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zippie

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  1. Di una finezza che ho trovato originale fin strana, il violinismo di Vadim Repin (stasera in diretta RAI Radio3 da Torino), e mi son cercato l'album di unicità Riferirò...
  2. Acquistato oggi, per la seconda parte del programma lo Schulhoff in apertura del Ravel: non vedo l'ora di (ri)meditarci sopra. Julia Fischer, violino, con Daniel Müller-Schott al violoncello nel 2014, CD Orfeo 2016.
  3. Alla cadenza del concerto da lei intessuto a filo d'oro dall'inizio alla fine, sentito a ora pranzo da RAI Radio3, di curioso contrasto per suono innovativo in area tradizionale, mi son cercato l'album più - relativamente - progressista: Julia Fischer, violino, con Daniel Müller-Schott al violoncello nel 2014, nel CD Orfeo 2016.
  4. "Dinu Lipatti in an October 18, 1943 Radio Bern broadcast performance of Enescu's Piano Sonata No.3 in D, Op.24. The recording was first issued after Lipatti's death on EMI's Columbia label, but each official release of the performance has been at the wrong pitch. This video features the recording at the correct speed and pitch." (The Piano Files, YouTube https://www.youtube.com/user/markarama23/about) Che storia... (file under: del genere di ascolti che a me fanno andare giù di testa...)
  5. Ascolto queste, per me fantastiche, rese, ahimé solo via radio Internet (d'altronde ho già acquisito quanto mi basta di F.J. Haydn, in relazione anche ai miei ascolti dello Stesso...) Che larghezza d'espressione, dal nucleo in semina densa ben condotta per una sfera senza indicazione e insieme retta così dolcemente quanto saldamente. Mi emoziono in un apprezzamento di carattere affettivo, repulsivo di definizioni, quando l'interprete è in grado di produrre un'esito dell'operazione che si impone come capo d'opera tanto indipendente quanto gratamente poderosa: di quando non se ne si è investiti ma vi si può abitare come alimentandosi.
  6. Personalmente io ho problemi con i fiati: secondo me, quantomeno in Occidente, non studiati ovvero ricercati nella resa acustica possibile, la vera e propria produzione sonica, il corpo ed espressione vocale prima ancora che il timbro, quanto invece i cordofoni e persino le percussioni (per restare alla tradizione più classica), e questo nonostante gli sviluppi strumentali di tutto rispetto, dai corni agli ottavini ai sax, per citare i più borderline e quindi vedi mo' tra i più stuzzicanti alle mie orecchie in particolare nel tessuto orchestrale. Per questo mi ritrovo ad andare in giro alla caccia di organi piccoli e grandi di particolare personalità, o a patire effetti paralizzanti (astonishing, per dirla con voce internazionale) solo a certi maestri giapponesi di legni pardon bambù locali. E neppure credo si tratti di una questione di materiali, dalle plastiche all'oro, per andare ancora di estremi; ma, e vogliamo dirlo? di una certa animalità perduta, intendo nelle ossa budelle e pelli dei musicisti non degli attrezzi, secondo il genere. Mi spiace ma Severino Gazzelloni non lo si potè dire la Maria Callas del flauto seppure qualche intenzione divistica vi fu, me così nemmeno un benemerito Jean-Pierre Rampal secondo me occhenesò. Ed è per questo che mi capita davvero di rado di saltar sulla sedia, che è il moto che poi mi generalmente mi porta a pubblicare qui, all'ascolto di un flauto (del cui repertorio va però detto non mi circondo proprio granché, per quanto in premessa). Ma oggi mi sento di segnalare sicuramente questa flautista ungherese in cui mi sono imbattuto solo oggi e che direi di felicissima semplicità quanto efficacia e originalità? Noémi Győri (translitterabile in Noemi Gyori o Gyoeri) http://www.noemigyori.com
  7. Mi capita d'ascoltare anche stamattina alla DAB+ RAI Radio sedicente Classica le musichette jazz americane, in programmazione mi pare di capire ogni domenica mattina, e non resisto dal riflettere sull'impossibilità a occhio decisamente definitiva d'ogni ulteriore sviluppo locale di civiltà, cheppure in quest'angolo di Mediterraneo tanto laboratorio negli ultimi tre millenni se n'ebbe di formidabile consistenza. È a far data storica dal Sessantotto, o meglio dalla guerra civile 1969-1982, la marginalità culturale italiana, per cui, all'impossibile ricomposizione nazionale, sostanzialmente ciascun cittadino della Repubblica è da allora lasciato solo di fronte al mondo, salvo esservi accompagnato da, normalmente volgarissime, voci di lobbies di interesse privato, meno, ma persistenti, partitiche e più d'impresa di potere baronale e sovranazionale. Laddove praticamente la norma dei Paesi in particolare europei è d'attenzione e valorizzazione delle migliori risorse locali, con immediata conseguente crescita di luoghi d'exploit per gli stessi oltreché di affermazioni internazionali (anche storicamente inedite, tipo la Finlandia o la Corea Sud), in Italia per il mezzo secolo da quell'allora si è proceduto alla, non poco combattuta, sola organizzazione del mercato cosiddetto liberista, più interessato a creare dipendenze economiche che sviluppi spirituali: con il risultato d'una nazione felicemente (per contenimento del numero delle violenze percepite) riconfermata nella sua allergia alla guerra tracciata il 25 luglio 1943, seppure non in altre forme che il poco radioso "si salvi chi può" (perfettamente rappresentato dalla data dell'8 settembre 1943) ma anche risolta, a far data il 14 aprile 1975 della legge 103 di riforma delle diffusioni radiotelevisive, nello sfascio generale del "si salvi chi può" politico-economico-culturale a tutt'oggi garantito, o irrecuperabile secondo i punti di vista: d'esiti di sempre più radicate subalternità, a livello planetario, in ogni campo, e di marginalità morale, per cui si potrebbe semplicemente sbrigativamente parlare oggi come oggi della penisola italiana come di terra di "selvaggi", seppure non certo nel senso di presa di distanza dall'artificiale (dalle plastiche agli OGM passando per la cementificazione e le droghe) su cui fonda la sua maggior ricchezza il mercato di cui sopra. Fine della tirata. Solo adesso che metto giù la tastiera dalla mia pagina di diario, mi accorgo che oggi è giusto l'8 settembre e non resisto quindi dal pubblicarla, su questo, onorevole, sito di riflessione in lingua e collocazione italiana su quello che è un vertice della produzione culturale qual è la musica classica, o d'arte come dicono gli angloamericani.
  8. Voglio un ascolto correlabile. Mi butto su: Erich W. Korngold : Sonata n. 1 Michael Schäfer, pianoforte Qualcosa d'indubbiamente più naif, ma ci sta (la presa? valida, concreta; la [cifra della] resa? salda, di complicità), that's gooood.
  9. DAB+ RAI Radio Classica (ex Filodiffusione) quasi le 7 di sera: R. Schumann: Sonata n. 1 op. 11 V. Ashkenazy, pianoforte Pezzo tra il ricercato e il nonchalant. Interpretazione capace e intelligente, con pertinente slancio umano. Strumento non indifferente, fin entusiasmante. Presa (microfoni, produzione) insufficiente. That's fine.
  10. (Gioconda de Vito al violino) Il CD 9 mi sta mandando giù di testa: César Franck - Sonata In A Major For Violin And Piano Ludwig van Beethoven - Sonata No. 7 In C Minor Op. 30 No. 2 For Violin And Piano Ludwig (Louis) Spohr - Duo Op. 67 For Two Violins: No. III
  11. Sono stato tentato d'acquistare questo album (oltre che per l'ottima produzione) per la copertina, di fatto una psichedelia in chiave naturalistica (non artificiosa, quindi nel senso del classical) per cromatiche e dinamiche di curioso effetto su di me emotipnotico. Ma si tratta d'un genere musicale che, omaggiato di gusto Scott Joplin in collezione d'originalità, non riesce a più entrare nella mia fonoteca. (volendo, preascolti in abbondanza)
  12. No, niente, gli esiti del neobarocco non sono (ancora) all'altezza degli antichi facitori...! Anton Martynov : Baroque concerto for violin in G major (introdotto dal Baroque concerto for violin in G minor di F.M. Sardelli) Anton Martynov : Baroque suite for 2 violins in G major Anton Martynov : Baroque suite n. 2 for 2 violins in D minor Ma l'idea che l'Italia dei 2020s (gli entranti anni Venti/2000) possa esser luogo di rinnovata ispirazione classica nel canone della preziosità (anziché solo bacino d'utenza inglobata per derive da stadio alla Hans Zimmer, di cui pure riconosco la fascinosa tostezza nella loro sfacciataggine creola, pardon fusion) mi rallegrerebbe non poco. Anton Martynov https://fb.com/MUSICforTWO
  13. zippie

    in Veneto

    Gradita anticipazione: "San Martino a Natale", festival a Venezia https://anticonuovo.com
  14. La mia copertina borderline del giorno... (in una sorta di doppia accezione del termine borderline...) [la foto mi dicono presa a metà anni Trenta/900 sulla spiaggia di Lowestoft UK] Traducibile con: Relax - Trapassare in bellezza 🙂 (non trovo al volo l'anno di uscita di questo easy listening ciaicovschiano, quindi non se se abbia relazione con l'omonimo rosario di mostre del 2006 al Museum Schnütgen di Köln il Goethe-Museum di Düsseldorf e la Kunsthalle di Recklinghausen[*] e l'omonimo musical schubring-aderberghiano del 2013). (l'impressione è che il CD sia una riedizione tedesca, immagino appunto successiva e opportunistica, del prodotto che trovo del 2002 intitolato "Relaxation 5: The Heart Of Tchaikovsky") Potrei solo chiosare con l'osservazione che la cultura tedesca è forse quella di maggior frequentazione del sentimento, e travagliato, della morte, che gli antichi Egizi al confronto erano solo onesti psicopompi. A questo punto direi in alternanza con quella squisita lucidità, vera e propria delucidazione, loro (dei tedeschi) caratteristica nella disposizione più funzionale degli elementi della vita, quella stessa che forse anche ha portato la musica occidentale a peccare (insistere ossessivamente) in puntinismi analitici (sì: la sistematica delle "note", seppure quella del linguaggio su base verbale sia piuttosto una storia remota... ove le radici "indoeuropee", di pensiero per nessi i più diretti, sono alquanto inestricabili dalle tante altre). [*] https://www.phil-fak.uni-duesseldorf.de/heineage/veranstaltungen/zum-sterben-schoen/ [brochure] https://www.phil-fak.uni-duesseldorf.de/fileadmin/Redaktion/Forschung/Alternsforschung/Begleithef_ZumSterbenSchoen.pdf
  15. Segnalo la proroga al 30 luglio del bando seguente (cito): BANDO "GIOVANNI GUGLIELMO" Per la selezione nazionale di due giovani duo violino-pianoforte. Seconda edizione 2019. Gli Amici della Musica di Padova, la Fondazione Musicale “Omizzolo-Peruzzi”, l’Archivio Musicale Guido Alberto Fano onlus in collaborazione con CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica) bandiscono la seconda edizione di una Selezione Nazionale per individuare DUE giovani duo violino-pianoforte a cui affidare alcuni concerti nelle programmazioni artistiche 2020 dei promotori. La selezione è un omaggio alla memoria di Giovanni Guglielmo (1935-2017), l’eminente violinista padovano. La selezione è finalizzata anche alla valorizzazione della musica dei compositori italiani della “Generazione dell’Ottanta” e del primo Novecento, e specificatamente di quella di G.A. Fano, S. Omizzolo, A. Girotto, musiche che costituiranno una parte obbligatoria del programma di concerto proposto. La selezione è riservata a giovani di nazionalità italiana, di età inferiore ai trent’anni [come età media dei componenti del duo: la somma delle due età deve essere inferiore a 60], e avverrà sulla base di titoli artistici e dell’ascolto di materiale audio/video (CD, DVD, online) da parte della commissione. I premiati nella edizione precedente (2018) non potranno partecipare. Le domande dovranno pervenire entro il 20 [prorogato 30] luglio 2019 all’indirizzo: info@amicimusicapadova.org Amici della Musica di Padova, Via L. Luzzatti 16b, 35121 PADOVA oppure: info@fondazioneomizzoloperuzzi.it Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi Via Dosso Faiti, 4 I-35141 Padova Download Bando (PDF 180 KB) : https://fondazioneomizzoloperuzzi.us15.list-manage.com/track/click?u=64409d9a506a3f447d21deb34&id=1db7f1b233&e=a85efdd59c
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