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Madiel

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Everything posted by Madiel

  1. E allora ci mettiamo in viaggio con bagaglio leggero
  2. Vivo lontanissimo dal Giappone e mi piace poco viaggiare No, credo neanche mai pubblicata. ----- Bacewicz: Musica sinfonica in tre movimenti (1965) WDR Symphonieorchester diretta da L Borowicz
  3. No, in effetti, però ha diretto molta musica contemporanea e sono certo salteranno fuori delle rarità dagli archivi. Magari è veramente bravo solo in questo repertorio, chi lo sa....
  4. Ottima segnalazione, non la conoscevo e me la sono ascoltata ieri sera sul tubo. Molto, molto bella
  5. Senz'altro, ma ha lasciato decine e decine di inutili incisioni. Prima o poi usciranno fuori e ci perseguiteranno
  6. Senz'altro, però è ragionevole perché il genere è oggettivamente stressante e se non si ha qualche inclinazione particolare risulta palloso. Prova City Life oppure le Daniel Variations
  7. Mah, on line ho sentito l'Ouverture Festiva e non è niente di particolare. Diretta da un buon professionista, ma nulla di più. I maestri russi fanno di meglio. Stokowski nella 11a è soporifero.
  8. Secondo me non è neanche da accostare al classico kappellmeister tedesco, perché questo tipo di professionisti portano sempre a casa la pagnotta con decoro. Forse era solo pigro e sovrastimato per qualche motivo che ci sfugge. Masur l'ho sentito molte volte in disco e raramente mi ha convinto o interessato, si caratterizzava quasi sempre per sciatteria o pedanteria, mai un accento originale, mai un imprevisto. Solo una volta mi capitò di sentirlo da vivo con la New York Philharmonic, una diretta radiofonica in cui dirigeva le BACH-Variationen di Dessau: assolutamente perfetto! Neanche sembrava lui! Forse il pezzo lo aveva smosso dal solito torpore interpretativo, oppure si era lasciato trascinare dall'orchestra, chi lo sa...
  9. Violaaaaa, violaaaaa.... ma anche Martaaaaaa, Annnaaaaaa, Concettaaaaa
  10. Già, Skalkottas e Hindemith erano sommi artigiani, anche volendo difficile scrivessero opere poco ispirate o, comunque, mal congegnate. Anche quelli di Malipiero e Tippett rientrano nei miei gusti, ma sono disomogenei. Invece, non mi piace nessuno di quelli di Schoenberg e molto poco Bartok, autore che in genere a parte qualche cosa non mi ha mai preso. Quelli di Henze sono lastre di granito, una perfetta eredità germanica
  11. Direi "ni", nel senso che dipende dall'organico e dal periodo. In genere, però, sono poco attirato dal quartetto d'archi. Mi piacciono molto polifonici e complessi, sui modelli di Hindemith, Skalkottas, Stravinsky, Milhaud, Ives, Berg (Suite lirica) o il quartetto di Petrassi. Apprezzo moderatamente quelli di Shostakovich, preferisco gli ultimi. Mi piace anche quello di Verdi e alcuni di Cherubini. Però non sono un ascoltatore abituale del genere. Di recente ho scoperto un bel pezzo del polacco Jozef Koffler, il Quartetto n.2 "Schizzi ucraini" scritto nel 1942, formato da brevissimi movimenti per un totale di circa 12 minuti, tutti molto caratteristici per ritmi e temi popolareggianti. Tra l'altro, proprio sui quartetti di Schnittke alcuni giorni fa stavo controllando il catalogo dei miei cd per vedere se c'era qualcosa da aggiungere su questo autore (di cui ho quasi tutto), e avevo proprio notato che mancava un cd Bis con quei pezzi: qualcosa mi suggeriva di occuparmene presto Quando il destino bussa alla porta, è spesso molto insistente e bisogna prestargli attenzione per forza
  12. Sembrerà strano, ma non ho mai ascoltato integralmente nessuno dei quartetti di Schnittke! Non ho mai dato grande peso alla sua musica cameristica in effetti, più per mancanza di voglia che di altro.
  13. Negli ultimi anni ho osservato attentamente i miei nipoti e i loro amichetti tutti dipendenti dai social e dal cellulare, ma senza esserne consapevoli: è una generazione spacciata, non sanno neanche orientarsi da soli per strada senza un mezzo tecnologico. Quando giro su un mezzo pubblico in genere osservo il panorama o le persone, e noto che queste ultime non parlano più tra loro, tutti con il naso giù a vedere le ultimissime sul cellulare. Tendenza ormai da diversi anni, tante solitudini che stanno sedute vicine. Solo gli anziani parlano tra loro e hanno ancora la luce negli occhi. Ricordo ancora un amico, assistente sociale, che nei primi anni duemila mi fece un discorso chiaro sulla questione avendo avuto in cura delle madri incinte o con figli piccoli "distolte" dai cellulari: sarà la più grave dipendenza del futuro prossimo e farà danni immani sulle persone perché le renderà stupide.
  14. Certo, ma noi anziani sappiamo gestire questa "roba", non ci facciamo soggiogare psicologicamente dalla tecnologia. Abbiamo ancora il gusto della carta, del libro antico, della ricerca, della biblioteca, della cultura conquistata con sana curiosità, della discoteca con tanti cd o tanti lp, abbiamo la forza di chiudere il cellulare a una certa ora perché dobbiamo pranzare o cenare, e la tecnologia non è il nostro primo pensiero appena ci alziamo. Siamo ancora uomini dotati di anima Come ogni bubbone e ogni malattia, c'è stato il periodo di incubazione e di metabolizzazione, poi quando il marcio è stato assorbito nella zona colpita era pronto per circolare nell'organismo infettandolo. Più o meno è andata così. Darmstadt è stata la risposta artistica sbagliata a gravi problemi sociali e culturali causati dal secondo conflitto mondiale. Era inevitabile, intendo a livello psicologico, ricercare una evasione in un mondo astratto, lindo e vergine dopo cinque anni di orrori. I compositori, però, erano abbastanza colti e preparati per capire che, a un certo momento, bisognava superare quella fase di infantilismo e di necrosi spirituale. Invece, l'operazione di corruzione è riuscita benissimo nello sviluppo della musica commerciale, in un modo o nell'altro si è riusciti di guastare l'anima. Anche in altre forme d'arte, a dirla tutta, in ogni luogo in cui si è imposta la mercificazione.
  15. Ho tenuto conto del grado di tecnologia acquisita dopo tale data, quelli del 1980 sono ancora sani!
  16. Al di là di una mimica goffa della direttrice, esecuzione veramente ottima!
  17. Infatti, e non dimentichiamo che questo sistema di "diffusione culturale" produce danni incommensurabili nei fruitori - che sono spesso e volentieri ignoranti come, mediamente, quasi tutti i giovani nati dopo il 1990. Perdendo cognizione della realtà e del contesto, poi saltano fuori le teorie più demenziali che pretendono di riscrivere la storia. Per cui, diventa naturale ritenere qualsiasi assurdità come normalità.
  18. La verità è che volevo essere ben più brutale In tv finora abbiamo avuto Alessandro Magno gay impenitente, la tedesca Carlotta di Mecklenburg regina nera dell'Inghilterra, la macedone Cleopatra regina nera dell'Egitto, il fenicio Annibale più nero di uno zulu, ci sta anche Mozart limoncino mi pare naturale, necessario e inevitabile...
  19. Ecco, ci mancava Mozart con i tratti orientali!
  20. Inevitabile, anche perché è più facile fare una selezione delle singole sinfonie, tenendo conto del fatto che di alcune ci sono poche edizioni di riferimento (la 2a, la 3a o la 4a), o di altre ristretti gruppi di incisioni ben note alla critica discografica. E' praticamente impossibile che un direttore riesca a fare quindici capolavori d'interpretazione, qualcosa va sempre male considerata la grande diversità espressiva-stilistica che caratterizza le sinfonie di Shostakovich.
  21. Gino Negri: Pubblicità ninfa gentile (1970), estratti dall'opera
  22. Scambi di galanterie, mica come da noi in forum che diamo di mazza sulla testa del povero Dave
  23. Lavoro famoso, anche se solo un momento di passaggio della produzione giovanile di Ligeti verso la micro-polifonia. Ligeti è uno dei miei compositori posteriori al 1945 preferiti, insieme a Henze. Ricambio proprio con Henze. Sono alle prese, da circa una settimana, con l'ultimo disco inciso dal sempre ottimo Oliver Knussen con una antologia di pezzi orchestrali di Henze scritti tra il 1963 e il 2012. C'è anche l'ultimo pezzo scritto dall'autore, la Ouverture zu einem Theater, eseguita pochi giorni prima della sua scomparsa. Nel complesso, i quattro minuti che la costituiscono sono un condensato di espressioni musicali henziane, quasi che l'autore fosse ormai consapevole di essere alla fine e dovesse produrre un lavoro riassuntivo. Niente di particolare, a ben vedere, a parte una certa piacevolezza esteriore. Di ben altro spessore Los Caprichos, Heliogabalus Imperator e gli Englische Liebeslieder per violoncello e orchestra. Questi ultimi sono come delle cartoline sonore di pochi minuti ciascuna, dalle sonorità aeree, dall'orchestrazione leggerissima e avvolgente, quasi episodi di una storia d'amore annotati su un taccuino in un momento di estasi. Ho notato diversi incisi che riappaiono nella successiva Decima Sinfonia, proprio iniziata a ridosso della revisione degli Englische Liebeslieder nel 1997 (la cui composizione originale risaliva al 1985, con il titolo italiano di Canti d'amore). Per cui controdedico con Henze: Englische Liebeslieder per violoncello e orchestra (1996)
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