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Ives

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  1. Ives

    Anton Bruckner

    Forse, più che tra gli addetti ai lavori, per Bruckner è proprio il pubblico italiano ad essere ancora refrattario. Tra i direttori anche Pappano recentemente ha proposto le sinfonie maggiori, una l'anno.
  2. Ives

    Hurwitz & co.

    Se ti sente @Snorlax In realtà viene citato il Ring scaligero di Furtone, che credo sia il migliore dei due. Solo che secondo Hurwitz non vale la pena prenderlo perchè Keilberth e Krauss sono superiori per quanto concerne visione d'assieme, qualità dell'orchestra e del canto. E soprattutto registrazione.
  3. Hindemith Kammermusik No. 4 Op. 36, no. 3 Konstanty Kulka - violin RCO/Riccardo Chailly Weill Concerto for Violin & Winds Nona Liddell - violin The London Sinfonietta/David Atherton
  4. Ives

    Hurwitz & co.

    La Nona mahleriana di Adam Fischer con l'orchestra di Dusseldorf.
  5. Ives

    Hurwitz & co.

    Vero, classico analogico. Anche se sono state più volte rimasterizzate.
  6. Ives

    Hurwitz & co.

    I migliori Ring...... Classici in analogico (rimasterizzati): Registrazioni in digitale: Registrazioni live storiche:
  7. Walton Orb & Sceptre Crown Imperial Royal Philharmonic Orchestra André Previn
  8. Ives

    Hurwitz & co.

    Le 5 sinfonie di Saint-Saëns (c'è anche la Urbs Roma e una sinfonia giovanile) in un eccellente box Naxos con l'orchestra di Malmo diretta da Marc Soustrout. Presenti anche tre poemi sinfonici, tra cui la celebre Dance Macabre.
  9. Ma cosa gli insegna a questi giovani? L'impressione è che proprio non abbia più voglia, come da lui stesso dichiarato. Bolsa routine, stracca successione di note e poi tutti quei ritardandi che fanno "grande direttore", fatta cosi è la musica più noiosa del mondo. Qualche buon disco in tempi recentissimi è riuscito a sfornarlo live a Chicago (Bruckner, Prokofiev, Shostakovich, Kol Nidre, Lelio) e a Vienna (la Seconda di Bruckner non era male). Quantomeno, Abbado in vecchiaia ha ripensato tutto questo repertorio alla luce degli studi filologici e in esecuzioni con maggior brio e freschezza d'a
  10. Pronti via e Harno taglia subito un'ora di musica, non solo singoli brani ma anche i daccapo in cori e arie. Ed è già una follia, a mio parere, in questo oratorio di dorato splendore biblico. Strumentalmente non è neanche male, forse tra le cose handeliane migliori del direttore austriaco, sempre molto mobile e nitido nell'accompagnare il canto. Che, però, è un disastro: Rolfe-Johnson aveva sparato già tutte le sue cartucce e qui appare asmatico e in perenne difficoltà; durissima la Alexander, mai stata granchè anzi sovente mediocre e misteriosamente famosa; la Venuti e la Blasi hanno vocine p
  11. Mamma mia che volo. E' la fine che farà la sua Missa Solemnis Si scherza, Maesstrhro
  12. Ives

    Hurwitz & co.

    Dovrei risentirla, probabile. Se si sentono le sinfonie 4 e 9 con la stessa orchestra (Concertgebouw pochi anni prima, dal vivo) ma dirette da Bernstein, c'è l'alfa e omega di due approcci differenti. Bernstein è non meno analitico, i tempi più lenti e gravidi di tormenti e dal fraseggio più "complesso". L'esecuzione è più "sporca" ma anche più audace (gli adagi caricatissimi, Chailly li sgrana quasi senza fastidi). Il "problema" di Chailly è che propone una figurina mahleriana ottimamente eseguita, splendidamente lucidata e smaltata, non priva di verve incontenibile nei suoi momenti migliori.
  13. Ives

    Hurwitz & co.

    Aspetta, però, perchè, se ricordo bene (ora non posso far partire YT), nel video dice che l'Ottava è la più noiosa e la meno riuscita del cofanetto. Quindi, presumo, ci sia stato un ripensamento di Hurwitz su quel singolo disco rispetto alla recensione di cui parli (magari di molti anni fa). Basilarmente, io lo considero un box suonato in modo impeccabile. C'è tutto Chailly, piaccia o meno: nitore espressivo, ritmo ed oggettività della partitura, freschezza d'approccio, interprete a servizio della musica. Quindi per me è una intro ottima al mondo musicale mahleriano, se si considera il box sin
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