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Lady Astrifiammante

Qual è la vostra voce preferita?

Qual è la vostra voce preferita?  

14 voti

  1. 1.

    • Basso buffo (o leggero)
    • Basso-baritono
    • Basso-cantante
      0
    • Basso profondo
    • Baritono leggero (o baryton-martin)
    • Baritono lirico (o cantabile)
      0
    • Baritono lirico spinto (o lirico-drammatico)
      0
    • Baritono drammatico
    • Tenore leggero (o di grazia)
      0
    • Tenore lirico
    • Tenore lirico spinto (o lirico-drammatico)
    • Tenore drammatico (o di forza)
    • Contralto
    • Mezzosoprano leggero (o acuto)
      0
    • Mezzosoprano lirico (o centrale)
      0
    • Mezzosoprano drammatico (o grave)
    • Soprano leggero (o di coloratura, o d'agilità, o soubrette)
    • Soprano lirico
    • Soprano drammatico (o soprano Falcon, o Wagneriano)
    • Soprano drammatico d'agilità
      0


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[....] la voce che mi piace di più in assoluto: quella del contralto nel repertorio barocco/rossiniano.

Questa dell'Orlando vivaldiano, Pazzo, è un'aria di tessitura bassissima, "sotterranea", ma la Mingardo che ha voce, tecnica e gusto, ne vien fuori assai bene:


/>http://www.youtube.com/watch?v=KgWdmWRYAEg

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Ascoltando una puntata della Barcaccia ho scoperto il baritono Martin. L'esempio proposto dai conduttori era quello del Pelléas di Debussy (non ricordo chi fosse il cantante), e m'è piaciuto subito: una voce aperta, spontanea, naturale, senza forzature artificiose nè verso l'alto nè verso il basso. Ho deciso: da grande voglio fare il baritono Martin.:laughingsmiley:

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Questa dell'Orlando vivaldiano, Pazzo, è un'aria di tessitura bassissima, "sotterranea", ma la Mingardo che ha voce, tecnica e gusto, ne vien fuori assai bene:

La Mingardo, a mio modestissimo parere, è una categoria a parte. Grande sensibilità, grande gusto, grande senso dato al canto, ottima tecnica. Pochi confronti possibili, a mio parere....

...tanto gusto e tanta misura da non godere la fama che meriterebbe, come succede sempre a chi è poco divo e bada poco alla spettacolarità e all'effetto....

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No, perché ti confesso che non mi piace per nulla, quel repertorio.... :worried_anim:

Pari e patta! Rossini e Spontini a parte, a me non piace per nulla il repertorio ottocentesco italiano su cui tanto si discetta in questa sezione del forum! :thumbsup_still:

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Pari e patta! Rossini e Spontini a parte, a me non piace per nulla il repertorio ottocentesco italiano su cui tanto si discetta in questa sezione del forum! :thumbsup_still:

Volenti o nolenti è l'ossatura dell'operismo "classico" quel repertorio. Io ne salvo oltre Rossini, Bellini Donizetti e Verdi, ma il resto non lo amo (Spontini compreso).... adoro tutto ciò che va invece da Cavalli a Rossini... ma Rossini aparte, effettivamente su queste schermate se ne parla poco del "mio" repertorio.... non si può avere tutto dalla vita, no?

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Contralto, Mezzo-soprano (drammatico) e Soprano. Rispondendo col cervello avrei detto un baritono à la Fischer-Dieskau o un vocione da tenore drammatico tipo Vickers, ma le voci femminili mi incantano, non c'è niente da fare :wub: Il contralto io lo preferisco nei cantabili con poche agilità, quindi soprattutto nei lieder (la Ferrier ad esempio in quelli di Schumann o Mahler).

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Ascoltando una puntata della Barcaccia ho scoperto il baritono Martin. L'esempio proposto dai conduttori era quello del Pelléas di Debussy (non ricordo chi fosse il cantante), e m'è piaciuto subito: una voce aperta, spontanea, naturale, senza forzature artificiose nè verso l'alto nè verso il basso. Ho deciso: da grande voglio fare il baritono Martin.:laughingsmiley:

Che abbia voce "aperta, spontanea, naturale" sarà anche vero, ma per il canto lirico ci vuole qualcosa di più.

Andrea Martin, caro collega,è un baritono pieno di buone intenzioni espressive ma ha voce poco "scavata", mal proiettata e in certi momenti "al vento", per gravi carenze di appoggio:


/>http://www.youtube.com/watch?v=b1rfDVBuFiY

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Che abbia voce "aperta, spontanea, naturale" sarà anche vero, ma per il canto lirico ci vuole qualcosa di più.

Andrea Martin, caro collega,è un baritono pieno di buone intenzioni espressive ma ha voce poco "scavata", mal proiettata e in certi momenti "al vento", per gravi carenze di appoggio:

Ehm... credo ci sia un equivoco. Dicendo "baritono Martin" non intendevo Andrea Martin (non so neanche chi sia) ma un registro vocale che dovrebbe stare -credo- tra baritono e tenore. Secondo Wikipedia si chiamerebbe anche baritono leggero o, appunto, baryton-martin. Una delle parti più famose dovrebbe essere, come dicevo, Pelléas nell'opera di Debussy. Probabilmente il cantante che ho sentito nella Barcaccia e che tanto mi ha impressionato era Jacques Jansen.

Forse l'equivoco è nato dal fatto che ho scritto Martin con la maiuscola, ma se non ricordo male l'uso della parola "martin" si riferisce al cognome di un cantante che aveva questo registro, per cui mi sembrava giusto metterlo maiuscolo. Un po' come "Falcon" per i mezzosoprani.

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Ehm... credo ci sia un equivoco. Dicendo "baritono Martin" non intendevo Andrea Martin (non so neanche chi sia) ma un registro vocale che dovrebbe stare -credo- tra baritono e tenore. Secondo Wikipedia si chiamerebbe anche baritono leggero o, appunto, baryton-martin. Una delle parti più famose dovrebbe essere, come dicevo, Pelléas nell'opera di Debussy. Probabilmente il cantante che ho sentito nella Barcaccia e che tanto mi ha impressionato era Jacques Jansen.

Forse l'equivoco è nato dal fatto che ho scritto Martin con la maiuscola, ma se non ricordo male l'uso della parola "martin" si riferisce al cognome di un cantante che aveva questo registro, per cui mi sembrava giusto metterlo maiuscolo. Un po' come "Falcon" per i mezzosprani.

Hai ragione ghizzu. Chiedo venia. Un'altra volta leggerò più attentamente invece di rispondere a precipizio.

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La Valentini, Elio, era una vera virtuosa, ma aveva anche gusto e misura.

Non altrettanto si può dire della Kasarova, che pure avrebbe mezzi notevolissimi ma che si ostina a darci in pasto un Rossini stile "Armata Russa", un Rossini che io definirei "circense":


/>http://www.youtube.com/watch?v=69nEv__OVLE

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Hai ragione ghizzu. Chiedo venia. Un'altra volta leggerò più attentamente invece di rispondere a precipizio.

Ma figurati...!:)

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Manca l'opzione: qualsiasi voce che non sia femminile.

Conosco una amante della lirica proprio così: va bene tutto, purché sia maschio. :cat_lol:

Contro la misoginia uditiva! :scaut_en:

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Conosco una amante della lirica proprio così: va bene tutto, purché sia maschio. :cat_lol:

Contro la misoginia uditiva! :scaut_en:

sai quanti cd interessanti di musica antica (1000-1700) scarto a priori solo per le voci femminili? Nelle opere e nei loro ruoli le si sopporta, ma se posso le evito.

Addirittura ho sentito la messa di Machaut deturpata dall'uso di una voce acuta femminile, Machaut...

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La Valentini, Elio, era una vera virtuosa, ma aveva anche gusto e misura.

Non altrettanto si può dire della Kasarova, che pure avrebbe mezzi notevolissimi ma che si ostina a darci in pasto un Rossini stile "Armata Russa", un Rossini che io definirei "circense":


/>http://www.youtube.com/watch?v=69nEv__OVLE

La sguaiattaggine, oggidì, è la regola in questi gironi musicali.

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sai quanti cd interessanti di musica antica (1000-1700) scarto a priori solo per le voci femminili? Nelle opere e nei loro ruoli le si sopporta, ma se posso le evito.

Addirittura ho sentito la messa di Machaut deturpata dall'uso di una voce acuta femminile, Machaut...

E come mai questo big vezzo? Trovo che sia invalidante.

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E come mai questo big vezzo? Trovo che sia invalidante.

Non ne sopporto il timbro. Oltre al fatto che nel repertorio sacro (quello che prediligo) le trovo totalmente fuori luogo anche a livello extra-musicale.

Una cosa che trovo bizzarra è l'incessante uso di voci femminili nelle composizioni sacre di Bach o di compositori coevi. Una donna non avrebbe mai potuto cantare quel tipo di repertorio.

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Non ne sopporto il timbro. Oltre al fatto che nel repertorio sacro (quello che prediligo) le trovo totalmente fuori luogo anche a livello extra-musicale.

Una cosa che trovo bizzarra è l'incessante uso di voci femminili nelle composizioni sacre di Bach o di compositori coevi. Una donna non avrebbe mai potuto cantare quel tipo di repertorio.

E riguardo alla musica profana del XVIII-XIX-XX sec. con lieder, opere ec.?

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E riguardo alla musica profana del XVIII-XIX-XX sec. con lieder, opere ec.?

Non vado oltre al classicismo quindi non mi pongo il problema :D

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Volenti o nolenti è l'ossatura dell'operismo "classico" quel repertorio. Io ne salvo oltre Rossini, Bellini Donizetti e Verdi, ma il resto non lo amo (Spontini compreso).... adoro tutto ciò che va invece da Cavalli a Rossini... ma Rossini aparte, effettivamente su queste schermate se ne parla poco del "mio" repertorio.... non si può avere tutto dalla vita, no?

Mi stupisce che anche un esperto appassionato sia avviluppato nella tela di ragno dell'italocentrismo vocale. Gusti personali a parte, è vero, non lo nego, che l'opera italiana dell'800 ha rappresentato un momento importantissimo nella storia della musica e dello spettacolo in generale. Ma parlare di "ossatura" significa ignorare gli sviluppi paralleli che l'opera prendeva quanto meno in ambito tedesco e francese e, poco più tardi, in ambito russo. E' altrettanto vero che c'era una certa osmosi ed è un gioco, a volte un po' stucchevole, dei musicologi quello di cercare col microscopio i "prestiti" stilistici, strutturali o di impiego della voce che si avvertono nell'uno o nell'altro ambito (il villaggio globale non è nato oggi...). Tuttavia Germania, Francia, Russia e poi boemia con Smetana, Dvorak e Janacek hanno coltivato una identità così forte che mi sembra una bestemmia ignorarlo per rimestare sempre sugli orizzonti limitati dell'Italia. Come il sistema scolastico italiano non ha mai incentivato troppo lo studio delle lingue e tanto meno ha fatto percepire agli studenti l'importanza della letteratura straniera (chi sarà mai Goethe o Puskin per lo studente medio italiano?), così l'insegnamento del canto è stato sempre ed è tuttora miopissimo nell'orientare l'interesse degli studenti verso tutto ciò che non è opera italiana. C'è voluto un marito slavo per indurre la Freni a cimentarsi - con risultati stratosferici - in Ciaikovski. E invece moltissimi cantanti stranieri non si pongono questi limiti: l'americana Fleming fa Rusalka, molti cantanti tedeschi hanno sempre affrontato l'opera italiana. Con risultati buoni o cattivi? Non è questo il mio discorso. Se c'è la bravura i risultati ci sono (dice niente Fischer-Dieskau in Rigoletto?). Ciò che conta è avere ben presente - anche con la pratica e non solo con un libro di storia della musica lasciato a prendere polvere - che il mondo va ben al di là del proprio naso.

Mi scuso se il tono può apparire polemico. Nelle intenzioni non lo era. :thumbsup_still:

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Mi stupisce che anche un esperto appassionato sia avviluppato nella tela di ragno dell'italocentrismo vocale. Gusti personali a parte, è vero, non lo nego, che l'opera italiana dell'800 ha rappresentato un momento importantissimo nella storia della musica e dello spettacolo in generale. Ma parlare di "ossatura" significa ignorare gli sviluppi paralleli che l'opera prendeva quanto meno in ambito tedesco e francese e, poco più tardi, in ambito russo. E' altrettanto vero che c'era una certa osmosi ed è un gioco, a volte un po' stucchevole, dei musicologi quello di cercare col microscopio i "prestiti" stilistici, strutturali o di impiego della voce che si avvertono nell'uno o nell'altro ambito (il villaggio globale non è nato oggi...). Tuttavia Germania, Francia, Russia e poi boemia con Smetana, Dvorak e Janacek hanno coltivato una identità così forte che mi sembra una bestemmia ignorarlo per rimestare sempre sugli orizzonti limitati dell'Italia. Come il sistema scolastico italiano non ha mai incentivato troppo lo studio delle lingue e tanto meno ha fatto percepire agli studenti l'importanza della letteratura straniera (chi sarà mai Goethe o Puskin per lo studente medio italiano?), così l'insegnamento del canto è stato sempre ed è tuttora miopissimo nell'orientare l'interesse degli studenti verso tutto ciò che non è opera italiana. C'è voluto un marito slavo per indurre la Freni a cimentarsi - con risultati stratosferici - in Ciaikovski. E invece moltissimi cantanti stranieri non si pongono questi limiti: l'americana Fleming fa Rusalka, molti cantanti tedeschi hanno sempre affrontato l'opera italiana. Con risultati buoni o cattivi? Non è questo il mio discorso. Se c'è la bravura i risultati ci sono (dice niente Fischer-Dieskau in Rigoletto?). Ciò che conta è avere ben presente - anche con la pratica e non solo con un libro di storia della musica lasciato a prendere polvere - che il mondo va ben al di là del proprio naso.

Mi scuso se il tono può apparire polemico. Nelle intenzioni non lo era. :thumbsup_still:

Concordo e sottoscrivo.

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/>http://www.youtube.com/watch?v=69nEv__OVLE

La Kasarova ha sempre avuto, nel grave, una tecnica di canto che pigiava troppo il pedale sull'emissione di petto, un'emissione che è in stile con il canto rossiniano e precedente, ma va mitigata dal gusto e dal buon senso. Anche perché è una emissione rischiosa, giacché aperta, e col tempo tende a rendere sempre più difficoltosa la giusta emissione anche dei centri, nei quali col tempo è sempre più difficile ritornare all'emissione coperta.

Negli ultimissimi anni la Kasarova è drammaticamente peggiorata rispetto a questo video: o acquistato - spinto da critiche giornalistiche positive (!!) - un suo recente recital di arie haendeliane e penso sia la cosa più penosa che abbia sentito da una cantante di fama negli ultimi 20 anni. La Kasarova è costretta ad un continuo triplo salto mortale per tirar fuori da una voce ormai divisa in tre tronconi di suono diverso (grave, medio, acuto) un minimo di suono accettabile. Peccato che il risultato di questo lavoro sia la completa distruzione di tutte le arie che ha inciso in quel disco.

Però all'inizio della carriera la Kasarova non era così, e ci ha lasciato due prove discografiche molto belle per l'etichetta RCA: La prima è proprio un Tancredi registrato nel 1995 con la Mei, e Roberto Abbado. Un Tancredi in cui - seppur si avverte bene il "gradino" tra centri e gravi tipico dell'emissione di petto del grave - siamo ben lontani dall'esibizione grottesca di questo video di You-Tube, ed anzi la Kasarova disegna un Tancredi giovane e "arcadico" non privo affatto di grande fascinazione e di ottima resa vocale complessiva. IL secondo bel disco lasciato dalla Kasarova è l'ottimo Romeo de "I Capuleti e i MOntecchi" di Bellini inciso per la RCA sempre con la Mei e la direzione di Abbado (registrato nel 1997).

Vi riporto una ripresa dal vivo della cavatina di Romeo del 1998. Nel recitativo d'entrata la Kasarova calca la mano in un paio di note gravi come poi farà di continuo nel video di Tancredi che abbiamo già visto (risalente al 2005). Ma poi lungo l'aria e la cabaletta nel grave modererà il volume restando in un suono misto ampio e molto più fluido ed esteticamente gradevole, meno "imbottigliato". La ricchezza dinamica della cavatina e l'abbandono lirico (SE Romeo t'uccise il figlio) nonché lo slancio de "La tremenda ultrice spada" (pur con delle agilità non sempre scanditissime) fanno testo. La prova in disco che vi riportavo è vocalmente e interpretativamente ancora più rifinita, ma sostanzialmente identica (ma Abbado è miglior di Viotti).

[media]http://www.youtube.com/watch?v=9qzKUY2rt7s

Il Tancredi e i Capuleti con la Kasarova sonoi a tutt'oggi, per il rendimento complessivo, tra le migliori registrazioni integrali delle due opere (nel caso dei Capuleti, opera belliniana bellissima, senza nessun reale confronto qualitativo, ad oggi).

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Mi stupisce che anche un esperto appassionato sia avviluppato nella tela di ragno dell'italocentrismo vocale. Gusti personali a parte, è vero, non lo nego, che l'opera italiana dell'800 ha rappresentato un momento importantissimo nella storia della musica e dello spettacolo in generale. Ma parlare di "ossatura" significa ignorare gli sviluppi paralleli che l'opera prendeva quanto meno in ambito tedesco e francese e, poco più tardi, in ambito russo. E' altrettanto vero che c'era una certa osmosi ed è un gioco, a volte un po' stucchevole, dei musicologi quello di cercare col microscopio i "prestiti" stilistici, strutturali o di impiego della voce che si avvertono nell'uno o nell'altro ambito (il villaggio globale non è nato oggi...). Tuttavia Germania, Francia, Russia e poi boemia con Smetana, Dvorak e Janacek hanno coltivato una identità così forte che mi sembra una bestemmia ignorarlo per rimestare sempre sugli orizzonti limitati dell'Italia. Come il sistema scolastico italiano non ha mai incentivato troppo lo studio delle lingue e tanto meno ha fatto percepire agli studenti l'importanza della letteratura straniera (chi sarà mai Goethe o Puskin per lo studente medio italiano?), così l'insegnamento del canto è stato sempre ed è tuttora miopissimo nell'orientare l'interesse degli studenti verso tutto ciò che non è opera italiana. C'è voluto un marito slavo per indurre la Freni a cimentarsi - con risultati stratosferici - in Ciaikovski. E invece moltissimi cantanti stranieri non si pongono questi limiti: l'americana Fleming fa Rusalka, molti cantanti tedeschi hanno sempre affrontato l'opera italiana. Con risultati buoni o cattivi? Non è questo il mio discorso. Se c'è la bravura i risultati ci sono (dice niente Fischer-Dieskau in Rigoletto?). Ciò che conta è avere ben presente - anche con la pratica e non solo con un libro di storia della musica lasciato a prendere polvere - che il mondo va ben al di là del proprio naso.

Mi scuso se il tono può apparire polemico. Nelle intenzioni non lo era. :thumbsup_still:

Il tono appare effettivamente polemico, ma non è un problema.

Ti ringrazio comunque per l'esperto appassionato, ma vedi hai inteso cose che nella mia affermazione non c'erano.

L'opera non è certo un fenomeno italiano, ci mancherebbe altro asserirlo. O meglio: l'opera dal seicento alla prima metà del settecento è solo opera italiana (anche quando è scritta da Haendel o Graun) perché lo stile è quello italiano, il testo è in italiano e rare sono le eccezioni (la prima che mi viene in mente è Purcell). Dalla seconda metà del settecento l'italia perde progressivamente il primato operistico, e l'opera diventa un fatto internazionale, con la nascita di stili nazionali ognuno con proprie regole e norme. Ma se per questo dalla seconda metà del settecento l'Italia perde anche il primato strumentale, ed il centro della musica europeo passa dall'Italia (con i Frescobaldi, i Corelli, ecc. ecc.) alla Germania (Haydn, Mozart, Beethoven).

Quindi qui nessuno dimentica che esistono Meyerbeer, Massenet, Bizet, come esitono Wagner e Weber, giusto per indicare i primi due nomi che mi vengono in mente.

Il mio come sempre era un discorso pragmatico. Si dimentica che l'opera è un fatto popolare, e quindi nazionale, nell'ottocento e nella prima metà del novecento ed oltre. E credo quindi sia del tutto normale che se parlo con il tipico appassionato d'opera nato e vissuto in Francia, per prima cosa amerà l'ottocento francese, il "grande reprtorio" della sua nazione. Così come se parlo con l'appassionato d'opera sessantenne tedesco, mi parlerà con le lacrime agli occhi del Mozart tedesco (più di quanto non interessi a noi italiani, parlo soprattutto del "Ratto del Serraglio", opera che in Germania ha sempre goduto un'enormità di consensi, da quando fu scritta), di Weber, e del grandissimo Wagner (anche se sulla figura l'esperienza nazista ha scritto nel DNA dei tedeschi qualche ritrosia).

Più difficile andare dall'appassionato 60enne italiano e sentirlo parlare con passione della tetralogia wagneriana più che non del Rigoletto. O degli Ugonotti di Meyerbeer (che se tutto va bene ha sentito negli anni '60 diretti da Bonynge con la Sutherland, una sola volta nella vita). Non impossibile, ma certo più difficile. Non credo che convenire in questo significhi commettere reato storico o intellettuale.

DEtto questo, nessuno in questo forum si appassiona alla musica con finalità eroiche di completezza. Io sono un semplice appassionato che non si sente in dovere di sciropparsi ore ed ore di musica di Massenet che mi annoia categoricamente. O tantomeno ore ed ore di autori russi ottocenteschi. O ore ed ore di Wagner (mi inginocchio solo davanti al Tristan und Isolde). Ma questo non è italocentrismo operistico. Questo è solo libertà di scegliere di ascoltare quello che mi piace e scartare quello che mi annoia. Libertà che spero ancora di possedere anche se esprimo opinioni in un forum.

Detto questo, per me, per il mio gusto la musica nasce con il seicento e finisce dopo i primi trent'anni dell'ottocento. Questa è l'espressione del mio gusto, non un giudizio estetico categorico (ci mancherebbe altro). In opera da Monteverdi a Rossini, in musica tastieristica da Frescobaldi, ai due Couperin, a Chopin. E' questa la musica che amo, ascolto di continuo, e conosco meglio. Aggiungiamo Bellini, Donizetti e Verdi, che fanno parte dalla culla del DNA degli italiani (vorrei vedere quale italiano non conosce "La donna è mobile" per averla sentita cantata un pò dappertutto dalla carrozzina in poi), e abbiamo concluso con la musica che mi piace. E di cui ho piacere di parlare.

E' ovvio che nel forum parlerò di questa musica, ben sapendo che ne esiste altra (che non mi piace). Non credo che per poter parlare di musica debba sottopormi alla inutile fatica di diventare esperto anche delle estetiche che non mi interessano.

Questo non significa che io ritenga ideologicamente le estetiche e le opere che a me piacciano essere le uniche esistenti o degne di interesse. Ci mancherebbe altro.

Ma dopo essersi sciroppati vari volumi di storia della musica (e varie monografie specifiche) e aver tentato l'ascolto di molti generi, opere, aree geografiche ed estetiche, un appassionato (che io non sono un professore universitario di storia della Musica che abbia bisogno di coltivare l'esaustività) acquista il diritto di ascoltare solo quello che gli dà piacere. Ed il diritto di parlare di questo, nella vita e nei forum.

Ritornando al discorso che avete tanto criticato, io dicevo solo che essendo in Italia, non mi sembra strano che la maggior parte degli appassionati operisti nei forum parlino dell'ottocento italiano. Se fossi in Francia sentirei parlare di continuo dell'ottocento francese, probabilmente. Io preferisco il settecento barocco, ma non mi sembra strano lo stesso. Mi sembra strano che appaia anormale a voi, che magari preferite l'ottocento russo. Anche perché l'italia è un paese conservatore, in quanto a gusti e a cartelloni dei teatri.

Insomma il mio era un giudizio pragmatico e statistico, legato al paese in cui viviamo. Legato anche al buon senso. Non capisco perché l'abbiate fatto diventare un giudizio estetico o storicistico italocentrico. Se non si fosse capito, non lo era affatto.

Spero ora di aver spiegato meglio e chiarito l'equivoco. Che forse è nato dal fatto che quando ho detto che l'ottocento operistico italiano era l'ossatura del repertorio, ho sorvolato sullo specificare "in italia". Credevo fosse sottinteso dal fatto che noi italiani siamo e in italia scriviamo, ma evidentemente non è così e avrei fatto bene a specificarlo.

Speriamo di aver disciolto il malinteso.

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