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  1. Ciao a tutti, chiedo un aiuto da parte dei pozzi di scienza del forum: mi sono imbattuto in questo brano per flauto e clarinetto (ma molto probabilmente si tratta di una trascrizione): (scusate ma non sono riuscito a ruotarlo) sebbene sembri un brano "facile" di quelli didattici, o comunque un duetto senza grosse pretese, non riesco a capire da dove sia tratto….eppure sono sicuro di averlo già sentito 🙄 sapete aiutarmi? Grazie mille!
  2. Allora insieme al trattato di Quantz finisce subito nel carrello della spesa 👍 Grazie!
  3. Qualcuno ha per caso letto questo saggio? Io volevo comprarlo per approfondire un po' la metrica della musica del periodo classico a scopo esecutivo, ma non vorrei che fosse troppo improntato alle più disparate metriche letterarie perdendo di vista la realtà pratica della composizione musicale…..in sintesi, non vorrei che fossero tante se…. mentali che con la reale prassi compositiva dell'epoca hanno poco a che fare. Grazie per i consigli.
  4. Ho avuto l'occasione di suonare quest'opera proprio diretto dal M° Nelson a Francoforte. Gradirei molto che il buon Wittels tentasse di convincermi ad approcciarmi a questa musica, dal momento che all'epoca l'ho odiata come la odio tutt'ora 🙄 P.s. ciao a tutti, son tornato 😁
  5. Keikobad

    recensioni

    Ciao a tutti. Ogni tanto riemergo dallo scantinato nella quale sono rinchiuso per andare a qualche concerto, e quello di ieri sera ci terrei a condividerlo con voi: Torino, 12 Settembre 2018, MiTo Settembre Musica Sala del Conservatorio "Verdi", ore 21 "Suonare lo spazio", recital per percussioni e pianoforte Antonio Vivaldi Concerto per ottavino (ovvero flauto sopranino), archi e b.c. arr. Evelyn Glennie per vibrafono e pianoforte Evelyn Glennie, Philip Sheppard Orologeria aureola James Keane Piece for dance Keiko Abe Prism Rhapsody James Tenney Having never written a note for percussion Nebojša Jovan Živković Quasi una sonata Dame Evelyn Glennie, percussioni Philip Smith, pianoforte Il concerto parte con lo scopo di fare un viaggio attraverso le varie epoche ed estetiche musicali attraverso il versatile mezzo delle percussioni. Si apre con la trascrizione per vibrafono del concerto di Vivaldi per ottavino (che gli ottavinisti conoscono e grazie ai vari concorsi orchestrali hanno imparato ad odiare), versione che Dame Glennie esegue spesso. Il virtuosismo è trascendentale, e l'energia non viene mai meno. Gli unici nei nella sua performance sono stati, a parere mio, l'eccessiva aggressività nei forti (che è un po' una caratteristica sua) e un'escursione di dinamiche sicuramente molto ampia e fantasiosa, ma secondo me non sempre studiata nel dettaglio e secondo lo stile della musica. I seguenti due brani sono due brani per percussioni e "nastro magnetico", il primo suonato prevalentemente su un hang drum, il secondo un brano tripartito, dove nella prima sezione e terza sezione il percussionista si destreggia tra grancassa, tom vari e piatti, mentre nella parte centrale vi è una piccola cadenza di marimba. A onor del vero, entrambi i brani erano abbastanza noiosi, rumorosi (ho passato l'intera durata con le orecchie tappate…...l'Arte non vale la salute dell'udito 😑) e dimenticabili. Dopo l'intervallo, Dame Glennie e Smith ci deliziano con Prism Rhapsody di Keiko Abe, per marimba e pianoforte, un caposaldo della letteratura per percussioni, eseguito con notevole maestria e fornendo un'interpretazione che sicuramente va aldilà degli standard ai quali sono abituati gli studenti di percussioni in Conservatorio. Io in realtà ho scritto questa recensione solo per parlare di questo pezzo, Having never written a note for percussion, di James Tenney, compositore appartenente al movimento artistico "Fluxus", che vanta tra i suoi rappresentanti personalità come Yoko Ono (sì, QUELLA Yoko Ono), LaMonte Young e Sylvano Bussotti. Il movimento, tra le altre caratteristiche, dà più importanza al processo creativo che non al risultato finale, e questo brano rappresenta benissimo questa filosofia. Il brano rappresenta un rullo di un non meglio precisato strumento a percussione, con una forcella che va "dal nulla" al ffff per tornare al nulla, di durata "molto lunga". Dame Glennie prende questa indicazione alla lettera, dal momento che suona il brano sul tam tam facendolo durare non meno di 30-35 minuti. Un'esperienza sonora irripetibile, nonché una dimostrazione di gran coraggio, presentare un pezzo simile in una stagione concertistica "tradizionale" come MiTo. L'ultimo brano personalmente mi ha lasciato abbastanza indifferente.
  6. tornato dagli Inferi per tirarvi le coperte
  7. Bellissima l'incisione di Reiner, è tanto che non la sento (diciamo pure qualche anno) ma mi ricordo che era un ottimo miscuglio di esattezza e, allo stesso tempo, il calore e la "passione" che magari manca spesso nelle direzioni di Boulez (direttore che a essere onesto non apprezzo più come un tempo, sarà che ho avuto modo di lavorarci e non è stata una bella esperienza). A me piace molto anche l'esecuzione (storica) di Koussevitzky con il finale originale, magari non perfetta ma molto intrisa dell'atmosfera tipica delle opere bartokiane. Musica meravigliosa, orchestra straordinaria, direttore leggendario (per me il più grande mai esistito). Che volere di più?
  8. da ora puoi cominciare a studiare seriamente
  9. Ci ho suonato anch'io, abbiamo fatto qualche recita di Traviata. Non è sicuramente tra i miei direttori preferiti, però tutto sommato credo abbia diretto bene, a livello di direttori giovani in Italia non credere che abbiamo molto di meglio, e anzi, se non si vanno a scomodare i grandi nomi, anche a livello internazionale non è che i direttori che girino nelle fondazioni di livello medio-alto gli siano superiori. E' un po' sulla falsariga di Battistoni per quanto riguarda il showing-off, però credo che Daniele gli stia una spanna sopra.
  10. Certo che Wagner....musica stupenda, ma se durasse un'ora in meno andrebbe bene uguale
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