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Sarei curioso di sentire se mad taglierebbe quaqualche decennio di vita a Carter... 104 per un musicista mi sembra un record

sostanzialmente sì, negli ultimi trent'anni di vita non ha creato niente di particolarmente "nuovo". Ha approfondito solo il suo stile formatosi negli anni cinquanta-sessanta, ma non c'è stata una vera e propria evoluzione o superamento di specifiche idee. Avrei dato altri vent'anni di vita a Maderna, che come autore è decisamente più affascinante.

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A proposito, quali sono i morti "giovani" del '900 (oltre ai citati)?? certo che non ci sono più i Pergolesi di una volta, una botta e via...

I primi che mi vengono in mente sono Jehan Alain, Fausto Romitelli, Claude Vivier, Jean Barraqué, Mario Pilati, Mikolaius Ciurlionis (novecentista per pochi anni). Fra questi, almeno Alain e Vivier erano dei grandissimi la cui morte precoce è stata una perdita molto grave per la storia della musica.

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bel post, mi ha fatto sorridere, hai una fantasia e un intuito notevole ! :D

grazie Ludwig... spero che ti abbia fatto sorridere per la forma e non per il contenuto :D

I primi che mi vengono in mente sono Jehan Alain, Fausto Romitelli, Claude Vivier, Jean Barraqué, Mario Pilati, Mikolaius Ciurlionis (novecentista per pochi anni). Fra questi, almeno Alain e Vivier erano dei grandissimi la cui morte precoce è stata una perdita molto grave per la storia della musica.

L'Alain è il fratello della famosa organista giusto? lo conosco di nome... Romitelli e Pilati li conosco e li ho ascoltati, non so chi sia Vivier, mea culpa!

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grazie Ludwig... spero che ti abbia fatto sorridere per la forma e non per il contenuto :D

L'Alain è il fratello della famosa organista giusto? lo conosco di nome... Romitelli e Pilati li conosco e li ho ascoltati, non so chi sia Vivier, mea culpa!

Claude Vivier era un compositore canadese di lingua francese, forse il più grande mai vissuto in quel paese, scomparso precocemente ad appena 35 anni. Ha lasciato un corpus di opere piuttosto interessante che è stato valutato bene solo dopo la sua morte. Anzi, è diventato noto proprio negli ultimissimi anni di attività. Altro autore con una personalità tutta in divenire, che forse ci avrebbe riservato qualche sorpresa con qualche anno di vita in più.

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grazie Ludwig... spero che ti abbia fatto sorridere per la forma e non per il contenuto :D

L'Alain è il fratello della famosa organista giusto? lo conosco di nome... Romitelli e Pilati li conosco e li ho ascoltati, non so chi sia Vivier, mea culpa!

Si Jehan era il fratello maggiore di Marie-Claire, volata anch'ella nelle celesti Cantorie pochi anni fa. Jehan fu ucciso nel 1941 sul fronte franco-tedesco (era sotto le armi), durante la blitzkrieg condotta dai nazisti con esito a dir poco trionfale.

Lo stile di Jehan era già maturo sin dalle sue primissime composizioni adolescenziali; nei pochi anni che visse il suo stile si mostrò piuttosto granitico e immutabile, come se avesse già raggiunto il suo pieno apice. La sorella non si è mai sbilanciata su ipotesi di possibili evoluzioni della musica del fratello ma secondo me non l'ha mai compreso appieno (l'integrale di Jehan suonata da Marie-Claire non è tra le migliori che ci siano...). :pardon:

Comunque, una ventina d'anni in più Jehan li avrebbe meritati tutti anche perché ai fini della guerra il suo sacrificio fu praticamente inutile (come quello di decine di migliaia di altri soldati francesi, travolti da un tipo di guerra che i loro superiori non comprendevano; l'unico che l'aveva compresa era il generale de Gaulle, non a caso, ma questa è un'altra storia...).

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Beh certo lo era meno di quanto poi non lo hanno conciato i suoi amici direttori tedeschi!!

Ora, tirarti fuori l'Ottava come prova di una involuzione verso il delirio mi pare facile e un po' scorretto...

Mi ricordo di un famoso documentario in cui Bernstein commentava il finale (straziante e oggettivamente molto bello) della IX come un'aggrapparsi alla vita, lui giustificava le sezioni "zen" come una sorta di sereno abbandono e quelle concitate come il disperato tentativo di un malato di non arrendersi alla morte. E' una lettura certo plausibile e affascinante. Io però la vedo in senso estetico, la musica di Mahler si aggrappa ormai disperatamente alla sua componente romantica, e ogni volta che il "minimalismo" (passami il termine improprio) modernista si insinua il romanticismo contrattacca più ferocemente. Se è vero, Mahler non capiva Schoenberg (poi quale Schoenberg? quello che ancora a mala pena flirtava con l'atonalità) prima per una ragione culturale che musicale. Schoenberg era un uomo del '900 (con moltissimi retaggi krukki, che gli costarono un sacco di critiche da Pierino e i suoi amici), Mahler era un uomo dell'800 ormai sfaldato, non più granitico, che aveva aperto le crepe lasciandosi infiltrare dalla modernità, una modernità affascinante ma spaventosa, forse incomprensibile, ingestibile, in qualche modo osteggiata. Io almeno oggi la vedo così, poi chissà :D

Beh beh beh... Non mi vorrai dire che il Mahler di Bruno Walter è più trombone di quello del Bernstein anni '80 per cui tutti sbavano :spiteful:?

Frecciata pro-tedeschi a parte, non sono d'accordo con la parte in grassetto. Sembra che parli di un compositore con scarsa personalità che si fa influenzare da correnti esterne troppo moderne per lui, che non riesce a controllare bene, mentre secondo me è proprio Mahler che apre molte nuove vie al '900.

Per quanto riguarda il suo rapporto con Schönberg, sicuramente aveva ascoltato (e mi pare anche diretto) la sinfonia da camera n.°1.

Per tornare in tema, un compositore a cui avrei dato più anni è Schubert, mi associo a Ludwig e gli altri. A Beethoven anche avrei dato altri anni, anche se lì c'è molta più imprevedibilità, ma ho fiducia nel suo genio. A Mozart non sarebbe convenuto campare di più perchè il 50% della sua popolarita è dovuta alla morte precoce e "misteriosa" (l'altro 50% alla precocità) :spiteful: (il che non vuol dire che non sia stato un genio, ma non avrebbe avuto cioccolatini e tante altre cose con la sua faccia stampata sopra :lol:). A Bruckner avrei fatto finire la nona, a Wagner avrei fatto scrivere un'altra opera e anche Weber con 10 anni in più avrebbe potuto andare avanti nei suoi esperimenti di opera continua (dopo l'Euryanthe).

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Beh beh beh... Non mi vorrai dire che il Mahler di Bruno Walter è più trombone di quello del Bernstein anni '80 per cui tutti sbavano :spiteful:?

Frecciata pro-tedeschi a parte, non sono d'accordo con la parte in grassetto. Sembra che parli di un compositore con scarsa personalità che si fa influenzare da correnti esterne troppo moderne per lui, che non riesce a controllare bene, mentre secondo me è proprio Mahler che apre molte nuove vie al '900.

Per quanto riguarda il suo rapporto con Schönberg, sicuramente aveva ascoltato (e mi pare anche diretto) la sinfonia da camera n.°1.

Beh se è per questo il nostro amico Mahler prima di morire stava studiando e voleva dirigere in europa la III sinfonia di Ives! :D

E lo premetto per arrivare ad un altro punto.

Premessa: non intendevo dire che Mahler si è lasciato passivamente influenzare da ciò che lo circondava, così come se avesse inglobato casualmente elementi nella sua musica, è ovvio che in lui è nata l'esigenza di rendere la sinfonia "un mondo" (per usare un'espressione trita) anche per rivitalizzare una forma che alla fine dell'800 era ormai consunta e poco funzionale alla contemporaneità; un mondo in cui convivono riminiscenze popolari, musica da camera, opera, Mozart e Fra Martino campanaro... è ovvio che lui è stato l'artefice, ma è partito dal sinfonismo tardoromantico, dalla crisi del sinfonismo tardoromantico, e in qualche modo l'ha sfruttata. Ecco perchè "le crepe". Io la vedo così, Mahler (al contrario di Ives, con cui aveva peraltro molte cose in comune, più di quanto i tedescofili non vogliano ammettere), era fondamentalmente un'esistenzialista tragico, profondamente romantico (mentre Ives era trascendentalista, in pratica un ottimista utopista), gli elementi di modernità - siano essi più vicini al '900 colto che alla musica popolare - in Mahler lottano costantemente con la sua natura, mentre in Ives l'atmosfera tardoromantica è solo "un ambiente", il teatro delle sue sperimentazioni e dei suoi ricordi, un catalizzatore di intensità. Se la sostanza quindi è diversa, i mezzi appaiono molto simili (parlo del sicretismo stilistico con la musica popolare), così come alcune tematiche (ad esempio il ricordo, la fanciullezza ecc).

E qui arriviamo agli interpreti.

Nessuno si sognerebbe mai di dire che Bernstein è l'interprete ideale di Brahms (anzi vederlo sul podio viennese dirigere bolsamente quella musica è abbastanza triste), ma lo stesso Bernstein è considerato l'interprete ideale mahleriano da molti, moltissimi, pubblico e critica. perchè? forse perchè coglie quello che tedeschi (e tedescofili) non vogliono vedere nella musica mahleriana, il lato corrotto, quello bastardo (nel senso di ibrido), insomma il cortocircuito tra i due mondi che rende così affascinante la sua musica. Non solo lo coglie, lo enfatizza, e te lo sbatte in faccia in maniera quasi indecorosa. E ci riesce per semplice empatia con la sua personalità (basti solo pensare che la sua musica - di Bernstein - è la rappresentazione di una perenne indecisione fra modernismo, cultura popolare e cultura romantica, a prescindere da come si giudichino gli esiti). Con Bernstein Ives e Mahler non sono mai stati così vicini. I risultati migliori li raggiunge secondo me proprio nella 5 e nella 9, dove la lotta tra "modernismo" e "romanticismo" è più tormentata e fondamentalmente irrisolta. La sua 3 - una sinfonia più palesemente radicata nella tradizione - è un polpettone, mentre la sua 7 - il pezzo più estatico e tagliente di Mahler - funziona solo a momenti. Voglio ricordare un intervento di Pacific che, un po' a sopresa per alcuni, tirava fuori Ozawa come direttore ideale per la 7. La 7 è la sinfonia di Mahler che più spinge verso la modernità, e Ozawa evidentemente ne sottolinea quest'aspetto. Il tedescofilo percepirà questo come un tradimento delle radici, ma a volerla vedere al contrario si può dire che i direttori tedeschi tradiscono gli elementi di contaminazione della musica mahleriana, tendando costantemente una disperata "normalizzazione" che renda quella musica potabile per la loro estetica e quella del loro pubblico. Si prenda Karajan. In Karajan anche il brano più modernista si tinge di una riminiscenza di decadenza tardoromantica. La 5 di Karajan non convince neanche il fan più accanito, per quanto possa commuovere l'adagietto, degli altri movimenti il nostro sembra proprio non capirne il senso. Ma la 6 (guarda caso) funziona. La 9 di Karajan divide. Perchè? Perchè se Bernstein, dopo tanto esagerato struggimento, sembra non allentare la tensione se non alla fine, lasciando in pratica una "Unanswered question" su quale delle due forze vinca sul serio, Karajan si abbandona decisamente al tardoromanticismo più arrendevole e appassionato, sembra dirci "bene, Mahler - dopo tutto quel popo' di roba che ha scritto - tutto sommato muore musicista romantico". Per alcuni è così che deve andare (tutto sommato è un finale "rassicurante"), per altri no.

Il discorso quindi mi pare più complesso di chi stacca il tempo più lento o di chi fa il fraseggio più piagnone.

Fai caso ad un'altra cosa, nessuno dei direttori storici (tedeschi e non) si è arrischiato a dirigere tutte le sinfonie, ognuno si è scelto il suo cavallo di battaglia: Klemperer ha fatto della II la sua solita (superba) cattedrale, Walter ha realizzato col suo consueto garbo un po' ruffiano la IX "da lacrimuccia" come solo lui sapeva fare, Barbirolli ha scatenato le passioni della VI mentre Szell ha ricreato l'incanto neoclassico-fanciullesco della IV, e così via. Tutti si son persi per strada qualcosa, o meglio hanno volutamente lasciato per strada qualcosa, direi proprio che l'hanno occultata; e molti non a caso, saggiamente, hanno evitato le sinfonie 1. 5 e 7 (o le hanno cannate), perchè in quei casi nascondere sotto il tappeto l'aspetto "americano" (e quindi così peccaminosamente antitedesco di Mahler) era decisamente più difficile.

Prendi la 1 ad esempio, per me un capolavoro di equilibrio e modernità, non a caso è entrata con successo nel repertorio di direttori che con Mahler, così come lo abbiamo in testa, non hanno nulla a che spartire per diversi motivi (da Markevitch a Solti a Muti fino al recente Fischer). Evidentemente la trombonaggine non aveva ancora preso il sopravvento nel giovane Gustavo! :D

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C'è molto a dire e col cellulare mi stanco a scrivere cose lunghe su due piedi.

Mi permetto però di dirti che mi sembri trooooppo fissato con questa storia dei tedeschi, direi quasi in maniera preoccupante :D.

E comunque il Bernstein anni '80 generalmente non mi piace (né in Mahler né nel resto) proprio perché a me sembra si europeizzi, perdendo quell'entusiasmo e quella sensazione di scoperta un po' ingenua, quasi fanciullesca, che personalmente associo agli americani.

P.S.: Di mahleriani storici che hanno diretto e registrato la prima ti cito al volo: Walter, Scherchen, Barbirolli, Mitropoulos, Horenstein. La tua teoria fa già acqua :D.

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C'è molto a dire e col cellulare mi stanco a scrivere cose lunghe su due piedi.

Mi permetto però di dirti che mi sembri trooooppo fissato con questa storia dei tedeschi, direi quasi in maniera preoccupante :D.

E comunque il Bernstein anni '80 generalmente non mi piace (né in Mahler né nel resto) proprio perché a me sembra si europeizzi, perdendo quell'entusiasmo e quella sensazione di scoperta un po' ingenua, quasi fanciullesca, che personalmente associo agli americani.

P.S.: Di mahleriani storici che hanno diretto e registrato la prima ti cito al volo: Walter, Scherchen, Barbirolli, Mitropoulos, Horenstein. La tua teoria fa già acqua :D.

ah io sarei fissato coi tedeschi?!?! beh burpone detto da te permettimi.... :sarcastic:

io ascolto molti direttori di area germanica, direttori storici in generale, solo non "i vostri" :D e poi cercavo di fare un discorso più articolato con esempi concreti, non mi pare che sia stato pretenzioso. Avrai tempo di rispondermi quando sarai al pc :)

PS: io ho detto che la 1 è entrata con successo nel repertorio dei NON mahleriani specialisti (che è un dato), e che i mahleriani doc l'hanno evitata oppure cannata (il che vuol dire che quando l'hanno affrontata non hanno raggiunto un risultato memorabile, che sia rimasto nella storia). Non mi pare che sia famosa la prima di Walter se non tra gli appassionati di archeologia teutonica forse, non so, mentre la sua 9 è abbastanza entrata nel mito (a torto o a ragione che sia, raccolgo solo un altro dato), stessa cosa si può dire della 7 di Klemperer, molto meno riuscita (e famosa) della sua 2.... il Mahler di Horenstein è pessimo e scalcinatissimo, è proprio mal diretto, gli strumenti non vanno insieme! (da quel che ho ascoltato è un direttore che andava a corrente alternata, e comunque più portato verso Brahms-Bruckner), per me non va preso in considerazione come qualcosa di "serio", Scherchen era modernista (pur tedesco ai krukki piace pochissimo), ed è più vicino ai direttori che ho citato io che non ai tardoromantici (uno dei pochi ad aver diretto quasi tutte le sinfonie), Mitropoulos ancora di più, lui è dio e fa quello che vuole (altro che Furt), ed è comunque un altro direttore "modernista" (per giunta americano d'adozione), uno avanti 30 anni. Non mi pare che le mie osservazioni ("teoria" sa di complotto) siano proprio campate in aria. Cerco di farmi delle domande e di dare delle risposte. Ad esempio ti sei mai chiesto perchè il tuo amico Furt andasse così poco d'accordo con Mahler? :D

Più che fissarci su questa postilla, dovremmo chiederci cosa significa in generale la musica di Mahler, e perchè - pur tedesco - è risultato così problematico da decifrare a tanti direttori storici, specie dell'area germanica o comunque di stampo romantico e/o monumentale (e questa è una conseguenza del discorso Mahler-Ives che andrebbe un po' approfondito) e come mai siano stati proprio direttori estranei ad una certa estetica (Bernstein in primis, ma ci puoi aggiungere pure Mitropoulos se ti piace) ad averlo definitivamente consacrato al successo. Ma ripeto, prima dobbiamo chiederci chi è Mahler, un prodotto della cultura tardoromantica tedesca (l'evoluzione di Bruckner per dirne una) o qualcosa di più inafferrabile e contraddittorio?! Io la mia risposta l'ho data. Magari ne esistono altre, ci sta.

Che il Bernstein tardo si sia imbolsito è innegabile, è una cosa che gli rimproverano anche i fan! però alcune sue interpretazioni tarde funzionano meglio, bisogna solo non avere pregiudizi e saper ascoltare... è lo stesso identico discorso che possiamo fare per Karajan, di cui se ci pensi si dice la stessa cosa (non sempre vera, dato che ci sono dischi di Karajan anni 80 che sono molto belli). Penso fosse l'inevitabile destino dei grandi direttori di quella generazione. I direttori della generazione successiva si sono "salvati" perchè hanno rimesso di più in gioco i loro dogmi sulla direzione, evitando di enfatizzarne le caratteristiche con l'avanzare dell'età.

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Sei fissato ma in negativo :D. Io veramente fissato lo sono solo con Furt, sono messo "meno peggio" :D.

Limitando il discorso alle esecuzioni della prima, Walter per me ha lasciato una magnifica registrazione dal vivo del '39 con la NYP (o l'NBC? Non ricordo bene), per me resta la migliore esecuzione ascoltata. Che i grandi mahleriani abbiano toppata mi suona nuova insomma.

Il problema di Mahler è che dopo Beethoven è stato l'unico sinfonista a scrivere un certo numero di sinfonie bene o male tutte importanti e con molte differenze tra loro (Bruckner stilisticamente è molto più coerente, Schubert è importante essenzialmente per le ultime due, Brahms si è dedicato alle sinfonie solo quando era sicurissimo di ciò che voleva fare e infatti son solo 4, ecc.), quindi non ci vedo niente di strano nel fatto che anche i grandi mahleriani fossero più lontani da questa o quella sinfonia. Considera anche che Mahler è morto nell'11, quindi che un direttore dirigesse tutte le sinfonie di un quasi contemporaneo non era scontato (nel '900 Beethoven era abbondantemente nel repertorio di tutti perché ormai era passato un secolo, ma non penso che negli anni '40 dell'800 tutti i direttori eseguissero le integrali).

Per me Mahler è stato "semplicemente" l'ultimo grande sinfonista tardo romantico tedesco che ha modificato a modo suo la struttura della sinfonia mettendoci dentro elementi estranei per ragioni espressive. Ha funzionato perché aveva un gran cervello e ne è venuta fuori una signora musica che ha influenzato in maniera pesante la generazione successiva di compositori austriaci. Non ci vedo problemi particolari.

Alla fine Bruckner usava i ländler, lui le marcette militari. Il concetto mi sembra simile, cambia il modo di esprimersi ed è questo che secondo me lo rende problematico. Si possono esaltare certi aspetti a discapito di altri, cosa poi comune per tutti i grandi compositori.

Il confronto con Ives non posso farlo perché non lo conosco granché.

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Sei fissato ma in negativo :D. Io veramente fissato lo sono solo con Furt, sono messo "meno peggio" :D.

Limitando il discorso alle esecuzioni della prima, Walter per me ha lasciato una magnifica registrazione dal vivo del '39 con la NYP (o l'NBC? Non ricordo bene), per me resta la migliore esecuzione ascoltata. Che i grandi mahleriani abbiano toppata mi suona nuova insomma.

Per me Walter non solo non era un grande mahleriano, forse non era manco un grande! :D

partiamo da punti di vista diversi... tanto per cambiare.

Non sono fissato in negativo, a me pare che tu ascolti quasi solo musica tedesca e prediligi interpreti tedeschi storici di una certa scuola. Ci sta eh, ma non dire agli altri che sono fissati! :D Io ascolto interpreti storici e moderni, tedeschi e non, mi concederai delle critiche su 4 o 5 direttori! sono sicuro che tu criticheresti molti più interpreti di me.

Di recente ho goduto molto ascoltando questo (classe 1880)... è tedesco pure lui no? o no?! :D

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siamo palesemente o.t., ci scusino dalla regia.

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10-20anni in più a tchaikovsky. Troppo troppo geniale

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Parlando di interpreti 40 anni in più al povero egorov, autore dello Schumann più bello che abbia mai sentito. Pure il povero Sinopoli qualche anno in più

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Non so io ho l'idea che una vita quando finisce è compiuta, mi sta bene così, ma è ovvio che ai morti troppo giovani avrei dato più anni. Diciamo quindi Mendelssohn, Mozart (soprattutto per le opere) anche Bizet per vedere cosa avrebbe combinato dopo Carmen... ah, di sicuro Scriabin, anche se lì è veramente arduo immaginare un'evoluzione dopo la Decima sonata o Vers la flamme... e di sicuro qualcuno ne dimentico. Poi vabbè a Bach avrei dato mille anni da vivere anzi, mille volte mille se fossi il Padreterno.


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Telemann è campato 86 anni? Un record per l'epoca. I santi in paradiso li aveva tutti lui

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A proposito di Paradisi, Domenico invece ha fatto 84..Sarebbe come se oggigiorno qualcuno arrivasse a 130 (?) :ph34r_anim: Traguardo per adesso raggiunto credo solo dalle tartarughe giganti e dalle carpe koi (parenti meno note delle diem)

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Secondo me non è del tutto vero che una volta si campava di meno... c'era chi moriva a 70 anni o oltre gli 80...

Semplicemente "morire giovani" era una cosa normale che non destava particolari drammi e disperazioni. Non c'erano tutti i medicinali e tutte le cure che ci sono oggi. Chi si ammalava, moriva. Chi non si ammalava, campava.

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Dopo essermi rammaricato per Nikolaus Bruhns, organista e compositore morto a 32 anni nel 1697, mi associo a tutti quelli che si sono rammaricati per Giovan Battista Pergolesi, volato nelle celesti cantorie davvero troppo presto a soli 26 anni... :(

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Dopo essermi rammaricato per Nikolaus Bruhns, organista e compositore morto a 32 anni nel 1697, mi associo a tutti quelli che si sono rammaricati per Giovan Battista Pergolesi, volato nelle celesti cantorie davvero troppo presto a soli 26 anni... :(

Mi associo anch'io... Pergolesi era un genio, chissà quanta altra prodigiosa musica avrebbe prodotto!

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Il povero Chopin l'avete detto?

Ci sono stati pareri discordanti in merito... alcuni più che altro con l'intenzione di farmi perdere le staffe. :mellow:

Mi ero però dimenticata di rispondere a Maja:

allora Chopin lo lasciamo così, alla fine della vita stava vivendo un periodo di stanca compositiva, ma probabilmente ciò era dovuto a questioni personali. Oggettivamente le ultime composizioni di ogni serie (l'ultima sonata, l'ultima ballata, l'ultimo scherzo, gli studi op 25) sono spesso superiori alle più celebrate prime composizioni, forse poteva crescere ancora, a patto di rimanere con la Sand :D

A me le opere giovanili piacciono. Non so fino a che punto l'idillio con la Sand abbia giovato alla sua attività compositiva in meglio o in peggio. Se si fossero poi sposati e la Sand avesse calmato i suoi bollenti spiriti, chissà... XD altrimenti posso solo immaginare cos'altro gli avrebbe fatto passare.

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Ci sono stati pareri discordanti in merito... alcuni più che altro con l'intenzione di farmi perdere le staffe. :mellow:

Mi ero però dimenticata di rispondere a Maja:

A me le opere giovanili piacciono. Non so fino a che punto l'idillio con la Sand abbia giovato alla sua attività compositiva in meglio o in peggio. Se si fossero poi sposati e la Sand avesse calmato i suoi bollenti spiriti, chissà... XD altrimenti posso solo immaginare cos'altro gli avrebbe fatto passare.

Flaux a te piacerà tutto di Chopin! :D ma non parlavo di bellezza o bruttezza (dal mio punto di vista si può parlare uno Chopin "leggero", a volte melenso, ma mai compositivamente spregievole). Non ho mai fatto mistero di essere chopiniano :D

Quanto alla Sand, mi riferivo alla depressione che seguì alla rottura con la stessa, che mi sembra (vado a memoria) sia coincisa con un bel rallentamento dell'attività compositiva (probabilmente anche la salute precaria ha influito, non so, non sono forte con le biografie). Difficile a quel punto dire se Chopin fosse all'inizio di una fase involutiva quando è morto, o comunque calante, o se semplicemente è stato "bloccato" dagli eventi. Sicuramente composizioni come l'ultimo scherzo o l'ultima ballata (o l'ultima sonata) dimostrano uno sviluppo del suo linguaggio consistente rispetto alle prime composizioni dello stesso genere, ma sinceramente è altrettanto difficile immaginare con gli elementi che abbiamo di quanto ancora potesse spostarsi la sua ricerca.

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Flaux a te piacerà tutto di Chopin! :D ma non parlavo di bellezza o bruttezza (dal mio punto di vista si può parlare uno Chopin "leggero", a volte melenso, ma mai compositivamente spregievole). Non ho mai fatto mistero di essere chopiniano :D

Quanto alla Sand, mi riferivo alla depressione che seguì alla rottura con la stessa, che mi sembra (vado a memoria) sia coincisa con un bel rallentamento dell'attività compositiva (probabilmente anche la salute precaria ha influito, non so, non sono forte con le biografie). Difficile a quel punto dire se Chopin fosse all'inizio di una fase involutiva quando è morto, o comunque calante, o se semplicemente è stato "bloccato" dagli eventi. Sicuramente composizioni come l'ultimo scherzo o l'ultima ballata (o l'ultima sonata) dimostrano uno sviluppo del suo linguaggio consistente rispetto alle prime composizioni dello stesso genere, ma sinceramente è altrettanto difficile immaginare con gli elementi che abbiamo di quanto ancora potesse spostarsi la sua ricerca.

Io non sono d'accordo che la terza sonata sia migliore della seconda. Che l'ultimo scherzo sia migliore del primo o che la quarta ballata sia migliore della prima. Ma diamo i numeri???

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Quanto alla Sand, mi riferivo alla depressione che seguì alla rottura con la stessa, che mi sembra (vado a memoria) sia coincisa con un bel rallentamento dell'attività compositiva (probabilmente anche la salute precaria ha influito, non so, non sono forte con le biografie). Difficile a quel punto dire se Chopin fosse all'inizio di una fase involutiva quando è morto, o comunque calante, o se semplicemente è stato "bloccato" dagli eventi. Sicuramente composizioni come l'ultimo scherzo o l'ultima ballata (o l'ultima sonata) dimostrano uno sviluppo del suo linguaggio consistente rispetto alle prime composizioni dello stesso genere, ma sinceramente è altrettanto difficile immaginare con gli elementi che abbiamo di quanto ancora potesse spostarsi la sua ricerca.

Ehehe... ma no, avevo capito il discorso. Diciamo che la rottura lo scosse, in particolare una lettera e una situazione alquanto complicata di Solange, ma in realtà non si trattò nemmeno di rottura poiché la Sand spesso si sentì più madre che amante. Sballottolato a destra e a manca dalle sue nuove accanite fan, venne meno anche quella tranquillità della quale aveva tanto bisogno per comporre... ma ci ha lasciato anche abbozzi e partiture scomparse, divise tra gli amici alla sua morte. Purtroppo ci mancano molti documenti per far ulteriori congetture, solo che quel "a patto di rimanere con la Sand" mi aveva fatto davvero ridere di gusto. XD

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