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Majaniello

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    calvinismo triste spacciato per rivoluzionarismo del futuro contro la minaccia goebbelsiana

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  1. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Eh quest'opera è geniale, io l'ho solo assaggiata ma andrebbe approfondita in tutte le allegorie psicologiche che inscena... Come al solito gli artisti più grandi sono anche i più lucidi.
  2. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Volevo chiederti, ci sono delle ragioni storiche - che non siano puramente generazionali - per le quali un compositore come Bartok, pure lui dell'est Europa, pure lui interessato al folclore, pure lui autore piuttosto impegnativo, sia riuscito ad entrare nel grande repertorio e uno come Skalkottas sia rimasto relegato lì dov'è? è solo una questione di grado di complessità?
  3. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    E' che non ce l'ho quello ma ti credo... Bartoletti me lo ricordo un buon direttore, Pons è un grande interprete, e ti credo pure sulla Freni, a me - che sono perverso - piace di più la Freni "sfatta" degli anni '80, pare che la Mirellona, non potendo più contare sulla bellezza e la solidità dei suoi mezzi naturali, si sia sforzata in quegli anni di diventare un'interprete intelligente e attenta, il suo Puccini con Sinopoli ad esempio mi piace molto, molto più delle sue prove con Karajan. Io preferivo l'edizione Maazel più che altro per l'eloquenza degli interpreti, specie Scotto e Wixel, che trovo più credibili nei rispettivi ruoli, anche se vocalmente meno solidi dei colleghi dell'edizione Leinsdorf, di cui - sono sincero - non ho memoria nè positiva nè negativa della direzione (non ascolto quel disco da una vita). Sì Maazel è così, ma non lo liquiderei troppo velocemente, a me in Puccini una direzione più "berghiana" piace (per i motivi già espressi altrove).
  4. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Che poi la scelta è tra questa e Maazel (che preferisco). Pinkerton preferirà questa.
  5. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Purtroppo non ho gli originali, appena potrò permettermelo li comprerò. Skalkottas è un autore speciale, su cui sto tornando sempre più di frequente. E' un autore non difficile all'ascolto (per me ce ne sono decisamente di più ostici) ma profondo, ad ogni ascolto scovi qualcosa di nuovo. E' emotivo ma non esibito, ha la rara capacità di appagare cuore e cervello (la mia sensazione), perchè poi è un grande neoclassico, sia nella costruzione che nello sviluppo melodico, ma sembra che usi la serie per "animare" le sue costruzioni. E l'altra cosa che adoro è l'assenza di compiacimento nella sua musica, è roba tosta, "autentica", pulita e potente. Peccato che non abbia completato la famigerata suite sinfonica di cui questo largo doveva far parte, una volta tanto hai ragione tu a dire che è uno dei capolavori del '900 (ma diciamo pure della musica, chè non ha niente da invidiare neanche al mio amato Beethoven).
  6. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Largo sinfonico °°°° Pensavo ieri sera, dopo i soliti pipponi su Furt: certo che ci accapigliamo sui soliti grandi nomi (grandi poi, capiamo anche quanto...), su come massacrano più o meno abilmente i soliti 6 o 7 autori del grande repertorio, sempre loro (gli interpreti), sempre quelli (gli autori), musica talvolta bella, belloccia, geniale più raramente di quel che ci vogliono far credere, gradevole nel migliore dei casi, quando non mediocre... un goccia nel mare della musica scritta (e penso alla vastità del '900, ma anche ai secoli precedenti l'800, distese di capolavori abbandonati nel sottobosco). Sì, ok, è tutto molto divertente, incazzarsi un po', creare fazioni, confrontare, criticare... io per primo mi ci butto, è un passatempo certo migliore del calcio o della pesca... ma quanto male hanno fatto questi interpreti al mondo? qualcuno ce l'ha con il pop, che almeno è popular per costituzione, ma rendere un affare pop la musica classica, tagliando fuori dai grandi circuiti e quindi dalla conoscenza del grande pubblico tonnellate di arte perchè giudicata "poco appetibile" (che alibi del cavolo, spesso manco vero), e tutto in ossequio al mercato, al rito della sala da concerto, o semplicemente all'ignoranza (chè molti dei direttoroni sono dei caproni, compresi i miei preferiti), non è un peccato più grave che scrivere una canzone? Spesso me la prendo col pubblico, desideroso di avere l'ennesima erezione con Beethoven, Verdi, Bruckner, Chopin o chi volete voi, ma quanta ricettività avrebbe sviluppato lo stesso pubblico se educato e stimolato a dovere, se cioè i Karajan, i Bernstein, i Muti e gli Abbado si fossero dedicati SERIAMENTE E COSTANTEMENTE alla diffusione dell'arte tutta, se avessero riservato parte del loro talento alla musica, se avessero utilizzato parte della loro notorietà per qualcosa che non fosse la costruzione della propria carriera? E allora, sapete che c'è? per una sera evviva Nikos Christodoulou, su cui non si accenderà nessun dibattito furibondo, dato che non so neanche chi caspita sia, e magari non è neanche così bravo come i signori qui sopra, o magari è più bravo di Furtwangler chissà (tanto la musica che dirige la dirige solo lui), ma non mi beccherei comunque nessun "rinchiudetelo" se lo dicessi e la cosa mi rattrista, perchè a chi volete che interessi un tizio greco che dirige musica greca? eppure è grazie a lui e mille altri professionisti che possiamo godere di tutto quel che di bello la musica d'arte ci ha lasciato, non grazie ai geniacci del podio. E quindi un applauso a tutti i signori nessuno, che si arrabattano un po' per necessità e un po' per passione, e che sono, al di là delle divertenti chiacchiere da bar che suscitano i grandi interpreti, l'unica vera fonte di arricchimento culturale alla quale chi vuol andare oltre la fiumana del pop può abbeverarsi. Fine del pippone eversivo-moralista (e in fondo autocritico).
  7. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Allora non diciamo socialista che sembra antistorico (è possibile che qui dentro sia considerata una brutta parola ), diciamo - a parte una breve sbandata illusoria - antinapoleonico, che è incontestabile. Qualcuno che avesse voglia di capire cosa voglio dire può rileggersi, per citare una cosa recente tra quelle che ho scritto, l'approfondimento sull'opera-comique VS tragedie-lyrique, stili, contenuti, sottotesti politici e pubblici di riferimento. Tanto per smontare l'idea che in forum si fanno le "sparate" Sì, era proprio cristiano e anti-cattolico, tanto cristiano da avvicinarsi alle religioni orientali, che per me non è affatto contraddittorio, considerando che il cattolicesimo è la negazione del cristianesimo (opinione personale). Beh è il primo merito che ho riconosciuto a Furt (ovviamente gli amici qui sopra si sono persi questo passaggio), e se ci pensi è il grande lascito del Wagner direttore: riuscire a far smuovere qualcosa nell'interno. Se la posizione è puramente emotiva... che dire, le emozioni non si possono contestare, si possono solo aizzare e convogliare, del resto è questo che vogliono i reazionari, abbassare lo spirito critico e innalzare il livello emotivo (guardati un po' intorno nella storia e fai le tue valutazioni). Comunque, smuove nell'interno anche me, se devo essere sincero, solo che a me prende l'intestino
  8. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Sono già in cura, grazie E' una sintesi di concetti che ho ampiamente argomentato in forum nel corso di anni, poi chi ha letto, ascoltato e studiato Beethoven (e il suo contesto storico) come me sa anche contestualizzare il senso di ogni singolo aggettivo, quindi non mi faccio niente, sta tranquillo Che c'entra, anche all'epoca di Wagner non avevano inventato il nazismo (chiamiamolo totalitarismo, così non gli diamo un colore politico, a scanso di equivoci). Quando chiesi a zeit se secondo lui Bruckner conosceva Hegel mi rispose: "si può essere hegeliani anche senza saperlo". Non rispondo a te - so che la tua è una battuta - quanto ad eventuali lettori che potrebbero prendere l'affermazione sul serio.
  9. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Quella è il vostro santuario, io non ho accesso Devi, interpreti così chiacchierati vanno ascoltati, anche solo per parlarne male poi Il mio sereno ed equilibrato punto di vista: Furt è stata la più celebrata espressione degli insegnamenti del Wagner-direttore nell'epoca moderna. Il suo Wagner è un'opzione plausibile, addirittura di primo livello se ci si ferma alla sola capacità comunicativa. Furt non era un mostro nella concertazione e nella cura dei dettagli (non come Karajan o Klemperer) ma aveva il dono di enfatizzare al massimo (e in vecchiaia oltre il grottesco) gli aspetti in grado di restituire in musica quegli stati d'animo e quel senso di esaltazione tanto cari ai suoi fan, così si potrebbe definire - sempre filosoficamente - anche un grande bruckneriano (la sua ottava fa indubbiamente impressione, ognuno di noi giudicherà di che segno è quell'impressione). Un peccato che abbia scarsamente frequentato Liszt e Berlioz; in Schumann, al netto di un suono ipertrofico, riesce a restituire quel senso di continuo pulsare tra espansione e precipitazione (Schumann che è sempre stato troppo "irregolare" per Karajan, ad esempio) a dimostrazione dell'affinità del direttore verso gli autori romantici più "pittorici" e meno accademici, in cui l'enfasi del famoso "respiro" del tempo, della cantabilità esasperata a scapito di tutto il resto, della suggestione fonica dura e pura (ossia i precetti del Wagner-direttore) sono le carte adatte a risolvere questa musica così carente (programmaticamente o no) sotto il profilo formale/strutturale, ossia razionale. Detto che anche negli autori succitati sceglierei altri interpreti di riferimento, la cosa che gli contesto maggiormente è la frequentazione del repertorio classico (in cui faccio rientrare, per alcuni aspetti, anche Schubert), frequentazione tanto fortunata a causa di un contesto storico fertilissimo in cui ha attecchito e di cui, consciamente o no, si avverte una nostalgia che sembra non volersi sopire (la situazione politica mondiale attuale potrebbe testimoniarlo). Di fatto Furt era estraneo, per stile, preparazione, cultura, pensiero, al classicismo (va da sè totalmente in opposizione a quanto si diceva prima), ha solo perpetrato l'equivoco del Wagner-interprete, ossia far diventare tutti i musicisti di area germanica "suoi antenati" (quando sarebbero stati per lo più suoi detrattori). Ma del resto chi è in sintonia con Wagner non può amare davvero Beethoven, compositore rigoroso, sarcastico, lucido, scattante, illuminista, strutturalista, luminoso, kantiano, anti-cattolico, socialista, arrabbiato, tormentato di un tormento che è desiderio di vita, di risoluzione positiva...così deve travestirlo da Wagner. Ecco Furt mette a Totti la maglia della Lazio. E lo fa giocare contro la Roma.
  10. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ahahhahaha grande burpone!
  11. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Mitico kraus! ogni tanto un ritorno gradito...
  12. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Sarebbe divertente se cambiassi il nick in Snorlaxiello, saremmo un bel duo comico 🤣
  13. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Infatti pare proprio che si sia limitato a dire questo, una risposta legittima ad una domanda legittima:
  14. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Oh per una volta che era partita una discussione interessante me la fai morire qui! vabè.... Una cosa va detta, se vogliamo dibattere del valore degli autori è necessaria un'analisi, non vedo un altro strumento, se no non parliamo di valore e parliamo di gusto personale, che come dici è qualcosa di più semplice e superficiale (al cuor non si comanda). A me le discussioni incentrate solo sui gusti dopo un po' annoiano, perchè da esse non imparo niente, però chiaramente sono quelle più facili da intavolare (nessun argomento in gioco, nessuno che può contestare niente), mi rendo conto che non a tutti interessa l'approfondimento. Le opinioni secondo me cambiano non solo perchè cambiano i gusti (c'è chi invecchia e si intrombonisce, ad esempio), ma anche perchè l'arricchimento culturale porta ad avere sempre più strumenti di analisi a disposizione che consentono di affinare sempre più il proprio punto di vista: studiando le questioni si scoprono nuovi dettagli e nuove relazioni che possono accendere un interesse che prima non c'era, possono aprire le porte alla comprensione di fenomeni che prima erano confusi. Il cambiare idea quindi non lo porterei come prova dell'inutilità dell'approfondimento, al contrario, è la prova stessa dell'approfondimento, che non vede mai un punto di arrivo ultimo, rifiutando per definizione il dogma della "verità".
  15. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ho capito che vuoi dire ma non capisco perchè leghi quest'aspetto (l'interdipendenza tra musica e drammaturgia/psicologia) alla tara italiana. Berio per esempio indicava Puccini (che pure non gli era tanto simpatico) come l'iniziatore di un'apertura europea della musica italiana, in un percorso che proseguiva - secondo lui - con Busoni, Casella, Dallapiccola, Maderna (praticamente tutti compositori che guardavano verso la Germania). Puccini è proprio nella temperie espressionista di Berg e del primo Strauss (la psicanalisi è l'elemento portante di tutta quella corrente), semplicemente la interpreta e la declina con una sensibilità latina ponendosi in continuità con la sua tradizione, così come Berg è ancora intriso di filosofia negativa tedesca o Strauss che va a pescare dai miti biblici e neoclassici in generale. Tant'è che lo stesso Berio liquida in maniera assai sufficiente l'esperienza di Respighi e, soprattutto, di Malipiero (quello che tratta peggio di tutti, al quale non riconosce neanche l'abilità artigianale), derubricandoli a casi isolati e poco interessanti, dei "provinciali" (e quindi più originalmente italiani, diciamo meno europeizzati di altri). Vabè, lui era taratello forte, ma l'analisi - al netto del giudizio che non condivido - non è così sbagliata. Attenzione poi che anche Rossini, che dici di apprezzare perchè più astratto (ed effettivamente lo è, almeno quello dell'opera seria), usa la forma e tutti i suoi clichè in stretta funzione della scena e della psicologia. Il suo è piuttosto un distacco emotivo, Rossini è una specie di narratore cinico e disincantato, ma anche nelle opere apparentemente più "formaliste" l'aspetto psicologico è sempre al centro e condiziona le scelte formali, musicali, addirittura di scrittura delle parti. Non mi dilungo ulteriormente, dato che ne parlavo ad esempio qui: PS: attento, non ti confondere, dalle sparate non partono le discussioni, partono i litigi personali (semmai), che sono ben altra cosa. Spesso poi quelle che sono interpretate come "sparate" non sono altro che opinioni personali in distonia con la maggioranza. Se l'opinione è circostanziata (anche male, ognuno ha i suoi mezzi), dal mio punto di vista è sempre legittima, se è buttata lì come qualcosa che va accettata e basta, allora sì, è una sparata, e quelle, come detto, non generano alcun confronto costruttivo.
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