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Madiel

Nozze di Figaro

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davvero splendida

quindi questa qui dovrebbe essere allo stesso livello no?

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Quel dvd però te lo consiglio per la regia di Ponnelle. In cd puoi prendere la storica registrazione di Erich Kleiber con Cesare Siepi e altri:

Mozart_Nozze_4781720.jpg

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quindi questa qui dovrebbe essere allo stesso livello no?

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Bohm, mistico, è più elegante, più rifinito nella dinamica e raffinato nelle tinte orchestrali ma Davis ci mette più verve.

Del cast quello di Davis è superiore ma molto buono ( comprimari compresi) è anche quello di Bohm.

Riguardo al confronto fra le due edizioni di Bohm invece è preferibile quella in DVD del '76 soprattutto , come ha notato Super, per la magnifica regia di Ponnelle. I due cast vocali invece, entrambi ottimi, ripresentano Prey e Fischer Dieskau e nelle parti femminili, anche se per motivi diversi, sostanzialmente si equivalgono.

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Senza dubbio.


E questo malgrado io reputi molto scarsa la Stevens e un po' anche Calabrese.


Ma Bruscantini è Bruscantini, signori.


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E questo malgrado io reputi molto scarsa la Stevens

ma la reputi scarsa in generale o solo in questo disco? proprio oggi ho scoperto che è stata una delle carmen più importanti della storia, mi sono anche segnato questo cd della rca

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ma la reputi scarsa in generale o solo in questo disco? proprio oggi ho scoperto che è stata una delle carmen più importanti della storia, mi sono anche segnato questo cd della rca

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Certo, Mistico, in Carmen o nel Sansone figurava meglio che in Mozart.

La Stevens, scomparsa recentemente, fu una mezzosoprano dallo stile e dalla tecnica ibridi, più adatti al musical che all'Opera e comunque orientati verso una platealità di stampo verista.. Facendo leva anche sulle sue qualità attoriali e sulla sua avvenenza fu una di quelle cantanti da "vedere cantare" più che da ascoltare.

In Mozart le sue lacune tecnico stilistiche appaiono evidenti e la bellissima aria di Cherubino "Voi che sapete" risulta troppo gridata, monotona, priva di eleganza e di leggerezza: la voce, tendenzialmente aperta, patisce di un appoggio e di una proiezione precari e "va un po' via". Insomma, un'esecuzione molto modesta:

http://www.youtube.com/watch?v=2YcTSiLqCrw

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pinkerton hai ragione, è quasi inascoltabile

in quel filmato la registrazione è comunque davvero pessima....nelll'edizione che ho io ( EMI registrata nei mitici studi in Abbey Road ) le cose vanno meglio almeno da un punto di vista sonoro.

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UNo dei primi stereo della EMI, comunque inferiore al Rosenkavalier di Karajan quasi coevo, a livello sonoro.


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Le Nozze mozartiane sono un miracolo di eleganza , una miniera di preziose gemme musicali, sono la caverna delle meraviglie. Il testo dapontiano poi è splendido.


E allora date a un genio musicale assoluto (probabilmente al maggiore mai esistito) una breve frase di un personaggio di fianco in una situazione scenico drammatica marginale ed egli vi restituirà un'aria patetica intensa e struggente ma di straordinaria compostezza e perfezione formale:




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Le Nozze mozartiane sono un miracolo di eleganza , una miniera di preziose gemme musicali, sono la caverna delle meraviglie. Il testo dapontiano poi è splendido.

E allora date a un genio musicale assoluto (probabilmente al maggiore mai esistito) una breve frase di un personaggio di fianco in una situazione scenico drammatica marginale ed egli vi restituirà un'aria patetica intensa e struggente ma di straordinaria compostezza e perfezione formale:

Bellissima. Anch'io quando ascolto brani come questi la penso come te, Pink, che Mozart sia stato il più grande di tutti.

Paragoniamo questa cavatina con analoghe "lamentazioni", sia pure bellissime, di Haendel, tanto per dire un grande. Haendel al confronto appare pomposo, squadrato, lacrimoso. Al confronto, sottolineo, con Mozart.

E qui non è neanche una vera lamentazione, è una trepidazione, un'insicurezza, il timore di un passo falso.

Per me, nel genere lamentazione, solo Purcell col Lamento di Didone gli si affianca, ma questo è un altro discorso.

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Bellissima. Anch'io quando ascolto brani come questi la penso come te, Pink, che Mozart sia stato il più grande di tutti.

In Mozart, Giordano, l'espressività più immediata, essenziale e semplice unendosi con la perfezione della forma musicale davano luogo a qualcosa che si potrebbe definire "la grazia".

Così, sempre dalle Nozze, il duettino della canzonetta sull'aria: musica indugiante e sensuale ma insieme sognante e leggera, piena di grazia, di innocenza;

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Bellissima. Anch'io quando ascolto brani come questi la penso come te, Pink, che Mozart sia stato il più grande di tutti.

Paragoniamo questa cavatina con analoghe "lamentazioni", sia pure bellissime, di Haendel, tanto per dire un grande. Haendel al confronto appare pomposo, squadrato, lacrimoso. Al confronto, sottolineo, con Mozart.

E qui non è neanche una vera lamentazione, è una trepidazione, un'insicurezza, il timore di un passo falso.

Per me, nel genere lamentazione, solo Purcell col Lamento di Didone gli si affianca, ma questo è un altro discorso.

Io ribadisco la mia teoria, Mozart era artista "galante", nel senso più alto e genuino, parlava dell'uomo in maniera diretta e sincera. La sua linearità non era profondità, ma verità. Altri artisti, anche immensi, sono partiti dalla profondità, un presupposto ricco di filosofia e, spesso, di retorica. Il rischio è quello di scollarsi così tanto dalla realtà da diventare ammirevoli ma assai poco empatici col linguaggio del quotidiano; da qui la sensazione di quel "sublime falso" che percepiamo (e che ci piace percepire) in Handel, piuttosto che in Beethoven. Così la penso. Giusto il paragone con Purcell, altro artista della porta accanto. Sarà un caso che siano due compositori così amati da Kraus? :D

La trilogia dapontiana rimane, secondo me, inarrivabile. Non cambierei mai un Così fan tutte con un Flauto Magico, per dirne una.

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Io ribadisco la mia teoria, Mozart era artista "galante", nel senso più alto e genuino, parlava dell'uomo in maniera diretta e sincera. La sua linearità non era profondità, ma verità. Altri artisti, anche immensi, sono partiti dalla profondità, un presupposto ricco di filosofia e, spesso, di retorica. Il rischio è quello di scollarsi così tanto dalla realtà da diventare ammirevoli ma assai poco empatici col linguaggio del quotidiano; da qui la sensazione di quel "sublime falso" che percepiamo (e che ci piace percepire) in Handel, piuttosto che in Beethoven. Così la penso. Giusto il paragone con Purcell, altro artista della porta accanto. Sarà un caso che siano due compositori così amati da Kraus? :D

La trilogia dapontiana rimane, secondo me, inarrivabile. Non cambierei mai un Così fan tutte con un Flauto Magico, per dirne una.

A parte, Maja,la valutazione riduttiva del Flauto Magico sulla quale dissento (per me il Flauto è la più bella opera mai scritta e sta in un suo Empireo, al di sopra tutte le altre, di Mozart e non), su tutto quanto dici nel tuo intervento io concordo parola per parola. Anzi ti faccio i complimenti perchè sei stato di una chiarezza esemplare.

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Sinceramente, pur amando molto Mozart, non posso essere d'accordo con quanto dite. La musica del Salisburghese è certo "lineare" e in buona sostanza anche "vera", ma è vera come lo sono le leggi fisiche: solo a certe particolari condizioni. È musica astratta, che ritrova nell'espressione filtrata, nella purificazione del sentimento la sua ragion d'essere. Nessuno può sentire allo stesso modo di un personaggio del teatro mozartian-dapontiano. Alla fine, secondo me è di gran lunga più distante dal quotidiano l'asettica ricerca del particolare che Mozart porta avanti, rispetto alla retorica più o meno compiutamente profonda di Beethoven. Poi non so, sarà una questione di attitudini individuali :o

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A parte, Maja,la valutazione riduttiva del Flauto Magico sulla quale dissento (per me il Flauto è la più bella opera mai scritta e sta in un suo Empireo, al di sopra tutte le altre, di Mozart e non), su tutto quanto dici nel tuo intervento io concordo parola per parola. Anzi ti faccio i complimenti perchè sei stato di una chiarezza esemplare.

Grazie pink, ma non voleva essere un giudizio musicale/estetico il mio, semplicemente di sensibilità... il Flauto Magico è opera bellissima e ricchissima, musicalmente e su diversi piani di lettura. Si fa però ancora più consistente quell'astrattismo di cui parlava Rinaldino, che pure certamente c'è nelle opere dapontiane: voglio dire, era pur sempre un uomo del suo tempo, ma nell'esemplificazione, nella purificazione, se vogliamo anche nel delineare dei prototipi per giungere al racconto di ideali o per accentuare degli stati d'animo, Mozart aggiunge sempre quella verità "impura" tra le righe, che rende tanto umane le sue creazioni, umane nel senso di screziate, imperfette, mai bianco o nero. Persino nella scena madre del Don Giovanni Mozart ha bisogno di quella finzione per arrivare a descrivere una realtà psicologica pericolosamente (e violentemente) reale, quasi che la descrizione della stessa realtà non fosse sufficiente a delineare la complessità dei sentimenti del protagonista in quel momento.

Nel Flauto Magico ho la sensazione che a Mozart comincino a interessare tutta una serie di cose su scala più ampia, che si affacciano - seppure in maniera personalissima e surrealmente favolistica - a certe riflessioni di compositori successivi. Non a caso cambia il suo linguaggio, e pure la natura del soggetto. Non è un male in sè, è che io sono affezionato di più al Mozart giovane, irriverente, un po' freakkettone e un po' comunista (oggi lo definiremmo così probabilmente), vagamente proto-naturalista e, soprattutto, psicologo osservatore. Beethoven era impregnato di Goethe e parlava di ideali kantiani, il Mozart della trilogia parlava, fondamentalmente, di relazioni, frustrazioni, corna e, al più, di ingiustizia sociale, con un linguaggio leggero e superficiale solo in apparenza, che però arrivava alla profondità delle sensazioni umane "nel piccolo", inserite sempre in rapporti sociali quotidiani e grossomodo ristretti. Le trame (ingegnose quanto sciocche in sè) diventavano così il pretesto per un'analisi attorno all'uomo, ai vizi, alle virtù, alle debolezze, alle contraddizioni, che Mozart non giudica mai nè eleva a livelli superomistici, ma, semplicemente, le racconta, mostrando all'uomo stesso la naturalità del suo essere, invitandolo in qualche modo ad una serena e amoralistica accettazione.

In questa melodia c'è rancore, tristezza, ma anche nostalgia e amore, come se la protagonista rivivesse davvero "i bei momenti" con lo stesso affetto, ma con le lacrime agli occhi, lacrime di perdita, ma pure di rabbia, e forse simultaneamente di gioia, lacrime che - nella seconda parte dell'aria - sfociano in una rassegnazione cosciente, nella quale però è evidente che alberga ancora la speranza inconscia di cambiare le cose, che non si sa se reprimere (per autodifesa) o alimentare. La complessità del sentimento umano è resa in maniera esemplare con pochi tocchi, senza nessun estetismo ed estremismo a senso unico (che probabilmente sarebbe stato anche più d'effetto). Ditemi se non vi è mai capitato nella vita.

L'altro aspetto interessante è che nell'opera mozartiana i personaggi sono TUTTI protagonisti. Nelle Nozze ogni personaggio vive di una psicologia sua, complessa e ben delineata. L'opera italiana (da Rossini in giù) a confronto appare un passo indietro, laddove alla complessità del protagonista (o alpiù di due protagonisti) si associano spesso personaggi volutamente bidimensionali, maggiormente privi di interesse. Almeno, così sembra a me :D

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Non so, vorrei lanciarmi anch'io in un paragone tra Flauto e Nozze, opere che ammiro in ugual misura ma in maniera differente. Diciamo che posso dire ben poco, però, e che mi fermo dopo aver notato che i personaggi delle Nozze non rappresentano se non se stessi, mentre quelli del Flauto sono simbolici e, pertanto, rappresentano altro ma non se stessi.



Due opere che viaggiano su piani diversi fin dai presupposti, quindi, pur presentando la stessa levità musicale e analoghi abissi di analisi psicologica. Piani diversi, del resto, come i librettisti che hanno vergato testi e trame.


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i personaggi delle Nozze non rappresentano se non se stessi

E no, non sono d'accordo. Il miracolo delle Nozze è l'aver messo insieme una serie di "tipi" che sono anche maledettamente veri e reali.

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Il miracolo delle Nozze è l'aver messo insieme una serie di "tipi" che sono anche maledettamente veri e reali.

E' vero Giobar. Nei personaggi delle Nozze Mozart individua un denominatore comune e comprensibile a tutti, in questo senso , come dici tu, "vero e reale". Ma, e qui sta il "miracolo" mozartiano, pregi e difetti degli uomini come sono nella realtà sono espressi in una forma musicale superiore, impeccabile, perfetta,, di suprema eleganza. In Mozart la semplicità e la corrispondenza delle caratterizzazioni vanno di pari passo con la raffinatezza del gusto.

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E' vero Giobar. Nei personaggi delle Nozze Mozart individua un denominatore comune e comprensibile a tutti, in questo senso , come dici tu, "vero e reale". Ma, e qui sta il "miracolo" mozartiano, pregi e difetti degli uomini come sono nella realtà sono espressi in una forma musicale superiore, impeccabile, perfetta,, di suprema eleganza. In Mozart la semplicità e la corrispondenza delle caratterizzazioni vanno di pari passo con la raffinatezza del gusto.

Prendiamo quello che, secondo me, è uno dei personaggi d'opera più geniali di tutta la storia della musica: Cherubino incarna ed esprime i turbamenti, le ricerche d'identità, le passioni, le intemperanze, le malinconie, le spacconerie, i dubbi dell'adolescente-tipo. Questo con un anticipo di decenni e con un'essenzialità straordinaria rispetto allo schema del romanzo di formazione che si attestò nel corso dell'800 e si è sviluppato per tutto il 900. Ma al tempo stesso è personaggio vivo e concreto nella precisa e convulsa vicenda delle Nozze senza restare a livello di semplice "maschera".

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Prendiamo quello che, secondo me, è uno dei personaggi d'opera più geniali di tutta la storia della musica: Cherubino incarna ed esprime i turbamenti, le ricerche d'identità, le passioni, le intemperanze, le malinconie, le spacconerie, i dubbi dell'adolescente-tipo. Questo con un anticipo di decenni e con un'essenzialità straordinaria rispetto allo schema del romanzo di formazione che si attestò nel corso dell'800 e si è sviluppato per tutto il 900. Ma al tempo stesso è personaggio vivo e concreto nella precisa e convulsa vicenda delle Nozze senza restare a livello di semplice "maschera".

Esatto Giobar.

Ma prendiamo anche il personaggio minore di Barbarina di cui abbiamo ascoltato la breve e bellissima cavatina da un'ottima Patrizia Pace nell'edizione diretta da Muti. Poche battute la caratterizzano completamte rendendola viva e reale nel suo disorientato turbamento mentre cerca la spilla perduta:

:

ha ragione Maja quando dice che i personaggi delle Nozze sono tutti protagonisti

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Bellissima. Anch'io quando ascolto brani come questi la penso come te, Pink, che Mozart sia stato il più grande di tutti.

Paragoniamo questa cavatina con analoghe "lamentazioni", sia pure bellissime, di Haendel, tanto per dire un grande. Haendel al confronto appare pomposo, squadrato, lacrimoso. Al confronto, sottolineo, con Mozart.

E qui non è neanche una vera lamentazione, è una trepidazione, un'insicurezza, il timore di un passo falso.

Per me, nel genere lamentazione, solo Purcell col Lamento di Didone gli si affianca, ma questo è un altro discorso.

Su Purcell non posso che concordare, ma non lascerei indietro Handel. Non ho commentato subito questo post perché, a una lettura immediata, mi sono trovato sulle stesse posizioni, ma volevo verificare.

La verifica è arrivata improvvisa ieri notte, mentre ascoltavo la FD. E cosa c'era? C'era proprio una bella lamentazione handeliana (la cantata "Armida abbandonata" è una lamentazione formato famiglia e vale perfettamente come esempio). Dico solo che, fin dalle prime battute, ho smesso subito di leggere e mi sono messo in devoto ascolto, perché lì si capiva subito che Handel aveva imboccato dalla prima nota il sentiero che porta ai piani superiori.

Niente da fare. Non riesco a fare confronti quando si passa a questi livelli. Dire "Handel è meglio di Mozart" o "Mozart è meglio di Purcell" (tenuto pure conto dei salti tra le loro epoche, ndr) appare fuori luogo. Né ho sentito Handel in difetto rispetto agli altri due, era anzi ampiamente nel suo elemento. Nato per l'opera e per la rappresentazione dei caratteri, pur non avendo a disposizione la varietà offerta dall'opera buffa o uno schema d'opera seria assimilabile a quello dell'Idomeneo.

Può darsi che i compositori abbiano le loro specialità: Mozart per la malinconia (lui che è solitamente così gioviale e allegro, tra l'altro), Purcell per l'amore, le gioie e le delusioni che ne derivano, mentre Handel descrive a meraviglia la rabbia (si odano i manrovesci degli archi nella seconda parte della Cantata, quando la protagonista è pervasa dalla furia, che poi cerca affannosamente di mitigare):

Innegabilmente i tre compositori son legati da un filo, nemmen tanto sottile. Li accomuna il talento melodico, e in questo senso anche Puccini, Bellini, Rossini o il Donizetti della Lucia potrebbero far parte di questo club.

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Ovviamente Kraus si parla di grandissimi, quindi è logico che certe distinzioni o gerarchie hanno un che di arbitrario, dipende dalle prospettive, dai contesti, però, ripeto, a mio gusto Handel ha un che di affettato, di cerimonioso (non di inautentico, questo mai) nell'espressione degli affetti, non perde mai una certa compostezza teatrale, una dignità di chi sa di essere di fronte a un pubblico, mentre in Purcell e Mozart l'abbandono sentimentale mi pare più integro e spontaneo. Non per caso Handel non è mai licenzioso o osceno (che io sappia, ma smentiscimi pure) mentre Mozart sì (Purcell, anche, non so).


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