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  1. Today
  2. Frederick DELIUS Over the Hills adn Far Away Royal Philharmonic Orchestra Thomas Beecham
  3. Te lo chiedo sinceramente, ma che orizzonte interpretativo comune avrebbero Gielen e Abbado, soprattutto facendo riferimento alla sinfonia in questione? Da ignorante forse non conosco bene i presupposti intelletuali (diciamo così), ma i risultati mi paiono assai divergenti...
  4. C'hai ragione, io stesso ammetto una certa partigianeria in più di qualche caso, ma si sa, al cuor non si comanda. In ogni caso, per far vedere che sono una brava persona ecco i dischi abbadiani che mi piacciono: ...sono cresciuto pure col suo celeberrimo Barbiere, ma di recente - ne avevamo pur parlato - ho (ri)scoperto Patanè e ho capito che il mio Rossini sta da tutt'altra parte. A proposito di direttori de panza e privi di sovrastrutture, ma che genio del teatro era Patanè? Per me ancora sottovalutatissimo rispetto ai grandi contributi interpretativi che ha saputo dare nell'arco della sua carriera. Sottoscrivo.
  5. Credo valga per gli interpreti ed anche per i compositori... ma anche nel caso in cui un compositore utilizzi stimoli più "elevati" (diciamo così) per arricchire la propria interiorità, quando decide di mettere il suo messaggio in musica conta solo quel che riesce a comunicare attraverso la musica, che è il linguaggio più democratico ed universale del mondo, un linguaggio che parla ai sensibili prima che ai dotti. E' interessante poi, per chi ha voglia, esplorare ed approfondire su piani diversi da quello dell'ascolto, ma la musica è fatta per essere suonata e ascoltata, e quando funziona funziona a prescindere da tutto il resto.
  6. Uno zeitgeist intramontabile nei secoli... 🤣 In Russia sulle testate nucleari hanno montato questo: la combo da qui. Io tra l'altro due libri su tre di quelli che hai citato li ho pure letti molti anni fa... in italiano però! 😅 ma sicuramente non li avrò compresi, visti poi i riferimenti che mi sono trovato Ma quindi cos'era? un trabocchetto? peraltro, come che sia, la storia dello zeitgeist viennese io non l'ho mai messa in dubbio. Il contadino semina alla stessa maniera, ma quel che cresce dipende dal terreno. Tant'è che hai citato tre maestri diversissimi tra loro per tecnica, cultura, stile e sensibilità. Aggiungiamo anche Mehta, Jansons, i fratelli Fischer, Lopez-Cobos e Gelmetti tra quelli che hanno studiato con Swarowsky, non mi pare ci sia un filone di esperti viennesi o intellettuali della cultura tedesca, ognuno prende dai maestri quello che gli serve. Flor non ti scaldare, non litigherò mai con un pugliese stai tranquillo può essere benissimo come dici tu eh, osservavo solo che di Sinopoli (uno che non mi sta esattamente simpatico) puoi aprire un file a caso e si nota subito che era un intellettuale ad ampio raggio, di Abbado non si può dire la stessa cosa (e neanche di Muti se è per questo). Tu stesso riporti delle congetture a sostegno della tua tesi, se ti chiedessi di Sinopoli non ti sarebbe difficile trovare dei contenuti da offrirmi, almeno su questo possiamo convenire. A parte che io amo molti compositori tedeschi e molti interpreti tedeschi (se vuoi faccio l'elenco), non vedo cosa c'entri col discorso che Abbado possa essere un interprete più o meno adatto a Mahler, e come si dovrebbe collegare il fatto che mi possa piacere o no il suo Verdi, compositore estremamente diverso da Mahler. Tra l'altro qualche post sopra scrivevo: Io lo vedo più come un mozartiano pre-filologico, stile Walter (non Veltroni, Bruno! ), e posso capire che piaccia in Mozart, Schubert, Mendelssohn (almeno quello meno legato a Bach e Beethoven), toh anche in Rossini, e poi ovviamente Brahms, Ravel, Prokofiev e Stravinsky Mi pare che gli abbia riconosciuto di essere convincente in diversi autori. Se vuoi ti dico anche le mie interpretazioni abbadiane del cuore: la Grande di Schubert a Parigi (2002 credo), la prima integrale di Brahms (quella con orchestre diverse), la Cenerentola con la Von Stade e persino il Simone della Scala, Jeu de Cartes di Stravinsky, il mitico disco Proko/Ravel con la Argerich, il disco col Fauno e Iberia di Debussy e ci sarà anche qualcos'altro se ci penso bene. Non ho capito perchè per alcuni di voi uno deve amare o odiare un interprete incondizionatamente, posso anche amare Muti e dire che in Gluck e Mozart mi fa cagare (per dire due autori a cui il maestro tiene moltissimo), a me pare una cosa così ovvia...
  7. Non so da dove hai tratto questa curiosa citazione, ma non importa. Concordiamo sul fatto che le interviste non erano il forte di Abbado, come nemmeno le foto di copertina. Il tedesco l'ho usato perché quelle opere in quella lingua nascono, così come le sinfonie di Mahler nascono in quella temperie culturale, magari incomprensibile a chi ascolta tutt'altra musica e ha tutt'altri riferimenti. Mahler non può aver fatto quelle letture per il semplice particolare che è morto prima che quei titoli uscissero, ma aveva letto quello che avevano letto Musil, Kraus e Freud: questo significa appartenere a un clima culturale comune, Zeitgeist o come lo vogliamo chiamare. Che quelle letture le abbia fatte Abbado, è qualcosa di più di una sensazione, vista la sua frequentazione con molti intellettuali noti e il magistero di Hans Swarowsky che, en passant, fu anche il maestro di Sinopoli e Barenboim, e che la Vienna di Mahler la aveva vissuta. Ma sicuramente, avrai più argomenti tu per definire Abbado un ignorante, basandoti su stralci di interviste. Dichiara piuttosto che Abbado ti sta sulle scatole perché a tuo parere è stato troppo "tedesco" anche nel repertorio italiano e facciamo prima. Quanto alla Terza di Mahler, mi spiace ripetermi, ma se uno vuole ascoltare il Mahler di Maazel, allora deve tenersi lontano non solo da Abbado, ma anche da Kubelik, Gielen e Haitink. Bernstein, Tennstedt e Bertini faranno più al caso di questa categoria di ascoltatori.
  8. Grazie Maja, in poche righe hai espresso il mio medesimo pensiero, o, per andar più cauti, la mia impressione. Alle mie orecchie Abbado risulta l'antitesi dell'intepretazione mahleriana anche per i motivi che hai brevemente elencato. Nessuna empatia nei confronti del discorso musicale, nessuna enfasi, ma nemmeno nessun approfondimento del dettaglio (scusate se mi ripeto, ma guardiamo cosa riesce a fare Maazel a riguardo, citando un direttore della stessa generazione), insomma una serie di letture generiche, che puntano al massimo a una superficiale piacevolezza d'ascolto, prodotto di un interprete che per la maggior parte della sua carriera non ha fatto altro che dirigere guardando ai secondi violini. Per carità, belli alcuni accompagnamenti, ma non credo che questo basti a fare di Abbado un grande mahleriano (e, per conto mio, un grande direttore simpliciter). Il punto più basso nei confronti del compositore boemo per conto mio l'ha toccato nella Terza alla testa dei Wiener (DGG), un'esecuzione obbrobriosa sotto molti punti di vista: Insomma, per citare un artista da te amatissimo, Perahia sta a Mozart, come Abbado a Mahler! Nutro anch'io molti dubbi riguardo allo spessore intellettuale di Abbado, che sinceramente, ho sempre faticato a cogliere e che mi pare corrispondere alla sua via interpretativa, che in qualche modo, vuol mettere d'accordo tutti, senza scontentare nessuno. Furtwangler, Bernstein, Sinopoli sono stati dei degli artisti/intellettuali e possiamo dissentire da loro perché hanno detto (e plasmato) qualcosa. Ma il Claudione nazionale? Non so. P.s. Che poi, sia chiaro, per essere dei grandi artisti mica bisogna essere dei grandi intellettuali. Lo dico perché io amo molto anche i direttori de panza
  9. Lo Zeitgeist di Robert: birra, donne, rutto libero
  10. Yesterday
  11. Ecco appunto, Sinopoli era il classico intellettuale, nel bene e nel male. Lo si capiva dalle prove, dalle interviste, dagli scritti, da tutto... Abbado non mi pare proprio quel modello di interprete, benchè nei salotti bene ci sia nato... o magari come dici tu leggeva i classici in gran segreto e poi in pubblico ci regalava perle tipo: "Si parla sempre della quarta di Schumann, ma la seconda di Schumann è forse la più avanti di tutte, Schumann era negli anni in cui era più innamorato del solito". Pronto per musica-classica.it Accidenti Flor, non so se hai usato il tedesco per fare più scena, ma mi hai costretto a googolare, chè chissà che mi credevo... in italiano si sono fortunatamente rivelati dei titoli noti anche ad un comune mortale come me 😅 Tu insisti, ma mica ho mai sostenuto che Mahler non abbia fatto quelle letture, non capisco chi ti dà la sicurezza che le abbia fatte Abbado, e che non le abbia fatte Chailly. E' una sensazione la tua, mi pare di capire, che quindi vale come la mia. Hai dimenticato Verdi tra quelli che possono essere diretti anche dagli ignoranti... Ma guarda che non se la mena nessuno sul '900, stai sopravvalutando la situazione. Ti do una mano io, qualche finto capolavoro madieliano (vado a memoria, correggimi se hai cambiato idea nel frattempo): la musica da camera di Schoenberg, quartetti in particolare, il concerto per violino di Hindemith, il Concerto per orchestra di Bartok, Rosenkavalier, Vek Markropulos, Guerra e pace di recente ricordata... e nel secondo novecento ce ne saranno molti di più. Uno a caso:
  12. Abbado non è IL direttore mahleriano ideale, se ne esiste uno, ma per me è un ottimo direttore mahleriano. E sul suo spessore intellettuale, beh, uno che dialogava con Edward Said (assieme a Barenboim) non poteva certo essere uno sprovveduto; le sue interviste dicono solo che evidentemente era meno narcisista di altri direttori. Tutti i musicisti con cui ha lavorato, del resto, non lo descrivono come un ignorante. E sì, Kraus e compagnia erano borghesi dell'Ottocento, come pure Mahler, ma nessuno più di loro ha distrutto i miti borghesi della Vienna del primo Novecento, felix Austria e fanatismi vari. Una sinfonia di Mahler è espressione dello stesso mondo che ha prodotto Der Mann ohne Eigenschaften , Das Unbehagen in der Kultur e Die letzen Tage der Menschheit. E torniamo a bomba: tutto sta in cosa vuoi ascoltare in Mahler. Se, come tu dici, vuoi ascoltare una ricostruzione empatica del mondo interiore del compositore a prescindere da qualsiasi considerazione storica, allora non fatico a credere che i tuoi direttori ideali in Mahler siano altri. Non voglio neppure convincerti di quanto certe ricostruzioni storiche e ideali possano cambiare gli esiti finali di un'interpretazione musicale. Il fatto è che, per me, interpretare l'Adagio finale della Terza come una raffigurazione di Dio o addirittura una preghiera alla Bruckner, e interpretarlo come die ewige Wiederkehr des Gleichen si riflette inevitabilmente sull'interpretazione. E non si può interpretare quel pezzo nel secondo modo senza tener presente, se non ti piace il termine Zeitgeist, la cultura della quale Mahler era imbevuto, peraltro evidente in tutti i testi delle parti cantate delle sue sinfonie. Pipponi filosofici? Non so, ad ogni modo il più attento a questi aspetti di Mahler non era nemmeno Abbado, ma Sinopoli. Si può interpretare bene Mahler senza tener conto del suo milieu? Francamente non lo credo: si può interpretare bene Dvorak, Stravinskij e oramai anche Mozart e Beethoven senza sapere quello che leggevano, ma per Mahler questo semplicemente non è possibile.
  13. Anonimo (Inghilterra?, ca. 1440), Missa "Caput". Una delle prime Messe costruite su cantus firmus unitario per tutti i movimenti e con una linea di basso totalmente indipendente e sottostante le altre voci, la sua scrittura è considerata di fatto il primo esempio di contrappunto (ed armonia, se vogliamo) moderni. Purtroppo non sappiamo a chi si debba un lavoro così innovativo, persino rivoluzionario: a volte la si è attribuita a Dufay, ma lo stile parrebbe più vicino ad autori inglesi; qualche ipotesi è stata fatta per John Dunstaple, ma non lo si può dire con certezza. A quanti debba controdediche.
  14. Leos JANACEK Concertino per piano e strumenti Rudolf Firkusny Membri della Philadelphia Orchestra
  15. Vorrei, ma non posso.... Magari quando finirò il mio mandato di moderatore, nei prossimi vent'anni ----- giro il web e salta fuori questo sconosciuto signore australiano che scrive roba bella tosta!
  16. Il mitico "falso capolavoro" Sarebbe divertente se facessi una classifica stile Hurwizzo sui 10 falsi capolavori del '900, negli ultimi anni sei diventato troppo buono. °°° Sto ascoltando questo bellissimo oratorio: Stradella è davvero un compositore appassionante, essendo esattamente a metà tra Cavalli e Scarlatti nella storia del teatro musicale giova ancora di un'espressività monteverdiana nel recitar cantando e d'altro canto manifesta una felicità melodica e una sapienza contrappuntistica che sarà propria dei maestri del secolo successivo. Esecuzione molto buona (cassabile davvero solo Mardocheo) afflitta però da riverbero un po' eccessivo evidente specie quando canta il coro (il disco è registrato in una chiesa). I cori sono pochi ma sono bellissimi e preludono davvero ai grandi fasti handeliani.
  17. Respighi: Metamorphoseon Modi XII ❤️
  18. Ce l'ho questo cd, ma non mi piace particolarmente. Il Dumbarton è atomizzato, nell'Ebony Concerto c'è un Pierino di rara insensibilità. Sembrano esercizi di stile, più che esecuzioni. Preferisco Dutoit nel Dumbarton e lo stesso Stravinsky con Goodman nell'Ebony. Il Concerto di Berg non mi è mai piaciuto, l'ho sempre trovato una palla pazzesca Mamma mia! ----------------- Respighi: Ballata delle gnomidi, poema sinfonico (1919) The Philharmonia diretta da Geoffrey Simon
  19. Stavo pensando se io avessi mai ascoltato questo Pulcinella... conosco in compenso questo Pierino "swing": Per essere un fan di Stravinsky certe opere le ascolto davvero poco, poi le riprendo e mi stupisco di come siano geniali... Sentiamo Igor anche: oddio non una grande esecuzione devo ammettere, se ne vanno un po' ognuno per conto proprio però è interessante notare l'urgenza e l'asprezza dell'articolazione, in pratica il contrario della luminosità abbagliante di sopra. Stravinsky lo dirige come se fosse davvero un concerto brandeburghese. Io sono abituato all'Orpheus Chamber che è un po' una via di mezzo in versione intimista.
  20. Last week
  21. Beh borghesi dell'800 lo erano, la polvere dipende dal punto di osservazione... lo so anche io che Mahler è uomo del suo tempo, e ci stava con tutte le scarpe in quel pastone di psicanalisi embrionale, horror vacui, satira sociale, pulsioni verso la modernità miste a pose decadenti ecc, a prescindere da come giudico io questa roba il punto è quello che riesce a tirar fuori l'Abbadone nazionale. Quindi ti fidi o resti della tua idea? ti dovresti fidare di più, ridurresti un po' di ascolti viennesi che fanno male alla salute. Ah vabbè per te è addirittura il direttore mahleriano ideale, io non solo penso che ci sia nel suo modo di dirigere un appiattimento di tutte le contraddizioni verso un'accettabilita' da poltronissima in abbonamento, ma difetta della qualità maggiore che chiedo ad un mahleriano: la capacità di restituirmi empaticamente il mondo interiore del compositore, a prescindere da qualsiasi considerazione storica. Ma siamo nell'ambito delle percezioni soggettive. Quello di cui invece dubito è lo spessore intellettuale di Abbado, che dovrebbe essere il requisito minimo per fare l'operazione che descrivi tu. Io non ho mai sentito niente di interessante nelle interviste di Abbado, anzi ho trovato spesso una persona che faticava ad esprimersi in un italiano forbito, sarà stato il vezzo della semplicità.
  22. Ottocentismo non era certo quello che intendevo; del resto Kraus e Schnitzler, e ci aggiungo pure Musil, tutto erano tranne borghesi polverosi dell'Ottocento. Ma se mi dici che in musica tutto questo si traduce in quello che intendi tu, mi fido. Solo che resto della mia idea: per Mahler ogni sua sinfonia era un universo, e di questo universo Abbado è come un fotografo con il grandangolo e ne lascia fuori abbastanza poco; Bernstein è un fotografo con il 50 mm, tutto è più grande ma fuori dall'inquadratura gli restano più cose. Chailly invece è un fotografo con il teleobiettivo che fa una serie di foto e le mette una accanto all'altra per dare l'impressione della continuità, ma purtroppo i tagli fra le inquadrature si vedono, tutto è molto visibile e grande, ma la prospettiva è compromessa e quello che è in secondo e in terzo piano ha la stessa misura di ciò che sta in primo piano.
  23. Jean-Philippe RAMEAU Le fetes d'Hébé Sophie Daneman - Sarah Connolly Paul Agnew - Jean-Paul Foechécourt Les Arts Florissants William Christie Replico l'ascolto dopo qualche giorno. La prima impressione è stata straordinaria.
  24. Intendevo che è strano vedere Apollon e Boulez, insieme nello stesso ragionamento. Più in generale, credo che Pierino detestasse tutto lo Stravinsky neoclassico anni venti e trenta, e quando lo avvicinava i risultati erano terribili (v. il suo Pulcinella del 1982).
  25. Infatti non c'entra con Apollon, ho tirato fuori il nome di Boulez tanto per prendere un modernista di segno diverso da Chailly giusto per chiarire il concetto, laddove Boulez è estetizzante, analitico, dettagliato, Chailly è concreto e più ricco di sfumature di carattere, più attento al disegno generale. Marmo contro legno, come immagine... Del resto se Boulez sarebbe poco efficace in Apollon o nelle Kammermusik, neanche Chailly ce lo vedo a suonare Debussy o Szymanowski.
  26. Buongiorno a tutti! vorrei avere qualche consiglio sui brani da aggiungere al mio repertorio... al momento i brani che ho imparato sono i seguenti: Op. 25 N. 1, 9 e 12 di F. Chopin Notturni: Op. 9 N. 2; Op. post. N. 20 in Do Diesis Minore di F. Chopin Ballata N. 1 op. 23 di F. Chopin Op. 28 N. 4, 6 e 7 di F. Chopin Op. 66 di F. Chopin Liebestraum N. 3 di F. Liszt Rapsodia Ungherese N. 2 (solo la sezione Friska) Op. 3 N. 2 di Rachmaninov
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