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Madiel

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  1. Niente di particolare da dire, mi sembra un'ottima edizione e mi è piaciuta in ogni movimento. Curioso, ma si accusa Sinopoli di essere lento o lentissimo con Mahler, cosa per altro vera nelle sinfonie che conosco, ma qua si attiene con scrupolo alla partitura. Non esagera in gigionate e sdolcinature, mi pare un gran bene. Neppure gli sfugge l'opera di mano, la lettura è coerente. ----
  2. Primo ascolto assoluto di questa edizione, dai primi dieci minuti promette bene.
  3. Terribile! Roba(ccia) vecchissima...
  4. E finalmente trovo una edizione del Concerto Grosso (1928) di Mitropoulos, lavoro che gli diede una certa fama come compositore (sì, era nato come autore!) Mi pare eseguito in Germania e Francia con ottimo successo. L'incipit è bartokiano, una autentica novità per la media coeva dei compositori greci. Da notare: le dissonanze e le manipolazioni dodecafoniche anti-accademiche; la densità dell'orchestrazione (nel Corale è disposta "a strati", come in una torta); nel secondo movimento il motivo di danza (ripreso e sviluppato nell'ultimo movimento) e l'impiego delle tre trombe; nel finale la parte del pianoforte (assolutamente incredibile in questo contesto!) e gli originali impasti sonori (trombe, pianoforte, batteria). Non c'è niente di preciso a cui ricollegarlo, anche gli influssi etnici sono totalmente trasfigurati, sembra una follia musicale scaturita dal nulla. Genio!
  5. Non credo ti piacerà, girare a largo... Di questo signore se ne accennò una volta in forum, mi pare Non vorrei scrivere scemenze andando a memoria, ma credo se ne sia parlato anche maluccio... Comunque, se è "roba" ECM è di sicuro qualche "pacco"
  6. Ritorno sul balletto Sahdij di Still. Noto ora alcune pagine sentimentali che all'inizio mi erano sfuggite, direi molto in linea con il gusto hollywodiano degli USA del tempo. Ci sono anche influenze evidenti degli spirituals.
  7. Madiel

    Hurwitz & co.

    esatto, mediamente dai 25 euro in su, fino a 70 e anche 100. Impossibile comprarli neanche di seconda mano, quello di Hindemith cui accennavo sopra l'ho preso eccezionalmente usato sui venti euro. Troppi!
  8. Madiel

    Hurwitz & co.

    Sì, anche questo lo conosco e ce l'avevo in lista: carissimo e introvabile. Sulla qualità non so, ma gli interpreti sono buoni. Tutta questa serie RCA è fuori mercato, ho trovato solo quello di Hindemith, e l'ho pagato abbastanza.
  9. Madiel

    Hurwitz & co.

    Questo stavo per comprarlo qualche giorno fa, ma costa ancora troppo (mediamente 20 euro) e alla fine aspetterò. L'altra edizione disponibile è il disco di Mirat-EMI, ma è rarissimo e ancora più costoso
  10. C'è il video (bruttissimo a dire il vero perché le immagini c'entrano un piffero con il tipo di musica)
  11. Madiel

    Hurwitz & co.

    La Short Symphony di Copland un capolavoro ?
  12. Cordero; 8 Miniature per piccola orchestra (anno incerto, forse fine anni sessanta, nessuna fonte consultata lo riporta) Il disco comprende il Concerto per violino del 1974, piuttosto noto e più volte inciso. L'altro pezzo, invece, sembra solo in apparenza riempitivo, ma in realtà contiene delle pagine notevoli. Brevissimo "sketch" di circa 12 minuti e dal titolo stravinskyano, presenta in successione una gruppo di episodi caratterizzati dai ritmi di danze sudamericane in salsa dodecafonica. Il risultato complessivo è originale per via della singolare fusione tra il Milhaud brasiliano (o Guarnieri o Villa-Lobos, scegliete voi, le coordinate sono quelle) e Berg, con una orchestrazione piccante e assai brillante (sentire il Notturno o la Marcia grottesca). La dodecafonia esotica! Tutti belli i pezzi che compongono la suite, anche presi singolarmente: Marcia grottesca, Meditazione, Pasillo, Danzonete, Notturno, Mejorana, Plegaria, Allegro finale. @Wittelsbach @Majaniello
  13. Liszt per i compositori anteriori al 1919, non su Pallantios. A dire il vero, non so neanche con chi abbia studiato questo Pallantios e non conosco nulla del suo curriculum, i dati stilistici posso derivarli dai pezzi presenti on line. Non credo sia strano trovarci il wagnerismo, anche fuori tempo massimo considerato che Pallantios è morto pochi anni fa, perché prima o poi il Riccardone doveva influenzare anche quell'angolo di Europa. Per fortuna, i greci sono stati poco e nulla wagneriani, si sono salvati dalle conseguenze. Certo, il modello potrebbe anche essere qualche autore che si occupava di minuetti e gighe, il problema è che un modello così è obsoleto nel 1941. Robe del genere le faceva Respighi da studente nel 1902. Petridis era molto influenzato dalla musica sacra bizantina, e di recente Naxos ha pubblicato un lunghissimo requiem ispirato a Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore greco. Hai perfettamente ragione riguardo al Concerto Grosso, sembra che stia girando su sé stesso e a vuoto. Continua a costruire affannosamente contrappunti, ma senza arrivare mai al dunque, è proprio ossessionato dalle formalità. E' un altro modo di essere provinciali. Pensa a cosa scriveva Hindemith in quell'anno 1929 e con lo stesso organico o un organico simile, proprio non c'è paragone. L'esecuzione è trascinantissima, nel più puro Mitropoulos. Sicilianos divenne serialista, non so quanto accademico o integrale, proprio attorno a quel periodo, metà anni cinquanta, forse i pezzi successivi sono più avanzati. A me, però, va bene anche così perché se è riuscito a sviluppare uno stile attraente partendo da elementi così diversi, anzi direi opposti, tutto sommato ha raggiunto una qualche originalità. Di Sicilianos esiste qualche raro cd, soprattutto di pezzi pianistici.
  14. Non ho capito, intendi in Konstatinidis ? No, in questo non c'è Brahms perché faceva parte della generazione successiva a Kalomiris. Penso che nella Rapsodia ci siano modelli russi e francesi, ma rimasticati in salsa greca alla Kalomiris. Il problema dei compositori di quella generazione, diciamo del 1900 circa, è che si appiattivano sul modello di Kalomiris e non riuscivano ad aprirsi a nuove esperienze più aggiornate. Perfino il neoclassicismo era troppo rivoluzionario concettualmente. Senti qua che roba quant'era indietro per essere stato scritto nel 1941 oppure quest'altro, che pare si sia ispirato effettivamente a modelli parigini, ma rivissuti in salsa nazionalista Pur avendo pagine apprezzabili, alla fine suonano goffi e provinciali.
  15. Ha fatto anche questo, ma è di poco interesse (mi pare ci sia anche un video mediocre con The Desert Music dal vivo)
  16. Pare sia l'unico dei figli di Neeme che si dedica al repertorio minimal, però da quel che ho sentito lo fa maluccio....
  17. Intendo l'edizione, non il pezzo perché è tra i capolavori di Weill. Esistono tante edizioni, anche eccellenti, con cantati "professioniste" ma bisogna tener conto che il ruolo era stato concepito per una cantante di cabaret - con tutti i limiti che ne conseguono...
  18. Madiel

    Hurwitz & co.

    E sono mediocri anche quelle che ha inciso per Vox. Martinon non si "prendeva" con Prokofiev, un matrimonio fallito ahimè...
  19. Infatti, non è niente di rivoluzionario e i modelli post romantici tedeschi sono evidenti. On line ci sono un paio di canali dedicati alla musica classica greca, da cui ho tratto il video della gran bella sinfonia di Yorgos Sicilianos diretta da Mitropoulos postato ieri (Sicilianos è un gran talento, forse il migliore della sua generazione dopo l'inarrivabile Skalkottas). In quel canale in particolare ci sono tantissimi esempi di compositori "etnici", il problema è che componevano tutti, ma proprio tutti, sulla scia di Kalomiris, compreso il sopra citato Pallantios. Non si può parlare di personalità spiccata, piuttosto è uno stile "comune", più o meno popolare e più o meno influenzato dal classicismo. Un buon esempio è la Rapsodia dell'Asia Minore di Konstantinidis Rispetto al modello, però i compositori giovani nati attorno al 1900 sono decisamente meno dispersivi di Kalomiris perché avevano studiato in Germania e Francia in scuole più aggiornate rispetto alla generazione precedente. Kalomiris veniva dalla scuola brahmsiana e aveva dei limiti concettuali sempre presenti nella sua musica. Gli autori precedenti al 1910 sono influenzati dall'opera italiana, se operisti, oppure dalla musica di Brahms e Liszt se sinfonisti.
  20. vero, ma il cognome completo di questo signore era White Lafitte. Altro mulatto originario di Cuba, comunque non del tutto "black". Non l'avevo mai sentito nominare, ma dalle note lette on line pare fosse un eccellente violinista della sua epoca, apprezzato anche da Rossini. Svolse la sua opera principalmente a Parigi, dove ricoprì una cattedra al conservatorio. Per un certo periodo lavorò in coppia con Gottschalk (!!), con cui fece delle tournées in giro per l'America. Il concerto per violino pare sia la sua composizione maggiore, scrisse però poco perché a un certo momento preferì fare il didatta. Lavoro molto piacevole e ben confezionato, pieno di difficoltà tecniche nella parte del solista, ma alla fine rientra nel gusto "virtuosistico" del pubblico francese dell'epoca (1864). L'abbinamento in disco con la Sonata di Baker è terribilmente kitsch, ci sta come i cavoli a merenda. -------
  21. David Baker: Sonata for Violoncello and Piano (1973) Janos Starker, violoncello; Alain Planès, pianoforte Lavoro vigoroso dalla durata di 18 minuti circa, che volano in un baleno. Si caratterizza per una strana e direi abbastanza ardita commistione di influenze, perché l'autore si proponeva di raccogliere e mediare il classicismo statunitense, il jazz e alcune tecniche di avanguardia. Il risultato è originale e non dà affatto la sensazione di qualcosa di artificioso, i vari elementi si fondono molto bene. L'autore ha una chiara idea architettonica complessiva e tende a "narrare". Non so perché, ma credo che Baker conoscesse benissimo la Seconda Scuola di Vienna e certi modi costruttivi del barocco, forse attraverso il neoclassicismo. Comunque sia, mi dà la sensazione di essere un compositore assai colto. Il primo movimento in forma sonata inizia in modo abbastanza accademico, sembra quasi un pezzo neoromantico nel più tipico stile americano di metà Novecento. Nel corso dello svolgimento si sentono, però, i ritmi sempre più complessi derivati dal jazz e un impiego disinvolto della libera dissonanza che modificano la prospettiva. Il secondo, Blues, è ispirato a un tema di Coltrane (!) ma non si concede troppo a malinconie standardizzate del jazz. Il finale, invece, accentua i caratteri espressivi del primo movimento, inserendo anche elementi seriali che gli danno un tocco d'avanguardia. L'esecuzione è stratosferica, uno Starker monumentale ha il completo dominio della materia e della tecnica. Secondo me, tra i pezzi migliori della collezione "Black Composers Series". @Wittelsbach questa è roba per te, altro che gli armeni!
  22. Mah, il primo si poteva anche tralasciare, esistono edizioni nettamente migliori (per ex. Gisela May con Kegel su disco Berlin, si trova a due soldi on line). Il secondo non l'ho sentito, ma Jarvi è, in genere, un interprete mediocre. Il figlio scemotto del grande Neeme, magari in un repertorio così funziona chi lo sa...
  23. Sarà strano, ma non conosco proprio la musica cinematografica di Jarre, non me ne sono mai occupato!
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