Vai al contenuto

Recommended Posts

Boh, proviamo. Discussione sugli autori di quartetti non trattati nel topic "Quartettisti minori", a partire da Haydn e dai tentativi prima incerti e poi impressionanti di Mozart, su su fino a Beeth. Schubert, Shostakovic e altri... E' questo un genere che riserverà molte sorprese (non sempre positive) anche per quanto riguarda i grandi e i grandissimi.



In attesa di cominciare (sempreché non sia il caso di dirottare il tutto sul topic su Haydn, visto che per i primissimi tempi rimarremo con lui - poi tornerà utile qualche confronto coi contemporanei), spostiamoci nel tempo e portiamoci esattamente a un secondo, anzi a un anno prima della nascita precisa del quartetto, se vogliamo intenderlo come genere che si discosta dal divertimento e prende la propria strada. E' il 1771 e ci troviamo infatti al cospetto dell'op. 17 di Joseph Haydn. I due esempi seguenti basteranno per illustrare la faccenda:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=Yzbkpo5qcII



Intendiamoci: se c'è un organico per cui un autore ha mantenuto livelli altissimi, quello è un quartetto d'archi nelle mani di Joseph Haydn, e se c'è un autore che per un determinato organico ha scritto capolavori a iosa, questo è Joseph Haydn alle prese con quattro strumenti ad arco. Ma basterebbe ascoltare il garbato inizio dell'op. 17/1 per renderci conto che il quartetto è tutto fuorché ambizioso, e che la Stimmung che vi si respira è ancora quella del salotto, specie considerando il taglio leggero dei temi (lo sviluppo è già su un piano più elevato, ma come si sa bene l'elaborazione è il cavallo di battaglia di Haydn).



Altrettanto si può dire di un'altra opera del lotto, per esempio l'op. 17/5, dove restiamo ancora sulle sponde rassicuranti del divertimento, sia pure nobilitato da una mano sovrana nel trattamento delle voci e delle melodie:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=y93tJ_uBLkA


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'anno seguente, dalle parti di Milano, anche Mozart scriveva i suoi quartetti-divertimenti senza pretese, quasi per ingannare il tempo tra una prova e l'altra del Lucio Silla. Tre movimenti per tutti, tempi stringati, attenzione rivolta in massima parte al registro acuto (come nel caso di Haydn, che aveva scritto l'op. 17 probabilmente per mettere in luce le doti virtuosistiche del primo violino Tomasini) e un melodismo chiaro e semplice che a più di un critico ha rammentato i Divertimenti KV 136-138 di poco anteriori:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=nwatK57AhFI



[media]https://www.youtube.com/watch?v=mM_Any7ft1w


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

attenzione, esistono già discussioni sui quartetti mozartiani...


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

attenzione, esistono già discussioni sui quartetti mozartiani...

E' vero, ho visto che c'era questa (anche se si tratta più che altro di una discussione sull'interpretazione dei quartetti, più che sulle composizioni in sé), ma ero attratto dall'idea di un confronto testa-a-testa fra Haydn e Mozart, che negli stessi anni scrissero quartetti, quasi in una sorta di gara tra amici, e poi tra Schubert e Beethoven, per analizzare gli influssi dell'uno sull'altro (e anche quelli del primo duo sul secondo). Sarebbe più complicato esaminare i quartetti dei grandi in senso comparativo utilizzando topic separati.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' vero, ho visto che c'era questa (anche se si tratta più che altro di una discussione sull'interpretazione dei quartetti, più che sulle composizioni in sé), ma ero attratto dall'idea di un confronto testa-a-testa fra Haydn e Mozart, che negli stessi anni scrissero quartetti, quasi in una sorta di gara tra amici, e poi tra Schubert e Beethoven, per analizzare gli influssi dell'uno sull'altro (e anche quelli del primo duo sul secondo). Sarebbe più complicato esaminare i quartetti dei grandi in senso comparativo utilizzando topic separati.

Secondo me hai ragione. Trovo molto interessante l'idea di topic in cui sia possibile discutere dell'evoluzione di un genere musicale così ricco come il quartetto d'archi. E la distinzione fra quartettisti maggiori e minori, al di là delle inevitabili zone d'ombra nell'attribuzione dell'una o dell'altra qualifica a un autore, torna utile per segnalare da una parte le linee portanti della storia della musica e dall'altra quelle isole, più o meno felici, che non sono state trainanti ma che comunque hanno arricchito il patrimonio della musica per quartetto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo me hai ragione. Trovo molto interessante l'idea di topic in cui sia possibile discutere dell'evoluzione di un genere musicale così ricco come il quartetto d'archi. E la distinzione fra quartettisti maggiori e minori, al di là delle inevitabili zone d'ombra nell'attribuzione dell'una o dell'altra qualifica a un autore, torna utile per segnalare da una parte le linee portanti della storia della musica e dall'altra quelle isole, più o meno felici, che non sono state trainanti ma che comunque hanno arricchito il patrimonio della musica per quartetto.

Spero in effetti che proprio la storia di quest'evoluzione venga qui ripercorsa. Compito arduo e al contempo affascinante, ma possibile se si pensa agli ottimi risultati ottenuti nella discussione sui quartettisti minori :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ed eccoci alla chiave di volta del Quartetto per archi: l'op. 20, o meglio i sei quartetti che la costituiscono. E' il 1772 e, benché queste opere vengano ancora definite col nome di divertimenti per archi, il cambio di rotta non può essere inconsapevole; prova ne siano la presenza di ben due quartetti in minore, cosa nuova nella produzione haydniana per quel genere fino a quell'anno, e il fatto che i primi tre del lotto ad essere stati scritti si concludano con una fuga, per giunta a più soggetti.



Se tali argomenti, pur meramente formali, non bastassero a dimostrare la serietà dell'op. 20, sarebbe sufficiente ascoltare l'inizio del 5°, il primo secondo il catalogo tenuto dallo stesso Haydn, per rendersi conto della mentalità e delle ambizioni totalmente diverse rispetto ai quartetti-divertimenti precedenti:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=bnoUKA9oO3g



Lascia particolarmente stupiti il taglio desolato del minuetto, quantomai distante dall'atmosfera di un divertimento e, curiosamente, dal titolo della raccolta ("Quartetti del sole"), che in realtà c'entra solo per caso, in quanto l'immagine della copertina della prima edizione era quella d'un sole che sorge. Naturalmente qualche disco vi si è ispirato:



s2368598.jpg



Spettacolare, per non dir di più, la fuga conclusiva, forse la prima assoluta in ordine di tempo per questo genere di composizione. Qui non si sente una fuga barocca, ma una fuga totalmente e perfettamente classica, come se Haydn l'avesse inventata lì, seduta stante. Vedremo presto come Mozart cercherà di rifarla e potremo misurar meglio la portata di questo brano:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=ThdzSPS3jw8


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma se da un quartetto in minore possiamo pur aspettarci un clima fosco, altrettanto serio e complesso è quello di un altro quartetto della serie, in la maggiore, tonalità solitamente più leggera o comunque volta a pensieri più sereni. Anche un tempo con un'indicazione come "Allegro di molto e Scherzando" prende una piega del tutto insolita per una composizione presentata come divertimento:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=2uStKqZt7Ro



Nulla toglie, as capiss, che Haydn mantenga un tono a lui tipicamente consono, improntato alla classica gentilezza che ce lo rende così familiare, ma diverse caratteristiche puntano anche qui verso un trattamento (finalmente) adulto del genere: lo sviluppo indemoniato, per esempio, o le strappate degli archi che quasi interrompono la cordiale conversazione, o ancora l'intensità coinvolgente e a tratti drammatica dell'Adagio.



Non parliamo poi della fuga conclusiva che è un altro dotto saggio di maestria del mister, assolutamente incompatibile con qualsiasi forma di musica classica leggera dell'epoca. Proprio questi caratteri apparentemente arcaici sonop in realtà segretamente lanciati verso un futuro inimmaginabile (si pensi solo alla Grande fuga, pure movimento conclusivo di un quartetto, almeno secondo le intenzioni di Beeth).


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

I quartetti op. 20 arrivano sulla scrivania di Mozart (o alle sue orecchie, ch'è poi lo stesso) e lo lasciano basito. "Fantastico!" potrebbe aver detto. Quali possibilità e quante vie schiude questo trattamento nuovo del quartetto! Dunque è ora di lasciarsi alle spalle i divertimenti per archi e dare un tono più nobile e impegnato alle composizioni destinate a tale organico. E' una scoperta e una sfida a un tempo.



Ma quando ascolta o legge i sei quartetti, Mozart è ancora poco più che un ragazzino e non ha ancora scritto nessuno di quelli che riconosciamo tra i suoi capolavori. Si mette alla prova, e proprio sul modello dell'op. 20 scrive una propria sei di 6 quartetti (KV 168-173). L'inizio del primo è baldanzoso:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=2eix2y64y00



La volontà di arricchire la composizione con tocchi colti traspare dagli espedienti impiegati in fine d'esposizione (stessa frase ripetuta in staccato e poi con le terzine, per esempio) e l'allontanamento dalla piacevolezza di fondo si avverte bene nell'Andante in minore, ma qualcosa appare involuto, privo di quella compiutezza che scintilla nel modello haydniano. Nell'Allegro fugato finale, poi, Mozart sembra appesantirsi a partire dal tema, che cade così pomposamente dall'alto.


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La crisi mozartiana viene duramente sottolineata da Carli Ballola e Parenti, che bocciano quasi senz'appello la sfilza di quartetti 168-173. Ecco, per esempio, cosa ci dicono del secondo della serie e di parte del terzo:



"Dopo un primo tempo ancora più irrigidito tra ostentazioni di nonchalance fraseologica - quella frase iniziale articolata in sette misure - e stentati rigori elaborativi che fanno rimpiangere la scioltezza di mano del "milanese" K. 158, Mozart se ne riviene fuori con quelle cantilene del primo violino accompagnate da accordi o arpeggi delle parti intermedie, che in precedenza (...) aveva scartato come troppo antiquate e sentimentali.



Il tributo più pesante, a codesta ubriacatura di una "gran testa" che però non è ancora tale da reggere agli assalti del troppo spiritoso spumante haydniano, lo pagano i Minuetti, che perdono in grazia quando non acquistano in icasticità, e le variazioni, pedisseque fin dalla scelta dei temi - si vedano quelle che aprono il Quartetto in do maggiore K. 170 - e seguitando poi col formulario variante".



[media]https://www.youtube.com/watch?v=rlTFVuTRseA



[media]https://www.youtube.com/watch?v=kmxrzWa4o2E



Né le cose vanno meglio quando si addenta il Quartetto in mi bemolle KV 171, dove Mozart ritenta la carta contrappuntistica con esiti sventurati (nell'Allegro e nel Minuetto), mentre - lasciato correre il KV 172 perché, pur somigliando un po' troppo a una sinfonia, se la cava meno peggio degli altri - la mano dei critici si abbatte severamente anche sul "pretenzioso" KV 173, in un appetitoso re minore, dove pure buoni momenti non mancano.



L'inizio prefigura curiosamente l'aria "Ach, ich fuehl's" del Flauto magico, ma il resto del brano, con le sue minacciose note ribattute e trillate, s'innesta su una linea brontolona, sullo stile del futurissimo Quartetto Serioso beethoveniano.:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=NnHMQbAMwEM




Carli Ballola e Parenti ne salvano il Minuetto, elevandolo a uno dei momenti migliori dell'intera serie, e ne ritengono l'Allegro iniziale più affascinante che bello. Molto controversa, come tutto il quartetto, è la fuga finale, "su un tema cromatico discendente, del più oggettivo anonimato polifonico: una cosa troppo seria". Qualche critico è invece rimasto positivamente colpito dalla chiusura sospesa e dall'atmosfera generale, sempre tenendo conto che abbiamo di fronte un Mozart ancora alle porte dei suoi primi capolavori. Forse qui ne abbiamo il preludio, la confusa intuizione rinvenuta durante la ricerca di un orientamento, tra passi sinfonici e serenatistici, scelte arcaiche e tentativi difficoltosi d'innovazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nel 1781 Haydn non solo conferma il nuovo corso impresso con l'op. 20 alla storia del quartetto, ma infila sei perle meravigliose della sua produzione musicale con l'op. 33, scritta - parole sue - "in modo completamente nuovo e particolare" ("auf eine gantz neue besondere Art").



Il libretto di note del CD Decca ci avverte che "molti critici hanno preso quest'osservazione per una trovata pubblicitaria - tant'è vero che Haydn stava entrando in una fase della sua vita in cui le considerazioni di carattere commerciale avrebbero giocato un ruolo sempre più importante nel suo modo id pensare - ma è indubbio che nell'op. 33 il compositore non solo abbia consolidato ulteriormente i suoi progressi stilistici, ma li abbia anche combinati con una serena eleganza e un fascino popolare."



D'altronde, se Tovey mette in chiaro che, dall'op. 20 in poi, "i suoi progressi non saranno tali in senso storico, ma semplicemente la differenza che passa tra un capolavoro e il successivo", la novità e la particolarità di questi quartetti si avvertono anche sotto l'aspetto formale: tutti e sei presentano degli Scherzi al posto dei Minuetti (al punto che questa serie è chiamata "gli Scherzi", e non solo per questo).



Laddove nell'op. 20 trovavamo almeno tre finali con dotte dimostrazioni di alto contrappunto, nell'op. 33 abbiamo fantastiche affermazioni d'umorismo popolare, impensabili nella sestina precedente:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=LDkWBzH6dkE



Se il finale dell'op. 33 n. 2 è semplicemente pazzesco, mostrandoci il compositore che si burla di musicisti e ascoltatori con le sue ripetizioni, le sue pause irridenti e la fine tronca, non meno simpatico è quello dell'op. 33 n. 4, con la deliziosa sorpresina finale:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=CtVDT7G-8xc



L'op 33 n. 1 è un quartetto in si minore. Ci dobbiamo aspettare, sulla scorta dei quartetti op. 20, un inizio fosco? Tutt'altro: Haydn par cominciare il primo movimento "in medias res", lasciandoci nell'incertezza sulla tonalità principale, che sembra certo più volgere al maggiore che al minore. Quest'ambiguità sarà un'ottima base di lancio per il lavoro tematico che da sempre è delizia e mai croce di Haydn.



Gli altri brani deputati a mantenere il si minore (Scherzo e finale) saranno di sicuro più stabili in questo senso, fermo restando che il livello è sempre superlativo:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=7Uyst4dMhak



E ancora: si suddivide sempre più il materiale tra gli strumenti, alla ricerca di un'effettiva parità delle parti. Ce ne rendiamo conto già all'inizio dell'op. 33 n. 1, dove l'inciso (quasi casuale) di partenza viene ripreso subito dal violoncello.


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La serie delle trovate continua nella vivace op. 33/5, con l'inciso iniziale che torna alla fine del I movimento:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=iku608IPqsA




Questa curiosa caratteristica è valsa al quartetto il titolo "How do you do?", uno dei più curiosi che siano stati affibbiati a una composizione haydniana.



Tuttavia c'è dell'altro: tornando all'op. 33 n. 2, che già sarebbe rimarchevole per il finale, si è tentato di dimostrare con dovizia di prove e di particolari che non solo quel brano, bensì l'intero quartetto costituisce di suo uno scherzo. Dal primo Allegro, un canto da osteria che traballa di battuta in battuta, rappresentando con le sue sorprese lo stato sempre più confuso dei suoi improvvisati interpreti, si passerebbe a un tentativo di ballo da parte della compagnia, ormai ubriaca, con un Minuetto barcollante, per poi arrivare al sonno (Adagio), tutt'altro che lineare, susseguente alla festa. Lo stesso finale viene riconsiderato nel suo insieme, perché lo scherzo non si limita allo stiracchiamento pausato conclusivo.



[media]https://www.youtube.com/watch?v=e9SlZ1w_lnA


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tra il 1782 e il 1785 Mozart mette mano a quella che - principali lavori teatrali a parte - è forse l'opera che gli è costata più fatica: i sei quartetti Op. X dedicati a Haydn per rimettersi in pari con lui. Lo scivolone in cui è incappato con i quartetti precedenti e la nuova infornata di meraviglie del collega dovevano averlo spronato più che demoralizzato, se già solo pensiamo a cosa è riuscito a scrivere col primo movimento del KV 387, forse ancora più grande degli omologhi tempi haydniani di apertura dell'Op. 33.



Haydn ridistribuisce i temi tra tutti gli strumenti? Nel KV 387 questa ricerca dell’uguaglianza è addirittura rivolta alla perfezione trasversale, arrivando a far partecipare non solo tutto il quartetto di strumenti, ma i temi stessi all’equilibrio assoluto dell’insieme. All’inizio dello sviluppo non troviamo un tema nuovo, come spesso accade in Mozart, bensì una falsa partenza del primo soggetto e una sua violenta messa in discussione, segnata dal passaggio al modo minore.


>http://www.youtube.com/watch?v=T7CpOZh8PPc



(Qui ci sarebbe stata bene l'esecuzione del Quartetto Italiano, che è quella ideale per questo capolavoro)



La coeva infarinatura bachiana e handeliana spiega la commistione ideale tra vena melodica e contrappunto sopraffino che raggiunge l’apoteosi nel finale dello stesso quartetto, ma c’è molto di più: mentre Haydn resta in tutto e per tutto un compositore del suo tempo, qualcosa di inquietantemente visionario s’aggira nelle pieghe del KV 421 e del KV 428, più ancora che nell’introduzione del KV 465, detto “Quartetto delle Dissonanze” che fece scandalo a scoppio ritardato perché nessuno dei presenti che assistettero alla prima esecuzione se n’adontò, ma ci pensarono prima il compositore Sarti con un suo libello, in cui s’adoprò per dimostrare che quel Mozart lì non sapeva distinguere un re diesis da un mi bemolle, e i clienti poi, restituendo le copie dello spartito ad Artaria pensando a un numero spropositato di errori di stampa, a far esplodere quello che oggi si direbbe un caso musicale.



Certo l'inizio è inquietante. Per contrasto, i soggetti che seguiranno saranno limpidi e improntati alla massima semplicità, tipo quello che dà la stura all'Allegro iniziale, un modulo basato su cinque note:



>http://www.youtube.com/watch?v=spd7SfCeLOs



Si diceva della vena melodica, non certo frenata ma assai differente da quella che siamo abituati a riconoscere in Mozart. Qua e là il profilo dei temi si abbandona a una sorta d’irriverenza, come nell’ultimo movimento del terzo Quartetto, il KV 428, o nella piroetta con cui ci si avvia verso il termine dell’esposizione e della ripresa nel KV 387; altre volte Mozart attenua l’esuberanza come nel finissimo ordito del KV 464, dove riesce a creare un intero quartetto monotematico (alla faccia di Haydn! – osserverebbe Totò), come dimostra il Greither, derivando dalla un ricamo cromatico su un intervallo di terza, alias la melodia di avvio, tutto il materiale dei tempi successivi, Andante variato compreso. Il quale Andante è una delle invenzioni insieme più profonde e calibrate di un genio musicale, gareggiando in raffinatezza con lo stesso Haydn non fino ai supplementari, ma fino ai rigori e a oltranza.



>http://www.youtube.com/watch?v=r6QbGZFMySk



Altri casi ancora, come quello del negletto KV 458, si rifanno invece all'ideale della melodia per la melodia. Nel finale, con il suo ritmo un po' sorprendente, Mozart rifà per una volta il verso a Haydn, pur non arrivando a eguagliarne lo spirito:



>http://www.youtube.com/watch?v=oY42FWNQqVo



Altri finti esperimenti costellano l’Op. X: l’introduzione lenta, metafora d’un faticoso percorso verso la consonanza dei suoni, nel KV 465 che mandò in bestia Sarti; gli strappi violenti a un tema altrimenti lirico e pastorale nel 2° tempo del KV 421; lo sfoggio di contrappunto e di melodie classiche contrastanti nel movimento conclusivo del KV 387, serio e soave, che effonde sorridendo il suo doppio carattere nel Finale, sospeso tra fuga e forma sonata.



>http://www.youtube.com/watch?v=mH8Buy9TpBE



Nel KV 421 Mozart riesce a rappresentare con mezzi efficaci anzi incisivi un dolore che confina con la nausea, ma non più con l’abusata quarta discendente, bensì con una semplice nota ribattuta che torna e ritorna in tutte le fasi del quartetto, compreso quel Trio, incastonato nel 3° movimento, che si è voluto vedere come troppo frivolo ed è invece una levata d’ingegno mirabile: se fosse un brano isolato potrebbe essere un divertissement, ma in quella posizione acquista tutt’altra valenza.



>http://www.youtube.com/watch?v=oW91jc-KuIo




La varietà di caratteri riscontrabili in queste opere supera anche quella haydniana. Si passa dalle ombre tragiche del quartetto appena descritto, dalla “divina indifferenza” del KV 428, col suo 1° tempo enigmaticamente sornione, mentre il KV 464 si ammanta seducente di un buonumore affabile e sinuoso, che culmina nelle variazioni finissime del 3° movimento. Col KV 465 va invece in onda l’innocenza dopo le tortuose e striscianti linee che solcano le battute di apertura; gli è simile nel carattere il KV 458, con un pizzico di entusiasmo in più.



>http://www.youtube.com/watch?v=6mm7UHVFvho


Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

You need to be a member in order to leave a comment

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

  • Chi sta navigando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×