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Madiel

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  1. Sull'esecuzione non posso dire nulla di preciso, essendo un primo ascolto e non avendo dei termini di paragone. Posso solo dire che l'abbinato Concerto per violino non mi è piaciuto affatto, una esecuzione pallida e moscia. Riguardo al Concerto per violino e viola, sicuramente hai notato che il pezzo è prosecuzione in altri termini del Concerto n.3 per pianoforte. Skalkottas sembra stravolto dal tour de force del folle pezzo precedente, per cui ritorna con una orchestra di fiati ma stavolta accompagnata da due strumenti ad arco, quasi a voler semplificare il discorso. L'opera, però, è a tutti gli effetti una continuazione con tanto di occasionali autocitazioni e variazioni sul vecchio materiale. Lo spirito è più mordente, hai citato Hindemith non a caso e mi trovo del tutto d'accordo (autore che scrisse diverse opere per soli fiati o con solisti e fiati negli anni venti), ma ci sono oasi più liriche e un tantino lugubri nel movimento lento. Il modello potrebbero essere alcune Kammermusiken o, ancora meglio, le Konzertmusiken. Nel complesso è un bel concerto tipico del suo stile maturo, ma dovrei riascoltarlo e, soprattutto, sentire altre esecuzioni più idiomatiche: Skalkottas è il classico autore sanguigno che va preso senza compromessi e con forza. ----- Bacewicz: Sinfonia n.3 un'ottima sinfonia in stile neoclassico, solidamente costruita e con temi assai incisivi. Approfondisce lo stile classico-popolare della precedente Ouverture (1943). La Bacewicz scriveva con un piglio virile che mi piace molto. L'opera vinse un premio di stato polacco e, direi, a ragione. Molto, molto bella.
  2. Io sono più drastico perché non le ascolto mai, anzi, proprio evito il Bach su pianoforte. Scoperto l'originale, mi sembrano varianti inutili, se non addirittura dannose.
  3. Però, c'è da dire che non è stato concepito per i pianoforti!
  4. E certo, come no... Hurvizzo ma vai a pedalare...
  5. Esatto, una macchina. Si applicherà pure, ma con quel modo di suonare non può pretendere di penetrare il mondo sonoro di specifici autori. Il risultato sarà, di conseguenza, solo di superficie.
  6. Il "Doppio" Concerto non lo conosco ancora, mi informo subito! Quello per violino è un capolavoro (ma qualcuno informi Brabbins che il finale ha indicazione di Vivo, vivacissimo, prestissimo e non di Moscio, moscissimo).
  7. Figurati, io non sono mai stato un vero simpatizzante di questo autore. A parte alcuni lavori che trovo fondamentali per la ricerca timbrica, l'ho sempre trovato kitsch e inconcludente. E' il tipico miniaturista francese novecentesco che neanche ci prova a costruire e va avanti giustapponendo/intrecciando episodi, ritmi, armonie, incisi, polifonie, la sua musica è un insieme di tanti episodi-pezzetti assemblati più o meno bene. Arabeschi che vanno presi così come sono, che pretendono immediata assimilazione e nulla di più. Mai uno sviluppo, mai una grande architettura, mai un grande orizzonte da contemplare, mai la soddisfazione di una meta conquistata con la fatica dell'intelletto, e mai la percezione della grandezza di Dio nei suoni (in barba a tante chiacchiere che faceva). La sua musica ha sempre funzionato così, all'inizio può affascinare ma alla lunga annoia perché il giochino si fa troppo evidente. Nel caso di Des canyons rimesta musica già presente nei lavori orientaleggianti e ornitologici scritti tra il 1953 e il 1966, non c'è una nota che sia nuova. In più, trovo ammorbante la sua retorica pseudo religiosa pasticciata con elementi indiani e profani, qui addirittura impastata di un generico panteismo. Artificioso e spesso noioso nella piena maturità. L'opera in questione non mi piace, però riconosco che interpretazione e registrazione sono al top. Eh, me lo chiedo anche io! Sì, l'altra sera leggevo la critica di Gramophone on line, sono rimasto perplesso anche io. Se la sono presa soprattutto con Domingo e Ramey, ma averceli due calibri così oggi! La verità è che oggi la vera critica musicale è quasi estinta, troppa gente manca dei fondamentali e scrive banalità. Già dall'attacco del primo atto, così vitale e travolgente, si sente che Sinopoli è un cavallo di razza!
  8. Sì, è una integrale che riguarda solo la produzione pianistica matura di Busoni, che, però, è anche quella di maggiore interesse. Busoni scrisse alcune centinaia di pezzi pianistici tra l'infanzia e la gioventù che, esclusi rari casi, hanno poca importanza essendo per lo più lavori imitativi o accademici. L'edizione Philips, sei cd mi pare, è costosissima. Dei pianisti elencati direi migliori gli ultimi due, anche se non stravedo per Hamelin. Intendiamoci, è un virtuoso bravissimo, però anche molto superficiale come interprete. Prende tutto con piglio macchinale, non lascia mai respirare la musica e nei momenti che richiedono lirismo è per lo più gelido, vitreo. Quando suona pezzi tipo Perpetuum Mobile o la Toccata è perfetto, con le Elegie è sempre troppo corrivo. Comunque, il cofanetto Hyperion è pur sempre da dieci e lode, la qualità delle esecuzioni resta altissima, unita a una magnifica registrazione. Unica nota dolente sul libretto, poco curato e di poche pagine, per il prezzo che richiedono mi sarei aspettato di più.
  9. Vero, ma non lo sapevo, semplice coincidenza! Il cd era appena arrivato e me lo sono ascoltato subito. ---- Puccini, Tosca, 2° e 3° atto La critica britannica ha fatto pelo e contropelo a questa edizione, secondo gli inglesi è troppo fredda. Soprattutto Ramey, uno Scarpia gelido (come se per essere cattivi bisogna fare il gigione per forza). Forse è anche vero, però i solisti cantano benissimo e, soprattutto, la parte orchestrale è meravigliosa - e si nota proprio dall'attacco dell'opera. Un Puccini scavato e analitico, che suona pienamente novecentesco.
  10. Krieger: Variaçoes Elementares, per orchestra (1964)
  11. E, soprattutto, la musica tarda per pianoforte è tutta di rara perfezione e intensità. Il problema è recuperare una integrale degna delle difficoltà tecniche che richiede. Ho girato un po' e alla fine credo che Hamelin vada più che bene. Avrei voluto l'integrale di Madge (Philips), ma è introvabile e costosissima. ---
  12. E non dimentichiamoci le colonne sonore per i più svariati film! Walton toccava con disinvoltura e originalità ogni genere, dalla guerra allo storico, passando per le tragedie shakesperiane e le commedie. Anche questo è un segno della sua attualità, soprattutto se si ricorda che tali musiche sono valide anche fuori dal contesto originario. Se Messiaen ti è difficile ricambio con Busoni: 10 Variazioni su un Preludio di Chopin MA Hamelin, pianoforte
  13. Britten: Peter Grimes, 1° cd C'è poco da girarci intorno, l'edizione del 1958 diretta dall'autore è un classico. Tra l'altro, anche eccellente incisione.
  14. Certo che era vicino alle avanguardie, in realtà gli aspetti modernisti della sua musica sono abbastanza evidenti se lo si studia con attenzione - già presenti appena ventenne in quel capolavoro che è Façade, pezzo che viene liquidato con sufficienza qua in forum. Walton viene definito impropriamente come neoromantico, ma in realtà era un moderno per sua essenza che ha toccato nel corso della sua carriera molte forme e molti ambiti, perfino la dodecafonia (nella 2a Sinfonia) o la libera atonalità (in qualche lavoro tardo), passando per il neoclassicismo in ogni sua maniera (Stravinsky, Ravel, Hindemith solo per citarne un paio che lo influenzarono). Non c'è nulla che rimanda a una nostalgia per il passato e l'impiego delle forme della tradizione è sempre originale, già queste caratteristiche lo pongono tra i suoi contemporanei. Solo che oggi lo si ricorda per lo più per i lavori "british", spesso d'occasione e spesso reazionari per via del contesto in cui nacquero. Inoltre, il fatto che diluiva la dissonanza o che manipolava l'armonia cercando di non arrivare alla frattura della direzionalità del discorso musicale, come nel presente Quartetto, lo fanno apparire meno avventuroso di quel che era in realtà. Tante influenze per uno stile unitario, solo i grandi compositori possono permettersi le avventure restando se stessi. Ricambio con Messiaen: Des canyons aux étoiles, seconda parte Già tutto scritto e detto in lavori precedenti (e anche meglio). Tanta materia, ma la sostanza è poca. Si ascolta, anche volentieri, ma con la testa altrove. Sembra di vagare qua e là senza una precisa direzione, forse quel che conta è solo il colore del pezzo, il caleidoscopio di suoni, timbri e vibrazioni.
  15. in ordine alfabetico Strauss sta prima di Stravinsky, ma poi chissà come li mettono in America
  16. Bacewicz: Concerto per violino e orchestra n.2 (1945)
  17. Vedo ancora due ripiani vuoti, fra poco passa a Szymanowski 🤣
  18. K. Rathaus: Concerto per pianoforte e orchestra op.45 (1939) Una delle opere maggiori di Rathaus. Tre movimenti poco mossi, introspettivi e con qualche eco del folklore polacco, più che altro tesi a descrivere lo stato d'animo dell'autore verso la guerra mondiale. Troppo pessimismo e sonorità quasi sempre opache o funeree, la prima del pezzo a San Francisco nel 1942 fu accolta male da pubblico e critica.
  19. Oggi è l'anniversario, provo il finale originale malamente tagliuzzato da Toscanini
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