Vai al contenuto
Callas Lover

Il rimpianto della Sonnambula

Recommended Posts

A un primo sguardo la trama dell’opera belliniana pare di una semplicità imbarazzante. La bella e innocente Amina, promessa sposa di un giovane compaesano, soffre di sonnambulismo: la notte prima delle nozze, nel sonno, capita malauguratamente nella camera del signore del villaggio e viene qui scoperta dal suo innamorato, che rifiuta di sposarla e decide di prendere in moglie la sua ex fiamma Lisa, la quale è, in realtà, la vera civetta. Ma per fortuna viene dimostrata in tempo l’innocenza di Amina, e i due innamorati potranno finalmente convolare a giuste nozze.

Il tutto immerso in un paesaggio idilliaco, popolato da giovani paesane adorne di fiori e da ragazzotti onesti di cuore: è la semplicità propria del sogno, un etereo rifugio-sogno di serenità contenuta in ogni anima umana e al quale ogni anima aspira, per sfuggire alla complessità dolorosa del mondo reale. E infatti quello della Sonnambula è un mondo “surreale”, come lo è la protagonista.

I suoi dolcissimi monologhi, pieni di gioia e poi di dolore, svelano un’anima purissima e tenera, colma d’amore per il mondo: tutti non possono che ascoltarla incantati e volerle bene. In realtà, non ci troviamo davanti a una persona, ma a un simbolo: al simbolo stesso del sogno inteso come speranza di bontà e felicità, racchiusa e desiderata inconsciamente da tutti i personaggi, e forse, anche dagli ascoltatori. Non a caso Amina è sonnambula. Non è una persona, è l’anima di una persona. Ma ha anche un’aura spettrale, come se fosse una specie di apparizione. E’ proprio il fantasma inafferrabile della serenità.

D’altronde, sereni in questa storia i personaggi non lo sono affatto. Il giovane sposo è roso dalla gelosia, Lisa piange l’amore perduto, il conte rimpiange la sua infanzia felice (cantata nella splendida aria Vi ravviso o luoghi ameni). La semplicità naif della trama nasconde in realtà una sottile amarezza. Del resto, le opere di Bellini non fanno che riflettere la condizione umana: tutti i personaggi vogliono qualcosa, e non riescono ad averla. E’ la mancanza di qualcosa a procurare lo smarrimento esistenziale dei protagonisti belliniani, travolti da qualcosa più grande di loro e a cui non possono rimediare. Bellini è maestro insuperabile di arie malinconiche, di una liricità delicatissima, madreperlacea, ma intima e profonda: basti pensare alla straordinaria Casta diva, al Rendetemi la speme, o al poco conosciuto canto di follia di Imogene Col sorriso d’innocenza.

Come sempre, l’interpretazione magistrale della Callas dà ad Amina una profondità umana inaspettata, attraverso lancinanti pennellate emotive racchiuse in poche sillabe. Perché anche il rimpianto di Amina è disperato: il culmine della nostalgia avviene con quella che Rossini definiva “l’aria più bella mai scritta”

Ah non credea mirarti

sì presto estinto, o fiore!

Passasti al par d’amore

che un giorno solo,

un giorno solo durò!

Potrià novel vigore

il pianto mio ridarti

Ma ravvivar l’amore

il pianto mio non può…

La Musica di Bellini si trova sempre in equilibrio tra impeccabile neoclassicismo e sincero romanticismo, e la cosa più straordinaria è che gli basta una singola nota, una singola parola per farti sorridere di gioia o farti scoppiare in un pianto dirotto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
A un primo sguardo la trama dell’opera belliniana pare di una semplicità imbarazzante. La bella e innocente Amina, promessa sposa di un giovane compaesano, soffre di sonnambulismo: la notte prima delle nozze, nel sonno, capita malauguratamente nella camera del signore del villaggio e viene qui scoperta dal suo innamorato, che rifiuta di sposarla e decide di prendere in moglie la sua ex fiamma Lisa, la quale è, in realtà, la vera civetta. Ma per fortuna viene dimostrata in tempo l’innocenza di Amina, e i due innamorati potranno finalmente convolare a giuste nozze. 

Il tutto immerso in un paesaggio idilliaco, popolato da giovani paesane adorne di fiori e da ragazzotti onesti di cuore: è la semplicità propria del sogno, un etereo rifugio-sogno di serenità contenuta in ogni anima umana e al quale ogni anima aspira, per sfuggire alla complessità dolorosa del mondo reale. E infatti quello della Sonnambula è un mondo “surreale”, come lo è la protagonista.

I suoi dolcissimi monologhi, pieni di gioia e poi di dolore, svelano un’anima purissima e tenera, colma d’amore per il mondo: tutti non possono che ascoltarla incantati e volerle bene. In realtà, non ci troviamo davanti a una persona, ma a un simbolo: al simbolo stesso del sogno inteso come speranza di bontà e felicità, racchiusa e desiderata inconsciamente da tutti i personaggi, e forse, anche dagli ascoltatori. Non a caso Amina è sonnambula. Non è una persona, è l’anima di una persona. Ma ha anche un’aura spettrale, come se fosse una specie di apparizione. E’ proprio il fantasma inafferrabile della serenità.

D’altronde, sereni in questa storia i personaggi non lo sono affatto. Il giovane sposo è roso dalla gelosia, Lisa piange l’amore perduto, il conte rimpiange la sua infanzia felice (cantata nella splendida aria Vi ravviso o luoghi ameni). La semplicità naif della trama nasconde in realtà una sottile amarezza. Del resto, le opere di Bellini non fanno che riflettere la condizione umana: tutti i personaggi vogliono qualcosa, e non riescono ad averla. E’ la mancanza di qualcosa a procurare lo smarrimento esistenziale dei protagonisti belliniani, travolti da qualcosa più grande di loro e a cui non possono rimediare. Bellini è maestro insuperabile di arie malinconiche, di una liricità delicatissima, madreperlacea, ma intima e profonda: basti pensare alla straordinaria Casta diva, al Rendetemi la speme, o al poco conosciuto canto di follia di Imogene Col sorriso d’innocenza. 

Come sempre, l’interpretazione magistrale della Callas dà ad Amina una profondità umana inaspettata, attraverso lancinanti pennellate emotive racchiuse in poche sillabe. Perché anche il rimpianto di Amina è disperato: il culmine della nostalgia avviene con quella che Rossini definiva “l’aria più bella mai scritta”

Ah non credea mirarti

sì presto estinto, o fiore!

Passasti al par d’amore

che un giorno solo,

un giorno solo durò!

Potrià novel vigore

il pianto mio ridarti

Ma ravvivar l’amore

il pianto mio non può…

La Musica di Bellini si trova sempre in equilibrio tra impeccabile neoclassicismo e sincero romanticismo, e la cosa più straordinaria è che gli basta una singola nota, una singola parola per farti sorridere di gioia o farti scoppiare in un pianto dirotto.

<{POST_SNAPBACK}>

:rolleyes:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ah non credea mirarti

sì presto estinto, o fiore!

Passasti al par d’amore

che un giorno solo,

un giorno solo durò!

Potrià novel vigore

il pianto mio ridarti

Ma ravvivar l’amore

il pianto mio non può…

La Musica di Bellini si trova sempre in equilibrio tra impeccabile neoclassicismo e sincero romanticismo, e la cosa più straordinaria è che gli basta una singola nota, una singola parola per farti sorridere di gioia o farti scoppiare in un pianto dirotto.

Oh cielo! Un'altra cosa per cui piangere...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' un'opera stupenda! Quando l'ho suonata mi sono meravilgiato, non avrei mai pensato che fosse un tale capolavoro. Peccato solo per la cabaletta finale.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' un periodo per me di fertile "ascolto" e sono riapprodato alla Sonnambula, della quale dispongo "ovviamente" della mitica incisione Pavarottiana. Ebbene, andrò controcorrente, ma mi sono un pò ascoltato Nicola Monti e ho capito perchè Elvino è sempre stato considerato quasi una sorta di personaggio poco importante dell' opera, nel senso che mi spiace tanto ma Monti non m'è proprio piaciuto e paragonando la sua linea di canto, ad esempio nel prendi l' anel ti dono, non l' ho trovata migliore di quella di un Kraus ma nemmeno di un Pavarotti che la Sonnambula in fondo la interpretò solo poche volte e quindi non è da considerarsi uno specialista e anche Florez lo trovo migliore. Non parliamo poi degli acuti che l' Elvino-Monti sembra quasi non averne.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io non sono un grande esperto di quest' opera, però scrivo che al di là della tessitura tenorile sicuramente acuta perchè anche questa parte fu scritta pensando a Rubini, mentre nei Puritani gli acuti del tenore hanno la loro grande importanza, qui mi sembra che sia più importante che Elvino canti con classe, cioè che faccia il tenore di grazia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io non sono un grande esperto di quest' opera, però scrivo che al di là della tessitura tenorile sicuramente acuta perchè anche questa parte fu scritta pensando a Rubini, mentre nei Puritani gli acuti del tenore hanno la loro grande importanza, qui mi sembra che sia più importante che Elvino canti con classe, cioè che faccia il tenore di grazia.

Monti , Alfio, è un tenore di buona dizione che alterna un buon timbro a inflessioni petulanti e che fa bene qualche nota e qualche passaggio, ma sono sprazzi. Ha una linea di canto discontinua e sostanzialmente tende ad essere manierato sia nel fraseggio che nell'emissione, confondendo sovente la mezzavoce col falsetto.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Xj95OmYbf4w

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

il culmine della nostalgia avviene con quella che Rossini definiva “l’aria più bella mai scritta”

Ah non credea mirarti

sì presto estinto, o fiore!

Passasti al par d’amore

che un giorno solo,

un giorno solo durò!

Potrià novel vigore

il pianto mio ridarti

Ma ravvivar l’amore

il pianto mio non può…

Edita Gruberova, fra tutte, ha la tensione e la leggerezza giuste per quest'aria. Tensione e leggerezza. Una linea di canto splendida, sfumatissima, sostenuta eppure leggera:


/>http://www.youtube.com/watch?v=iSDJeWVsbCY

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sicuramente nei Puritani gli acuti contano assai per evidenziare la figura di Arturo eroe romantico, mentre Elvino non è un personaggio certamente eroico, però visto che il Bellini i do gli ha messi, se si devono fare almeno che si facciano bene! Ma questi do di Monti non mi sono proprio piaciuti e nemmeno altro e visto che di solito si dice sempre che i cantanti di una volta cantavano meglio dei contemporanei, non è per me proprio questo il caso! Fosse durata un pò di più, sarebbe stato bello vedere una Callas affiancata a un Kraus e colgo l' occasione per ricordare una Sonnambula che secondo me è spesso dimenticata perchè schiacciata dalle 2 Sonnambule storiche Callas e Sutherland e che invece proprio sostituendo la Callas diede inizio alla propria carriera internazionale e mi riferisco alla Scotto!

Inoltre, ai giorni nostri, ricordo la Dessay quale Sonnambula!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Inoltre, ai giorni nostri, ricordo la Dessay quale Sonnambula!

La Dessay, max, è stata una Amina ragguardevole, forse penalizzata un po' dal timbro asciutto e puntuto. La sua esecuzione è alquanto rifinita e mette in mostra sfumature e un "legato" di alto livello. Pur nella perfezione formale tuttavia. anche per le caratteristiche timbriche citate, forse la Dessay latita un poco sul piano del sognante abbandono:


/>http://www.youtube.com/watch?v=7R7HEdaPObA&feature=fvst

Per me la miglior Amina delle ultime generazioni è stata Stefania Bonfadelli, cha a una linea di canto omogenea e a una dinamica impeccabile univa un colore vocale caldo e vibrante:


/>http://www.youtube.com/watch?v=hDVzKSSPpHo

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Saro' un "passatista" ma io rimango"abbarbicato" all'Amina della mia adorata "Maria". Sicuramente dal punto di vista strttamente vocalistico vi e' stato chi l'ha cantata meglio di lei, ma dal punto di vista interpretativo........E poi quel salto di ottava nella cabaletta finale!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io comunque non credo che negli anni 50 e cioè all' epoca del Monti mancassero poi degli Elvino perchè anche se non ho certezza che l' abbiano cantato, c' erano Raimondi e Gedda che i Puritani li cantavano di sicuro e quindi se tanto mi dà tanto avranno anche fatto qualche sonnambula.

Tornando ad Amina, come ho già scritto conosco poco la materia, ma rimango anche io dell' idea che a una attenta analisi la Callas per abilità interpretativa e la Sutherland per maestria tecnica alla fin fine saranno sempre le migliori

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nel '65, con quel poco di voce che le rimaneva, la Callas sa ancora dare all'aria belliniana una linea nobile ed essere toccante nell'accentazione:


/>http://www.youtube.com/watch?v=FPJqSyj5T3g&feature=fvst

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tornando ad Amina, come ho già scritto conosco poco la materia, ma rimango anche io dell' idea che a una attenta analisi la Callas per abilità interpretativa e la Sutherland per maestria tecnica alla fin fine saranno sempre le migliori

Due piccole obiezioni, Alfio.

La Callas, anche quella dei tempi migliori, incappava in qualche nota acuta stridula e la Sutherland, anche quella del '62, pur ragguardevole nelle agilità,

pagava lo scotto di una dizione un po' "impastata" e di una mancanza di vero abbandono nel fraseggio che risulta un tantino sostenuto e distaccato:


/>http://www.youtube.com/watch?v=VetJ5sAaDiY

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E infatti lui le mette entrambe sul podio, si compensavano!

Sulla questione tenore: Monti se la cavava in certo repertorio, sapeva essere gradevole. Ma su tessiture così acute svelava le mende della sua tecnica falsettistica alla Luigi Alva, praticata da altri tenori dell'epoca come Misciano, ad esempio. Di positivo, c'è che non emette urla quantomeno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

c' erano Raimondi e Gedda che i Puritani li cantavano di sicuro

Arturo dei Puritani è una cosa, Elvino di Sonnambula è un'altra.

In ogni caso a Raimondi mancavano sia lo stile che le mezzevoci per essere un tenore di grazia romantico quale Elvino dovrebbe essere.

L'impostazione vocale e il fraseggio di Raimondi vanno bene per il Puccini di Bohème e Tosca.

Gedda invece disponeva di risorse tecnico-stilistiche superiori a quelle del tenore emiliano, era più versatile e poteva affrontare un repertorio più eterogeneo.


/>http://www.youtube.com/watch?v=VA36qEd68q4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Stupefacente la Callas edizione 1965 che mai mi sarei aspettato avrebbe ancora potuto cantare certe cose. Tornando alla Sutherland, quella discografica del 1980 ha effettivamente palesemente una dizione stile Stanlio :-) e non è nemmeno perfetta in altre cose anche se è perdonabilissima perchè ultracinquantenne con un trentennio di carriera alle spalle, però per me quella Sonnambula lì è da comprare più per l' Elvino Pavarotti che per l' Amina Sutherland. Comunque io trovo che la dizione perfetta o comunque buona non sia una prerogativa fondamentale per i soprani che cantano nelle opere "romantiche" perchè lì per me conta di più il virtuosismo vocale piuttosto che la singola accentazione. Cioè, l' accento impastato di una Sutherland può dare relativamente fastidio in Sonnambula mentre lo darebbe sicuramente ad esempio in certi punti della Tosca.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Per quanto riguarda i tenori, il primo Elvino che ha affiancato la Callas, nell'edizione diretta da Bernstein, e' stato Cesare Valletti, certamente superiore a Nicola Monti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Guardate un pò cosa ho trovato! Schipa è Schipa anche se devo ammettere che la Sutherland vicina ai 60 e il Pavarotti vicino ai 50 di questo concerto, m'hanno stupito. M'ha un pò deluso Florez e pure Tagliavini mica è da buttare!


/>http://www.youtube.com/watch?v=8wjfByGYJrw&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=s1i84H2cTcs&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=G0DVSatYlNU&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=CmiwlvvSj14

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Torno alla sonnambula, questa volta edizione 1955 Callas-Valletti. Valletti migliore di Monti ma siccome mi sono anche ascoltato grazie a youtube gli Elvino di Gedda, Kraus e Pavarotti, devo dire che anche a Valletti mancano gli acuti. Magari per certi versi più efficace di questi altri 3 grandi nel canto di grazia, però Elvino gli acuti li ha e cantato così effettivamente pare quel personaggio insulso che ho sempre pensato fosse prima di acquistare l' edizione discografica Pavarotti-Sutherland.

La Callas invece stupisce sempre. Son convinto che la Sutherland edizione se non erro 1962 con Monti e in generale la Sutherland anni 60 fosse sicuramente migliore della Maria nei virtuosismi tecnici ma come al solito la Callas c'ha quel tocco magico nel porgere il fraseggio che rende la sua Amina un qualcosa di unico. E badate bene che lo scrive uno che pensa che l' appellativo di Stupenda dato alla Sutherland calza proprio a pennello

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Hai ragione Max. Callas e Sutherland sono due cantanti stupende. Dal punto di vista della bellezza della voce e della tecnica di canto la Sutherland prevaleva. Ma dal punto di vista dell'interpretazione la Callas era un'altra cosa. La Sutherland cantava Amina, La Callas "era" Amina; La Sutherland cantava Lucia, la Callas "era" Lucia. E così' via....

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

colgo l' occasione per ricordare una Sonnambula che secondo me è spesso dimenticata perchè schiacciata dalle 2 Sonnambule storiche Callas e Sutherland e che invece proprio sostituendo la Callas diede inizio alla propria carriera internazionale e mi riferisco alla Scotto!

Concordo; in particolare la Scotto mi pare sopravanzi tutte le altre nell'aria "Ah non credea mirarti", veramente commovente. Bellissimo il live (del '61?) con Kraus, il quale pure non scherza!

Certo, la Scotto non è brillante come la Sutherland nei momenti più virtuosistici, ma la sua è l'Amina che mi ha coinvolto di più emotivamente (anche più della Callas).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oh bè, della Scotto ho già scritto che ho una particolare ammirazione. Poi io personalmente non ho una particolare classifica di gradimento per l' esecuzione dell' A non credea mirarti perchè è in altri punti dove, ascoltando l' edizione scaligera del 1955, ho notato come il fraseggio analitico della Callas venisse fuori rispetto alle migliori capacità di esecuzione dei virtuosismi tecnici della Sutherland.

Però per me fraseggio analitico ne teneva e non poco anche la Scotto

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bah, ultimamente mi sono riascoltato la famosa incisione della Sonnambula del duo Pavarotti-Sutherland e son giunto alla conclusione che, nonostante che i 2 interpreti non siano più al 100% delle loro capacità e con un pò di anni di carriera alle spalle, ma, ebbene, in questo disco fanno miracoli. Mi azzardo a dire che rimane ancora oggi l' incisione di riferimento. La considero superiore anche a quella della Callas (sia live che in studio) e non perchè consideri la Sutherland superiore alla Callas o viceversa, nel senso che sono l' ultimo che può mettersi a fare paragoni tra le 2 dive, ma perchè trovo Pavarotti un Elvino superiore sia a Monti che a Valletti. Diverso potrebbe essere il discorso se fosse giunta a noi una incisione completa dell' opera con un Elvino-Schipa o un Elvino con un Gigli giovane o un Elvino con un Di Stefano primi anni, ma, non essendocene a disposizione, sfacciatamente scrivo che potrebbero anche smettere di incidere nuove Sonnambule perchè quella di riferimento già c'è

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, alfiocarrettiere dice:

Bah, ultimamente mi sono riascoltato la famosa incisione della Sonnambula del duo Pavarotti-Sutherland e son giunto alla conclusione che, nonostante che i 2 interpreti non siano più al 100% delle loro capacità e con un pò di anni di carriera alle spalle, ma, ebbene, in questo disco fanno miracoli. Mi azzardo a dire che rimane ancora oggi l' incisione di riferimento. La considero superiore anche a quella della Callas (sia live che in studio) e non perchè consideri la Sutherland superiore alla Callas o viceversa, nel senso che sono l' ultimo che può mettersi a fare paragoni tra le 2 dive, ma perchè trovo Pavarotti un Elvino superiore sia a Monti che a Valletti. Diverso potrebbe essere il discorso se fosse giunta a noi una incisione completa dell' opera con un Elvino-Schipa o un Elvino con un Gigli giovane o un Elvino con un Di Stefano primi anni, ma, non essendocene a disposizione, sfacciatamente scrivo che potrebbero anche smettere di incidere nuove Sonnambule perchè quella di riferimento già c'è

Sonnambula è un'opera che, a sorpresa, è stata abbastanza rilanciata negli ultimi anni, merito anche della Dessay che nonostante fosse decisamente inadatta alla scrittura belliniana è riuscita quantomeno a re-imporre il titolo all'attenzione del pubblico internazionale. La Dessay incarna l'inversione di tendenza che si è avuta nel post-Sutherland, ossia la nuova scomparsa del soprano romantico (o di "coloratura drammatica" come la chiamava la Callas), e il nuovo passaggio di questi ruoli ai soprani più leggeri (negli ultimi 20 anni le Amine celebri sono state Eva Mei, Sumi Jo, la Gruberova, la Anderson). Storicamente un salto indietro alla tradizione (sbagliata) degli anni '40!

L'incisione più interessante, dal punto di vista storico, sarebbe questa:

4781087.jpg

se non fosse per la Bartoli, che con le sue tipiche strategie di marketing, ha spacciato il suo modo di cantare Bellini (da mezzosoprano "a mezza voce") come "autenticamente belliniano", con improbabili paragoni con la Malibran a corredo, cose che abbiamo già detto. E' un peccato perchè il cast maschile è notevole e la concertazione "storicamente informata" fa di quest'edizione una rara registrazione hip nel repertorio romantico italiano. Alla fine però non basta. 

Come non basta la Callas a fare "riferimento" nella sua incisione, più che altro perchè attorno alla sua rivoluzione regna ancora troppo la tradizione fatta dal molle Monti, dal monocorde Zaccaria, e dalla concertazione anonima e piena di tagli di Votto. A questo punto meglio il pioniere Bernstein (più vivace e, inaspettatamente per l'epoca, con tutti i ritornelli!).

Così non rimangono molte alternative, Bonynge è un buon compromesso tra tradizione e pre-filologia, e per avere Pavarotti al posto di Monti ci dobbiamo sciroppare la Joan del 1980, che sempre Joan Sutherland è, beninteso, ossia la più grande interprete del repertorio belliniano dopo Maria Callas. In questo senso le registrazioni Sutherland-Bonynge sono tutte istruttive e da ascoltare, per chi vuole togliersi il pensiero:

500x500.jpg

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×