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Conte Caramella

Il "Caso Luchesi"

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1 minuto fa, Conte Caramella dice:

e a questo punto non vedo l'ora di conoscere quel "qualcosa" che hai scritto. ;)

Meglio di no, v'è da rabbrividire :lol: 

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5 minuti fa, Conte Caramella dice:

Non ci credo, non fare il musicologo presuntuoso.

Ho fatto come Beeth, vale a dire che mi sono ispirato (spudoratamente) ad altri modelli, ma a differenza di lui con pessimi risultati :) 

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7 ore fa, kraus dice:

Ho fatto come Beeth, vale a dire che mi sono ispirato (spudoratamente) ad altri modelli, ma a differenza di lui con pessimi risultati :)

Se lo dici tu... ma magari tra duecento anni qualcuno dirà che sei stato un genio: chi può dirlo?
 

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1 ora fa, Conte Caramella dice:

Se lo dici tu... ma magari tra duecento anni qualcuno dirà che sei stato un genio: chi può dirlo?
 

Una persona normale no di sicuro :lol: 

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Una sonata di Andrea Luchesi attribuita a Bernardo Maggi in un manoscritto della Biblioteca del Conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli 

apparso sul blog Contro "Mozart - La caduta degli dei" de Il Gazzettante (redazione) il 15 agosto 2017

In merito alle attribuzioni di Andrea Luchesi ad altri compositori (Haydn, Mozart ecc.) volevo parlarvi di un altro caso emblematico. Il povero Luchesi fu infatti adombrato anche da un compositore napoletano pressoché coevo e non solo dai fantomatici compositori della Wiener Klassik. Che paradosso... basta questo semplice esempio per smontare molte delle ipotesi complottiste attuate da Taboga (padre e figlio), Bianchini ed Amato in questi anni. 

Una Sonata Del Sig[no]r Andrea Luchesi è custodita presso la Biblioteca del Conservatorio di musica "B. Marcello" di Venezia (I-Vc, Fondo Correr, Busta 99.3, ff. 16r-17r) in una raccolta manoscritta dal titolo Libro Novo di Sonate Per Organo, ad uso di me Annunziata, Scolara della | Sig[no]ra Elisabetta Organista (trattasi di un libro parte della figlia di coro Elisabetta presso l'Ospedale della Pietà di Venezia).

 

 

L'immagine può contenere: sMS

Frontespizio in I-Vc, Fondo Correr, Busta 99.3, f. 16r

 

In queste raccolte le copiste degli Ospedali inserivano cronologicamente (salvo rarissime eccezioni) le varie composizioni che acquistavano dall'istituzione o ricevevano dal loro maestro di coro. In questo caso abbiamo nella raccolta sonate per organo o clavicembalo di Gian Giacomo Crema; Pasquale Anfossi; Baldassare Galuppi; Giovanni Battista Grazioli; Andrea Luchesi; Bonaventura Furlanetto detto Musin (1798); Pietro Morandi; Giovanni Battista Rizzi (1804); Nicola Moretti ecc. 

La sonata in questione, quasi certamente un'opera giovanile di Andrea Luchesi, fu copiata nel 1764 da Don Bartolpmeo Donelli sotto il nome del compositore napoletano Bernardo Maggi in una raccolta manoscritta intitolata Suonate per Organo di diversi celebri Autori - 1764 e custodita presso la Biblioteca del Conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli (I-Nc, Mus.Str.70, ff. 44v-45v). C'è da notare come la suddetta raccolta abbia anche nove sonate attribuite a Luchesi.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

 

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On 15/8/2017 at 16:56, Feraspe dice:

Una sonata di Andrea Luchesi attribuita a Bernardo Maggi in un manoscritto della Biblioteca del Conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli 

apparso sul blog Contro "Mozart - La caduta degli dei" de Il Gazzettante (redazione) il 15 agosto 2017

In merito alle attribuzioni di Andrea Luchesi ad altri compositori (Haydn, Mozart ecc.) volevo parlarvi di un altro caso emblematico. Il povero Luchesi fu infatti adombrato anche da un compositore napoletano pressoché coevo e non solo dai fantomatici compositori della Wiener Klassik. Che paradosso... basta questo semplice esempio per smontare molte delle ipotesi complottiste attuate da Taboga (padre e figlio), Bianchini ed Amato in questi anni.

Una Sonata Del Sig[no]r Andrea Luchesi è custodita presso la Biblioteca del Conservatorio di musica "B. Marcello" di Venezia (I-Vc, Fondo Correr, Busta 99.3, ff. 16r-17r) in una raccolta manoscritta dal titolo Libro Novo di Sonate Per Organo, ad uso di me Annunziata, Scolara della | Sig[no]ra Elisabetta Organista (trattasi di un libro parte della figlia di coro Elisabetta presso l'Ospedale della Pietà di Venezia).

Frontespizio in I-Vc, Fondo Correr, Busta 99.3, f. 16r

In queste raccolte le copiste degli Ospedali inserivano cronologicamente (salvo rarissime eccezioni) le varie composizioni che acquistavano dall'istituzione o ricevevano dal loro maestro di coro. In questo caso abbiamo nella raccolta sonate per organo o clavicembalo di Gian Giacomo Crema; Pasquale Anfossi; Baldassare Galuppi; Giovanni Battista Grazioli; Andrea Luchesi; Bonaventura Furlanetto detto Musin (1798); Pietro Morandi; Giovanni Battista Rizzi (1804); Nicola Moretti ecc.

La sonata in questione, quasi certamente un'opera giovanile di Andrea Luchesi, fu copiata nel 1764 da Don Bartolpmeo Donelli sotto il nome del compositore napoletano Bernardo Maggi in una raccolta manoscritta intitolata Suonate per Organo di diversi celebri Autori - 1764 e custodita presso la Biblioteca del Conservatorio di musica "San Pietro a Majella" di Napoli (I-Nc, Mus.Str.70, ff. 44v-45v). C'è da notare come la suddetta raccolta abbia anche nove sonate attribuite a Luchesi.
 

A me capitò lo stesso a riguardo di un'aria staccata attribuita sul manoscritto a Luchesi, conservata oggi a Verona. Benchè presumo l'aria non sia mai stata studiata, sulla pagina OPAC di riferimento si nega la paternità luchesiana a favore di Angelo Tarchi. L'aria dovrebbe far parte, stando al manoscritto, di un'opera (Ademira) musicata da ambedue gli autori a un anno di distanza (1783 Tarchi a Milano, 1784 Luchesi a Venezia) su identico libretto di Ferdinando Moretti. L'aria ha tuttavia un testo estraneo al libretto, pertanto la cosa non è chiara. Il fatto che si sia tolta l'attribuzione a Luchesi sembra derivi dal fatto che l'aria fu scritta per un cantante che si era esibito proprio nell'Ademira di Tarchi nel 1783, e non da analisi stilistiche. L'anno successivo, in occasione della ripresa veneziana con musica di Luchesi - definito per l'occasione "Maestro di Cappella dei Signori Tedeschi" - quel cantante invece non figura.

Come comportarsi in questo caso?

   
  Tipo documento Musica manoscritta
  Titolo Aria Con più Istromenti Obl:i Del Sig:r Lucchesi Cantata dal Sig:r Bella Spicha Dal Labro che t'accende di Così dolce ardor
  Presentazione partitura
  Pubblicazione , tra il 1784 e il 1794
  Descrizione fisica 1 partitura (cc.10 non numerate; vuota: c.10v) ; 234x326 mm
  Descrizione esterna del manoscritto [materia:] cartaceo [datazione:] 1784-1794 [stesura:] Copia
  Segnatura VR0131 Murari Bra MS 149
  Note generali
· L'attribuzione a Lucchesi è dubbia, più credibile un'attribuzione ad Angelo Tarchi, il quale ha anch'egli composto una "Ademira" andata in scena a Milano nel carnevale 1784 e in cui, secondo Sartori, cantò Francesco Bellaspica (cfr: Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, 315)
  Rappresentazione/registrazione [anno:] 1784 [periodo:] ascensione [città:] Venezia [sede:] Teatro di San Benedetto [occasione:] Fiera dell'Ascensione [nota:] cfe: Sartori C., I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, 316
  Personaggi e interpreti
Eutarco    A    Bellaspica, Francesco
  Variante del titolo
· [Incipit testuale] Dal labbro che t'accende di così dolce ardor
· [Incipit testuale] Dal labro che t'accende di così dolce ardor
  Nomi
· [Interprete, Contralto] Bellaspica, Francesco
  Lingua di pubblicazione ITALIANO
  Paese di pubblicazione ITALIA
  Codice identificativo IT\ICCU\MSM\0174107
Dove si trova
VR0131 131VR Biblioteca del Conservatorio statale di musica F. E. Dall'Abaco - Verona - VR - [fondo/collocazione] Murari Bra MS 149

 

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Appendice a L’Accademia della Bufala

Il libro delle facce di bronzo (sul finto ritratto di Andrea Luchesi)

di Carlo Vitali

articolo precedentemente pubblicato sul blog L'Accademia della Bufala: Mozart. La caduta degli dei da Il Gazzettante (redazione) il 7 novembre 2017

Bianchini, Trombetta e seguaci vorrebbero spacciare un ritratto ad olio conservato a Bonn come se fosse di Andrea Luca Luchesi, quasi che i perfidi Germani gli avessero rubato, oltre ai capolavori che mai non scrisse né firmò, anche la faccia.

Vedi: ” Il mistero del ritratto di Neefe o Luchesi”.

http://lorecchiocurioso.blogspot.it/2014/01/il-mistero-del-ritratto-di-neefe-o.html

e la sua fonte confessa, che però almeno si ammanta di un pudico punto interrogativo:

http://www.italianopera.org/luchesi/luchesicominciare.html

Ma quale mistero? Ci facciano un favore… Vediamo di mettere in contesto tutti i pezzi conservati nelle collezioni del Beethoven-Haus di Bonn.

1) Christian Gottlob Neefe (1748-1798), Silhouette, incisione di Gustav Georg Endner ed anonimo tratta da uno Schattenriss (contorno in ombra) abbozzato dallo stesso Neefe.

Beethoven-Haus Bonn, n. di catalogo B 142

Neefe, Christian Gottlob - Stich von Gustav Georg Endner

2) Christian Gottlob Neefe (1748-1798) – Incisione di Heinrich Philipp Bossler ricavata nello stesso modo.

Beethoven-Haus Bonn, B 2273

download

Gli autoritratti con la tecnica della silhouette si diffusero come una moda universale tra la fine del Seicento e tutto il secolo successivo (cfr. Georges Vigarello, La Silhouette du XVIIIe siècle à nosjours. Naissance d’un défi, Paris, Seuil, 2012).

3) Christian Gottlob Neefe (1748-1798) – Incisione di Gottlob August Liebe da un disegno di Johann Georg Rosenberg.

Neefe, Christian Gottlob -  Stich von Liebe nach Rosenberg

Beethoven-Haus Bonn, B 135/a

4) Christian Gottlob Neefe (1748-1798) – Ritratto a olio di anonimo.

Beethoven-Haus Bonn, B 1934

detail

Oltre alle orecchie, bisogna proprio avere gli occhi foderati di bresaola per non cogliere i punti di somiglianza fisionomica fra i tre profili (1-3) e l’immagine frontale (4): forma della fronte, linea fronte-naso, arcuatura e punta arrotondata del naso, forma delle labbra e del mento, curva della mandibola. Ciò al di là delle microvarianti che in qualsiasi galleria di ritratti del medesimo soggetto possono derivare dalla sua età e condizioni psicofisiche, nonché dall’illuminazione e dalla maggiore o minore accuratezza/ competenza/ creatività dell’artista ritrattante. Sissignori, capita lo stesso perfino nei ritratti fotografici.

Ci si dice che i coniugi sondriesi tengano cattedra di educazione artistica in un istituto comprensivo della loro città. Fuori le competenze tecniche, Herren Professoren! Che elementi avete – a parte la vostra sconfinata faccia… da musicologi – per sostenere la vostra proposta di attribuzione? Già sospettiamo la risposta: “Leggete un certo libro di Giorgio Taboga dove alla [pseudo]questione è dedicato un intero capitolo”.  Lo abbiamo letto, e sappiamo che dal solito minestrone di gratuite illazioni a catena si può pescare un solo fatto concreto: nel 1776 Padre Martini domandò ad un suo corrispondente in Venezia, il tenore Luigi Righetti, di procurargli per la propria già ricca quadreria di musicisti vivi e defunti i ritratti di Anfossi, Salieri e “Luchessi a Bona”. Anfossi promise rimandando ad un altro momento; Salieri e Luchesi non risposero, e di loro ritratti a olio non c’è traccia nella suddetta collezione. Di Anfossi e Salieri c’è solo un’incisione, mentre di Luchesi… un bel nulla.

Vedi: http://www.bibliotecamusica.it/cmbm/viewschedal.asp?path=/cmbm/images/ripro/lettereb/I03/I03_029/

I03_029_001.jpg

I03_029_002.jpg

Dettaglio assai curioso: dalla prima alla seconda edizione del bio-romanzo taboghiano è scomparso proprio il capitolo dedicato al “mistero del ritratto”. Che il padre spirituale di Bianchini e Trombetta – alias “L’Uomo del Dubbio” come da loro filiale dedica dei due Libroni – abbia avuto un ripensamento? Ciò farebbe onore alla sua memoria.

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