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LudwigII

Joseph Haydn (1732-1809)

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Grazie pentatonico, il tuo arrivo ha vivificato il forum. Auspico che avrai altre domande da farci.


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Cavolo, grazie a voi... mi sentivo un po' in colpa per aver drasticamente abbassato il livello delle discussioni!!


Sono molto contento, siete una miniera di consigli!


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In effetti mi sento coccolato! :loved_kid::preved:


Grazie grazie... vedrete che ne avrò di cose da chiedervi!


Adesso faccio ordine tra tutto quello che mi avete detto fino adesso... poi torno all'attacco!!! :rambo:


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Sembra che siamo un circolo di vecchiette che appena vedono un bambino si improvvisano nonnine e se lo coccolano :lol:.

perchè SIAMO un circolo di vecchiette! :D

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Stavo pensando, Kraus, anche al fatto che Haydn dovesse combattere contro la noia durante il suo servizio come Maestro di Cappella del Principe. L'esecuzione di musica (e quindi la preparazione con le prove ecc.) non era quotidiana, diciamo ogni sera o quasi?

Pare che in effetti la vita musicale ad Esterhàza fosse piuttosto vivace, come dimostrano "I programmi dei concerti conservati negli archivi di Esterhazy" i quali "forniscono un'idea del livello della vita che si svolgeva al castello" afferma Luigi Della Croce, e sciorina di seguito un paio di statistiche a sostegno di questa frase.

Per esempio riporta dati della stagione 1788, apertasi il 23 gennaio e conclusa il 22 dicembre "con rappresentazioni, concerti, attività culturali quasi quotidiane", in cui "il nome di Haydn fa la parte del leone". Lo stesso Haydn confermava "la possibilità di avere perennemente a disposizione un'orchestra di prim'ordine ed eccellenti strumentisti con i quali provare le opere prima della stesura definitiva" dichiarando che "come capo dell'orchestra potevo fare i tentativi che volevo, rendermi conto degli effetti buoni e cattivi e quindi aggiungere, tagliare, modificare; isolato dal mondo, fui costretto ad essere originale".

In effetti non troviamo in Haydn gli incipit convenzionali di cui pullulano le sinfonie classiche altrui (coup d'archet, accordi ascendenti o discendenti inframmezzati da pause, ecc.), mentre in compenso possiamo apprezzare innumerevoli sorprese, molti episodi concertanti fin dalle sue prime composizioni sinfoniche, cambi di ritmo impensabili anche nei più accorti contemporanei, combinazioni timbriche spiritose e seducenti.

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Pare che in effetti la vita musicale ad Esterhàza fosse piuttosto vivace, come dimostrano "I programmi dei concerti conservati negli archivi di Esterhazy" i quali "forniscono un'idea del livello della vita che si svolgeva al castello" afferma Luigi Della Croce, e sciorina di seguito un paio di statistiche a sostegno di questa frase.

Per esempio riporta dati della stagione 1788, apertasi il 23 gennaio e conclusa il 22 dicembre "con rappresentazioni, concerti, attività culturali quasi quotidiane", in cui "il nome di Haydn fa la parte del leone". Lo stesso Haydn confermava "la possibilità di avere perennemente a disposizione un'orchestra di prim'ordine ed eccellenti strumentisti con i quali provare le opere prima della stesura definitiva" dichiarando che "come capo dell'orchestra potevo fare i tentativi che volevo, rendermi conto degli effetti buoni e cattivi e quindi aggiungere, tagliare, modificare; isolato dal mondo, fui costretto ad essere originale".

In effetti non troviamo in Haydn gli incipit convenzionali di cui pullulano le sinfonie classiche altrui (coup d'archet, accordi ascendenti o discendenti inframmezzati da pause, ecc.), mentre in compenso possiamo apprezzare innumerevoli sorprese, molti episodi concertanti fin dalle sue prime composizioni sinfoniche, cambi di ritmo impensabili anche nei più accorti contemporanei, combinazioni timbriche spiritose e seducenti.

eh sì... tutte cose che oggi anche le orchestre più blasonate invidiano!

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beh Haydn non stanca mai...

Riprendo in parte l'intervento di Maja per una domanda relativa non tanto al boxino Naxos o all'esecuzione, quanto alle sonate haydniane in sé, che ho sempre considerato meno interessanti rispetto ad altri pezzi forti della sua produzione (sinfonie, trii per tastiera, quartetti per archi, ecc.). In altre parole, le prime venti del lotto le ho sempre sentite come superflue, cominciando ad appassionarmi con quelle successive e ritenendo che, intorno alla 35, si entri effettivamente nel vivo.

Probabilmente questo giudizio è inficiato da ascolti ormai remoti e superficiali, ma l'effetto è simile a quello che mi ha fatto, più recentemente, l'integrale clementina: alcune cose buone, altre (purtroppo anche parecchie) meno buone. Ma è effettivamente così? Meritano anche le prime e le seconde sonate o l'impressione che mi sono fatto è sostanzialmente azzeccata?

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beh se vuoi sapere la mia Kraus, è un po' quello che accade con i quartetti, la cosa interessante dell'integrale haydniana è che assisti all'evoluzione di un genere. Sì, le prime sonate sono fondamentalmente dei divertimenti sempre molto gradevoli, poi man mano cominci a trovare le gemme. La produzione mozartiana è un po' "circolare", comincia con un pianismo molto aereo di derivazione galante anche se già fortemente caratterizzato in senso tematico, poi ha una fase in cui subisce diverse influenze (scuola di Mannheim, Clementi) che ne irrobustiscono leggermente lo stile, fino a tornare ad una versione matura del punto di partenza. Non sento enorme discrepanza qualitativa tra le sonate di Mozart nè, macroscopicamente, enormi differenze stilistiche. Difficile immaginare una vera evoluzione del pianismo mozartiano, il che forse dà la sensazione di trovarci di fronte ad opere tutte "indispensabili" per l'appassionato ma, fondamentalmente, morte lì da un punto di vista dell'evoluzione storica del genere. L'eredità del pianismo mozartiano è stata raccolta più che altro nei concerti (da Beethoven per primo e poi anche da Chopin e Mendelssohn). Con Haydn invece si osserva la costruzione della sonata ottocentesca, che parte dall'intrattenimento tardo-barocco per arrivare all'ultimo grande capolavoro che, ormai, prefigura già il pianismo beethoveniano e anche qualcosa di più. In questo senso può essere affascinante (ma non certo indispensabile) ripercorrerle tutte.


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Ecco, quello dei quartetti mi sembra un paragone calzante, ma non vedo nelle sonate quella cesura secca, senza ritorno, che separa l'op. 20 dall'ancor galante op. 17: da lì in poi, un capolavoro dietro l'altro e amen. Invece le sonate vanno molto più a corrente alternata, ma ribadisco, questa può essere una visione molto superficiale: un fior di critico come Walter Riezler si lamentava perché di Haydn si sentivano eseguire solo le ultime tre sonate e mai quelle in la bemolle, cui non ho mai fatto caso, o quella in do# minore.



Il guaio è che i temi che fan più presa nel corpus sonatisco haydniano sono quelli delle ultime e, in fin dei conti, il sottoscritto va a caccia di temi e crede di non essere il solo: la sfortuna di Haydn, almeno in Italia, è quella di non aver scritto melodie "ricordabili" come quella del Rondò alla turca di Mozart o anche solo uno splendido incipit come quello della KV 310. Da reazionario qual sono (e come ben sai), l'evoluzione m'interessa meno del fluire musicale e della piacevolezza melodica.


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Con Haydn invece si osserva la costruzione della sonata ottocentesca, che parte dall'intrattenimento tardo-barocco per arrivare all'ultimo grande capolavoro che, ormai, prefigura già il pianismo beethoveniano e anche qualcosa di più. In questo senso può essere affascinante (ma non certo indispensabile) ripercorrerle tutte.

Cciushto: nelle prime sonate (e anche nelle seconde, direi) Haydn si attiene strettamente alle norme e procedure dell'intrattenimento tardo-barocco. L'unica cosa che le differenzia dai divertimenti propriamente detti è il numero di tempi, che in genere son tre, spesso con il minuetto al 2° o al 3° posto. il resto è talvolta meno elaborato persino rispetto ai primi quartetti o ai divertimenti stessi, e non a caso alcune di queste sonate giovanili sono proprio e per l'appunto denominate partite o divertimenti.

Credo che la prima composizione di questo lotto che faccia drizzare le orecchie sia l'Hob XVI:20, ossia la Sonata in do minore. L'aria tempestosa dello Sturm und Drang che da qualche anno già soffiava sulle sinfonie irrompe anche nel corpus sonatistico, e forse non sarà un caso se i tempi lenti delle tre sonate successive sono in minore. Ma a parte la questione della modalità, che di per sé poco significherebbe, è proprio il carattere di quel che segue a farci avvertire il cambio secco di rotta. Da qui in poi abbiamo temi e sviluppi molto più interessanti, proprio come nel caso della XVI:20.

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Io penso che però Kraus tu debba fare altre considerazioni. Quelle che oggi consideriamo la sonata per violino e piano e il trio altro non erano, in età pre-classica, che varianti della sonata per tastiera. Le prime composizioni per cembalo e violino di Mozart (le integrali hip come quella della Podger le contengono, e tu le conoscerai senz'altro) sono di fatto le prime composizioni del genere che Mozart abbia composto. E' a quelle composizioni semmai che va ricondotto il "punto 0" mozartiano, con quelle vanno fatte i paragoni, ammesso che siano leciti. Tutto sommato la sua prima sonata ufficiale per piano solo arriva "tardi" (nell'ottica di un compositore che ha cominciato a scrivere a 3 anni). Mozart, come già si è detto, aveva una formazione prevalentemente galante (J.C.Bach, la melodia italiana ecc.) e privilegiava gli aspetti orizzontali della sua musica (salvo le eccezioni note a tutti). Una sua sonata perciò può risultare più immediatamente travolgente sia per la sfrontatezza melodica che per la velocità con cui volano le sue mani sulla tastiera. Haydn sembra invece partire da altri presupposti e prendere man mano sempre più confidenza con il mezzo anzi con I MEZZI. Il riferimento più diretto mi pare CPE Bach, come già s'è detto uno stile più dialogico, anche elementarmente contrappuntato (Haydn non fa l'uso massiccio di bassi albertini che fa Mozart, dove praticamente sono l'accompagnamento standard), ricco di pause e di "sorprese"... mentre "l'approdo" delle ultime sonate mostra soluzioni non dissimili da quelle di Clementi in fatto di uso delle potenzialità del nuovo strumento (ormai siamo all'inizio del secolo successivo). Non si sa se Mozart, fosse vissuto qualche decennio di più, avrebbe composto in maniera differente, ma per quel che c'è concesso analizzare il suo approccio sembra inchiodato al primo fortepiano viennese. In qualche modo, almeno da questo punto di vista, era come te, un reazionario! :D e gli elementi che, per un periodo, ha provato ad integrare sono stati alla fine epurati, o al massimo riassorbiti in uno "stile galante 2.0", quello della sonata in re o dell'ultimo concerto per piano. Haydn sembra esplorare invece le varie possibilità tecniche e timbriche che gli sono offerte dai vari strumenti e dall'evoluzione di essi, la sua musica si evolve anche con la tecnologia, anzi lo fa in funzione di essa. Secondo me anche il fatto che Haydn non fosse un bravo pianista è un po' una delle tante cose che si dicono, per me ha gettato le basi di un pianismo moderno fatto di un virtuosismo essenziale ma nient'affatto sottovalutabile.


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Qui la discussione è affascinante e piuttosto complessa. È vero che Mozart ha cominciato a comporre per tastiera prestissimo e Haydn, mi dicono dalla regia (cfr. musiqueorgue), intorno ai 28 anni, ma questo renderebbe già arduo un raffronto tra i due "punti 0" (tra l'altro ti confesso che ricordo pochissimo delle sonate per cembalo e violino del Mozart bimbo, quindi dovrei dare una rispolverata pure a quelle).



Altro aspetto: sulla derivazione del primo Mozart da JC Bach non v'è dubbio alcuno, ma sono più perplesso sulla proposta di prendere CPE come riferimento per Haydn. Il buon Carl Philipp ha scritto delle sonate mozzafiato (non tutte, chiaro, alcune) prima ancora che Mozart vedesse la luce o, per lo meno, toccasse i suoi primi tasti, e quando Haydn era ancora un adolescente: prendiamo ad esempio la sonata in fa# minore del 1744 e quella in re minore del 1758. Il suo modus componendi rifiuta lo stile galante? Sì, però a tratti. Certamente lo respinge nelle due sonate summenzionate.



Ci sono tuttavia dei bellissimi esempi di arie per la tastiera nelle sue sonate che avrebbero fatto invidia allo stesso Johann Christian; i bassi albertini non ci sono, è vero, ma spesso l'armonia è molto scarna, talvolta addirittura più semplice di quella modaiola sfoggiata da Mozart (parlo per esperienza più o meno diretta, perché possiedo i primi e purtroppo unici 4 volumi di un'edizione delle sonate di CPE che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere integrale e me li sono analizzati avidamente). In altre parole, non ho visto molte analogie tra le prime sonate di CPE e quelle di Haydn, e neppur tanto con quelle successive. Peraltro, non c'è nulla nelle sonate di Carl (salvo qualche sporadico esempio ad uso del gentil sesso, tipo le Damensonaten) che mi ricordi il genere del divertimento, che invece viene a mente subito ascoltando i primi quartetti e le prime sonate di Haydn.



Ancora: non riesco francamente a sentire l'ultimo Mozart come un compositore di nuovo immerso nello stile galante, seppur rivisitato e rielaborato alla sua maniera. La piacevole influenza di JC Bach (che fondava tutto il proprio appeal su una seducente e rigogliosa vena melodica) può andar bene per giustificare le prime sinfonie-divertimento, non per gli ultimi concerti o per le ultime sonate che, detto tra noi, riprendono addirittura il procedimento del nemico giurato Clementi: prendo un tema e da quello faccio derivare il secondo. Per non parlare degli espedienti contrappuntistici abilmente proposti in salsa classica e ferocemente esigenti nei confronti dell'esecutore, specie se si pensa agli scambi tra le parti della mano destra e sinistra nella KV 576 (ma ci sono esempi anche nel Concerto KV 595 che hai citato e, per menzionare un'altra opera dell'ultimo stile, nel Quintetto KV 614 il cui 1° tempo, senza il suo "chiacchiericcio contrappuntistico" (Paumgartner), non sarebbe né più né meno che una piacevole scena agreste).



Ciò considerato penso che, dopo aver conosciuto le musiche di Bach e Handel, Mozart non sia tornato più indietro e non si sia rifugiato di nuovo nello stile galante, foss'anche in una sua versione più avanzata e sfrondata da ogni orpello.



Quanto al virtuosismo, devo ammettere che la faccenda di "Haydn esecutore molto mediocre" l'ho beccata in un'altra delle edizioni Ricordi, ma non so se l'osservazione, anziché del "caprese" Casella :D, fosse di Rattalino; devo controllare. Non ho altre attestazioni dell'asserita imperizia esecutiva di (Franz) Joseph, ma presumibilmente le non eccessive pretese tecniche delle sue sonate hanno fatto dedurre a questo o quel critico che Haydn, che di mestiere non faceva il fortepianista, fosse buono solo come compositore. Del resto devo dire che le sonate mozartiane non sono molto più difficili delle sue.



Mi scuso per la lunghezza del messaggio, ma la questione è davvero succosa e va affrontata da più parti e sotto diversi aspetti. Ti ringrazio, anzi, per averla ritirata in ballo, perché così ho potuto cercare di fare un minimo di chiarezza nelle mie idee, visto che alcune cose non mi tornavano.


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Qui la discussione è affascinante e piuttosto complessa. È vero che Mozart ha cominciato a comporre per tastiera prestissimo e Haydn, mi dicono dalla regia (cfr. musiqueorgue), intorno ai 28 anni, ma questo renderebbe già arduo un raffronto tra i due "punti 0" (tra l'altro ti confesso che ricordo pochissimo delle sonate per cembalo e violino del Mozart bimbo, quindi dovrei dare una rispolverata pure a quelle).

Beh tu non devi considerare le età anagrafiche, ma quelle artistiche! un ragazzo che ha la prima fidanzata a 25 anni avrà un comportamento più simile ad un quindicenne che non ad un suo coetaneo con diverse esperienze alle spalle... non so se ho reso il paragone :D

Altro aspetto: sulla derivazione del primo Mozart da JC Bach non v'è dubbio alcuno, ma sono più perplesso sulla proposta di prendere CPE come riferimento per Haydn. Il buon Carl Philipp ha scritto delle sonate mozzafiato (non tutte, chiaro, alcune) prima ancora che Mozart vedesse la luce o, per lo meno, toccasse i suoi primi tasti, e quando Haydn era ancora un adolescente: prendiamo ad esempio la sonata in fa# minore del 1744 e quella in re minore del 1758. Il suo modus componendi rifiuta lo stile galante? Sì, però a tratti. Certamente lo respinge nelle due sonate summenzionate.

Ci sono tuttavia dei bellissimi esempi di arie per la tastiera nelle sue sonate che avrebbero fatto invidia allo stesso Johann Christian; i bassi albertini non ci sono, è vero, ma spesso l'armonia è molto scarna, talvolta addirittura più semplice di quella modaiola sfoggiata da Mozart (parlo per esperienza più o meno diretta, perché possiedo i primi e purtroppo unici 4 volumi di un'edizione delle sonate di CPE che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere integrale e me li sono analizzati avidamente). In altre parole, non ho visto molte analogie tra le prime sonate di CPE e quelle di Haydn, e neppur tanto con quelle successive. Peraltro, non c'è nulla nelle sonate di Carl (salvo qualche sporadico esempio ad uso del gentil sesso, tipo le Damensonaten) che mi ricordi il genere del divertimento, che invece viene a mente subito ascoltando i primi quartetti e le prime sonate di Haydn.

Secondo me non dobbiamo guardare la cosa da un punto di vista "tizio riprende da dove caio ha lasciato". Faccio un altro esempio: tutti gli epigoni beethoveniani (Mendelssohn, Schumann e compagni) si sono ispirati al secondo periodo beethoveniano, non certo all'ultimo. La sonata 20 di Haydn è un buon primo esempio di come lo stile sturm di CPE entri nel vocabolario haydniano. Ricordiamo anche che CPE a fine carriera si era un po' "rammollito" (io la vedo così, anche se non sarai d'accordo :D) approdando egli stesso ad un poco convinto stile galante (la condanna degli artisti a fine carriera, il bivio tra l'evasione totale dalla storia o l'abbandono sempre un po' a disagio alle nuove tendenze). Haydn comincia dalla musica di intrattenimento, ma quando la sua proposta entra nel vivo si aggancia a ciò che di più sostanzioso l'aveva preceduto. Secondo me l'aspetto costruttivo di cellule brevi, il procedere dialogico tra le parti, la gestione delle pause, sono tutti elementi comuni con CPE (che Mozart non aveva, ad esempio, dove lui andava per una narrazione continua). Il fatto che i caratteri delle loro musiche siano diversi è il motivo che rende la proposta haydniana originale (sennò sarebbe stato uno dei tanti epigoni).

Ancora: non riesco francamente a sentire l'ultimo Mozart come un compositore di nuovo immerso nello stile galante, seppur rivisitato e rielaborato alla sua maniera. La piacevole influenza di JC Bach (che fondava tutto il proprio appeal su una seducente e rigogliosa vena melodica) può andar bene per giustificare le prime sinfonie-divertimento, non per gli ultimi concerti o per le ultime sonate che, detto tra noi, riprendono addirittura il procedimento del nemico giurato Clementi: prendo un tema e da quello faccio derivare il secondo. Per non parlare degli espedienti contrappuntistici abilmente proposti in salsa classica e ferocemente esigenti nei confronti dell'esecutore, specie se si pensa agli scambi tra le parti della mano destra e sinistra nella KV 576 (ma ci sono esempi anche nel Concerto KV 595 che hai citato e, per menzionare un'altra opera dell'ultimo stile, nel Quintetto KV 614 il cui 1° tempo, senza il suo "chiacchiericcio contrappuntistico" (Paumgartner), non sarebbe né più né meno che una piacevole scena agreste).

Altro esempio beethoveniano: cosa fa Beethoven a fine carriera se non tornare a Bach in qualche modo? è un ritorno "metafisico", metastorico, non filologico, il suo è un reazionariato assolutamente evolutivo, direi evasivo: o si "abbandonava" al romanticismo (come CPE fece col classicismo incipiente) oppure si costruiva un nuovo linguaggio che andasse oltre partendo dagli elementi che egli aveva a disposizione; nessuna vecchia generazione può competere col linguaggio delle nuove, Beethoven lo avverte e se in pubblico gioca a fare il Beethoven alla quarta potenza così come il pubblico si aspetterebbe (IX sinfonia, Solemnis), nel suo personale laboratorio di ricerca raccoglie le esperienze di una carriera ed elabora un linguaggio capace di ridimensionare gli aspetti retorici che avevano caratterizzato la sua prima maturità e di sviluppare in senso moderno la tradizione dalla quale aveva preso le mosse (insomma di lavorare con gli strumenti che sapeva meglio maneggiare), chiude il cerchio portandosi avanti; è un po' il primo neo-barocco della storia (volendo semplificare). In Mozart questo aspetto è meno evidente, forse perchè il processo di epurazione, elevazione e fuga era appena cominciato. Egli non rinuncia a priori al contrappunto, ma non ne fa più l'elemento centrale costruttivo, che nella sua musica era un gioco meramente retorico (diciamo talvolta un po' forzato), non rinuncia al virtuosismo aereo, ma sembra utilizzarlo in maniera avveduta e meno spettacolarmente spregiudicata, fine a se stessa. Anche lui pare alla fine tornare alle origini (la galanteria) facendo tesoro delle esperienze acquisite, abiurando il carnet degli eccessi che aveva caratterizzato il suo stile centrale. E un binario che vedrà i suoi sviluppi nella musica inglese e francese, secondo me, più che tedesca. Ma tant'è che Mozart, benchè austriaco, non ha mai avuto niente di pienamente teutonico in senso musicale, anche se in un certo periodo della sua vita ha disperatamente cercato di costruirsi una "credibilità tedesca". Ma questo è un altro discorso ancora.

Ciò considerato penso che, dopo aver conosciuto le musiche di Bach e Handel, Mozart non sia tornato più indietro e non si sia rifugiato di nuovo nello stile galante, foss'anche in una sua versione più avanzata e sfrondata da ogni orpello.

Quanto al virtuosismo, devo ammettere che la faccenda di "Haydn esecutore molto mediocre" l'ho beccata in un'altra delle edizioni Ricordi, ma non so se l'osservazione, anziché del "caprese" Casella :D, fosse di Rattalino; devo controllare. Non ho altre attestazioni dell'asserita imperizia esecutiva di (Franz) Joseph, ma presumibilmente le non eccessive pretese tecniche delle sue sonate hanno fatto dedurre a questo o quel critico che Haydn, che di mestiere non faceva il fortepianista, fosse buono solo come compositore. Del resto devo dire che le sonate mozartiane non sono molto più difficili delle sue.

Ecco quando parlo di "reazionariato" lo faccio in senso tecnico/tecnologico. Mozart rimane fedele alla sua cultura tastieristica, fatta di un certo tipo di suono, di modo di suonare, di clichè compositivo che è legato al "suo" strumento. Haydn parte da dilettante-intrattenitore cembalista e giunge ad un uso del fortepiano quasi visionario. Haydn non era virtuoso nel senso che non aveva un rapporto privilegiato, fisico, con uno strumento in particolare, non vuol dir certo che le sue composizioni siano "facili". La sua sonata 62, anche di questo s'è detto, ha un uso delle dinamiche, dei registri, delle sonorità che va già oltre le prime sonate beethoveniane, guarda direttamente al romanticismo e a certe suggestioni proto-impressioniste (volendoci spingere in maniera ardita). Dove con Mozart nasce l'idea di sfruttare le potenzialità liriche e acrobatiche dello strumento, con Haydn nasce quella di approfondirne le capacità dinamiche, agogiche e timbriche. Non si tratta ovviamente di caratteristiche esclusive, semmai prevalenti.

Almeno questo è come vedo io la cosa! :)

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Dunque di Haydn possiedo le tarde (88-104) dirette da Bernstein, karajan e penso basta. Volevo un'integrale da avere e ascoltare saltuariamente. Meglio la semi integrale di hogwood a buon mercato ultimamente o l'integrale di Fischer molto economica targata chandos?

dorati troppo caro

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Dunque di Haydn possiedo le tarde (88-104) dirette da Bernstein, karajan e penso basta. Volevo un'integrale da avere e ascoltare saltuariamente. Meglio la semi integrale di hogwood a buon mercato ultimamente o l'integrale di Fischer molto economica targata chandos?

dorati troppo caro

L'integrale di Fischer è originariamente targata Nimbus (non Chandos!) e ora è distribuita a vil prezzo, su licenza, dalla Brilliant. Nel complesso è ottima. Ovvio che, su più di 100 sinfonie, ci siano letture più o meno azzeccate, ma ne vale la pena.

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L'integrale di Fischer è originariamente targata Nimbus (non Chandos!) e ora è distribuita a vil prezzo, su licenza, dalla Brilliant. Nel complesso è ottima. Ovvio che, su più di 100 sinfonie, ci siano letture più o meno azzeccate, ma ne vale la pena.

urco è vero. Mi aveva ingannato il riquadro rosso. Buono dai, ci faccio un pensierino

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6 ore fa, Lele23 dice:

Che ne pensate delle sinfonie dirette da Thomas Fey?

ottime. Io inizialmente ero scettico del suo approccio fracassonaro, specialmente nelle sinfonie più giovani dove forse ancora preferisco esecuzioni più intimistiche e galanti; ma ascoltando le sue parigine ho cambiato idea. 

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Rinverdiamo i fasti del topic con queste dimostrazioni di Richard Atkinson sul genio contrappuntistico haydniano :)

Segue un confronto sullo stesso piano con un compositore del passato e uno del futuro (gli esempi haydniani cominciano da a 3:18). Prove di maestria talmente naturali da apparire inconsapevoli, percettibilissime alla vista dello spartito ma quasi impercettibili all'ascolto quando FJH si sbizzarrisce in inversioni e imitazioni dei soggetti:

 

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