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Madiel

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  1. La conferma di quello che si dice in giro, cioè che Delman era un tizio simpatico e che non si prendeva troppo sul serio, ma nello stesso tempo restava un vero professionista. *** Partch: Daphne of the Dunes Varii diretti dall'Autore
  2. E neppure nella resa dell'esecuzione, ci sono brutte cosucce qua e là, soprattutto con gli archi. Però, c'è il valore aggiunto di Stryja, che conosceva Szymanowski come un suo parente stretto.
  3. Ho sentito solo il primo, l'ho vissuto come una vera crocifissione e non ho voluto insistere oltre perché sarebbe stato masochismo. Anche per non rovinarmi il buon ricordo di Delman. Negli anni novanta si era dato molto da fare in Italia, dove mi pare vivesse da esule, presentando musica d'avanguardia russa. Fu il primo, credo, a presentare Schnittke nel nostro paese. Forse era il suo repertorio d'elezione. Un Bruckner così sfiancante e negativo non credo di averlo mai sentito. Pensa che alle cinque e mezza di mattina, visto che non riuscivo a dormire, mi sono rifatto con il primo movimento della 9a di Giulini, quasi a voler cancellare un brutto ricordo
  4. Intanto ascolto questa edizione, ma non credo continuerò fino alla conclusione Già il primo movimento è del tutto sfiancante, molto episodico, privo della ben che minima scintilla e fluidità, oppure di una qualche esaltazione mistica o eroica. Delman concepisce la Nona come un frammentario epitaffio laico, con appena appena qualche composta lacrima qua e là. Una gigantesca pietra tombale, di nero basalto appena sbozzato, dietro la quale non c'è nulla.
  5. Lo so, rilanciò Pizzetti a livello internazionale e una edizione ce l'avevamo anche su Wellesz. E' stato anche il primo titolo a tornare in circolazione negli ultimi anni, se non ricordo male ne esiste una edizione video dal vivo con Raimondi. Non credo, però, nonostante la fama di quegli anni, che sia realmente superiore ai lavori precedenti. Come ricordava giordano, l'opera è abbastanza pesante, in effetti grava un'atmosfera cupa, insostenibile, fin dalle prime note. E' musica sostanzialmente immobile, immersa in infiniti ariosi spesso informi di carattere oratoriale (è un difetto della vocalità pizzettiana a quanto pare, riflesso della sua "retorica" estetica), con un accompagnamento strumentale assai parco, al limite della stilizzazione. Non c'è praticamente azione, i personaggi pare che si stiano parlando addosso, diciamo così, specialmente il protagonista che si perde in continui monologhi filosofici e religiosi. Penso che l'immenso successo sia dovuto anche al testo di Elliot, piuttosto alla moda in quel periodo. Non conosco bene altri titoli operistici dell'autore, ma così a naso non consiglierei di iniziare l'ascolto di Pizzetti con Assassinio.
  6. Quella è già di una fase tardissima, quando Pizzetti non aveva più nulla da dire e ripeteva sé stesso. Penso che i primi lavori teatrali siano quelli più interessanti.
  7. Vorrei dire qualcosa, ma purtroppo non conosco bene il repertorio operistico di Pizzetti. Ci sono delle pagine tratte dalle opere che sono, comunque, dei gioielli. Penso all'introduzione a Fedra, che nella sua intensità morbosa ricorda perfino qualche momento dell'Adagio della 10a di Mahler (per puro caso, ovviamente).
  8. E direi ! E' passato da Stravinsky a Wagner nel giro di un paio di giorni, rischia proprio la pelle
  9. Madiel

    Anton Bruckner

    Grazie mille! Dopo cena ci do un ascolto.
  10. mamma mia, anche Euripide da aggiungere alla lista dei trapassati
  11. Sono tutti morti e quelli vivi non se la passano molto bene Meglio nei poemi sinfonici che nel resto. A volte dà la sensazione di essere un po' incapace a gestire le architetture, mentre nei poemi più brevi questo limite è meno evidente. Non era neppure un narratore alla Strauss, era più capace a evocare e a creare fulminanti evocazioni. The Garden of Fand è tra i suoi pezzi migliori.
  12. Madiel

    Anton Bruckner

    Questa potrebbe essere interessante, per lo meno per Delman, che in vita fu molto amato in Italia.
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