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Majakovskij

Quartettisti minori

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Grazie Maja, dei quattro CD che hai mostrato, posseggo quello coi lavori di Vachon, Saint George e Cambini. Dei tre penso che la figura più da riscoprire sia il mitico cavaliere di Saint George. Una biografia che in confronto un romanzo di avventura sembra un mattone (fra l'altro è stato uno dei più famosi spadaccini dell'epoca), il nostro era uno straordinario musicista (basti pensare che diresse la prima delle "Parigine" di Haydn).

Alcuni CD, che purtroppo non ho

Il quartetto che ho ascoltato io mi sembrava poco interessante, ma è ovviamente difficile (e a volte fuorviante) trarre conclusioni da un brano, mi rendo conto... non sospettavo certo una discografia così relativamente nutrita... sicuramente appena ho tempo approfondisco, anche per capire bene che stile avesse.

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Su Luigi Boccherini (1743-1805) credo ci sia un thread apposito e, aldilà di questo, credo che Kraus o Fibbo siano più ferrati di me in materia e magari se hanno voglia possono dare il loro contributo alla discussione. Boccherini, che pure ha scritto un certo numero di quartetti, è diventato come ben si sa il re del quintetto, una formazione dove ha raggiunto la sua piena maturità espressiva.

Va considerato che egli divideva esplicitamente la sua produzione in grandi e piccole opere (il Della Croce ne parla abbondantemente nel suo "Il divino Boccherini") e, se mal non ricordo, i quartetti facevano spesso parte di quelle "piccole". In realtà anche gli altri compositori dell'epoca, specie i più prolifici, avevano l'abitudine di differenziare così questi lavori, seppur non in modo così evidente.

Per avere un'idea della distinzione, basti pensare alla serietà di una Sinfonia o di una Serenata (per intenderci su cosa si considerasse un'opera grande) e alla leggerezza del Divertimento, genere settecentesco per eccellenza, per avere un'idea di cosa s'intendesse per opera piccola. Anche Haydn, d'altronde, scrisse i suoi primi quartetti sotto forma di divertimento (cinque movimenti, contenuto poco ambizioso, predominanza di uno strumento su tutti gli altri, ecc.).

Oltre ai quartetti segnalati dagli altri forumisti c'è anche questo, che la Treccani definisce "celebre". E' indiscutibilmente un'opera piccola (in quanto limitata a due soli movimenti, caratteristica non rara nelle composizioni boccheriniane di scarse pretese):

[media]https://www.youtube.com/watch?v=6WhFaESDB5c

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Propongo un assaggio di Saint-George, l'unico che sono riuscito a trovare:



>https://www.youtube.com/watch?v=rOYJu_IWqhU



a parte la bellezza del primo tema, la scrittura quartettistica mi sembra abbastanza rudimentale, orientata verso una generica "galanteria" (melodie in primo piano e altri strumenti che accompagnano con figurazioni ostinate). Non escludo però che nei cd postati da Fibbo vi si possa trovare qualcosa di più interessante.



Spostandoci un po' più in là nella storia, rimanendo sempre in Francia, ricordiamo ancora Hyacinthe Jadin (1776-1800), probabilmente uno dei più innovativi e promettenti compositori della sua generazione. La sua storia sfortunata è quella di un ragazzo prodigio che cerca di barcamenarsi nel mezzo della Rivoluzione Francese, attanagliato fin da giovanissimo da una tubercolosi che ne stroncò la vita e la mirabile arte. La sua padronanza tecnica era assoluta, in termini di gestione del contrappunto, equilibrio delle forme, scrittura delle parti. La sua ispirazione era alta e costante, nonostante l'età giovanissima, e si ravvisava nella bellezza delle melodie e nella ricchezza armonica. Un vero delitto che i suoi 12 quartetti non siano ancora disponibili tutti su disco. Lo stile era un incrocio fra la purezza mozartiana, la profondità di CPE Bach (assimilata anche attraverso Haydn), e una sobrietà espressiva innegabilmente pre-romantica che molti critici hanno definito "schubertiana". I dischi disponibili sono tutti consigliabili, a partire da quello indicato da Ives, cui va aggiunto almeno lo splendido disco dei Mosaiques, che vede anche un quartetto del più celebre (almeno all'epoca) fratello:



Jadin+String+Quartets+Op+1.jpg



Jadin-H-L-E-String-Quartets-Quatuor-Mosa



>https://www.youtube.com/watch?v=GnxxsVWiXZY



Nel primo '800 francese invece spiccano due nomi molto importanti; entrambi possono fregiarsi di un vanto, essere stati tra i pochi, pochissimi musicisti della loro epoca ad essere stimati da sua maestà Beethoven, innegabilmente il più grande quartettista dell'800 (e, pleonastico a dirsi, uno dei più grandi in assoluto).


Il primo è "roba nostra", il grande Luigi Cherubini (1760-1842), figura di spicco nel panorama del primo ottocento grazie alla sua mirabile produzione sacra e operistica, sviluppata sulla scia della riforma gluckiana. Le incursioni di Cherubini nel repertorio strumentale furono pochissime, ma tra queste i 6 quartetti possono competere con le migliori composizioni di quell'epoca. La scrittura essenziale, ben strutturata, e un uso inaspettatamente sapiente dell'arte contrappuntistica fanno di queste pagine dei piccoli gioelli. Il secondo invece, a dispetto del nome anglosassone preso dal padre, era un francese doc, e si chiamava George Onslow (1774-1853). Dopo studi in Inghilterra e Austria con gente del calibro di Cramer, Dussek, Reicha, il nostro - al contrario del maestro italiano - divenne un vero specialista della musica da camera, tanto che il critico musicale Robert Schumann poneva la sua produzione affianco a quella dei grandi della prima scuola di Vienna. I suoi 36 quartetti sono tra i lasciti più importanti nel genere, ora malinconici, ora estrosi, decisamente creativi nei continui e inattesi sviluppi.


La CPO ha giustamente dedicato diversi dischi a questi fondamentali autori:



51cVZh05SaL._SX300_.jpg414F9MVEPQL._SL500_AA300_.jpg



>https://www.youtube.com/watch?v=cAZTLDfZvdU



>https://www.youtube.com/watch?v=GIuc1r5gZZg




dei quartetti di Cherubini si segnala pure la ristampa Brilliant dell'esecuzione dei Melos:



Cherubini+Streichquartette.jpg



Questa è roba che fa impazzire il nostro Fibbo, se non erro :D


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Maja, poco tempo fà mi sono fatto una "maratona" Onslow e i quartetti facevano la parte del leone. A parte le uscite CPO ( molto belle, quella formazione è molto valida) mi permetto di segnalare



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Questo probabilmente non si trova più. La mia copia purtroppo è abbronzata e ormai inascoltabile



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Tralasciando l'aspetto tamarro del quartetto e l'inspiegabile uso del rosso spielberghiano, questo è un CD da avere. Gli ultimi quartetti di Onslow suonati al meglio rispetto alla concorrenza.

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Su Cherubini (io ho la versione Melos/DG) ho qualche perplessità a definirli "minori" perchè mi sono sempre sembrati degli spettacolari capolavori, come del resto hai anche sottolineato tu.


Mi pare assurdo che siano stati snobbati a tal punto dalla discografia, tanto da avere forse solo tre edizioni in commercio (Melos,Hausmusik e un'altra edizione che ora non ricordo)


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Su Cherubini (io ho la versione Melos/DG) ho qualche perplessità a definirli "minori" perchè mi sono sempre sembrati degli spettacolari capolavori, come del resto hai anche sottolineato tu.

Mi pare assurdo che siano stati snobbati a tal punto dalla discografia, tanto da avere forse solo tre edizioni in commercio (Melos,Hausmusik e un'altra edizione che ora non ricordo)

Mi sembra che il senso del topic, anche da come si sta evolvendo, sia quello di far luce sulla produzione quartettistica anche di autori importanti ma che non si sono dedicati primariamente al quartetto d'archi e alla musica da camera. In quest'ottica anche Cherubini, malgrado la statura elevatissima dei suoi quartetti (che poi sono le opere sue che preferisco di gran lunga), può essere definito un "quartettista minore". Lo stesso appellativo, a mio avviso, può essere legittimamente attribuito a giganti come Bruckner, Verdi o Richard Strauss, che nessuno in genere ricorda per i loro, pur validissimi, quartetti per archi.

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Tralasciando l'aspetto tamarro del quartetto e l'inspiegabile uso del rosso spielberghiano, questo è un CD da avere. Gli ultimi quartetti di Onslow suonati al meglio rispetto alla concorrenza.

E' uno di quei pochi casi in cui preferirei senza alcun dubbio acquistare i files on line piuttosto che acquistare il disco fisico dotato di quella copertina oscena.

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Su Cherubini (io ho la versione Melos/DG) ho qualche perplessità a definirli "minori" perchè mi sono sempre sembrati degli spettacolari capolavori, come del resto hai anche sottolineato tu.

Mi pare assurdo che siano stati snobbati a tal punto dalla discografia, tanto da avere forse solo tre edizioni in commercio (Melos,Hausmusik e un'altra edizione che ora non ricordo)

Ce ne sono almeno altre due, ad opera del Quartetto Savinio e del Quartetto di Venezia.

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Io ho la prima, non è niente male, ma non ho mai sentito le altre.

Detto questo, mi associo ai fan del Cherubini quartettista.

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Ce ne sono almeno altre due, ad opera del Quartetto Savinio e del Quartetto di Venezia.

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Io ho la prima, non è niente male, ma non ho mai sentito le altre.

Detto questo, mi associo ai fan del Cherubini quartettista.

grazie endy, quella del Savinio proprio non la conoscevo

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Mi sembra che il senso del topic, anche da come si sta evolvendo, sia quello di far luce sulla produzione quartettistica anche di autori importanti ma che non si sono dedicati primariamente al quartetto d'archi e alla musica da camera. In quest'ottica anche Cherubini, malgrado la statura elevatissima dei suoi quartetti (che poi sono le opere sue che preferisco di gran lunga), può essere definito un "quartettista minore". Lo stesso appellativo, a mio avviso, può essere legittimamente attribuito a giganti come Bruckner, Verdi o Richard Strauss, che nessuno in genere ricorda per i loro, pur validissimi, quartetti per archi.

Esattamente... sennò l'avrei intitolato "Compositori minori autori di quartetti" :D

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Segnalo, per chi non lo conoscesse, questo gustosissimo box, di cui pian piano in futuro recensirò il contenuto:



MI0001115907.jpg



3 dischi a Boccherini


3 a Bazzini


1 a Verdi e Zandonai


1 a Respighi


2 a Malipiero



c'è anche un singolo movimento di quartetto di Puccini (che così s'è beccato la foto in copertina).



Inspiegabilmente non sono state incluse le bellissime composizioni di Bottesini, segnalate da Fibbo (pure sotto etichetta DYNAMIC), che ho avuto modo di ascoltare su Spotify, e che vanno aggiunte sicuramente alla lista!


Da segnalare l'assenza anche del quartetto di Sgambati.


Non mi meraviglia invece l'esclusione dei pur numerosi (e perlopiù mediocri) quartetti di Donizetti.


Ovviamente anche l'escursione sul primo '900 italiano è incompleta (ci sarebbero Casella, Alfano e chissà quanti altri). Ma già così è un box molto interessante.


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Conosco il box e ti consiglio di iniziare dal bellissimo Quartetto Dorico di Respighi! :)

sarà uno degli ascolti della serata :)

°°°°

Sempre rimanendo tra '700 e primo '800, prima di affrontare i compositori austro-tedeschi (e boemi, aggiungerei), che ovviamente sono i più numerosi, facciamo un salto in Svezia.

Il primo nome, il più importante del periodo, è quello di un "trapiantato" di lusso.. stiamo parlando del celebre (specie qui nel forum :D) Joseph M. Kraus (1756-1792), detto anche il Mozart svedese, secondo me in maniera riduttiva, giacchè Kraus era uno dei pochi "minori" con una personalità abbastanza spiccata. Io lascerei la parola all'esperto, appena ha un po' di tempo, che sicuramente ne sa più di me, sia in quanto a note biografiche che a considerazioni di carattere musicale. Mi limito a dire che i suoi quartetti sono molto interessanti (e spesso molto diversi fra loro), risentendo al contempo di più di una influenza.

MI0001128228.jpgMI0001038815.jpg

>https://www.youtube.com/watch?v=rtH8FjErO-w

>https://www.youtube.com/watch?v=CzrXjKM_t4Y

Svedese di nascita era invece Joan Wikmanson (1753-1800), che fu musicista e organista, seppure "nel tempo libero", avendo un altro impiego come molti dei musicisti svedesi dell'epoca. La sua musica fu profondamente influenzata da Haydn nella scrittura e nello stile, seppure venata da un'insolita malinconia ed intensità. I suoi quartetti op. 1 in realtà sono numerati così perchè l'unica sua opera data alle stampe, probabilmente le sue ultime e più riuscite composizioni. Sembra che nella prima edizione a stampa (ovviamente postuma) la moglie del nostro abbia voluto dedicare i quartetti proprio a Haydn (che non sappiamo neanche se fosse a conoscenza dell'esistenza del povero Joan).

wikmanson.jpg

>https://www.youtube.com/watch?v=Rv1t8WhPJmc

Nel primo ottocento un'altra figura capitale si staglia nel mondo della musica da camera, parlo di Franz Berwald (1796-1868).

Noto perlopiù per le sue 4 sinfonie "titolate", il nostro secondo me ha dato il meglio di sè nella musica da camera. Qualcuno lo vede uno dei soliti epigoni mendelssohniani, ma anche in questo caso l'accostamento è riduttivo, anzi addirittura fuorviante. Sia per ragioni anagrafiche (il frammento di quartetto di cui propongo l'ascolto è scritto da Berwald quando Felix aveva solo 9 anni), che per ragioni prettamente stilistiche. Berwald ha un metodo compositivo tutto suo, a posteriori direi molto "moderno": scarsamente interessato alle belle melodie, le sue composizioni sembrano un cut-up continuo di clichè, accostati in maniera così astrusamente sapiente che il risultato è spesso originalissimo. Si prendano i primi minuti del primo quartetto, dove la musica è continuamente instabile e frequentemente modulante... insomma non certo un compositore accademico in senso stretto (cosa aspettarsi del resto da un concertista/compositore che dirigeva una clinica ortopedica?! :D ).

berwald+portada.PNG

>https://www.youtube.com/watch?v=2-9nG6jhUTg

Allievo di Berwald, Oscar Hylen (1846-1885?) ha una storia assai oscura. Di lui si sa soltanto che scrisse una sinfonia e un'operetta che ebbero un discreto successo. E poi più nulla. Separatosi dalla moglie a causa dell'alcolismo, finì a casa del fratello che, una volta finito in bancarotta coi suoi affari, fu costretto ad emigrare in America lasciando il nostro in braghe di tela. A un certo punto di lui non si seppe più niente, qualcuno dice che visse arrabbattandosi come direttore d'orchestra qui e là, la ex-moglie ad un certo punto cambiò il suo stato civile in "vedova". L'unica cosa che ci è rimasta di questo compositore è un'esuberante quartetto, praticamente quasi intonso dalle paturnie del tardoromanticismo. Non so neanche se è mai stato pubblicato in disco, ma tant'è... su youtube lo potete ascoltare:

>https://www.youtube.com/watch?v=8yGvrEmGt1c

Tra i quartettisti svedesi dell'800, almeno da citare (benchè più accademici e inquadrati nella linea di Mendelssohn/Shumann), sono Adolf Lidblad (1801-1878), Andreas Randel (1806-1964), Oscar Bystrom (1821-1909) e Ludvig Norman (1831-1885), tutti compositori di artigianato dignitosissimo, cui consiglio l'ascolto se vi piacciono i quartetti di Mendelssohn:

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78625954.jpg51cKz3NSnOL._SL500_AA280_.jpg

>https://www.youtube.com/watch?v=PVsozbf54AA

>https://www.youtube.com/watch?v=8AWQ-nXEArE

>https://www.youtube.com/watch?v=IHLbt6mL4G4

>https://www.youtube.com/watch?v=GBcHrMeGU9o

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Oh, questo sì che è un post assai interessante, bravo Maja :clapping:


Sto ascoltando il quartetto di Berwald, che in effetti è degno di nota (curiosamente spiritoso per essere opera di un compositore ottocentesco).


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Oh, questo sì che è un post assai interessante, bravo Maja :clapping:

Sto ascoltando il quartetto di Berwald, che in effetti è degno di nota (curiosamente spiritoso per essere opera di un compositore ottocentesco).

grazie, ma anche gli altri erano interessanti :sarcastic:

Berwald era un compositore assai poco inquadrato, dalla scrittura ardimentosa e dal contrappunto sapiente e mai pedante. A momenti la sua musica può apparire "vacua", in un certo senso lo è, non ci sono mai temi memorabili nelle sue composizioni, il fascino è dato proprio dalla sperimentazione sul ritmo, sulle modulazioni armoniche, sulla gestione un po' schizofrenica della forma classica, frammentata e riassemblata più che dilatata a dismisura e/o infarcita di ripetizioni, e pure, d'altra parte, dalla sua attitudine antiretorica in un secolo traboccante di retorica (come hai osservato). Insomma era a suo modo un outsider.

giobar, se non erro, ne è un estimatore.

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grazie, ma anche gli altri erano interessanti :sarcastic:

Beh, però gli altri erano in parte già visti e già sentiti. Questo invece era proprio originale, anche per l'inusuale area geografica cui faceva riferimento. :D

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Beh, però gli altri erano in parte già visti e già sentiti. Questo invece era proprio originale, anche per l'inusuale area geografica cui faceva riferimento. :D

Ti regalo allora una curiosità che viene dall'Olanda... un tempo di quartetto... per 4 quartetti!!

>https://www.youtube.com/watch?v=Lkn2rGKw2eQ

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Svedese di nascita era invece Joan Wikmanson (1753-1800), che fu musicista e organista, seppure "nel tempo libero", avendo un altro impiego come molti dei musicisti svedesi dell'epoca.

Oh, ma anche in seguito...Kurt Atterberg, noto sinfonista svedese del 900, fu per tutta la vita dipendente dell'ufficio svedese per i brevetti fino a diventarne direttore generale e ad andare in pensione ultraottantenne.

giobar, se non erro, ne è un estimatore.

Sì, ma finora ho frequentato soltanto le sinfonie e il concerto per piano. Ho da tempo in stand-by un disco di musica da camera (ma non uartetti per archi) che non ho ancora ascoltato. Le sinfonie mi piacciono assai.

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Tolti i nomi già citati, la Francia vive nell'800 una fase di epigonismo forse ancor più sfrenato della Svezia (geograficamente più lontana e tradizionalmente più "libera"). A partire da Ignaz Pleyel (1757-1831), la cui storia di musicista/editore/costruttore di pianoforti è nota a tutti. Nato in Austria, allievo di Haydn, Pleyel si forgia sullo stile tedesco, semplificandolo a tratti e dandogli maggior respiro. Nonostante la leggerezza di molte sue composizioni, nella sua musica non mancano momenti di sincera intensità:



>https://www.youtube.com/watch?v=Fe0xVVNzhC0



Discografia relativamente nutrita, di cui ricordiamo almeno le uscite Naxos e CPO:



Enso+Quartet+-+Pleyel+String+Quartet+Op2


Pleyel+String+Quartets+Ben+334+337+Quart



Il vuoto a metà del XIX secolo è invece colmato da Louis Gouvy (1819-1898), nato in un villaggio al confine con la Germania, anche lui profondamente influenzato dalla musica tedesca del suo tempo (i soliti Mendelssohn e Schumann). Seppure epigono spudorato specie nella sinfonica, in alcune sue composizioni da camera manifesta uno spirito prettamente francese che non lasciò indifferente neanche quel matto di Berlioz.


Non essendoci assaggi dei suoi quartetti, beccatevi questo:



>https://www.youtube.com/watch?v=qb5Xo5gnwFM



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L'unico artista più o meno originale di quell'epoca, applaudito dallo stesso Berlioz (di cui prenderà il posto all'Istitut de France), è l'ormai dimenticato Félicien David (1810-1876), autore dell' "avanguardistica" sinfonia-cantata "Le Desert" e di opere a metà tra grand-operà e peplum ante-litteram (Cristoforo Colombo, Hercolanum ecc). Fervente sostenitore del movimento dei san-simoniani, intraprese grazie a questo interesse una serie di viaggi in Medio Oriente che influenzeranno pesantemente la sua musica. David, al contrario dei suoi colleghi contemporanei e futuri, guardava con scetticismo alla musica dei suoi tempi: "C'è di che spaventarsi quando si getta lo sguardo sulla quantità di musica che si fa oggi. Musica fredda, senza colore, come il nostro secolo. Io voglio pensare di essere romantico alla maniera di Beethoven e Weber, ossia nuovo, originale, profondo come loro". I tre quartetti e mezzo (l'ultimo incompleto) sono tutti disponibili (assieme ad altra musica da camera per archi) su due splendidi cd:



MI0003322556.jpgMI0003450567.jpg



>https://www.youtube.com/watch?v=QOM9FkuSeNQ



>https://www.youtube.com/watch?v=gZ0FPnyCSqc




Tra XIX e XX secolo si ricordano i soliti protagonisti, con una o due composizioni per uno al loro attivo, anche loro perlopiù intrisi di influenze tedesche, e spesso fuori tempo massimo rispetto alla storia della musica (parlo dei soliti Saint-Saens, Franck, Chausson, Lalo...). Se proprio devo scegliere un disco scelgo questo:



415jCXHjdxL._SY300_.jpg


più che per l'intenso (anche se ormai un po' anacronistico) quartetto di Faurè, per la composizione di Albérich Magnard (1865-1914), che mi aspettavo più accademica di quanto non l'abbia trovata. Impregnato di uno scivoloso cromatismo, il quartetto di Magnard possiede momenti audaci e spigolosi (siamo nel 1903), e mischia un po' di sano francesismo piagnone a danze e melodie popolari, Bruckner ai bagliori di un modernismo in nuce (di seguito l'attacco e il fugato finale):



>https://www.youtube.com/watch?v=RrB6ube2NpY



>https://www.youtube.com/watch?v=AG2ujYA-LlY



edit: Ovviamente, va da sè, ho evitato di citare Debussy e Ravel perchè "scontati" (in positivo), e Koechlin (che ha scritto quartetti a partire dal 1911) del quale forse sarà meglio occuparsi quando cominceremo a parlare del '900


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Il quartettismo finlandese è territorio ancora più oscuro di quello svedese. Semmai riusciste a procurarvelo, questo disco è un buon punto di partenza:



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Erik Tulindberg (1761-1814) sembra il primo compositore finlandese di cui si abbia notizia. Non sono riuscito a trovare nessuna preview sul tubo, ma a quanto pare il nostro sembra essere il solito "imitatore" haydniano... anzi sembra che, una volta morto, nel suo appartamento fu trovato proprio uno spartito di un quartetto di Haydn. I suoi quartetti sono stati anche registrati relativamente di recente in quest'altro disco, credo altrettanto difficilmente reperibile:



3349671.jpg



Ernst Mielck (1877-1899) è l'ennesimo talento strappato precocemente dal pianeta dalla solita funesta tubercolosi. Dopo aver ricevuto da Max Bruch un'educazione rigorosamente teutonica, il nostro prosegue la carriera in patria scrivendo musica a metà tra stile tedesco e melodia finnica. Sembra che impressionato dall'esecuzione di una sua sinfonia, Sibelius abbia deciso di mettere mano alla sua di prima sinfonia. Il quartetto, che invece possiamo in questo caso ascoltare integralmente, è un raffinato concentrato di inventiva melodica da magnarsi tutti i quartetti di Dvorak in un boccone solo:



>https://www.youtube.com/watch?v=d4-aZvQjKq4



Su Jean Sibelius (1865-1957) non vale la pena spendere tante parole, noto com'è e abbastanza amato anche nel forum. Lo inserisco tra i quartettisti minori giacchè della sua produzione per questa formazione è conosciuto quasi esclusivamente per il "Voces Intimae", quando il nostro ha scritto altri 3 quartetti giovanili praticamente dimenticati, oltre che una serie cospicua di pezzi sparsi per quartetto d'archi. Colpisce in queste composizioni della fine dell'800 già la vena originalissima del compositore, il che le rende nient'affatto trascurabili; la BIS ha curato - nell'ambito della sua opera omnia - l'integrale quartettistica:



MI0001105543.jpg7318590014769_300.jpg



>https://www.youtube.com/watch?v=SSRduatFxOg



>https://www.youtube.com/watch?v=DsWu6IFOdjI



Ekkri Melartin (1875-1937) è noto (si fa per dire) ai più per essere il "Mahler finlandese". Autore dimenticato di 8 sinfonie e diversi poemi sinfonici, Melartin si prodigò, da direttore d'orchestra, nella diffusione della musica di Mahler nei paesi scandinavi, subendone l'influenza assieme a quella di Carl Nielsen. I suoi quartetti scritti tra la fine dell'800 e i primissimi anni del '900, rarissimi da trovare in disco, sono un'ibrido interessante tra le suggestioni della sua terra e la tecnica compositiva di marca tedesca, come dimostra questo movimento di quartetto, indeciso tra tremoli, melodie soggioganti e improbabili fughe neobarocche:



>https://www.youtube.com/watch?v=aiUEJyhe_pI



2lb2x61.jpg


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sarà uno degli ascolti della serata :)

°°°°

Sempre rimanendo tra '700 e primo '800, prima di affrontare i compositori austro-tedeschi (e boemi, aggiungerei), che ovviamente sono i più numerosi, facciamo un salto in Svezia.

Il primo nome, il più importante del periodo, è quello di un "trapiantato" di lusso.. stiamo parlando del celebre (specie qui nel forum :D) Joseph M. Kraus (1756-1792), detto anche il Mozart svedese, secondo me in maniera riduttiva, giacchè Kraus era uno dei pochi "minori" con una personalità abbastanza spiccata. Io lascerei la parola all'esperto, appena ha un po' di tempo, che sicuramente ne sa più di me, sia in quanto a note biografiche che a considerazioni di carattere musicale. Mi limito a dire che i suoi quartetti sono molto interessanti (e spesso molto diversi fra loro), risentendo al contempo di più di una influenza.

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>https://www.youtube.com/watch?v=rtH8FjErO-w

>https://www.youtube.com/watch?v=CzrXjKM_t4Y

Eccoci con il mio illustre omonimo, che in effetti si distingue una volta di più per la sua serietà nel genere musicale adulto per eccellenza. Da qualche parte avevo letto che i Quartetti kraussiani erano cose minori. Invece l'ascolto ci mette di fronte a delle invenzioni assai acute, e in particolare desta soggezione il Quartetto in sol minore che ci rimanda (pur nella sua dimensione nobilmente cameristica) alla produzione sinfonica di Kraus. Ci aspettiamo un clima appassionato, ma quello che ci squaderna l'autore è un ritratto livido, inasprito dall'interrogativo minuetto finale, non lontano da quelle introduzioni sinfoniche gravide di mistero e di tensione cui egli non è nuovo.

D'altronde la stessa musica da camera di Kraus, apparentemente così sfuggente, non è avara di piacevolissime sorprese, quando non di capolavori un po' in diversi sottogeneri (sonate, trii, quintetto per flauto).

La serietà di fondo (unita all'originalità dei movimenti) è confermata nel Quartetto in sol, che dopo un Allegro sereno si avventura in una Scozzese dove la temperatura rimane bassa, ma spicca chiaramente lo schema ritmico. Al Largo è demandata la funzione di movimento accorato e lirico, mentre l'Allegro assai conclusivo altro non è che un piccolo minuetto che acquisisce vivacità a poco a poco.

Nel Quartetto in do minore, forse il più eccentrico tra quelli kraussiani, il fosco Largo che avremmo creduto introduttivo è invece un movimento a sé stante e non precede un tempo in allegro, come usava nello stile da chiesa (stile che l'autore ha affrontato in ambito sinfonico), bensì un Andantino inizialmente altrettanto desolato del Largo. Dico "inizialmente" perché quasi subito il quadro si anima e, dopo un episodio in stile tziganesco, torna ai brulli territori del Largo iniziale (Tempo primo) prima di spegnersi:

[media]https://www.youtube.com/watch?v=3jU95XddJbo

Queste opere risalgono al 1778-79, lontano dunque dai massimi capolavori sinfonici del nostro e da molti capolavori quartettistici di Mozart e Haydn, ma già ottimamente rappresentative. Questo quartetto in fa minore, per l'appunto del '78, ci porta una volta di più nelle pieghe dense dei lenti da sinfonia nel suo Andante di molto. Segue, dopo un tre minuti, l'Allegretto conclusivo, perché l'opera non conta più di 2 tempi. E' un finale quasi altrettanto breve e in maggiore, dove trovano posto diversi episodi contrastanti che attestano ulteriormente la voglia di uscire dai sentieri abituali.

[media]https://www.youtube.com/watch?v=rLWneLwaBiM

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Ed ecchice all'enfant prodige Arriaga, autore di soli tre quartetti, ma tali da indurci a pensare che non si tratti propriamente di un quartettista minore. Per quel che può contare, l'ubicazione cronologica delle tre opere è il 1823, ovvero qualche anno dopo il "Serioso" di Beethoven e un par d'anni prima rispetto ai suoi ultimi quartetti. Vale poco, come considerazione, in quanto il buon Arriaga all'epoca lavorava a Parigi e presumibilmente non aveva mai sentito neppure un quartetto beethoveniano. Oltretutto, il parossismo pessimista del "Serioso", come pure i visionari ultimi esempi del genere, appartengono a tutt'un altro modo di concepire e sviluppare la composizione.



È più probabile, invece, che Arry conoscesse le gemme di Mozart o almeno quelle di Haydn in questo genere; benché in uno stile certamente personale, compose i suoi tre capolavori declinandoli appunto al passato, tanto che avrebbe potuto tranquillamente firmarle lo stesso Haydn. D'altronde il Primo quartetto in re minore si può accostare, senza scomodare la macchina del tempo, al Quartetto KV 421 composto nella stessa tonalità (specie pensando al I tempo e al Finale).



Anche sotto l'aspetto formale siamo in pieno passatismo e, ironia dei paradossi, il Kraus originale di quarant'anni prima (!) che abbiamo appena visto e sentito non sta precisamente dietro l'uscio: Arriaga evita accuratamente ogni attentato alla forma-sonata e mantiere la struttura classica per eccellenza [veloce-lento-minuetto-veloce e fa che 't n'abie] in tutti e tre i quartetti. Al massimo abbiamo un'introduzione lenta prima dei finali.



[media]https://www.youtube.com/watch?v=-g-BG4tE4dE



L'atmosfera plumbea del 1° tempo non lascia presagire gli scatti lirici presenti nel 2° (Adagio con espressione) che possono ricordare vagamente le impennate del Quartetto op. 18/1 di Beethoven, fermo restando che trattasi presumibilmente d'un puro caso. Il minuetto è invece haydniano perso, con la sua aggressiva instabilità tonale, e l'avremmo potuto riprendere dalle sue prime raccolte ambiziose (op. 20, 33, ecc.), ma il trio spagnoleggiante, oltre a portarci nelle orecchie un inattesto soffio di Boccherini (parlo del Boccherini dei Fandanghi e delle Ritirate, dell'affascinante compositore che trasforma il folklore in eternità), per una volta fa un deciso passo in avanti.



Fulcro della composizione, unitamente al 1° tempo, è tuttavia il Finale - introdotto da un brevissimo adagio che tornerà in seguito - con il suo vorticoso, imponente fraseggio:



[media]https://www.youtube.com/watch?v=Avy_UUrV7pQ



La musica scorre come una furia, lo stile è compatto, la padronanza del genere quella di un maestro. Sembra che all'autore diciassettenne non sia occorso alcun apprendistato per cogliere il carattere, la serietà e il rigore di quest'arduo genere compositivo.



Ultima considerazione. Nonostante il fuoco compositivo di Arriaga sia innegabile, quest'opera conferma che c'è molto poco in comune tra quest'autore e i romantici o pre-romantici già allora in circolazione. Qui il compositore, lo ribadisco per chi si fosse collegato solo adesso al forum, resta ancorato alla tradizione, che si tratti dell'illustre passato prossimo del Classicismo o delle schitarrate spagnole che il Quartetto evoca in più punti,


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La generosa vena melodica del giovane spagnolo (basco, mi dicon dalla regia) risplende ancora più limpida nell'incipit del suo 2° quartetto, in un la maggiore che si rende perfettamente logico per tanta vigorosa e cordiale discorsività.



[media]https://www.youtube.com/watch?v=NdaGrSCmUA8



Vale la pena di degustare il 1° tempo nell'esecuzione del Guarneri Quartet.



[media]https://www.youtube.com/watch?v=06RTABQResU



L'equilibrio delle frasi nell'esposizione (si noti la mirabile scorrevolezza del 1° e del 2° tema, da autentico eletto, come sono calibrati i rapporti tra le due melodie e opportune le distribuzioni delle parti fra gli strumenti) ci fa pensare di aver di fronte il Mozart del Quartetto in sol KV 387 redivivo e altrettanto sobrio. Il breve sviluppo riparte dal 1° soggetto, sfruttandone le già promettenti caratteristiche e facendo partecipare tutti gli strumenti, con pari efficacia e contributo, all'elaborazione: come dire "non ve la faccio lunga, ma vi dimostro che ci so fare". Dopo un primo tempo così magistrale abbiamo un tema variato (Andante con variaciones) che si trasforma di volta in volta dandoci l'impressione d'una sfilata di sugosi personaggi, ora sussiegosi ora bizzarri (si badi al breve passaggio in pizzicato o alla variazione in minore):



[media]https://www.youtube.com/watch?v=QcLA4XT7dIg



Il minuetto, dal canto suo, si ammanta d'un festoso contrappunto che non molla neppure nel trio (che presenta pure un curioso effetto di pedale d'organo). Tutto concorre a farci pensare che, se nel Quartetto in re minore Arriaga voleva trasmetterci sensazioni cupe, in questo voglia divertirci nel senso più nobile del termine. Un misterioso, breve e saltellante Andante ma non troppo ci conduce nel finale, di haydniana joie de vivre, in cui torna il carattere espansivo e melodicamente ispirato del primo tempo.



[media]https://www.youtube.com/watch?v=fjmv1Sm3ehM


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Beh Kraus, al solito.... :hi:


più che due righe come faccio io hai scritto un saggetto!



Aggiungo solo che il nostro sfortunato giovine sembra non abbia avuto seguito in terra spagnola...


Dobbiamo attendere che il genere sia inaspettatamente rispolverato dai grandi compositori di zarzuela nati più o meno a metà del secolo. Inaspettatamente e in maniera altrettanto originale, oserei dire, giacchè composizioni come quelle di Ruperto Chapì (1851-1909) e Tomas Bretòn (1850-1923) "profanano" in maniera apparentemente disinibita una forma così accademica come il quartetto con ritmi e melodie della tradizione ispanica, non senza qualche sopracciglio alzato della critica. Io invece trovo questi quartetti, scritti agli albori del XX secolo da artisti quindi ormai maturi e a loro modo sapienti, un unicum nel genere, sicuramente lontani dalla solita pedanteria filo-teutonica che ha contagiato tutto l'800 europeo:



>https://www.youtube.com/watch?v=6Bvn4UP5Q9A



>https://www.youtube.com/watch?v=C0wi27WOeYE



Qualche riferimento discografico:



BRETON+Piano+Trio+in+E+Major++String+QuaAutor-701.jpg

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Grazie a tutti quelli che stanno animando questo interessante topic! :hi:


Ho in mente gli interessanti quartetti di diversi autori non ancora menzionati, anche delle aree geografiche e dei periodi già presi in considerazione, ma in questi giorni una serie di incombenze lavorative e familiari mi impediscono di elaborarne una presentazione. Mi riservo di farlo più in là.


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Grazie a tutti quelli che stanno animando questo interessante topic! :hi:

Ho in mente gli interessanti quartetti di diversi autori non ancora menzionati, anche delle aree geografiche e dei periodi già presi in considerazione, ma in questi giorni una serie di incombenze lavorative e familiari mi impediscono di elaborarne una presentazione. Mi riservo di farlo più in là.

Aspettiamo con entusiasmo il tuo intervento, caro Giobar :) D'altronde ti capisco bene perché anch'io in questi giorni ho avuto da fare 'sto mondo e quell'altro e perciò mi son dovuto tenere un po' lontano dal forum.

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