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Madiel

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Risposte risposto da Madiel

  1. 10 ore fa, Ives dice:

    Vero, ma mai considerato attendibilissimo questo sito, molto meglio Hurwitz e soci, va detto.

    Idem, anche se ha degli spunti interessanti ogni tanto.

    Hurvizzo è un ex musicista, conosce la materia. Spesso denota anche un'ottima cultura e fa paragoni competenti. I suoi giudizi possono essere inficiati da simpatia o debolezze per un artista o un compositore, ma alla fine ci sta, tutti abbiamo le nostre fisime.

  2. 2 ore fa, Wittelsbach dice:

    Ma quale figura? In che senso? Non si può più dire che qualcosa fa schifo semplicemente perché fa schifo e basta? Vogliamo farci arredare il comodino dalla società culturalmente e antropologicamente in sfacelo che ci circonda? Dobbiamo aver paura a non incensare un gruppetto di scimmie urlatrici perché altrimenti qualche bamboccio millenial inarca il sopracciglio? Quelli come la Fratta io li definisco in un modo: collaborazionisti.

    Oltretutto: che c'entra il sapere improvvisare? Me lo spiega, il maestro Fratta?
     

    Scusate, ma io ne ho fin sopra i capelli del relativismo, dei fervorini edificanti tipo "la musica è tutta bella". Tutta bella un par de ciufoli! E perdonate se sono animoso, chiamo a testimonio l'altro admin @Madiel 💖

    Io non sapevo proprio chi fossero questi tizi fino a un anno fa, e non li ho mai sentiti cantare né prima e né dopo perché, come sai, io escludo dalla mia sfera intellettuale ogni forma di musica extra classica. Apparivano ovunque sui media! Rimasi subito perplesso per un aspetto caratteristico della questione: il loro capo veniva incensato esclusivamente per il sedere rasato che metteva in faccia alle signore (o signori) ai concerti :D Questo è il livello, per cui tiriamo pure e senza indugio lo sciacquone. Ben vengano coloro che denunciano il bidone Maneskin!

    La musica non è tutta bella, però la vera musica è solo quella classica, anche quando è brutta! :cat_goofy:

  3. 5 ore fa, Majaniello dice:

    PS: non capisco perchè su musicweb-international e pure su wikipedia sia indicata la prima sinfonia di Brahms tra le "quotations" quando io sento chiaramente la terza (primo tema del primo movimento, ancor più seconda parte del secondo tema, con l'inconfondibile discesa cromatica). 

    Perché on line scrivono, per lo più (non voglio generalizzare), recensioni ad cazzum frutto di gente con una cultura musicale (e storica musicale) scarsa o superficiale. Questo è un caso. Figurati che una volta vi lessi una recensione che trattava di Casella e Malipiero tirando in mezzo Vaughan-Williams come paragone (forse ne accennai anche in forum).... :cat_goofy:

  4. 3 ore fa, Wittelsbach dice:

    Hai abbastanza analizzato quello che c'è. Mi sembra tuttavia meno melenso e affettato di un Rutter.

    Ho playlistato su Spotify tutta la serie... Preparati a commenti. Nella playlist ci ho messo anche altro, tipo le sinfonie di Santoro registrate da Bis e quelle di Guarneri (o Guarnieri, non ricordo mai), e anche un tale Francisco Mignone.

    sentirai che bella musica! Le sinfonie sono quelle di Guarnieri per Bis, per quel che ne so Santoro è inciso finora solo da Naxos. Mignone è un compositore abbastanza reazionario, lo chiamavano il "Respighi brasiliano", figurati che roba scriveva... (e comunque con Respighi c'entra un piffero). Accademico e post romantico con un po' di colore sudamericano moooolto generico, piacevole ma anche assai superficiale. Guarnieri e Santoro, che erano più giovani, erano più avanzati ma anche nettamente più bravi. La serie Bis di Mignone è eccellente, se ti piace...

  5. On 19/1/2023 at 17:21, Pollini dice:

    Per Penderecki direi valga il discorso fatto su Pärt (aggiungerei alla categoria anche Gorecki): più una svolta "New-Ageish" motivata da consapevoli finalità commerciali che non perdita di capacità.

    Carter l'ho comunque sempre visto ludico nonostante l'età, non lo metterei comunque nel novero.

    Penderecki era un buon direttore d'orchestra, forse in questo campo andrà rivalutato.

  6. On 21/1/2023 at 09:52, Ives dice:

    Box Erato con 9CD dedicato al violoncellista norvegese Truls Mørk, con i grandi concerti dal classicismo al repertorio del 900 e in parte contemporaneo. Globalmente ottimale, esecuzioni tecnicamente ineccepibili e non si scende mai al di sotto della soglia dell'esecuzione comunque ben realizzata. Punte di livello in CPE, Haydn, Shostakovich, Dutilleux e Kernis.

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    Io di questo violoncellista ho in discoteca solo la Cello Symphony di Britten, incisa con Bis e con Jarvi padre sul podio: eccellente sotto tutti i punti di vista.

  7. 8 ore fa, Ives dice:

    Boxone Roger Norrington della Warner/Erato di recente uscita. Come si sa, per usare un eufemismo, non gode della stima di Hurwitz, soprattutto in questo primo periodo alla guida dei London Classical Players. Praticamente, viene cassato un pò tutto...

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    E direi ! Personalmente non comprerei mai un disco di Norrington, uno capace di distruggere anche Mozart! :D

  8. 59 minuti fa, Wittelsbach dice:

    Provo a risvegliare il latitante @Madiel con quest'ultimo saggio della rubrica "Ascolti astrusi di Wittelsbach"

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    Questa fatica è da ascriversi a Timothy Hamilton, compositore britannico di 50 anni (da compiere), devoto principalmente alla musica corale. Musica accademica, costruita secondo le buone maniere della musica sacra ambiziosa.
    Per noi, tutto questo sembra una banalità in bilico tra neotonalismo romantico e tradizione ecclesiastica inglese, ma se fosse eseguito in una funzione religiosa supererebbe di slancio qualunque cosa faccia parte dei più consunti repertori liturgici attuali. Mi piace pensarla come musica d'uso, malgrado al nostro occhio di intenditori di musica classica ci sia ben poco di memorabile. La struttura è quella della Missa da Requiem romana, intervallata da numerosi salmi in lingua inglese.

    No, latitante no, è che ogni tanto vi lascio pascolare :cat_lol: Mai sentito nominare questo tizio e non mi stupisco, perché il  britannico vivente accademico è il genere che proprio evito a priori. Roba sempre uguale e mentalmente retrograda, raramente si trova qualche pagina fuori dalla norma. Poi, il fatto che Hamilton pasticcia con la liturgia romana e inglese, sono molto reazionario sotto questo aspetto (ognuno si fa la religione che vuole a casa propria, ma detesto le commistioni impossibili), mi urta ancor di più.

    Questa settimana mi sono dedicato praticamente solo alla musica brasiliana studiando i vari dischi Naxos ricevuti negli ultimi tempi. Uno più bello dell'altro, anche quelli di Guarnieri (già ampiamente citato nelle scorse settimane), e l'altro meraviglioso di Guerra-Paixe. Esecuzioni perfette, incisioni eccellenti. Alcune pagine di Guerra-Paixe a dir poco sfolgoranti come l'inizio della 1a Suite, nella vena migliore di Villa-Lobos! Due Suites piene di estro, colore e musica piacevole.

    Qualche nota su Claudio Santoro: lo conoscevo esclusivamente per i pezzi giovanili (per esempio la ben nota Sinfonia n.5), risalenti agli anni cinquanta, quando era diventato noto e non avevo mai avuto particolare inclinazione per tale autore. In effetti, ha il limite di non uscire da certi schemi classicisti e di evitare il folklore in qualsiasi sua forma, ma pare che almeno la tendenza accademica si sia indebolita negli ultimi anni. In questo cd ci sono un po' di lavori che testimoniano la volontà di confrontarsi con ambiti espressivi nuovi, anche se rimane sostanzialmente ancorato a modelli accademici:

    Santoro: Symphonies Nos. 11 & 12 - 8.574406 | Discover more releases from  Naxos

    Il pezzo migliore mi pare la Sinfonia n.11 (1984), piuttosto breve (appena 17 minuti) quanto intensa, con un finale drammatico come pochi. Ogni movimenti è ricco di contrasti, che arrivano al punto di rottura nel terzo movimento, con una conclusione sospesa e improvvisa. Stavolta si è tolto da dosso quella fastidiosa patina artigianale e beneducata che un po' limita l'espressività di Santoro, la brevità e il cromatismo sembra gli facciano bene. Bella anche la Sinfonia n.12 (1987), uno stravagante lavoro con diversi strumenti a fiato solisti, che continua la linea di piena libertà espressiva della n.11. Non allo stesso livello con qualità complessiva, ma ci sono dei momenti interessanti, come il finale con il trombone concertante trattato in modo assai originale, a tratti sembra quasi un concerto barocco in termini moderni. Insignificanti i Tre Frammenti su Bach (1985), scritto per il trecentesimo della nascita del grande compositore. Sviluppa alcuni incisi bachiani, ma lo fa mettendo in evidenza solo gli aspetti tecnici di Bach (fugati, inversioni, armonie particolari ecc.), mentre l'espressività latita - anche appesantita da un colore grigiastro complessivo che dà alla massa d'archi, nel complesso un lavoro abbastanza noioso. Tutt'altra musica il Concerto Grosso per quartetto d'archi e orchestra d'archi (1982), dove dosa con sapienza elementi aleatori in una impalcatura neobarocca. Forse il pezzo più modernista che ho mai sentito di Santoro finora. Il primo movimenti inizia come un pugno nello stomaco tra dissonanze taglienti e una violenta espressività, che un po' anticipa quella della di poco successiva Sinfonia n.11.  Nel complesso un lavoro di ottima fattura, senza una nota fuori posto, si denota un continuo e sempre serrato dialogo tra i solisti e il resto degli archi. Da notare che tutti i lavori sono moderatamente dissonanti e che tali dissonanze sono il frutto di un avvicinamento all'espressionismo, fatto di per sé abbastanza curioso in un autore pacato, direi monocorde, come Santoro. Esecuzioni eccellenti, registrazione, invece, da migliorare nei dettagli. Nel complesso un cd che merita, con composizioni per lo più originali.

  9. C. Santoro: Sinfonia n.12 (1987, rev. 1988/89)

    Goias PO, Thomson

    Questa serie brasiliana della Naxos è uno spettacolo! Esecuzioni ottime, pezzi fuori dal repertorio standard che si rivelano quasi sempre opere maggiori, registrazioni eccellenti.

    Nel cd dedicato a Claudio Santoro (1919-1989) si presentano le opere dell'ultima fase creatrice, tonali ma avanzate rispetto ai lavori giovani del periodo "paulista", una vera sorpresa. 

  10. 49 minuti fa, Tendarossa dice:

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    ...Maurizio's lates sonatas...

    Dovete comprarlo anche voi! Per forza!

    Senti un po', ho già bisticciato con un altro utente per le tue stupidaggini postate l'altro giorno: se lo compri e ne parli con cognizione di causa nella discussione di pertinenza va bene, se non lo compri o non lo hai ascoltato evita di fare queste sparate fuori luogo.

    E se non ti va bene, ti accomodi fuori. Secondo avviso.

  11. 1 ora fa, Majaniello dice:

    Ho letto che la prefazione a questo studio è di Petrassi. La sinfonia comunque è tosta ma scorre alla grande, io di dodecafonico non ci sento proprio niente infatti, mi pare un linguaggio personale il suo che peraltro non rinnega affatto la tonalità (quantomeno l'effetto è quello). C'è forse qualche passaggio ripetitivo per i miei gusti (nel finale c'è una cellula cromatica che reiterata e sviluppata in tutte le salse) ma mi è sembrata un'opera importante, ti chiedevo perchè è un autore che non ho mai sentito neanche nominare! Qui in forum l'avete citato di sfuggita tipo 15 anni fa...

    Non scrisse musica para-seriale, "inventò" un sistema alternativo. Bisogna vedere su quali basi, al momento non ho approfondito per poter dire qualcosa in merito. Petrassi sembra ne avesse molta stima, però il prismatismo era arrivato in un momento storico sbagliato quando c'era la sbornia post weberniana. Si passò dalla troppa rigidità alla troppa libertà quando il webernismo passò di moda, inevitabile che le teorie alternative sparissero. Savagnone, infine, non creò una scuola agguerrita e numerosa, un errore fatale.

  12. 4 ore fa, Ives dice:

    MTT rifà, meno bene dell'originale Sony, le sinfonie 3 e 4 di Ives: dall'etichetta live (2019) della SFS...

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    Ecco, un altro che insiste a rifare sempre le stesse cose ! Inutili operazioni commerciali, specie se ha fatto ottime esecuzioni in precedenza e se non ha nulla da aggiungere nella maturità.

  13. 4 ore fa, Ives dice:

    Si interessò in vecchiaia a Shostakovich e Stravinsky, non con grandi risultati. 

    Direi anche pessimi, a giudicare dalle registrazioni (nettamente peggiore in Stravinsky). Anche la sua fissa da anziano con Bartok non ha dato buoni frutti (che ne dicano).

  14. 3 ore fa, Majaniello dice:

    @Madiel che mi dici? mi sembra molto interessante! 

    Incredibile, mi hai preceduto! In questi giorni l'amico Compositore1980 ha caricato qui video sul suo canale e stavo giusto per occuparmene. Conosco Savagnone solo di nome, ho solo letto qualcosa sul suo "sistema". Autore oggi dimenticato, ma negli anni cinquanta e sessanta aveva suscitato l'interesse in certi ambienti accademici italiani: inventore del cosiddetto "prismatismo", che delineò anche in un'opera teorica molto complessa in tre volumi, una specie di concorrente della dodecafonia basata su tutt'altre basi. Non posso dirti niente di più specifico perché non ho ancora affrontato il problema, ma esistono incisioni importanti risalenti agli anni sessanta affidate a direttori famosi (per esempio Abbado che dirige la prima di Rinfrangenze nel 1965), proprio caricate su quel canale youtube. La Sinfonia "Alfa" (1964) pare sia una specie di summa del prismatismo, per cui dovrebbe darci un'idea adeguata del sistema e dello stile. Comunque, il sistema non si affermò e finì presto dimenticato, come la musica di Savagnone. Tra le curiosità si può ricordare che era il nonno dell'attore Claudio Amendola (!) e dell'ottimo compositore Michele Dall'Ongaro.

  15. 33 minuti fa, Majaniello dice:

    Secondo me Madiel ne ha tanti, si diceva di Penderecki qualche giorno fà. 

    Tra i grandi del repertorio direi, visto che l'ho citato prima, Schumann. So che la mia è un'opinione controversa (tuttavia non isolata), ma lui è uno che la vetta l'ha raggiunta negli anni '30. Le cose davvero notevoli dopo il '42 sono poche e, a mio avviso, non valgono i capolavori precedenti. Nel '900 Bartok, dopo i capolavori degli anni '30, sembrava aver imboccato una china discendente e meno interessante (seppur parliamo di un genio), e Schulhoff con la sua tarda sbornia socialista è un esempio ancora più eclatante. Per non parlare di Prokofiev (anche se la musica pianistica tarda la trovo ancora interessante). 

    Bisogna anche vedere il contesto in cui lavoravano, nel caso di Prokofiev è stato avverso. Ci sono, in effetti, dei compositori che scelgono di loro volontà, magari sulla base di errate convinzioni, che uno specifico linguaggio sia meglio di altri. Oppure, hanno proprio esaurito il proprio e non sono capaci di uscire dai certi binari. 

    Carter bravo quando vuoi, ma alla fine non è che abbia scritto chissà cosa di nuovo negli ultimi trent'anni di attività.

     

  16. 1 ora fa, Pollini dice:

    Sui compositori, spesso si direbbe che andando avanti con l'età s'aggiornino e migliorino costantemente, magari in quello invecchiando si è un po' come il vino buono... Ma nessuno che conosca casi di compositori che ad un certo punto avrebbero dovuto appender la matita al chiodo?

    Io al momento non direi, ci sono alcuni casi che me lo farebbero un po' pensare (Pärt e la sua svolta "New-Ageish"...), ma si tratta perlopiù di scelte consapevoli e volontarie. Qualcuno che la pensi diversamente?

    Questo è un problema totalmente diverso, direi ci sia di mezzo una variante intellettuale. Un compositore può essere anche anziano e vecchissimo, ma lucido e con la capacità manuale di comporre. Un direttore in quelle condizioni, o un musicista, hanno dei limiti concreti a volte insormontabili.

  17. 1 ora fa, Snorlax dice:

     

    Scusa Madiel, ma io trovo che la discussione impostata così non abbia proprio senso. Si vuol far valere come precetto universale una fattore che ha solo una valenza accidentale e individuale. Possiamo dire che vecchiaia = decadimento tecnico e interpretativo? Per me no, ed è appunto il mio punto di vista.

    no, perché sono certo che se si fa una statistica quelli che consideriamo "buoni" alla fine sono pochissimi. Ne consegue che la regola della vecchiaia è valida per grandi linee.

    1 ora fa, Snorlax dice:

    A corrente alternata si può andare a 30 come a 80 anni... Per dire, Stokowski ha affrontato la Quarta di Ives a 83 anni - e con risultati! - ed è grazie a questo vecchio narcisista che un capolavoro del genere è entrato un repertorio... Sinceramente, meno male che non aveva troppi nipotini da portare ai giardinetti!:cat_lol::cat_lol:

    Sarebbe entrato in repertorio lo stesso! Il tempo è sempre galantuomo con i capolavori -_- 

    1 ora fa, Snorlax dice:

    Poi ho anch'io mia zia che va a vedere Uto Ughi che fa i concertini del menga - per altro con risultati discutibilissimi - solo perché è Uto Ughi, un simulacro del grande artista che fu. Ma ripeto, il problema è dall'altra parte, in platea, non sul podio.

    Certo, è anche colpa del pubblico che spinge per vedere le proprie cariatidi. Non ne do colpa in senso assoluto ai soli musicisti. Il pubblico è ignorante, il musicista è narciso perché si ritiene indispensabile e la frittata è fatta!

    1 ora fa, Snorlax dice:

    Un artista può avere cose da dire ad ogni età, come non avere niente da dire - e in tal caso, vero artista non si può definire - dalla culla alla tomba...

    Che concezione romantica! :D 

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