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Yeats

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  1. ciao, il vecchio montesquieu in uno scritto postumo fa un giochino simpatico: "Se si deve dare una rappresentazione pittorica dei nostri poeti, io paragono Corneille a Michelangelo, Racine a Raffaello, Marot al Correggio, La Fontaine a Tiziano, Despréaux [Boileau] al Domenichino, Crébillon al Guercino, Voltaire a Guido [Reni], Fontenelle a Bernini, Chapelle, La Fare e Chaulieu al Parmigianino, padre Le Moyne a Joseph Pin [il Cavalier d'Arpino], Régnier a Giorgione, La Motte a Rembrandt, Chapelain è inferiore ad Albrecht Dürer. Se avessimo un Milton, lo paragonerei a Giulio Romano. Se avessimo Tasso, lo paragoneremmo ai Carracci. Se avessimo Ariosto, non lo paragoneremmo a nessuno, perché nessuno gli può essere paragonato. " chi ha voglia di ripeterlo, ma con i compositori? io ho fatto così (ho aggiunto anche gli scrittori) : purcell - rubens - shakespeare handel - pietro da cortona - bouhours mendelssohn - seurat - jean paul wagner - duomo di milano - hegel mahler - wyeth - faulkner strauss - klimt - t. mann hindemith - mies van der rohe - carnap debussy - degouve de nuncques - mallarmé messa in mi minore - escorial di madrid - leibniz concerti brandeburghesi - tiepolo - montesquieu arte della fuga - battistero di firenze - forse kant mozart - fragonard - voltaire vivaldi - bernini - saint-evremond respighi - giardino di boboli - parise petrassi, coro di morti - giacometti - de santillana, hamlet's mill se lo fate, fatelo come viene viene, altrimenti non sarà divertente per voi né utile per gli altri!
  2. comunque tutta questa faccenda delle interpretazioni a me dà come l'impressione di non cogliere mai il punto (forse per questo se ne parla così spesso). voglio dire, quanto sarebbe assurda un'ecfrasi della gioconda improntata sulla riproduzione fotografica nel catalogo, chiedendosi se il bianco sia leggermente sbilanciato , se non sia un po' sovraesposta, se sarebbe stato meglio stampare questo o quel dettaglio su due pagine? sempre secondo questa logica, uno che non parla l'ebraico dovrebbe cominciare a capire la bibbia non prima della 6a traduzione letta, o solo dopo aver imparato la lingua (cosa che persone anche diverse fra loro come ezra pound o il povero heidegger sostenevano). di certo una traduzione non vale l'altra , ma queste , in fondo , sono minuzie da bellettristi , che probabilmente ai grandi autori non sarebbero manco passate per la testa. anzi, toglierei il "probabilmente": è significativo che non si sia mai cercato un modo di mettere per iscritto alcuni dei dettagli che distinguono due buone interpretazioni fra loro (e ce ne sarebbero stati di semplicissimi fin dal primo ottocento). mahler ad es variava la conduzione delle sue stesse sinfonie da una sera all'altra (è scritto in un volume intitolato "il mio tempo verrà" , una raccolta di testimonianze su di lui , ti citerei pagina e frase esatte ma purtroppo mi sono dimenticato di segnarla e il libro è di 800 pagine). questo almeno a me suggerisce che l'interpretazione resta una variabile , per quanto rilevante , non decisiva per la comprensione di un'opera (tutto questo nei limiti del buon senso , suonare il flauto magico in ragtime non è interpretazione). detto per inciso, che un'opera sia compiuta quando viene "finita" (nel senso contemporaneo di : "confezionata") è un mero pregiudizio. leonardo finiva pochissimi dei suoi lavori, cosa che riteneva superflua, e nessuno dei contemporanei di michelangelo pensò ai non-finiti come oggetti "difettosi" , anzi , vasari a questo proposito oppose due momenti creativi: il "furore" e la "diligenza". parlare come parli tu delle interpretazioni è un parlare di aspetti che nemmeno riguardano la "diligenza" , perché gli spartiti sono opere finite, ma che attengono quasi a una "diligenza della diligenza". converrai che l'approccio opposto è quanto meno più pragmatico, si rischieràl'artefatto, la prevalenza delle mode , ecc. , ma almeno guarda in faccia al problema: mi suona bene? mi suona male? e comunque... in questa insistenza sugli aspetti ermeneutici-semiotici dell'opera o la loro decifrazione , e soprattutto in questa idea dell' "avvicinarsi il più possibile all'originale" (o al suo fantasma) , io avverto come un retrogusto bayreuth 😁
  3. in questi giorni ho ascoltato un po' di musica scritta non solo in francia fra il 1874 (quadri da un'esposozione) e il 1888 (gymnopedies). corrisponde più o meno al periodo dell'impressionismo pittorico, ma anche al floruit di friedrich nietzsche. la musica francese di quegli anni sembra avere qualcosa di entrambi. parlo soprattutto di chabrier: pieces pittoresques ; e pierné : musica da camera, che io conosco in una registrazione a due volumi edita da "timpani-records", non proprio eccellente dal punto di vista della qualità sonora. la differenza tecnica rispetto a wagner e ai tardo-romantici tipo gounod credo sia nella costruzione contrappuntistica dell'armonia (anziché accordale) , un contrappunto meno "matematico" di quello bachiano , ma più sciolto, miscellaneo, diciamo, più "da saggio breve" che "da trattato". a parte questo , la differenza fondamentale è negli obiettivi. la musica di wagner vuole "dissolvere" l'ascoltatore nell'impasto del suono, ridurlo quasi a uno stato animale , quindi in preda all'impulso transitorio, alla confusione fra l'interiore e l'esteriore -- è insomma una mistica, un metodo ascetico. la musica di chabrier e pierné invece è un'arte di disporre il suono, punto. un lavoro da orologiai , di bilanciamento, di ingranaggio, di misurazione, di intaglio... allo scopo di ottenere un oggetto dal gusto unitario , nitido e riconoscibile. penso a ciò come un'eredità della concezione classico-mediterranea dell'otium, che nel novecento riemergeva come arte. nietzsche stesso , l'inventore assoluto del novecento, in una lettera dell' 1882 a gustav krug scriveva quello che potrebbe essere il manifesto di questi nuovi compositori , cosiddetti "impressionisti": "in tutta la nuova musica osservo un crescente decadimento della sensibilità melodica. la melodia , in quanto estrema e suprema arte nell'arte , segue le leggi della logica , leggi che i nostri anarchici vorrebbero screditare come forma di schiavitù ; per me l'unica cosa certa è che costoro non arrivano a cogliere questi frutti dolcissimi e al colmo della maturazione. a tutti i compositori consiglio la forma più gradevole di ascesi : far conto , per un certo tempo , che l'armonia non sia stata inventata , e iniziare a raccogliere melodie pure , attingendo per esempio da beethoven e chopin. -- nella tua musica vedo tanto del buon passato , e come vedi anche un po' di futuro."
  4. ho letto in questi ultimi giorni monsieur croche antidilettante , un'antologia di recensioni, interviste, ecc di debussy. è stupefacente la distanza tra lo scrittore e il compositore. il primo è tutto immerso nella prosa dei goncourt, si crogiola perfino in quella malizia pettegola da journal, niente affatto all'altezza di quella di anatole france, suo contemporaneo. ma i preludi.. sembrano scritti da un'altra persona! secondo me non hanno niente di impressionista. personalmente, non protesterei se sotto quel nome venissero affiancati bizet, saint-saens, balakirev, szymanowski. e chopin, il primo di loro, e, come manet in pittura (suo malgrado), forse l'unico davvero grande. nella musica di debussy invece si distingue un'arte nuova , non nuova rispetto a berlioz , ma nuova rispetto a strauss... un equivalente di di rodin, christopher dresser, strindberg. mi sembra interessante, a questo proposito , che debussy abbia parlato tanto di musique en plein air , senza mai comporne - io almeno non ho trovato musica sua da ascoltare espressamente in giardino o all'aperto.
  5. stravinskij, pulcinella - boulez, chicago symphony orchestra io preferisco questa all'altra che conosco, quella di abbado.
  6. non è solo un problema linguistico. ad esempio, il linguaggio di van gogh e gauguin è stato creato da cezanne e redon, ma se la sensibilità di questi ultimi è pienamente ottocentesca , lo spirito dei primi due è tutt'altro. con debussy (o chabrier o satie) , mahler e soprattutto con strauss non riesco a capire bene dove mi trovi. è ottocento? è già novcento? è un mondo a sé? questi dubbi mi suggeriscono che della loro musica sto apprezzando forse la "manifattura", ma certo non ancora il pensiero. dove per pensiero , quello artistico per lo meno, non intendo qualcosa che appartenga all'individuo , se non in casi rarissimi, ma che piuttosto apra un accesso all' esprit general di un'epoca (o anche di una civiltà) , e mi interessa non per un gusto dell' archeologia, ma perché costituisce uno sguardo d'insieme sul mondo che non smette di essere possibile solo perché individuato in un'età più o meno distante dalla mia. è forse un' idea vicina all' "erlebnis" di dilthey.
  7. posso chiedere una cosa, se non è troppo sciocca? voi sentite strauss, mahler e debussy più vicini all'epoca di wagner e césar franck o a quella di schönberg e stravinskij? in altre parole, furono più profonde le novità portate nelle rispettive epoche dai tre nati negli anni '60 o quelle di schönberg e stravinskij? grazie in anticipo a chi vorrà rispondere.
  8. così io le leggo a te, e tu in cambio le leggerai a me! a parte gli scherzi - che poi tanto scherzi non sono, e in ogni caso , non so tu , ma io preferirei leggere bonnefoy al mio gatto che alle babbione che frequentano questo genere di convegni - dicevo, a parte gli scherzi , verrò ad ascoltarti volentieri se ne avrò la possibilità. _______ bartok : concerti per pianoforte. bavouzet, noseda
  9. @Pinkerton non poche somiglianze con la lingua di bonnefoy
  10. Yeats

    Poesia

    anche le scelte che hai fatto sono ben motivate, e l'hai dimostrato nell'ultima risposta. soprattutto mi sembra di capire che a te siano gradite l'omogeneità e la coerenza dello stile , mentre io, ad esempio, amo di più le variazioni di tono e il chiaroscurismo del linguaggio. va da sé che noteremo sempre aspetti diversi , e forse complementari , delle quartine di bonnefoy. a questo punto resta solo da capire cosa intendesse keats con quel suo famoso verso da "ode on a grecian urn", che il bon ton mi impedisce di citare 😆
  11. Castelnuovo-Tedesco , Giulio Cesare, Andrew Penny, West Australian Symphony Orchestra
  12. Yeats

    Poesia

    finalmente qualche minuto libero. scrivo giusto un paio di considerazioni che non siano i soliti elogi (devi darli per acquisiti). immagino che la prima figura evocata corrisponda a una scena teatrale, e quel "glaive" potrebbe suggerire un'ambientazione classica. il carattere elegiaco, si capisce , necessita di una sintassi semplice e spontanea, di un adagio, per così dire, perciò avrei evitato un impiego pronunciato dell' anastrofe e di liricismi come "taciti affondi" , "bagliore", "languore" . nella seconda quartina il tono si eleva all'epica, tu esordisci con "io lodo", ma non suona più educato di quel che dovrebbe? avrei in ogni caso riservato all'endecasillabo specifici versi, soprattutto in questa seconda strofa, mantenendo nel resto del componimento la maggior libertà dell'alessandrino o del decasillabo, come nell'originale. nelle ultime due quartine, quelle propriamente liriche, hai ottenuto la resa migliore, chiariscimi però un dubbio: perché hai tradotto "l'extrême joie et l'extrême douleur" con "d'ogni dolor, d'ogni felicità"? l' immagine (delle rive) cambia molto.
  13. Yeats

    Poesia

    attesa mal ripagata, a differenza , credo , della tua.
  14. Yeats

    Poesia

    tuttavia non puoi chiamarlo "errore", quel verso ha gli accenti giusti, sulla sesta e sulla tredicesima (oltre a quelli deboli sulla quarta e sull'ottava, anch'essi abbastanza tipici del metro alessandrino: sot1 toil2 pal3 LO4 re5 AHI!6 d’a7 BE8 le9 ,in10 san11 gui12 NA13 to14). con "ahimè" non varia la quantità sillabica, ma aggiungi una sinalefe. dipende dal tuo gusto, io tendenzialmente (sottolineato) non amo questa figura metrica. inoltre "ahimè" rispetto a "ahi" possiede una sfumatura più legata all'idea di rimorso, cioè incoerente col contesto. si tratta di scelte, di orecchio, ripeto, di gusto... forse , chissà, dipende perfino da circostanze estemporanee. l'arte non ha niente di "puro". quando acquisterò i tuoi libri e soprattutto avrò tempo di leggerli, scriverò un commento, promesso.
  15. Yeats

    Poesia

    sì, sono alessandrini alternati, come spesso capita , con alcuni versi più brevi (tre in questo caso). in teoria l'unico "errore" sarebbe nel primo emistichio del terzultimo verso ("tre volte..") , che dovrebbe avere l'accento non sulla quinta ma sulla sesta. in pratica no, essendo "immersero" sdrucciola, e ad ogni buon orecchio chiamando una breve pausa, il primo settenario risulta piuttosto un senario. e infatti se proviamo a sostituire "m'immersero" con una parola piana , ad es "m'immergevo" , otteniamo una cacofonia inascoltabile. diana fiori è comunque riconosciuta come una dei maggiori francesisti del secondo dopoguerra, che, oltre alle traduzioni più note, e oggi classiche, ha curato per l'adelphi di calasso edizioni di michaux, baudelaire (il mio cuore messo a nudo) e cioran.
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