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Majaniello

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    calvinismo triste spacciato per rivoluzionarismo del futuro contro la minaccia goebbelsiana

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  1. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Prego gio! No, la serialità è banalmente solo un mio limite, non riesco a trovarci alcuno stimolo dentro, che sia intellettivo o emotivo... e credimi mi scoccia tanto, ad esempio, non riuscire ad apprezzare almeno Webern (quello della maturità), perchè sulla carta, come dici tu, il discorso mi affascina ma all'ascolto....boh! i miei gusti sono sempre tendenzialmente tardobarocco-classici (1700-1830) e di conseguenza neoclassici. In fondo lo Schoenberg che mi piace di più è proprio quello dodecafonico, più che altro perchè abbraccia almeno formalmente il neoclassicismo. Berg invece non lo ascolto più. Mi piace anche molto la ricerca sul timbro di certa musica contemporanea, sarà una fissazione filo-hip - quella del timbro - traslata nel '900, non lo so! Su Wagner ho detto e stradetto così tanto che è inutile tornarci, incarna musicalmente, drammaturgicamente e ideologicamente (le cose per me vanno sempre insieme) tutto quello che può esserci di male il fatto che sia un genio e non un innocuo dilettante aggrava la situazione. Se devo dire oggi l'opera di Wagner che mi può interessare è quella che conosco meno di tutte: I Maestri Cantori! a prescindere dal pangermanesimo arrembante ivi predicato, l'idea della sfida tra "conservatori e progressisti" si riflette nell'impostazione musicale, anche perchè l'autore giunge alla conclusione che la tradizione è muffa senza l'innovazione, e l'innovazione è sterile senza tradizione (vabè, sappiamo dove voleva arrivare). In fondo, visto che se n'è parlato, è l'opera più "spontiniana" di Wagner, parlo formalmente (recupero della melodia aulica, sinfonismo polifonico, cori, canzoni, frizzi e lazzi...), ma non si può dire che sia un lavoro reazionario.
  2. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Bella domanda! in fondo non ascolto cose così difficili... mi piace moltissimo Crumb ma non lo trovo pesante, per dire. Più controverso il mio rapporto con la dodecafonia (ancor peggio con la serialità). Un twelve-notes che mi appassiona davvero è Sessions, secondo me un genio, ma in fondo è più facile di altri, ha solo bisogno di attenzione costante. Mi piace molto la suite op. 29 di Schoenberg, tra le sue cose meno facili credo... Skalkottas lo conosco poco ma ho la sensazione che mi piacerebbe pure. Poi, gli ultimi concerti di Petrassi, bellissimi anche se mediamente più impegnativi del resto. Ci potrei mettere anche la musica da camera di Brahms! Posso aggiungere tra le cose che adoro e che ritengo potenti, un po' come mi vengono in testa:
  3. Beethoven

    Una nota a margine, perchè parlando della Callas - tipico soprano belcantista - mi è venuta in testa Rosa Ponselle, che invece era il tipico personaggio da grand-opéra. E' strano ma è così, il mito supremo della Callas era una cantante che del soprano assoluto di scuola italiana non aveva nulla, ma si muoveva esattamente nei territori fastosi e monumentali del grand-opéra e dintorni (Vestale, Oberon, Juive, Tell, Africana, Gioconda, Forza, Don Carlos, Aida), molto più affini ad una Tebaldi, si direbbe. Dominando bene il canto di agilità si poteva permettere incursioni di lusso nel repertorio italiano primo-ottocentensco (Norma e Traviata su tutte), ma in fondo era a suo agio con tutt'altra estetica, e con un baricentro del canto decisamente basso. Tanto che le sue ultime Carmen e Santuzze, cantate più per esigenze di usura vocale, furono assai criticate. Per dire, questione di temperamento, anche.
  4. Beethoven

    Già meglio, anche perchè la Nilsson aveva una frequentazione assidua del repertorio italiano, e probabilmente capacità superiori di adattamento in questo senso. Ma non era l'unica, mi viene in testa anche la Jones: Il problema è che nel tempo Fidelio è stata monopolizzata dai cantanti di scuola tedesca e, al contrario delle opere romantiche italiane, non ha mai avuto possibilità di affrancarsi da quell'equivoco. La Norman con Haitink si è anche avvicinata, in virtù delle sue frequentazioni classiche/neoclassiche, ma per me rimane un equivoco stilistico, la Norman eccelleva in un neoclassicismo più mitico e statuario, e siamo sempre lì. Io lancio la provocazione: Chiaramente il baricentro della scrittura è troppo alto per la nostra (a dimostrazione che si tratta di una vera scrittura da soprano che si approfonda in basso, e non viceversa), e l'autorevolezza è un po' forzata... però si nota che vuol dire esattezza del ritmo (altra carenza ricorrente nei cantanti di scuola wagneriana), legato della melodia, agilità ben eseguite... Tra l'altro c'è un aneddoto sulla Horne, che studiò con Lotte Lehmann, già Leonore con Toscanini... la maestra disse all'allieva: "Quando ti decidi a studiare il Fidelio?", e lei: "Dame, lei a che età l'ha cantato la prima volta?" - "A 42 anni" - "Bene, vuol dire che aspetterò". Tra l'altro la Lehmann si faceva accomodare i numeri più difficili mezzo tono in basso. Il top sarebbe stato poter ascoltare lei, peraltro nel suo repertorio d'elezione, ci dobbiamo accontentare di averne un'idea vaga, anche se l'ascolto fa capire quali sono le qualità necessarie per cantare Beethoven: Tra l'altro Fidelio era uno dei cavalli di battaglia della Malibran, anche se oggi farebbe strano vedere Leonore in mezzo ad una sequela di ruoli rossiniani e belliniani.
  5. Beethoven

    Pink mi legge ancora! Guarda, potrei ribaltare il discorso e dire che la Ricciarelli, coi suoi urletti stiracchiati, esprime in quel contesto quantomeno un messaggio interpretativo preciso: l'inadeguatezza di Turandot di fronte ai sentimenti amorosi, il ruolo politico (anzi mitico) utilizzato come meccanismo di difesa, per paradosso se avesse cantato la parte perfettamente, quel senso di mistificazione malcelata si sarebbe perso... almeno l'inadeguatezza è giustificata da una resa espressiva attinente alla poetica dell'opera. La Flagstad prende le note, sale bene, canta sul fiato... è un canto corretto solo per emissione, poi paragonata alla Schwarzkopf ha l'espressività di una stufa a carbone, o meglio, è il tipo di espressività ripiegata, retorica, autoriferita tipica del repertorio che frequentava; dov'è quell'ardore luminoso ed estroverso à la Giovanna d'Arco che richiederebbe il ruolo? Mi direte che la scarsa persuasività è una sensazione soggettiva, invece per me deriva proprio da problemi con la scrittura e quindi col canto stesso, che tutti possono rilevare: Qui è nel '41... recitativo ok, stentoreo come se cantasse Walkiria ma sorvoliamo, l'aria per me è terribile, ci sono alcune sfumature ma il legato dov'è? questa è proprio una melodia "all'italiana", mozartiana da far paura, tanto che io sento addirittura note calanti (!) in corrispondenza di certe aperture o di certi portamenti su vocali e consonanti che la cantante fà (piuttosto a casaccio) perchè è abituata a mettere enfasi sull'articolazione nel "canto recitato", dove c'è più stretta corrispondenza tra note e sillabe. Qui ci vorrebbe proprio un'emissione flautata invece! E poi le agilità finali, abborracciate con una sciatteria indegna di un nome di tal calibro. Ci scordiamo che questi erano ruoli belcantistici, non certo virtuosi alla maniera di Rossini, però comunque votati alla purezza della linea e alla agilità di forza, robe assolutamente estranee alla scuola franco-tedesca, che dal '700 aveva programmaticamente negato ogni tipo di concessione alla vocalità esibita (fatta eccezione per la parentesi del soprano Falcon - comunque un "mezzo", che peraltro non aveva quasi mai ruoli da protagonista). La verità è che questi ruoli sono gli antenati di quelli che, in epoca romantica, verranno chiamati in Italia "drammatici di coloratura", che richiedono cioè estensione, legato, agilità ecc. Medea di Cherubini (stessa tipologia, stesso target di destinazione) è un buon esempio di "opera impossibile" per il soprano. L'aria "Dei tuoi figli" parte come una nenia gluckiana e poi, a sorpresa, arriva su "Tu lo sai quanto un giorno t'amò, crudel! A te fu cara un dì! Crudel! Crudel! A te fu cara un dì" dove la scrittura aerea e spezzata sembra presa di peso da "Crudele!..... Non mi dir" di Mozart. La differenza è sostanziale rispetto alla regolarità scandita e un po' meccanica delle melodie di Gluck (Je perdu mon Eurydice, per fare un esempio stranoto). In Medea come in Fidelio, Callas a parte, chi fa bene le parti drammatiche, gravi e percussive, si impalla inevitabilmente con la scrittura acuta post-mozartiana, ma vale anche viceversa (vedi Caballè live con Carreras). Gli stessi problemi che si avevano con Donna Anna e Donna Elvira, spesso affidate a voci troppo esili, gli stessi - e ancor più gravi - che si avranno con Norma o Lady Macbeth, rovinate dai soprani drammatici tardo-ottocenteschi totalmente estranei al belcanto del primo-ottocento. Ecco, se vuoi un esempio meno infelice, la Flagstad qui fa proprio la figura della Cigna in Norma o della Rysanek in Macbeth, grandi cantanti ma nel repertorio sbagliato, lontane anni luce da Callas, Cerquetti, Sutherland, Sills ecc, gente che invece padroneggiava bene quel tipo di scrittura.
  6. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Schumann gli ha dato il colpo di grazia L'ultimo concerto con Brendel lo conosco!
  7. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Visto che si parlava di tragédie lyrique e delle origini del teatro wagneriano, questo è un buon esempio di wagnerismo molto ante-litteram (canto declamato, grandi scenografie, temi mitici ecc). L'allestimento filologico (pure in costumi e scene!) di qualche anno fa a Parigi era piuttosto suggestivo: Il Gluck francese (che poi è quello che si ricorda oggi) viene direttamente da qui.
  8. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Sapevo di Mahler, gli altri no! si trova qualcosa online: edit: leggo che esiste una "Bruno Maderna Edition" dei primi anni '90 della Arkadia con una serie di registrazioni live anche del grande repertorio. Che poi è la stessa collana del cd con le variazioni di Stravinsky. Sì questa cosa la sapevo, che ha diretto spesso Wagner e in generale gli autori tedeschi prevalentemente d'opera, ma pensavo fosse una cosa di gioventù (tipo fine '800). Aveva anche un repertorio sinfonico? Il suo stile direttoriale, applicato alla sua musica, è particolarmente rivelatorio.
  9. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Wagner e Strauss ho paura che fossero direttori di musiche di altri solo collateralmente... a 'sto punto, in krukkonia, ci sarebbero pure Hindemith e Henze... Diverso il discorso di Mendelssohn e Mahler che erano famosi direttori con un repertorio vasto e strutturato. Boulez sì, appartiene alla categoria cui facevo riferimento, forse anche Maderna, lontano comunque dal grande repertorio ottocentesco. In Bernstein mi pare prevalga il direttore, nonostante sia un compositore popolare e prolifico non credo sia considerato tra i compositori americani fondamentali, tipo Ives o Copland, non quanto è considerato un direttore storico.
  10. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ho paura che la risposta alla mia domanda, almeno in parte, stia in questa frase... i direttori quando si approcciano alla composizione lo fanno rispecchiando più o meno l'inclinazione che hanno come direttori, penso che sia questo a tenerli lontani dalla contemporaneità. Sì bella quella sinfonia in forma di variazioni, in generale è un autore che mi piace... certo che passione insolita per un americano! Io parlavo di direttori abituali di professione, perchè di compositori che erano anche discreti direttori di musica di altri ce ne sono diversi, ma l'attività principale di questi (come di Britten) rimane la composizione.
  11. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Esiste un direttore che sia stato anche un discreto compositore? Sembrano due mestieri esclusivi...
  12. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    La Bianchini al solito molto a suo agio con le partiture particolarmente espressive ma di notevole complessità interna come queste composizioni cameristiche, nient'affatto banali, di Albinoni. @zeitnote
  13. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    E' vero, stesse impressioni... sicuramente divertente, anche se Shosta aveva sempre quell'umorismo un po' cattivo (a parte forse la prima sinfonia giovanile), Arnold mi pare davvero "leggero", in senso buono, artigianale come dici tu.
  14. Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Dopo un primissimo ascolto sono rimasto interdetto... si va davvero da Bartok a Mahler, passando per la commedia teatrale, il cinema hollywoodiano, il balletto, le marcette... è un po' un carrozzone, in cui stento anche a riconoscere un'organizzazione interna (esiste?). A me l'eclettismo non dispiace, mi stempera un po' l'afflato neoromantico che emerge qui e là, è il disordine che mi disorienta. °°°°
  15. Beethoven

    Questo morphing in copertina me lo ritroverò nei miei peggiori incubi! Questo, sociologicamente, è un discorso molto interessante. PS: menomale che hai messo la traduzione per i poveracci come me che conoscono solo l'inglese
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