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Madiel

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  1. Io ho dimenticato un altro "inutile" riguardo a Delius !
  2. Madiel

    Hurwitz & co.

    Concordo! Personalmente, preferisco la serie dell'opus 7, più vivace e briosa anche come esecuzione.
  3. E infatti io non l'ho sentito con orchestre messe male, ma con la sua di Francoforte "live". Ricordo un ottimo Britten, per esempio, ma parecchi anni fa, e altro. Il pezzo di Blacher sopra citato era dal vivo. Anzi, credo che anche le incisioni segnalate da Wittelsbach siano tutte dei "live".
  4. Blacher è un altro mondo! Non ho mai ascoltato Inbal in questo repertorio, ma mi è capitato diverse volte di sentirlo alle prese con la musica del Novecento e sempre con ottimi risultati. Ha inciso anche un pezzo di Blacher, mi pare le Variazioni Paganini.
  5. Madiel

    Hurwitz & co.

    Pure a me piace, mi sembra un'opera geniale....
  6. Si è citato Graener, eccolo qui in un lavoro giovanile relativamente leggero, che ricorda una serenata romantica in stile old Vienna Pensare che questa roba (del 1910), vecchissima come concezione e sonorità, è opera di un coetaneo di Schoenberg che scriveva contemporaneamente al massimo fulgore di Mahler e Strauss Per lo meno, è musica innocua e ben confezionata, ci risparmia le tirate lagnosissime quanto informi di un Pfitzner.
  7. Sì, è un noto pianista. Naxos mi pare avesse già pubblicato dei concerti per pianoforti suoi. Sono jazzistici, se non ricordo male, più musica leggera che classica.
  8. Non ho ben capito.... questo Cope ha preso temi di Rach e ci ha lavorato sopra ? Nel 2022 ancora con questa roba?
  9. Sì, il pessimismo esistenziale era una sua caratteristica (inconscia consapevolezza dei suoi evidenti limiti ?), ma alla fine era organico al regime e all'ideologia reazionaria, ne appoggiava le conseguenze senza discutere poi troppo. Giusto ieri sera a questo proposito leggevo delle note on line sull'architetto tedesco Hans Scharoun, perché nel cd di Henze appena arrivato c'era un gruppo strumentale a lui dedicato e mi chiedevo chi fosse questo signore. E' l'autore dell'edificio della Philharmonie di Berlino, ma era stato un insigne rappresentante del Bauhaus. Fu l'unico dei grandi architetti tedeschi che rimase in patria nel 1933, e sebbene non fosse un nazista e subisse un forte ostracismo alla fine continuò la sua attività sottotraccia, adattandosi perfino ai dettati estetici del regime. Alla fine a questa gente andava bene così, fossero bastian contrari, fiancheggiatori o impolitici. Comunque, tornando a Graener, rispetto a Pfitzner aveva un senso della forma che al suo collega mancava quasi del tutto, e pur essendo un accademico alla fine la sua musica mi risulta tutto sommato più gradevole.
  10. Sì, ne ho anche accennato un paio di volte in forum in passato. Sicuramente sai che CPO ha pubblicato l'integrale delle sue opere orchestrali (in tre cd, affidati al mulo da lavoro W.A. Albert). Uno dei corifei musicali del regime nazista insieme a Pfitzner, in sostanza questi due applicarono e dettarono le coordinate stilistiche più reazionarie del decennio 1933-1943. Come compositore, però, mi è sempre parso migliore di Pfitzner. Scriveva in uno stile neoromantico memore di Schumann e Brahms, con un poco di pigmentazione wagneriana che rendeva più attraente la confezione, dopo gli anni venti si avvicinò anche al neoclassicismo di marca barocca (gustosa la Suite "Sanssouci" ispirata a temi di Federico II di Prussia). Un autore minore, pieno di nostalgia per il passato e un onesto artigiano, ma nulla di più.
  11. Hurvizzo consiglia Gernsheim e il tubo mi segnala in particolare la 3a Sinfonia... proviamo... Boh, mi pare la solita robaccia germanica gonfia di retorica pseudo-beethoveniana in voga attorno al 1880
  12. Questa me la ricordo, ma decontestualizzata suona in effetti un po' ambigua e assai estremista. Non era tanto una critica a Cage o a Webern in sé, quanto alla moda dei compositori degli anni cinquanta e sessanta che si sono buttati a pesce su un qualcosa che si poteva artisticamente riprodurre in serie. Per me è senza senso lavorare sul concetto dell'alea cageana così com'è o replicare la poetica del silenzio di 4'33'', anche perché se si arriva a comprendere ciò che sta alla base veramente non si è più compositori. La stessa critica vale per i post weberniani, tranne rari casi hanno banalizzato la lezione di Webern. Soprattutto, la mia voleva essere una stoccata ai compositori politicizzati di quegli anni ma senza parlare di politica
  13. Henze: Kammermusik 1958 Jenkins, tenore; Walker, chitarra; Scharoun Ensemble, Jones
  14. Beh, era il 2006 ed era il mio primo assaggio di Guarnieri, poi in quella occasione paragonato a Ginastera che, comunque, resta un autore più importante. Farò doppia penitenza in sala mensa
  15. Però ho cambiato radicalmente idea su Scelsi e ho fatto mea culpa in sala mensa!
  16. Penso che fra non molto mi comprerò anche il disco Naxos che hai segnalato qualche post fa.
  17. Ma ne valeva la pena, la pasta ai funghi era buonissima!
  18. Ma no, nessun pippone, avrei dovuto entrare meglio nei dettagli perché la musica di Lentz è più complicata di quello che sembra, solo che mi hanno chiamato a pranzare e ho dovuto farla breve
  19. Lentz: Monh, per viola e orchestra (Caeli enarrant ... VII) (2001/2005) T. Zimmermann, viola; Orchestre Philharmonique de Luxembourg, Pomarico @Wittelsbach i pezzi orchestrali finora registrati di Lentz, solo tre, sono tutti molto interessanti. Si caratterizzano per forti influenze di Messiaen, a dire il vero più evidenti e palpabili insieme a quelle di Boulez nel primo pezzo Ngangkar (1998/2000), ma nei successivi le ha come metabolizzate. In Monh (=Stelle), si assiste a una specie di continuo monologo della viola, che combatte con una orchestra ostile e formicolante. La tensione è palpabile, ma si svolge tra dinamiche basse estreme (pppppp !!) e sonorità argentee. La lotta sembra avere la sua risoluzione poco prima del finale con una esplosione delle percussioni metalliche cui segue il silenzio. Lentz ha concepito l'opera su precise coordinate matematiche (pare sia ossessionato da specifiche formule, o per meglio dire da simbologie numeriche), ma preferisce descrivere la sua musica con metafore poetiche: la viola è l'individuo stupefatto dal mondo che si perde nello spazio, fino ad essere inghiottito nell'infinito. Monh fa parte di un ciclo, Caeli enarrant..., formato da più pezzi dagli organici più disparati e che Lentz definisce nel suo complesso come "Mysterium".
  20. Bello proprio questo pezzo, non lo conoscevo neanche per il titolo! VW fa il verso a sé stesso e al folk british, ma che classe a ottant'anni suonati!
  21. Madiel

    Hurwitz & co.

    Santo cielo.... da non credere, gli piace il bidone Lloyd!
  22. Ci stavo provando, anche perché il web mi consigliava quel video
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