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  1. Fai una bella domanda Alfio, a cui io non so rispondere. Mi piacerebbe dirti però che la scuola artistica che ha formato molte delle voci rossiniane e quindi belcantiste tra anni '60 ed '80 è stata quella americana. Blake, Merritt, la Horne, la Sills, Ramey venivano tutti da quella scuola ed hanno costituito il grande apripista per la tecnica vocale belcantista. La scuola americana non era perfetta (ad esempio in certi cantanti - la Horne, Blake - non disdegnava suoni aperti nei centri), però da lì è rinata soprattutto per le voci maschili ma anche per quelle femminili, la riscoperta del can
  2. Condivido tutto. E' per questo che la critica si è divisa su questa prestazione: la Bartoli riesce ad affiancarvi cose belle a cose artificiosissime se non proprio brutte. Però nella resa vocale della Bartoli questa registrazione e le recite che ne sono derivate sono servite. A seguito dell'incontro con Bellini la Bartoli ha significativamente migliorato il legato nei cantabili anche barocchi, quindi anche del repertorio a lei più congeniale. Lo si riscontra in tutte le registrazioni successive alla data di questa Sonnambula. Uno dei pochi casi in cui un esito artistico infelice o discutibil
  3. Si anche per me è molto stimolante. Quell che a me preme di dire in sisntesi, è che la forma spettacolo teatrale non si pone per nessun motivo il problema di avere ambizioni filologiche. Così come il teatro di prosa non si pone il problema di una esecuzione teatralmente filolgica di un'opera di Shakespeare, così il teatro d'opera non si pone il problema di una rappresentazione filologica delle opere barocche. Esiste la "storia dello spettacolo", ma nessuno che si occupi di spettacolo teaorizza una riproposizione di stili rappresentativi "d'epoca" per i testi teatrali d'epoca. Non vedo alcuna
  4. Mah, insomma, non è che la Cleopatra del Giulio Cesare sia un personaggio interscambiabile con la Costanza del Riccardo Primo. Sono due personaggi diversissimi. Il fatto che non siano frequentati e noti al grande pubblico come la Violetta della Traviata non significa che siano personaggi meno compiuti. Così come Giulio cesare è molto diverso da Riccardo Primo, nelle stesse due opere. Ripeto: non facciamo di tute le erbe un fascio: il fatto che nel settecento esistesse il manierismo ed una categorizzazione precisa dell'espressione musicale, non significa che tutto ciò che si rappresentava fosse
  5. La differenza, in autori come Rossini, lo fa appuunto da un lato l'interrpetazione orchestrale (che in quelle composizioni può molto) ma soprattutto l'espressione vocale. La vocalità d'Ermione è del tutto diversa dalla vocalità di Rosina. Non perché non si servano entrambe del virtuosismo per esprimersi, ma perché il virtuosismo è usato in modo completamente diverso. In questo senso quello che tu dici dell'operismo rossiniano è vero, ma anche non vero.... occorre sempre pensare che l'opera è un risultato di insieme, e che l'attenzione è incentrata sul personaggio: valutare un autore come Ross
  6. Che i personaggi dell'opera barocca fossero poco caratterizzati non è vero. O meglio, è vero con alcuni autori e non è affatto vero con altri. Vivaldi ad esempio distribuisce le pur belle arie in maniera che i personaggi siano tra loro veramente poco distinguibili, e per nulla caratterizzati. Se però conosciamo le opere di Haendel, vediamo bene che le arie per i personaggi haendeliani non sono affatto distribuite a caso, ma sono attribuite ad un personaggio in modo da essere psicologicamente coerenti e da definire un carattere. Questo perché Haendel è un grande autore di teatro, Vivaldi no. S
  7. Anche perché, diciamola tutta, la Sutherland di quella edizione non è più la splendida protagonista che era stata vent'anni prima. E questo forse è il limite di quella registrazione.
  8. Che la De Niese non sia una fuoriclasse è giusto. Che la sua prestazione come Cleopatra sia cattiva, meno giusto: non straordinaria, ma complessivamente buona. Se ti dovessi far sentire le migliori Cleopatra di oggi ti farei sentire altro: ma qui si parlava di regia, No? Ed a proposito di regie: visto che ti ho argomentato di una precisa regia di McVicar mi piacerebbe capire perché tu quella regia non la ritieni valida, mi piacerebbe sentire argomentazioni. Perché se una opinione non è argomentata, lasci aun pò perplessi, sa di pregiudizio. Comunque si parla spesso di regie tradizionali del
  9. Almeno condividiamo un giudizio sull'Ermione. Però mi sembra che l'opera sia più che seria, tragica. Semmai si apre un'altra questione, e la tocco in sole due parole che forse però centrano proprio il problema cui tu alludi: a tratti certi effetti strumentali di Rossini non differiscono molto l'atmosfera - in termini di colori - tra opere serie ed opere semiserie. La vera differenza di genere in Rossini la fa la diversa impostazione espressiva del virtuosismo vocale. Per cui se siamo ascoltatori appassionati di canto, la differenza tra opera seria rossiniana e semiseria appare nettissima. Se
  10. La Beatrice di Tenda in questione anche a me piace moltissimo. Come moltissimo mi piaciono I Puritani con Sutherland e Pavarotti posseduti da briciola. DElla Norma con la callas preferisco però l'edizione dal vivo con del Monaco diretta da Votto, ma Briciola non ama le edizioni dal vivo. Esclusa quindi per lo stesso motivo anche La Sonnambula dal vivo con la Callas e Valletti, e Bernstein, anche secondo me la scelta cade inevitabilmente sull'edizione Sutherland/Pavarotti consigliata da Pinkerton. Per Il Pirata da tenere in considerazione anche l'edizione in studio con la Caballé diretta da
  11. Non mi stupisce affatto: io infatti non condivido nulla di tutto quanto hai detto tu e sul teatro d'opera, e sulle rappresentazioni barocche attuali (dal punto di vista musicale), e sulle messe in scena barocche attuali. Ma in questo non c'è nulla di male, ad ognuno i suoi pareri. Perdonami la sincerità, ma a me piuttosto stupisce che tu, pur non avendo interesse particolare alla musica barocca (che non mi pare rientri affatto nei tuoi gusti musicali visto che non ne parli mai o quasi mai) e non avendo interesse alcuno per la messa in scena operistica (visto che preferisci non vedere affatto
  12. Io sono quasi completamente d'accordo con Ives. Il discorso è però, come dicevo molto articolato. Le cose da dire sono tante: le dirò per fare un quadro generale in punti molto stringati, che per ovvie ragioni saranno affermazioni più o meno secche, che poi potrei spiegare inmodo sfumato. Non so se ci riuscirò. 1. L'opera è teatro. Nasce come imitazione (presunta) del teatro greco (ricordate l'Accademia dei Bardi fiorentina?) e fino a Strauss compreso è messa in scena di un racconto che mediante recitazione e musica muova gli affetti in maniera più efficace e concitata che non con la sola rec
  13. Wittel secondo me così però si rischia di fare molta confusione. Per vari motivi. 1. Etichettare come falso tutto quanto prodotto dal teatro barocco negli ultimi 30 anni è ingiusto, sia perché invece molte esecuzioni bellissime ci sono state e continuano ad esserci, sia perché non è assolutamente dato per scontato l'uso dei controtenori dai maggiori direttori barocchi contemporanei, almeno nei ruoli principali. Curtis, Petrou, Christie, dantone oggi come oggi tendono a prvilegiare voci di registro naturale, non falsettisti. Se poi il cast viene imposto da un teatro o da una etichetta discogra
  14. Beh, diciamo che rispetto agli anni migliori, siamo in lieve declino. Oggi sostanzialmente il miglior Rossini che si esegue è quello incentrato intorno alla figura del tenore contraltino, grazie a Florez. Ed in molte opere si riesce comunque ad ottenere intorno a lui buoni cast. Ma rispetto agli anni '80-'90 c'è stato un notevole assottigliamento sia dei contralti rossiniani adatti al genere serio (nel periodo clou abbiamo avuto al contempo Horne, Dupuy, Podles, Valentini Terrani, quindi Mingardo) sia dei tenori baritonaleggianti, contrapposti in Rossini al tenore acuto (Merritt, Raffanti),
  15. Ma io infatti non discuto che la Bonfadelli possa o no essere migliore della Damrau (che soprattutto nella cavatina è sviata nella sua interpretazione anche dalla regia): dico solo che se riteniamo migliore (come succede a me di solito) l'edizione dal rendimento complessivo uniformemente più alto, non possiamo che scegliere l'edizione in DVD. Se invece preferiamo avere una coppia protagonistica migliore anche a costo di direzione e seconde parti peggiori, allora potremmo anche preferie l'edizione DG. Io in questi casi prediligo sempre il rendimento complessivo. Anche perché, ti dico la verit
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