di stile, indipendentemente dalla varietà dei registri e delle immagini. l'agreeableness necessaria per i salti e gli scarti dell'adalgisa mi manca. per essere più chiari, parlo dell'esercizio di cambiare disposizione a ogni capitolo , dal lirismo quasi romantico di "notte di luna", al satirico-biedermeier di "quando girolamo ha smesso", al barocco di "quattro figlie ecc", e così via. io tra l'altro estendo questa necessità anche a me stesso, come lettore, ad es. in questo periodo sto leggendo praticamente solo cose di antropologia secondo-ottocentesca, e precisamente, in questi giorni: bachofen, "la dottrina dell'immortalità della teologia orfica", con una prefazione di un autore a me sconsciuto prima d'ora, umberto colla, che è bella quanto l'opera che introduce. anzi, magari tu hai qualcosa da consigliarmi sull' argomento.
  2. per il novecento, sicuramente il maggior scrittore di prosa italiano, sia nella saggistica, sia nella narrativa. detto per inciso, la saggistica italiana novecentesca non ha eguali in europa*. va assolutamente sradicata la cazzata del gadda-belletrista alla d'annunzio o alla marino. l'opera maggiore a mio modesto avviso è la cognizione del dolore. figure nette quasi come quelle del teatro classico, gusto per il commento, un equilibrio perfetto fra lirica e espressionismo, tessuto linguistico lontano dalla parlata comune e allo stesso tempo non maleodorante di lucerna, una precisa concezione del mondo, poco intreccio, zero "approfondimento psicologico" alla dostoevskij. *non lo dico per una specie di ridicolo sciovinismo. parlo soprattutto di cardarelli, cecchi, bacchelli, della ronda in genere, dei vociani papini, prezzolini, soffici, di bontempelli, debenedetti, savinio, garin, praz, un certo cases, un certo calvino, dei filologi pasquali e timpanaro, dello storico dell'arte longhi. dovrei menzionare anche la letteratura siciliana, ma solo ora sto imparando a conoscerla sul serio. omissioni volontarie, sempre nella saggistica : montale, manganelli, croce-gentile-banfi e i rispettivi cotés filosofici, solmi, i giornalisti flaiano e montanelli, e il più ripugnante di tutti: bortolotto.
  3. dostoevskij gode di una fama ingiustissima. probabilmente accontentava molti tra fine ottocento e novecento. nei suoi romazoni ci sono i contadini e i minatori di zola, ci sono i santi ortodossi, ufficiali, sottufficiali, lumpen, nobildonne, c'è ovviamente la malattia, lo strazio, i dubbi, i ripensamenti, il "male di vivere", qualche boiata contro l'illuminismo, e insomma tutto ciò che poteva appagare un pubblico (francese soprattutto) torturato dai vari cocteau, apollinaire, breton, ecc. se hai letto tolstoj e vuoi restare nel suo "clima" (anche filosofico) , ma magari andare anche un po' avanti nel tempo, per me l'autore più congegnale è belyi (pietroburgo). un saluto a @Pinkerton
  4. ciao, il vecchio montesquieu in uno scritto postumo fa un giochino simpatico: "Se si deve dare una rappresentazione pittorica dei nostri poeti, io paragono Corneille a Michelangelo, Racine a Raffaello, Marot al Correggio, La Fontaine a Tiziano, Despréaux [Boileau] al Domenichino, Crébillon al Guercino, Voltaire a Guido [Reni], Fontenelle a Bernini, Chapelle, La Fare e Chaulieu al Parmigianino, padre Le Moyne a Joseph Pin [il Cavalier d'Arpino], Régnier a Giorgione, La Motte a Rembrandt, Chapelain è inferiore ad Albrecht Dürer. Se avessimo un Milton, lo paragonerei a Giulio Romano. Se avessimo Tasso, lo paragoneremmo ai Carracci. Se avessimo Ariosto, non lo paragoneremmo a nessuno, perché nessuno gli può essere paragonato. " chi ha voglia di ripeterlo, ma con i compositori? io ho fatto così (ho aggiunto anche gli scrittori) : purcell - rubens - shakespeare handel - pietro da cortona - bouhours mendelssohn - seurat - jean paul wagner - duomo di milano - hegel mahler - wyeth - faulkner strauss - klimt - t. mann hindemith - mies van der rohe - carnap debussy - degouve de nuncques - mallarmé messa in mi minore - escorial di madrid - leibniz concerti brandeburghesi - tiepolo - montesquieu arte della fuga - battistero di firenze - forse kant mozart - fragonard - voltaire vivaldi - bernini - saint-evremond respighi - giardino di boboli - parise petrassi, coro di morti - giacometti - de santillana, hamlet's mill se lo fate, fatelo come viene viene, altrimenti non sarà divertente per voi né utile per gli altri!
  5. comunque tutta questa faccenda delle interpretazioni a me dà come l'impressione di non cogliere mai il punto (forse per questo se ne parla così spesso). voglio dire, quanto sarebbe assurda un'ecfrasi della gioconda improntata sulla riproduzione fotografica nel catalogo, chiedendosi se il bianco sia leggermente sbilanciato , se non sia un po' sovraesposta, se sarebbe stato meglio stampare questo o quel dettaglio su due pagine? sempre secondo questa logica, uno che non parla l'ebraico dovrebbe cominciare a capire la bibbia non prima della 6a traduzione letta, o solo dopo aver imparato la lingua (cosa che persone anche diverse fra loro come ezra pound o il povero heidegger sostenevano). di certo una traduzione non vale l'altra , ma queste , in fondo , sono minuzie da bellettristi , che probabilmente ai grandi autori non sarebbero manco passate per la testa. anzi, toglierei il "probabilmente": è significativo che non si sia mai cercato un modo di mettere per iscritto alcuni dei dettagli che distinguono due buone interpretazioni fra loro (e ce ne sarebbero stati di semplicissimi fin dal primo ottocento). mahler ad es variava la conduzione delle sue stesse sinfonie da una sera all'altra (è scritto in un volume intitolato "il mio tempo verrà" , una raccolta di testimonianze su di lui , ti citerei pagina e frase esatte ma purtroppo mi sono dimenticato di segnarla e il libro è di 800 pagine). questo almeno a me suggerisce che l'interpretazione resta una variabile , per quanto rilevante , non decisiva per la comprensione di un'opera (tutto questo nei limiti del buon senso , suonare il flauto magico in ragtime non è interpretazione). detto per inciso, che un'opera sia compiuta quando viene "finita" (nel senso contemporaneo di : "confezionata") è un mero pregiudizio. leonardo finiva pochissimi dei suoi lavori, cosa che riteneva superflua, e nessuno dei contemporanei di michelangelo pensò ai non-finiti come oggetti "difettosi" , anzi , vasari a questo proposito oppose due momenti creativi: il "furore" e la "diligenza". parlare come parli tu delle interpretazioni è un parlare di aspetti che nemmeno riguardano la "diligenza" , perché gli spartiti sono opere finite, ma che attengono quasi a una "diligenza della diligenza". converrai che l'approccio opposto è quanto meno più pragmatico, si rischieràl'artefatto, la prevalenza delle mode , ecc. , ma almeno guarda in faccia al problema: mi suona bene? mi suona male? e comunque... in questa insistenza sugli aspetti ermeneutici-semiotici dell'opera o la loro decifrazione , e soprattutto in questa idea dell' "avvicinarsi il più possibile all'originale" (o al suo fantasma) , io avverto come un retrogusto bayreuth 😁
  6. in questi giorni ho ascoltato un po' di musica scritta non solo in francia fra il 1874 (quadri da un'esposozione) e il 1888 (gymnopedies). corrisponde più o meno al periodo dell'impressionismo pittorico, ma anche al floruit di friedrich nietzsche. la musica francese di quegli anni sembra avere qualcosa di entrambi. parlo soprattutto di chabrier: pieces pittoresques ; e pierné : musica da camera, che io conosco in una registrazione a due volumi edita da "timpani-records", non proprio eccellente dal punto di vista della qualità sonora. la differenza tecnica rispetto a wagner e ai tardo-romantici tipo gounod credo sia nella costruzione contrappuntistica dell'armonia (anziché accordale) , un contrappunto meno "matematico" di quello bachiano , ma più sciolto, miscellaneo, diciamo, più "da saggio breve" che "da trattato". a parte questo , la differenza fondamentale è negli obiettivi. la musica di wagner vuole "dissolvere" l'ascoltatore nell'impasto del suono, ridurlo quasi a uno stato animale , quindi in preda all'impulso transitorio, alla confusione fra l'interiore e l'esteriore -- è insomma una mistica, un metodo ascetico. la musica di chabrier e pierné invece è un'arte di disporre il suono, punto. un lavoro da orologiai , di bilanciamento, di ingranaggio, di misurazione, di intaglio... allo scopo di ottenere un oggetto dal gusto unitario , nitido e riconoscibile. penso a ciò come un'eredità della concezione classico-mediterranea dell'otium, che nel novecento riemergeva come arte. nietzsche stesso , l'inventore assoluto del novecento, in una lettera dell' 1882 a gustav krug scriveva quello che potrebbe essere il manifesto di questi nuovi compositori , cosiddetti "impressionisti": "in tutta la nuova musica osservo un crescente decadimento della sensibilità melodica. la melodia , in quanto estrema e suprema arte nell'arte , segue le leggi della logica , leggi che i nostri anarchici vorrebbero screditare come forma di schiavitù ; per me l'unica cosa certa è che costoro non arrivano a cogliere questi frutti dolcissimi e al colmo della maturazione. a tutti i compositori consiglio la forma più gradevole di ascesi : far conto , per un certo tempo , che l'armonia non sia stata inventata , e iniziare a raccogliere melodie pure , attingendo per esempio da beethoven e chopin. -- nella tua musica vedo tanto del buon passato , e come vedi anche un po' di futuro."
  7. ho letto in questi ultimi giorni monsieur croche antidilettante , un'antologia di recensioni, interviste, ecc di debussy. è stupefacente la distanza tra lo scrittore e il compositore. il primo è tutto immerso nella prosa dei goncourt, si crogiola perfino in quella malizia pettegola da journal, niente affatto all'altezza di quella di anatole france, suo contemporaneo. ma i preludi.. sembrano scritti da un'altra persona! secondo me non hanno niente di impressionista. personalmente, non protesterei se sotto quel nome venissero affiancati bizet, saint-saens, balakirev, szymanowski. e chopin, il primo di loro, e, come manet in pittura (suo malgrado), forse l'unico davvero grande. nella musica di debussy invece si distingue un'arte nuova , non nuova rispetto a berlioz , ma nuova rispetto a strauss... un equivalente di di rodin, christopher dresser, strindberg. mi sembra interessante, a questo proposito , che debussy abbia parlato tanto di musique en plein air , senza mai comporne - io almeno non ho trovato musica sua da ascoltare espressamente in giardino o all'aperto.
  8. stravinskij, pulcinella - boulez, chicago symphony orchestra io preferisco questa all'altra che conosco, quella di abbado.
  9. non è solo un problema linguistico. ad esempio, il linguaggio di van gogh e gauguin è stato creato da cezanne e redon, ma se la sensibilità di questi ultimi è pienamente ottocentesca , lo spirito dei primi due è tutt'altro. con debussy (o chabrier o satie) , mahler e soprattutto con strauss non riesco a capire bene dove mi trovi. è ottocento? è già novcento? è un mondo a sé? questi dubbi mi suggeriscono che della loro musica sto apprezzando forse la "manifattura", ma certo non ancora il pensiero. dove per pensiero , quello artistico per lo meno, non intendo qualcosa che appartenga all'individuo , se non in casi rarissimi, ma che piuttosto apra un accesso all' esprit general di un'epoca (o anche di una civiltà) , e mi interessa non per un gusto dell' archeologia, ma perché costituisce uno sguardo d'insieme sul mondo che non smette di essere possibile solo perché individuato in un'età più o meno distante dalla mia. è forse un' idea vicina all' "erlebnis" di dilthey.
  10. posso chiedere una cosa, se non è troppo sciocca? voi sentite strauss, mahler e debussy più vicini all'epoca di wagner e césar franck o a quella di schönberg e stravinskij? in altre parole, furono più profonde le novità portate nelle rispettive epoche dai tre nati negli anni '60 o quelle di schönberg e stravinskij? grazie in anticipo a chi vorrà rispondere.
  11. così io le leggo a te, e tu in cambio le leggerai a me! a parte gli scherzi - che poi tanto scherzi non sono, e in ogni caso , non so tu , ma io preferirei leggere bonnefoy al mio gatto che alle babbione che frequentano questo genere di convegni - dicevo, a parte gli scherzi , verrò ad ascoltarti volentieri se ne avrò la possibilità. _______ bartok : concerti per pianoforte. bavouzet, noseda
  12. @Pinkerton non poche somiglianze con la lingua di bonnefoy
  13. Yeats

    Poesia

    anche le scelte che hai fatto sono ben motivate, e l'hai dimostrato nell'ultima risposta. soprattutto mi sembra di capire che a te siano gradite l'omogeneità e la coerenza dello stile , mentre io, ad esempio, amo di più le variazioni di tono e il chiaroscurismo del linguaggio. va da sé che noteremo sempre aspetti diversi , e forse complementari , delle quartine di bonnefoy. a questo punto resta solo da capire cosa intendesse keats con quel suo famoso verso da "ode on a grecian urn", che il bon ton mi impedisce di citare 😆
  14. Castelnuovo-Tedesco , Giulio Cesare, Andrew Penny, West Australian Symphony Orchestra
  15. Yeats

    Poesia

    finalmente qualche minuto libero. scrivo giusto un paio di considerazioni che non siano i soliti elogi (devi darli per acquisiti). immagino che la prima figura evocata corrisponda a una scena teatrale, e quel "glaive" potrebbe suggerire un'ambientazione classica. il carattere elegiaco, si capisce , necessita di una sintassi semplice e spontanea, di un adagio, per così dire, perciò avrei evitato un impiego pronunciato dell' anastrofe e di liricismi come "taciti affondi" , "bagliore", "languore" . nella seconda quartina il tono si eleva all'epica, tu esordisci con "io lodo", ma non suona più educato di quel che dovrebbe? avrei in ogni caso riservato all'endecasillabo specifici versi, soprattutto in questa seconda strofa, mantenendo nel resto del componimento la maggior libertà dell'alessandrino o del decasillabo, come nell'originale. nelle ultime due quartine, quelle propriamente liriche, hai ottenuto la resa migliore, chiariscimi però un dubbio: perché hai tradotto "l'extrême joie et l'extrême douleur" con "d'ogni dolor, d'ogni felicità"? l' immagine (delle rive) cambia molto.
×
×
  • Crea Nuovo...

Accettazione Cookie e Privacy Policy

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy