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Borgesaro

Rued Langgaard

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Esponente del Romanticismo, influenzato da Strauss e Wagner

A mio avviso uno dei pochi compositori "minori" ad essere degno di attenzione, sia per la sua concezione della musica come vicolo mistico, sia come grande nome della musica nordica

Tra le sue opere che giudico più belle, la lirica Antikrist, la Sinfonia interna e suite "la musica delle sfere":

[media]http://www.youtube.com/watch?v=tHLhf7D0ZMY&feature=related

[media]http://www.youtube.com/watch?v=rhxz17zP1xM

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Non aveva ancora un suo thread?

Ne avevamo parlato nel topic della Sinfonia nordica, ma visto che qui c'è una colonia di grandi ascoltatori (mi ci metto anch'io) mi pare giusto.

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Grazie Endymion per la considerazione. Oggi parto e sarò via una settimana, ma appena tornerò cercherò di scrivere qualcosa!

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Sto ascoltando alcuni dei suoi lavori organistici, suonati da Spang-Hanssen. Sarei molto curioso di sapere cosa ne pensano gli organisti di Langgaard, ma mi pare che frequentino poco questa parte del forum... :scratch_one-s_head:

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Questo prima o poi me lo compro:
/>http://www.youtube.com/watch?v=gLWa7DSEYZE

Questa l'adoro:
/>http://www.youtube.com/watch?v=ZlP_gw-ZWPI

Devo ammettere che del Langgaard organistico finora ho sentito solo questo:
/>http://www.youtube.com/watch?v=DItvFyGgdkE

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Intanto, segnalo il sito che si occupa del nostro:

[media]http://www.langgaard.dk/

mi pare sia già stato segnalato altrove, ma nel suo topic non può mancare.

Ad un profano come me, la sua produzione organistica sembra caratterizzata, soprattutto, da composizioni di grande libertà formale, come preludi, toccate e fantasie; per questo mi sarebbe piaciuto avere il parere di un organista. Ci sarebbe anche la Sunday sonata per violino, piano ed organo, ma sul tubo non si trova.... :thumbsdown_anim:

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Ad un profano come me, la sua produzione organistica sembra caratterizzata, soprattutto, da composizioni di grande libertà formale, come preludi, toccate e fantasie; per questo mi sarebbe piaciuto avere il parere di un organista. Ci sarebbe anche la Sunday sonata per violino, piano ed organo, ma sul tubo non si trova.... :thumbsdown_anim:

Scusa, perché non riproponi gli ascolti e la domanda di parere nella sezione organistica? L'accesso è libero...

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Scusa, perché non riproponi gli ascolti e la domanda di parere nella sezione organistica? L'accesso è libero...

Quel che si dice l'uovo di Colombo... :ninja:

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Un saluto a tutti, amici organisti. Apro questo topic per portare alla vostra attenzione Rued Langgaard (1893-1952), compositore ed organista danese. Vi posto il link del sito che se ne occupa:

[media]http://www.langgaard.dk/

Qui in forum c'è un piccolo gruppo di ascoltatori molto appassionati, in particolare delle sue sinfonie, ma mi pare che la sua produzione organistica sia poco nota. Mi piacerebbe avere quindi il vostro parere, io non ho alcuna competenza tecnica nè ho mai ricevuto alcuna educazione musicale, al di là del puro piacere derivante dall'ascolto non so proprio valutarlo, e vorrei capirci qualcosa di più per non fermarmi alle sole sinfonie. A giudicare dal catalogo delle sue opere, la sua produzione organistica sembra caratterizzata, soprattutto, da composizioni di grande libertà formale, come preludi, toccate e fantasie.

Vi posto alcune sue composizioni:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=HaC5JWnMkVg

[media]http://www.youtube.com/watch?v=pYRyiiZu6a4

[media]http://www.youtube.com/watch?v=g3rmUS_hpK0

Segnalo inoltre la sua Messis, anch'essa disponibile su YT

Insomma, che ne pensate? Critiche, pareri, impressioni? Grazie per l'ospitalità :)

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Beh... rispetto ai contemporanei tedeschi e francesi (e anche alcuni Italiani) mi sembra un po' "indietro" nel tempo. Il suo stile -per i miei gusti- è MOLTO ottocentesco. Non privo di fascino, anzi!

Ma un po' troppo pomposo e formale, almeno rispetto alla musica per organo (ma anche sinfonica) che preferisco della prima metà del XX sec.!

All'ascolto trovo alcune attinenze con lo stile di Rheinberger (1839-1901), che del resto era contemporaneo dei genitori (entrambi musicisti), primi maestri di Langgaard, per cui avrei datato queste opere una cinquantina d'anni prima rispetto alla loro effettiva data di composizione.

Grazie comunque per la segnalazione, Endy!

E' sempre molto importante conoscere musicisti di scuole lontane dalla nostra e averne comprensione.

:D

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P.S. vorrei sentire anche il parere di ARP (oltre che, naturalmente, di altri amici), poiché credo che questa musica non sia lontana dai suoi gusti! :)

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Beh... rispetto ai contemporanei tedeschi e francesi (e anche alcuni Italiani) mi sembra un po' "indietro" nel tempo. Il suo stile -per i miei gusti- è MOLTO ottocentesco. Non privo di fascino, anzi!

Ma un po' troppo pomposo e formale, almeno rispetto alla musica per organo (ma anche sinfonica) che preferisco della prima metà del XX sec.!

All'ascolto trovo alcune attinenze con lo stile di Rheinberger (1839-1901), che del resto era contemporaneo dei genitori (entrambi musicisti), primi maestri di Langgaard, per cui avrei datato queste opere una cinquantina d'anni prima rispetto alla loro effettiva data di composizione.

Grazie comunque per la segnalazione, Endy!

E' sempre molto importante conoscere musicisti di scuole lontane dalla nostra e averne comprensione.

:D

Sono io che ti ringrazio, Antiphonal! Certo la questione dell'attardamento stilistico è curiosa, provo a riproporla nel topic della sezione generale, con riferimento alle sinfonie; ancor di più se si pensa che la Musica delle sfere, forse il suo lavoro più geniale, fece dire a Ligeti: "non sapevo di essere un imitatore di Langgaard!". Pomposo senza dubbio, basta vedere i titoli di alcune sue sinfonie, molto drammatici :D

Posso chiederti qualche esempio di organista al quale l'avresti associato, e per contro qualche nome di organista a lui contemporaneo? Così lo inserisco in un contesto più preciso (abbi pazienza, per quanto riguarda la musica organistica sono ancora più ignorante -se possibile- che sugli altri generi :laughingsmiley: )

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Dunque, a me Langgaard ha ricordato soprattutto Rheinberger (non tanto quello dell'organo solista, ma quello dei Concerti per organo e orchestra e dei poco noti lavori orchestrali e corali) e il suo allievo Renner. In qualcosa mi ha anche ricordato il sinfonismo di Bruckner (che è stato a lungo organista, stretto amico di Rheinberger, ma scrisse poco per organo). Mi ha anche ricordato autori belgi (Edgar Tinel, per esempio) ed olandesi (potrei fare più di un nome, ma mi limito a Cornelis de Wolf).

Se vogliamo invece contrapporlo (in senso figurato, si capisce) ad altri che negli stessi anni tracciavano una via più moderna, mi viene in mente innanzitutto Louis Vierne (morto nel 1937), poi Jehan Alain (morto nel 1940, in guerra), ma soprattutto lo contrapporrei a Paul Hindemith. Tralascio la scuola dodecafonica perché la conosco poco e non so se considerarla un'evoluzione o una involuzione del linguaggio musicale.

Tra gli Italiani, ammetto che -salvo Respighi (morto nel 1936)- occorrerebbe fare nomi poco noti. Io conosco abbastanza bene la musica di autori quali Goffredo Giarda, Sandro Marchetti e Carlo Jachino (che era però un dodecafonista...), ma altri amici del Forum possono fare altri nomi di organisti e compositori dell'area emiliana, milanese e fiorentina.

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E' dovuto da parte mia un ringraziamento a Endymion per avermi fatto conoscere Langaard. Non sono per il momento in grado di formulare alcun giudizio in merito alla sua musica, tranne che una superficiale sorpresa per la piacevolezza delle armonie. Ma non è sufficiente. Dopo aver studiato la biografia, le opere e ascoltato qualcosa in più ne potrò parlare con cognizione di causa. Per il momento posso solo dire, non sapendo nulla di lui, che mi sorprende il fatto che le composizioni che hai linkato siano stilisticamente diversissime una dall'altra. Si riconoscono Strauss, Brukner, Liszt, Reubke, Alain, Rheinberger, e quindi non ho capito chi sia Langgaarg.

Però ha qualcosa di attraente.

A risentirci in seguito

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aggiungo a quanto detto il seguente link, dove si trovano alcuni brani interpretati a mio avviso in modo eccellente


/>http://classical-music-online.net/en/performer/9243

Risalendo poi alla homepage si possono trovare una infinità di brani con registrazioni free. Su "Rheinberger" ad esempio ci sono le prime 8 sonate per organo ed altri pezzi e così di seguito

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E' dovuto da parte mia un ringraziamento a Endymion per avermi fatto conoscere Langaard. Non sono per il momento in grado di formulare alcun giudizio in merito alla sua musica, tranne che una superficiale sorpresa per la piacevolezza delle armonie. Ma non è sufficiente. Dopo aver studiato la biografia, le opere e ascoltato qualcosa in più ne potrò parlare con cognizione di causa. Per il momento posso solo dire, non sapendo nulla di lui, che mi sorprende il fatto che le composizioni che hai linkato siano stilisticamente diversissime una dall'altra. Si riconoscono Strauss, Brukner, Liszt, Reubke, Alain, Rheinberger, e quindi non ho capito chi sia Langgaarg.

Però ha qualcosa di attraente.

A risentirci in seguito

Grazie a te, anche per i link, è sempre un piacere conoscere nuova musica! :)

Posto i link di una sua opera monumentale (e che richiede un notevole impegno all'ascoltatore), la Messis:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=2IFrORzNylU [media]http://www.youtube.com/watch?v=2aFljY30Fps&feature=relmfu [media]http://www.youtube.com/watch?v=Z08iMtW40PI

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Tenere pigiato nel forum organistico un topic di questa portata, per giunta confinato nei Sondaggi, mi pareva riduttivo. Dunque uso e abuso dei miei poteri di admin per portarlo nel forum generale, e parlarne un po' visto che ultimamente l'ho ascoltato parecchio.

I miei primi contatti con Langgard si devono a questo forum. Nel 2010, grazie ad alcuni post molto interessanti del @Madiel, ebbi modo di procurarmi l'edizione integrale delle sinfonie, appena uscite in cofanetto per i tipi della Dacapo: una serie di cd registrati meravigliosamente, con l'Orchestra Nazionale Danese che, con Thomas Dausgaard, senza tema di smentita coglie uno degli achievements della vita.

81QnJjbpfaL._SX425_.jpg

Dopo anni, ho ripreso in mano queste composizioni, molto spesso anacronistiche: di fatto, un Langgaard, nato nel 1893, si trova a essere l'ultimo dei romantici!
Tuttavia, la sua produzione sinfonica ha un carattere davvero sfaccettato. Oggi le ho riascoltate fino all'Undicesima, e abbiamo di tutto. Si parte dalla sinfonia grandiosa e da "scuola nazionale", con le suggestioni naturalistiche (la Prima) e si arriva a una bizzarria come la Undicesima, che dura 6 minuti ed è costituita da una fanfara continuamente ripetuta in variazioni e, soprattutto, progressioni. Pare che Langgard fosse un poco pazzoide.
In mezzo, c'è la Seconda, con soprano, che talora riecheggia Mendelssohn; la Terza, di fatto un Concerto per pianoforte, che finora ha squadernato le idee più deboli; la Sesta, che anni fa ho colpevolmente sottovalutato mentre in realtà è forse l'unica sinfonia in cui Langgaard emerge con evidenza come novecentista anzichè come ottocentista sopravvissuto.

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On ‎26‎/‎07‎/‎2017 at 21:01, Wittelsbach dice:

Tenere pigiato nel forum organistico un topic di questa portata, per giunta confinato nei Sondaggi, mi pareva riduttivo. Dunque uso e abuso dei miei poteri di admin per portarlo nel forum generale, e parlarne un po' visto che ultimamente l'ho ascoltato parecchio.

I miei primi contatti con Langgard si devono a questo forum. Nel 2010, grazie ad alcuni post molto interessanti del @Madiel, ebbi modo di procurarmi l'edizione integrale delle sinfonie, appena uscite in cofanetto per i tipi della Dacapo: una serie di cd registrati meravigliosamente, con l'Orchestra Nazionale Danese che, con Thomas Dausgaard, senza tema di smentita coglie uno degli achievements della vita.

81QnJjbpfaL._SX425_.jpg

Dopo anni, ho ripreso in mano queste composizioni, molto spesso anacronistiche: di fatto, un Langgaard, nato nel 1893, si trova a essere l'ultimo dei romantici!
Tuttavia, la sua produzione sinfonica ha un carattere davvero sfaccettato. Oggi le ho riascoltate fino all'Undicesima, e abbiamo di tutto. Si parte dalla sinfonia grandiosa e da "scuola nazionale", con le suggestioni naturalistiche (la Prima) e si arriva a una bizzarria come la Undicesima, che dura 6 minuti ed è costituita da una fanfara continuamente ripetuta in variazioni e, soprattutto, progressioni. Pare che Langgard fosse un poco pazzoide.
In mezzo, c'è la Seconda, con soprano, che talora riecheggia Mendelssohn; la Terza, di fatto un Concerto per pianoforte, che finora ha squadernato le idee più deboli;

credo sia un pezzo giovanile, scritto sul modello di analogo lavoro del padre. Pieno di influenze di Gade e altri autori scandinavi dell'Ottocento, non è tipico della sua arte.

la Sesta, che anni fa ho colpevolmente sottovalutato mentre in realtà è forse l'unica sinfonia in cui Langgaard emerge con evidenza come novecentista anzichè come ottocentista sopravvissuto.

la genialità di Langgaard sta nell'uso non banale della tonalità e dell'armonia accademica. In apparenza è tardo romantico, diciamo pure mendelssohniano, però poco alla volta si distacca dai modelli giovanili e diventa sempre più avventuroso. Il massimo dell'avanguardia lo tocca tra il 1916 e il 1925, tra la Sesta Sinfonia e l'opera Der Antikrist, e s'infila pure nell'atonalità e anticipa il minimalismo nella Musica delle sfere. E' la ribellione di un giovane introverso verso il mondo accademico, piuttosto che il frutto di una ricerca intellettuale meditata e desiderata. In Langgaard la modernità di linguaggio è immediatezza espressiva, in funzione di specifici moti interiori che prendono forma in suoni, non c'è altro! E' ribellione di un solitario che crede di avere la verità in pugno contro il mondo circostante, ostile e incomprensibile. Poco alla volta prende consapevolezza di essere fuori posto, perché è intimamente passatista e crede in precisi valori dell'ottocento musicale tedesco, ma nello stesso tempo si rende conto, in maniera pure drammatica, che la musica europea degli anni venti ha preso una strada diversa dai suoi principi. Si ha, dalla metà degli anni venti in poi, un precario equilibrio tra queste due tendenze intellettuali dell'autore, il fascino della sua musica mi sembra ancora maggiore per via dei contrasti che ne scaturiscono. La ribellione è difficile, anzi impossibile perché le avanguardie rivoluzionarie (neoclassicismo) e l'accademia sterile (Nielsen) hanno imprigionato il mondo musicale danese, Langgaard è come ripiegato su sè stesso, vive in un continuo stato di assedio, più spesso è rancoroso, impotente. Neppure la religione può dargli autentico sollievo. E' profondamente pessimista, insiste a impiegare forme obsolete o un linguaggio antiquato, ma di fatto inserisce una tensione intellettuale irrisolta che rovescia nei fatti il risultato artistico. Anche lo "straussismo", che pure gli è intimamente estraneo e appare sempre più spesso dopo il 1925, pare diventare un modo per affermare, concretizzare, un mondo ideale che sparisce, rendendo l'opera d'arte così ancor più problematica. Un Langgaard che tenta di tenere insieme i cocci, per esempio nel breve finale trionfante della 16a Sinfonia, fondato su un magnifico tema che si mangia la coda perché gira inutilmente su sé stesso senza mai venire a capo di niente e che può solo enunciarsi nel suo splendore: dove più l'affermazione "straussiana" è potente, più suona disperata. Nelle opere in apparenza salde c'è come un tentativo di uscire dalla realtà e di proiettarsi in un mondo ideale, quanto irreale, che invece è segno di un profondo disagio. Sono aspetti che si leggono tra le righe e che risultano evidenti se si conosce un po' la sua musica. E' interessante notare proprio come si pone nei confronti della Sinfonia. In apparenza il più delle volte rispetta la forma, in realtà la forza, la manipola, la mette sotto tensione, crea fratture armoniche interne insanabili, immette contenuti del tutto ingestibili e che fanno saltare la stessa cornice (Sinfonia n.11, n.15). Altre volte sembra rivitalizzare il poema sinfonico come genere, ma in realtà ne fa una copia deformata (il "regeriano" Interdict per organo e orchestra) e l'operazione è così evidente nella propria intima disperata impotenza, che mi viene spontaneo pensare al titolo noniano "Non hay caminos, hay que caminar". Oppure fonde sinfonia e poema sinfonico, di fatto sbriciolando l'una e l'altro (Sinfonia n.4, n.10, n.15 per citarne alcune particolarmente ben fatte). Molte sinfonie sembrano a un primo ascolto anacronistiche, poi, però, considerandole con attenzione solo sotto l'aspetto puramente musicale, astratto, saltano fuori particolari che le rendono attraenti, vitali e genuine. Altre volte ancora sembra si prenda gioco perfino dei suoi stessi modelli in un momento di abissale pessimismo. Quando il tracollo emotivo supera il livello di guardia si hanno lavori folli (e geniali) come Sinfonia n.11, Danmark Radio, Res Absùrda!? o Carl Nielsen il nostro grande compositore, dove Langgaard tocca il suo tempo auto-distruggendosi come individuo-artista. Trovo affascinante il contrasto irrisolto nella sua musica tra la naturale tendenza all'elegia pastorale e la visione pessimista della società industriale, fatta di velocità, distruzione del passato e nuovi linguaggi espressivi ancora da collaudare. Sono tali e tante le incongruenze nell'arte di Langgaard che è proprio attuale, un tipico frutto del nevrotico novecento.

Mi ha sempre dato da pensare la sua ultima fotografia, sul sagrato della chiesa di Rybe insieme alla moglie, sembra estraneo alla realtà circostante

Risultati immagini per rued langgaard

 

Riguardo al cofanetto sopra citato, concordo anche io: è eccellente.

 

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23 ore fa, Madiel dice:

la genialità di Langgaard sta nell'uso non banale della tonalità e dell'armonia accademica. In apparenza è tardo romantico, diciamo pure mendelssohniano, però poco alla volta si distacca dai modelli giovanili e diventa sempre più avventuroso. Il massimo dell'avanguardia lo tocca tra il 1916 e il 1925, tra la Sesta Sinfonia e l'opera Der Antikrist, e s'infila pure nell'atonalità e anticipa il minimalismo nella Musica delle sfere. E' la ribellione di un giovane introverso verso il mondo accademico, piuttosto che il frutto di una ricerca intellettuale meditata e desiderata. In Langgaard la modernità di linguaggio è immediatezza espressiva, in funzione di specifici moti interiori che prendono forma in suoni, non c'è altro! E' ribellione di un solitario che crede di avere la verità in pugno contro il mondo circostante, ostile e incomprensibile. Poco alla volta prende consapevolezza di essere fuori posto, perché è intimamente passatista e crede in precisi valori dell'ottocento musicale tedesco, ma nello stesso tempo si rende conto, in maniera pure drammatica, che la musica europea degli anni venti ha preso una strada diversa dai suoi principi. Si ha, dalla metà degli anni venti in poi, un precario equilibrio tra queste due tendenze intellettuali dell'autore, il fascino della sua musica mi sembra ancora maggiore per via dei contrasti che ne scaturiscono. La ribellione è difficile, anzi impossibile perché le avanguardie rivoluzionarie (neoclassicismo) e l'accademia sterile (Nielsen) hanno imprigionato il mondo musicale danese, Langgaard è come ripiegato su sè stesso, vive in un continuo stato di assedio, più spesso è rancoroso, impotente. Neppure la religione può dargli autentico sollievo. E' profondamente pessimista, insiste a impiegare forme obsolete o un linguaggio antiquato, ma di fatto inserisce una tensione intellettuale irrisolta che rovescia nei fatti il risultato artistico. Anche lo "straussismo", che pure gli è intimamente estraneo e appare sempre più spesso dopo il 1925, pare diventare un modo per affermare, concretizzare, un mondo ideale che sparisce, rendendo l'opera d'arte così ancor più problematica. Un Langgaard che tenta di tenere insieme i cocci, per esempio nei movimenti esterni trionfanti della 16a Sinfonia, fondati su un magnifico tema che si mangia la coda perché gira inutilmente su sé stesso senza mai venire a capo di niente e che può solo enunciarsi nel suo splendore: dove più l'affermazione "straussiana" è potente, più suona disperata. Nelle opere in apparenza salde c'è come un tentativo di uscire dalla realtà e di proiettarsi in un mondo ideale, quanto irreale, che invece è segno di un profondo disagio. Sono aspetti che si leggono tra le righe e che risultano evidenti se si conosce un po' la sua musica. E' interessante notare proprio come si pone nei confronti della Sinfonia. In apparenza il più delle volte rispetta la forma, in realtà la forza, la manipola, la mette sotto tensione, crea fratture armoniche interne insanabili, immette contenuti del tutto ingestibili e che fanno saltare la stessa cornice (Sinfonia n.11, n.15). Altre volte sembra rivitalizzare il poema sinfonico come genere, ma in realtà ne fa una copia deformata (il "regeriano" Interdict per organo e orchestra) e l'operazione è così evidente nella propria intima disperata impotenza, che mi viene spontaneo pensare al titolo noniano "Non hay caminos, hay que caminar". Oppure fonde sinfonia e poema sinfonico, di fatto sbriciolando l'una e l'altro (Sinfonia n.4, n.10, n.15 per citarne alcune particolarmente ben fatte). Molte sinfonie sembrano a un primo ascolto anacronistiche, poi, però, considerandole con attenzione solo sotto l'aspetto puramente musicale, astratto, saltano fuori particolari che le rendono attraenti, vitali e genuine. Altre volte ancora sembra si prenda gioco perfino dei suoi stessi modelli in un momento di abissale pessimismo. Quando il tracollo emotivo supera il livello di guardia si hanno lavori folli (e geniali) come Sinfonia n.11, Danmark Radio, Res Absùrda!? o Carl Nielsen il nostro grande compositore, dove Langgaard tocca il suo tempo auto-distruggendosi come individuo-artista. Trovo affascinante il contrasto irrisolto nella sua musica tra la naturale tendenza all'elegia pastorale e la visione pessimista della società industriale, fatta di velocità, distruzione del passato e nuovi linguaggi espressivi ancora da collaudare. Sono tali e tante le incongruenze nell'arte di Langgaard che è proprio attuale, un tipico frutto del nevrotico novecento.

 

 

 

Che dire? Mi sembra una riflessione assolutamente plausibile.
Il Res Absurda lo ricordavo vagamente, ma dopo averlo messo sul piatto ho avuto l'epifania: è davvero una cosa assurda come dice di essere! Sembra il parto di un matto genialoide, o di un genio mattoide a seconda di come vedi la cosa. Stesso discorso per Danmark Radio.

Vuoi un parallelo quasi d'obbligo? Brian.
Havergal Brian ha più d'un aspetto in comune col più giovane collega danese. Anche lui fu un isolato. E anche lui fu un romantico fuori tempo massimo, che reagì alla sua crisi artistica in maniera non dissimile.
Non so se conosci la Sinfonia Gotica. L'ho risentita tutta questa sera, di fila. E mi sono accorto che Brian fa delle cose che si sentiranno poi in Langaard! Fa grosso modo quello che noti tu, e che io ho messo in neretto. Le "fratture armoniche", soprattutto, a volte erompono con effetto dirompente. Ci sono anche cambi di tempo, ripetizioni, inserzioni di episodi vagamente danzerecci molto estraniati ed estranianti. L'opera è stata finita negli anni Venti, mi pare. Vedo in questa sinfonia le stesse venature genio-pazzoidi. E ora mi aspetto di risentire le successive di cui sono in possesso e che avevo già ascoltato.

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23 minuti fa, Wittelsbach dice:

 

Che dire? Mi sembra una riflessione assolutamente plausibile.
Il Res Absurda lo ricordavo vagamente, ma dopo averlo messo sul piatto ho avuto l'epifania: è davvero una cosa assurda come dice di essere! Sembra il parto di un matto genialoide, o di un genio mattoide a seconda di come vedi la cosa. Stesso discorso per Danmark Radio.

Vuoi un parallelo quasi d'obbligo? Brian.
Havergal Brian ha più d'un aspetto in comune col più giovane collega danese. Anche lui fu un isolato. E anche lui fu un romantico fuori tempo massimo, che reagì alla sua crisi artistica in maniera non dissimile.
Non so se conosci la Sinfonia Gotica. L'ho risentita tutta questa sera, di fila. E mi sono accorto che Brian fa delle cose che si sentiranno poi in Langaard! Fa grosso modo quello che noti tu, e che io ho messo in neretto. Le "fratture armoniche", soprattutto, a volte erompono con effetto dirompente. Ci sono anche cambi di tempo, ripetizioni, inserzioni di episodi vagamente danzerecci molto estraniati ed estranianti. L'opera è stata finita negli anni Venti, mi pare. Vedo in questa sinfonia le stesse venature genio-pazzoidi. E ora mi aspetto di risentire le successive di cui sono in possesso e che avevo già ascoltato.

però, Brian era decisamente meno capace del collega danese. Dopo qualche opera proprio originale (la Gotica forse è il suo "massimo"), ha avuto decenni di sterilità. Quando sentirai con attenzione la maggior parte delle sue sinfonie finora pubblicate in disco, noterai che Brian aveva vistosi limiti che tentava di nascondere come poteva. Diverse sinfonie sembrano identiche tra loro perché aveva il vizio di ripetere consueti stilemi post romantici, spesso reazionari, senza un vero senso critico. Più spesso non ci riusciva e li adattava, da qui nasce il suo presunto modernismo. Ci sono casi in cui dimostra di essere incapace di variare e sviluppare i suoi temi. La 4a Sinfonia, gemella romantica della Gotica, sotto questo aspetto è estremamente confusionaria. Gli mancava, infine, la forza intellettuale di contrastare il presente, si accontentava di restare un eccentrico isolato. Langgaard si opponeva al mondo, aveva un naturale dono per la melodia e grandi capacità artigianali che gli permettevano di concepire in grande. Sono certo che non sentirai mai un suo lavoro scritto "male".

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1 minuto fa, Madiel dice:

però, Brian era decisamente meno capace del collega danese. Dopo qualche opera proprio originale (la Gotica forse è il suo "massimo"), ha avuto decenni di sterilità. Quando sentirai con attenzione la maggior parte delle sue sinfonie finora pubblicate in disco, noterai che Brian aveva vistosi limiti che tentava di nascondere come poteva. Diverse sinfonie sembrano identiche tra loro perché aveva il vizio di ripetere consueti stilemi post romantici, spesso reazionari, senza un vero senso critico. Ci sono casi in cui dimostra di essere incapace di variare e sviluppare i suoi temi. La 4a Sinfonia, gemella romantica della Gotica, sotto questo aspetto è estremamente confusionaria. Gli mancava, infine, la forza intellettuale di contrastare il presente, si accontentava di restare un eccentrico isolato. Langgaard si opponeva al mondo, aveva un naturale dono per la melodia e grandi capacità artigianali che gli permettevano di concepire in grande. Sono certo che non sentirai mai un suo lavoro scritto "male".

Impossibile darti torto.
Le sinfonie del periodo avanzato hanno un grigiore diffuso, sono piene di luoghi comuni. Innegabile!

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5 ore fa, Wittelsbach dice:

Impossibile darti torto.
Le sinfonie del periodo avanzato hanno un grigiore diffuso, sono piene di luoghi comuni. Innegabile!

pensa al tema "straussiano" conclusivo della Sinfonia n.16 di Langgaard: appena tre minuti scarsi (con un minimo sviluppo) di autentica bellezza, il britannico neanche se lo sognava :sarcastic_hand:

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