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  1. Past hour
  2. giordanoted

    Anton Bruckner

    I rapporti psicologici, di influenza sono tra le cose più difficili da stabilire, ma alcuni punti fermi li possiamo mettere. Bruckner fu, dopo Beethoven (e più di Brahms, che in campo sinfonico tentennò a lungo, per poi lasciarci solo - e non sto dicendo che siano poche, ma sono solo quelle - quattro lavori) colui che, insicuro quanto si vuole, si assunse l'ambiziosissimo compito di proseguire la grande tradizione sinfonica tedesca, senza disperdere le energie in composizioni di altro genere, come la generazione romantica a lui precedente. Bruckner non è un compositore, Bruckner è un sinfonista. È sinfonico perfino nel Quintetto, perfino nelle tre messe (specialmente la terza). In questo suo autoeleggersi a sinfonista tedesco, non aveva che un unico importante modello prima, insuperabile e imprescindibile: Beethoven. La sinfonia di Haydn e di Mozart, lo sappiamo bene, non ha la portata di quella beethoveniana. Oggi per noi la Nona di Beethoven è un'opera logora e di cui siamo abbondantemente sazi, ma bisogna capire quale affermazione di definizione stilistica, quale esempio classico, quale rivelazione di energie latenti nella forma sinfonica, essa abbia sprigionato per tutti coloro che, in seguito, si misurarono col genere. Gli scherzi di Bruckner, non sono i minuetti di Haydn o di Mozart, né gli Allegretti di Brahms o dello stesso Beethoven, sono lo scherzo della Nona. Intendo dire: hanno quel modello. Quando parlo di tutto d'un pezzo, intendo dire che Beethoven per primo ebbe la consapevolezza miracolosa di dare alla forma sinfonica un'estensione, una profondità, e una compiutezza che non avesse nulla a che fare con l'origine un po' sconnessa, eterogenea, dei vari movimenti di sinfonia. Certo, si può dire che Haydn, ancor più di Mozart, avesse mirato a questa unità, a questa fusione in un unico stampo, ma l'unità haydniana è abbastanza programmatica ed esteriore, non c'è quell'unità di arcata dal primo all'ultimo movimento come già nella Quinta di Beethoven. Se si vuole, l'Eroica è ancora una sinfonia "antica", dove c'è un programma che tiene insieme movimenti musicalmente abbastanza eterogenei (si pensi all'ultimo, che viene come si da un tema già usato da Beethoven per altre opere minori). Già con la Quarta, e poi con la Quinta in modo clamoroso, abbiamo lo stampo della sinfonia-modello, che Bruckner ebbe sempre presente fin dalle prime prove, e che conquistò solo a fatica. Per quanto riguarda gli aspetti devozionali, tra Beethoven e Bruckner corre un abisso, in parte per le ragioni diciamo così filosofiche e teologiche che hai detto tu, in parte proprio per l'animus così lontano dei due personaggi. Ma Bruckner non cercava in Beethoven il credente (che certo non poteva trovare): Bruckner vedeva in Beethoven Dio, che è ben diverso. È una distinzione sottile, ma importante. Noi oggi analizziamo un compositore sotto il profilo psicologico, ma ritenere che un creatore come Bruckner facesse questo è assurdo. Bruckner vedeva nella sinfonia di Beethoven - come del resto nelle opere di Wagner - una manifestazione gloriosa di quel dono divino che era la musica. Bruckner non poteva sentirsi rappresentato da Beethoven quale ora noi lo conosciamo biograficamente nella sua ricerca di fede, si sentiva rappresentato però dal musicista Beethoven, dal sinfonista Beethoven. Si sentiva rappresentato dal suo divino mondo sonoro. Tutto il resto, quel resto che noi biograficamente abbiamo scavato dall'enigma Beethoven, Bruckner o lo ignorava o lo rigettava perché non rilevante ai suoi scopi, che erano quelli organizzati sotto il segno della grande sinfonia tedesca. Questa "comunione in cielo" sul piano musicale, e non dottrinario o filosofico, spiega l'assorbimento da parte di Bruckner dei modelli beethoveniani e wagneriani. Fermo restando che, ribadisco, egli è un sinfonista, e dunque la sua forma - e dunque il suo modo di organizzare in un pensiero coerente l'idea musicale - è quella di Beethoven non di Wagner.
  3. Majaniello

    Holst

  4. Today
  5. nachtigall

    Anton Bruckner

    Su Bruckner ho letto un bellissimo saggio di Eggebrecht che fa parte del volume "Musica in Occidente", un testo molto bello e che ho trovato illuminante in più punti. Vorrei condividere qualche riga con voi bruckneriani. Alcuni dei passaggi più significativi: "E se, mi chiedo, non vi fosse nessuna contraddizione? Se l'individualità umana e quella artistica si mediassero reciprocamente, nel senso che l'opera di Bruckner è improntata, nelle sue proprietà più sorprendenti, alla proprietà della personalità spiegabile in sede biografica? L'atteggiamento di estraneità al mondo, da disadattato, appare come gigantismo sinfonico privo di riguardi, che senza guardarsi in giro fece saltare tutte le dimensioni sinfoniche sino ad allora consuete. L'adattamento alla sinfonia inserita nella tradizione beethoveniana si realizzò - proprio come l'atteggiamento di Bruckner di fronte alla società - in forme da disadattato. Viceversa, però, il tratto da disadattato, le dimensioni abnormi della sinfonia, si basano su una forma, stabilita con tenacia, di adattamento, [....]" "Al secondo livello, quello della struttura sintattica, in cui i gesti musicali carichi di contenuto, i caratteri e le emozioni sono condotti a una forma adeguata, e che trova nell'addizione il suo principio più appariscente, la <<testimonianza cristiana>> appare nell'olocausto della retorica musicale. Addizione ( ampliata nella disposizione in serie e nella catena, e unita a mutazione e associazione) è in Bruckner per principio una forma della ripetizione unita a trasformazione, differenziazione, parafrasi, intensificazione, una forma basilare del parlar retorico, del voler convincere, dell'eloquenza ridondante: di ciò che in senso ecclesiastico si chiama predica.[...]Con la loro enfasi retorica, e servendosi di <<vocaboli>> emozional-musicali, le sinfonie di Bruckner evocano, nella forma della pura, assoluta musica strumentale, l'Assoluto nel senso della sacralità cristiana e al modo della predica cristiana." "Se ora resta un elemento contraddittorio, una frattura, ciò non riguarda il fenomeno Bruckner, il suo tempo e il loro rapporto reciproco, bensì se possibile soltanto l'ascoltatore di questa musica, il soggetto della ricezione. E' infatti possibile che l'ascoltatore sia affascinato dalla grandiosità delle sinfonie di Bruckner, dalle loro dimensione, dalla qualità compositiva e dalla potenza espressiva che irradiano; ma che allo stesso tempo - e l'effetto è una frattura nell'ascoltatore stesso - si metta in moto un processo di presa di distanza: presa di distanza dalla prolissità che tende a manipolare nel senso della retorica l'io dell'ascoltatore,a sommergerlo e ad annullarlo; e presa di distanza dal contenuto di questa retorica, cioè dalla trasformazione, condotta con enfasi pari all'ingenuità, della religione cristiana nella dimensione non verbale, al di là dei concetti, nella inconcretezza di una religione musicale del sentimento, che si contrappone - sfruttandola emotivamente - alla realtà in quanto bellezza e potere sinfonico, e crede in tal modo di poter dissolvere e assolvere il dualismo dei mondi. Eppure anche nel soggetto della ricezione questo elemento contraddittorio, la frattura tra percezione emotiva di una grandiosità strapotente e presa di distanza intellettuale da forma e contenuto di questa strapotenza, può essere annullata: solo che si pensi che la musica in senso occidentale ha una storia sin dall'antichità e che ricevuto un marchio indelebile dall'unione o quanto meno dalla vicinanza con la religione, per cui era storicamente scontato, è artisticamente lecito e potrà essere umanamente motivo di arricchimento se ora la musica assoluta, intesa come sinfonia ottocentesca, accoglie in sé la religione e nel caso unico di Bruckner si è fatta essa stessa religione.Anche se nel suo modo di agire, in quanto musica non verbale, sinfonica, assoluta, essa cancella l'elemento concretamente concettuale del cristianesimo, in quanto <<religione assoluta>> media nondimeno e libera verso la non-concretezza le forze che ha accolto dalla religione concreta." Io sono molto d'accordo con l'ultima parte e non solo per Bruckner ma anche per il repertorio con testo. Anzi al contrario direi che la religiosità si può esprimere con la musica perché è la prima che si può adattare alla seconda, ovvero la musica è il medium adatto a quella religiosità istintiva, profonda, << rivelata>>, che non sa e non vuole sapere nulla di teologia e principi intellettuali oppositivi. In poche parole è l'espressione della religiosità e non della religione.
  6. Madiel

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Martinu: La saga di Gilgamesh Orchestra Filarmonica Slovacca ecc, Kosler
  7. joetiziano

    Quale musica per il risveglio?

    Attualmente per il risveglio ho messo la Settima di Shostakovich, sono due giorni 😉
  8. Snorlax

    Anton Bruckner

    Hai detto tutto. Penso che spesso che ogni operazione che vuol dare fondo ideologico alla produzione bruckneriana - come ho pure fatto anch'io, probabilmente sparando una ca**ata - deva fare i conti con questo. Bruckner è stato un autore che spesso è stato fin troppo sovraccaricato di significati, che molto probabilmente, come si dice, per lui erano arabo. Astraendo, forse può sembrare facile catalogare il Bruckner uomo, anche con le sue ingenuità, assai più sfuggente è il Bruckner compositore.
  9. La poesia non spiega bensì evoca, suggerisce; non descrive ma allude. 

  10. Majaniello

    Anton Bruckner

    Non ho ben colto il senso di spirito tutto d'un pezzo delle sinfonie di Beethoven, o forse intuitivamente sì, diciamo come opposto allo spirito da gorgo verso il nulla di Wagner-Mahler... Però approfitto della citazione per una domanda: volevo solo capire come Bruckner vedeva Beethoven, filosoficamente, giacchè quest'ultimo aveva sì una sua fede personale, anche piuttosto fervida, ma era fortemente antidogmatico e anticlericale (oltre i limiti dell'offensivo), contro ogni forma di culto, critico circa il concetto di santità, a partire dal Cristo (alla cui figura era interessato più sotto il profilo umano), vicino alle sintesi tra fede e ragione, tra terreno e ultraterreno (Kant, il panteismo di Sturm e persino le religioni orientali e antiche - gli egizi! - con le quali cominciò a flirtare negli ultimi anni di vita), in Beethoven non c'è ombra di misticismo, solo qualche caduta molto umana, il solito istintivo sfogo in forma di preghiera o di sfida a Dio nei momenti di maggiore sconforto morale (quando le donne non gliela davano) o fisico (quando si ammalò), e qualche occasionale omaggio di carattere devozionale che non sembra neanche rivolgersi al Dio cristiano (Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito). Come fa un compositore "tridentino" a sentirsi rappresentato in un'arte basata su tali presupposti? E poi come vedeva Wagner, la cui musica (dico proprio stilisticamente) si sente in ogni angolo a partire dalla prima sinfonia, e col quale, per il resto, sembra davvero non aver niente a che spartire, a partire dal modo di proporsi. Che Bruckner avesse elaborato delle percezioni personali di questi giganti per avvicinarli, inconsciamente, alla sua dimensione, o per avvicinarsi lui alla loro? tradotto, non li aveva un po' superficialmente mitizzati, travisandone i contenuti essenziali? (un travisamento in buona fede immagino, al contrario dell'operazione di Wagner con Beethoven, che mi pare più consapevole)... personaggi, Wagner e Beethoven, peraltro così tanto tronfi e sicuri di loro stessi (consentimi una nota psicologica) quanto egli lo era poco...
  11. Nitriero Cavalleone

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    FRITZ KREISLER Liebesfreud Liebesleid Original compositions and arrangements Christian Ferras · Jascha Heifetz - Fritz Kreisler · Gidon Kremer - Shlomo Mintz · Anne-Sophie Mutter - David Oistrach · Ruggiero Ricci a.o
  12. giobar

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Karoly GOLDMARK Il Prometeo incatenato op. 38 Gurzenich-Orchester Koln James Conlon
  13. Madiel

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Petrassi: Noche oscura Teatro Regio Torino, Noseda
  14. Snorlax

    Anton Bruckner

    Non potevi dire di meglio. Certe letture wagnerizzanti, anche dal punto di vista ideologico - e quindi pseudo-schopenhaueriane e pseudo-nietzschiane - le trovo del tutto estranee ad un autore come Bruckner, che fino alla fine, per dirla volgarmente, rimarrà - forse pure ingenuamente - un inguaribile ottimista. Persino interpreti come Furt o Jochum, che hanno sempre dato una visione drammaticissima, a tinte forti e contrastanti, quasi teatrale del sinfonismo bruckneriano, non hanno mai perso di vista la chiara natura teleologica di questa musica, la quale trova sempre il suo risolvimento nei grandi Finali, manifestandosi a viso aperto nelle sublimanti code conclusive. Tra l'altro proprio questo si nota benissimo nella interpretazione di Kna di cui hai parlato, che per l'appunto ho voluto definire come ascensionale. Che nelle opere bruckneriane sia presente continuamente una inquietudine sempre pronta a esplodere, a collassare, è pur vero, ma se proprio dovessimo dire con parole di qualche pensatore le sinfonie di Bruckner, non so perché, a me vengono in mente le parole del nostro grande e negletto Gioberti per cui: "L'inquietudine è il bisogno della creazione, cioè è il bisogno del fine, perché il creare è fine d'ogni forza creata [...] ché ogni esistenza tenta a dilatarsi in infinito, e a diventare infinita, a indiarsi". Ripeto è una suggestione assolutamente personale, e non voglio insisterci troppo, anche perché non amo fare di queste citazioni, per me si rischia sempre di fare del filosofumo.
  15. giobar

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Elliott CARTER Concerto per pianoforte e orchestra Usrula Oppens SWR Simphonieorchester Bade Baden und Freiburg Michael Gielen
  16. zeitnote

    Poesia

    In geologia si usa anche il termine “clivaggio” che designa un particolare tipo di sfaldamento metamorfico delle rocce.
  17. giordanoted

    Anton Bruckner

    In breve, considero Herreweghe un direttore modesto, generalmente scialbo, e ne ho testimonianza diretta per avere assistito a una Johannes-Passion a Roma. Il suo Bruckner non lo conosco però, e la regola che bisogna prima ascoltare bene e poi giudicare non va trasgredita. Quanto a Tennstedt, mi allineo con Snorlax: non si può trasformare Bruckner in un dramma wagneriano, in una tempesta, perché, come ho detto parlando anche dell'Ottava di Bruckner con Knappertsbusch, in Bruckner scorre anche sangue cattolico, palestriniano, l'ordinata musica d'organo ad elevazione e accompagnamento dei fedeli e della propria anima. Non c'è lo sconquasso nichilistico, l'olocausto purificatore della volontà di matrice schopenhaueriana. Bruckner è un compositore tridentino, invece Tennstedt, almeno nella scomposta Ottava con la London Philharmonic, ne fa un eroe tragico. Naturalmente Tennstedt era un grandissimo artista, e dunque anche in questa Ottava ci sono momenti di grande bellezza, ma è come una corsa nell'abisso e, come ho spiegato, questo programma mi sembra incongruo per un'opera assolutamente risolta e compiuta come l'Ottava, che mi sembra la sinfonia più vicina a un certo spirito tutto d'un pezzo delle sinfonie di Beethoven che, non va dimenticato, era il vero modello, molto più di Wagner, di Bruckner. p.s. Quando parlo di "morte di Dio" non vorrei dare l'impressione che Bruckner sposasse le teorie nietzschiane. Bruckner, come dimostra il desiderio di essere sepolto sotto l'organo di Sankt Florian, fu credente fino alla sua ultima ora. Tuttavia la crisi teologica e di valori del suo tempo fu da lui acutamente sentita e rappresentata nelle sue opere, e dunque in questo senso il tema nietzschiano è senz'altro - molto più che in Wagner - leggibile nelle sue opere. Ma non si può, secondo me, indulgere a letture telluriche e caotiche come a rappresentare un ritorno nel caos, perché Bruckner non credeva nel caos, della cui avanzata pure non poteva non avvedersi, ma in Dio e nella vita beata dopo la morte.
  18. zeitnote

    Anton Bruckner

    Nel momento in cui cadono i riferimenti simbolici di un modo e il linguaggio che li sostiene e incarna (l’illuminante accenno alla “morte di Dio” che fa @giordanoted) ci si affida al “reale” caotico della terra: alle strutture monumentali della sua geologia, ai sommovimenti, sobbalzi e tremori della sua geodinamica. Tennstedt fa dell’Ottava, a mio arbitrario giudizio, proprio un raconto - crepitante, frammentario, caotico - della terra, incerto fondamento che ci tiene ancora in piedi dopo che gli dei sono fuggiti. Al di là di tutto questo, c’è l’auspicio di vedere di nuovo all’opera il magistero di penna di Giordano alle prese con il mistero della musica bruckneriana.
  19. giordanoted

    Poesia

    Giustamente Luciano riporta l'analisi di "Clivo" di Montale sul piano più proprio, quello della vera rottura rappresentata dagli Ossi di Seppia che non è certo rottura linguistica, perché il lessico e l'immaginario dantesco non sono mai mancati nella tradizione poetica italiana, ma rottura psicologica, di Stimmung direbbero i Tedeschi, di clima. "Moderno e novecentesco, distaccato, straniato quasi metafisico" dice Luciano, un clima dunque ben diverso da quello variamente sacrale, vaticinante, della poesia precedente. La grandezza di Montale come poeta fu questo sintonizzarsi con l'uomo comune del suo tempo, con l'uomo "disincantato", privo di riferimenti solidi. Da questo punto di vista le aritmie e le irregolarità metriche e delle rime possono essere considerate, con qualche indulgenza, conseguenza di questo decentramento. La voce poetica di Montale raccoglie il lessico della tradizione con lo "straniamento" di cui dice Luciano, cioè come cultura, erudizione, e lo adopera in forma di contrasto per rappresentare un'umanità ormai livellata, dopo la caduta di ogni superiore trascendenza. Montale è da questo punto di vista il primo poeta borghese che, con più consapevolezza e vigore di altri che pure percorsero strade simili (ad es. Sbarbaro) diede forma a una poesia mondana, non rinunciando nemmeno all'escamotage della parodia, del pastiche, della citazione anche sfacciata. Quasi tutto il male e il bene che si può dire della letteratura novencentesca (e anche di quella odierna), e in fondo della cultura in generale, si ritrova allo stato nascente nell'opera montaliana.
  20. Snorlax

    Anton Bruckner

    Mah, Zeit, tu questa la ritieni un'Ottava veramente imprescindibile? Io sinceramente - pur essendo Tennstedt tra i miei direttori prediletti - non l'ho mai visto a suo agio con questa sinfonia, di cui ha lasciato o registrazioni piattissime (vedi la versione studio) o fin troppo esagitate (vedi questa). Non so, ho l'impressione che qui Tennstedt si sia perso qualcosa, ma forse mi sono perso qualcosa io. Tutt'altro paio di maniche risulta la sua Quarta (sia live che in studio) che risulta essere tra i vertici assoluti nell'interpretazione di tale sinfonia, anzi per me è addirittura IL vertice assoluto.
  21. Snorlax

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ahah Maja, non ne azzecco una! Ma dai, con Brahms-Wand non ti è andata malissimo!😜 A parte gli scherzi, l'altra integrale che amo molto, è proprio quella dei Borodin. Ma devo dire che questa gli tiene testa senza problemi, tale è la bravura e la preparazione di ogni singolo membro del quartetto. E che suono! E quanti rischi intepretativi, in molti punti si percepisce che si spingono fino al limite, sembra quasi che vi sia la frenesia di una esecuzione dal vivo. La lettura poi dell'ultimo quartetto, la trovo magistrale, io sinceramente, tra quelle che conosco, non ne ho trovato uguali, per come riescono a coniugare una sorta di gelida ieraticità e tensione narrativa. Mi sono piaciuti così tanto, che vorrei sentirli alle prese con altri grandi classici, magari, ci spererei tanto, Beethoven Ho visto che sul tubo c'è qualcosina, e pure qualche loro intervista, e si capisce subito di come siano dei musicisti intelligenti e raffinati. E se il livello rimarrà sempre questo, potrebbero di diritto entrare nella cerchia ristretta dei grandi quartettisti. Comunque, sperando di azzeccare, stavolta ti dedico: Dimitrij Shostakovich, Sinfonia n. 14, G. James, A. Vinogradov, Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, Vassilij Petrenko ...anche questa mi è piaciuta molto, e la trovo uno dei goielli del progetto di Petrenko, e spero che anche tu, come me, ne condivida i grandissimi meriti!
  22. Nitriero Cavalleone

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Alban Berg Concerto per Violino e Orchestra "Alla memoria di un angelo" Joseph Szigeti- Violino NBC Symphony Orchestra/Dimitri Mitropoulos New York - (30/12/1945)
  23. Pinkerton

    Poesia

    "Clivo", Giordano, è la descrizione della confusa, fragile, spettacolare provvisorietà di un paesaggio costiero degradante sul mare, tipico della Liguria, patria del poeta. Tale rappresentazione tuttavia, ha toni e colori visionari, onirici, profetici, quasi un idillio apocalittico. Tu giustamente rilevi la fonte dantesca, nei modi narrativi e linguistici. Il clima psicologico-artistico però è diverso e autonomo: moderno e "novecentesco", distaccato, straniato, quasi metafisico. Come in un De Chirico. All'artista non rimane che recuperare da un illustre passato gli strumenti per dare una forma alla sua immaginazione. E, per non sbagliarsi, sceglie Dante. Fons mirabilis et refugium peccatorum.
  24. Antiphonal

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con i concerti per oboe e orchestra di Georg Philipp Telemann
  25. Yesterday
  26. Majaniello

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    È la mia edizione preferita, sbagli sempre le dediche vedi? Dici di essere prevedibile, ma io ti facevo più da Borodin quartet.
  27. zeitnote

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Grazie mille! Gradisco molto, non conosco questa incisione, ma immagino la Faust molto a suo agio nel cesellare le pieghe intime di questa partitura. Se cerchi un'edizione di questo concerto i cui suoni si elevano dritti alla sfera degli angeli, prova questa:
  28. Madiel

    Cosa state ascoltando ? Anno 2018

    Ti ringrazio, ma non ho mai sentito questi dischi e non sono un espertone di Shostakovich (per mia fortuna ). Ricambio con l'ascolto di questo momento
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