Madiel

Cosa state ascoltando ? Anno 2017

3595 risposte in questa discussione

Buon anno nuovo 2017 :preved:

 

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auguri <3

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Mi ero ripromesso di finire l'anno col Te Deum di Charpentier, poi su RaI5 davano il Barbiere di Rossini ed allora mi sono guardato anche quello... Ora non posso che cominciare anch'io l'anno con Händel, Firework-Music.

Buon anno a tutti :):) !

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:drinks::party:

 

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Buon anno! :)

 

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Auguri a tutti! :)

In controtendenza personale, sono andato a letto sulle note della 9° Sinfonia di Bruckner, primo movimento (Chicago Symphony Orchestra/Giulini). Oggi però terrò salda la mia tradizione e il mio 1° gennaio 2017 sarà straussiano come tutti i precedenti.

 

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Iniziamo con una fine.

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Buon anno a tutti! :)

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Dai, almeno l'inizio anno lo facciamo con un po' di brio:

buon 2017!!! :man_in_love:

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Joseph Haydn

Sinfonia n.94 in sol maggiore 

Wiener Philharmoniker 

Diretti da Leonard Bernstein (in attesa del cofano di Dorati)

Buon anno a tutti e dedicato a tutti quelli che amano Papà Haydn più di Mozart! :D

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Buon anno di ascolti a tutti.

 

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11 ore fa, Alucard dice:

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Uno che s'è ricordato che questo è anno monteverdiano (450enario della nascita) :o:o !

Per chi sia interessato tra Cremona, Mantova e Venezia si organizzeranno iniziative in suo onore, intanto ascoltiamoci proprio Monteverdi, "Altri canti d'amor" dal Libro Ottavo dei Madrigali.

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Nonostante fosse tradizionalista, Rodrigo sviluppò uno stile personale e ben riconoscibile.

 

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1 ora fa, Pollini dice:

Uno che s'è ricordato che questo è anno monteverdiano (450enario della nascita) :o:o !

Per chi sia interessato tra Cremona, Mantova e Venezia si organizzeranno iniziative in suo onore, intanto ascoltiamoci proprio Monteverdi, "Altri canti d'amor" dal Libro Ottavo dei Madrigali.

sono in procinto di ascoltarne tutta l'opera in quest'ordine: Madrigali > Opere > Musica sacra.

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14 ore fa, Madiel dice:

L'opera è molto complessa perché l'autore ha voluto deliberatamente allontanarsi dal sinfonismo post romantico e da certa avanguardia francese degli anni dieci, per tentare una sintesi che potrebbe essere definita, all'incirca, come "espressionismo classicista". Il risultato è più unico che raro, Roussel stesso riconobbe di aver prodotto una composizione irripetibile, lontana dal suo stile maturo. La 2a è reclinata su sé stessa, la musica è cerebrale e delinea un dramma tutto tra le righe, illuminato solo da qualche intenso attimo di luce. Dutoit non è mai stato tagliato per analisi psicologiche tanto approfondite, così che i risultati mi sembrano modesti. Neppure può giocare sulla libertà ritmica o la lucentezza sonora come nelle ultime due sinfonie, risolte in piacevoli divertimenti neoclassici, perché la musica non si presta a nessuna manipolazione esteriore: è come una massiccia montagna che va scalata. Ne consegue una lettura abbastanza greve, immobile, direi pure piatta nei dettagli più sottili. Martinon fa l'esatto opposto, accentua i contrasti, approfondisce l'espressività senza esagerare, tende a rendere trasparente il tessuto sonoro e lo muove dall'interno, con quel modo caratteristico di mettere in risalto minuziosamente i particolari architettonici: te ne accorgerai subito al primo ascolto se avrai occasione di confrontare le due versioni.

cominciamo proprio dalla versione che non conosco:

 

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3 ore fa, dioniso1889 dice:

 

 

benvenuta in forum! :D

 

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14 minuti fa, Majakovskij dice:

cominciamo proprio dalla versione che non conosco:

 

e si comincia benissimo :o Pensa, io per anni ho conosciuto solo la versione Dutoit e ho di molto sottovalutato l'opera. Anzi, ero convinto che fosse una specie di fallimento. Preso il box Erato, la 2a si è come rivelata. Non voglio esaltare Martinon oltre il dovuto, però questa è la mia esperienza.

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23 minuti fa, Madiel dice:

e si comincia benissimo :o Pensa, io per anni ho conosciuto solo la versione Dutoit e ho di molto sottovalutato l'opera. Anzi, ero convinto che fosse una specie di fallimento. Preso questo box, la 2a si è come rivelata. Non voglio esaltare Martinon oltre il dovuto, però questa è la mia esperienza.

ti do qualche impressione in diretta: mi sembra una lettura alla Karajan, più trasparente (diciamo più propriamente "sottile") e misurata. La percezione immediata che si ha è di una sorta di costante flusso sotterraneo, direi magmatico (rappresentato dalle sezioni gravi degli archi) che è in movimento perpetuo e che sospinge e sorregge il discorso musicale. Al suo interno Martinon sembra inserire i fugaci episodi neoclassici o impressionisti come una sorta di ricamo in secondo piano, senza mai perdere d'occhio il "flowing", il senso della pulsazione. E' una lettura gotica, thriller, come potrebbe essere la 10 di Shosta, la 4 di Sibelius, la Musica di Bartok (per citare, stilisticamente, Karajan), che giova di un unico grande respiro dall'inizio alla fine (il paragone sarà improprio, ma mi ricorda il lungo crescendo della 7 di Mennin, diretta proprio da Martinon, con il suo arco di tensione unico). In effetti l'idea di non scaricare quasi mai la tensione in un'esplosione duratura (solo qualche guizzo controllato verso il finale) o in un abbandono lirico, ma di allentarla con continue divagazioni del discorso per poi riacciuffarla ogni volta ti fa ascoltare la sinfonia col fiato sospeso! :shok:

Poi mi andrò a ripassare Dutoit, che a memoria certo mi trasmetteva sensazioni diverse, più frastagliate ed estroverse.

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1 ora fa, Majakovskij dice:

ti do qualche impressione in diretta: mi sembra una lettura alla Karajan, più trasparente (diciamo più propriamente "sottile") e misurata. La percezione immediata che si ha è di una sorta di costante flusso sotterraneo, direi magmatico (rappresentato dalle sezioni gravi degli archi) che è in movimento perpetuo e che sospinge e sorregge il discorso musicale. Al suo interno Martinon sembra inserire i fugaci episodi neoclassici o impressionisti come una sorta di ricamo in secondo piano,

per questo dico che Dutoit è superficiale, non approfondisce e si limita a creare una bella confezione.

senza mai perdere d'occhio il "flowing", il senso della pulsazione. E' una lettura gotica, thriller, come potrebbe essere la 10 di Shosta, la 4 di Sibelius, la Musica di Bartok (per citare, stilisticamente, Karajan), che giova di un unico grande respiro dall'inizio alla fine (il paragone sarà improprio, ma mi ricorda il lungo crescendo della 7 di Mennin, diretta proprio da Martinon, con il suo arco di tensione unico). In effetti l'idea di non scaricare quasi mai la tensione in un'esplosione duratura (solo qualche guizzo controllato verso il finale) o in un abbandono lirico, ma di allentarla con continue divagazioni del discorso per poi riacciuffarla ogni volta ti fa ascoltare la sinfonia col fiato sospeso! :shok:

Poi mi andrò a ripassare Dutoit, che a memoria certo mi trasmetteva sensazioni diverse, più frastagliate ed estroverse.

esatto, è proprio così! :o Credo che la lettura "gotica" sia corretta, perché Roussel considerava la 2a come il suo massimo tentativo di approfondimento interiore e l'opera più difficile mai scritta. Nella musica francese coeva non ci sono, per quanto ne so, pezzi simili. Nasceva dal trauma della guerra mondiale e riflette, per lo più, sentimenti negativi che cercano una qualche pacificazione. Roussel evita di calcare la mano, è pur sempre un francese e si tiene lontano da precisi luoghi comuni della musica tedesca, così che la tragedia viene come interiorizzata nella musica e compressa in una confezione grosso modo classicheggiante (un esempio chiaro può essere il finale Très lent). Per questo ho azzardato la definizione di espressionismo classicista. Mi ha sempre dato la sensazione di una pentola a pressione che non salta mai per aria.

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Buon anno al forum di musica più figo di tutti :D:D
 


 

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Buon anno a tutti!

Antonio VIVALDI
Gloria in re maggiore RV 589

Lena Lootens, Roberta Invernizzi, Gloria Banditelli
Marco Beasley, Antonio Abete
Coro della Radio Svizzera
I Barocchisti
Diego Fasolis

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5 ore fa, glenngould dice:

Buon anno a tutti e dedicato a tutti quelli che amano Papà Haydn più di Mozart! :D

che caro! :D Ricambio con

Pierné: Divertissement sur un thème pastoral op.49

ORTF diretta da J. Martinon

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2 ore fa, Madiel dice:

per questo dico che Dutoit è superficiale, non approfondisce e si limita a creare una bella confezione.

sì è vero, a cominciare dalla costruzione del suono orchestrale, che in Dutoit ha una filigrana meno spessa e meno fondata... poi tende a fare il contrario, cioè a enfatizzare ciò che succede "sopra" e tenere in background quel che accade "sotto".... quella continuità che davano i registri gravi, quella forza propulsiva viene a mancare, ci sono una serie di episodi più o meno caratterizzati da particolari colori e atmosfere che si susseguono, alternati ad esplosioni che in questo caso appaiono più violente e accentuate, creando delle momentanee cesure nel discorso... per Dutoit Roussel rimane un compositore neoclassico con un coté impressionista, anche nelle sinfonie, la sua lettura asseconda al massimo quest'idea che ha del compositore, cioè di un autore colorista, evocativo, a limite narrativo, dall'altro le sue (del direttore) stesse qualità, per l'appunto vincenti nell'interpretazione di quei caratteri (della serie, pur volendo, avrebbe realisticamente potuto tirar fuori qualcosa di diverso con i mezzi a sua disposizione? si torna sempre al discorso dell'attitudine dell'interprete che si deve incontrare con lo stile della partitura che va ad interpretare)... l'effetto quindi è inevitabilmente "a quadri", da poema sinfonico o balletto, il che probabilmente banalizza, seppure in maniera involontaria, l'idea originaria della sinfonia. Non direi che Dutoit sia superficiale, quel che fa lo fa bene, solo lo fa sulla musica sbagliata :P In effetti, ora che conosco un altro punto di vista, mi viene spontaneo riconsiderare il ruolo di Roussel nell'esperienza del '900 storico francese.

Altri suggerimenti per Roussel? a livello di interpretazioni del suo catalogo sinfonico...

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