Vai al contenuto
gatto_giuliano

Bartok string quartets

Recommended Posts

Salve a tutti sono nuovo, ne approfitto per presentarmi. Non sono un grande esperto di musica classica , lo sono molto più di musica rock. Ad ogni modo mi piace moltissimo, ma ho sempre avuto paura di addentrarmi troppo in la in un mondo così vasto. Una delle mie opere preferite sono i quartetti d'arco di Bartok e in particolare il 3 e il 5.


Volevo sapere da voi qual era la vostra interpretazione preferita.


Io onestamente non adoro troppo quella dell'emerson quartet che trovo un po' troppo morbida. Mi piacciono molto quella del Juilliard e del Takacs quartet che sono più aspre. Inoltre è impeccabile anche quella del Hungarian Quartet. Non conosco quelle del Tokyo, Keller, Allan Berg, Vegh quartet.


Vi ripeto vi parlo da completo ignorante, per questo mi interessava la vostra analisi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Prendi quella del Quartetto Ungherese e basta, è Musica che "sentono" come loro e li hanno pure eseguiti sotto la supervisione dell'autore: non c'è altra integrale da prendere.


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Copio e incollo da un paio di miei post dello scorso anno nel topic dedicato proprio a Bartok:


"Un discorso a parte andrebbe fatto per i sei quartetti, vera summa dell'arte bartokiana e della musica di tutti i tempi. Quelle degli Emerson e dei Keller sono fra le interpretazioni più importanti degli ultimi tempi. Si rifanno a due distinte prospettive: gli Emerson seguono la corrente (già aperta da altri quartetti) dello sdoganamento di Bartok dall'ambito nazionalistico, che privilegiava gli approcci magyar-oriented, un po' come lo stesso quartetto ha fatto - con esiti sensazionali - con i quartetti di Shostakovich. Un Bartok, quindi, erede della maggiore tradizione quartettistica - l'ultimo Beethoven, in specie, ma anche certo Brahms - proteso però inesorabilmente, e con le modalità taglienti tipiche degli Emerson, verso la modernità. I Keller sono ungheresi e si avverte che sentono la responsabilità di ciò; ma al tempo stesso i Keller sono interpreti assai rodati anche di musica contemporanea e forse più degli Emerson sottolineano la linea diretta che lega Bartok al secondo 900. Il limite della lettura dei Keller, secondo me, è una certa incostanza nel mantenere viva la tensione, che in diversi momenti si traduce in un eccesso di distacco e di freddezza. Ma ci sono diverse validissime alternative. Su una linea analoga a quella degli Emerson sono superlative (al solito) le letture dell'Alban Berg Quartett e degli Hagen, che forse anche preferisco per l'impronta in generale un po' più calda, con altrettanta resa tecnica ma senza esibizione smargiassa di virtuosismo (l'eccesso di autostima esibita è forse l'unico limite degli Emerson, che suonano sempre come se dicessero: guardate quanto siamo bravi). Gli antecedenti magiari dai Keller sono il quartetto Ungherese (DG) e i Vegh, due quartetti che non si pongono programmaticamente alcuna intenzione dimostrativa, circa i legami col passato o i ponti verso il futuro, ma lasciano parlare la musica con una passione travolgente e una capacità di suscitare emozioni profondissime. La loro immedesimazione con queste musiche è assoluta. Il quartetto Ungherese, in particolare, riesce a eseguire i sei quartetti come si trattasse di un'opera unitaria, quasi trattenendo il respiro in una concentrazione tesissima e viscerale. Le mie preferenze? ABQ e Ungherese".



"Il quartetto Ungherese che nel 1961 ha inciso i quartetti di Bartok per la DG era composto da Zoltan Szekely e Michael Kuttner, violini, Denes Koromzay, viola, Gabriel Magyar, violoncello. Il Vegh invece da Sandor Vegh e Sandor Zoldy, violini, Georges Janzer, viola e Paul Szabo, violoncello. In realtà Vegh fu tra i fondatori dell'Ungherese, che però abbandonò dopo pochi anni nei quali era stato primo e secondo violino. Già dal 1940 egli costituì il quartetto a suo nome. Szekely era amico personale di Bartok nonché dedicatario e primo esecutore del secondo concerto per violino".



P.S. Perché chiamare "Hungarian" un quartetto il cui nome è reso bene in italiano con "Ungherese" trattandosi semplicemente di un aggettivo? Capirei chiamarlo col suo nome in lingua originale (forse "Magyar Vonosnégyes"), ma utilizzare l'inglese in questo caso è come parlare dalla Bavarian Radio Symphony Orchestra per quella che è universalmente nota come Sinfonieorchester des Bayerischen Rundfunks o, in italiano, Orchestra sinfonica della radio bavarese. :happystrange:


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho l'Hagen che mi sembra molto valido. Del Keller ricordo che mi sembra smussare troppo gli spigoli. Gli altri non so, alla fine sono pezzi che ancora non conosco così bene, una sola registrazione basta e avanza (poi gli Hagen sono stati ripubblicati dalla Newton a 4 soldi).


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Copio e incollo da un paio di miei post dello scorso anno nel topic dedicato proprio a Bartok:

"Un discorso a parte andrebbe fatto per i sei quartetti, vera summa dell'arte bartokiana e della musica di tutti i tempi. Quelle degli Emerson e dei Keller sono fra le interpretazioni più importanti degli ultimi tempi. Si rifanno a due distinte prospettive: gli Emerson seguono la corrente (già aperta da altri quartetti) dello sdoganamento di Bartok dall'ambito nazionalistico, che privilegiava gli approcci magyar-oriented, un po' come lo stesso quartetto ha fatto - con esiti sensazionali - con i quartetti di Shostakovich. Un Bartok, quindi, erede della maggiore tradizione quartettistica - l'ultimo Beethoven, in specie, ma anche certo Brahms - proteso però inesorabilmente, e con le modalità taglienti tipiche degli Emerson, verso la modernità. I Keller sono ungheresi e si avverte che sentono la responsabilità di ciò; ma al tempo stesso i Keller sono interpreti assai rodati anche di musica contemporanea e forse più degli Emerson sottolineano la linea diretta che lega Bartok al secondo 900. Il limite della lettura dei Keller, secondo me, è una certa incostanza nel mantenere viva la tensione, che in diversi momenti si traduce in un eccesso di distacco e di freddezza. Ma ci sono diverse validissime alternative. Su una linea analoga a quella degli Emerson sono superlative (al solito) le letture dell'Alban Berg Quartett e degli Hagen, che forse anche preferisco per l'impronta in generale un po' più calda, con altrettanta resa tecnica ma senza esibizione smargiassa di virtuosismo (l'eccesso di autostima esibita è forse l'unico limite degli Emerson, che suonano sempre come se dicessero: guardate quanto siamo bravi). Gli antecedenti magiari dai Keller sono il quartetto Ungherese (DG) e i Vegh, due quartetti che non si pongono programmaticamente alcuna intenzione dimostrativa, circa i legami col passato o i ponti verso il futuro, ma lasciano parlare la musica con una passione travolgente e una capacità di suscitare emozioni profondissime. La loro immedesimazione con queste musiche è assoluta. Il quartetto Ungherese, in particolare, riesce a eseguire i sei quartetti come si trattasse di un'opera unitaria, quasi trattenendo il respiro in una concentrazione tesissima e viscerale. Le mie preferenze? ABQ e Ungherese".

"Il quartetto Ungherese che nel 1961 ha inciso i quartetti di Bartok per la DG era composto da Zoltan Szekely e Michael Kuttner, violini, Denes Koromzay, viola, Gabriel Magyar, violoncello. Il Vegh invece da Sandor Vegh e Sandor Zoldy, violini, Georges Janzer, viola e Paul Szabo, violoncello. In realtà Vegh fu tra i fondatori dell'Ungherese, che però abbandonò dopo pochi anni nei quali era stato primo e secondo violino. Già dal 1940 egli costituì il quartetto a suo nome. Szekely era amico personale di Bartok nonché dedicatario e primo esecutore del secondo concerto per violino".

P.S. Perché chiamare "Hungarian" un quartetto il cui nome è reso bene in italiano con "Ungherese" trattandosi semplicemente di un aggettivo? Capirei chiamarlo col suo nome in lingua originale (forse "Magyar Vonosnégyes"), ma utilizzare l'inglese in questo caso è come parlare dalla Bavarian Radio Symphony Orchestra per quella che è universalmente nota come Sinfonieorchester des Bayerischen Rundfunks o, in italiano, Orchestra sinfonica della radio bavarese. :happystrange:

grazie della delucidazione molto interessante. Sono contento di aver fatto la scelta migliore (o almeno una delle migliori)

p.s.

ho detto Hungarian perchè era scritto così sul CD :-)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Segnalo il quartetto guarneri di cui attendo l'integrale

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×