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Neurom

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    Neuroscienze, sigari, scacchi.

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  1. Neurom

    Mahler

    Si respira quel tipo di “epigonalità” (termine caustico per certi versi ma brillante) che è poi una specie di nostalgia alla Stefan Zweig o, in misura minore, Claudio Magris), ma sempre con misurata cura a non strabordare nel patetico. riporto una citazione dal libro: “e intuiva confusamente come non soltanto la bellezza, ma la musica stessa, di cui pure sembrava dominare con saldezza tutti i misteri, fosse per lui più una nostalgia che un possesso”, pagina 65.
  2. Neurom

    Mahler

    Ho iniziato da qualche giorno a leggere questo romanzo, ho appena finito la prima parte. Lo segnalo per l'equilibrio narrativo che la scrittrice mantiene in ogni frase e in ogni aspetto interiore dei due personaggi principali. Lo sto trovando inedito, uno di quei libri che non leggeresti forse mai e però la curiosità "mahleriana" ti spinge a farlo e la lettura ti sorprende perché non delude, una narrazione che non eccede. Soprattutto hai la sensazione che chi scrive abbia ben chiaro cosa sia quella musica di quel compositore quasi letterario, quasi freudiano. Lo consiglio.
  3. Uh addirittura pure per la sonata per viola e piano... comunque sono sempre prudentemente curioso latu sensu di queste "sperimentazioni".
  4. Scusate, ma l'opera 134 non è per soli violino e piano? O Schostakovich scrisse una trascrizione pure per l'orchestra? (preferisco la versione da camera per soli strumenti)
  5. Conoscete questo saggio sul ciclo Winterreise? Di Schubert conosco pochissimo, ancora meno i suoi lieder, genere musicale di cui non ho particolare attrazione (eccetto per quelli mahleriani). Devo dirvi che sarà questo saggio, sarà la curiosità -emozione che sviluppa interessi talvolta imprevedibili o casuali- ebbene con lentezza mi sto immergendo in questa musica con sorpresa e mille riflessioni. Non so ancora se mi piace o meno, forse non è questo il punto, che è un po’ l’effetto che non mi interessa così tanto, ma mi attira. Affermo probabilmente un’eresia, ma mi attira soprattutto “razionalmente” che per flussi emotivi. Sarà l’influenza del libro di Bostridge, sarà forse qualcosa dentro questo strano romantico tedesco che scrisse quasi come se fosse nella cerchia di Schoenberg e Wittgenstein, eppure c’è qualcosa che prende i pensieri, i significati e li fa saltare tra concetti, teorie, scenari. Forse tra esistenze, che è poi la inquietante magia dell’arte.
  6. Neurom

    Necrologi

    Grazie. Non solo straordinari compositori ma anche formidabili direttori d'orchestra sono venuti fuori dalla Russia. Che Paese incredibile.
  7. Neurom

    Necrologi

    Sto ascoltando un'esecuzione della Quarta di Shostakovich. Come Kondrashin, c'è un ritmo, una velocità, a cui non ero abituato con altre interpretazioni di SH.. Rozh forse è meno scattante, ma mi sembra più ironico (anche se tragico). Consigli qualche altro compositore eseguito da lui di cui ti fa scoprire altri scenari cui l'orecchio non è abituato?
  8. In questi giorni mi sono deciso a leggere "Il resto è rumore" di Alex Ross. Ne ho letto le prime duecento pagine e non mi dispiace, anche se ho qualche riserva. Però credo che meriti comunque una lettura.
  9. Ok credo di aver capito. Il Concerto in Re minore per oboe, archi e basso continuo è opera di Marcello. Bach ne trascrisse l'opera per clavicembalo. Da wikipedia: Mi chiedo se l'esecuzione del concerto sia stata fatta su manoscritto originale di Marcello. E mi chiedo pure perché l'abbiano inserita tra i concerti per oboi di Bach dato che ne fece una trascrizione per solo clavicembalo. Qui una esecuzione di Gould:
  10. Su wikipedia leggo che Bach ne fece una trascrizione per clavicembalo. Ma quindi l'intero concerto a parte l'adagio è di Bach?
  11. l'ho comprato una settimana fa e lo sto ascoltando ripetutamente in macchina nel traffico romano... Curiosità: perché è stato inserito nel concerto BWV 1059 l'adagio di Alessandro Marcello?
  12. Qualcuno lo ha già letto? Edito il 6 settembre 2016. "La mattina del 29 gennaio 1936 la terza pagina della "Pravda" commentava la recente esecuzione al Bol'soj della "Lady Macbeth del distretto di Mcensk" di Dmitrij Sostakovic titolando "Caos anziche musica" e accusando l'opera di accarezzare "il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica". Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell'Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa. E dunque puntuale, per il celebre Sostakovic, giunge il primo di una serie di colloqui con il Potere. È una trappola senza vie d'uscita, quella che gli si tende - piegarsi alla delazione o soccombere -, e Sostakovic si dispone all'attesa dell'ineluttabile. Al calar della notte, per dieci notti consecutive, esce dall'appartamento che divide con la moglie Nita e la figlioletta Galja e si sistema accanto all'ascensore che presumibilmente portera i suoi aguzzini, meditando fino all'alba sul suo destino e quello del suo tempo. Ma le vie dei regimi sono imperscrutabili, l'interrogatore può facilmente trasformarsi in interrogato e il reprobo salvarsi, addirittura essere "perdonato".
  13. Sono rimasto impressionato dall'ascolto del primo movimento della Sesta di Shostakovich diretta da L. Bernstein: sono circa 22 minuti! Il tempo è quasi dilatato (un po' mi ricorda le sue esecuzioni di Mahler) all'interno di certi momenti del pezzo, quasi stratificato esaltando l'esecizione del singolo strumento protagonista. Sono andato a rivedere la durata di questo movimento di altri interpreti dei cd che possiedo: kondrashin, 13' 29'' (!) Jansons, 15' 20" Rozhdestvensky, 18' circa Slovak, 19' 28'' e quindi Bernstein, 22' Che ne pensate? Quanta libertà si è preso Bernstein nell'infondere questo tempo così "lento"? (avreste altri esempi interessanti da proporre?) Paradossalmente proprio questa insolita esecuzione mi ha suscitato maggiore interesse a riascoltarla con più attenzione e apprezzarne gli strani giochi sonori misteriosamente intessuti lungo tutto il pezzo.
  14. Neurom

    Anton Bruckner

    L'aspetto sorpr ndente in tutte le sinfonie di Bruckner è (quasi) la mancanza di "sviluppo", i blocchi sonori sembrano dimensioni autonome, che non evolvono ma si espandono che è una narrativa diversa dalla complessità. Avete simile esperienza?
  15. Ciò non toglie parte consistente dell'opera di Sh sia "orecchiabile" per l'ascoltatore medio e non necessariamente "politicamente corretto". Mi vengono in mente la Prima sinfonia o la Nona, il primo concerto per violoncello o i due concerti per pianonoforte. La carriera "cinematografica" come produttore di colonne sonore per film muti, al di là di certa ideologia "collettivistica", probabilmente hanno lasciato il segno affinché Sh capisse l'importanza di una musica meno personalistica e nello stesso tempo meno retorica e "strombazzante". Il fatto è che Shostakovich avendo appreso l'arte della dissimulazione e del paradosso (tipico nei regimi totalizzanti, siano essi politici o familiari) non può che trasmettere questi messaggi altrettanto disorganizzati, multipli e "congelanti".
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