Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2017

3259 risposte in questa discussione

16 minuti fa, il viandante del sud dice:

Puoi indicare cortesemente di quali autori scriva?

Parla per caso di Domenico Alaleona?

"Nel gennaio 1914 organizzai, appoggiandomi sulla Société Musicale Indipendante, un concerto di musica italiana contemporanea, che fu la prima manifestazione dei nuovi musicisti nostri data all'estero. Il concerto si diede alla Salle des Agricolteurs ed ebbe lieto successo. Vi assistevano tutti i musicisti francesi più importanti. Il programma comprendeva Giuseppe Ferranti (un giovane piacentino che manifestava un ingegno veramente potente, ma poi si appartò totalmente dalla vita musicale, non lasciando vedere a nessuno i suoi lavori e finalmente morì pochi anni fa ignorato da quasi tutti), liriche di Pizzetti, Malipiero e Casella, pezzi per pianoforte di Davico, ed infine un Concerto per due pianoforti di Giannotto Bastianelli, che le eseguì personalmente con me (anche lui doveva morire pochi anni dopo, lasciando il ricordo di una singolare e viva intelligenza) (pp. 160-161)

questi sono gli autori ignoti che ho finora incontrato, devo continuare a leggere oltre pagina 161 magari in seguito ne troverò altri :D Dubito assai che Alaleona verrà citato perché Casella era allergico alla musica operistica italiana del periodo - e lo sottolinea di continuo. 

Abbastanza singolare, per il 1914, un autore italiano che scriveva un concerto per due pianoforti soli. Sento "puzza" di contrappunto bachiano :o 

---

Corrette: Inflammatus du Stabat Mater (di Pergolesi), da Les Amusemens du Parnasse, livre III

Brosse, cembalo

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1 ora fa, Madiel dice:

"Nel gennaio 1914 organizzai, appoggiandomi sulla Société Musicale Indipendante, un concerto di musica italiana contemporanea, che fu la prima manifestazione dei nuovi musicisti nostri data all'estero. Il concerto si diede alla Salle des Agricolteurs ed ebbe lieto successo. Vi assistevano tutti i musicisti francesi più importanti. Il programma comprendeva Giuseppe Ferranti (un giovane piacentino che manifestava un ingegno veramente potente, ma poi si appartò totalmente dalla vita musicale, non lasciando vedere a nessuno i suoi lavori e finalmente morì pochi anni fa ignorato da quasi tutti), liriche di Pizzetti, Malipiero e Casella, pezzi per pianoforte di Davico, ed infine un Concerto per due pianoforti di Giannotto Bastianelli, che le eseguì personalmente con me (anche lui doveva morire pochi anni dopo, lasciando il ricordo di una singolare e viva intelligenza) (pp. 160-161)

questi sono gli autori ignoti che ho finora incontrato, devo continuare a leggere oltre pagina 161 magari in seguito ne troverò altri :D Dubito assai che Alaleona verrà citato perché Casella era allergico alla musica operistica italiana del periodo - e lo sottolinea di continuo. 

Abbastanza singolare, per il 1914, un autore italiano che scriveva un concerto per due pianoforti soli. Sento "puzza" di contrappunto bachiano :o 

-

Grassie, Ferranti non mi dice nulla, Bastianelli lo incrociai per una voce in un piccolo dizionario di musica. Ebbe fortuna più come critico, pare.

Questo libro di Casella mi incuriosisce, e quanto mi piacerebbe che la Naxos terminasse la pubblicazione della musica orchestrale!

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7 minuti fa, il viandante del sud dice:

Grassie, Ferranti non mi dice nulla, Bastianelli lo incrociai per una voce in un piccolo dizionario di musica. Ebbe fortuna più come critico, pare.

Questo libro di Casella mi incuriosisce, e quanto mi piacerebbe che la Naxos terminasse la pubblicazione della musica orchestrale!

Lo hanno ristampato di recente e costa poco, dovrai comprarlo senza indugio :o

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3 minuti fa, Madiel dice:

Lo hanno ristampato di recente e costa poco, dovrai comprarlo senza indugio :o

:thumbsup_anim:

e con questo notturno auguro una serena notte a tutti!

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Leggermente pedanti nell'agogica le esecuzioni di cui sopra...

Proseguo oltre nell'opera di boismortierizzazione:

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Ricambio l'ultima dedica di @Ives.

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18 ore fa, Madiel dice:

forse sei esagerato, però Stravinsky poteva essere più obiettivo visto e considerato che nel 1962 era ormai entrato nella Storia da un pezzo e non aveva senso nascondere i suoi rapporti con tizio e caio. Per altro, Casella non risparmia lodi sincere nei confronti del collega russo. Un aspetto interessante nel libro di Casella sono i giudizi tutto sommato equi sui grandi autori contemporanei. Parla benissimo di Schoenberg, e piuttosto che criticarlo apertamente per qualche mancanza preferisce affermare che è la sua estetica corrente ad essere in contrasto con la serialità o l'espressionismo. Cita anche Hindemith tra i grandi e si rammarica che in Italia venga fischiato dal pubblico ignorante. Le critiche sono per lo più di carattere musicale. Nel complesso è parecchio equilibrato per l'epoca e per essere un neoclassico convinto, riporta un panorama della musica della prima metà del '900 che mi pare piuttosto aderente alla realtà. Teniamo presente che si limita, per lo più, a parlare di compositori che aveva conosciuto direttamente, qualche cosa per forza è assente (non si occupa di musica americana per esempio, anzi è molto critico con i gusti artistici di quella nazione). Mi ha colpito la sua lode all'ambiente musicale britannico, afferma più volte che Londra era uno dei centri della musica moderna del primo novecento per la presenza di grandi orchestre e ottimi direttori. Anzi, dice che prima del 1918 Londra, Vienna e Berlino erano l'avanguardia del tempo, più di Parigi, dove pubblico e accademia erano tutto sommato provinciali. Le novità in Francia venivano per lo più dall'esterno o da compositori nazionali che combattevano contro pubblico e istituzioni. Parla malissimo dell'accademia francese, soprattutto della Schola di D'Indy, accusandola di essere sclerotica, burocratica, grettamente nazionalista. Cita e loda alcuni autori italiani per me del tutto sconosciuti e mai sentiti neppure nominare, dovrò fare ulteriori ricerche.

 

Era per scherzare ovviamente :P mi immagino la scena: "Casella chi??" 

Questa della musica inglese è bella, ma cita anche compositori o si limita a lodare l'ambiente? io ho sempre pensato che gli inglesi, come al solito, fossero piuttosto isolati e snobbati dai compositori continentali...

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On ‎11‎/‎08‎/‎2017 at 13:22, Majakovskij dice:

Era per scherzare ovviamente :P mi immagino la scena: "Casella chi??" 

Questa della musica inglese è bella, ma cita anche compositori o si limita a lodare l'ambiente? io ho sempre pensato che gli inglesi, come al solito, fossero piuttosto isolati e snobbati dai compositori continentali...

Tra gli inglesi cita solo un paio di nomi quanto elenca i programmi della Società Internazionale della musica contemporanea. Casella ebbe l'incarico di organizzare la sezione italiana e di organizzarne i concerti. Conobbe bene Vaughan Williams nel circolo di Ravel, lo menziona un paio di volte. Lodava l'ambiente musicale inglese, che trovava preparato e competente, ma nello stesso tempo lo criticava perché interessato a musica lontana dal suo gusto.

Proseguendo nella lettura, si scopre che i rapporti con Stravinsky furono proprio stretti, almeno per un certo periodo erano c*** e camicia :D L'autore elenca una trentina di "prime" italiane di musiche stravinskyane dirette, eseguite o programmate da lui! Più addentro nella lettura, mi rendo conto di quanto Casella fosse un gigante. Tra le varie scoperte, una in particolare mi ha spiazzato totalmente perché inaspettata: apprezzava Gershwin, di cui fu amico, e lo diresse o suonò diverse volte. La prima inglese di An American in Paris fu diretta proprio da lui!!! :blink:

E ora un'altra simpatica testimonianza

"Il concerto all'Augusteo ebbe luogo il 14 febbraio 1915, davanti a un pubblico abbastanza affollato. Il programma (che il Conte San Martino mi aveva chiesto di consacrare esclusivamente alla musica contemporanea) era alquanto arrischiato per il pubblico romano di quei tempi, ben diverso da quello odierno. Diressi così musiche di Roger-Ducasse, Magnard e Ravel (del quale diedi la seconda suite di Daphnis et Chloé, ed era questa la prima apparizione di Ravel su un programma orchestrale italiano!), la mia Notte di maggio ed infine Petrouchka di Strawinski. I tre primi autori furono accolti glacialmente. La Notte di maggio ebbe esito molto contrastato. Petrouchka invece destò immediato vivissimo interesse ed ebbe anche lietissimo successo. Un breve tentativo di opposizione fu subito sventato da Marinetti, che urlò con la sua voce tonante: "abbasso Wagner! evviva Strawinski!"

Marinetti, uno di noi ! ^_^

e continuando

"L'autore (Stravinsky) assisteva con Diaghilev a questa sua prima esecuzione italiana e ne fu molto contento. Le prove erano state laboriosissime. L'orchestra si trovava di fronte ad una musica mai sognata prima e che era anche, a quei tempi, di una difficoltà enorme. Ad ogni prova, dovevo lottare colla ostilità dei professori ed anche col loro avvilimento. Mi toccò tenere su il morale dell'orchestra con continue barzellette ed anche con aneddoti storici, ricordando loro che persino il "tremolo" degli archi adoperato la prima volta da Monterverdi, aveva destato una pazza ilarità nei suonatori di quei tempi. Alle due ultime prove del sabato, però, l'orchestra fu perfettamente a posto; ogni diffidenza, ogni ostilità erano improvvisamente scomparse lasciando posto ad una viva ammirazione per il lavoro, ad un reale entusiasmo. E così Strawinski ebbe, il giorno seguente, il suo ingresso trionfale in Italia".

Molto bella anche la breve testimonianza dell'incontro tra Puccini e Schoenberg, e le note sui rapporti di Puccini con la musica contemporanea. Non sapevo che il famoso concerto di Firenze in cui di due grandi si incontrarono era stato organizzato dallo stesso Casella, come pure non sapevo che Puccini in quella occasione aveva con sé una partitura di Pierrot Lunaire, opera che conosceva già da qualche tempo.

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Walton

Symphonies

LSO/Previn (1°)

LPO/Thomson (2°)

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Charpentier: David et Jonathas

atti 4-5

Les Arts Florissants diretti da William Christie

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2 ore fa, Madiel dice:

Charpentier: David et Jonathas

atti 4-5

Les Arts Florissants diretti da William Christie

opera meravigliosa! ^_^ Che colpo di genio il coro in ppp che pronuncia "hélas" nel corso della morte di Jonathas, facendo da sfondo alle voci dei protagonisti! Un effetto inconsueto per l'epoca, direi moderno.

---

E ora un capolavoro del grande Scelsi

 

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On 10/8/2017 at 18:43, Madiel dice:

 (non si occupa di musica americana per esempio, anzi è molto critico con i gusti artistici di quella nazione).

Anche la musica di Casella mi pare totalmente ineseguita negli Stati Uniti. Tranne una breve parentesi risalente agli anni '50 (con Giulini, Mitropoulos..). In Germania oggi c'è un certo movimento di riscoperta o sbaglio?

°°°°°°

Handel

16 Suites

Borgsteade

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3 ore fa, Ives dice:

Anche la musica di Casella mi pare totalmente ineseguita negli Stati Uniti. Tranne una breve parentesi risalente agli anni '50 (con Giulini, Mitropoulos..). In Germania oggi c'è un certo movimento di riscoperta o sbaglio?

c'è una precisazione da fare: Casella non apprezzava la musica commerciale e il cattivo gusto americano, specie architettonico. Per il resto, era entusiasta dello spirito pionieristico americano, delle orchestre statunitensi, in particolare stravedeva per la Boston SO che considerava perfetta, e del mecenatismo diffuso. Scrisse diversi pezzi su commissioni americane, famoso il premio che vinse ex equo con Bartok, e tutte le sue opere maggiori vi furono eseguite in prime o seconde mondiali con direttori celebri del tempo (Klemperer, Koussevitzky ecc.). Sempre con successo. Aveva un forte legame di amicizia con la signora Sprague-Coolidge, la celebre mecenate, che gli aprì molte porte. Casella godeva, tra il 1925 e il 1940, di grande favore presso le istituzioni musicali di quel paese, tanto che fu chiamato per ben tre anni consecutivi a dirigere concerti con la Boston SO, con autori che spaziavano da Stravinsky a Gershwin. Abbandonò questa attività redditizia perché, alla fine, nacquero screzi con l'amministrazione dell'orchestra, che gli rimproverava un eccesso di interesse per la musica contemporanea. A quanto riporta Casella nel suo libro, tali concerti avevano ricevuto ottime recensioni e suscitato l'entusiasmo del pubblico (sottolinea sempre questo aspetto, il pubblico USA era giovane e sempre ben disposto verso le novità). L'apice lo toccò nel 1940 con la commissione della Sinfonia n.3 per la Chicago SO (era amico del suo direttore F. Stock). In quel periodo era diventato una specie di compositore ufficiale del nostro paese. Dopo scoppiò la guerra e sappiamo com'è finita, il nostro venne dimenticato come autore per puri e semplici motivi politici. In seguito e fino a tempi recenti, Casella rimase ricordato, almeno così mi hanno riferito alcuni amici statunitensi, come un grande pianista e didatta perché ebbe diversi allievi che fecero fortuna come insegnanti di pianoforte negli USA. Adesso qualcosa si smuove, ma il grosso della renaissance caselliana è europea. In Germania e nei paesi mitteleuropei ebbe sempre successo, tanto che la sua musica veniva diretta da Furtwangler, Walter, Klemperer, Kraus, Mengelberg e altri. Aveva anche l'appoggio della Universal Edition, suo editore di riferimento. Il trio di cui faceva parte come pianista era celebre e suonava regolarmente a Berlino, Vienna, Monaco ecc. Le maggiori resistenze alla sua musica le aveva, caso strano, proprio in Italia. Nel suo libro ci sono pagine e pagine, spesso molto divertenti, dove narra le sue disavventure con la stampa e la critica italiane - spesso con stralci degli articoli, a dir poco demenziali per la mancanza di contenuto musicale. Il pubblico nazionale gli fu ostile almeno fino ai primi anni trenta, ma più per ignoranza o perché orientato da certe campagne di stampa. I rapporti con il pubblico cambiarono in meglio dopo l'esecuzione de La Giara e, soprattutto, della Donna Serpente. C'era un gruppo di compositori che, dopo una iniziale amicizia, gli voltarono le spalle a causa delle sue tendenze "moderniste" anti-italiane (!) e gli rompevano le scatole in sede accademica (Pizzetti e, soprattutto, Respighi). Parla malissimo di Porrino e di altri personaggi oggi considerati minori (compositori, critici, musicologi) che usavano la stampa e le amicizie di regime per mettergli i bastoni tra le ruote. L'aspetto che più mi lascia sconcertato nella lettura delle sue memorie, è che aveva rapporti con quasi tutti i compositori maggiori dell'epoca. Non importava la tendenza o l'estetica, se l'autore era valido c'era Casella che lo studiava e lo suonava (o lo faceva eseguire) :mellow: Sapeva tutto di tutti ed era forse l'unico compositore italiano aggiornato sulle ultime novità. Veramente prodigioso per quel tempo :o

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1 ora fa, Madiel dice:

c'è una precisazione da fare: Casella non apprezzava la musica commerciale e il cattivo gusto americano, specie architettonico. Per il resto, era entusiasta dello spirito pionieristico americano, delle orchestre statunitensi, in particolare stravedeva per la Boston SO che considerava perfetta, e del mecenatismo diffuso. Scrisse diversi pezzi su commissioni americane, famoso il premio che vinse ex equo con Bartok, e tutte le sue opere maggiori vi furono eseguite in prime o seconde mondiali con direttori celebri del tempo (Klemperer, Koussevitzky ecc.). Sempre con successo. Aveva un forte legame di amicizia con la signora Sprague-Coolidge, la celebre mecenate, che gli aprì molte porte. Casella godeva, tra il 1925 e il 1940, di grande favore presso le istituzioni musicali di quel paese, tanto che fu chiamato per ben tre anni consecutivi a dirigere concerti con la Boston SO, con autori che spaziavano da Stravinsky a Gershwin. Abbandonò questa attività redditizia perché, alla fine, nacquero screzi con l'amministrazione dell'orchestra, che gli rimproverava un eccesso di interesse per la musica contemporanea. A quanto riporta Casella nel suo libro, tali concerti avevano ricevuto ottime recensioni e suscitato l'entusiasmo del pubblico (sottolinea sempre questo aspetto, il pubblico USA era giovane e sempre ben disposto verso le novità). L'apice lo toccò nel 1940 con la commissione della Sinfonia n.3 per la Chicago SO (era amico del suo direttore F. Stock). In quel periodo era diventato una specie di compositore ufficiale del nostro paese. Dopo scoppiò la guerra e sappiamo com'è finita, il nostro venne dimenticato come autore per puri e semplici motivi politici. In seguito e fino a tempi recenti, Casella rimase ricordato, almeno così mi hanno riferito alcuni amici statunitensi, come un grande pianista e didatta perché ebbe diversi allievi che fecero fortuna come insegnanti di pianoforte negli USA. Adesso qualcosa si smuove, ma il grosso della renaissance caselliana è europea. In Germania e nei paesi mitteleuropei ebbe sempre successo, tanto che la sua musica veniva diretta da Furtwangler, Walter, Klemperer, Kraus, Mengelberg e altri. Aveva anche l'appoggio della Universal Edition, suo editore di riferimento. Il trio di cui faceva parte come pianista era celebre e suonava regolarmente a Berlino, Vienna, Monaco ecc. Le maggiori resistenze alla sua musica le aveva, caso strano, proprio in Italia. Nel suo libro ci sono pagine e pagine, spesso molto divertenti, dove narra le sue disavventure con la stampa e la critica italiane - spesso con stralci degli articoli, a dir poco demenziali per la mancanza di contenuto musicale. Il pubblico nazionale gli fu ostile almeno fino ai primi anni trenta, ma più per ignoranza o perché orientato da certe campagne di stampa. I rapporti con il pubblico cambiarono in meglio dopo l'esecuzione de La Giara e, soprattutto, della Donna Serpente. C'era un gruppo di compositori che, dopo una iniziale amicizia, gli voltarono le spalle a causa delle sue tendenze "moderniste" anti-italiane (!) e gli rompevano le scatole in sede accademica (Pizzetti e, soprattutto, Respighi). Parla malissimo di Porrino e di altri personaggi oggi considerati minori (compositori, critici, musicologi) che usavano la stampa e le amicizie di regime per mettergli i bastoni tra le ruote. L'aspetto che più mi lascia sconcertato nella lettura delle sue memorie, è che aveva rapporti con quasi tutti i compositori maggiori dell'epoca. Non importava la tendenza o l'estetica, se l'autore era valido c'era Casella che lo studiava e lo suonava (o lo faceva eseguire) :mellow: Sapeva tutto di tutti ed era forse l'unico compositore italiano aggiornato sulle ultime novità. Veramente prodigioso per quel tempo :o

Molto interessante, grazie.

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Bernstein

On the Waterfront

Harris

Symphony No. 3

DallasSO/Mata

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Bravissimo Mata, anche in questo repertorio. Cofanetto Dorian che contiene cose gustosissime del suo periodo texano, tutte di ottimo livello.

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Ascolto le Lezioni di Musica sui Concerti Grossi op.6 di Arcangelo Corelli, a cura di Giovanni Bietti.

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Franck: Sinfonia

Orchestre National de France diretta da Lenny Bernstein

:aggressive:

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Buon Ferragosto amici. Dedico questo interessantissimo concerto per violino ed orchestra a tutti, ovviamente in particolare a Madiello ed ai suoi appassionanti postS su Casella. Il mio programma iniziale per questi giorni di vacanza era isolarmi dall' arte, stare sola, fare chiarezza e cercare di capire cosa fare della mia vita. Naturalmente ho finito col dedicarmi come sempre con grade intensità ad un sacco di film, libri, musica facendo finta di non essere al mondo.

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7 ore fa, noone dice:

Buon Ferragosto amici. Dedico questo interessantissimo concerto per violino ed orchestra a tutti, ovviamente in particolare a Madiello ed ai suoi appassionanti postS su Casella. Il mio programma iniziale per questi giorni di vacanza era isolarmi dall' arte, stare sola, fare chiarezza e cercare di capire cosa fare della mia vita. Naturalmente ho finito col dedicarmi come sempre con grade intensità ad un sacco di film, libri, musica facendo finta di non essere al mondo.

il Concerto per violino non è tra le musiche migliori di Casella! Lo riconosceva lo stesso autore, ne "I segreti della giara" gli dedica pochissime righe, quasi imbarazzate:

"Nel 1928 scrissi il Concerto per violino e orchestra, che non considero però come uno dei miei lavori migliori. Vi è in quel Concerto una certa debolezza stilistica, dovuta ad una innegabile concessione verso elementi romantici che da un pezzo erano eliminati dalla mia arte. Debolezza forse dovuta al carattere dello strumento ed alla intenzione di riuscire nell'intento alquanto chimerico di scrivere un lavoro capace di contentare concertista, pubblico, musicisti, ed anche (come osservò maliziosmente in quella occasione il direttore [della Universal Edition] Hertzka) l'editore".

Meglio il Concerto per violoncello, senz'altro uno dei capolavori concertanti di Casella (e come tale lo considerava anche l'autore). Che prontamente ti controdedico B)

 

"L'estate di quell'anno (1935) - trascorsa in una bellissima villa patrizia vicino a Siena - fu particolarmente feconda per la composizione. Terminai infatti il mio Concerto per violoncello e orchestra, un problema che mi interessava da anni, e per la soluzione del quale ero eccezionalmente preparato dal fatto di appartenere ad una stirpe di violoncellisti (ed anche di aver studiato lo strumento parecchi anni quando ero ragazzo). L'equilibrio fonico tra violoncello ed orchestra è una delle maggiori preoccupazioni che possano presentarsi ad un compositore, tanto è vero che fra i concerti del genere l'unico forse perfettamente strumentato è quello (bruttissimo) di Saint-Saens. Credo di aver risolto il problema anche per il fatto che l'orchestra non comprende, oltre agli otto strumenti classici e a due corni, che una sola tromba ed un unico trombone. La forma del primo tempo comprende una parvenza di secondo tema, ridotto però a termini ancora più esigui di quelli del primo tempo del Concerto per trio e orchestra. L'Aria centrale mi pare tra le mie migliori melodie, ed il finale merita il nome che gli affibbiai in una intervista, di "volo del calabrone perfezionato".

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46 minuti fa, Madiel dice:

il Concerto per violino non è tra le musiche migliori di Casella! Lo riconosceva lo stesso autore, ne "I segreti della giara" gli dedica pochissime righe, quasi imbarazzate:

ah, ottimo...

46 minuti fa, Madiel dice:

"Nel 1928 scrissi il Concerto per violino e orchestra, che non considero però come uno dei miei lavori migliori. Vi è in quel Concerto una certa debolezza stilistica, dovuta ad una innegabile concessione verso elementi romantici che da un pezzo erano eliminati dalla mia arte. Debolezza forse dovuta al carattere dello strumento ed alla intenzione di riuscire nell'intento alquanto chimerico di scrivere un lavoro capace di contentare concertista, pubblico, musicisti, ed anche (come osservò maliziosmente in quella occasione il direttore [della Universal Edition] Hertzka) l'editore".

era proprio sentire quel lieve romanticismo in un' opera di Casella che mi affascinava. Francamente non lo trovo così male..Mi sembra un' autocritica troppo esagerata. Ho cercato anche una partitura clandestina on line ma dopo un' ora di fallimenti ho lasciato stare..

46 minuti fa, Madiel dice:

Meglio il Concerto per violoncello, senz'altro uno dei capolavori concertanti di Casella (e come tale lo considerava anche l'autore). Che prontamente ti controdedico B)

 

 

un concerto strano ma molto simpatico, grazie Mad! Visto che la dedica di prima non era ti tuo gradimento la cambio dedicandoti questo cd bellissimo:

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4 minuti fa, noone dice:

ah, ottimo...

era proprio sentire quel lieve romanticismo in un' opera di Casella che mi affascinava. Francamente non lo trovo così male..Mi sembra un' autocritica troppo esagerata. Ho cercato anche una partitura clandestina on line ma dopo un' ora di fallimenti ho lasciato stare..

un concerto strano ma molto simpatico, grazie Mad! Visto che la dedica di prima non era ti tuo gradimento la cambio dedicandoti questo cd bellissimo:

Casella in genere è sempre stato troppo autocritico, ma forse stavolta con ragione. In effetti anche io, per quel poco che posso dire, non sono mai stato persuaso dal valore del concerto per violino. Forse è l'unica opera di Casella che trovo poco significativa. Quello per violoncello è su un altro livello, è costruito meglio e la parte del solista è trattata con grande disinvoltura tecnica. Evidentemente aveva qualche problema con il violino, a volte è difficile uscire da una tradizione.

Io sono passato a questo, forse potrebbe interessarti

Dutilleux: Timbres, espace, mouvement (1976)

Orchestre National de Lyon diretta da Serge Baudo

Detto senza giri di parole, mi lascia a dir poco perplesso la versione finale di questo capolavoro. Anzi, non mi piace per nulla. Dutilleux ebbe la pessima idea di inserire un intermezzo tra i due movimenti rompendo così la loro continuità interiore e l'unità architettonica del pezzo.

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Ferruccio Busoni

Due studi per il Doktor Faust, op. 51

1. Sarabande

2. Cortège

Royal Philharmonic Orchestra

Daniell Revenaugh

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