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LudwigII

Joseph Haydn (1732-1809)

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ho visto anche la pagina gemella su Mozart - Tante grazie a kraus, davvero un bel lavoro (che poi è quello promesso in un altro forum)

Grazie a te, Bud! :)

Sinfonia n. 103 in mi bemolle maggiore

Mi sembra che il contrasto domini almeno nei primi due movimenti: nel primo caso un'introduzione (Adagio) dal carattere misterioso è contrapposta a un Allegro con spirito d'una chiarezza lampante, con due temi altrettanto contrastanti; nel secondo caso abbiamo un ciclo di variazioni su una marcia oscura, in minore, che viene subito dopo rieseguita in maggiore. L'Adagio introduttivo, tra l'altro, comincia col celebre rullo di timpano con cui è soprannominata la Sinfonia, e si rifà sentire verso la fine del movimento.

Il secondo tempo, Andante più tosto Allegretto, mette continuamente a confronto un tema serissimo, quasi furibondo, col suo rovescio. Così vediamo questa marcia funebre alternarsi con una collega trionfale, passando repentinamente da un sentimento all'altro, prima della splendida conclusione, dove effettivamente la musica si assesta sul modo maggiore, ma si tratta d'un maggiore piuttosto desolato.

Il Minuetto ha un tema accidentato, con grandi intervalli; accordale, invece, il Trio, e più melodico. Il lunghissimo Finale, Allegro con Spirito, è in forma sonata e si regge su un solo tema a botta e risposta introdotto da un segnale dei corni.

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Chi ne ha la possibilità si ascolti la 24.

Il secondo movimento è molto particolare.

Ricevuto, Alucard! :D

Sinfonia n. 24 in re maggiore

Tempi

1.Allegro

2.Adagio

3.Menuet

4.Finale: Allegro

Oltre ai consueti due temi, il 1° tempo presenta un terzo soggetto, se si può effettivamente definire così data la sua brevità, arioso e vagamente malinconico. Pur derivato dall'incipit, questo tema non ne condivide l'allegrezza e la serenità tipiche della tonalità di re maggiore. Nello sviluppo questa nota di tristezza ricompare in un passaggio in minore che però, nel complesso, non turba l'atmosfera generale.

L'Adagio è dominato dal flauto: una melodia quieta e incantata, accompagnata sommessamente dall'orchestra. Anche qui, nello sviluppo, abbiamo una bella incursione in minore che accentua la tranquillità del brano, e verso la fine c'è anche lo spazio per una cadenza.

Il Minuetto, molto scandito e cerimonioso, torna su sentieri convenzionali fin dalla prima battuta; il tema a specchio è costruito su un accordo di re maggiore e ha una condotta imperiosa. Il Trio, pure ricavato da un accordo ascendente, sempre nella stessa tonalità, è come di consueto più melodico, mentre è ben più imprevedibile il Finale, che inizia su una nota lunga ed è caratterizzato da un andamento sinuoso, cui contribuiscono le appoggiature, e da uno sviluppo brusco, dove l'ennesimo passaggio dal maggiore al minore ha stavolta effetti drammatici, in virtù dei tremoli che già si erano sentiti nell'esposizione.

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sto leggendo avidamente i post su sinfonisti e concertisti "minori"

di nuovo grazie a kraus e a tutti :i-m_so_happy:

però - chiedendo mille volte scusa e senza voler mettere fretta - quando aggiungerete qualcosa anche qui?

Adesso correggo il post

dai che va bene anche così: non sta scappando nessuno

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Ascoltate il finale della Sinfonia n.54... Non è tra i brani più suggestivi ed eroici di tutto il sinfonismo haydniano? Ma tutta la sinfonia tradisce questa falsariga.

Gradirei commenti.

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Ciao a tutti

stiamo parlando delle sinfonie del periodo "barocco",

è da parecchio tempo che non le riascolto, chi me ne sa indicare una incisione discografica accessibile e capace di renderle davvero bene, con tutta la loro ricchezza di colori?

ne ricordo una vecchissima, in vinile, della CBS con Max Goberman alla guida dell'Orchestra dell'Opera di Stato di Vienna, che allora, da ragazzo, trovavo entusiasmante.

Dovrò cercare se ne è stato fatta qualche riedizione in CD - chi l'ha sentita? chi ne sa qualcosa?

Ricordo come vibrava il violoncello nel curioso Trio di "Le Matin"

Avrei voluto sentire parlare un pò più a lungo della "serenata" nel II tempo della n° 4, che è uno di quei brani che "bucano" l'orecchio, "graceful ghost" (l'ombra di Pergolesi?) incontrato per caso ...

ciao a tutti...

Bella domanda...

Considerando che le prime sinfonie di Haydn non hanno la discografia mastodontica di quella di altri autori è difficile risponderti. Credo che le registrazioni da te segnalate non siano mai uscite in CD. Ricordo Derek Solomons che incise molte sinfonie proprio su CBS, ma si trattava credo della prima registrazione su strumenti antichi: addio colori... :crying_anim02:

A proposito di brani haydniani che "bucano" l'orecchio, che mi dici dell'Andante Cantabile della Sinfonia n.68? Lo trovo uno dei più begli adagi del '700.

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Grazie a te, Bud! :)

Sinfonia n. 103 in mi bemolle maggiore

Mi sembra che il contrasto domini almeno nei primi due movimenti: nel primo caso un'introduzione (Adagio) dal carattere misterioso è contrapposta a un Allegro con spirito d'una chiarezza lampante, con due temi altrettanto contrastanti; nel secondo caso abbiamo un ciclo di variazioni su una marcia oscura, in minore, che viene subito dopo rieseguita in maggiore. L'Adagio introduttivo, tra l'altro, comincia col celebre rullo di timpano con cui è soprannominata la Sinfonia, e si rifà sentire verso la fine del movimento.

Il secondo tempo, Andante più tosto Allegretto, mette continuamente a confronto un tema serissimo, quasi furibondo, col suo rovescio. Così vediamo questa marcia funebre alternarsi con una collega trionfale, passando repentinamente da un sentimento all'altro, prima della splendida conclusione, dove effettivamente la musica si assesta sul modo maggiore, ma si tratta d'un maggiore piuttosto desolato.

Il Minuetto ha un tema accidentato, con grandi intervalli; accordale, invece, il Trio, e più melodico. Il lunghissimo Finale, Allegro con Spirito, è in forma sonata e si regge su un solo tema a botta e risposta introdotto da un segnale dei corni.

Qualche giorno fa' ho sentito II Flauto magico (1791) e, ascoltando il tema marziale che introduce il duetto degli armigeri nel secondo atto, ho trovato molte analogie con questo crucciato tema haydniano (1795), sia nella condotta melodica che nell'orchestrazione. Fateci caso.

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A proposito di brani haydniani che "bucano" l'orecchio, che mi dici dell'Andante Cantabile della Sinfonia n.68? Lo trovo uno dei più begli adagi del '700.

Grazie del consiglio, Conte

purtroppo sono ben lontano da conoscere tutte le sinfonie di Haydn, e soprattutto per i numeri medio-alti (dai numeri sul 50 agli 80 circa) i vuoti nelle mie conoscenze diventano voragini, ma prendo nota

per consolarmi questo pomeriggio o sera ascolterò di nuovo la n. 63 ("La Roxelane"), col suo "Allegretto (o più tosto allegro)" - in effetti il tempo moderato - che ha un grande fascino, nonché ovvie e vistose parentele (ma in un altro mood) con la n° 100

ovviamente vado anche a riascoltare la 103 e (oltre che a bearmi di una delle londinesi) a sentire la somiglianza con la scena del Flauto Magico

La Roxelane la ascolto nella bella esecuzione di Christopher Hogwood, che Amadeus aveva pubblicato, assieme ad altre due (50 e 60) come esempio dell'integrale

per la 103 ho Harnoncourt, che però - con tutto il rispetto - fa rimpiangere (per i confronti che posso fare) quella stella polare che è Antal Dorati

ne approfitto anche per chiedere se qualcuno conosce una versione in CD della serie delle Londinesi incisa tempio fa in vinile (per la Supraphon) dall'Orchestra da Camera di Praga (senza direttore) - che trovavo molto bella (forse superiore a Harnoncourt, ma ora non posso fare confronti ravvicinati)

posso umilmente chiedere a tutti una ripresa sitematica di questo bellissimo topic*?

*che tra l'altro - per metterla sul personale - è (assieme a quello su Mozart) ciò che inizialmente mi ha portato ad interessarmi e ad iscrivermi al forum

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posso umilmente chiedere a tutti una ripresa sitematica di questo bellissimo topic*?

*che tra l'altro - per metterla sul personale - è (assieme a quello su Mozart) ciò che inizialmente mi ha portato ad interessarmi e ad iscrivermi al forum

ancora un po' di pazienza caro Bud .. ho intenzione di riprendere e proseguire prima possibile il percorso di ascolto cronologico che avevo iniziato inaugurando questo topic, per estenderlo magari poi anche agli altri generi : sonate per piano, trii, quartetti, musica sacra e operistica ..... chi vivrà vedrà :D

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Grazie del consiglio, Conte

purtroppo sono ben lontano da conoscere tutte le sinfonie di Haydn, e soprattutto per i numeri medio-alti (dai numeri sul 50 agli 80 circa) i vuoti nelle mie conoscenze diventano voragini, ma prendo nota

per consolarmi questo pomeriggio o sera ascolterò di nuovo la n. 63 ("La Roxelane"), col suo "Allegretto (o più tosto allegro)" - in effetti il tempo moderato - che ha un grande fascino, nonché ovvie e vistose parentele (ma in un altro mood) con la n° 100

ovviamente vado anche a riascoltare la 103 e (oltre che a bearmi di una delle londinesi) a sentire la somiglianza con la scena del Flauto Magico

La Roxelane la ascolto nella bella esecuzione di Christopher Hogwood, che Amadeus aveva pubblicato, assieme ad altre due (50 e 60) come esempio dell'integrale

per la 103 ho Harnoncourt, che però - con tutto il rispetto - fa rimpiangere (per i confronti che posso fare) quella stella polare che è Antal Dorati

ne approfitto anche per chiedere se qualcuno conosce una versione in CD della serie delle Londinesi incisa tempio fa in vinile (per la Supraphon) dall'Orchestra da Camera di Praga (senza direttore) - che trovavo molto bella (forse superiore a Harnoncourt, ma ora non posso fare confronti ravvicinati)

posso umilmente chiedere a tutti una ripresa sitematica di questo bellissimo topic*?

*che tra l'altro - per metterla sul personale - è (assieme a quello su Mozart) ciò che inizialmente mi ha portato ad interessarmi e ad iscrivermi al forum

OK, fammi sapere. Ma della "Roxelane" che versione hai? Prima o seconda?

L'Adagio della n.68 va davvero conosciuto, non mi stancherò mai di ripeterlo...

La somiglianza 103-Flauto magico è evidente sin nel colore orchestrale, a mio avviso.

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devo ammettere una cosa....ho ascoltato la sinfonia in do maggiore di luchesi, prima di adesso nn avevo mai ascoltato un italiano del settecento capace di competere con i tedeschi nella musica sinfonica.è davvero all'altezza di una sinfonia haydniana(nn ad una delle grandi,ma ad una "media") sia per strumentazione che per forma che per ampiezza e respiro.ciò nn aggiunge niente al caso,anche perchè continua ad essere diversissimo da mozart, e una sinfonia "simile" nn può mandare in galera haydn.

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devo ammettere una cosa....ho ascoltato la sinfonia in do maggiore di luchesi, prima di adesso nn avevo mai ascoltato un italiano del settecento capace di competere con i tedeschi nella musica sinfonica.è davvero all'altezza di una sinfonia haydniana(nn ad una delle grandi,ma ad una "media") sia per strumentazione che per forma che per ampiezza e respiro.ciò nn aggiunge niente al caso,anche perchè continua ad essere diversissimo da mozart, e una sinfonia "simile" nn può mandare in galera haydn.

Ok. É già un piccolo passo avanti e come giudizio mi sembra decisamente sereno. Aldilà della scala di valori, la Sinfonia da te nominata compete pienamente con Haydn (sviluppi, contrappunto, strumentazione) ma differisce in altri aspetti: sembra temporalmente di un autore che conosce bene le ultime sinfonie di Haydn, ma se ne sottrae all'influsso in modo molto personale. Va detto sempre che la sinfonia in questione è però del 1784, dunque è scritta ancor prima delle "parigine" e va confrontata semmai a sinfonie haydniane numerate dal 78 all'81, che sono quasi contemporanee. Francamente penso che la sinfonia luchesiana le superi ampiamente avvicinandosi semmai, anche come dimensioni, alle londinesi. Grazie.

TORNIAMO AD HAYDN???

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Conoscete l'adagio iniziale delle 34a sinfonia?

11 minuti di bellezza :wub:

Lo conosco ma non lo ricordo... Ho pure prestato il mio cofanetto a un amico e per ora mi è impossibile riascoltarlo. Comunque, del gruppo cosiddetto "Sturm und Drang", non è tra le mie preferite devo ammettere. Se lo fosse ti avrei già detto la mia...

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Sinfonia No 10 in Re maggiore (1759-60 ca)

Anche in questa sinfonia si trovano in ogni movimento tentativi di originalità, spunti che provano quanto Haydn lavorasse per affinare il linguaggio sinfonico dal punto di vista dell'orchestrazione, della struttura e dell'elaborazione tematica. Ognuna di queste opere apporta qualche novità.

Allegro : Il motivo di testa sorprende per l'analogia con quello corrispondente dell'Eroica di Beethoven : la tonica che sale alla terza e ritorna alla tonica in un movimento legato (fate attenzione a questa cellula legata che si sente all'inizio prima ai violini e subito dopo in basso ai violoncelli, non lasciatevi ingannare dai contemporanei accordi puntati).

Se nella 2° sinfonia si aveva tra i due temi una parentela ritmica e nella 4° una affinità melodica, nella 10° constatiamo un legame dichiarato e questo legame è il motivo che dà l'impronta a tutta l'opera. Haydn realizza, sia pur in embrione, l'unità della forma sonata, getta le basi per il monotematismo (cioè far scaturire anche il secondo tema dal primo, esempio celebre che abbiamo analizzato nell'altro thread è il primo tempo della Quinta di Shostakovich).

Questo motivetto ondulato è il "mattone" base del primo movimento (cosa che non si coglie ad un ascolto distratto, direi che si coglie solo a livello inconscio, come tutti questi artifici usati spesso per garantire coesione alla musica) e circola in tutte le parti (occorerebbe un'occhiata alla partitura per rendersene conto, ad esempio compare nel basso del secondo tema a 40'' e punteggiato nel clavicembalo oppure all'inizio dello sviluppo agli oboi a 2'05, poi a 2'14, ecc. Alucard puoi andarne a caccia :D). Per maggiore coesione armonica questo secondo tema si presenta in maggiore alla dominante anzichè in minore : il risultato è un primo tempo soleggiato, senza zone d'ombra.

Andante : La melodia d'attacco, già tipicamente haydniana è affidata ai secondi violini, nel tentativo di scuoterli dal torpore dell'unisono o dalla funzione passiva di accompagnamento dei primi. Purtroppo poi il compositore cede alle convenzioni abusando del solito "sospiro" di Mannheim (le note legate a due a due discendenti), tanto in voga all'epoca barocca, tradendo le promesse iniziali (ad esempio a 40').

Presto : Lo sforzo di queste pagine finali è quello di concludere la sinfonia in chiassosa gioia cercando di non ripetersi, esplorando al contrario nuove possibilità di combinazioni tematiche. La struttura è quella di una forma sonata più rudimentale però di quella del primo tempo.

Il secondo tema in maggiore e su un pedale di tonica (a 9'') è immediatamente riconoscibile ad orecchio anche perchè al contrario generalmente si presenta piano e in minore. Nello sviluppo, prima di giungere alla regolare ripresa, questo temino passa in minore su pedale di dominante , subendo uno sviluppo insolitamente lungo (a 1'15).

Al di là di queste caratteristiche struttuali si coglie la maturazione di una personalità creativa alla ricerca di uno stile più ragionato ed umano.

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Sonata n. 44 in sol minore

Quest'opera consta di due soli movimenti, caso molto raro nelle Sonate haydniane: un Moderato ampio e tormentato e un Allegretto fra i più interessanti scritti dall'autore. Di fatto il primo tema del movimento iniziale domina la struttura e il carattere del brano: da una terzina di semicrome salta fuori una melodia in discesa, un pensiero piuttosto rassegnato e dolente, la cui tonalità è subito messa in dubbio da un do diesis (che pure suona naturalissimo là dove è sistemato) e subirà continui stravolgimenti nello sviluppo. Haydn si serve d'una scrittura a tre voci per far risaltare continuamente il soggetto più importante di questo tempo, facilmente riconoscibile ogni volta proprio grazie alla terzina che lo genera, ma non assegna compiti particolarmente rilevanti alla mano sinistra, rinunciando per ora al contrappunto. Il secondo tema, un rapido accordo pure discendente (ma il primo si sviluppava per gradi congiunti, a differenza di questo), offre un motivo di contrasto piuttosto opaco: non fa neppure in tempo a presentarsi che l'immancabile terzina si rifà viva, stavolta in si bemolle maggiore, prima di lasciare un poco di spazio ad altre figurazioni, sempre e comunque discendenti. Le numerose acciaccature e gli altri abbellimenti, lungi dal vivacizzarla, rendono ancora più desolante la scena finché non interviene un terzo tema più tranquillo, vetta melodica del pezzo. Notevole, inoltre, il termine dell'esposizione, dove la destra s'impunta sui tempi deboli della battuta cedendo la parte principale all'altra mano, e l'ultima frase non cade sulla tonica, bensì sulla dominante al primo passaggio e su un si naturale nel secondo, così da attaccare lo sviluppo partendo dalla tonalità di do minore.

Lo sviluppo è uno dei più complessi che s'incontrino nelle Sonate di Haydn. Si riprende dal primo tema, che dopo un inizio convinto si perde in una divagazione (finalmente) verso l'alto. Ci vogliono tre tentativi, tutti avviati dalla terzina fatidica, perché il discorso prenda una direzione precisa: un nuovo tema, ma sarebbe piuttosto uno spunto, formato da una semiminima puntata e una rapida discesa di biscrome, puntellate da un semplice accompagnamento fitto di pause. Poi la linea passa nuovamente alle acciaccature, e mentre la mano destra discende quella sinistra sale. Nell'alternanza gradi congiunti/gradi disgiunti si risolve gran parte di questo movimento: anche qui la parte della destra procede su note vicine e l'altra mano sfodera sequenze accordali. Come da manuale, il secondo tema viene poi esposto in minore, ma nella tonalità di do anziché in sol: si tratta di una falsa ripresa che ci riporta abilmente alla terzina di partenza.

A questo punto ci si avventura in una rete complicatissima di passaggi imitativi imparentati col primo soggetto, quasi un'indigestione di contrappunto e di modulazioni; dopo un attimo di parossismo, tuttavia, Haydn semplifica gradatamente il fraseggio e, senza mai andare al di sotto di tre voci che s'incastrano una nell'altra, si riporta con un ritmo quasi meccanico sul secondo tema, stavolta esposto nella tonalità di base, e al terzo, pure in sol minore, che sorprendentemente va a perdersi in un diluvio di semicrome le quali, a mezzo rallentando, sfociano in una pausa coronata di rarefatta malinconia. Deciso e potente il seguito, animato da tre indovinate acciaccature e da un trillo: prima del balbettio conclusivo sui tempi deboli, il pianoforte quasi insorge per riprendere il corso del brano, che sembrava quasi svenuto dopo il "sempre più adagio" di qualche battuta prima.

L'Allegretto che chiude la Sonata si potrebbe considerare un normalissimo Minuetto, ma la semplicità apparente della sua struttura è contraddetta dal carattere di quello che dovrebbe essere il Trio. Si comincia con un'accorata danza, pure in sol minore, continuamente attraversata da gruppetti e ritmi puntati: eppure la melodia è facile, d'una bellezza elementare e appassionata. Né la seconda parte in si bemolle maggiore, sebbene più lunga della prima, apporta una nota diversa al fatalismo che percorre tutta questa splendida musica, e tantomeno l'abbagliante seguito (che si può chiamare Trio solo per comodità), che passa al sol maggiore e ci presenta un'altra faccia del Minuetto: il ritmo resta identico, la melodia è la stessa e in realtà non lo è (non è neppure una variazione). Poco dopo, però, il brano prende una piega del tutto diversa da quanto udito finora: su un paesaggio sincopato la mano destra s'inoltra in una faticosa salita, mentre la sinistra scende con la stessa andatura e sempre su gradi congiunti. Dopo due battute s'aggiunge una terza voce indecisa tra una direzione e l'altra, e i cromatismi si sprecano; ci vuole un imponente unisono per uscire da questo labirinto che ricalca alla perfezione, nella sua ardita complessità, il delirio contrappuntistico di cui s'era già detto nel primo movimento. Neanche il tempo di fiatare e si prepara già il ritorno al Minuetto, o meglio al suo volto minore, che alla sua ricomparsa presenta le dovute modifiche e parrebbe destinato a chiudersi dopo la regolare riesposizione della seconda parte. Invece Haydn ha un colpo di genio che si ritroverà in tutt'altro clima e in tutt'altra opera (lo Scherza della Settima Sinfonia di Beethoven): proprio in luogo della facile conclusione ci fa riascoltare il finto Trio, e a questo punto le ipotesi sulla struttura del pezzo vanno in briciole. La nobile e mesta allure del tema in maggiore s'infrange in ultimo su una specie di cadenza, tutta composta di semicrome, prima della pausa coronata che evoca quella udita nel primo tempo. Poi le ultime, dimesse battute.

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Ho ascoltato stamattina l'opera comica "Lo Speziale" (1768), divertente e piacevole, ma poco di più. Qualche concertato ben composto, arie nella norma dell'epoca. Si riconosce qua e là il grande sinfonista, specie dove l'orchestra può sfogare le proprie note senza che si mettano di mezzo i cantanti. Tant'è vero che la cosa migliore dell'opera mi è parsa l'Ouverture.

Aggiornamento a stasera: sto ascoltando un paio di Quartetti per archi e qui devo dire che il livello è superlativo. Chiarezza, maestria, un gusto melodico che ti riconcilia con la musica. Questo è proprio il suo genere, così come il Concerto e l'Opera lo erano per Mozart e la Sinfonia per Beethoven.

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L'ouverture e il quartetto finale de L'Isola Disabitata sono spettacolari. Il resto dell'opera però è abbastanza mediocre e pallosa; la trama è caruccia però.

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Sarebbe interessante poter conoscere i Trii per baryton. Per quanto ne so, sono opere trascurate dalle case discografiche; eppure Haydn ne scrisse un'infinità. Urge, ribadisco per l'ennesima, volta, un'opera omnia anche per Franz Joseph. La sua musica è sempre (almeno) piacevole.

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Io ne ho alcuni di Trii ma mi sono arrivati da poco e li ascolterò settimana prossima. Ma penso abbia scritto anche altro per baryton.

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Sarebbe interessante poter conoscere i Trii per baryton. Per quanto ne so, sono opere trascurate dalle case discografiche; eppure Haydn ne scrisse un'infinità. Urge, ribadisco per l'ennesima, volta, un'opera omnia anche per Franz Joseph. La sua musica è sempre (almeno) piacevole.

Tempo fa ne eseguirono parecchi alla radio e ricordo che mi erano piaciuti molto.

Ricordo anche una sonata per clavicembalo con un primo movimento eccezionale, con un ritmo travolgente. Qualcuno mi sa dire quale fosse (mi rendo conto che non è una grande indicazione quella che ho dato)?

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Tempo fa ne eseguirono parecchi alla radio e ricordo che mi erano piaciuti molto.

Ricordo anche una sonata per clavicembalo con un primo movimento eccezionale, con un ritmo travolgente. Qualcuno mi sa dire quale fosse (mi rendo conto che non è una grande indicazione quella che ho dato)?

tutte le sonate di haydn sono suonabili al cembalo. Almeno dicci la durata.

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Ricordo anche una sonata per clavicembalo con un primo movimento eccezionale, con un ritmo travolgente. Qualcuno mi sa dire quale fosse (mi rendo conto che non è una grande indicazione quella che ho dato)?

Purtroppo non è semplice rispondere perché Haydn ha scritto una cinquantina di sonate e passa; ricordi se era in modo maggiore o minore e se era in 3/4 o 4/4?

A mio avviso, primi tempi particolarmente brillanti sono quelli della 5° in la, dell'11° in sol, della 30° in la, (in parte) della 32° in si min., della 34° in mi min., della 35° in do, della 37° in re (che presenta qualche somiglianza con la Marcia Radetzky) e della 52° in mib. Magari si può restringere il campo di ricerca.

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ho trovato una recensione magnifica al box che sembra magnifico dei trii per piano by brilliant classics

http://www.amazon.com/Haydn-Piano-Trios-Co...3142038-2245407

In a letter Brahms says something to the effect `Nobody seems to understand Haydn nowadays. For years he gave us all our music'. Whatever precisely Brahms meant, it seems to me that the complete transformation in the idiom of music that made the music of Mozart and everyone since so astoundingly different from the music of Bach was Haydn's achievement, and his alone. Relics of the baroque manner are absent from Haydn's own style virtually from the outset. Any that remain relate to his treatment of the bass in ensembles, and that matter has a particular bearing on Haydn's piano trios, not so much in themselves as in the way they are perceived.

Assuming for the moment what I shall try to explain in that respect, the set under review will be hard to surpass as `record of the decade' whatever marvels await us between now and the end of 2010. For comprehension of Haydn's style and its development, for loving, inspired and meticulous musicianship, for the ability to recognise and convey greatness when they find it, these artists deserve the most extravagant praise. For quality in the recorded sound, for thought and imagination in the production, for helpful and illuminating comment, and for sheer brilliant value, this set deserves hardly less. It comes compactly packaged in ten numbered envelopes averaging an hour's music apiece. Box and envelopes are of strong cardboard, but the discs can be difficult to extract when new, so be careful with them. There are 40 trios plus (on disc 5) a selection of individual movements where the music is probably by Haydn but the arrangements for trio not. Attribution to Haydn is probably not completely certain in some of the earliest trios either, but he becomes unmistakable before long, and none of the music is less than attractive. The 3 trios on disc 6 have flute rather than violin according to Haydn's expressed preference, and Marion Moonen uses a wooden flute. There are two violinists and two cellists sharing the work, but the fortepianos (several are used) are played throughout the entire 10 hours of music by the formidable Bart van Oort, who contributes one of the admirable liner-notes into the bargain. The level of musical insight shown by the entire ensemble I have already alluded to, but van Oort is a player to hear just for his playing, turning out trills to rival Gould himself.

Serkin said that that Haydn's trios are a musical corpus to rival Mozart's piano concertos, and that a life devoted to their study alone would be well spent. He might have recorded some of them in that case, mightn't he? The statement is not much of an exaggeration in my opinion. Broadly speaking, one senses Haydn's style developing as the 10 discs progress, the adagio of the F# minor trio on disc 9 is better known as the sublime slow movement of the wonderful symphony 102, and the 4 trios occupying the last disc, particularly the C major, are absolute belters worthy to stand with the greatest of his piano sonatas. One can probably enjoy them best without reading too much about them, as enlightenment is in short supply in what one reads. Tovey finds `strange inability to refrain from writing down in the piano part everything that the other instruments have to say.' This I quote to illustrate the pitfalls of dealing in generalisation. There is more doubling between the violin and the piano's right hand than in later styles, but as a general characterisation of what you can hear with your own ears it is nonsense. The really interesting issue concerns the cello. Genuine emancipation of the cello in ensembles with piano came only with Mozart, although Haydn had got there in his quartets and symphonies. We may therefore choose to believe, as Tovey seems to, that this composer, the most thoroughgoing revolutionary, in his civilised way, that music has yet seen, was incapable of advancing in his trios to the treatment of the cello that he had achieved elsewhere; or we can believe something more probable. Cellists of the calibre necessary for Haydn's symphonies and quartets were probably still thin on the ground. The instrument never had music worthy of it until Bach, inspired by the playing of Linike, wrote his cello suites. In Haydn's time, as in Bach's, it was probably still embraced by players of little attainment or promise, and simple cello parts in piano `trios' were a way of giving such performers an opportunity to participate with their more gifted colleagues. It would take little to arrange Haydn's trios as `violin sonatas', but it seems to me that Haydn - or you or I come to that - can perceive the benefit of cello sound to the overall effect, even if Professor Tovey does not.

The one thing I miss from this wonderful set is a clear account of the dates of the trios. I am not conversant with the Hoboken numbering-system, but it is not followed strictly here. Roughly, I would guess that the sequence of the works over these 10 discs follows the sequence of their composition. However there may be producer's or presentational reasons for departing from such rigid ordering, although I can't imagine any such reason for presenting the 3 flute trios, all on the same disc, in the (Hoboken) sequence 16/15/17.

You may be aware that Haydn also wrote trios for baryton viola and cello, of which I own a marvellous complete set on vinyl, not now available on cd so far as I know, but there seem to be others of comparable quality. Those could well be another treat if you are unfamiliar with this side of the master's output. In the short term, there are these trios to get acquainted with if we thought we knew Haydn but were actually missing something important.

Brilliant Classics indeed.

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