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Majakovskij

Quartettisti minori

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Visto che mi è stato chiesto dall'amico giobar, e visto che potrebbe interessare altri amici forumisti, apro questo spazio dedicato al quartetto d'archi, io direi senza limiti cronologici, dalla sua nascita ad oggi. I soli quartetti di Haydn e Beethoven, messi così in fila, dai primi divertimenti haydniani tra tardo-barocco e stile galante fino agli ultimi quartetti beethoveniani, dal linguaggio metafisico e quasi metastorico, basterebbero ad esaurire l'esperienza musicale in questo genere, quantomeno fino all'avvento dei compositori del XX secolo. Più marginali ma preziosi i contributi di Mozart e Mendelssohn, mentre Schubert, apparentemente non tagliato per una scrittura di così complessa realizzazione, aveva appena cominciato il suo personale percorso di ricerca verso una nuova via, ben rappresentata, più che dalla celebre "Morte della fanciulla", dal suo ultimo particolarissimo quartetto (nonchè dal suo unico quintetto per archi). Autori come Schumann o Brahms sembrano invece meno interessati al quartetto, aldilà degli esiti raggiunti, utilizzando più di frequente strumenti e formazioni evidentemente più funzionali al loro messaggio.



In questo quadro si situano una miriade di compositori che si sono cimentati nella composizione di quartetti, alcuni dei quali con esiti inaspettatamente felici. Ovviamente, per quel che riguarda il 7-800, nessuno si aspetti le vette di cui sopra, epperò chi apprezza la buona musica scritta magari anche bene potrebbe godere di qualche piccola sorpresa. Dico scritta bene perchè di quartetti ne hanno composti una valanga, ma l'equilibrio tra ispirazione, fluidità del discorso, proporzioni della forma e abilità contrappuntistica non è un risultato che è stato raggiunto così tanto di frequente. Nel mio viaggio mattutino, randomico e assolutamente non sistematico, ho incontrato musica piacevole, ma anche molta musica banale, o che mal si prestava alla scrittura quartettistica. Mozart e Schubert dimostrano che, quando quartettisti non si nasce, lo si può anche diventare, ma con tanto studio e tanta fatica.



Cercherò di postare qualche suggerimento d'ascolto, magari anche discografico, con due righe a commento. Sarebbe bello se ognuno contribuisse in questo modo, giusto per non rendere questo thread un elenco sterile di compositori, reperibile peraltro da qualsiasi altra parte.


Per quel che riguarda il '900 mi affido a chi è più esperto di me (ho letto una vecchia querelle sulla qualità dei quartetti di Schoenberg, ad esempio, che sarebbe simpatica riprendere). Sarebbe bello estendere il discorso ad un secolo sicuramente ricchissimo di gemme meno note rispetto ai capolavori dei vari Bartok, Shostakovich, Hindemith ecc. Milhaud ad esempio ha scritto una miriade di quartetti molto belli, così tempo fa si parlava dei quartetti di Skalkottas. Insomma, di materiale ce n'è, se l'argomento vi appassiona ne avremo di che dire :D



Io, più che dalla Germania, comincerei il nostro viaggio proprio dall'Italia: siamo a metà degli anni '60 del XVIII secolo, e sono proprio 4 italiani a fondare quello che la storia riconosce come il primo quartetto in formazione stabile; i 4 sono:



Filippo Manfredi (violino)


Pietro Nardini (violino)


Giovanni Cambini (viola)


Luigi Boccherini (violoncello)



erano il Quartetto Toscano, ancor più noto come Quartetto Europeo, per le numerose tourneè soprattutto in Francia e Spagna. Era ovvio che la squadra dovesse crearsi un repertorio perlopiù con le proprie mani, considerando che il quartetto, nel senso moderno del termine, era un genere all'epoca giovanissimo.



Di Manfredi non sono riuscito a recuperare nè notizie nè testimonianze discografiche sulle sue composizioni.



Pietro Nardini (1722-1793) invece è un nome assai più noto, essendo stato uno degli allievi più famosi di Tartini e maestro di Brunetti (altro nome che incontreremo). Di lui Leopold Mozart disse: "La bellezza, la purezza e l'omogeneità del suo suono, lo stile e il gusto del suo "cantabile", sono insuperabili".


E in effetti i suoi quartetti riflettono proprio queste qualità: bellezza, cantabilità, omogeneità. Il suo contrappunto è sapiente ma mai eccessivo, e tende a privilegiare il discorso sempre in senso orizzontale, aggiungendo più che profondità una maggiore fluidità alla scrittura complessiva.


I suoi quartetti si possono trovare facilmente su Brilliant:



Pietro+Nardini+string+quartet+complete+q



>https://www.youtube.com/watch?v=sPZe-nvdGJU





Giuseppe Cambini (1746-1825) è invece più noto per la leggenda secondo la quale, dopo un fiasco teatrale, si sarebbe imbarcato su una nave poi finita in mano ai pirati. Rocambolescamente pare che fu liberato da un ricco mecenate che ricomprò la sua libertà impressionato dal suo enorme talento. Aldilà della storia che sembra uscita da "Borotalco" di Verdone, il nostro è l'autore di quartetti più prolifico della sua epoca, con circa 150 composizioni all'attivo. Giunto a Parigi negli anni '70, vi si insediò diventando presto famoso, tanto che sembra che il suo stile divenne il modello del quartetto in Francia, come quello di Haydn lo era stato nei paesi austro-tedeschi. Di quasi una generazione avanti rispetto al suo collega, Cambini condivide con Nardini lo stile fluido e cantabile, ma inevitabilmente inserisce nel modello elementi di varietà maggiori: modulazioni più ardite, cambi di carattere più accentuati, e una scrittura ancora più spigliata e inquieta, elementi che rappresentano sicuramente un passo più deciso verso la modernità del genere.


Discograficamente, ciò che sono riuscito a reperire sono questi due dischi della Stradivarius, sufficienti a farsi una buona idea del Cambini quartettista, decisamente più abile del compositore di musica concertistica:



41ZbE98r%2BGL.jpg41opk6EKwrL.jpg



>https://www.youtube.com/watch?v=XkSekUyIpfc



Su Luigi Boccherini (1743-1805) credo ci sia un thread apposito e, aldilà di questo, credo che Kraus o Fibbo siano più ferrati di me in materia e magari se hanno voglia possono dare il loro contributo alla discussione. Boccherini, che pure ha scritto un certo numero di quartetti, è diventato come ben si sa il re del quintetto, una formazione dove ha raggiunto la sua piena maturità espressiva.



Nella prossima puntata, l'evoluzione del quartetto in Francia e Spagna.

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Gaetano Brunetti (1744-1798) è un altro compositore italiano ingiustamente dimenticato. Allievo del Nardini, si fece da subito attrarre dal clima aperto e riformista che si respirava in Spagna, e finì grazie alle sue doti per infilarsi stabilmente come musicista alla corte di Carlo III prima e Carlo IV poi. Neanche il giovane e talentuoso Boccherini, in cerca di un impiego prestigioso, riuscì a schiodarlo da quella posizione, dovendosi "accontentare" di servire l'Infante don Luis, a quanto pare ribelle a tal punto che la casa reale lo esiliò da Madrid, corte e musicisti al seguito. Brunetti se la passava di certo meglio, e in serenità (e con abile diplomazia, che all'epoca doveva essere una dote non da poco) riuscì ad affinare uno stile che eccelleva tanto nella musica da camera quanto in quella orchestrale. La sua cifra era la somma degli insegnamenti ricevuti in Italia e delle immancabili influenze haydniane, non senza una buona dose della sua spiccata personalità. I suoi quartetti sono assai originali nella scrittura, uniscono la cantabilità italiana alla scrittura "spezzata" haydniana, con trovate (anche tecniche) di sicuro effetto. L'uso disinibito delle modulazioni verso il minore, le accensioni e gli abbandoni della sua musica hanno fatto sì che qualcuno vi ravvisasse i prodromi dello stile romantico.



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due assaggi rispettivamente dal disco CPO (su strumenti moderni) e dal disco della oscura etichetta Lindoro (su strumenti antichi):



>https://www.youtube.com/watch?v=i1m4TjzVbXY



>https://www.youtube.com/watch?v=mk8O0nYXDms


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Grazie per aver aperto il thread e ottimo il tuo commento iniziale.



A complemento di quanto hai scritto, mi permetto di aggiungere qualcosa, tutti i CD che andrò a far vedere sono in mio possesso.



Brunetti : spettacolare l'uscita CPO



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Ai tempi dell'uscita avevo letto che questo era il primo di una serie dedicata ai quartetti di Brunetti, ma evidentemente la CPO cambiò idea. Ottima formazione lo Schuppanzig-Quartett.


Un bellissimo CD con il pregio di essere ancora reperibile in commercio



Boccherini : una produzione cameristica sterminata in cui i quartetti d'archi ammontano a circa 100. Come già sostenuto, i vertici del genio boccheriniano lo possiamo trovare in questi lavori e nei quintetti. Lo stile del quartetto boccheriniano è inconfondibile, le parti del violoncello sono quasi sempre virtuosistiche ed altamente elaborate, dando all'impasto sonoro del quartetto il caratteristico "suono" boccheriniano.


Dati i numeri coinvolti ovviamente non esistono integrali (sui quintetti la Brilliant ha chiuso una prima parte di un progetto che dovrebbe vedere in CD l'integrale quintettistico, staremo a vedere se riprenderanno le uscite). A dire il vero i quartetti non godono di una particolare fortuna discografica, le incisioni non sono molte. Io ho i seguenti:



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Troviamo qui una raccolta di quartetti che spaziano dal 1772 (op. 15) al 1804 (op. 64, se non sbaglio l'ultima opera pubblicata)


Prima utilizzata nella Boccherini Edition di Capriccio, è ora inclusa in quella uscita qualche tempo fà da Brilliant.


Gli esecutori sono validissimi ( Petersen Quartett, su strumenti moderni) quindi l'acquisto è consigliato. In commercio non è più disponibile la versione in mio possesso ma è stato rieditato.



Anche CPO ha lanciato una sua serie di cui io ho due volumi



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e



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Mentre sono positivo sul primo CD (l'Op 2), l'esecuzione del Revolutionary Drawing Room (strumenti originali) mi sembrò all'uscita troppo secca e spigolosa e quindi rinunciai all'acquisto dei volumi successivi (ne uscirono altri due).



Passando in casa Teldec troviamo una gemma



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Incisione HIP pionieristica del 1976, troviamo nella formazione Jaap Schroder al primo violino. Un CD eccezionale, non so se si trova ancora in commercio. Relativamente al contenuto, penso si possa affermare che l'op. 32 è forse la migliore raccolta quartettistica di Boccherini (o almeno a me così sembra)



Non poteva mancare Naxos, ma anche loro sono stranamente refrattari a far uscire quartetti di Boccherini. Che io sappia abbiamo in commercio due CD



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esiste poi un altro volume che completa l'op 32. All'epoca dell'uscita mi sembrarono delle buone incisioni



Cambini: Penso che quei due CD che Maja ha mostrato siano gli unici dischi con lavori quartettistici. Li ho e mi sono sempre sembrati eccezionali per la qualità artistica dei quartetti.


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Gaetano Brunetti (1744-1798) è un altro compositore italiano ingiustamente dimenticato. Allievo del Nardini, si fece da subito attrarre dal clima aperto e riformista che si respirava in Spagna, e finì grazie alle sue doti per infilarsi stabilmente come musicista alla corte di Carlo III prima e Carlo IV poi. Neanche il giovane e talentuoso Boccherini, in cerca di un impiego prestigioso, riuscì a schiodarlo da quella posizione, dovendosi "accontentare" di servire l'Infante don Luis, a quanto pare ribelle a tal punto che la casa reale lo esiliò da Madrid, corte e musicisti al seguito. Brunetti se la passava di certo meglio, e in serenità (e con abile diplomazia, che all'epoca doveva essere una dote non da poco) riuscì ad affinare uno stile che eccelleva tanto nella musica da camera quanto in quella orchestrale. La sua cifra era la somma degli insegnamenti ricevuti in Italia e delle immancabili influenze haydniane, non senza una buona dose della sua spiccata personalità. I suoi quartetti sono assai originali nella scrittura, uniscono la cantabilità italiana alla scrittura "spezzata" haydniana, con trovate (anche tecniche) di sicuro effetto. L'uso disinibito delle modulazioni verso il minore, le accensioni e gli abbandoni della sua musica hanno fatto sì che qualcuno vi ravvisasse i prodromi dello stile romantico.

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due assaggi rispettivamente dal disco CPO (su strumenti moderni) e dal disco della oscura etichetta Lindoro (su strumenti antichi):

di quel CD Lindoro non sospettavo neanche l'esistenza!

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Passando in casa Teldec troviamo una gemma

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Incisione HIP pionieristica del 1976, troviamo nella formazione Jaap Schroder al primo violino. Un CD eccezionale, non so se si trova ancora in commercio. Relativamente al contenuto, penso si possa affermare che l'op. 32 è forse la migliore raccolta quartettistica di Boccherini (o almeno a me così sembra)

ti aspettavo Fibbone :D grazie per il tuo prezioso contributo... in effetti per quel che ho ascoltato (e per quel che "si dice") l'op. 32 rappresenta il massimo lascito del Boccherini quartettista che poi, come tutti sappiamo, si didicò anima e core ai suoi amati quintetti. Questo che hai indicato è il disco da avere per chi vuole un assaggio della sua arte in questo genere.

Più tardi, i compositori spagnoli... nati in Spagna stavolta :D

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Dissento un po' su Schubert e Brahms: considero La Morte e la fanciulla, Rosamunde, e il Quartetto 15 di Schubert degli assoluti capolavori, e tutti e tre i quartetti di Brahms assolutamente al livello della migliore musica da camera dell'autore.

-----

Tornando ai quartettisti minori, personalmente ho trovato i quartetti di..... Niccolò Paganini (che come indole sarebbe praticamente l'esatto opposto di un quartettista) davvero frizzanti e piacevoli.

Esiste un'edizione con Accardo al primo violino, che appunto avevo ascoltato, ma ora non riesco a localizzarla.

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Facendo un passo indietro nel Settecento, trovo davvero belli i sei Quartetti per archi di Antonio Sacchini. Sopratutto quello scritto nello ieratico "stile da chiesa", con accompagnamento di clavicembalo.

Io ho la fortuna di possedere questa simpatica vecchia edizione credo ora di difficile reperimento:

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Dissento un po' su Schubert e Brahms: considero La Morte e la fanciulla, Rosamunde, e il Quartetto 15 di Schubert degli assoluti capolavori, e tutti e tre i quartetti di Brahms assolutamente al livello della migliore musica da camera dell'autore.

-----

Tornando ai quartettisti minori, personalmente ho trovato i quartetti di..... Niccolò Paganini (che come indole sarebbe praticamente l'esatto opposto di un quartettista) davvero frizzanti e piacevoli.

Esiste un'edizione con Accardo al primo violino, che appunto avevo ascoltato, ma ora non riesco a localizzarla.

è questa

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la possiedo, la caratteristica che più mi ha colpito è che i 4 componenti suonano su 4 Stradivari, la qualità dei quartetti la trovo alquanto scadente

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Il Cambini quartet, formazione hip, riesuma due tra i compositori di quartetti spagnoli più interessanti: Joseph Teixidor (1752-1811) e Manuel Canales (1747-1786).


Del primo si sa ben poco, se non che fu organista alla corte di Spagna, nonchè teorico e didatta. Interessante un tastierista che compone quartetti, perchè sentiamo non solo l'influenza di Haydn e Boccherini, ma pure dei grandi tastieristi dell'epoca, ossia Mozart e CPE Bach, il primo nelle linee cantabili e protoromantiche, il secondo in una certa profondità e complessità del discorso musicale. La scrittura si distribuisce prevalentemente su violino e violoncello, quasi fosse un'estensione delle dinamiche esistenti tra mano destra e sinistra sul cembalo. Di Teixidor purtroppo non si trovano assaggi sul tubo (potete però ascoltarlo se avete Spotify).


Canales, a servizio presso il duca d'Alba, era invece un noto violoncellista, una specie di Boccherini spagnolo. E l'influenza dell'italiano si avverte ancora di più, sia nella scrittura che nella gestione delle parti. La cosa che colpisce di più di Canales è una, seppur ben celata, influenza della musica popolare spagnola, che rende caratteristici alcuni passaggi della sua musica.



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>https://www.youtube.com/watch?v=Onbteoa02X0


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Tra i misconosciuti va citato Arriaga, senza dubbio. Poi è molto bello il ciclo di quartetti di Malipiero, anche se la mia passione novecentesca sono le opere per quartetto di Berg :)

PS Perdonate l'essenzialità del messaggio, ma il tastierina del cellulare di più non permette!

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è questa

[...]

la possiedo, la caratteristica che più mi ha colpito è che i 4 componenti suonano su 4 Stradivari, la qualità dei quartetti la trovo alquanto scadente

Sì esatto, è quella. L'avevo presa in prestito in una biblioteca e ascoltata qualcosa come una decina d'anni fa. L'impressione, allora, era stata piuttosto positiva... chissà ora - dovrei riascoltarla (visto che me l'ero pure doppiata)!

Poi è molto bello il ciclo di quartetti di Malipiero, anche se la mia passione novecentesca sono le opere per quartetto di Berg :)

Ma Malipiero e soprattutto Berg possono essere considerati "quartettisti minori"?

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Dissento un po' su Schubert e Brahms: considero La Morte e la fanciulla, Rosamunde, e il Quartetto 15 di Schubert degli assoluti capolavori, e tutti e tre i quartetti di Brahms assolutamente al livello della migliore musica da camera dell'autore.

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Tornando ai quartettisti minori, personalmente ho trovato i quartetti di..... Niccolò Paganini (che come indole sarebbe praticamente l'esatto opposto di un quartettista) davvero frizzanti e piacevoli.

Esiste un'edizione con Accardo al primo violino, che appunto avevo ascoltato, ma ora non riesco a localizzarla.

Non dissenti caro bwv perchè io sono d'accordo con te. :D

Del resto, se rileggi, non ho mai detto nè che La Morte non sia un capolavoro nè che i quartetti di Brahms siano scadenti. Capisco che ormai mi si bolli come antiromantico e antitedesco, ma la buona musica ancora la riconosco :D

Sottolineavo come il quartetto di Schubert n.15, assieme al quintetto, intraprendono un percorso compositivo nuovo, anche a livello tecnico, nella concezione stessa del quartetto d'archi, un modo di intendere la musica da camera per archi che si discosta dalla bethovenianità (seconda maniera) declinata in chiave romantica rappresentata dalla Morte della Fanciulla. Almeno questo è il mio sentire. E' un po' lo stesso rapporto che intercorre tra le sinfonie 8 e 9, non ne facevo un discorso qualitativo.

Così per Brahms, i quartetti saranno anche pregevolissimi, ma è un dato di fatto che il compositore amburghese, guardando al suo nutrito catalogo cameristico, abbia riservato a questa formazione solo tre composizioni, spendendosi ben più nella musica da camera con pianoforte e in ensambles più allargati (a 5 o 6 strumenti ad arco). In Beethoven per esempio il quartetto d'archi era il banco di prova centrale della sua personale ricerca musicale. Schumann addirittura sembra aver composto i suoi quartetti più per esercizio, studio o senso del dovere. Questo era del resto in linea col suo genio ribelle e refrattario alle regole, in molte lettere non fa che lamentarsi delle forme accademiche e dei loro limiti, il quartetto per lui doveva rappresentare una prigione per le sue idee. In generale sembra che nel secondo romanticismo si perda interesse per questo genere, che ritornerà prepotentemente in auge solo nel XX secolo.

Semmai sono d'accordo con Fibbo sui quartetti di Paganini, davvero assai poco interessanti.

Tra i misconosciuti va citato Arriaga, senza dubbio.

Ci sarei arrivato proprio tra un po', parlando della seconda generazione spagnola, mi hai anticipato :D

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Sottolineavo come il quartetto di Schubert n.15, assieme al quintetto, intraprendono un percorso compositivo nuovo, anche a livello tecnico, nella concezione stessa del quartetto d'archi, un modo di intendere la musica da camera per archi che si discosta dalla bethovenianità (seconda maniera) declinata in chiave romantica rappresentata dalla Morte della Fanciulla. Almeno questo è il mio sentire. E' un po' lo stesso rapporto che intercorre tra le sinfonie 8 e 9, non ne facevo un discorso qualitativo.

Così per Brahms, i quartetti saranno anche pregevolissimi, ma è un dato di fatto che il compositore amburghese, guardando al suo nutrito catalogo cameristico, abbia riservato a questa formazione solo tre composizioni, spendendosi ben più nella musica da camera con pianoforte e in ensambles più allargati (a 5 o 6 strumenti ad arco).

Yes, sono d'accordo su tutto ;)

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Sicuramente, ne parlerà Maja, però:


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Jadin seppe creare lavori di pregevolissima fattura, mostrando un forte debito di riconoscenza verso Haydn (il vero padre spirituale del quartetto d'archi come anche della sinfonia), allo stesso tempo anticipando alcune soluzioni armoniche che troveremo poi nei pre-romantici. Quale modo migliore per riscoprire la sua musica se non attraverso gli strumenti originali dell'epoca? Ecco allora che il quartetto "Franz Joseph" dipinge le delicate architetture sonore di questo piccolo genio con maestria, avvicinando cosi il suo messaggio sonoro pieno di importanti anticipazioni.


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Sicuramente, ne parlerà Maja, però:

Jadin seppe creare lavori di pregevolissima fattura

Sicuro che ne parlerò... il mio preferito tra i "minori" :o (anche Kraus ne va matto mi pare...).

Jadin se avesse vissuto un po' di più oggi ce lo ricorderemmo come uno dei grandi a cavallo dei due secoli.

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maja è già in Spagna :happystrange: , io vorrei rimanere ancora in Italia con Sammartini



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troviamo qui i primi esperimenti quartettistici italiani, tanto che perfino il nome delle composizioni poteva assumere quello di Concertino per quattro strumenti. Nel CD troviamo 3 quartetti, composti presumibilmente verso il 1750. CD molto interessante ( a dire il vero soprattutto per i magnifici quintetti, quelli si dei veri capolavori)


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maja è già in Spagna :happystrange: , io vorrei rimanere ancora in Italia con Sammartini

troviamo qui i primi esperimenti quartettistici italiani, tanto che perfino il nome delle composizioni poteva assumere quello di Concertino per quattro strumenti. Nel CD troviamo 3 quartetti, composti presumibilmente verso il 1750. CD molto interessante ( a dire il vero soprattutto per i magnifici quintetti, quelli si dei veri capolavori)

Ottima segnalazione! Sammartini è stato un grandissimo compositore, anche discretamente all'avanguardia. I Concertini di cui parli (che pure non erano sfuggiti alla mia ricerca) hanno ancora un forte debito con la sonata barocca "a quattro", e sono più o meno contemporanei (se non di poco precedenti) ai "Divertimenti" opera 1 di Haydn, con cui condividono questo stile di transizione.

Per rimanere tra i compositori italiani, ma ne avrei parlato "andando in Francia", c'è da ricordare il celebre Giovanni Battista Viotti (1755-1824), violinista di successo e divenuto uno dei riferimenti della musica francese dell'epoca, tanto da guardagnarsi gli apprezzamenti di Mozart. Col genio di Salisburgo il nostro condivideva un certo stile rilassato e "dialogico", quasi teatrale, tra le parti, col violino protagonista principale e i comprimari attorno. La similitudine stilistica nei quartetti specialmente è molto marcata.

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Ottima segnalazione! Sammartini è stato un grandissimo compositore, anche discretamente all'avanguardia. I Concertini di cui parli (che pure non erano sfuggiti alla mia ricerca) hanno ancora un forte debito con la sonata barocca "a quattro", e sono più o meno contemporanei (se non di poco precedenti) ai "Divertimenti" opera 1 di Haydn, con cui condividono questo stile di transizione.

Per rimanere tra i compositori italiani, ma ne avrei parlato "andando in Francia", c'è da ricordare il celebre Giovanni Battista Viotti (1755-1824), violinista di successo e divenuto uno dei riferimenti della musica francese dell'epoca, tanto da guardagnarsi gli apprezzamenti di Mozart. Col genio di Salisburgo il nostro condivideva un certo stile rilassato e "dialogico", quasi teatrale, tra le parti, col violino protagonista principale e i comprimari attorno. La similitudine stilistica nei quartetti specialmente è molto marcata.

Ho la serie Dymanic dei concerti per violino di Viotti (magnifici) ma questo CD dei quartetti non lo conosco e ti ringrazio per averlo messo in evidenza perchè mi piacerebbe esplorarlo.

Sempre restando in Italia, anche la mitica scuola napoletana produceva quartetti d'archi

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Fibbo non si vede l'immagine :(



La inserisco io:



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parlacene, perchè non li ho mai ascoltati!


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Fibbo non si vede l'immagine :(

La inserisco io:

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parlacene, perchè non li ho mai ascoltati!

Mi è sempre sembrato un buon CD, i quartetti non erano mai stati registrati prima . Si capisce chiaramente che Paisiello non era proprio nel suo elemento, tuttavia sono bellissimi quartetti,la perizia compositiva non manca e le melodie orecchiabili abbondano.

Il quartetto Modì suona su strumenti originali. Non mi risulta sia uscito un secondo volume.

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Ma Malipiero e soprattutto Berg possono essere considerati "quartettisti minori"?

Berg è sicuramente un compositore di primissimo piano, ma non è ricordato per la sua produzione quartettistica (assai ristretta peraltro). Secondo me lo si può citare in questa discussione alla pari di quei compositori che ebbero col quartetto un rapporto sporadico ma raggiunsero comunque vette altissime (come Brahms e Schubert, appunto). Sul fatto che Malipiero sia un quartettista minore, non tanto per qualità, quanto per fortuna storica, secondo me purtroppo c'è poco da discutere. I quartetti di Shosta sono conosciuti e suonati regolarmente in tutto il mondo, quelli di Malipiero non hanno raggiunto neanche lontanamente una simile popolarità.

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Berg è sicuramente un compositore di primissimo piano, ma non è ricordato per la sua produzione quartettistica (assai ristretta peraltro). Secondo me lo si può citare in questa discussione alla pari di quei compositori che ebbero col quartetto un rapporto sporadico ma raggiunsero comunque vette altissime (come Brahms e Schubert, appunto). Sul fatto che Malipiero sia un quartettista minore, non tanto per qualità, quanto per fortuna storica, secondo me purtroppo c'è poco da discutere. I quartetti di Shosta sono conosciuti e suonati regolarmente in tutto il mondo, quelli di Malipiero non hanno raggiunto neanche lontanamente una simile popolarità.

Infatti il "minore" andrebbe tra virgolette... hai colto... si tratta anche di focalizzare l'attenzione su lavori che sono stati un po' accantonati nel repertorio. Anzi, questo vuole essere un thread "di qualità" :D , altrimenti se ci mettessimo a citare tutti i compositori che hanno scritto quartetti non finiremmo più, e la discussione non avrebbe neanche più tanto senso.

Alcuni quartetti del primo ottocento di cui vi proporrò l'ascolto sono secondo me decisamente più interessanti di molti quartetti giovanili di Schubert, per dire. Il '900 poi è un secolo ricchissimo di musica di grande qualità che ha conosciuto scarsa popolarità.

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Eh, qui ce ne sono di cose da dire... Ottima discussione, caro Maja, oltre che una fonte generosa di suggerimenti per i prossimi acquisti :) Confermo, Jadin è uno dei miei preferiti (ne conosco solo la produzione sonatistica, per cui dovrò approfondirlo ammodino), ma anche Brunetti mi aveva piacevolissimamente colpito coi suoi quartetti. Appena ho un briciolo di tempo provo a dare un contributino a questa pagina, intanto mi leggo gli interventi ;)


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Visto che abbiamo accennato a Viotti, alla Francia e alle influenze mozartiane, due operisti francesi importanti dell'epoca si cimentarono col quartetto, con risultati nient'affatto trascurabili. Parliamo di Francois Gossec (1734-1829) e André Grétry (1741-1813).



Il primo fu allievo addirittura di Rameau, e rivestì nella sua lunga carriera numerosi e prestigiosi incarichi. Venne a contatto con la musica di Haydn e di Mozart (che conobbe personalmente e influenzò stilisticamente), oltre che con la musica francese della sua epoca. Oggi perlopiù noto per qualche opera e soprattutto per alcuni lavori sacri (Requiem, Te Deum), scrisse anche 6 quartetti dallo stile smaccatamente "mozartiano", in linea con la sua attitudine alla composizione per le voci e il teatro in genere.



Il secondo fu uno dei grandi operisti dell'era napoleonica. Importante sottolineare che crebbe artisticamente come corista in una chiesa e poi divenne allievo organista, prima di dedicarsi con la maturità al teatro. I suoi successivi studi avvennero in Italia (a Roma) e l'influenze che ebbe su di lui l'opera e la musica italiana in genere furono certo non trascurabili. I quartetti di Gretry sono animanti da una maggiore compostezza e un rigore che rimandano alla sonata da chiesa, ma hanno un'espressività melodica propria del suo background di compositore d'opera.



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>https://www.youtube.com/watch?v=_KqKZt_eDjU



>https://www.youtube.com/watch?v=cvrzGRIulrI




Uno dei più importanti quartettisti della Francia settecentesca invece fu Pierre Vachon (1738-1803). Nonostante sia stato uno dei musicisti più innovativi della sua epoca, di lui si trovano pochissime notizie in giro, se non che è stato musicista discretamente prolifico (componendo più di 30 quartetti, tra le altre cose) e che ha lavorato non solo in Francia ma anche in Inghilterra e Germania.


Anche le testimonianze discografiche sembrano scarseggiare, e ridursi a pochi numeri infilati in alcune compilation:



61d%2BlFbvurL._SY355_.jpg61Wb12YSN5L._SL500_SX355_.jpg



Davvero un peccato, perchè il suo stile è raffinato e molto moderno, dalla penna decisamente ispirata:



>https://www.youtube.com/watch?v=tvq5pkdNeNE



Alla prossima approfondiamo il già citato Jadin.


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Grazie Maja, dei quattro CD che hai mostrato, posseggo quello coi lavori di Vachon, Saint George e Cambini. Dei tre penso che la figura più da riscoprire sia il mitico cavaliere di Saint George. Una biografia che in confronto un romanzo di avventura sembra un mattone (fra l'altro è stato uno dei più famosi spadaccini dell'epoca), il nostro era uno straordinario musicista (basti pensare che diresse la prima delle "Parigine" di Haydn).


Alcuni CD, che purtroppo non ho



Avenira276011_2.jpgArion_55425_Y.jpgIntegral_Classic_AA007_Y.jpg


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