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Eduard Hanslick

Ottorino Respighi e l'opera

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Che cosa si dice in giro di Respighi Operista?

L'altro giorno alla radio ho ascoltato il finale de La Campana Sommersa, lavoro che ho sentito nominare per la prima volta in quella occasione. A parte che sulle prime avevo pensato potesse essere Il Tabarro, mi è sembrata una musica molto bellina.

Conoscete opere liriche di Respighi? Vi piacciono? Consigili?

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No, La campana sommersa non ha nulla a che fare col Tabarro come hai già potuto constatare. Non è la peggiore opera di Respighi ma neppure la migliore a mio avviso.

Io ti consiglio La fiamma (la registrazione diretta da Gardelli con la Tokody), Maria Egiziaca e La bella dormiente nel bosco.

Poi se l'idea non ti sdegna consiglio anche la sua riorchestrazione in tono romantico dell'Orfeo di Monteverdi.

Respighi operista ha avuto come grande limite il rapporto fra orchestra e voci (a volte, come in Belfagor, capita di ammira più i passaggi orchestrali o gli intermezzi più che le parti vocali) ed una fantasia un pò limitata, detto ciò reputo le sue produzioni degli anni '30 molto valide.

Peccato sia deceduto all'improvviso quando poteva dare ancora tanto (i Pizzetti e i Malipiero sono andati avanti a sfornare opere fino alla fine degli anni '60).

 

 

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Dell'operismo di Respighi, come ricorda Dottor O., esistono edizioni discografiche rare e costose pubblicate da Hungaroton, non sempre idiomatiche e non sempre eccelse nel canto ma molto ben suonate dalle orchestre ungheresi.

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non ho una grande conoscenza del teatro di Respighi. Le opere maggiori mi hanno sempre destato perplessità, come dice correttamente Dottor O, si nota una specie distanza concettuale tra parte strumentale (lussureggiante al massimo, per ex. la Fiamma) e quella vocale. Non perché fosse incapace nell'uso delle voci, ma non aveva grande profondità nel delineare la psicologia dei personaggi. Risulta accademico e retorico nelle opere serie, spesso difetta nel creare una narrazione convincente e si attiene per forza a convenzioni teatrali già morte alla sua epoca. I libretti di Guastalla sono alquanto brutti da leggere, lontani dal gusto attuale e dannunzianeggianti - senza avere i pregi del D'Annunzio teatrale. Diverso il caso di Lucrezia, che fu lasciata incompiuta e forse la moglie Elsa mettendoci le mani ha limitato i danni. E' un'operina dal taglio veloce, abbastanza statica, più simile ad un oratorio, di sapore arcaico. Diverso il caso delle commedie, come La bella dormente nel bosco (1922) (di Belfagor conosco bene solo la magnifica ouverture). Qua, per la prima e unica volta, Respighi compone per un teatrino di burattini, lo stesso per il quale avevano scritto anche Casella e Malipiero negli stessi anni, e si può tenere lontano dalle pastoie dello scavo psicologico. Inutile, visto e considerato che i protagonisti sono re, regine, principi e principesse di legno! Lo stile è eclettico, l'autore utilizza la sua impareggiabile capacità di orchestratore per dipingere un mondo fiabesco, irreale. Si diverte a fare la parodia di Puccini, del verismo e del post romanticismo tedesco più in genere, in più mettendoci in mezzo il jazz e danze alla moda. Si notano anche influssi della musica francese impressionista, specie nella descrizione del castello della bella addormentata. Un lavoro ancora oggi fresco, divertente e piacevolissimo. Soprattutto, per l'Italia del tempo è un'operina assolutamente rivoluzionaria. Tra le opere respighiane che conosco, direi sia quella venuta meglio, ma è anche unica nel suo genere.

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Il colore bizantino che si diffonde per tutta la partitura e la vocalità orientaleggiante (per non parlare del coro) è la ragione d'esistere de La fiamma.

Inoltre il perno dell'Opera  (la fiamma citata nel titolo) che altro non rappresenta se non la passione che lega Silvana e Donello è trattata in modo più ambiguo e sopraffino di quanto la qualità del testo di Guastalla potrebbe far sospettare.

A ben vedere il tema centrale dell'Opera è più che altro il dubbio, che coglie entrambi gli spasimanti, se la loro passione fosse mossa da vero amore oppure no.

La donna, scioccata, preferirà il rogo al conoscere la risposta in un finale parecchio azzeccato.

 

La migliore Opera Oratorio del Respighi è fuor di dubbio Maria Egiziaca che consiglio. Trovo Lucrezia, terminata da Elsa Respighi e Ennio Porrino (altro compositore dimenticato), poco interessante.

 

Fa specie pensare a quanti musicisti hanno ruotato attorno al teatro delle marionette di Podrecca. Il citato Respighi ma anche Adriano Lualdi, Luigi Ferrari Trecate e Vittorio Gui.

Senza dimenticare l'influenza che ebbe su Busoni e quello che considero il suo capolavoro operistico (L'arlecchino).

 

 

 

 

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Purtroppo, a causa di una faringite con tosse squassante, non ho potuto assistere alle recite de La campana sommersa che ha aperto la stagione operistica al Teatro Lirico di Cagliari. Avevo anche acquistato il biglietto e l'ho dovuto rivendere a un amico che era interessato. Le reazioni del pubblico e della critica sono state entusiastiche. Sull'ultimo numero di Musica il drettore Nicola Cattò ne parla come di una delle più importanti produzioni operistiche italiane degli ultimi anni e sottolinea come la musica "funzioni" nonostante tutto. Non escludo che, come avvenuto nel recente passato per diverse ottime produzioni del teatro cagliaritano, l'opera sia stata registrata e possa essere a breve disponibile in cd e dvd

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La bella dormente nel bosco - fiaba musicale di Ottorino Respighi, libretto di Gian Bistolfi

Ieri sera sono stato a vedere quest'opera di Respighi, finalmente rappresentata dopo quasi cinquant'anni di oblìo. Anzitutto il titolo. Quello ufficiale, voluto da Respighi e presente nella partitura a stampa - è proprio La bella dormente nel bosco (e non "dormiente", come erroneamente riporta persino l'autorevole Deumm), ripreso pari pari dal titolo della fiaba di Perrault. Effettivamente, nella prima versione, del 1922, Respighi la presentò come La bella addormentata nel bosco, ma nel rifacimento del 1934, negli autografi del compositore e poi nella partitura pubblicata molto tempo dopo la sua morte il titolo è quello usato ora per la rappresentazione cagliaritana. E' un'opera assai originale, a prescindere dalla trama che riprende in modo fedele la fiaba. Infatti fu pensata da Respighi per il teatro delle marionette, con i cantanti relegati in buca con l'orchestra. E così venne data nel 1922, a cura della famosa compagnia di marionette di Podrecca. Particolare anche la ripresa del 1934, con qualche adattamento: in quella circostanza in scena andarono dei bambini come mimi e i cantanti erano sempre in buca. La prima versione con cantanti in scena fu realizzata dalla Rai nel 1967, ma fu utilizzata l'edizione realizzata da un allievo di Respighi con molte modifiche nella strumentazione, con aggiunte di pagine scritte ex novo e una ristrutturazione del finale. Si può dire allora che la prima rappresentazione della partitura originale in forma di opera vera sia stata quella di ieri.

L'opera è assai originale anche sotto altri profili. E' abbastanza breve e snella (meno di due ore, intervalli compresi), l'orchestra è ridotta all'osso (una quarantina di elementi), con presenza significativa di pianoforte, clavicembalo e celesta, ma l'opera può essere eseguita - secondo indicazioni dello stesso autore - addirittura a parti reali. Questo assicura una trasparenza e una luminosità formidabili del tessuto orchestrale. I personaggi sono molti e sebbene alcuni ruoli siano assai difficili, specie per l'estensione e l'agilità richieste ai cantanti, nessuno di loro ha grande spicco perché le parti relative sono abbastanza brevi. Ciò consente, in effetti, di far fare un figurone anche a una compagnia non eccelsa (ma nemmeno troppo scadente) come quella di ieri. Stilisticamente l'opera si inscrive nella vena fiabesca di Respighi. Non è un'opera per bambini, perché le raffinatezze costruttive e compositive ne fanno anzi un prodotto per un pubblico tutt'altro che sprovveduto, ma, come in molti altri suoi pezzi, Respighi attinge dal mondo dell'infanzia, sia nei temi o in semplici incisi melodici, che nelle modalità espressive. Dal punto di vista compositivo, l'opera è una sorta di riflessione sulla musica, perché, pur con un linguaggio assolutamente suo e sempre riconoscibile, Respighi mette il naso un po' dovunque evocando, ora in forma seria ora in modo parodistico, la musica del settecento, le danze popolari, la musica francese del secondo ottocento, Richard Strauss (menzionato esplicitamente persino nel libretto e presente con una citazione dalla Salome), Wagner (citazione parodistica dal Parsifal), Mahler, Weill, lo Stravinsky del Rossignol, fino a Gershwin e al musical americano (addirittura con un personaggio chiamato Mister Dollar e col finale in forma di vero musical in cui tutti sul palco ballano il foxtrot).  Nel complesso un'opera geniale, che non capisco perché sia rimasta assente dal repertorio. Alcune scene sono dei capolavori assoluti: penso, ad esempio, alla scena iniziale nel mondo della natura, col dialogo fra gli uccelli interrotto dall'araldo che annuncia la nascita della principessa, dove Respighi dà prova della sua maestria nel dar voce alla natura e agli animali, oppure alla scena del lutto a corte dopo che la principessa si è addormentata, trattata da Respighi senza alcun sentimentalismo ma anzi con una impostazione beffarda e straniante che richiama Kurt Weill.

Regia di Leo Muscato adeguata e simpatica. Scene e costumi semplici ed efficaci. Direzione superba di Donato Renzetti, che, da grande e intelligente musicista qual è, in operazioni del genere si getta a pesce riuscendo a convincere al primo ascolto anche con opere che nessuno conosce. Spero vivamente che ne facciano un disco perché è un'opera che merita di essere riascoltata.

Vedo ora che qualche post più sopra Madiel aveva descritto l'opera in termini abbastanza simili ai miei e con pari entusiasmo.

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