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Majaniello

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    calvinismo triste spacciato per rivoluzionarismo del futuro contro la minaccia dei pariolini disperati che temono la felicità

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  1. Basta pipponi! almeno, non più su questo forum Edizione notevole, comunque
  2. @Snorlax tranquillizziamo il forum sul fatto che non tornerò a scrivere qui come un tempo (magari solo brevi interventi o link), sveliamo che mi hai chiesto tu un intervento pubblico e io ti ho accontentato... così ora siamo sicuri sicuri di quel che dicevamo
  3. Io la storia della congiura l'ho sempre inquadrata nella cornice di cui sopra. Gli atti di prepotenza che i congiurati attribuiscono a Riccardo (una vendetta di sangue, l'espropriazione di un castello e, non in ultimo, le corna) completano il ritratto di un sovrano che, fino a quel momento, era tutt'altro che illuminato. Ancora una volta Verdi ci ricorda (a noi tutti e a chi aspira a governare, ovviamente ) che non possiamo eludere la responsabilità delle nostre azioni, prima o poi il conto arriva e ne pagheremo le conseguenze. Anche nel caso in cui, come Riccardo, la crescita porti ad un ravveddimento, le conseguenze di quanto seminato continueranno a ricadere inevitabili, poichè la percezione che il mondo circostante ha di noi è sempre "un passo più indietro". Tant'è che quando Riccardo muore quel mondo che è probabilmente il riflesso (o il prodotto) del suo vecchio IO è ancora tutto lì (Renato che si accorge tardivamente della crescita di Riccardo è ancora un'altra bella metafora).
  4. La butto lì (per il mio amico Snorlax), a me sembra che Ballo sia una riflessione non meno acuta di Traviata o Trovatore sulla scelta, la consapevolezza, la crescita umana e morale. Non dimentichiamoci che la poetica di Verdi è animata principalmente da questo (certo sì, all'interno c'è quasi sempre il discorso politico, ma come se fosse il riflesso su grande scala di un discorso sull'individuo). La musica brillantissima che cita Ives è una specie di fondale, un contesto in cui si muove Riccardo, prima perfettamente integrato e poi via via sempre più avulso, fino all'atto estremo di rinuncia all'amore, di rinuncia all'abbandono: la capacità di scegliere, di prendere decisioni sconvenienti e dolorose in nome di un valore, di una responsabilità, di un ruolo, lo porta dal livello adolescenziale "à la Oscar" in cui era all'inizio dell'opera, a quello di vero uomo illuminato (e in fondo nell' indicare questa come principale caratteristica di un politico c'è anche un'indicazione politica). Riccardo muore su una specie di minuetto trasfigurato, che è l'ombra di quel che era lui stesso, quel contesto che è rimasto lì dov'era mentre lui si è elevato. Non ricordo chi l'ha definito "il Tristano di Verdi", e forse lo è ma in senso speculare e opposto (molte opere verdiane lo sono), in un certo senso è proprio un'opera anti-romantica.
  5. Sì lo conosco bene, era un'esclamazione di approvazione
  6. @Wittelsbach @Snorlax @noone
  7. @Wittelsbach Secondo me se Giudici avesse detto: "ehi ragazzi, 20 anni fa scrivevo questo... mi sbagliavo, perchè... " non ci sarebbe stato niente di sensazionale. Il problema è ritrovarsi con due giudizi antitetici della stessa firma senza alcuna spiegazione, che ti viene da pensare "ma mi ha preso per i fondelli ieri o mi sta prendendo per i fondelli oggi?".
  8. 1894 version... Ma gli strumenti non erano ormai uguali a quelli di oggi?
  9. Ah ma è questa, uscita su naive: che conosco ed è ben fatta. Anche se non c'entra con la fondazione, segnalo che su naive c'è anche un altro titolo (sempre hip) imperdibile specialmente per i fan di Beethoven:
  10. Ma che accordo è? Lo sbatti fuori perchè è un molestatore, parli di decisione irreversibile, e poi "grazie di tutto e mille auguri per il futuro"... sembrerebbe un'ammissione di colpa se non fosse che Gatti è d'accordo (il che sembrerebbe un'altra ammissione di colpa). Mi pare una roba del tipo: "ok, io non vi faccio causa e voi fate finta che non sia successo niente".
  11. Leinsdorf ha inciso pure le sinfonie di Mozart ma, vado davvero a memoria, in quel contesto lo ricordo più loffio.
  12. E' che "Grande Maja" non è un'espressione molto... pinkertoniana!
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