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Pinkerton

Esecuzioni vocali di riferimento

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Inizio questo nuova raccolta di brani operistici con Marilyn Horne che canta Rossini. La vocalizzazione di alta scuola ( respirazione, appoggio e proiezione perfetti), genera suoni "neutri",  sempre pieni, morbidi e levigati  e consente di pervenire a una linea di canto mirabile per omogeneità e coesione. Le tre sezioni del brano, le prime due lirico-patetiche e la terza giocosa, sono risolte dalla Horne con una proprietà d'accento e una varietà dinamico-coloristica impeccabili e ciò grazie alla suddetta perizia fonatoria.Qui abbiamo un esempio di come la tecnica sostiene e traduce il talento, con risultati entusiasmanti.

 

 

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On 2/10/2017 at 23:14, Pinkerton dice:

Inizio questo nuova raccolta di brani operistici con Marilyn Horne che canta Rossini. La vocalizzazione di alta scuola ( respirazione, appoggio e proiezione perfetti), genera suoni "neutri",  sempre pieni, morbidi e levigati  e consente di pervenire a una linea di canto mirabile per omogeneità e coesione. Le tre sezioni del brano, le prime due lirico-patetiche e la terza giocosa, sono risolte dalla Horne con una proprietà d'accento e una varietà dinamico-coloristica impeccabili e ciò grazie alla suddetta perizia fonatoria.Qui abbiamo un esempio di come la tecnica sostiene e traduce il talento, con risultati entusiasmanti.

 

 

Io ascoltai Marilyn Horne dal vivo esattamente quarant'anni fa in un concerto al Regio di Parma. Ero in un palco quasi di proscenio e la vidi molto da vicino.Ricordo una bella donna formosa, nel fiore dell'età, simpatica, sorridente, solare. Nel palco, fra gli altri, c'era un ragazzo circa della mia età, magro e spiritato, che non riusciva a star fermo, uno di quei melomani nevrotici e idolatri che dinnanzi al loro idolo vanno in delirio ed entrano in uno stato di agitazione psicomotoria. Ricordo che sulle agilità di "Di tanti palpiti" aveva le lacrime agli occhi.

Già quella sera fui colpito dalla facoltà di variazione coloristica di questa voce che da una solida e bronzea consistenza nel centro-grave sapeva passare  a chiare levità sopranili in acuto, nonché dalla straordinaria capacità di controllare l'intensità delle emissioni.

Un esempio di queste caratteristiche lo abbiamo anche nel Verdi del suo Trovatore, dove la Horne, dimostrando grande intelligenza interpretativa, registra uno "Stride la vampa" inedito, introverso e quasi sussurrato, tutto sul fiato e sul ritmo,  vocalmente pulitissimo, insinuante e carico di tensione ma del tutto scevro da plateali effettismi:

 

 

 

 

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Poco da dire Pinkerton, iniziare un thread simile citando simili magie della Horne vuol dire partire col piede giusto! Le si può criticare una certa ingolatura nelle note basse, ma sono le classiche pagliuzze che si cercano in simili titani.

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10 ore fa, Wittelsbach dice:

 Le si può criticare una certa ingolatura nelle note basse, ma sono le classiche pagliuzze che si cercano in simili titani.

Non solo la fonazione nel centro-grave portava a una lieve anche se percepibile ingolatura ma rivelava anche, in basso, un timbro di colore ordinario, vagamente sguaiato e legnoso ( ma , come tu osservi, sono dettagli marginali, in un assetto fonatorio egregio, tutto sul fiato e controllatissimo, con diaframma e laringe in perfetta sinergia). In acuto poi, a tutte le intensità, il timbro si abbelliva, divenendo chiaro e luminoso.

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On 18/10/2017 at 08:54, Pinkerton dice:

Un esempio di queste caratteristiche lo abbiamo anche nel Verdi del suo Trovatore, dove la Horne, dimostrando grande intelligenza interpretativa, registra uno "Stride la vampa" inedito, introverso e quasi sussurrato, tutto sul fiato e sul ritmo,  vocalmente pulitissimo, insinuante e carico di tensione ma del tutto scevro da plateali effettismi:

Vabè che la Horne eccella in Rossini è piuttosto scontato, meno prevedibile il sodalizio con Verdi... eppure ho sempre pensato che fosse questa la lettura più filologica di quest'aria e di questo personaggio in generale... la tradizione purtroppo ne ha fatto una specie di megera dagli accenti stregoneschi, quando non una specie di antenato di Mamma Lucia... Azucena è un personaggio torvo, complesso e introverso (nasconde un segreto pesantissimo che è la chiave dell'opera), in cui si racchiudono sentimenti materni e forti sensi di colpa; soprattutto merita un trattamento belcantistico non meno accurato di quello che si può riservare a Leonora. In fondo, se è vero che Il Trovatore è il mosaico "neo-romantico" tra le drammaturgie realiste di Rigoletto e Traviata, l'intuizione di Bonynge di tradurre l'opera in chiave post-donizettiana è assolutamente persuasiva, più ancora che nel caso degli altri due titoli della trilogia.

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On 21/10/2017 at 21:09, Majakovskij dice:

Vabè che la Horne eccella in Rossini è piuttosto scontato, meno prevedibile il sodalizio con Verdi... eppure ho sempre pensato che fosse questa la lettura più filologica di quest'aria e di questo personaggio in generale... la tradizione purtroppo ne ha fatto una specie di megera dagli accenti stregoneschi, quando non una specie di antenato di Mamma Lucia... Azucena è un personaggio torvo, complesso e introverso (nasconde un segreto pesantissimo che è la chiave dell'opera), in cui si racchiudono sentimenti materni e forti sensi di colpa; soprattutto merita un trattamento belcantistico non meno accurato di quello che si può riservare a Leonora. In fondo, se è vero che Il Trovatore è il mosaico "neo-romantico" tra le drammaturgie realiste di Rigoletto e Traviata, l'intuizione di Bonynge di tradurre l'opera in chiave post-donizettiana è assolutamente persuasiva, più ancora che nel caso degli altri due titoli della trilogia.

Del fatto che Trovatore, Maja, opera composita, tradizionale da un versante e per certi versi anticipatrice da un altro altro, sensibile al fermento romantico suo contemporaneo e tributaria degli stilemi belcantistici belliniani e donizettiani seppur inequivocabilmente "verdiana", richiedesse comunque cantanti attrezzati per il "belcanto", se ne accorse, ben prima di Bonynge e della di lui consorte, anche la divina Maria che in questo live napoletano del '51, ci offre, quale Leonora, una lezione di canto tuttora insuperata. Quello che sa fare, con una voce liquida, duttile e legatissima, lungo una dinamica di ampio respiro tutta modulataul fiato ed esaltata da memorabili portamenti,  in termini puramente vocalistici ( osservare la partitura) assieme a un fraseggio fervido e penetrante, è qualcosa che ha del miracoloso:

 

 

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On 26/10/2017 at 21:18, Pinkerton dice:

Del fatto che Trovatore, Maja, opera composita, tradizionale da un versante e per certi versi anticipatrice da un altro altro, sensibile al fermento romantico suo contemporaneo e tributaria degli stilemi belcantistici belliniani e donizettiani seppur inequivocabilmente "verdiana", richiedesse comunque cantanti attrezzati per il "belcanto", se ne accorse, ben prima di Bonynge e della di lui consorte, anche la divina Maria che in questo live napoletano del '51, ci offre, quale Leonora, una lezione di canto tuttora insuperata. 

 

 

Che sia la Callas e non la Sutherland la Leonora di riferimento lo dimostra il confronto fra le due cantanti in questo celebre Adagio verdiano: alla Sutherland va riconosciuta un'indubbia perizia nello svolgere le agilità, ma la vocalizzazione non è perfetta: rispetto alla Callas del '51 il suono appare lievemente "indietro" e, in acuto, le note sono affilate e mancano di rotondità; inoltre la linea di canto risulta, rispetto alla Callas, più frammentata. Non manca qualche modulazione espressiva ma, per lo più, l'accento appare distaccato se non freddo e il fraseggio ha un che di scolastico:

 

 

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Come risulta dall'ultima classifica (dissennata invero come le altre, passate e future) delle opere più belle e famose di tutti i tempi le Nozze mozartiane vincono a mani basse su tutte le altre. Melodramma insieme raffinato e popolare, gradito all'inclito e al volgo, musicato su un testo splendido, straordinario nel definire con vivida nettezza ambiente e caratteri, le Nozze di Figaro realizzano, quasi per miracolo, una sorta di "realismo stilizzato", di grande eleganza formale ma anche di eccezionale  evidenza comunicativa.

Qui sotto abbiamo un reperto fonografico "storico", in cui Adelina Patti delinea un Cherubino del tutto indipendente dal metronomo, dalle ampie alternative agogico-dinamiche, dal "legato" tutto affidato a marcati, languidi portamenti, un Cherubino enfatico, con venature liberty e qualche estemporanea deroga veristicheggiante, forse sopra le righe, forse non da imitare, ma certamente ricco di spunti interpretativi:

 

 

 

Completamente su un altro versante è l'esecuzione di Giulietta Simionato che ci propone un Cherubino nobile e quasi imperioso, tutt'altro che fragile, ben conscio dei diritti che la sua nobiltà gli accorda. Da un punto di vista prettamente fonatorio qui siamo al "non plus ultra": la vocalizzazione è eccellente, con suoni pieni e levigati, sostenuta da un appoggio e da una proiezione della voce praticamente perfetti. La dinamica tuttavia è quasi costantemente limitata a un costante "mezzo-forte" e l'agogica è quasi inesistente.

 

 

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Mi permetto di chiedere un parere di Pinkerton e di voi tutti della sezione opera su questa versione della Regina della notte :

grazie in anticipo.

 

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Discreta, specie quando ammorbidisce il suono. Viceversa, se gli acuti sono tenuti a lungo e lanciati sul forte diventano alquanto percussivi. Si è sentito peggio comunque, malgrado si avverta un'incipiente usura della voce.

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5 ore fa, muzikant dice:

Mi permetto di chiedere un parere di Pinkerton e di voi tutti della sezione opera su questa versione della Regina della notte :

grazie in anticipo.

 

Io da parte mia, muzikant, trovo ragguardevole la prestazione della Damrau. Sul piano scenico è travolgente, agitatissima nella gestualità e alquanto esplicita nella mimica, forse fin troppo marcata. A simili doti attoriali fa riscontro una voce gelida e scandita, forse un poco asciutta e vetrigna, ma mordente, tagliente, imperiosa, carica di tensione, capace di sostenere una linea di canto omogenea e ritmicamente coesa. il timbro, se si esclude qualche nota "lunga" lievemente sfocata nella chiusa, è sempre integro, i picchettati a volte esili ma sempre nitidi e precisi, le agilità ben governate. Nell'insieme, ripeto, un'esecuzione da ricordare.

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