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Madiel

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Everything posted by Madiel

  1. Tantissimi auguri, un felice 2024!
  2. Saygun: Sinfonia n.4 C'è poco da fare, il movimento lento (Poco largo) è di un pathos... Gran bella sinfonia.
  3. Ho voluto provare questi due dischi, si trovano su youtube, e li ho trovati veramente orrendi. Spazzatura!
  4. Ce l'ho! Opera un po' troppo criptica, ma l'esecuzione è eccellente.
  5. Provo l'ignoto Brescianello, il primo concerto sembra proprio eccellente! a todos!
  6. Koffler: Sinfonia n.2 (1933) E sul più bello, nella massa dei tanti bravi compositori polacchi tra le due guerre mondiali, ogni tanto salta fuori qualche sorpresa. Jozef Koffler, assassinato con la famiglia dai tedeschi nel 1944, ha lasciato un corpus di opere interessanti. Ha uno sviluppo stilistico particolare, perché è passato dal tardo modello szymanowskiano dei primi lavori fino alla dodecafonia. Il primo polacco (e unico a quel tempo) a usare il sistema, a partire dal 1933. Lo stile giovanile è ispirato al folklore polacco sulla scia dello Szymanowski maturo, poi nei primi anni venti passa a un neoclassicismo un tantino acido e smorfioso, ma mantiene questi caratteri grotteschi e sarcastici anche nel periodo dodecafonico, almeno a giudicare dalla Sinfonia n.2 e dal Concerto per pianoforte del 1932 (quest'ultimo una sintesi tra neoclassicismo e un primo approccio seriale). Direi abbastanza originale e piacevole. Orchestrazioni piccanti e caleidoscopiche, decisamente all'avanguardia per il periodo.
  7. Ma che caro, il regalino di natale in ritardo! Mah, forse hai ragione, non penso sia un compositore nelle tue corde perché è un mezzo carattere. In effetti Rathaus non è mai stato un radicale e neanche un seguace di qualche scuola, lo stile così eclettico potrebbe dispiacerti (ed è tipico di tutti gli ex allievi di Schreker). Potrebbe anche seccarti il fatto che infila nei suoi pezzi passaggi contrappuntistici complessi, in contesti quasi neo-romantici ma poco distinti per tematica, con risultati che in apparenza potrebbero sembrarti vaghi. Prende spunto, nei lavori del periodo tedesco, da certo Schoenberg, ma ne rigetta in toto la dodecafonia e la violenza espressionista, Rathaus è un compositore che tende a conciliare gli estremi opposti. Nella musica dell'esilio americano prende piede il folkorismo polacco in contesti neoclassici, quasi che voglia aggrapparsi a qualche ricordo della patria. Poi nella maturità ha una caratteristica espressiva che tende al cupo. Però, la Suite in questione potrebbe piacerti perché è di marca neoclassica, è molto vivace e presenta una certa maestria nell'orchestrazione. Alcuni pezzi della maturità sono ottimi, penso alla Suite Ariel Acosta nel suo gentile neoclassicismo barocco su temi ebraici, le vigorose Vision Dramatique e la Polonaise Symphonique memori della musica popolare polacca, l'eclettico Prelude for Orchestra. Prova!
  8. Se per "balcanico" si intende "etnico", perché non ricordare la Romania anche se sta più a nord ? Questo paese ha almeno tre compositori famosi a livello internazionale: George Enescu (1881-1955), di fatto il fondatore della musica nazionale rumena Anatol Vieru (1926-1998) Horatju Radulescu (1942-2008)
  9. Grazie! Ma lo sai che non conosco questo compositore ? Non l'ho mai sentito neanche nominare Ricambio con Laks: L'Hirondelle inattendue, (breve) opera buffa in un atto (1965) Varii; Orchestra Sinfonica Radio polacca di Varsavia, Borowicz
  10. Incredibile, il sior Viandante è già in full immerscion con la musica tippettiana più tosta!
  11. Rathaus: Le Lion amoureux, suite dal balletto (1938) Orchestra Sinfonica della Radio Polacca diretta da L. Borowicz Questo è un bel lavoro e vorrei sentirlo completo, anche perché la Suite sembra non riflettere la concezione originale dell'autore. E' il primo grande lavoro che Rathaus fece allestire all'estero dopo la presa del potere nazista e la sua cancellazione dal mercato tedesco - il più redditizio, essendo un compositore pubblicato da editori tedeschi e di una certa fama in quel paese. Presentato a Londra nel 1938, la Suite sempre eseguita nello stesso anno, poi ripresa per il mercato americano. Ispirato alla nota fiaba di La Fontaine, l'Autore seguì alla lettera la storia, ma la manipolò in modo da attualizzarla e renderla autobiografica: il Leone protagonista non è altro che il compositore stesso, autore moderatamente atonale ma che veniva percepito come "selvatico" dal pubblico anglofono, si caratterizza da una musica aspra; invece la Regina e la sua corte, che rappresentano il pubblico medio del tempo, sono caratterizzati dal musica tonale e accademica. Il balletto trae vita dal contrasto tra questi due aspetti, la Regina addomestica il selvaggio Leone e dal loro amore nasce una sintesi musicale. Nella breve Suite (circa 14 minuti), però, Rathaus tolse le parti più audaci e raccolse soprattutto le pagine riguardanti la Regina, la corte e di sintesi dello stile, con lo scopo di far circolare la partitura il più possibile (durante l'inizio dell'esilio era assillato dalla mancanza di denaro). La Suite è di schietta marca neoclassica, nel gusto della scuola francese del tempo e con qualche momento neoromantico - per esempio la bella Sarabanda introduttiva. Solo nella danza del Leone (il secondo pezzo che inizia con accordi dissonanti e scarti ritmici improvvisi), si sente qualcosa di più audace. Nel complesso, però, la Suite è piuttosto ben fatta e ricca di ottima musica, sicuramente il balletto completo dev'essere di alto valore. @il viandante del sud
  12. Perché ammazzare così i poveri acquirenti ?
  13. E' giusto che sia così! I grandi compositori hanno sempre una personalità, al di là dei mezzi che impiegano per esprimersi (soprattutto mezzi che sanno impiegare nel modo corretto). A me, invece, è venuto in mente un commento di Schoenberg riguardo a un autore che gli sembrava accademico, all'incirca così: scrive alla Krenek Cioè dodecafonia accademica. Quando non si ha genio o talento, si finisce così... Vabbeh, ho anche sparato alla croce rossa... Vi dedico questo Respighi: Gli Uccelli I Solisti Veneti, Scimone Sto diventando vecchio o rinco, ma quando ho sentito questa esecuzione con un gruppo e un direttore che c'entrano poco con Respighi, sono rimasto a bocca aperta: una delle più belle esecuzioni di questa suite mai sentite! Molto vivace e idiomatica, ritmicamente piccante (sentire com'è vispa la Gallina!), ricca di buon gusto esecutivo tipicamente italiano (e dei Solisti nello specifico).
  14. Molto bello questo disco, una delle perle della serie brasiliana Naxos. Malissimo, doveva dirglielo: ho Tippett sull'altra linea, mi richiami dopo!
  15. mmmmh, vediamo... Robin: Rachmaninov fa schifo - Batman: no, fa cacare! Igor dodecafonico è una delle tante variabili geniali del sistema, se succede con il sistema tonale succede per forza anche con la serie dodecafonica (e se i principi dei vari sistemi compositivi sono in sé validi, il discorso si può estendere ovunque). Tutto sta a come si impiegano certi principi, se c'è il talento, il genio, chiamalo come vuoi...
  16. Tesi di base sbagliata, in realtà Webern non aveva nessuna intenzione di rivoluzionare alcunché. Aveva sviluppato un linguaggio adatto ad esprimere i suoi ideali e il suo mondo interiore, disinteressandosi di problematiche relative all'ascolto e alla comprensione. Se l'opera è indirizzata agli iniziati, a prescindere vive in un suo mondo ideale che per essere compreso necessita di un processo lento di assimilazione di specifici valori, anche extra musicali. Webern è come una scala che va salita un gradino alla volta. Comunque, la mia critica era rivolta solo alla esecuzione e all'interpretazione, il pezzo di per sé mi piace moltissimo e lo considero geniale. ------------------- Sorabji-Ravel: Rapsodie éspagnole M. Habermann, pianoforte
  17. Bah, non mi è piaciuto per nulla, il solito Boulez atomizzato e legnoso tipico del primo periodo direttoriale. Meglio la classica edizione con il compositore sul podio. ------- Varese: Amériques Utah SO, Abravanel
  18. Uno gira il web e si imbatte in questo: è così on line dal 13 di questo mese Il maestro Pletnev torna al Politeama col Rach 3 e l’Uccellino di Fuoco di Stravinsky - BlogSicilia - Ultime notizie dalla Sicilia L'hanno scritto davvero!!!! Cip, cip!
  19. Buon Santo Stefano! Stravinsky: A Sermon, a Narrative and a Prayer (1960) - il secondo pezzo riguarda proprio Santo Stefano
  20. Mi piace molto in effetti, lo ascolto spesso e ho ammirazione per il Concerto a quattro cori dello stesso autore. Ma nel prossimo topic 2024 iniziamo con Allevi o Clayderman, così cambiamo un po'
  21. Ottime le Sonate per pianoforte, la migliore è l'ultima, che è anche la più originale. Sonate e Quartetti testimoniano un costante aggiornamento lessicale, pur senza stravolgere i tratti caratteristici dello stile di Tippett, sempre molto vigoroso. Vero in parte, a differenza di Britten, però, Tippett non ha mai usato la dodecafonia, pur provando vivo interesse per certe manipolazioni polifoniche sul materiale musicale della Scuola di Darmstadt (ammirava molto il Boulez delle sonate per piano e di Marteau). Tippett guarda in avanti dopo il 1968, inglobando le citazioni più disparate, ispirandosi al jazz e al pop, sembra un compositore più coinvolto dalla contemporaneità rispetto a Britten. Gli interessava elaborare uno stile coerente che coniugasse il suo amore per il contrappunto barocco con le nuove esigenze espressive del suo tempo, specie se provenienti dalla musica leggera e folklorica, in alcuni casi della tarda produzione si era avvicinato anche alla musica elettronica. Il jazz ha avuto grande influenza su Tippett, fin dal tempo di A Child of our Time, poi diviene sempre più invasivo nelle opere della maturità. Specie i blues, ne ha infilati ovunque e con esiti magnifici. Ho ascoltato giusto la 12a Sinfonia di costui ieri! Di recente è uscita per Chandos e volevo informarmi in merito non conoscendo il pezzo, ma on line ne ho scoperto una edizione veramente magnifica diretta da Maxim Shostakovich con l'orchestra statale dell'URSS. Che dire... a me Weinberg non piace proprio, troppo derivativo, stento a trovarci una qualche pagina originale. Mi ha sempre dato la sensazione di essere più che altro un eccellente manipolatore di forme e di stili, ma senza reale sostanza, diciamo pure un accademico di grande artigianato. Sotto il vestito niente ! Negli anni settanta, però, aggiornò lo stile, che si fece più eclettico, dissonante e avventuroso. Forse le opere più interessanti le ha scritte in quel periodo. Anche qui ci sarebbe da obiettare che sembrano più esperimenti che reale evoluzione. La 12a è quasi una fotocopia di luoghi comuni dello Shostakovich giovanile, notevole per vigore e forza il primo movimento che inizia in maniera sfolgorante con potenti accordi "del destino", si sviluppa bene per un po' ma poi si perde negli ultimi dieci minuti. Anche i movimenti successivi, nonostante alcune pagine ricche di umorismo acido o di afflato drammatico, non decollano. Il movimento lento è piatto. Il finale è una palla pazzesca e conclude così di punto in bianco. A un certo momento sembra che non riesca a organizzare il materiale, pur tematicamente ottimo, e la sinfonia gira per lo più a vuoto per 49 minuti (o 57 minuti, dipende dall'esecuzione). Non conosco la 18a Sinfonia, ma dal numero dev'essere stata scritta senz'altro dopo il 1980, per cui appartiene alla produzione "modernista". Magari ne vale anche la pena, chi lo sa...
  22. Busoni: selezione dal Klavieruebung (2a edizione 1925) MA. Hamelin Ci sono alcuni di questi pezzi che sembrano scritti da Stravinsky o Casella!
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