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zippie

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  1. RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 1 dicembre 2022 20:30 in diretta Euroradio dall'Auditorium RAI "Arturo Toscanini" di Torino Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Concerto n. 5 Pablo Heras-Casado, direttore Franck Peter Zimmerman, violino [1] Claude Debussy Prélude à l´aprés-midi d´un faune, L 87 (1891-1894) [2] Igor Stravinskij : Concerto in re maggiore per violino e orchestra (1931) - Toccata - Aria I - Aria II - Capriccio [...] - [1] Sognante non vuol dire né esangue né slegato... Faune Heras-Casado, mah...: su certi lavori così universalmente interiorizzati io credo si debba lavorare di consistenza smagliante: direttore io(!) mi sarei preso ogni sezione da sola e avrei fatto ripetere finché non mi convincesse per decisione e luminosità, poi avrei preteso ingressi brillanti, in un insieme di sguardo profondo... non certo asciutto poco comunicativo e insomma non entusiasmante. La singolarità in Debussy è di coltivazione di una percezione inconsueta entro un contesto di squisita tradizione umanistica: così sottilmente virile e suggestiva di possibilità senza limiti, stasera io ho sentito solo un obbligo mal compreso, mi spiace. [2] Certamente interessante la "chiamata a serietà" da parte di F.P. Zimmerman: rende paradossalmente la pièce quel tanto esoterica ma autenticamente: non secondo il parodismo più propriamente stravinskijano: obbligando l'orchestra, stasera piuttosto ahimè, cioè secondo me, fiacca, o forse solo non compresamente umorosa, a quadri di possibile puzzle divertito totalizzante. - Giudizi a caldo dubbiosi ieri sera, ho quindi provveduto a riascoltare stamattina ...ma li riconfermo.
  2. Concertgebouw KamerOrkest, Marco Boni direttore Rec. Jan 1998, Waalse Kerk, Amsterdam CD 63:12 DDD 1998 Arts Music 600554751429 Iih è qui che si mettono le copertine con le donne nude? Questo mi mancava: il D810 nella versione mahleriana per orchestra d'archi (nell'edizione non sono indicati da nessuna parte quanti, ma una foto interna ne ritrae 19): e sono ampiezze d'esterni nel senso della pneumatica per moti densità sapidità dinamiche (tensive prima ancora che di sonorità) delle consistenze, oltretutto, grazie all'edizione (una sessantina di parole solo d'elenco dei mezzi tecnologici usati in produzione tra microfoni cavi mixer ecc.), assolutamente audiofile: con l'effetto di venire spostati qua e là per l'intero spazio sferico (dx sx su giù attratti allontanati...) dai gesti musicali, wow in tempi questi duemilaventi d'impazzare di pulsossimetri un gran bel respirare senza più ginopaolianamente pareti. Segue idem il pari arrangiamento dell'Op. 95 beethoveniana (di pura repellenza per me ma solo problema mio personale questo con il gran bonnensoviennese).
  3. Recital del Pražák Quartet con Luisa Sello, flauto "Archi nella contemporaneità" 11 ottobre 2022, Sala Fontana del Museo del Novecento, Milano (alle finestre: piazza Duomo) 00:15 Erwin Schulhoff : Five pieces, per quartetto d'archi (Viennese Waltz, Serenade, Czech folk music, Tango, Tarantella) 16:26 Silvestre Revueltas : Musica de feria, Quartetto d'archi n. 4 44:25 Rainer Bischof : Erbarme dich, Siciliano sulla Passione secondo San Matteo, per flauto solo (2009), per Luisa Sello, première 52:25 Alberto E. Ginastera : Impresiones de la puna, per flauto e quartetto d'archi (Quena, Canción, Danza) 1:00:40 Valter Sivilotti : Incantesimo della luna nuova, per flauto e quartetto d'archi (2014), per Luisa Sello - Fan - ta - sti - co Grazie grazie grazie grazie
  4. Segnalo l'intervento musicale presentato in questo per i tanti aspetti intrigante convegno tedesco in corso questi giorni, di prospettive della critica entro la critica delle prospettive (per dirla con parole mie e per come l'ho inteso io) ("Die Zukunft der Kritik" 18-20 November 2022 Bundeskunsthalle, Bonn; 24-26 November 2022 Akademie der Künste, Berlin : ho inserito il collegamento alla presentazione internazionale in inglese) al minuto 38:40 la presentazione del pezzo al minuto 40:50 la performazione Karin Sander : In höchsten Tönen (Auszug 9' für Flöte Oboe Klarinette Syntetizer Violine Viola Cello) eseguono dal vivo membri dell'Ensemble Mosaik, 24 Nov 2022 18:30, Akademie der Künste, Berlin Sostanzialmente viene, molto semplicemente ma quel tanto in simpatia, implementata una sfida a fin dove l'estrema possibilità strumentale è ancora controllabile cioè là dove "sfugge di mano" e allora cos'è e cosa vale. Va fatto aggio qui ovviamente del degrado introdotto da una registrazione e riproduzione per quanto sofisticate possano essere. La presenza del sintetizzatore è per un verso certamente imbarazzante: lo scarto tra il suonare somatico di strumenti acustici e quello mediante la messa a punto di stimolazioni elettriche di altoparlanti è tale da configurare classi di incorrelabilità, salvo all'opposto fornire anche giusto una esemplarità del confronto uomo macchina obbligando alla critica dell'uomo fabbricante di metaversi. - Colgo l'occasione per partecipare io stesso al convegno con un mio intervento da qui perché no 🙂 : La frequentazione dell'arte, la musicale come la figurativa eccetera, può ben essere sorretta dalla cura scientifica, con la sua strumentazione nella misura dei suoi traguardi di pratiche e risultati, ma può ben essere, di suo, motivo, avvio stimolo filtro o chiave, di riformulazione scientifica: la percezione estetica può infatti, secondo me, offrire sorprendenti capacità di reimpostazione della tracciatura scientifica dell'esistente, e non solo per l'ordine delle priorità. Un esempio clamoroso il triangolo di Kanizsa. Ma io qui sto anche indirettamente sottintendendo la superiorità della vita istintuale su ogni utopismo tecnologico, del come ci sentiamo sul come meglio padroneggiamo, volitivamente marginalizzando quindi, istintivamente nel senso d'un venir prima, il senso, sensazione e significato, del potere stesso. Dedico queste due righe a Ann-Linh Ngo e Elke Bippus.
  5. Grand Opera Choruses CD Regis 5055031311378 Donna, teatralità, consorzio umano e comunicazione, musica... sono molti e così originalmente combinati insieme i tag applicabili su questa copertina da renderla irresistibile.
  6. zippie

    Necrologi

    Azio Corghi, 9 marzo 1937 - 17 novembre 2022 Ricordo le mie aspettative, e l'imprevisto agli ascolti della sua opera.
  7. Sergei Redkin, piano : Vagabund CD 75:28 2022 Outhere Fugalibera Classical FUG 806 UPC:5400439008069 Rec. 5-7 Apr 2022, Flagey, Brussels (Ken Yoshida artistic direction, recording, mix and mastering) Programma: Robert Schumann : Drei Fantasiestücke, op. 111 Franz Schubert / Franz Liszt : Der Wanderer Robert Schumann : Humoreske, op. 20 Franz Schubert / Franz Liszt : Müllerlieder, "Der Müller und der Bach" Franz Schubert : Fantasie in C D760, op. 15 "Wanderer" - Credo non si possa che convenire: al tocco felice è pure prestato un pianoforte di suono splendidamente definito ma anche inciso altrettanto ottimamente (il genere di operazioni che a me fanno adirare nello sconforto quando invece mi trovo a buttar su un CD di altre etichette ben più note quanto pedestri) (mi sono iscritto per l'occasione al sito internet di Outhere, solo per poter leggere il libretto, del CD preascoltato ma che non so se o quando mai acquisirò completo e in alta risoluzione, così ho trovato notizie sulla produzione però niente: non vedo indicazione dello strumento). Il tocco felice: Sergei Redkin anzitutto direi ha notevole quel che ho scoperto vien detto senso musicale, oltre alle ancor più comunemente dette capacità espressive: coglie della scrittura nessi e possibilità complessi, se non arcani quel tanto, e ne fa motivo vitale costruttivo comunicativo: per queste mani i Fantasiestücke come le Humoreske schumanniani, direi davvero appropriatamente ma anche in modo particolarmente efficace, sui tessuti cantilenanti viandanti volano in elevazione più ammiccante (per idee) che non suggestiva (di spiritualità): con intimismo sapido garbato, ossimoricamente aperto. I ripercorrere lisztiani a loro volta personalisticamente umorosi sono evocati con grande controllo, nella simpatia e il senso del contesto, a inframezzare con luminosità. L'avvio dell'epoca (cosiddetta romantica) è qui segnato con la "Wanderer" Fantasie schubertiana, e si fa presto a dire Sergei Redkin trova il modo di proporre la sua prova sulla Wanderer con l'introdurla con splendide ricezioni successive, ma il quadro di quest'album infine si fa davvero disegno complessivo, cioè non banale, di spiriti ricercanti protesi (mi piacerebbe dire sbilanciati), ma anche diciamo pure estizzanti, entro il ruolo della lezione di, l'educazione alla, classicità. Colpisce, almeno me, la capacità di Schubert-Redkin di popolare l'intero ambiente, come in una richiesta di corresponsione spaziale, una capacità di coinvolgimento organico della realtà nelle sue presenze, come il gioco potesse esser sempre elegante (come se il viaggio avesse compreso Francia e Italia 🙂 ). ... Anzi no: al riascolto (e quindi ripetuto perché mi ha sorpreso) tolgo un punto: come risvegliandomi da un sogno di modellati così curati mi rendo conto, ovvero valuto, quanto il con fuoco schubertiano (e di lì l'intero vagare) resti piuttosto preso in un obbligo urtante, per dirla estremizzando tra il rabbioso e il noioso, non giocato di contesto e insieme aperto eccetera, invitante come sarebbe appunto quella pagina a provarci.
  8. Yikeshan Abdushalamu: bello sarebbe poter riascoltare di seguito le registrazioni delle due rese del suo, così premiato in Italia, Repression: - quella a Torino di inizio anno, per le mani della OSN / Michele Gamba, che ricordo vivida di stimoli (e che avevo recensito qui) - e questa di ieri sera a Milano nell'offerta della Filarmonica con Thomas Adès, nel suo intessere d'organicità entro peraltro due impaginazioni come di un unico progetto impressivo, che viene a incorniciare in modo infine così calzante quest'anno di Storia su cui riflettere.
  9. RAI Radio3 Suite - Il cartellone 14 novembre 2022 20:00 in diretta dal Teatro alla Scala di Milano [1] Thomas Adès : Asyla op. 17 (1997) - I - II - Ecstasio - IV [2] Yikeshan Abudushalamu : Repression (2020) (14’) co-commissione Filarmonica della Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, OSN RAI [3] Benjamin Britten : Sinfonia da Requiem op. 20 (1940) - Lacrymosa. Andante ben misurato - Dies irae. Allegro con fuoco - Requiem aeternam. Andante molto tranquillo [4] Ottorino Respighi : Feste romane, poema sinfonico (1928) - Circenses - Giubileo - L'Ottobrata - La Befana Filarmonica della Scala Thomas Adès, direttore - [1] Per Thomas Adès si potrebbe (dovrebbe) introdurre la categoria della contemporary commerciale 🙂 A differenza, per dire, di un nostrano Ivan Fedele, che a provarci concentratissimo canna [fallisce, produce miseri risultati] sistematicamente, po'raccio, per Adès si tratta di un buttar là ogni volta alla sans façon, centrando scritture consistenti una volta su quante? cinquanta? ma intanto riempiendo lo spazio come tutti avrebbero bisogno ma pochi sanno effettivamente descrivere come si dovrebbe un minimo procedere per essere decente, e costui sta là e non te lo cavi più, altri non sorgono così inevitabili. [2] Di bel corpo Y. Abudushalamu: il suo vortice è più delicato che primariamente schiacciante e quindi maggiormente inquietante: il luogo della distorsione viene dato tanto più intimamente che non estraneamente, per non dire che tanta florealità affascina proprio. Interessanti anche i tempi (più o meno rapidi) direi alternati, cioè mi auguro così voluti, con effetto di sfidosa presenza orchestrale. [3] Con il 1940 non si scherza: ogni respiro è obbligatoriamente denso: di fatto la retorica esigente le vite viene richiesta di senso di realtà, la quale è tanto intimamente musicale quanto in ciò, con pena quotidiana, disattesa. Un unisono io sento qui per B. Britten con il coevo D. Sostakovic, una ricerca desiderosa commossa in un senso di improbabile con gioco di provocazione per un qualsiasi esito più umano, più sincero e nutriente. [4] Scuola d'altri tempi, e nel senso del gusto non dell'accademia, per il racconto respighiano di festosità popolari cui ricorrere, col cuore, a voler rifuggire le tante ben più pretenziose scadenze della Storia: in una, abbastanza bilanciata, ricerca di eleganza e finzione quel tanto di cartapesta, insomma ci scappa il sorriso rilassato. Bei volumi orchestrali, una serata intera di presenza ampia, e più accogliente che non tormentosa nonostante i tanti temi, e le cifre stilistiche, di riflessione di consapevolezza possibili, e allora complimenti Scala e collaborazioni tutte: un grazie di cuore.
  10. Steve Rouse : Diamonds, for solo violin Eve Sprecher, University of Louisville, 1989, première
  11. RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 2 novembre 2022 20:30 in diretta dalla sala M di via Asiago, Roma La Stanza della Musica Trio Tharsos Ludovico Mealli, violino Leonardo Ascione, violoncello Fabio Fornaciari, pianoforte [1] Johannes Brahms : Trio n. 2 in do maggiore op. 87 - Allegro - Thema mit variationen - Andante con moto - Scherzo. Presto – Trio. Poco meno presto - Finale. Allegro giocoso [2] Bedřich Smetana : Trio op. 15 in sol minore - Moderato assai - Allegro, ma non agitato - Finale. Presto - [1] bello cantato, di petto: un'ampiezza di suono umorosa e di sentimento positivo: un salotto che sa di mezzi e le migliori intenzioni, qualcosa di nutriente nella elegante spigliatezza brahmsiana. Questo Trio Tharsos lo sentirei bene anche in New England (Boston Six) 🙂 [2] wow han saputo rendere "l'etnico" in Smetana così: in uno schiocco di dita, per poi classicarlo a dovere 🙂 Hanno la capacità di offrire un godimento come fosse facile, d'equilibrio e simpatia. Mi associo a qualsiasi entusiasmo per questo ensemble: li vedo portare un originale humour, ma proprio di salubrità, in saldezza come fosse naturale, ovunque capiteranno: bella storia anche proprio questo dal vivo: la Stanza della Musica si riconferma luogo di condivisione di attitudini del tutto costruttive e ...divertenti 🙂 Grazie! (PS: ih l'ascolto, davvero, stasera, in FM anziché in DAB è taaaanto più appagante, really! ci meditassero, prego....!)
  12. Helmut Lachenmann : Gran Torso, 1972 rev. 1978, "Italo Gomez und der Società Cameristica Italiana gewidmet" Non smentisco del tutto quanto ricordavo, ma fresco di riascolto comparativo direi ora, certo ancora solo sommariamente (che belle storie, a potersele vivere più distesamente), così: Rec. 21-22 Nov 2006, Beethovenhaus, Bonn CD 2007 Kairos 9120010281228 il Quartetto Arditti lo rende anche più sonoro, ma anche, sì, quel tanto asciuttamente, com'è negli intenti asettici impersonali documentali che io infine mi son detto siano anche propri a tale ultramerito ensemble (e infatti da qui - questi Duemila - in avanti, un gran gusto - professionale, anche nel senso di mercato - è dato dalla reinterpretazione più personalistica di lavori altrimenti noti solo nella première ardittiana) ma attenzione: anche quel tanto più descrittivo, naturalistico, "a programma": suoni oggettistici (lima, treno, clacson, suoni organici, rimbalzi inerziali ecc) ed ecco anche è più intrisa di respiro per l'Arditti la resa del, buttiamo là, suono cosmico "portata la conchiglia all'orecchio", la "auscultazione" della cassa toracica degli archi classici, a quel cuore del pezzo (ehm non c'è un solo istante di silenzio in partitura) da cui più riconoscibilmente il titolo di Gran Torso (in tedesco è più decisamente immediato il riferimento all'accezione d'arte del termine; laddove per tronco in senso più anatomico si usa piuttosto Rumpf) e sì, in tale performazione l'effetto potrebbe anche essere inteso come cinematografia sonora d'uno di quei viaggi con sondino interno a un corpo in carne e ossa e così via. A questo punto, e suona splendidamente per me, l'interpretazione, cioè direi fondamentalmente successiva "dato l'Arditti" (dell'anno dopo, ancora a novembre, e bella storia per me ascoltarli giusto a Ognissanti in un primo giorno quel tanto bigietto dalle mie parti) da parte del JACK Quartet Rec. 7 Nov 2008, Funkhaus Saal 2, Köln CD 2014 Mode 76459302672 che invece privilegia da un lato l'insistenza ricercante al contatto sonoro-e-quindi-musicale (psichicamente e spiritualmente elaborabile) con gli strumenti, dall'altro, e a me ne è venuta una rilettura o meglio una riconferma della sentimentalità perfino affettuosa oltreché naturalistica, e insomma l'eleganza, dei quadri narrativi in cui si produce la ricerca lachenmanniana, il JACK costruisce più morbidamente una figura di accoglienza esterna: il torso è un petto grembo alveo su cui posare, per quanto riflessivamente, e la cura del suono è cura esistenziale: la ricercatezza è sì ricerca ma filosoficamente da-sein partecipativo, persino romantica, ma tanto in una consapevolezza d'oggettività (musique concrète instrumentale) dell'estasi quanto post-prometeica, dove la sfida è un tutt'uno di compenetrazione con l'unica Natura universale. Nella pratica mettendo in relazione il proprio nascere con il prodursi del suono e del suo aspetto musicale. Tecnicamente viene sviluppato ...un po' di tutto, più particolare forse quello studio, caratteristico in H. L., del grado come a dire melodico, conseguente, nel senso della interconnessione ed emergente e successiva, all'introduzione già da anni avviata da precursori di nuove pratiche, del portato del gioco di pressione (sfregare anziché battere e via sperimentando, con i meravigliosi termini italiani, pizzicato glissato trillato flautato... che non bastan più) proprio del tocco necessario a questo suonare strumenti tradizionali. E resta inteso che tali nuovi modi progressivi di come suonare un certo strumento classico incoraggiano poi anche sviluppi interni a ogni nuova esecuzione, ma questa direi è un'attenzione piuttosto stabilita da ...sempre, dagli aedi 🙂 ma in particolare il titolo Torso va certamente, originariamente mi dicono, inteso anzitutto come quanto consistentemente intanto affiora qui, d'un ancora molto inesplorato, di quanto si potrebbe suonare, con anche solo quegli antichi mezzi. Boh, poi rileggo 🙂
  13. Ha senso, i lavori di H. Lachenmann sono assolutamente un operazione di senso. E H. Lachenmann secondo me è un caposaldo, per dire molto importante, e credo come pilastro a sé, o forse dovrò dire che io non ho mai avuto voglia di preoccuparmi di correlarlo, ai tanti altri ricercatori i più seri sul far musica, come a dire si può partire da H. Lachenmann per una novità di ascolto musicale, cioè anzitutto come premessa a un ascolto musicale, salvo che poi anche le sue sono opere come per tutti ciascuna di passaggio, di elaborazione di una propria azione e dei messaggi possibili conseguenti, da parte del compositore, e personalmente da parte del pubblico cui anche si offre. Temo però che più ancora che per una pagina, magari una risma intera, per grande orchestra (che pure è una tremenda sofferenza nostalgica futura ogni volta che capita di sentirne una dal vivo, per quanto strabiliante possa essere l'Hi-Fi di casa), per l'opera di H. Lachenmann faccia una maledetta secca differenza avere la possibilità di esser presenti a una esecuzione di un suo lavoro: la concentrazione sulla complessa musicalità possibile degli strumenti è certamente esasperata, un tutt'uno con l'azione attentiva, la evidenziazione dell'operazione mentale cui sono coinvolti, o se vogliamo costretti, gli interpreti. Premesso questo, mo' mi cerco dove ho messo i CD del Gran Torso, se riesco voglio (ri)confrontare il JACK (che ricordo potente e vernicioso) con non ricordo chi altri ho (che ricordo più livido e asciutto).
  14. Espressioni di partecipazione, Milano: https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2022/10/19/direttore-orchestra-ucciso-a-lui-dedicato-concerto-a-milano_47c06d5b-0198-46ce-9027-2ad39cc6f001.html Padova: https://www.lapiazzaweb.it/2022/10/padova-mariebadstue-opv-memoria-direttore-ucraino-yuriykerpatenko/ a Padova proiettato prima del concerto anche un cortometraggio di sostegno alla libertà d'espressione (con particolare riferimento all'Iran) (in chiaro in fondo all'articolo): https://www.padovaoggi.it/eventi/stagione-concertistica-teatro-verdi-opv-27-ottobre-2022.html
  15. Il concetto di personalità estetica si potrebbe definire come quando uno ha un impianto (di riproduzione sonora, dove con un pulsante si passa, tra l'altro, giusto per capirci, dall'ascolto di una qualche radio a quello di proprie acquisizioni di incisioni, e chissà su quale posizione lo si era lasciato l'ultima volta) che acceso distrattamente occupati in altro fa esclamare: cos'è questa roba fantastica? ah ovvio, uno dei miei CD, ti pareva... il pezzo oggi era questo: Sir Arnold Bax: Sonata for cello and piano (1923) Bernard Gregor-Smith, violoncello Yolande Wrigley, pianoforte CD 76:09 DDD 1994 ASV 743250089622
  16. RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 19 ottobre 2022 22:30 La Stanza della Musica in diretta dalla sala M di via Asiago, Roma Gustav Mahler : Klavierquartett a-moll Johannes Brahms : Klavierquartett Op. 26 Quartetto Klimt Matteo Fossi, pianoforte Duccio Ceccanti, violino Edoardo Rosadini, viola Jacopo Di Tonno, violoncello - Torbida e sorridente, sempre immediatissima la pagina del "pianoquartetto nel cassetto" (di un compositore che voleva assolutamente portare un vero lavoro nell'arte) qui alla raccolta stanza della musica si carica di un tale squisito risuonare insieme: e il Mahler 1877~ aiuta certamente di contrasto a creare il contesto del particolare e rischioso ensemble (3+1=1+3 una misura che obbliga a pensare continuamente a cosa si sta dicendo) che il Klimt regala, con il Brahms portato d'impeto modellante, in intensità competenza-nella-simpatia e misterioso umore: l'effetto è di trasversalità e singole determinazioni, ma aperte e con contatti reciproci quasi fisici, presenti nel breve momento dell'occasione. Vabbé insomma mi ha preso bene l'offerta delle sfiziose gemme della ricercatezza ottocentesca. Grazie, che bello.
  17. (in attesa della seratona francese in diretta, copioincollo il paio di reazioni all'ascolto rimaste negli appunti) --- RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 14 ottobre 2022 22:00 Nuova consonanza "Arianna e il Minotauro" registrato il 17 novembre 2021 nel Teatro Palladium di Roma Claude Debussy Six Épigraphes antiques (1914-5) versione per 10 musicisti orchestrata da Jean-Claude Petit - Pour invoquer Pan, dieu du vent d’été - Pour un tombeau sans nom - Pour que la nuit soit propice - Pour la danseuse aux crotales - Pour l’Égyptienne - Pour remercier la pluie au matin Silvia Colasanti : Arianna e il Minotauro (2019) melologo per voce recitante, soprano ed ensemble libretto di Giorgio Ferrara e René De Ceccatty prima esecuzione italiana Paris Mozart Orchestra Claire Gibault, direttore Elio De Capitani, voce recitante Omo Bello, soprano - La capacità di C. Debussy di rappresentare lo sprigionarsi nel modo dell'effluvio: il gesto incalzante quando non è soggettivo ma (beh sì credo sia già stato ben ampiamente così riferito) pànico: gli strumenti musicali riverberano un'anima come solo le fiabe rivelano del bosco. La virilità verginale ferina di Minotauro viene ridotta e governata senza sbocco senza futuro nel dedalo geometrico, ma è anche lì quale legge di supremazia irragionata. Arianna la lega in forma di corona, l'etica in formazione sulla base dell'amore che però uccide l'universo intero intorno e ne resterà alienato, mentre Teseo è la mente presente, e per Arianna non sarà quindi che assenza. Tutti scenari di superamenti importanti quanto desiderati, per una umanità la più adulta, sullo sfondo di riverberi marini: così tragiche invece le sorti storiche che a Debussy preferiranno gli stermini novecenteschi di 7 più 7 giovinetti ancora e ancora e ancora.
  18. Sì, l'avevo ordinato appena dopo aver dato l' "Invia" a quel mio intervento nel forum 🙂 Grazie, alla prox...
  19. Già ...mi stavo giusto chiedendo quanto ciò potesse aver influito sulla mia personale ricezione diciamo controversa della esuberanza stravinskyana.
  20. miele per le mie orecchie simili considerazioni
  21. (ohi anch'io dovrei rileggere un paio di volte quel che scrivo per renderlo più intellegibile quel minimo 🙂) Mmh potrei ancora riassumere il senso di quella mia boutade "un Gluck neoclassico ancor prima dell'invenzione del(le estenuazioni del) classicismo 🙂" e della pezza argomentativa successiva, così: C.W. Gluck era là dove si fermentava il classicismo nel senso di un'estetica neoclassica, mentre i viennesi a cominciare, mettiamo una grande figura, da F.J. Haydn saranno i formalisti con passioni individualiste tali da condurre al romanticismo ma ahimè son loro l'affermazione del riferimento classicista, per non dire fino al divenire motivo d'essere considerati (con autocoscienza a fine Ottocento) fondazione d'un concetto di "musica classica". Dopodiché volendo: Personalmente io sono cresciuto, si sarà colto tra le righe di qualche mio intervento, giusto nel rigetto dell'antonomasia primoviennese (per non dire asburgica) com'è nella frequentazione universale, ma in particolare in Italia, della "musica classica". Scoprire da un lato la squisitezza dei diversamente classicisti ( 🙂) ...da un Boccherini a un Cherubini, d'accordo due nomi italiani[1], e all'opposto magari la considerazione, per dire, di un F. Chopin come d'un genio classicista, d'accordo ormai byroniano. Non mi dispiacerebbe se da questa conversazione, nata da un ascolto tanto casuale[2] quanto immediatamente ammirato, ne venisse proprio una capacità di distinzione formale attestabile con la creazione di termini come neoclassicismo di fine settecento, un esito Lumiéres che vestirà panni napoleonici e tramonterà con la Restaurazione, e classicismo sonatista (diciamolo così), che appassionerà le scritture dei secoli a venire ma di fatto quale lascito mitteleuropeo. Seppure nello, storicamente significante, unicum d'una intenzione caratteristicamente propria di entrambe, queste che io pure sono venuto a considerare due diverse sponde (intenzione volendo peraltro più dichiarata a Parigi, più intima a Vienna[3]): di "mettere la vita in musica" con la musica a vertici di strutture formali. Beninteso non sarò io a trattare questa mia tesi debitamente, tantomeno a trovare le diciture che possano piacere alla sistematica in lingua inglese (scienza peraltro difficilmente giustificabile nella misura dell'efficacia se non disturbo in una realtà di veramente tanti musicisti al mondo e così vivaci, così che categorizzare ne fa più spesso perdere il sapore così particolare di ciascuna, così singola, opera[4]; seppure sì effettivamente a tanti può stimolare aver nomi per le tante sfumature di verde del bosco, nel mentre che il bosco le crea senza sosta). Ma anche sì, che bello sarebbe trattarne 🙂 analizzarne i tratti oggettivi: il classicista (di maggioranza 🙂) lavora sui tracciati per poi scoprire il gusto di lavorarvi in un dibattervisi esprimervisi dentro; ma di più: il suo è, o resta (in una tradizione squisitamente occidentale, a me piace ancestralizzare in indoeuropea), un bersagliare le note, semmai vi danza (e quindi recupero bauli folclorici) o magari vi canta, ma quale urgenza! da patirvi direi questo rimbalzare in cento modi interpretato ma mai riscosso (ridiscusso alle radici linguistiche)... Nel mentre che il neoclassico tardosettecentesco prende a lavorare sulle consistenze, dove una, facciamo per semplificare, morbidezza delle linee sarà pur sostenuta da una saldezza di costrutto, ma con una geniale, perché idiosincratica e meravigliosamente sorprendente all'effetto, novità: le note si vogliono abitare, quali stanze della percezione, sviluppando una passione esistenziale per la realtà in simpatica (gustata) rappresentazione metafisica e quindi musica a programma, meteorologie 🙂 e rinnovato utilizzo del patrimonio mitico in qualche modo disponibile (sì sì a chi sta venendo in mente persino Wagner, perché no? io mi limito a dire Debussy nel sommovimento, cadenzato con un clock secolare, fin de siècle successivo, anziché citare il neoclassicismo (comunemente detto), che pure sarà lì; e poi, cent'anni dopo ancora chi? le mistiche senza più racconti, Arvo Pärt? (che sta al minimalismo, il cosiddetto, come Gluck al classicismo comunemente inteso? 🙂 ) e tutti i paesaggi d'angoscia con produzione ECM...? Oddio, sto rileggendo e penso mi sarebbe piaciuto ridire solo di quale spirito gigantesco ho còlto per esempio in quel Gluck, seppure adesso oibò non ho proprio voglia di rintracciarlo in quei cinquant'anni di scavalco epocale "qui c'è, qui no", "questo è un vissuto musicale, questo drasticamente un altro". Salvo post scriptum: ho molto apprezzato, se vale qualcosa dirlo, il complesso di riflessioni offerte da @Majaniello tanto a braccio (come non può che essere in questa sede) quanto attente al sostrato dei gesti dei compositori. _ [1] ma a mettersi a trattare i motivi del loro espatrio s'andrebbe giusto al cuore di certe dinamiche culturali nei scenari politicoideologici d'allora, che favorivano appunto sviluppi diversi in luoghi diversi (volendo per farla breve e tranchant sui "nostri", a certuni risultava stretta una via italiana del godimento da sudditi); per non dire che dopo aver lanciato un appello in passato per una biografia sentimentalmente partecipata, come s'usa oggi, di F.X. Dussek ne solleciterei adesso una di L. Cherubini, tra Parigi Vienna i suoi rapporti con Napoleone la sua depressione che neanche Rossini 🙂 [2] ho ben poco Gluck in fonoteca, avendolo per l'appunto per tempo parcheggiato nello scaffale classicisti, per me ehm... a bassa priorità di recupero negli ascolti [3] a Londra assimilando cifre con passione e propria inguaribile distinzione ma senza tanto far politica (senza altrettanta corrispondente attitudine politica) [4] e a me interessa la singola partitura e poi la singola interpretazione e infine quell'incisione, o l'evento, in quella sala, com'è stato, da quella sedia, o da quella calca (che stuzzichini avevano, chi c'era 🙂).
  22. Riferirei di C.W. Gluck certamente come di un vero e proprio teorico classicista, a caccia di una forma, sia detto nel senso di un'estetica, in grado d'aiutare lo spirito a riconoscere la modernità della propria presenza esistenziale, e per così dire responsabile, di contro se vogliamo ai (peraltro motivati) esercizi delle fantasmagorie tardobarocche, tanto quanto agli esiti in artificiosità del (peraltro motivato) pop galante e operistico. Al punto che gli si potrebbe paradossalmente riconoscere un'essenza che fu propria dei primordi dell'inventiva barocca. Ma ecco, io ho di contrasto alla sua cifra inteso che, uno, il classicismo diviene piuttosto, per così dire, movimento (scena e di poi, in autentici localismi, ambiente) nella disciplina formalista, sia detto nel senso dell'organizzazione sistemica, e, due, sulla quale paradossalmente vieppiù si agiteranno moltissimo grandi personalità da repertori di ricerca psicoanalitica, che agli approdi dell'autocoscienza infine si diranno romantici. E così a quel mio ascolto io ero stato preso da un'immagine di un nitore e volontà particolari davvero mirabili, nelle profondità, e con carattere di invito, nella rifondazione, quanto in tanti (in questo senso più propriamente) classicisti ribolle piuttosto una sfida bruciante scalpitante, d'uomo nella fase della civiltà con le macchine. Se può bastare 🙂 (Le mie sono normalmente percezioni sfavillanti, per farne saggio accademico dovrei attendere agli ascolti più dedicati, ma ahimè nessuna vita umana più può bastare ormai neppure a un colpo d'occhio alle tante espressioni umane documentate intorno, si va di godimenti di gusto più sensitivo che obbligato: ma se posso assicurare il mio è sempre un evocare, volendo suggestivamente, riferimenti precisati dalla storia, non una spinta di allegra deformazione concettuale, così comunemente intrappolante e in mala fede).
  23. RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 13 ottobre 2022 20:00 in diretta Euroradio dal Teatro dell'Opera di Roma Teatro dell'Opera di Roma - Stagione Lirica Alceste tragédie opéra in tre atti libretto di Marius-François-Louis Gand Lebland, Bailli du Roullet da Ranieri de’ Calzabigi (versione parigina 1776) tratto dall’Alcesti di Euripide musica di Christoph Willibald Gluck Alceste: Marina Viotti Admète: Juan Francisco Gatell Evandre: Patrik Reiter Gran Sacerdote di Apollo: Luca Tittoto Apollo / un araldo d’armi: Pietro Di Bianco Un Dio infernale / un oracolo: Roberto Lorenzi Corifei: Carolina Varela, Angela Nicoli, Michael Alfonsi, Leo Paul Chiarot Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma Roberto Gabbiani, maestro del Coro Gianluca Capuano, direttore Sidi Larbi Cherkaoui, regia Henrik Ahr, scene Jan-Jan Van Essche, costumi - A parte quella strabuzzata (sciatta rigida) tromba iniziale, moolto interessante quest'offerta musicale, questo Gluck portato così declamato cordialmente, tornito in limpidezza e affetto interno. Ogni passaggio orchestrale disegna un quadro sentimentale. Ogni voce concetti dove un apertamente dell'esserci supera la necessità del destino. Un mito in sé gigantesco (aggiogare la natura richiede una dedizione epistemologica, di un ritorno all'esserci, dato dall'altro, cose così - Apollo e Ercole sono figure imponenti e combattive di frequentazione del mistero dell'accadere, e la Donna una sorpresa di vita) mantenuto nella misura di un teatro di decenza assoluta, "prima pietra" di uno spirito borghese, cittadino, così squisito e autentico: un Gluck neoclassico ancor prima dell'invenzione del(le estenuazioni del) classicismo 🙂 Il distendersi dell'opera in una sorprendente confortevolezza anche mantenendo il gusto del fantastico, neppure fosse un Liberty: ecco, una cifra costruttivista di questo jouer è il decoro, in cui si mettono in fila le formidabili possibilità dell'esistenza.
  24. Hi checcarino questo video! Stan Christ : Trepidation, 2020 (composizione visuale: Levi van Ham) Non ho voglia di allargarmi, ma intanto mi ha ricordato il fantastico (oltremisura e significativo) lavoro, di arte totale (gesamt musicale visuale immersiva performativa, di imponente caratterizzazione del padiglione nazionale), dell'italoaustraliano Marco Fusinato in corso alla Biennale d'Arte di Venezia 2022: Desastres (al volo non trovo documentazione decente, mi auguro qualcosa di prolungato si sia registrato, posso solo dire che quando ci sono passato io il livello di esperienza offerta era superbamente estremo) (clip di ArtLike in YouTube,2022) servizio di VernissageTV in Vimeo, 2022 Articolo di Christian Caliandro su Artribune. it, 2022
  25. CD 2013 DUX 0336 5902547003368 I concerti di J. Sibelius Op. 47 e P. Čajkovskij Op. 35 Orkiestra Filharmonii Gorzowskiej, dir. Piotr Borkowski, Soyoung Yoon, violino Splendida copertina 🙂 per un gran disco: violinista di straordinario carattere, mi stupisco abbia registrato così poco.
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