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Rinaldino

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I successi di Rinaldino

Ottimo e abbondante

Ottimo e abbondante (8/21)

  1. Sto ascoltando la nuova incisione del concerto di Berg di Zimmermann/Berliner/Petrenko e mi sembra notevole!
  2. Dopo due anni di assenza ieri sono andato a sentire un concerto dal vivo È venuto Cho al Teatro della Pergola a Firenze con un programma per lui abbastanza inedito (sonata di Janacek e Gaspard de la nuit) più i quattro scherzi di Chopin. Come bis il notturno op. 9 n. 2 (la prima volta che mi capita di sentirlo suonare dal vivo, in effetti) e il valzer op. 18. Non mi è sembrato del tutto a fuoco, probabilmente sta ancora cercando la sua chiave di lettura per i pezzi "nuovi", però indubbiamente suona benissimo. In particolare è impressionante l'equilibrio delle voci negli accordi a suono pieno, ogni nota ha il giusto risalto e l'effetto coloristico è molto efficace. Oggi sto ascoltando questo: La Sonatina di Tansman in particolare secondo me è proprio un gioiellino, la dedico a chi gradisce!
  3. Ho finito di scrivere una paginetta per due violini (forse mi è venuta un po' difficile ma tanto il midi non si lamenta ) Festeggio ascoltando questa, che non conoscevo: In dedica a chi gradisce!
  4. Che ne dici di questo? Non posso dare un parere di prima mano, però sulla carta sembrerebbe una buona risorsa (magari non aggiornatissima però, è del 2003). In alternativa potreste esaminare la bibliografia del libro tedesco, quasi sicuramente citerà risorse in altre lingue. https://global.oup.com/academic/product/bachs-works-for-solo-violin-9780195171440
  5. Concerti assortiti di Leclair, niente male! Ieri sera invece ho ascoltato un po' di Sonate e Partite di Bach suonate da Kremer (ECM). È una lettura decisamente moderna, novecentesca, a tratti eccentrica ma direi riuscita sul piano musicale. È anche agli antipodi rispetto all'interpretazione di Ehnes che ascolto di solito (magnifica, a parte qualche pesantezza di troppo in alcuni movimenti veloci): laddove Ehnes disinnesca l'impervia scrittura violinistica di queste partiture con una naturalezza disarmante (sentire ad esempio l'andante della seconda sonata), Kremer invece la fa esplodere in un caleidoscopio di espedienti timbrici e di articolazione che è assolutamente personale (e sicuramente anche più discutibile).
  6. Youtube mi ha proposto questo Concertino per ottetto d'archi di Goossens. È la prima volta che ascolto qualcosa di Goossens, tutto sommato mi ha fatto una buona impressione, un po' eclettico ma direi scritto bene (a parte la scordatura in corsa al violoncello che insomma )
  7. Tempo fa avevo cercato di scrivere un pezzo per quartetto con una parte ispirata alla musica francese. Senza voler fare paragoni poco plausibili in termini di risultati mi sembra di aver capito un po' di cose in più, il che mi rende l'ascolto molto più coinvolgente Il primo movimento di questo quartetto tra l'altro mi sembra particolarmente notevole, un piccolo colpo di fulmine personale Curiosità, in questo pezzo Koechlin ogni tanto usa metri particolari, tipo 4½/4 (immagino da intendersi come un 9/8 "semplice").
  8. Mi ricorda un po' uno degli studi per pianoforte solo (il decimo, Der Zauberlehrling). Lo studio mi sembra più riuscito, forse anche perché è più compatto, però è comunque un ascolto interessante. Comunque, a proposito di bis fantascientifici di Zimmermann mi sento di ricordare questo video, impagabile anche per la faccia degli orchestrali seduti alle sue spalle (Il finale ad effetto è un'idea sua, l'uomo ha anche un discreto senso dell'umorismo!)
  9. Ultimamente ho decisamente troppo tempo libero Comunque a parte l'opera di Strauss è tutta musica che conosco bene, quindi sono ascolti poco faticosi. Ascoltare con la partitura poi mi aiuta a rimanere concentrato. Ci sta, magari ho frainteso io Però dai, la moglie (ovviamente senza nome, ché la donna ha da essere moglie e basta ) che si innamora del padre padrone candidato uxoricida, l'ossessione per la riproduzione, il partorirai-con-dolore/mangerai-il-pane-col-sudore-del-tuo-volto come lieto fine (una roba da sindrome di Stoccolma per la borghesia del tempo). C'è pure il padre padrone celeste (Keikobad), così non ci facciamo mancare niente Comunque musicalmente ci tornerò su sicuramente, un ascolto solo chiaramente non è sufficiente
  10. L'ascolto principale di oggi è stato Die Frau ohne Schatten nella celebre incisione di Sawallisch. Ne ho sempre sentito parlare molto bene anche qui in forum e indubbiamente si tratta di un'opera maiuscola dal punto di vista musicale, però il libretto mi è parso veramente agghiacciante, non tanto dal punto di vista letterario (anzi, ho avuto modo di apprezzare una volta di più il talento di Hoffmanstahl per l'espressione efficace e la suggestione), quanto per il messaggio di fondo che oggi secondo me risulta proprio reazionario (e maschilista) in modo abbastanza sgradevole Invece gli elementi fantastici (il falco che parla, l'acqua della vita) mi sono piaciuti molto. Conto di provare a breve anche l'incisione di Solti, magari seguendo con la partitura al posto del libretto (così prendo due piccioni con una fava ). Altri ascolti significativi della giornata sono stati la Nona di Schubert diretta da Blomstedt a San Francisco (bella, un'intepretazione che nelle proporzioni guarda decisamente a Bruckner - anche perché Blomstedt fa tutti i ritornelli, compresi quelli discutibili nello scherzo* - ma senza zavorre o sbavature: il risultato è una lettura nitida, ben scandita e briosa, anche grazie alla qualità della compagine orchestrale) e il concerto per pianoforte di Busoni suonato da Ohlsson con Dohnanyi sul podio (forse si potrebbe chiedere un po' più di coinvolgimento nel terzo movimento, però nel complesso è una lettura incredibilmente dettagliata e Ohlsson supera con entusiasmo gli innumerevoli scogli offertigli dalla parte del solista). Ho ascoltato con una certa soddisfazione anche il primo di Chopin (Mustonen/Blomstedt), cosa per me abbastanza insolita visto che l'ho sempre trovato un discreto mattone. Miracolo! *Su quelli secondo me ha ragione Hurwitz, lo ammetto
  11. L'ho sentita di recente nell'ambito dei miei compiti a casa operistici, gran bella incisione! In particolare i due protagonisti mi sembrano inquadrati particolarmente bene, cosa direi non facile data la natura del libretto. Avevo ascoltato anche degli estratti del Pelléas di Ansermet, però dovrei risentirlo (così su due piedi me lo ricordo più vivido e "concreto" di questo di Abbado). Ascolto del tardo pomeriggio in dedica a Hurwitz che mi ci ha fatto pensare Ah, vedi! Grazie, molto interessante.
  12. Una domanda per i melomani del forum: l'altra sera stavo ascoltando la Norma spartito alla mano (ho ascoltato quella di Serafin con la Callas e Corelli in studio) e ho notato che a parte i vari tagli c'è un inserto non presente nella partitura subito dopo il coro "Guerra, guerra" che riprende il motivo coi trilli della sinfonia d'apertura. Ho dato un'occhiata anche al manoscritto di Bellini (potenza dell'internet!) e non l'ho trovato neanche lì, per cui mi chiedo da dove sia saltato fuori (anche perché in genere è più lungo del coro stesso ). La registrazione di Serafin comunque mi è sembrata ben fatta, specie per la direzione coinvolta e partecipe del nostro e per la familiarità che il coro e l'orchestra della Scala dimostrano con queste musiche. La Callas me l'aspettavo da un lato molto più dissestata vocalmente e dall'altro molto più illuminante dal punto di vista interpretativo: certo, il più delle volte che si sale sopra il la acuto l'intonazione traballa parecchio, ma in fin dei conti sticazzi (scusate la sintesi). Quanto al resto, non ricordavo che la pronuncia di Corelli fosse così buffa, tra aspirazioni e s impastate alla Duffy Duck (però indubbiamente canta molto bene). Un dettaglio buffo che ho notato seguendo con la partitura è che all'occorrenza cambia l'ordine delle parole per avere vocali più comode sugli acuti (tipo la a di "voluttà" al posto della i di "sensi" sul do acuto). Un altro aspetto che mi ha colpito seguendo la partitura è l'omogeneità della scrittura delle parti femminili principali (Norma e Adalgisa): l'estensione è più o meno la stessa (sib3-do6) e i passaggi di coloratura sono spesso ripresi pari pari o a turni alterni o armonizzati una terza sotto. Anche considerati certi dettagli del libretto sembra quasi che la scrittura suggerisca un'Adalgisa specchio giovane di Norma, cosa che penso potrebbe anche funzionare interpretativamente. Da ultimo, sono rimasto abbastanza sorpreso dall'uso disinvolto di intervalli dissonanti all'interno dell'accompagnamento orchestrale sia preso singolarmente sia in relazione alla linea vocale: mi sembra che lo scopo sia più istintivamente coloristico che non veramente armonico/strutturale, però è una caratteristica che emerge abbastanza di frequente (un buon esempio è l'inizio del secondo atto). Prossimamente vorrei ascoltare con la partitura anche la Lucia di Lammermoor, vediamo che effetto fa.
  13. Rinaldino

    Necrologi

    Non so di preciso cosa intendesse dire Bussotti, però non sono mica sicuro che la "tonalità" che va per la maggiore ora sia proprio la stessa della tradizione. Nello specifico, almeno dal periodo classico in poi il sistema tonale è stato accompagnato da una lunga serie di implicazioni formali (l'esempio più lampante per dire è il ruolo della dominante nella forma sonata), che ovviamente ora sono del tutto venuti meno. È vero che la musica più ascoltata di questi tempi è tonale nel senso che fa uso di accordi basati sulla triade (ed eventuali estensioni), però il modo in cui questi accordi sono messi in relazione non segue se non casualmente le stesse regole formali (e cadenzali) tipiche della tradizione tonale occidentale. Una spia di questo fatto secondo me è anche l'abbondanza di spunti modali in molta musica pop/rock, che chiaramente non ha a che fare col gregoriano e la musica antica ma salta fuori più o meno autonomamente a fini "coloristici" (tipo l'uso del dorico per avere una triade maggiore sul IV grado). Detto questo resto del parere che insegnare il sistema tonale (quindi con tutti i tradizionali annessi e connessi) sia utilissimo dal punto di vista pedagogico, e proprio perché costringe ad esaminare le implicazioni delle decisioni "in piccolo" sull'opera nel suo insieme. Scusate l'OT
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