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Pinkerton

Confronti

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Carlo Tagliabue, 53 anni


>https://www.youtube.com/watch?v=pgKn-fzkOFk



Seong Hyoun Ko, età ignota


>https://www.youtube.com/watch?v=vQQPTdX3uWQ


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Carlo Tagliabue, 53 anni

>https://www.youtube.com/watch?v=pgKn-fzkOFk

Seong Hyoun Ko, età ignota

>https://www.youtube.com/watch?v=vQQPTdX3uWQ

Naturalmente, Wittel, fra i due baritoni non c'è paragone: Pur avanti cogli anni Carlo Tagliabue dispone ancora di un'emissione centratissima ed esibisce suoni pastosi e rotondi.

Hyoung Ko ha voce robusta ma in acuto, già sul Mi è intubato e un po' congestionato.

Inoltre ha una dinamica limitata e , nel fraseggio, è ruvido e sbrigativo.

Tagliabue è più vario e morbido e quindi più espressivo anche per la più omogenea linea di canto.

In questo arioso che fa da prologo all'opera tuttavia in sede interpretativa si può ottenere di più.

Ascoltiamo per confronto Tito Gobbi. La tecnica è inferiore a quella di Tagliabue e, nel centro-grave, abbondano i suoni artificiosi e un po' torvi tipici del baritono veneto; gli acuti poi sono tendenzialmente stretti e fibrosi ma nell'insieme la dinamica è più varia. In particolare le due apertire lirico patetiche a 2:15 ( "Un nido di memorie") e a 3:31 (""E voi piuttosto...") risultano alquanto più espressive rispetto al pur grande Tagliabue.

Gobbi risolve la prima con una mezzavoce in falsetto, intensa e sofferta mentre sulla seconda , invece di optare per un banale mezzoforte come fa Tagliabue ( Hyung Ko addirittura la canta forte, senza grazia, quasi rabbiosamente), Gobbi escogita un "piano in crescendo", quanto mai opportuno:

>http://www.youtube.com/watch?v=odb2L6lwfZ0

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In questo recente Balo in Maschera Gregory Kunde esegue l'aria di apertura del III° Atto "Ma se m'è forza perderti" con risultati alterni. .


Kunde attacca benino, eccheggiando Pavarotti e svolge l'aria con sufficiente varietà dinamica e discreto "legato".


Malgrado ciò, dopo la prima frase però imbocca una strada sbagliata, "chiudendo" troppo la fonazione che risulta congestionata e sovente nasaleggiante. Il suo canto quindi, oltre che foneticamente discutibile, è troppo stretto, manca di respiro e della giusta ampiezza. Anche nel "patetico" bisogna dare respiro al canto e Kunde non lo fa,



>https://www.youtube.com/watch?v=-_P8IUDpC7M



Anche se un poco "stirata" e carente di consistenza timbrica negli acuti a piena voce del recitativo e della cadenza, tutto sommato buona risulta invece l'esecuzione di Francesco Meli che, lavorando abilmente anche sull'agigica, ottiene la giusta larghezza e rotondità in certe dolenti frasi ( v. ad es. da 3:08 a 3:03 l' arcata patetica di "Chiusa la tua memoria nell'intimo del cor" cantata tutta d'un fiato con una pregevole legatura in mezzo-forte).:



>https://www.youtube.com/watch?v=Y2SqHzLxN3w



Interessante è anche la versione, cantata in tedesco, di Joseph Schmidt, forse un poco monocorde, ma eccellente , a 0:53, nell'attacco, pregevole per la linea raccolta, la scansione nitida e e bel legato:



>https://www.youtube.com/watch?v=xfdd1pofwmw


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Proseguendo nell'ascolto dell'Andante del III° Atto del Ballo ascoltiamo Richard Tucker.

Il tenore americano, malgrado la dizione imprecisa,esibisce un timbro solido e squillante su tutta la gamma e un fraseggio scolpito: anche nel canto patetico il suo è un Riccardo maschio, eroicizzante, a tratti imperioso. Forse troppo:

https://www.youtube.com/watch?v=8y5FZ4sH_nQ&spfreload=10

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Non sono in pochi a sostenere come Tucker sia stato forse il più grande in questa parte.


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Non sono in pochi a sostenere come Tucker sia stato forse il più grande in questa parte.

https://www.youtube.com/watch?v=V-pF5Nn553w&spfreload=10

Sapevo, Wittel, che avresti elogiato il Riccardo di Tucker. Io lo trovo molto buono ma troppo autoritario.

Proseguendo negli ascolti ecco un tenore italiano,Veriano Lucchetti, dal timbro non sopraffino ma dalla tecnica agguerrita

Rispetto a Tucker la miglior dizione e la dinamica più varia rendono l'accento più espressivo e penetrante.

Il Riccardo di Franco Corelli, per contro, pur vocalmente splendido, risulta troppo enfatico e compassato:

https://www.youtube.com/watch?v=lfy6ShoBusc

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Il miglior Riccardo mai inciso per me resta Carlo Bergonzi per l'ampiezza del fraseggio, la varietà dinamica nonchè per l'equilibrio e la giusta dosatura d'accento nel far vibrare le diverse corde del personaggio: la generosa magnanimità, l'indole giocosa e imprudente, i sofferti ripiegamenti patetici:



>https://www.youtube.com/watch?v=cT-Po2I6yMU


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Che ne dite di un po' di confronti sull'aria di Lady Macbeth?



>https://www.youtube.com/watch?v=kDosubQyxoM



>https://www.youtube.com/watch?v=djCq3u6gEx4


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Che ne dite di un po' di confronti sull'aria di Lady Macbeth?

Non c'e confronto Giordano.

La Netrebko domina la tessitura ma e' scolastica e fiacca, sostanzialmente monotona e inerte.

La Verrett invece esibisce un fraseggio ampio e tagliente e sa dosare gli accenti ( vedi solo a 2:12, come varia i tre ternari " E' tardi, accetta il dono", con crescente mordente).

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Sono in accordo con Pinkerton. La Verrett incarna anche meglio il ruolo, a mio modestissimo parere.


Mi permetto di cambiare opera e chiedervi quale sia la migliore interpretazione della scena del commendatore dal "Don Giovanni" di Mozart. "Don Giovanni, a cenar teco".



>https://www.youtube.com/watch?v=dK1_vm0FMAU





>https://www.youtube.com/watch?v=jATcM8X29zc



Consigliatemi pure altre interpretazioni, sono molto curiosa di conoscere il vostro parere.


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Posso dire che è bellissima la scena Taddei-Zerbini nell'antica registrazione Warner-Cetra, malgrado un direttore scarsamente interessante?


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Io di scene del Commendatore veramente perfette non ne ho mai ascoltate. Non so. Secondo me l'aria del Commendatore lì è sovrumana. Kurt Moll, per dire, è bravo, ma ci vuole dizione italiana perfetta, sennò è ridicola. Quindi un basso profondo italiano. Che non esiste, poteva essere che ne so, Tancredi Pasero.



Taddei-Zerbini non conosco, si trova su youtube?


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Avrà i suoi piccoli difetti nel settore acuto, ma la voce bellissima e "italianissima" di Luigi Roni nel 1974 (edizione Philips diretta da Colin Davis) è proprio quella del Commendatore! Almeno, alle mie orecchie. Tra l'altro, la direzione di Davis è vigorosa e dinamica.


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Avrà i suoi piccoli difetti nel settore acuto, ma la voce bellissima e "italianissima" di Luigi Roni nel 1974 (edizione Philips diretta da Colin Davis) è proprio quella del Commendatore! Almeno, alle mie orecchie. Tra l'altro, la direzione di Davis è vigorosa e dinamica.

Ho ascoltato a suo tempo varie volte Luigi Roni dal vivo. Aveva cinque o sei note centrali piene, risonanti e di bel colore. Fraseggiava benino ma In basso era deboluccio e in acuto forzato e fibroso. Tutto qui.

Non conosco però, Ives, il suo Commendatore nel Don Giovanni del '73 diretto da Davis.

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Posso dire che è bellissima la scena Taddei-Zerbini nell'antica registrazione Warner-Cetra, malgrado un direttore scarsamente interessante?

Concordo.

Questo è un finale di Don Giovanni tutto "cantato" e senza berci e strascicature. Forse il migliore fra quanti conosca,

>https://www.youtube.com/watch?v=Nbf0jY4gB_8

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.

Nella lettera, Giordano, la Nilsson è, ovviamente, a disagio.

Ma quando si mette a cantare esibisce una vocalità che è uno splendore:grande facilità di emissione a tutte le altezze e integrità timbrica assoluta:

>https://www.youtube.com/watch?v=_ZQS5xtEDgw

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.

Nella lettera, Giordano, la Nilsson è, ovviamente, a disagio.

Ma quando si mette a cantare esibisce una vocalità che è uno splendore:grande facilità di emissione a tutte le altezze e integrità timbrica assoluta:

>https://www.youtube.com/watch?v=_ZQS5xtEDgw

Gli acuti sono sfolgoranti, facilissimi, e presi con un attacco d'acciaio.

Grande Birgit

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Non c'e confronto Giordano.

La Netrebko domina la tessitura ma e' scolastica e fiacca, sostanzialmente monotona e inerte.

La Verrett invece esibisce un fraseggio ampio e tagliente e sa dosare gli accenti ( vedi solo a 2:12, come varia i tre ternari " E' tardi, accetta il dono", con crescente mordente).

Mi veniva in testa, pensando alle opere di Tchaikovsky, come si può distruggere un talento in pochi anni affibbiandole il repertorio sbagliato. Non so se colpa di impresari o dell'artista (un po' tutt'e due) ma la Netrebko aveva esordito con gioia e sicurezza nel repertorio francese (Manon, Giulietta) e russo, opere nelle quali sguazzava benissimo. Poi qualcuno si è messo in testa di farle cantare l'800 italiano, prima con una Traviata tutto sommato godibile (Violetta è un personaggio che storicamente è stato ben risolto da voci liriche con grande presenza scenica) poi sempre peggio con Bellini, Donizetti fino al discaccio di arie verdiane in cui la nostra vorrebbe esibire un ritmo e un accento drammatico che evidentemente non ha (un po' come se avessero fatto fare a Mirella Freni Lady Macbeth!). Anche se non l'ho ascoltata, mi fa piacere che la DG abbia pubblicato il mese scorso la Iolanta di Tchaikovsky, che forse le renderà di nuovo giustizia.

Quanto alla Verrett, sinceramente (oltre a preferirla nella fase più matura, vedi incisione con Chailly) non credo sia l'ideale per questo ruolo. Lo risolve certo con grande intelligenza, ma ho la sensazione le manchi qualcosa. Ok Macbeth è un po' un pasticcio di Verdi giovane e maturo, e la scrittura varia tantissimo da numero a numero (si pensi a La Luce Langue), però sono convinto che fondamentalmente ci vuole la fluidità di una belcantista pura fermo restando un accento fortemente drammatico.

A me piaceva la dimenticata Sass che, nonostante qualche evidente vezzo callasiano (come le note di petto un po' aperte), secondo me dominava bene la scrittura originale del giovane Peppino:

>https://www.youtube.com/watch?v=t7AJBqXHHvM

del resto la Lady è parente di quei personaggi giganti eppure fanciulli come Abigaille, con in più una bella dose di sensualità ("vieni t'affretta, accendere ti vo quel freddo core" è quasi un richiamo soggiogante, a volerne leggere le implicazioni psicologiche) che secondo me si esprime proprio attraverso la sottile morbidezza del legato che si fonde con l'accento bruciante dell'incalzante invito "è tardi accetta il dono".

Al solito non sono capace di rilevare i minuti difetti della sua fonazione ma mi pare che la giovane Sylvia, complessivamente, risponda alla "mia idea" di quel personaggio, volevo sapere Pink cosa ne pensi (fermo restando che secondo me qui la Callas - dove in altri ruoli possiamo disquisire se detiene o no il primato di riferimento - è stata davvero inarrivabile, specie nelle sue incarnazioni concertistiche e discografiche della seconda metà dei '50).

PS: tra l'altro quest'allestimento torinese aveva un cast di tutto rispetto che vedeva Bruson e Bergonzi e un versatile Previtali sul podio.

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>https://www.youtube.com/watch?v=t7AJBqXHHvM

Al solito non sono capace di rilevare i minuti difetti della sua fonazione ma mi pare che la giovane Sylvia, complessivamente, risponda alla "mia idea" di quel personaggio, volevo sapere Pink cosa ne pensi (fermo restando che secondo me qui la Callas - dove in altri ruoli possiamo disquisire se detiene o no il primato di riferimento - è stata davvero inarrivabile, specie nelle sue incarnazioni concertistiche e discografiche della seconda metà dei '50).

Come tu rilevi, Maja, la Sass si rifà , quasi pedissequamente, alla grande Lady della Callas. Il modello scelto è quello giusto e il risultato, sebbene alquanto inferiore all'originale, nell'insieme è più che accettabile. Però si tratta sempre di un'evidente imitazione. La Sass ce la mette tutta a ricavare dalla sua più modesta vocalità le movenze vocali della Divina: i gravi sono perentori e glaciali sebbene iscuriti artificiosamente e il fraseggio nell'insieme è, come richiede il personaggio, sufficientemente sinistro e imperioso; le sferzanti puntature in acuto però tradiscono lo sforzo e più di una volta il risultato è impari alle intenzioni.

Bada bene, Maja, non è qui questione di riuscita vocale in senso stretto. Nessuno pretende che tutte le soprano che affrontano il ruolo sappiano ottenere l'uguaglianza e la lucente integrità timbrica di una Nilsson e anche la Callas, d'altro canto, in alto incappava in stridori, durezze, oscillazioni.

La Callas però non perdeva mai il filo della tensione interpretativa e il suo accento era costantemente impetuoso e impavido, penetrante e tagliente e, quali che fossero i suoni che le uscivano dalla gola, l'effetto sugli ascoltatori era comunque soggiogante.

Questo nella Sass non avviene o avviene in modo intermittente. Certi suoi indugi nell'agogica fanno più pensare al cavallo che rallenta prima dell'ostacolo piuttosto che a deliberate scelte interpretative.

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Un'altra esecuzione vocalmente impeccabile , come e forse anche più della Nilsson, è quella di Martina Arroyo, ammirevole per solidità e fluidità. Forse questa, tecnicamente, è la versione migliore fra tutte con un dominio assoluto di ogni registro vocale. L'accentazione tuttavia non va oltre una convenzionale espressività:



>https://www.youtube.com/watch?v=OAv3rtfayFY&spfreload=10


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Tutto sommato deludente è la versione di Leonie Rysanek che rende sì una certa tensione ma, specie nell'Andantino "Vieni t'affetta", stacca tempi troppo precipitosi e, soprattutto, difetta nella resa prosodica,, dando l'impressione di capire poco o nulla del senso delle parole e delle frasi che canta;


>https://www.youtube.com/watch?v=SNn8jglBUsc

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Ancora un'altra versione, Leyla Gencer nel '65.


La Gencer è , come nel suo stile, animosa e turgida e il suo fraseggio impetuoso è però attento a sottolineare i dettagl ( la lettera è letta con espressione) anche se, come sua abitudine, in chiave tendenzialmente enfatica.


Lo slancio nell'accentazione e la ricerca di colori vocali però la penalizzano un poco sulle puntature in acuto, che talora risultano forzate :



>https://www.youtube.com/watch?v=35xrl5hC8vc


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Di queste ultime tre a mio gusto la più Lady è senz'altro la Gencer. Quella che più incarna la figura invasata dall'ambizione. Le altre mi sembrano fuori parte.


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Ancora un'altra versione, Leyla Gencer nel '65.

La Gencer è , come nel suo stile, animosa e turgida e il suo fraseggio impetuoso è però attento a sottolineare i dettagl ( la lettera è letta con espressione) anche se, come sua abitudine, in chiave tendenzialmente enfatica.

Lo slancio nell'accentazione e la ricerca di colori vocali però la penalizzano un poco sulle puntature in acuto, che talora risultano forzate :

Pink ascolta la Gencer del '60 in Macbeth (ora non so se c'è su youtube), è molto più naturale e meno "rana gonfia" di quel che diventerà col tempo. Le incarnazioni verdiane tra la fine dei '50 e i primi '60 secondo me sono eccellenti! (non è la prima volta che lo dico). Poi la scoperta del Devereux nel '64 (credo la prima assoluta all'epoca la partitura era sconosciuta) l'ha infilata nel tunnel delle regine cattive (e nel calderone ci sono finite anche Bolena, Stuarda, Norma, la Lady, persino l'Elisabetta rossiniana, e tanti altri ruoli). L'idea di fondo della Gencer del '60 è proprio sottolineare sin dalla sortita in scena come Lady sia nè più nè meno che un personaggio femminile verdiano, con le stesse fragilità comuni ad altri ruoli coevi (che poi è proprio così, la scena del sonnambulismo ne palesa la vera identità di fanciulla). Intuizione che deriva dall'assidua frequentazione di una serie di titoli primo-verdiani che molte grandi big avevano snobbato. Un'intuizione cui neanche la Callas, che in fondo - tolta Traviata e Trovatore - toccò Verdi occasionalmente e a detta sua il più delle volte con malavoglia, era giunta. La Lady della Callas, per quanto affinata a fine carriera, rimase sempre figlia dell'idea del "grande ruolo da soprano drammatico", la Lady della Gencer no, era "filologica" nel suo essere semplicemente figlia del Verdi di quel periodo, della sua poetica, della sua ricerca psicologica. Se si ascolta invece la stessa Gencer a Roma credo nel '68 ci si trova di fronte ad un clone un po' invasato di Maria Stuarda. Una visione superficiale e ovviamente (come tutte le visioni superficiali e appariscenti) di gran successo. Purtroppo questa fase della Gencer è quella più celebre e ricordata (è quella che più ha colpito l'immaginario collettivo), e me ne dispiaccio, nonostante sia colpa sua.

Vabè io sono di parte, è una cantante che adoro (Celletti ne era pure estimatore) - almeno quando non fa la caricatura di se stessa. Ha un merito però, in una fase storica in cui la lezione interpretativa della Callas fu messa da parte da un momento di generale entusiasmo vociomane (Sutherland, Sills, Caballè, Price ecc), ella fu l'unica a tentare di raccoglierne l'eredità spirituale cercando a suo modo di mettere al centro della questione il teatro. Questo le ha permesso di monopolizzare alcuni ruoli (compresa la Lady) che ad altre non interessavano o non riuscivano a rendere credibili in scena anche se per lo stesso motivo le ha precluso quella che sarebbe stata una meritata carriera discografica (che invece hanno avuto cantanti insignificanti come Antonietta Stella, per dirne una). Croce e delizia, giacchè è stata purtroppo inglobata anche lei dagli stessi personaggi che hanno fatto la sua fortuna, diventando man mano sempre più grottesca, ma gli va riconosciuta anche non solo un'attitudine drammatica, ma pure una curiosità intellettuale fuori dal comune (che la conduceva ad esempio in repertori inusuali); la Callas in questo era molto più provinciale ed, a un certo punto, troppo integrata nel sistema dell'industria discografica e degli allestimenti milionari per accettare sfide artistiche che uscissero dal suo seminato.

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