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Majaniello

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  1. So che non è un genere molto seguito qui dentro, ma vi segnalo lo stesso il recital di questa ragazza, incentrato sui compositori italiani del XVII secolo, che suona il cembalo con uno stile chiaro, teso e immaginifico, per nulla indulgente, soprattutto. Mi ricorda per certi versi l'amata Blandine Verlet nelle sue incisioni giovanili, ma anche il suo conterraneo Aapo Häkkinen. Frammenti del discorso amorosoMarianna Henriksson (harpsichord)rec. 2017, Kallio-Kuninkala, Järvenpää, Finland Giovanni PICCHI (1572-1643)1. Toccata [4:20]2. Pass' e mezzo [5:29]Tarquinio MERULA (1594/5-1665)3. Toccata del secondo tono [3:47]4. Capriccio cromatico [3:38]5. Girolamo FRESCOBALDI (1583-1643) Cento partite sopra passacaglia [10:58]6. Bernardo STORACE (fl. mid-17th century) Ballo della battaglia [1:49]7. Michelangelo ROSSI (1601/2-1656) Toccata settima [4:35]8. Gregorio STROZZI (ca. 1615-1687) Toccata de Passacagli, e ciascheduno può sonarsi à solo [5:22]9. Girolamo FRESCOBALDI Toccata duodecima [4:24]10. Bernardo STORACE Ciaccona [5:55]11. Gregorio STROZZI Toccata prima per cembali et organi, con pedarole e senza [7:03]
  2. ah bello questo! ho letto 1979 e ho pensato non fosse nelle mie corde, dato che ricordavo le ultime cose di Searle un po' ostiche, mentre qui c'è molta cantabilità, seppur in tono misterioso e un po' tromboneggiante. Ma i frammenti che si sentono qui e là sono citazioni? ogni tanto c'è un pezzetto di cavalcata, un passaggio swingato, una fanfara "in fuga", ad un certo punto pare di sentire anche un tema popolare, sembrano però tutti spunti accennati e subito abbandonati.
  3. Majaniello

    Mahler

    Per rispondere alla tua domanda, ammesso che tu non abbia già comprato la rivista in questione , trovo Ivan Fischer un grande direttore del repertorio romantico, uno dei pochi contemporanei che si possa dire "con personalità", immediatamente riconoscibile. Mi riferisco non a questa registrazione in particolare, che non conosco, ma ad altre da me ascoltate e citate nel forum in questi anni. Non credo sia un grande modernista, il suo Bartok ad esempio non sempre lo capisco e lo apprezzo, mi suona troppo "morbido" e arbitrario... per dire che se cerchi una nona interpretata come estremo atto del romanticismo può essere il tuo uomo, se la pensi come sinfonia di transizione tra '800 e '900 probabilmente ci sono nomi più interessanti (quelli citati e altri). Per quel che vale, lo conferma il giudizio di Hurwizzone nostro, che la pone sulla direttrice romantica no-pippefilosofiche di Walter e Masur. La rece:
  4. Dal topic di Hurwitz: orchestra gigantesca e suono trasparente, con linee sempre ben comprensibili, come in un'orchestra da camera... tantissimi gli spunti musicali in poco più di 15 minuti, insomma ottimo Denisov come al solito, anche alla fine (dovrebbe essere stata scritta nell'anno della morte). Visto che uno dei preferiti di Denisov era Schubert, proseguo con alcune canzonette da qui:
  5. Io mi rivedo proprio in Sgarbi 😆 Fammi postare una cosa e poi la pianto, giuro: la versione "melodramma metastasiano" dell'epico scontro, una chicca per gli amanti dell'opera settecentesca: https://fb.watch/cYLmNZPvgW/ abbiate pazienza se non è yt, è l'unico link che ho trovato.
  6. A parte la bizzarria del personaggio, mi è proprio piaciuta la musica, apparentemente di una leggerezza "pop" eppure condita di tanto in tanto da stratagemmi avanguardistici. Certo non sarà della statura di un Ives però... a me questi personaggi stanno simpatici! A proposito: mi sembra di sentire Bernstein qui, intendo il compositore. Paradossalmente era più fuori di testa Ives 50 anni prima.
  7. Ci sarà stato qualche "nostalgico" nel cast. Ma infatti, cosa vuoi che gliene fregasse alla Verrett dei libretti, semmai era impegnata a farsi strada nel mondo della musica e del teatro, che a quanto si sente in giro è un mondo di mxxxx, a livello di dinamiche umane intendo. Come non gliene frega niente al pubblico (tanto i libretti non li legge nessuno, per inciso). Perchè aspettare così tanto: https://www.youtube.com/watch?v=fW2jDYTG0_8 Da notare che sono anche dannatamente in topic, giacchè si parlava di Gergiev
  8. L'importante che non mi tolgono il verso "morte ai tedeschi!" nella Forza del Destino (nell'epoca del fascio diventava "morte al nemico").
  9. Il disco Grainger-Rattle mi è piaciuto moltissimo! 😮 Cazzeggiando ho trovato questa performance surreale:
  10. Conobbi gli oratori haydniani da ragazzino, sull'onda dell'amore per l'Haydn sinfonico, ma infognato com'ero con l'opera italiana li accantonai rapidamente (parliamo poi delle edizioni DG). Sulle Stagioni sono tornato qualche anno dopo con Jacobs, questa volta sull'onda del successo del suo Mozart-Da Ponte... edizione eccellente pure quella, più urgente e drammatizzata, e più... come dire... campagnola! c'era lì una bellissima atmosfera festosa, più che bucolica direi proprio contadina, e il suono asprigno rimandava ai profumi dei campi e della vita agreste. Il limite forse di quell'edizione era la dimensione di solennità oratoriale decisamente sacrificata, con tutte le implicazioni in termini di messaggio che questa si porta dietro (il contatto col divino, la metafora della vita, i vari pipponi moralistici). E quindi oggi ho ascoltato Gardiner, non che lui sia monumentale (menomale), ma mi pare che il suo essere "hip moderato" lasci emergere di più l'aspetto etico-filosofico della questione. Voglio dire, è pre-beethoveniano anche in questo, non solo negli aspetti di superficie. °°° Vabbè, per facilità provo con questo, per partire da qualcosa:
  11. Bello questo! ma quindi... discografia di riferimento? °°° Io ascolto Heldenleben diretto da Celibidache. O forse no, il Celi non avrebbe mai cercato il fraseggio struggente al minuto 2.00, come se fosse un Rachmaninov qualunque. Snorlino che ne pensi? @Snorlax
  12. Registrazione uscita quest'anno. Al netto di un certo manierismo nei fraseggi, che mal sopporto e che fa molto barocco del XXI secolo, il solito diligentissimo compito di Alessandrini, all'insegna di una raffinatezza quasi cerebrale. All'ascolto sembra un'esecuzione a parti reali, una scelta in linea con l'idea di trasparenza vitrea che il direttore porta avanti ormai da decenni. Una certa incisività ritmica e l'indubbia capacità evocativa donano un po' di sangue ad un'operazione che rischiava di essere viceversa eccessivamente estetizzante. Non il Vivaldi dei miei sogni, ma in senso assoluto un'incisione di gran pregio. Sono incluse anche le trascrizioni di Bach, quelle all'organo sono eseguite da Ghielmi. PS: ah, ovviamente copertina orrenda e incomprensibile, come tutte le sue ultime.
  13. Lo conosco solo di nome, non so neanche che genere faccia... certo il commento di @giobar non invoglia all'approfondimento 😆 Ho invece trovato un po' di tempo per seguire un tuo suggerimento: Incredibile come una pietra miliare del genere sia così relativamente poco nota, intendo meno nota di un Don Giovanni o di un Fidelio. Eppure, a conferma della loro modernità, le Stagioni, come la Creazione, ebbero un'influenza enorme nell'epoca in cui uscirono, e non mi riferisco solo a Beethoven, ma anche ai compositori italiani. Il gene "tedesco" nel dna di Cherubini veniva ben più da Haydn (ascoltare la recentemente edita Faniska per rendersene conto) che dal Gluck francese, influenza quest'ultima che ho sempre trovato un po' sopravvalutata (almeno da alcuni osservatori, ma da altri no, c'è da dire). Ma ciò che si ricorda meno è che Rossini era un ammiratore sfegatato di Haydn e in particolare dei suoi oratori, che diresse più e più volte anche in Italia. Ricordo come in una lettera si vantasse di conoscerli a memoria fin nei più piccoli dettagli così come Mendelssohn conosceva la Passione di S. Matteo. Il piglio di Gardiner suona esattamente (primo)ottocentesco, com'è giusto che sia.
  14. L'interesse verso questo tipo di operazioni, all'epoca viste più che altro come curiosità, è sempre esistito, ogni tanto becco qualche registrazione che sembra fatta trent'anni dopo. Certo fa effetto quando scovi interpreti così grossi alle prese con autori così poco conosciuti! Visto che il tempo fuori fa schifo, oggi casa e relax... ho proseguito con questo disco molto interessante, che offre un punto di vista poco frequentato, lontano dall'idea dello Scarlatti esuberante istrione della tastiera: Copio un pezzetto delle note di Vartolo perchè chiariscono molto bene la sua visione:
  15. Mi pare che raccattino roba un po' di qua e un po' di là fuori stampa, anche se ormai è un po' che si son messi a produrre anche loro incisioni nuove di zecca... a questo giro segnalo che Coen suona un fortepiano d'epoca (benchè ci sia scritto "pianoforte" in copertina) mentre Zentilin un pianoforte moderno, anche se non credo sia questo il motivo di questa doppia stampa.
  16. Ero convinto che uno dei primi ad usare il pianoforte (fortepiano) fosse stato Clementi, invece scopro che (fonte Treccani) questo signore ha battuto tutti: 12 sonate da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti l'eloquente titolo completo della raccolta del 1732 (!), in cui si raccolgono appunto 12 brani dallo stile vagamente scarlattiano (Giustini era coetaneo di Scarlatti, e quindi anche di Bach e Handel) pensati però appositamente per il nuovo strumento (non ho letto gli spartiti, ma pare che le notazioni dinamiche abbondino). Così, mi sono ascoltato pure questo cd di Baiano che alterna sonate al cembalo e sonate al fortepiano. La suggestione è quella di una musica che varca i confini della sua epoca e si proietta già nel classicismo.
  17. Mai sentita. Trovo Gardiner molto alterno nel repertorio ottocentesco. Witt nel tuo boxino c'è mica questo anche?
  18. Quando lo tirai fuori io questo mi dicesti che era un direttore nientedicchè... per essere più influente mi dovrò fare un sito... Kovskytoday Ottima segnalazione e splendido repertorio! Autore che andrebbe considerato di più dalla discografia, non solo per questi gradevoli pezzi per contrabbasso... i pochi quartetti incisi (su Dynamic credo) rivelano un grandissimo artigiano, e poi c'è anche un Requiem!
  19. Raga avete ascoltato Paavone in Messiaen? sul tubo si trova questa sinfonia, e qualche giorno fa ho ascoltato anche un suo disco Alpha che ho trovato ben fatto, di opere diverse per orchestra (anche se la musica di quest'autore non mi fa mai impazzire). Ma è pagato dalla Naxos, di che parliamo?! almeno, così mi ha detto @Ives, l'Hurwitz italiano
  20. eh bello bello! lo devo finire a dire il vero... perchè l'altra sera poi ero stanco e ho lasciato. Ci sono tutti gli ingredienti dello Jacobs migliore, a partire dal suono ricco e mai affogato, fino ai cori, cristallini e pimpanti... fai conto che non ascoltavo quest'oratorio da secoli, e avevo anche riferimenti vetusti. Dirò poi una cosa, ho notato che lo stile morbido e arioso tipico di Harmonia Mundi mi sta sulle scatole solo in relazione ad alcuni autori/pezzi, mentre in Handel mi piace, gli toglie un po' quella pomposità, frutto anche di una scrittura geometrica (non mi viene altro aggettivo), e gli dà un po' di vita, di aria appunto. Anche il Solomon di Reuss mi piacque, così i concerti di Egarr. E con questo elogio dell'HM, non c'è che dire, mi sto proprio imborghesendo.
  21. Mi stupisce questa convergenza su Nucci, perchè se c'è un Rigoletto che trovo insopportabile è proprio il suo! Parlo del disco di Chailly, e di certi live più recenti che mi è capitato di sentire, che sono pure peggio. Tutto caricato di enfasi, con note intonate a capocchia o al limite del parlato (tutta la prima parte), ed pure grossolano nel cantabile, con quelle aperture e quei portamenti da balera e il ritmo per conto suo. A che serve avere l'emissione se canti con questo stile qui? Me lo sono riascoltato, perchè ho pensato di ricordare male, ma è proprio come me lo ricordavo: e, badate, ho grande simpatia per la persona. Per me con questo non c'è gara, nonostante ci sia qualche singhiozzo di troppo anche qui: Non mi sarei mai aspettato di fare un intervento del genere, dato che di solito sono io quello che azzarda proposte poco ortodosse
  22. Grande! ❤️ Pensa che mi ricordo delle lodi a Fricsay, alla scena della festa... non so se me lo sono sognato. Confesso che sento come più naturale i cantanti tedeschi in Otello che non in Rigoletto o Macbeth... che poi il livello di "falso stilistico" è lo stesso. Tu, da baritono, che Rigoletto proponi?
  23. Non so se l'avete già fatta Pink, ma dovresti proporre qualche ascolto comparato di Rigoletto nel topic dei confronti. Sarebbe molto istruttivo, specie in relazione all'idea di baritono verdiano, appellativo che ho visto attribuire fin troppe volte a casaccio.
  24. Vero, perchè Bruscantini era molto sottovalutato nei ruoli drammatici, e quindi finiva in mezzo ai mediocri, mentre io l'ho sempre trovato di grande abilità tecnica ma pure di grande spessore interpretativo. E' la maledizione dei comici, a teatro come al cinema. Per me il problema maggiore di Rigoletto (l'opera) è Rigoletto (il ruolo). Le edizioni che ascolto più spesso sono Serafin e Solti, perchè le trovo complessivamente più coinvolgenti di altre, in parte per la direzione in parte per la capacità di far rivivere il carattere dei personaggi, ma ahimè hanno tutte e due protagonisti deficitari sul piano vocale (benchè Gobbi secondo me ha delle ottime intenzioni, che la sua voce usurata non gli consente di realizzare). Dagli italiani molte delusioni, eccetto Bruscantini... forse mi piaceva Taddei, ma non me lo ricordo, sinceramente. I tedeschi vade retro, poi tra gli americani c'è il famoso McNeil con la Sutherland, che piaceva a Celletti mi pare, in virtù delle mezze voci presumo, ma ho la sensazione che non sappia cantare su una linea unica, "all'italiana", cerca sempre un fraseggio troppo contrastato. Una delle mie prime edizioni è dell'ante-guerra (letteralmente!), inclusa nella mitica serie La Grande Lirica (che vedo girare ancora), con Stracciari nel title-role: io avevo proprio le cassette!
  25. Majaniello

    Necrologi

    No poveraccio! con tutto il rispetto per i morti più anziani, questo aveva sì e no 50 anni (ragion per cui le virgolette a giovane si possono anche togliere). Peccato. Ma era malato o è stato un incidente?
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