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Madiel

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Tutti i contenuti di Madiel

  1. Nel caso di Sinopoli, le incisioni del repertorio d'avanguardia riguardano solo l'inizio della sua carriera. Ad un certo punto si allontanò da certe estetiche e, di conseguenza, cambiò il repertorio (o almeno, sarebbe meglio dire che lo rimodulò). Karajan è noto che impose alcuni lavori alla DG, ma se lo poteva permettere; con Boulez non lo so, ma è possibile che ci sia stato un compromesso tra esigenze dell'etichetta e sue personali. Il tuo amatissimo Abbado, invece, rientrava perfettamente nella mentalità della DG, per cui solo autori storicizzati e spendibili sul mercato - pur con qualche lodevole eccezione, penso alla serie Wien Modern.
  2. Il tuo ragionamento mi trova del tutto d'accordo, quanto scrivevo era solo un corollario alle tue parole. Volevo solo fare qualche puntualizzazione sull'aspetto modernista del catalogo DG. Negli anni sessanta-ottanta certo repertorio novecentesco poteva attirare il pubblico più curioso dell'etichetta gialla, ma sempre con attenzione all'accademia, diciamo all'ufficialità. Le scelte di Henze e Stockhausen sono rappresentative. Ci aggiungerei anche l'attenzione verso Nono, che godeva di larga influenza culturale in certi ambienti accademici tedeschi, autore di cui produssero alcuni cd alquanto complessi e settoriali. Penso al quartetto Fragmente - Stille, An Diotima o a Caminantes, complici anche gli artisti che le commissionarono, esclusivi della DG: hanno unito l'utile al dilettevole. Di certo si evitavano operazioni troppo eccentriche rispetto al gusto medio del pubblico europeo di quel tempo, alla fine lo scopo era sempre di vendere il prodotto o di interessare l'accademia (che fruiva del prodotto, pensa ai dischi acquistati da conservatori, fondazioni ecc.). Se l'operazione andava male, erano pur sempre investimenti sprecati perché si impiegavano orchestre importanti e direttori famosi - comunque, si cercava sempre di impiegare musicisti sotto contratto coinvolti nella composizione delle opere (Pollini, per esempio). Questo spiegherebbe anche le selezioni mirate di specifici compositori più o meno noti, come Berio, Bussotti e Maderna, la periodica incisione di lavori di Ligeti e via dicendo. L'ultimo alfiere della tendenza d'avanguardia fu Boulez, anche in questo caso si sfruttava il gran nome facendo l'occhiolino a certi ambienti. A parte i pochi dischi di Pierino, a volte non entusiasmanti bisogna dirlo (il suo Varèse è terribile, noioso in Birthiwistle ecc.), comunque negli anni novanta-duemila non siamo più ai livelli precedenti e sembra anche venir meno una certa curiosità intellettuale. Si sfrutta soprattutto la fama di Messiaen, di cui si fa addirittura l'integrale. Altro direttore attento al repertorio novecentesco fu Knussen, ma lo si impiegò soprattutto nel repertorio più storicizzato (Henze, Stravinsky) con risultati per lo più eccellenti.
  3. Antologia piuttosto famosa, che diede la fama discografica al giovanissimo quanto meritevole violoncellista. Alcuni pezzi li conosco bene perché li ho in altre edizioni. Consigliabilissimo.
  4. Ti sei dato alla reazione più totale! Forse, l'autore più interessante è proprio Herbert, un piacevole compositore di operette a inizio Novecento. Anzi, credo sia stato il fondatore della musica leggera americana, alla sua epoca fu famosissimo in patria. Nel cd, però, si presenta il suo lato accademico e serioso (mi pare si fosse formato in Europa all'accademia brahmsiana).
  5. E soprattutto Stockhausen. A partire dagli anni sessanta hanno preso i due compositori più rappresentativi a livello internazionale della cultura tedesca e ne hanno inciso quasi tutto il catalogo. Le altre scelte "moderniste" sono sempre state un tantino paracule e sinistroidi, guardavano a certo mondo accademico europeocentrico. Se si voleva qualcosa di più radicale o di alternativo (penso allo Stravinsky tardo), all'epoca si cercava nei cataloghi di Wergo, Cbs e altre etichette americane. Negli anni settanta questa tendenza verso l'avanguardia venne ad estinguersi, e se ogni tanto usciva qualcosa, penso al doppio album di Reich poi ristampato molte volte in cd, erano più che altro tentativi poco convinti di agganciare fette nuove di mercato. In effetti, furono eccezioni e nel decennio successivo sparirono del tutto perché non rendevano nulla in termini di vendite. Bisogna dare il merito alla DG che per festeggiare il centenario di Milhaud pubblicò due dischi completi con sinfonie e pezzi orchestrali assortiti diretti da Plasson, in un momento storico come il 1991 in cui non c'era praticamente nulla di memorabile nei cataloghi di dischi (e posso testimoniartelo, all'epoca si trovava pochissimo e l'unico pezzo importante era un celebre cd di Bernstein per EMI). Nello stesso anno festeggiarono altri centenari con un discreto disco con rarità di Honegger (sempre per il centenario di questo autore) e la prima incisione digitale dell'Angelo di fuoco. All'epoca la DG ebbe gli ultimi momenti d'interesse verso repertori alternativi, presentando novità stuzzicanti che chiudevano buchi importanti della discografia. Poi venne il buio.
  6. Affatto, è un bellissimo acquisto e al top della discografia di Sessions! Particolarmente belle le sinfonie n.6-7, un po' più cerebrale la 9a, ma se apprezzi questo autore saprai che scriveva sempre bene anche nei pezzi difficili. DRD dirige visceralmente e stacca anche tempi parecchio veloci, ma da notare come alleggerisce le tessiture ritmico-polifoniche, sempre piuttosto complicate nelle opere tarde di Sessions. Registrazione direi ottima. In sostanza: non si può chiedere di meglio su disco in questo repertorio.
  7. Io lo trovo un compositore ottimo, ha uno stile accademico ben riconoscibile e, soprattutto, scrive benissimo qualsiasi cosa. Ha composto una serie di pezzi interessanti, soprattutto sinfonici. Magnifica la recente Sinfonia n.4 "Cromelodeon" (2018), pubblicata da Naxos in un eccellente cd, che è vagamente ispirata a Ives e Mahler, rivissuti in un linguaggio personale con tanto di citazioni classiche (Handel, il Rinaldo). In questo video dal vivo alla prima (da sentire quant'è bello il movimento lento con le sue seducenti tessiture e l'espressività mahleriana, seguito [a 26:00] da un drammatico quanto grandioso finale basato su una fanfara, che lascia attenti fino all'ultima nota):
  8. Madiel

    Necrologi

    Morto a 91 anni a Montevideo, dov'era emigrato e si era naturalizzato uruguayano nel 1955, il direttore d'orchestra Paolo Rigolin, Gran Ufficiale della Repubblica Italiana e Ambasciatore della cultura italiana nel mondo dal 2003.
  9. Madiel

    Hurwitz & co.

    Proprio il cd che tiene in mano è noiosissimo! Vai a capire la grandissima stima che prova per Adams, io preferisco altri compositori come JL Adams e Kernis. J.Adams è spesso ripetitivo (non nel senso di minimalista ), i pezzi orchestrali maggiori li trovo informi perché infila musica su musica per lo più banale nella concezione e già sentita. Non è strano che nelle sue recensioni il nostro ricordi sempre lavori vecchi e risaputi, come le Chairman Dances, piuttosto di opere recenti. Per me, Adams è il prodotto giusto per il mainstream statunitense.
  10. Eh sì, Reich non si è inventato nulla di nuovo, a parte la banalità dell'inciso!
  11. @Snorlax non è il grandissimo Dorati, ma ci accontentiamo vero?
  12. Madiel

    Hurwitz & co.

    Grande e famoso disco, direi quasi perfetto. A dirla tutta, a me non convince molto El Salon México con qualche pesantezza, ma si sa de gustibus... In questa opera preferisco Dorati (Decca).
  13. Mi pare fosse una delle migliori del ciclo del direttore inglese! In effetti, mi associo a coloro che la trovano insostenibile. Non l'ascolto completa da anni ormai! Di recente, ho sentito solo un movimento dell'edizione Muti, tanto decantata da Hurvizzo, ma confesso di essermi annoiato a morte Dopo due giorni di ascolti con il John Adams orchestrale degli ultimi anni, magari ne parlerò, mi sono concentrato sulle Danze da Nusch-Nuschi di Hindemith. Mi sono ascoltato tutte le edizioni disponibili in disco, poche a dire il vero, che sono per lo più mal dirette. La palma della peggiore in assoluto va alla Alsop (Naxos), stroncata da Hurvizzo con piena ragione. Alla fine il migliore è Tortelier, pur essendo criticabile qua e là nel finale: Certo, sentire questa musica nel contesto originale dell'opera è più soddisfacente...
  14. Ottima versione, a me è piaciuta molto. Ha proprio inteso lo spirito dell'opera. Non conosco la versione Neumann. ----
  15. Boh, a me sembrano sufficienti le altre in repertorio, specie quelle affidate a ottimi direttori! La Sinfonia di Rott, per quanto interessante, non è fondamentale.
  16. Con questa siamo a dieci edizioni in cd... P. Jarvi - RCA Ward - CAPRICCIO Davies - CPO Trinks - HANSSLER Gerhard - HYPERION Weigle - ARTE NOVA Segerstam - BIS Volle - OEHMS Ruckwart - ACOUSENCE
  17. Madiel

    Hurwitz & co.

    Non conosco il cd in questione, ma una delle Suites mi pare di averla caricata on line eseguita da altri interpreti brasiliani. Guerra-Peixe è stato uno compositore molto interessante, uno dei migliori della sua generazione tra quelli nazionalisti e relativamente conservatori. Iniziò la carriera scrivendo musica di carattere astratto e modernista, avendo studiato con Kollreuter (un allievo di Webern scappato in Sud America!). In seguito, avendo contatti con l'ambiente nazionalista di San Paolo negli anni cinquanta abbandonò la dodecafonia, tornò alla piena tonalità e si ispirò al folklore brasiliano. Ha facilità melodica e molte idee, spesso ben sviluppate, un compositore di solido mestiere accademico che andrebbe maggiormente conosciuto. Non ha il carattere esotico di un Villa-Lobos, ma a differenza dell'irraggiungibile modello sa costruire bene i suoi pezzi. Se si conosce un po' la sua produzione, a un certo momento, verso gli anni settanta, riappaiono qua e là alcuni caratteri della prima maniera (cromatismi, dissonanze espressive e descrittive, ecc.). La sua poetica pop era ferma e ideologizzata (mi pare avesse simpatie sinistreggianti e provenisse anche da famiglia povera): affermava che la musica andava ascoltata e doveva essere capita dalle persone, ma non semplificava troppo il lessico e tanto meno cadeva nei luoghi comuni di un piacevole esotismo. Decisamente superiore, per qualità, al suo più fortunato collega Claudio Santoro, di cui Naxos sta pubblicando alcuni cd, questo sì assai accademico per forma e contenuto.
  18. Madiel

    Hurwitz & co.

    Di questo abbiamo già parlato in forum varie volte, e non convince nessuno. Credo sia uno di quei dischi che mette tutti d'accordo, almeno per una volta. Intendiamoci, per me non è un cattivo cd, ma le interpretazioni sono perfettine quanto inerti. Al di là dei paragoni dei pezzi maggiori con interpretazioni più o meno famose, si prendano in considerazione le Tre danze cubane di Caturla (1927), un pezzo importante nel repertorio sudamericano del primo Novecento quanto sconosciuto ai più: nell'interpretazione viscerale di Pérez Mesa con l'Orchestra Sinfonica Nazionale Cubana (cd MDG) sembrano addirittura "diverse" Per contro, Tilson Thomas presenta due rarissimi lavori di Amadeo Roldan, l'unico motivo, almeno per me, per acquistare il cd Argo. Insomma, bere o affogare. Mai lo consiglierei a prescindere, neanche come primo acquisto per un neofita. Assolutamente d'accordo, questo è un cd eccellente. Ha il massimo dei voti anche sulla guida inglese Penguin, credo abbia avuto un premio o una "nomination" su Gramophone. Due esecuzioni da manuale unite a una registrazione spettacolare. Della serie Chandos ho predilezione anche per questi altri due gioielli: Questo è un po' meno interessante, con qualche pesantezza complessiva e movimenti veloci sempre esasperati nella Pittsburgh, ma le brillanti Danze sinfoniche risollevano il quadro complessivo. Molto incisiva l'esecuzione del Ragtime: Quest'altro ha, in genere, pessime critiche, e penso a ragione, ma non ce l'ho in discoteca e non lo conosco bene in effetti. Detesto il Concerto per violino, forse il pezzo più noioso di Hindemith! Per l'ultimo della serie, nella Sancta Susanna e nei Drei Gesaenge preferisco l'edizione Wergo con Albrecht, ma resta nel complesso un disco discreto. Ha il pregio di presentare le Danze da Das Nusch-Nuschi e la Suite dalla favola Tuttifaentchen, raramente incise. La registrazione è tecnicamente la meno brillante di tutta la serie.
  19. Pensavo fosse una edizione precedente, mi sono fatto fuorviare dalla copertina. Mi pareva strano che l'avesse incisa più volte!
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