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Majaniello

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  1. Vabbè ormai sono in ballo, tanto vale... @giobar mi pare che il discorso fosse nato dalla sinfonia di SS e da quanto fosse "moderna" in quanto già "non-sinfonia".. o una cosa del genere. Tirar fuori il '900 è fuorviante... come paragonare le sonate di Scarlatti a quelle di Beethoven, è chiaro che in ogni periodo ad una stessa terminologia corrisponda una forma differente. Nell'800 la sinfonia rimane sinfonia, anche Bruckner la estende e la reinventa da dentro, ma segue gli sviluppi della forma-sonata, ha adagi, scherzi, divisione in movimenti ecc. Lo stesso Berlioz tiene un filo (per me puramente pretestuoso) con la tradizione, persino nel Romeo e Giulietta ci sono Introduzione, Allegro, Adagio, Scherzo e finale, inframmezzate da un'iradiddio di altra roba. Liszt si inventa il poema sinfonico per poter fare il cavolo che gli pare, ma quando scrive le sue "sinfonie" si attiene alla regola (primo movimento in forma-sonata, poi adagio ecc). Non parliamo di Schumann e Brahms, che si concedono qualche piccola deroga ma in fondo, costretti o meno, scrivono sinfonie post-beethoveniane (ci sono deroghe anche nel '700, penso alla sinfonia funebre di Kraus fatta di soli tempi lenti). Per questo dicevo che l'800 mi pare una fase di transizione tra il modello Haydn e la libertà formale ed espressiva del '900, tutti si prendono delle licenze più o meno ampie come dice Ives qui su, giocano a svuotare la struttura da dentro, ma quasi nessuno rinnega la regola. Questo costringere una sostanza romantica, sovrabbondante per definizione, in una forma classica ormai non più adeguata (più che altro perchè a nessuno importava più degli equilibri interni) qualche pastrocchio lo ha generato. E' ovviamente una considerazione personale con la quale non concorderete. Me ne torno nella tana, ciao a tutti
  2. Attualmente sono in pace con tutti Sarà perchè non scrivo più.... A me pare che nell'area tedesca non sia successo niente di sconvolgente alla forma-sinfonia almeno fino alla fine del secolo, con l'eccezione di Bruckner che era piuttosto un outsider. Anche Lelio, a questo punto. Berlioz mi dà la sensazione di uno che scriveva quello che voleva, e poi gli dava un titolo. La sua musica è un continuo laboratorio, dove la sua ricerca si concentra sugli aspetti fonici, timbrici, narrativi, evocativi ecc, la scrittura appare un orpello che si piega a queste esigenze. Forse la Fantastica è più regolare solo perchè rappresenta il primo allontanamento dai soliti canoni. Credo che la musica più emblematica del romanticismo sia quella da camera e quella per il teatro (sì, Wagner compreso ). Stiamo sempre a magnificare le solite quattro-cinque sinfonie, o a raschiare il barile alla ricerca di uno Chausson incrostato sul fondo, quando in ambito sinfonico basta oltrepassare il secolo e quantità e qualità si impennano esponenzialmente. Basterebbero le sinfonie di Ives, Mahler, Prokofiev, Sibelius (per citare i più popolari) a farci dimenticare in un istante gran parte della produzione ottocentesca. PS: i compositori italiani, gli unici nell'800 ad essersi tenuti lontano dalla musica sinfonica, sono stati spesso accusati di limitatezza culturale (o addirittura tecnica). Vuoi vedere che invece avevano ragione?
  3. 😁 Noto che tra discussioni sul Beethoven di Furtone, su Franck e quanto sia genio o bidone (un evergreen di musica-classica.it), sulla presunta faziosità di Madiel ecc ecc il forum va avanti come al solito, anche senza di me! Certo non ci sono più le flame wars di una volta... Siccome, se intervengo, voglio essere in topic, dirò la mia, così dò soddisfazione a Wittel: E' un problema che gli autori, dalla morte di Beethoven in poi, hanno smesso di porsi, perchè ce lo dovremmo porre noi? Piuttosto, secondo me la velleità di non avere più regole e misure è andata, quantomeno nell'immediato, a scapito della qualità; nel migliore dei casi è stata una forma di pionierismo, nel peggiore una fase in cui l'imperizia tecnica poteva essere spacciata per originalità. Anche nei miei pipponi ogni tanto c'è qualcosa di buono, evidentemente vanificato dall'incocludenza di altre mille parole inutili. Io da grande volevo essere Corelli, e invece mi ritrovo Liszt, è evidente che qualcosa è andato storto. E comunque, davvero ne parliamo ancora? l'800 sinfonico è una parentesi, necessaria quanto trascurabile, tra l'infanzia ingenua e incontaminata del classicismo e la multiforme maturità del '900. E' quell'età un po' brufolosa in cui litighi in continuazione coi genitori, scopri l'onanismo, ti prendono un sacco di paturnie, e allo specchio sembri un mostro. Sono le scuole medie della storia della musica. OT ma mica tanto: giorni fa cercavo info in forum su Giacomo Carissimi... o ho cercato male oppure in 10 anni nessuno ne ha mai parlato, ditemi voi.
  4. E' vero, nonostante io non scriva più qualcosa da dire ce l'ho ancora, e questa se non la commento io non so chi la commenta. A me il clima che si respira ultimamente a livello mondiale fa venire i brividi, sono davvero profondamente angosciato, vorrei fare qualcosa di concreto ma mi sono reso conto che non posso che subire questa nuova fase storica in silenzio. Eppure una notizia del genere richiede una presa di posizione. Non è un politico o un magistrato o un giornalista ad essere sotto attacco (grave ma tipico in una fase reazionaria come questa), no qui si tratta di un musicista, una roba che ci riporta indietro di non so quanti decenni. Davvero sembra che la musica, foriera per la stragrande maggioranza di un pensiero libero e universale, non ci abbia insegnato alcunchè. Ed ora tutti quelli che si sono indignati per cretinate tipo la lesa maestà di qualche santone del podio o si sono infervorati nella querelle Mozart-Luchesi dimostrino con la stessa vis il loro sprezzante sdegno d'innanzi a questa storia.
  5. Ancora ci speri? Quel che avevo da dire l'ho detto.. Ma vi leggo sempre eh! Buone feste a tutti!
  6. Basta pipponi! almeno, non più su questo forum Edizione notevole, comunque
  7. @Snorlax tranquillizziamo il forum sul fatto che non tornerò a scrivere qui come un tempo (magari solo brevi interventi o link), sveliamo che mi hai chiesto tu un intervento pubblico e io ti ho accontentato... così ora siamo sicuri sicuri di quel che dicevamo
  8. Io la storia della congiura l'ho sempre inquadrata nella cornice di cui sopra. Gli atti di prepotenza che i congiurati attribuiscono a Riccardo (una vendetta di sangue, l'espropriazione di un castello e, non in ultimo, le corna) completano il ritratto di un sovrano che, fino a quel momento, era tutt'altro che illuminato. Ancora una volta Verdi ci ricorda (a noi tutti e a chi aspira a governare, ovviamente ) che non possiamo eludere la responsabilità delle nostre azioni, prima o poi il conto arriva e ne pagheremo le conseguenze. Anche nel caso in cui, come Riccardo, la crescita porti ad un ravveddimento, le conseguenze di quanto seminato continueranno a ricadere inevitabili, poichè la percezione che il mondo circostante ha di noi è sempre "un passo più indietro". Tant'è che quando Riccardo muore quel mondo che è probabilmente il riflesso (o il prodotto) del suo vecchio IO è ancora tutto lì (Renato che si accorge tardivamente della crescita di Riccardo è ancora un'altra bella metafora).
  9. La butto lì (per il mio amico Snorlax), a me sembra che Ballo sia una riflessione non meno acuta di Traviata o Trovatore sulla scelta, la consapevolezza, la crescita umana e morale. Non dimentichiamoci che la poetica di Verdi è animata principalmente da questo (certo sì, all'interno c'è quasi sempre il discorso politico, ma come se fosse il riflesso su grande scala di un discorso sull'individuo). La musica brillantissima che cita Ives è una specie di fondale, un contesto in cui si muove Riccardo, prima perfettamente integrato e poi via via sempre più avulso, fino all'atto estremo di rinuncia all'amore, di rinuncia all'abbandono: la capacità di scegliere, di prendere decisioni sconvenienti e dolorose in nome di un valore, di una responsabilità, di un ruolo, lo porta dal livello adolescenziale "à la Oscar" in cui era all'inizio dell'opera, a quello di vero uomo illuminato (e in fondo nell' indicare questa come principale caratteristica di un politico c'è anche un'indicazione politica). Riccardo muore su una specie di minuetto trasfigurato, che è l'ombra di quel che era lui stesso, quel contesto che è rimasto lì dov'era mentre lui si è elevato. Non ricordo chi l'ha definito "il Tristano di Verdi", e forse lo è ma in senso speculare e opposto (molte opere verdiane lo sono), in un certo senso è proprio un'opera anti-romantica.
  10. Sì lo conosco bene, era un'esclamazione di approvazione
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