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Flaux

Musicista: come il vino, più invecchia...

Il musicista raggiunge i risultati migliori in tarda età?  

6 voti

  1. 1. Il musicista raggiunge i risultati migliori in tarda età?

    • Sì, direi di sì!
      0
    • Assolutamente no!
      1
    • Dipende dal repertorio
      1
    • Dipende dallo strumento musicale
      0
    • I direttori d'orchestra certamente, se non hanno i capelli bianchi sono dei novellini
      1
    • Non ne ho la più pallida idea
      0
    • Altro (...)
      3


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Era da tempo che non proponevo uno dei miei sondaggi spensierati e impertinenti. Stavo leggendo un'intervista ad un pianista (e non storcete il naso per cortesia..tumblr_m7gk4cYUYK1r86b3d.png) quando mi imbatto in questa affermazione:

We pianists must be grateful because we achieve the highest level of playing late in life, when we are around 50 years old. The career of ballet dancers, for example, is so quick, so ephemeral. A ballet dancer is like a butterfly, while some genius pianists are at their best even in their 70s or even 80s. Look at Horowitz or Rachmaninoff. [cit. G. Osokins]

Per chi non sapesse l'inglese: egli afferma che i ballerini sono come le farfalle, la loro carriera artistica non è che un battito d'ali, mentre i pianisti devono essere grati poiché hanno carriera più longeva e raggiungono la vette artistiche tardi nella vita, quando hanno circa 50 anni. Credete che sia così? Naturalmente il sondaggio è esteso ai musicisti in generale, anche ai direttori. Il musicista raggiunge i risultati migliori in tarda età?

Sembrerebbe scontato, quasi banale, affermare che una maggior esperienza e pratica portino a risultati migliori. Eppure secondo me la freschezza di certe interpretazioni giovanili è inarrivabile e non replicabile anche dallo stesso interprete in tarda età. Oltretutto detto da un pianista così giovane, beh mi sembra anche un atteggiamento sbagliato pensare che non si possano fare interpretazioni degne dei libri di storia anche a vent'anni. Ne abbiamo già discusso a proposito di Zimerman, ad esempio. Voi che ne pensate? Forse un discorso a parte lo meriterebbero i direttori d'orchestra.

NB - Il sondaggio è a risposta multipla e si accettano confronti interpretativi.

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A me piacciono i sondaggi spensierati e impertinenti ((: (anche di più di quelli impertinenti e spensierati)
Detto ciò di fondamentale, dopo accurata riflessione, sono giunto alla conclusione parziale che non ci sia una vera regola, che non si possa dire una volta per tutte  se un musicista raggiunga o meno, come prassi, i migliori risultati in tarda età. Ci sono troppe variabili e distinzioni da fare per stabilirlo (perlomeno senza per questo scrivere un trattato che richiede circa un anno 3 giorni e un ora di raccolta dati)
Per esempio mi viene in mente che un pianista dotato di grande talento può fare prestazioni storiche nei primi anni di attività professionistica, poi gli succede qualcosa nella vita, forse lo stesso successo, che lo porta ad abbassare la media della qualità delle sue performance. Infine ha un finale di carriera in cui riesce a eguagliare le cose giovanili..In questo caso si hanno due picchi di qualità ma che non dimostrano che il processo di miglioramento segue una curva temporale lineare che va di pari passo alla vita, perlomeno come regola generale. Il pianista di cui sopra potrebbe avere un finale di carriera scadente o invece addirittura superare le prestazioni giovanili.
In modo indipendente dall'esempio sopra, un pianista dotato di minor talento ma di sconvolgente forza d'animo e resistenza fisica potrebbe raggiungere la vetta solo a 50 anni, sovrapponendo esperienza e sforzi per migliorarsi, e questo è un altro caso...ma non si può generalizzare a tutti.
Se dovessi scrivere in genere succede che, direi che in genere succede che il talento l'esperienza e altra roba si combinano e si hanno risultati altalenanti che costellano tutta la vita.:mellow:Poi mi fermo per pietà perché comincio a perdere il filo :lol:

 

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Anche secondo me ci sono molte variabili.

Sicuramente certi strumenti sono più legati alle condizioni fisiche dell'esecutore (penso agli strumenti a fiato, a oltre ottant'anni immagino diventi sempre più complicato per una questione di resistenza fisica). Da questo punto di vista il direttore d'orchestra è avvantaggiato rispetto a tutti gli altri.

Comunque un'idea mia, seppur vaga, la ho: gli esecutori con tendenze introspettive col passare del tempo daranno esecuzioni meno vivaci, ma più calibrate e profonde; quelli che puntano di più all'aspetto esteriore rimarranno più costanti. Cos'è meglio ovviamente non si può dire, dipende dai gusti dell'ascoltatore e soprattutto dal pezzo eseguito, se consente approcci tanto diversi oppure no, ecc.

Quindi voto "altro".

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anch'io ho votato "altro".

Premesso che non sono un'esperta di musica, secondo me,  il livello di interpretazione dipende in buona parte anche da doti personali e non solo da anni di studio, di ricerca, di esperienza, di tecnica.
E' anche vero che alcune doti personali, come la sensibilita', potrebbero affinarsi con il tempo, ma fino a che punto, non so.
Comunque, il giovane con la giusta ispirazione e sensibilita' potrebbe ottenere validissimi risultati...:yes:

Buona giornata
Claudia :)

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Dipende anche dal repertorio, diciamo che certi Capolavori li si re-interpreta per un'intera vita (un utente di questo forum ha una volta riportato un commento di Muti che si diceva perplesso del fatto che oggi si permetta a direttori praticamente esordienti, trentacinquenni o "giù di lì", di dirigere, per esempio, la Nona di Beethoven) poiché in essi vi è davvero di tutto, dunque sotto certi punti di vista è vero che la maturità musicale non si raggiunge subito.

Comunque non è una regola assoluta: Pollini, per esempio, ha registrato quella che da molti è considerata l'incisione di riferimento delle ultime cinque Sonate di Beethoven alla fine degli anni '70, quindi il suo percorso di "maturazione" è stato rapido.

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@Pollini Perché? Muti quando ha diretto la sua prima Nona? :huh:
Purtroppo non è nemmeno colpa dei direttori se sono ancora esordienti a 35 anni, spesso è il sistema che non permette loro di fare adeguate esperienze significative prima.

Riprendendo anche alcuni aspetti citati in altre vostre risposte, pare che ci siamo involuti nei secoli in quanto a maturità, complice forse anche l'ampliamento delle prospettive di vita. Tuttavia leggo che più o meno concordiamo sul fatto che il talento possa essere un ingrediente per bruciare le tappe.

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Si, penso proprio che sia dato anche dall'allungamento della prospettiva di vita.

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