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Yeats

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  1. Yeats

    Beethoven

    a me questa analisi è stata molto utile.
  2. casella, sinfonia n. 3 la vecchia, orchestra sinfonica di roma
  3. langgaard, musica delle sfere. dausgaard, orchestra sinfonica nazionale danese. ascoltata adesso per la prima volta. è musica profondamente religiosa (molto più bruckner che strauss) che in genere non fa per me, ma a volte, soprattutto la sera in estate, ti dà sollievo, come un bagno fresco. tra l'altro ci sono cose quasi minimaliste che spiegano molto bene anche le istanze (mistiche, appunto) della musica di riley ecc.
  4. Lutoslawski, Sinfonia no. 4 In questi giorni sto ascoltando diverse interpretazioni (Wit che conoscevo, Lintu, Blaszczyki, Urbanski, Salonen che conoscevo, Gardner, Kaspszyki). In particolare, mi ha colpito la conduzione vigorosa del buon Lintu (Finnish Radio Symphony Orchestra).
  5. Lutoslawski , Concerto per Orchestra BBC Philharmonic Orchestra, Yan Pascal Tortelier
  6. secondo me il motivo è che nelle pagine coplandiane di rosenman (inseguimento) manca "banalmente" un chiaro sviluppo tematico - cioè la spina dorsale dei balletti di copland o di stravinskij - al di là della politonalità delle stesse (ti rifersci a questo nel paragone con gli autori neoclassici americani e stravinskij, no?) perché il cinema non strettamente commerciale italiano negli anni cinquanta-sessanta-settanta rispondeva a un gusto realista molto definito (e lo stesso vale anche per la letteratura, funestata per decenni da cose come il dibattito sul "metellismo"). di conseguenza non c'erano proprio i presupposti per la sperimentazione in quel senso (dodecafonia, spettralismo, jazz, minimalismo, ecc). perciò, a maggior ragione, l'originalità di quelle colonne sonore si può giudicare indipendentemente da questa o quella novità tecnica. cosa che peraltro tu stesso fai e che io avevo male inteso da quel post. ----------- dato che siamo nel topic della musica italiana, se gradisci ti dedico : Respighi, Trittico botticelliano (Orchestra sinfonica di Roma, La Vecchia), che sto per ascoltare.
  7. esatto, è stato proprio questo il motivo per cui ho scaricato anche il film. voglio dire, dato che mi fido del tuo gusto, ho preso sul serio quello che hai scritto: ho ascoltato i singoli brani della colonna sonora e mi sono detto "boh", quindi ho guardato il film - pensando che ,in effetti, una colonna sonora senza film non ha senso - e sono rimasto ancora più perplesso (tra l'altro, dai, non posso essere stato l'unico a ridacchiare sentendo il dies irae starnazzato dal clacson.. o è una cosa voluta? una specie di estetica "simbolica" del kitsch"?). ma quello che più di tutto mi è rimasto in testa è il discorso che forse ho frainteso sull'inserimento del serialismo nella musica da film, come se fosse di per sé una qualità o un elemento di novità, o qualcosa di inevitabile. il pragone con morricone-leone stava tutto qui (non ho ancora letto l'altro tuo intervento o gli altri della pagina precedente, lo farò adesso), dato che il confronto fra colonne sonore si ripropone esattamente negli stessi termini fra i rispettivi film.
  8. Il tuo post mi aveva incuriosito perché paragonava le musiche di Morricone a un esempio di colonna sonora riuscita. Allora me la sono ascoltata e dato che sono finalmente in ferie mi sono visto anche un pezzo di film. Però francamente non capisco: https://youtu.be/UWRFxzw3Im8 Mi spieghi che senso ha questa scena (e il film stesso) ? Secondo me il suo scopo principale è evocare nello spettatore una circostanza genericamente "problematica". Lo stesso vale, forse ancora di più, per la colonna sonora. Ma se questo è lo scopo, mi prendo tutta la vita gli western di Sergio Leone e i brani tonalissimi di Morricone... (tipo Stefan George che una volta disse sui Cosmici di Klages : "meglio una taverna con birra e salsicce").
  9. io invece ho qualche problema con quell'opera, soprattutto questo, che quando leggo un libro mi aspetto almeno un'unità di stile, indipendentemente dalla varietà dei registri e delle immagini. l'agreeableness necessaria per i salti e gli scarti dell'adalgisa mi manca. per essere più chiari, parlo dell'esercizio di cambiare disposizione a ogni capitolo , dal lirismo quasi romantico di "notte di luna", al satirico-biedermeier di "quando girolamo ha smesso", al barocco di "quattro figlie ecc", e così via. io tra l'altro estendo questa necessità anche a me stesso, come lettore, ad es. in questo periodo sto leggendo praticamente solo cose di antropologia secondo-ottocentesca, e precisamente, in questi giorni: bachofen, "la dottrina dell'immortalità della teologia orfica", con una prefazione di un autore a me sconsciuto prima d'ora, umberto colla, che è bella quanto l'opera che introduce. anzi, magari tu hai qualcosa da consigliarmi sull' argomento.
  10. per il novecento, sicuramente il maggior scrittore di prosa italiano, sia nella saggistica, sia nella narrativa. detto per inciso, la saggistica italiana novecentesca non ha eguali in europa*. va assolutamente sradicata la cazzata del gadda-belletrista alla d'annunzio o alla marino. l'opera maggiore a mio modesto avviso è la cognizione del dolore. figure nette quasi come quelle del teatro classico, gusto per il commento, un equilibrio perfetto fra lirica e espressionismo, tessuto linguistico lontano dalla parlata comune e allo stesso tempo non maleodorante di lucerna, una precisa concezione del mondo, poco intreccio, zero "approfondimento psicologico" alla dostoevskij. *non lo dico per una specie di ridicolo sciovinismo. parlo soprattutto di cardarelli, cecchi, bacchelli, della ronda in genere, dei vociani papini, prezzolini, soffici, di bontempelli, debenedetti, savinio, garin, praz, un certo cases, un certo calvino, dei filologi pasquali e timpanaro, dello storico dell'arte longhi. dovrei menzionare anche la letteratura siciliana, ma solo ora sto imparando a conoscerla sul serio. omissioni volontarie, sempre nella saggistica : montale, manganelli, croce-gentile-banfi e i rispettivi cotés filosofici, solmi, i giornalisti flaiano e montanelli, e il più ripugnante di tutti: bortolotto.
  11. dostoevskij gode di una fama ingiustissima. probabilmente accontentava molti tra fine ottocento e novecento. nei suoi romazoni ci sono i contadini e i minatori di zola, ci sono i santi ortodossi, ufficiali, sottufficiali, lumpen, nobildonne, c'è ovviamente la malattia, lo strazio, i dubbi, i ripensamenti, il "male di vivere", qualche boiata contro l'illuminismo, e insomma tutto ciò che poteva appagare un pubblico (francese soprattutto) torturato dai vari cocteau, apollinaire, breton, ecc. se hai letto tolstoj e vuoi restare nel suo "clima" (anche filosofico) , ma magari andare anche un po' avanti nel tempo, per me l'autore più congegnale è belyi (pietroburgo). un saluto a @Pinkerton
  12. ciao, il vecchio montesquieu in uno scritto postumo fa un giochino simpatico: "Se si deve dare una rappresentazione pittorica dei nostri poeti, io paragono Corneille a Michelangelo, Racine a Raffaello, Marot al Correggio, La Fontaine a Tiziano, Despréaux [Boileau] al Domenichino, Crébillon al Guercino, Voltaire a Guido [Reni], Fontenelle a Bernini, Chapelle, La Fare e Chaulieu al Parmigianino, padre Le Moyne a Joseph Pin [il Cavalier d'Arpino], Régnier a Giorgione, La Motte a Rembrandt, Chapelain è inferiore ad Albrecht Dürer. Se avessimo un Milton, lo paragonerei a Giulio Romano. Se avessimo Tasso, lo paragoneremmo ai Carracci. Se avessimo Ariosto, non lo paragoneremmo a nessuno, perché nessuno gli può essere paragonato. " chi ha voglia di ripeterlo, ma con i compositori? io ho fatto così (ho aggiunto anche gli scrittori) : purcell - rubens - shakespeare handel - pietro da cortona - bouhours mendelssohn - seurat - jean paul wagner - duomo di milano - hegel mahler - wyeth - faulkner strauss - klimt - t. mann hindemith - mies van der rohe - carnap debussy - degouve de nuncques - mallarmé messa in mi minore - escorial di madrid - leibniz concerti brandeburghesi - tiepolo - montesquieu arte della fuga - battistero di firenze - forse kant mozart - fragonard - voltaire vivaldi - bernini - saint-evremond respighi - giardino di boboli - parise petrassi, coro di morti - giacometti - de santillana, hamlet's mill se lo fate, fatelo come viene viene, altrimenti non sarà divertente per voi né utile per gli altri!
  13. comunque tutta questa faccenda delle interpretazioni a me dà come l'impressione di non cogliere mai il punto (forse per questo se ne parla così spesso). voglio dire, quanto sarebbe assurda un'ecfrasi della gioconda improntata sulla riproduzione fotografica nel catalogo, chiedendosi se il bianco sia leggermente sbilanciato , se non sia un po' sovraesposta, se sarebbe stato meglio stampare questo o quel dettaglio su due pagine? sempre secondo questa logica, uno che non parla l'ebraico dovrebbe cominciare a capire la bibbia non prima della 6a traduzione letta, o solo dopo aver imparato la lingua (cosa che persone anche diverse fra loro come ezra pound o il povero heidegger sostenevano). di certo una traduzione non vale l'altra , ma queste , in fondo , sono minuzie da bellettristi , che probabilmente ai grandi autori non sarebbero manco passate per la testa. anzi, toglierei il "probabilmente": è significativo che non si sia mai cercato un modo di mettere per iscritto alcuni dei dettagli che distinguono due buone interpretazioni fra loro (e ce ne sarebbero stati di semplicissimi fin dal primo ottocento). mahler ad es variava la conduzione delle sue stesse sinfonie da una sera all'altra (è scritto in un volume intitolato "il mio tempo verrà" , una raccolta di testimonianze su di lui , ti citerei pagina e frase esatte ma purtroppo mi sono dimenticato di segnarla e il libro è di 800 pagine). questo almeno a me suggerisce che l'interpretazione resta una variabile , per quanto rilevante , non decisiva per la comprensione di un'opera (tutto questo nei limiti del buon senso , suonare il flauto magico in ragtime non è interpretazione). detto per inciso, che un'opera sia compiuta quando viene "finita" (nel senso contemporaneo di : "confezionata") è un mero pregiudizio. leonardo finiva pochissimi dei suoi lavori, cosa che riteneva superflua, e nessuno dei contemporanei di michelangelo pensò ai non-finiti come oggetti "difettosi" , anzi , vasari a questo proposito oppose due momenti creativi: il "furore" e la "diligenza". parlare come parli tu delle interpretazioni è un parlare di aspetti che nemmeno riguardano la "diligenza" , perché gli spartiti sono opere finite, ma che attengono quasi a una "diligenza della diligenza". converrai che l'approccio opposto è quanto meno più pragmatico, si rischieràl'artefatto, la prevalenza delle mode , ecc. , ma almeno guarda in faccia al problema: mi suona bene? mi suona male? e comunque... in questa insistenza sugli aspetti ermeneutici-semiotici dell'opera o la loro decifrazione , e soprattutto in questa idea dell' "avvicinarsi il più possibile all'originale" (o al suo fantasma) , io avverto come un retrogusto bayreuth 😁
  14. in questi giorni ho ascoltato un po' di musica scritta non solo in francia fra il 1874 (quadri da un'esposozione) e il 1888 (gymnopedies). corrisponde più o meno al periodo dell'impressionismo pittorico, ma anche al floruit di friedrich nietzsche. la musica francese di quegli anni sembra avere qualcosa di entrambi. parlo soprattutto di chabrier: pieces pittoresques ; e pierné : musica da camera, che io conosco in una registrazione a due volumi edita da "timpani-records", non proprio eccellente dal punto di vista della qualità sonora. la differenza tecnica rispetto a wagner e ai tardo-romantici tipo gounod credo sia nella costruzione contrappuntistica dell'armonia (anziché accordale) , un contrappunto meno "matematico" di quello bachiano , ma più sciolto, miscellaneo, diciamo, più "da saggio breve" che "da trattato". a parte questo , la differenza fondamentale è negli obiettivi. la musica di wagner vuole "dissolvere" l'ascoltatore nell'impasto del suono, ridurlo quasi a uno stato animale , quindi in preda all'impulso transitorio, alla confusione fra l'interiore e l'esteriore -- è insomma una mistica, un metodo ascetico. la musica di chabrier e pierné invece è un'arte di disporre il suono, punto. un lavoro da orologiai , di bilanciamento, di ingranaggio, di misurazione, di intaglio... allo scopo di ottenere un oggetto dal gusto unitario , nitido e riconoscibile. penso a ciò come un'eredità della concezione classico-mediterranea dell'otium, che nel novecento riemergeva come arte. nietzsche stesso , l'inventore assoluto del novecento, in una lettera dell' 1882 a gustav krug scriveva quello che potrebbe essere il manifesto di questi nuovi compositori , cosiddetti "impressionisti": "in tutta la nuova musica osservo un crescente decadimento della sensibilità melodica. la melodia , in quanto estrema e suprema arte nell'arte , segue le leggi della logica , leggi che i nostri anarchici vorrebbero screditare come forma di schiavitù ; per me l'unica cosa certa è che costoro non arrivano a cogliere questi frutti dolcissimi e al colmo della maturazione. a tutti i compositori consiglio la forma più gradevole di ascesi : far conto , per un certo tempo , che l'armonia non sia stata inventata , e iniziare a raccogliere melodie pure , attingendo per esempio da beethoven e chopin. -- nella tua musica vedo tanto del buon passato , e come vedi anche un po' di futuro."
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