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Majakovskij

Il vostro Verdi "di riferimento"

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Visto che Peppino è l'operista italiano più seguito (qui come nel mondo), che ne dite di stilare un bell'elenco, parziale od omnicomprensivo a seconda del vostro estro, delle edizioni discografiche verdiane che ritenete "riferimento"?



Come si sa ampiamente, è un termine che tollero poco, in realtà intendo le edizioni che vi sembrano più equilibrate nelle loro componenti, o che semplicemente hanno delle peculiarità irripetibili che consentono una maggiore comprensione dell'opera oppure rendono la tale registrazione leggendaria e quindi da conoscere per un qualsivoglia motivo. Sono curioso di conoscere le vostre scelte, ecco le mie.



Delle prime due opere del Maestro ho solo le edizioni di Gardelli, quindi partiamo da:



Nabucco - Manuguerra, Scotto, Muti



sicuramente l'edizione discografica che preferisco (le alternative, a mia memoria, sono quella vetusta con Gobbi e quella "all stars" di Sinopoli) per la direzione e le performance soddisfacenti dei cantanti, Scotto compresa, a disagio ma terribilmente persuasiva sul piano interpretativo.


Non posseggo live di quest'opera se non quello a malapena ascoltabile della Callas, ascoltabile appunto solo per apprezzare il riferimento in questo ruolo (come diceva Pink in altro topic).



Lombardi - Pavarotti, Scotto, Gavazzeni (live)



allestimento storico con protagonisti in stato di grazia, se proprio devo segnalarne una in studio scelgo quella di Gardelli (con Domingo e la Deutekom). Da segnalare la prima "Gerusalemme" (versione italiana della Jerusalem) con la Gencer e Gavazzeni sul podio, non conosco l'incisione di Luisi che dovrebbe essere l'unica completa in studio della versione francese.



Ernani - Del Monaco, Cerquetti, Mitropoulos (live)



impossibile prescindere da questa registrazione infuocata e leggendaria, come pure dallo Shippers in studio con Bergonzi.



Due Foscari - Cappuccilli, Carreras, Gardelli



opera che non ho mai amato, questa credo sia l'unica edizione in studio, tutto sommato buona. L'unica altra edizione che conosco è quella live di Serafin con Guelfi e la Gencer, a mia memoria sufficiente ma non memorabile.




Alzira - MacNeil, Zeani, Capuana (live)



operina esotica e sfortunata, mi ha sempre destato simpatia. Il live da avere per MacNeil sempre maiuscolo, ma anche gli altri si difendono. L'alternativa, nient'affatto spregevole, è il Bruson in studio col solito Gardelli.



Giovanna D'Arco - Caballè, Domingo, Levine



opera di maniera ma che ha stranamente goduto di una certa fortuna più d'altre outsiders. Questa famosa e brillantissima registrazione in studio lo dimostra. Da non perdere il ruggente live di una agguerritissima Tebaldi col pur giovane Bergonzi.




Attila - Raimondi, Stella, Muti (live)



opera molto cara al cigno di Molfetta, come prima scelta indico proprio uno storico live del '70 a Roma, anche se pure da ricordare l'incisione in studio del maestro con Ramey e la Studer.



Macbeth - Nucci, Verrett, Chailly



qui le edizioni interessanti sono davvero più d'una, la mia prima scelta cade su questa di Chailly, credo bellissima in ogni aspetto. Come si sa Abbado in studio non mi piace affatto, piuttosto sarebbero da rispolverare le meno note incisioni di Shippers (con Taddei e la Nilsson) e Gardelli (con uno straordinario Fischer-Dieskau). Immancabile il live di De Sabata con la Callas ma pure il primo (1960) di Leyla Gencer con Taddei e Gavazzeni.



I Masnadieri - Raimondi, Bergonzi, Gardelli



dirò che l'edizione Bonynge non mi piace per nulla, molto meglio questa. Opera sfortunata che andrebbe rivalutata.



Il Corsaro - Norman, Caballè, Gardelli



anche qui l'incisione di Gardelli è un must non fosse altro per le protagonisti femminili coinvolte. Altra opera un po' naif ma da riscoprire. Storico pure l'allestimento della Fenice con Gulin, Ricciarelli e Lopez Cobos sul podio.



Luisa Miller - Caballè, Pavarotti, Maag



forse forse scelgo questa, anche se a me personalmente piace anche la registrazione di Cleva con Bergonzi, MacNeil e una Moffo ancora integra. Opera tutto sommato fortunata, anche se poco ricordata, ha goduto di allestimenti prestigiosi come quello al Met con la Scotto, Domingo e Levine.



La Battaglia di Legnano - Corelli, Stella, Gavazzeni (live)



grande Sant'Ambrogio quello del 1961 (tra i primi dell'era post-Callas), rimane una recita storica, anche se il solito disco di Gardelli (con Carreras e la Ricciarelli) può essere una alternativa, probabilmente meno tagliuzzata.



... continuo chissà quando...



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Ottimo lavoro Maja, le tue brevi note discografiche riassuntive.
Dei Due Foscari aggiungerei la registrazione RAI del '51 diretta da Giulini e con Bergonzi al debutto discografico.

https://www.youtube.com/watch?v=gQqWzB6h_SA

Si attendono altre puntate.

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Ottimo lavoro Maja, le tue brevi note discografiche riassuntive.

Dei Due Foscari aggiungerei la registrazione RAI del '51 diretta da Giulini e con Bergonzi al debutto discografico.

Si attendono altre puntate.

grazie Pink... ma attendo anche io il tuo elenco se e quando avrai voglia di stilarlo (anche note sparse se ti piace di più).. sicuramente conosci più registrazioni di me!

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Ci vorrebbe anche una sezione dedicata ai consigli su DVD verdiani. Credo che nel 2015 sia d'obbligo...


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Ci vorrebbe anche una sezione dedicata ai consigli su DVD verdiani. Credo che nel 2015 sia d'obbligo...

Potresti aprirla tu, Ives.

La tua competenza anche in campo operistico e' comprovata.

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Potresti aprirla tu, Ives.

La tua competenza anche in campo operistico e' comprovata.

Grazie, Pink. L'avrei fatto se non ne conoscessi veramente pochi di DVD, in special modo verdiani. Ormai, piaccia o meno, l'opera viaggia sempre più su questo supporto (anche se qui se ne parla poco, devo dire). Intanto, però, posso consigliare questo recente tomo del "vecchio" Giudici:

Il Teatro di Verdi in scena e in DVD

il-teatro-di-verdi1.jpg

Giudici ripercorre le tappe delle più significative rappresentazioni verdiane per capire come è cambiata la regia del melodramma negli ultimi sessant’anni. Tutte le mises en scène di Verdi che hanno fatto la storia della drammaturgia del teatro d’opera dagli anni cinquanta a oggi. 25 opere – dall’ Aida del 1953 ai Vespri siciliani del 2011; 175 registi – idee, recitazione, scenografie, luci, costumi, coreografie; 180 DVD – credits, cast e stelline di valutazione. Il Saggiatore, 580 pagine.

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Ci vorrebbe anche una sezione dedicata ai consigli su DVD verdiani. Credo che nel 2015 sia d'obbligo...

giustissimo, è che io ho smesso da un po' di seguire e comprare l'opera, salvo qualche sporadico revival, quindi sono rimasto un giovane passatista :D

Hai posto al centro un argomento interessante, si parla anche poco di DVD perchè siamo ancorati alle vecchie registrazioni, e fondamentalmente ad un certo repertorio (l'800 romantico e, a limite, il verismo). Un bene? un male? secondo me in alcuni settori dell'opera (l'opera barocca piuttosto che quella moderna, ma anche Rossini, per dire) siamo andati abbastanza avanti rispetto al passato, si possono trovare facilmente riferimenti che battono incisioni di 30 o 40 anni fa.

Il romanticismo invece - parlo musicalmente - sembra non interessarci più, come fatto sociale (probabilmente anche perchè viviamo in tempi in cui quei valori davvero non ci appartengono se non a livello di sentimenti di nostalgia). Per quel che ho ascoltato io, spesso si tende a proporre brutte copie di cose già sentite (che magari erano già travisamenti dell'originale), insomma non mi pare ci sia stata una seconda rivoluzione verdiana (magari per questo non si addestrano più le voci per cantare Verdi, ma per altri repertori), ma magari mi è sfuggito qualcosa.

Per citare qualche dvd verdiano "recente" che ho trovato interessante; esiti magari alterni, ma lo sforzo di dire qualcosa di nuovo sul piano interpretativo:

51kKGqub2LL._SY300_.jpg41%2BLS%2BNcUsL._SL500_AA300_.jpgBAC108.jpg

doncarlo_amazon.jpg

so che i miei amici di sezione non approveranno :D

Il discorso delle regie è complesso e controverso, meriterebbe un topic a parte, se già non c'è. Si parla poco di DVD anche per questo, perchè si tende a rifiutare la regia moderna.

Io sarei per la filologia integrale, ma deve partire dalla musica. Atteso che ci prendiamo concessioni sul piano musicale perchè non prendercele sul piano registico? almeno finchè sono salvaguardati i rapporti fra i personaggi e i loro caratteri, cioè finchè non si altera la drammaturgia del testo (sennò abbiamo degli allestimenti che sono solo ridicoli e provocatori). Lo si faceva anche mezzo secolo fà:

tumblr_m84muoCupz1rprammo1_500.jpg

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Grazie, Maja. Magari si può segnalare un'edizione in disco e un corrispettivo (se esiste) in DVD.


Io, invece, sull'opera sto accantonando pian piano i CD (sempre le solite edizioni, alla fine), per dedicarmi al DVD.


Insomma, ascolto guardando...


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Grazie, Maja. Magari si può segnalare un'edizione in disco e un corrispettivo (se esiste) in DVD.

ottima idea, anche se molti dei miei video sono pure di un po' di anni fa...

se gli va ci può aiutare zeit, che so essere appassionato delle ultime uscite operistiche in dvd/blu-ray...

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On ‎22‎/‎09‎/‎2015‎ ‎16‎:‎01‎:‎08, Majakovskij dice:

Visto che Peppino è l'operista italiano più seguito (qui come nel mondo), che ne dite di stilare un bell'elenco, parziale od omnicomprensivo a seconda del vostro estro, delle edizioni discografiche verdiane che ritenete "riferimento"?

 

 

 

 

 

 

Come si sa ampiamente, è un termine che tollero poco, in realtà intendo le edizioni che vi sembrano più equilibrate nelle loro componenti, o che semplicemente hanno delle peculiarità irripetibili che consentono una maggiore comprensione dell'opera oppure rendono la tale registrazione leggendaria e quindi da conoscere per un qualsivoglia motivo. Sono curioso di conoscere le vostre scelte, ecco le mie.

 

 

 

 

 

 

 

Delle prime due opere del Maestro ho solo le edizioni di Gardelli, quindi partiamo da:

 

 

 

 

 

 

 

Nabucco - Manuguerra, Scotto, Muti

 

 

 

 

 

 

 

sicuramente l'edizione discografica che preferisco (le alternative, a mia memoria, sono quella vetusta con Gobbi e quella "all stars" di Sinopoli) per la direzione e le performance soddisfacenti dei cantanti, Scotto compresa, a disagio ma terribilmente persuasiva sul piano interpretativo.

 

 

 

Non posseggo live di quest'opera se non quello a malapena ascoltabile della Callas, ascoltabile appunto solo per apprezzare il riferimento in questo ruolo (come diceva Pink in altro topic).

 

 

 

 

 

 

 

Lombardi - Pavarotti, Scotto, Gavazzeni (live)

 

 

 

 

 

 

 

allestimento storico con protagonisti in stato di grazia, se proprio devo segnalarne una in studio scelgo quella di Gardelli (con Domingo e la Deutekom). Da segnalare la prima "Gerusalemme" (versione italiana della Jerusalem) con la Gencer e Gavazzeni sul podio, non conosco l'incisione di Luisi che dovrebbe essere l'unica completa in studio della versione francese.

 

 

 

 

 

 

 

Ernani - Del Monaco, Cerquetti, Mitropoulos (live)

 

 

 

 

 

 

 

impossibile prescindere da questa registrazione infuocata e leggendaria, come pure dallo Shippers in studio con Bergonzi.

 

 

 

 

 

 

 

Due Foscari - Cappuccilli, Carreras, Gardelli

 

 

 

 

 

 

 

opera che non ho mai amato, questa credo sia l'unica edizione in studio, tutto sommato buona. L'unica altra edizione che conosco è quella live di Serafin con Guelfi e la Gencer, a mia memoria sufficiente ma non memorabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alzira - MacNeil, Zeani, Capuana (live)

 

 

 

 

 

 

 

operina esotica e sfortunata, mi ha sempre destato simpatia. Il live da avere per MacNeil sempre maiuscolo, ma anche gli altri si difendono. L'alternativa, nient'affatto spregevole, è il Bruson in studio col solito Gardelli.

 

 

 

 

 

 

 

Giovanna D'Arco - Caballè, Domingo, Levine

 

 

 

 

 

 

 

opera di maniera ma che ha stranamente goduto di una certa fortuna più d'altre outsiders. Questa famosa e brillantissima registrazione in studio lo dimostra. Da non perdere il ruggente live di una agguerritissima Tebaldi col pur giovane Bergonzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attila - Raimondi, Stella, Muti (live)

 

 

 

 

 

 

 

opera molto cara al cigno di Molfetta, come prima scelta indico proprio uno storico live del '70 a Roma, anche se pure da ricordare l'incisione in studio del maestro con Ramey e la Studer.

 

 

 

 

 

 

 

Macbeth - Nucci, Verrett, Chailly

 

 

 

 

 

 

 

qui le edizioni interessanti sono davvero più d'una, la mia prima scelta cade su questa di Chailly, credo bellissima in ogni aspetto. Come si sa Abbado in studio non mi piace affatto, piuttosto sarebbero da rispolverare le meno note incisioni di Shippers (con Taddei e la Nilsson) e Gardelli (con uno straordinario Fischer-Dieskau). Immancabile il live di De Sabata con la Callas ma pure il primo (1960) di Leyla Gencer con Taddei e Gavazzeni.

 

 

 

 

 

 

 

I Masnadieri - Raimondi, Bergonzi, Gardelli

 

 

 

 

 

 

 

dirò che l'edizione Bonynge non mi piace per nulla, molto meglio questa. Opera sfortunata che andrebbe rivalutata.

 

 

 

 

 

 

 

Il Corsaro - Norman, Caballè, Gardelli

 

 

 

 

 

 

 

anche qui l'incisione di Gardelli è un must non fosse altro per le protagonisti femminili coinvolte. Altra opera un po' naif ma da riscoprire. Storico pure l'allestimento della Fenice con Gulin, Ricciarelli e Lopez Cobos sul podio.

 

 

 

 

 

 

 

Luisa Miller - Caballè, Pavarotti, Maag

 

 

 

 

 

 

 

forse forse scelgo questa, anche se a me personalmente piace anche la registrazione di Cleva con Bergonzi, MacNeil e una Moffo ancora integra. Opera tutto sommato fortunata, anche se poco ricordata, ha goduto di allestimenti prestigiosi come quello al Met con la Scotto, Domingo e Levine.

 

 

 

 

 

 

 

La Battaglia di Legnano - Corelli, Stella, Gavazzeni (live)

 

 

 

 

 

 

 

grande Sant'Ambrogio quello del 1961 (tra i primi dell'era post-Callas), rimane una recita storica, anche se il solito disco di Gardelli (con Carreras e la Ricciarelli) può essere una alternativa, probabilmente meno tagliuzzata.

 

 

 

 

 

 

 

... continuo chissà quando...

 

 

 

 

 

 

Trovatore e Otello? Il Verdi di Solti me lo bocciate? è uno dei pochi che ho

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1 ora fa, dejure dice:

 

Trovatore e Otello? Il Verdi di Solti me lo bocciate? è uno dei pochi che ho

non ho proseguito perchè non ho visto molta partecipazione... il Verdi di Solti va dal buono all'ottimo. 

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1 ora fa, Majakovskij dice:

non ho proseguito perchè non ho visto molta partecipazione...

Mai mollare Maja!...

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21 ore fa, kraus dice:

Vai avanti Maja, per favore, sono tutt'occhi e orecchie  :thumbsup:

 

Sono settimane che aspetto le proposte di Maja sulla Trilogia.......

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a grande richiesta allora, appena ho 2 minuti, mi ci dedico :)

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Se con Stiffelio (opera ingiustamente relegata al rango di secondaria) le scelte sono ancora d'obbligo (Gardelli in studio e Levine in dvd live), con Rigoletto cominciano gli imbarazzi. Perchè di presunti "riferimenti" ne ho letti a decine. Ognuno dice (giustamente) la sua, e dal suo punto di vista. Il mio punto di vista è quello della drammaturgia e dei personaggi. In quest'ottica la cerchia delle incisioni si restringe. Cominciamo coll'escludere (a mio avviso, si intende) la blasonatissima edizione Kubelik, una "prova in provetta", mi si conceda il gioco di parole, di grandi star che sembrano proprio alle prese con il tentativo di nobilitazione di una partitura "popolare" (parola che per anni è suonata dispregiativa). E quindi Rigoletto è fatto a fette, sezionato nei più minimi dettagli, risplende come un diamante, ma se ne perde un po' il senso, con un Dieskau innovativo, acuto, ma per nulla persuasivo, Scotto e Bergonzi primi della classe, e il direttore che ce la mette tutta per far apparire Verdi il meno Verdi possibile - che non si dica che è lo stesso compositore della Giovanna d'Arco. E invece è sempre lui. Tant'è che sul fronte opposto c'è il bastione Belcantista e un po' "museale" con Bonynge a capo e il solito cast che non vi sto a ripetere (ma cantano ovviamente tutti bene o benissimo, e Pavarotti è un Duca eccellente anche come attitudine teatrale). Cassabile pure l'edizione Giulini, dove Giulini mi pare davvero l'unica attrattiva nella sua che, comunque, è una lettura già "tardo-giuliniana", e quindi affascinante, dettagliata ma per certi versi pesante. Sinopoli, al solito, ha una sua idea di Verdi "modernista", e il cast (che annovera l'ottimo Bruson) sembra non capire le sue intenzioni. E quindi opto per l'edizione di Solti, che complessivamente ha il pregio di restituirci una certa dose di verdianità grazie alla consumata esperienza nel settore del direttore, e che tra l'altro vanta una cast psicologicamente tutto centrato (Kraus e la Moffo straordinari nei loro rispettivi personaggi). Purtroppo Merrill è quel che si dice un Rigoletto di grana grossa, ed è un bel problema, perchè il personaggio viene fuori sì ma in qualche modo "semplificato". Per ascoltare un Rigoletto (personaggio) che unisca canto sul fiato, attenzione alla parola scenica ed emozione rivolgersi alla negletta edizione di Sanzogno con MacNeil, o se siete campanilisti mettetevi pure a caccia del Rigoletto misconosciutissimo (ma bellissimo per dignità e umanità) di Bruscantini. L'edizione perfetta, come al solito, non c'è, anche se so già che il maestro Pinkerton saprà aggiungere tanti altri riferimenti a me ignoti.

 

PS: dvd? sono un po' indietro... ma opterei per l'ultimo grande Rigoletto (con tutti i difetti del caso) di cui io sia a conoscenza:

710CLhp-4JL._SY445_.jpg

ci sono almeno 5 dvd con Nucci protagonista, io conosco questo, che consiglio.

per motivi affettivi (il Rigoletto preferito di mio padre) segnalo pure questo video (che non mi risulta neanche in commercio) col vecchio Rolandone Panerai, che qui fa la parte del grande attore:

hqdefault.jpg

 

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3 ore fa, Majakovskij dice:

Se con Stiffelio (opera ingiustamente relegata al rango di secondaria) le scelte sono ancora d'obbligo (Gardelli in studio e Levine in dvd live), con Rigoletto cominciano gli imbarazzi. Perchè di presunti "riferimenti" ne ho letti a decine. Ognuno dice (giustamente) la sua, e dal suo punto di vista. Il mio punto di vista è quello della drammaturgia e dei personaggi. In quest'ottica la cerchia delle incisioni si restringe. Cominciamo coll'escludere (a mio avviso, si intende) la blasonatissima edizione Kubelik, una "prova in provetta", mi si conceda il gioco di parole, di grandi star che sembrano proprio alle prese con il tentativo di nobilitazione di una partitura "popolare" (parola che per anni è suonata dispregiativa). E quindi Rigoletto è fatto a fette, sezionato nei più minimi dettagli, risplende come un diamante, ma se ne perde un po' il senso, con un Dieskau innovativo, acuto, ma per nulla persuasivo, Scotto e Bergonzi primi della classe, e il direttore che ce la mette tutta per far apparire Verdi il meno Verdi possibile - che non si dica che è lo stesso compositore della Giovanna d'Arco. E invece è sempre lui. Tant'è che sul fronte opposto c'è il bastione Belcantista e un po' "museale" con Bonynge a capo e il solito cast che non vi sto a ripetere (ma cantano ovviamente tutti bene o benissimo, e Pavarotti è un Duca eccellente anche come attitudine teatrale). Cassabile pure l'edizione Giulini, dove Giulini mi pare davvero l'unica attrattiva nella sua che, comunque, è una lettura già "tardo-giuliniana", e quindi affascinante, dettagliata ma per certi versi pesante. Sinopoli, al solito, ha una sua idea di Verdi "modernista", e il cast (che annovera l'ottimo Bruson) sembra non capire le sue intenzioni. E quindi opto per l'edizione di Solti, che complessivamente ha il pregio di restituirci una certa dose di verdianità grazie alla consumata esperienza nel settore del direttore, e che tra l'altro vanta una cast psicologicamente tutto centrato (Kraus e la Moffo straordinari nei loro rispettivi personaggi). Purtroppo Merrill è quel che si dice un Rigoletto di grana grossa, ed è un bel problema, perchè il personaggio viene fuori sì ma in qualche modo "semplificato". Per ascoltare un Rigoletto (personaggio) che unisca canto sul fiato, attenzione alla parola scenica ed emozione rivolgersi alla negletta edizione di Sanzogno con MacNeil, o se siete campanilisti mettetevi pure a caccia del Rigoletto misconosciutissimo (ma bellissimo per dignità e umanità) di Bruscantini. L'edizione perfetta, come al solito, non c'è, anche se so già che il maestro Pinkerton saprà aggiungere tanti altri riferimenti a me ignoti.

Premesso che le note riassuntive, i "voli d'angelo" di Maja sulla discografia di questa o di quell'opera, così "dialettiche" e brillanti, così a fuoco nel cogliere in poche battute il senso delle sue franche valutazioni, sono, nel loro genere, riassuntivo, catalogativo e divulgativo, dei veri e propri gioielli ( "Bravo Maja!" n.d.r.),vorrei segnalare un live romano del '66 con Giulini direttore e la coppia (allor giovane) Scotto-Pavarotti.

In particolare il tenore, allora al quinto anno di carriera, è in forma vocale stratosferica:

 

 

 

 

 

 

 

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7 minuti fa, Pinkerton dice:

Premesso che le note riassuntive, i "voli d'angelo" di Maja sulla discografia di questa o di quell'opera, così "dialettiche" e brillanti, così a fuoco nel cogliere in poche battute il senso delle sue valutazioni, sono, nel loro genere, riassuntivo, catalogativo e divulgativo, dei veri e propri gioielli ( "Bravo Maja!" n.d.r.),vorrei segnalare un live romano del '66 con Giulini direttore e la coppia (allor giovane) Scotto-Pavarotti.

In particolare il tenore, allora al quinto anno di carriera, è in forma vocale stratosferica:

 

https://www.youtube.com/watch?v=Fci3dIXrH50

 

 

grazie Pink! troppa grazia come al solito :D

I ruoli in cui Pavarotti ha espresso, oltre alla sua vocalità, anche appieno la sua personalità sono pochi, ma il Duca è uno di questi, anzi sta proprio ai primi posti! Un personaggio che un sacco di tenori di lusso hanno cannato (Del Monaco, il mio amato Tucker, e sì, per me anche Bergonzi, che canta bene ma è troppo distante dalla sensibilità del personaggio per essere credibile fino in fondo). Pavarotti era la giusta mediazione tra la sottile cattiveria di Kraus e la piacioneria spaccona di Di Stefano, con le qualità vocali giuste giuste per questo ruolo. E bravo Big Luciano!

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Il Trovatore, una delle mie opere preferite, una delle opere più complesse di questa prima fase verdiana. Essendo tutta giocata sul "meta-teatro" (ovvero l'azione che di fatto non procede ma si porta in avanti attraverso un susseguirsi di narrazioni) è facilissimo banalizzarla, ragion per cui storicamente la si è sempre definita la più passatista tra le tre della famosa trilogia. A Karajan (che più che alla psicologia era interessato all'aspetto evocativo del teatro) piaceva molto per questo motivo, aveva la possibilità di creare delle dimensioni differenti a seconda degli eventi narrati. Arriverà alla quadra solo nella sua ultima registrazione in studio, con un Franco Bonisolli francamente evitabile. Incisione riservata ai Karajan-fan, perchè questa verdianità sontuosa e "notturna" (come è stata definita), è tutt'altro che filologica e non risolve affatto (con interpreti non sempre adeguati) il gioco sottile di quest'opera. Da ascoltare anche la prima registrazione in studio del maestrissimo, solo per apprezzare la maturazione del personaggio che offre Maria Callas.

Il personaggio centrale di quest'opera, anche a detta di Verdi, è Azucena. Le mie Azucena di riferimento sono due, la Horne e la Simionato. Le due hanno in comune, oltre al fatto di saper cantare, un approccio quasi introverso al personaggio: il terrore in bocca a queste signore lo si ascolta serpeggiare sotto cute, come se mantenessero una dignità materna che le varie Cossotto, Obratzova e compagnia urlante riducevano a brandelli in nome di una teatralità scoperta da film dell'orrore. La Horne è nel solito cast della solita incisione Bonynge, che funziona meglio del suo Rigoletto in virtù della diversa natura dell'opera, ma che nel complesso (nonostante Pavarotti e Sutherland vocalmente siderali), si riduce a una sequenza un po' monotona di tableuax. Della Simionato segnalerei un live scaligero con Gavazzeni che vi dà la possibilità di apprezzare anche il Manrico di Carlo Bergonzi, al contrario del suo Duca quì molto più persuasivo (il resto del cast presenta un solido Cappuccilli, alle prese con un ruolo sufficientemente "piatto" per le sue scarse doti di scavo psicologico, e una onesta Tucci). Tornando ai direttori, è un'opera che non vanta molte bacchette prestigiose. Io sono affezionato ad un live di Shippers con Tucker (per me una garanzia in questi ruoli verdiani eroico-amorosi) e una Caballè in stato di grazia (1969). Tralascerei altre incisioni in studio, purtroppo tutte poco centrate vuoi per un motivo vuoi per un altro (Metha, Giulini ecc.). Insomma, è paradossale, ma l'opera più "facile" della trilogia popolare è quella che è più difficile da far quadrare, se volete un po' capirla dovete crearvi il vostro puzzle nella testa, pescando le cose migliori qui e là dalle diverse registrazioni.

Per i video ho già segnalato l'edizione Minkowski (quantomeno originale senza essere stramba), e - aggiungo - questo documento storico riservato ai nostalgici:

 

37292.jpg

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Un Trovatore che merita di essere ascoltato, Maja, è quello salisburghese del '62 , Karajan direttore, con Price, Corelli, Bastianini che si distingue per 

il generoso apporto vocale dei tre protagonisti;

 

 

 

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11 ore fa, Pinkerton dice:

Un Trovatore che merita di essere ascoltato, Maja, è quello salisburghese del '62 , Karajan direttore, con Price, Corelli, Bastianini che si distingue per 

il generoso apporto vocale dei tre protagonisti;

 

 

 

L'ho omesso volutamente pink, proprio in virtù del fatto che, prestazioni vocali a parte, non lo trovo caratterizzato in nessun senso. 

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On 11/12/2015, 15:06:11, Majakovskij dice:

 

 e - aggiungo - questo documento storico riservato ai nostalgici:

 

37292.jpg

Dei protagonisti di questo video , Maja, ai nostri occhi smaliziati, dal punto di vista attoriale, si salva il solo Bastianini che, se non altro, ha una recitazione abbastanza composta. L'avrebbe anche la Gencer se il costumista RAI non l'avesse vestita da Fata Turchina.

Del Monaco e  la Barbieri invece, malgrado la generosa vocalità, eccedono vistosamente abbandonandosi senza remore a una recitazione plateale e sopra le righe, atteggiatissima e contratta, tutta smorfie e strabuzzamenti.

Qui, nel loro primo duetto, danno il meglio ( o il peggio) in questo senso ( nondimeno sul finale Del Monaco si riabilita e, a 9:16, il Si bemolle acuto di "Orror!" , intenso e tragico, resta nella memoria):

 

 

 

 

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Da buon melomane a questo punto non posso esentarmi dal postare quello che forse è il piiù entusiasmante live della "Pira".

E' Franco Corelli , nel '61, al Regio di Parma:

 

 

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1 ora fa, Pinkerton dice:

Da buon melomane a questo punto non posso esentarmi dal postare quello che forse è il piiù entusiasmante live della "Pira".

E' Franco Corelli , nel '61, al Regio di Parma:

 

 

Manrico non era forse, ma è un mio punto di vista, il ruolo che si attagliava meglio a Corelli (il piglio con cui affronta questa pira poi è anche un po' rocambolesco), però quando si trattava di sfoderare gli attributi lui era forse il più grande, se non altro nel rapporto timbro-volume-facilità d'emissione degli acuti. Alle volte mi è difficile immaginare da dove originasse la sua proverbiale insicurezza sul palco. Insomma, nessuno tocchi il do della pira, almeno quando i do sono di questa portata! :D

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Attendo "con ansia" la scelta di Traviata, un'opera che amo molto, ma di cui (forse per questo) ho difficoltà a trovare un'edizione che mi soddisfi appieno.

Per Il Trovatore la mia edizione preferita attualmente è quella tutta italiana di Serafin: direzione energica e scattante e ottimi cantanti tra i quali spicca, neanche a dirlo, Carlo Bergonzi. Bella anche quella di Mehta, rovinata da una registazione penosa piena di suoni distorti. Trovo insopportabile invece quella di Bonynge, e troppo precaria nel suono (per i miei gusti) quella di Karajan a Salisburgo.

Di Rigoletto per ora ho solo quella di Bonynge e non sento la necessità di approfondirne altre.

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