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Ives

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  1. Nonostante fosse molto eseguito e di grande successo di pubblico, almeno fino agli anni '70, Puccini non godeva di ottima fama tra la cosiddetta critica specializzata. Massimo Mila, ad esempio, critico autorevole ma ormai sorpassato su molte cose, attribuiva l'aggettivo "pucciniano" per identificare qualcosa di musicalmente "di cattivo gusto". Oggi, per fortuna, tutto è cambiato e possiamo leggere la figura di Puccini come merita, e cioè come uno dei più grandi compositori per il teatro del '900.
  2. Di Reich, recente, è uscito anche questo:
  3. Ecco, appunto, era quello che volevo dire. Magari munisciti di un DVD e prova a gustartela a casa o meglio ancora in un teatro "chiuso".
  4. Mah, non direi. E' un'opera sostanzialmente "semplice", lineare e possiede una spettacolarità intrinseca quasi cinematografica (nella tragicità della vicenda, nell'orchestrazione sontuosa, nel trattamento delle voci...) che la rende subito interessante, affascinante e coinvolgente, anche per il neofita. Almeno io la vedo così. Ripeto, dubito che, all'Arena, Mozart possa udirsi in maniera decente.
  5. Certo, la discografia pucciniana è vastissima e permette un'ampia scelta qualitativa (e le letture di Karajan, fatte in epoca in cui ancora Puccini era considerato come "un musicista per signorine" sono mirabili). La mia era solo una riflessione, ma probabilmente solo il Maestro saprà spiegare. D'altronde, tutti i grandi direttori hanno avuto le loro idiosincrasie con una parte del repertorio. Comunque, Abbado può sempre stupire, quanto meno ce lo si aspetti: si pensi a Shostakovich, autore mai diretto prima d'ora e che eseguirà l'anno prossimo a Santa Cecilia.
  6. Mah, non so, non credo che Abbado avesse una visione così limitata e vetusta di Puccini, così come quella di Giulini, certamente influenzata dalle critiche di Mila. Il sentimento pucciniano, anche quando è estremo e plateale, e, all'apparenza superficiale, è sempre dettato da ragioni fortemente intime e drammaturgiche, è quasi qualcosa che erutta dall'anima. Non lo vivo per nulla come insincero.
  7. Ah, leggo solo ora che era una scelta obbligata tra queste. Beh, l'Aida mi sembra fonicamente la più adatta all'Arena, così come Nabucco. La Bohème è un capolavoro ma è troppo strumentalmente scavata all'estremo affinchè si senta decentemente in quello spazio enorme. Anche Traviata non va bene. Lascerei stare Mozart.
  8. Io ti consiglio "Tosca" di Puccini, magari in questa edizione: L'opera di Puccini realizzata con la regia di De Bosio negli splendidi luoghi romani del dramma, narrata con un montaggio scorrevole ma anche capace di indugiare sui particolari spettacolari della vicenda, che ne fanno sicuramente la più cinematografica di sempre. Una Tosca sospirata e languida, in cui ogni gesto e ogni sguardo sono pensati per ricreare l'emozione del dramma come deve essere per un'opera del genere. La Kabaivanska è affascinante, nobile e volitiva, Domingo in piena forma, Milnes luciferino quanto basta. Duttile
  9. Ives

    Charles Ives

    Puoi cominciare con questo splendido CD: Contiene la sua sinfonia più nota, la Seconda, che, detto brevemente, esalta la tradizione musicale europea e americana, sottolineandone al pari gli aspetti caratteristici (lo stile e la struttura sono tardo-romantiche e ci sono numerose citazioni esplicite dei suoi "modelli", da Brahms a Dvorak a Tchaikovsky a Wagner, ma Ives vi innesta la "pianta nuova" delle melodie americane, dai canti patriottici, a inni di guerra, da canzoni country a celebri melodie di Foster a marce studentesche e bandistiche. Insomma, il risultato è di grande fascino ed ecce
  10. Ti rimando direttamente al sito della Glossa: />http://www.glossamusic.com/glossa/reference.aspx?id=219 Se interessa, c'è anche una versione con il libro.
  11. Peccato che un sommo direttore come Claudio Abbado non si sia mai interessato alle opere di Puccini. Qualcuno ne conosce i motivi? Secondo me, avrebbe fatto delle ottime cose, almeno nell'ultima produzione, diciamo da Fanciulla in poi, laddove la densità armonica e la condotta melodica si fa più densa e moderna (ma anche Bohème in sembra molto adatta, dove nei quadri di inizio atto si prefigura lo Stravinsky di Petrushka).
  12. L'ultimo volume che mi mancava per completare questa splendida serie "Handel en Italie". Questo Puccini "laterale" è molto interessante. "Crisantemi" è un'elegia per archi un pò nella moda del tempo ma con temi bellissimi e cesellati a regola d'arte. Nel "Capriccio sinfonico" dà prova di grande "variatore".
  13. Ives

    George Gershwin

    Vorrei ricordare anche la "Second Rhapsody", lavoro spesso offuscato dalla celeberrima "Rhapsody in Blue". Lavoro del 1931 che in qualche modo cerca di "duplicare" il successo ottenuto da Gershwin con la "Rhapsody in Blue"; in realtà, si tratta di pagina costruita meglio, scritta più accortamente, forse meno ricca di geniali spunti tematici. Per questo motivo, sebbene strutturalmente assai più omogenea, colpisce meno di quell'affascinante impasto di ingenuità, scaltrezza, spavalderia e genialità che è "Rhapsody in Blue". Il solito Tilson Thomas (già protegè di Bernstein) è affidabilissimo su C
  14. Williams è un ottimo musicista, mestierante certosino, sontuoso orchestratore, creatore di colonne sonore leggendarie ma anche...un grande "scopiazzatore" (o, più bonariamente, un grande "citazionista")...soprattutto da Wagner (a piene mani dal Ring) ma un pò in tutte le sue composizioni ci sono evidenti rimandi, plagi o allusioni a Strauss, Puccini, Mahler, Tchaikovsky e tanti altri. Ma ha composto anche colonne sonore più personali e meno "strombazzate". Mehta incise la suite da "Star Wars":
  15. Ives

    George Gershwin

    Alle opere già citate, si può aggiugere il "Concerto in Fa"(Wild Earl con Fiedler ne danno un'incisione di riferimento, come pure ottima è quella di Garrick Ohlsson con Tilson Thomas) la "Second Rhapsody", la "Cuban Ouverture" (ipercinetica diretta da James Levine con i Chicagos per DGG), i "Preludes" e le sue innumerevoli "Songs". Buon ascolto!
  16. Ives

    George Gershwin

    Quello modellato da Gershwin (almeno nei suoi lavori più conosciuti) è un "Jazz-Sinfonico", così come lo aveva concepito Paul Whiteman. Si trattava di un genere che aveva come obiettivo quello di fondere le suggestioni del Jazz con la musica sinfonica europea. In realtà, si rivelò un ibrido che snaturava sia il Jazz, di cui aveva poco in comune, sia la sinfonica, sia la musica afro-americana. Ciò nonostante, permise a Gershwin (oltre allo straordinario successo personale) di comporre i primi esempi di musica sinfonica realmente "americana". La fama di Gershwin è dovuta senza dubbio alle compos
  17. Ives

    George Gershwin

    Esattamente, e raccolto tutto in questo "storico" disco:
  18. E' stata una splendida Manon pucciniana. Certo, sulle caratteristiche vocali della Scotto molto si dibatterà ancora, ma, che tocco geniale, quando, nel secondo atto, assapora la gioia di ritrovare tra le "trine morbide" della sua dorata alcova, un orecchino di diamanti a lungo cercato (mi riferisco al video con Levine al MET, nel quale qualcuno dice che ci fu lo zampino dell'Actor Studio). E'coinvolgente, sensibile, immediata nel comunicare gli stati d'animo, capace di focalizzare l'attenzione come poche altre dive in questo difficile ruolo, ma sempre restando nell'interiorità del personaggio,
  19. Ives

    George Gershwin

    Ce ne sono diverse. Dipende poi se gradisci la versione orchestrata da Ferde Grofè (per piano e grande orchestra) o l'originale gershwiniano (per piano e jazz-band). Versione Gershwin/Grofè: qui spiccano le storiche incisioni di Wild/Fiedler (RCA) e di Leonard Bernstein (Sony, nella doppia veste di pianista-direttore). Earl Wild approccia Gershwin come se si trattasse di un tardo-Romantico americano nella scia di Gottschalk: intendiamoci, l'idea può apparire (in parte) discutibile, ma Wild è talmente abile, sofisticato e scaltro (non gli manca un pizzico di showmanship, come capita a virtuos
  20. Ives

    George Gershwin

    Un grandissimo, mi piace molto. E vorrei aggiungere che oltre allo stile spiccatamente americano, dato dalla fusione di elementi del folclore americano e nero, nella musica di Gershwin vi è una vena di struggente malinconia che si avverte con una limpidità armonica sorprendente. Le sue "Songs" sono emblematiche in tal senso. "Porgy and Bess", in particolare, ritengo sia il suo massimo capolavoro. Il primo esempio di vera e propria "Opera Americana", che diede poi il via ad una feconda stagione di compositori americani che cercarono (in alcuni casi riuscendovi) di dare una dignità artistica du
  21. Ancora devo ascoltarlo. Il pezzo, "Rendering", di Schubert-Berio sarebbe meglio precisare, è una possibile parvenza di un'ultima creatura schubertiana, è geniale e uno dei capolavori del maestro di Oneglia. Berio elabora scarne linee autografe di una non composta "Sinfonia in re maggiore"; porta organico e inquietudine tonale dello Schubert a grandi dimensioni, ne richiama colori pastorali, aperture danzanti, puntiglio di contrappunti, e spinge i presagi di Schubert fino a tinte mahleriane. Con evidenza, e mano soffice, collega i frammenti col proprio tessuto connettivo (rendering) che diventa
  22. Ives

    MENDELSSOHN

    E' un bel lavoro: se si considera la raffinata strumentazione, con il notevole trattamento dei singoli strumenti e il dominio assoluto dell'intera orchestra, si potrebbe pensare che ci sia la mano di un compositore con una lunga esperienza alla spalle e non un adolescente alle prime armi. Successivamente, Mendelssohn orchestrò lo Scherzo dell'Ottetto e lo inserì in alcune esecuzioni della sinfonia come terzo movimento. E' veramente un "macigno" la Seconda. Di fatto, con la Prima, è completamente sparita dai programmi concertistici correnti, se si escludono rare riprese in Germania e Austria
  23. Si, dalle sorelle Yvonne e Sybille Kaufmann in Fraumünsterstrasse, una strada secondaria nei pressi di Bahnhofstrasse, vicino la Bürkliplatz. La scelta è ampia (anche jazz), il servizio eccellente, il personale molto cordiale e competente. Il nome "Rena" non è un nome di persona ma si riferisce ad una marca di fonogrammi (in effetti il fondatore fu Josef Kaufmann agli inizi del '900, il trisavolo delle proprietarie attuali, se ho ben capito). Comunque, per acquisti più "mainstream" vado anche da Jecklin o da MusikHug (che ha molti CD del Zürich Tonhalle).
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