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alfiocarrettiere

Nostalgia del passato

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Potrà sembrare semplicistico ma ciò che m'ha colpito di più nella discussione è la qualità delle seconde linee presentate da Wittelsbach

La schietta vocalità e la solida impostazione tecnica ( appoggio sicuro, corretto passaggio di registro) di questi tre tenori dimostra che il livello medio di quegli anni era molto alto.

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Forse merita una menzione anche il tenore Bernardo Demuro, straordinario interprete dell'Isabeau di Mascagni che mi ha molto impressionato anche nella Fanciulla del West di Puccini della quale ha inciso una impressionante "or son sei mesi...."

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Sarò disfattista ma temo che la scuola italiana non riuscirà più a produrre una voce tenorile decente. Non perchè ce l'ho con lui ma ho ripescato questa Gelida manina di Grigolo (che ricordo già "vivisezionata" da Pinkerton in un' altra discussione e non ne uscì giustamente bene) e mi chiedo come sia possibile che Filippeschi non abbia mai cantato al Met di NY mentre Grigolo sì.

Perchè sono così disfattista sulla scuola italiana? Perchè la gelida manina di Beczala (acuto della speranza a parte xchè un pochino traballante), sia pure con una dinamica limitata, è molto meglio e non da cantante da piano bar come giustamente Pink definì Grigolo


/>http://www.youtube.com/watch?v=OLtZwI9MDy8


/>http://www.youtube.com/watch?v=J7LI34JotdM

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Aggiungo anche questo tu che a Dio spiegasti l' ali dove a tratti nemmeno si sente e dove sul bell' alma innamorata non mi pare che salga molto in alto con l' acuto. E, sempre senza volerne a Grigolo, egli dovrebbe essere uno dei nostri attuali tenori di punta


/>http://www.youtube.com/watch?v=ynkpBf2fW8Q

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Alla faccia, mi leggi nel pensiero! Ci stavo proprio pensando! Secondo alcuni, De Muro è forse il maggior esponente del verismo in voce di tenore.

[media]http://www.youtube.com/watch?v=mQejcdUcmBM

A Bernardo Demuro, Wittel, si possono imputare una pronuncia artefatta e poco comprensibile assieme a certe aperture un po' sguaiate nel registro centrale e a certi

iomprovvisi scadimenti, inacidimenti di un timbro che, di per sè, non era malvagio.

La sicura padronanza del registro acuto, vigoroso e ben proiettato, gli consentiva di svolgere al meglio quel declamato melodico esclamativo e martellante che caratterizzò molti ruoli tenorili mascagnani ( vedi L'Isabeau che hai postato) e che non era certo l'ideale per conservare la voce.

Tuttavia Demuro non fu solo il tenore verista stentoreo. Sapeva cantare e piegare la voce a belle modulazioni, come appare da questa registrazione dell'Africana. A 1:28 (" Tu m'appartieni...") si ascolta un virtuosismo: un La acuto pieno e luminoso smorzato con facilità e morbidezza .


/>http://www.youtube.com/watch?v=jaU--AjaQ9s

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http://archives.metoperafamily.org/archives/frame.htm

questa interessante parte del sito del Met fornisce una cronologia delle prestazioni di Gigli. a parte rappresentazioni di opere ormai credo fuori repertorio (2 titoli che m'hanno colpito sono l' amore dei tre re e loreley) e di opere una volta assai popolari ma oggi direi in declino come l' africana e mignon, noto come il Gigli sin dai primi anni 20, quindi 30 enne, affrontò l' andrea chenier e la gioconda (cioè 2 opere non proprio da voce lirica),nonchè Tosca, cavalleria e pagliacci, mentre evidentemente Aida, Forza e Ballo vennero dopo negli anni 30, una volta tornato in Italia.

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Ad alfio (e non gli dò torto) piacciono i tenori alla Filippeschi.

Eccone un altro, di cui abbiamo già parlato:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=e0qvOvSruDM

La prestazione di Antonio Salvarezza in questo "Nessun dorma" secondo me è superiore a quella del video della Pira già noto anche su questo forum.

Non si percepiscono forzature di nessun genere, la voce fluisce con tranquillità, e con un'inaspettata ricchezza di armonici!

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Salvarezza, Ziliani, Filippeschi, Albanese: il quartetto dei tenori (purtroppo in disarmo nel 1952) prescelto per cantare l'Armida con la giovane Callas.

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Salvarezza, Ziliani, Filippeschi, Albanese: il quartetto dei tenori (purtroppo in disarmo nel 1952) prescelto per cantare l'Armida con la giovane Callas.

Be' in disarmo, però ho ascoltato quell'Armida di recente e la loro più che dignitosa figura, specie Filippeschi, la fanno.

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Ho citato Filippeschi perchè, ripeto, senza voler crocifiggere Grigolo è un delitto che lui sia arrivato al Met e Filippeschi no!. Quella gelida manina è imbarazzante. Forse anche lo stesso Bocelli riuscirebbe a cantarla meglio ed è tutto dire. E anche il tu che a Dio spiegasti l' ali ne esce bistrattato. Comunque ammetto caro Witt che ho anche un debole per quel genere di tenori e non a caso amo molto le recite messicane della Callas e compagnia bella avvenute a cavallo degli anni 40 che molti non amano per via delle numerose licenze che si presero i cantanti,ma a me fanno impazzire.

Ora, ascoltatevi un pò questa Pira dal vivo di Filippeschi qui cinquantenne. Il bis è ancora più travolgente perchè galvanizzato dal pubblico, Marione eccede e tiene le note alla morte. Cattivo gusto? Non so:a me piace.


/>http://www.youtube.com/watch?v=2ypt-I0HOg0

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Be' in disarmo, però ho ascoltato quell'Armida di recente e la loro più che dignitosa figura, specie Filippeschi, la fanno.

Filippeschi era sicuramente quello messo meglio tra i quattro, sicuramente!

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Ad alfio (e non gli dò torto) piacciono i tenori alla Filippeschi.

Eccone un altro, di cui abbiamo già parlato:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=e0qvOvSruDM

La prestazione di Antonio Salvarezza in questo "Nessun dorma" secondo me è superiore a quella del video della Pira già noto anche su questo forum.

Non si percepiscono forzature di nessun genere, la voce fluisce con tranquillità, e con un'inaspettata ricchezza di armonici!

Giusto quello che dici Wittel su questo Nessun dorma. Salvarezza (ma meno che nella "Pira") ha un accento piuttosto inerte e scolastico, ma grazie all'eccellente fonazione ( suoni sempre ben "coperti", "passati" in maschera) può sfoggiare un colore bellissimo, argenteo e lucente, di ammirevole uguaglianza lungo tutta la gamma.

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E comunque tornando allo Chenier con Gigli, visto che ho parlato forse solo di lui, vorrei anche segnalare il mio stupore per la bravura di Maria Caniglia: voce bella forse quanto quella della Tebaldi; dizione perfetta; potenza vocale adatta al repertorio. Ho ascoltato anche alcuni estratti della Tosca con Gigli su youtube e anche lì la Caniglia ne esce alla grande

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Fra le grandi voci tenorili della prima metà del secolo scorso ricordiamo anche il livornese Galliano Masini, voce robusta, squillantissima e ottima tecnica, anch'egli

distintosi nel repertorio verista, qui in Lodoletta ( notare, a 1:39, il calore dell'attacco "Oh ritrovarla nella sua capanna..." e, a 2:29, la tempra dell'accensione " e resterò con te"):


/>http://www.youtube.com/watch?v=hHpPhNX9zac

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Un tenore di cui abbiamo parlato poco o niente, ma che ha avuto una lunga e proficua carrierae e che ha cantato un vastissimo repertorio e' Giacinto Prandelli. Forse aveva un timbro di voce non particolarmente pregiato, tuttavia mi sembra fosse dotato di ottima tecnica che gli permise, appunto, di spaziare in un repertorio vastissimo. Mi pare giusto ricordarlo.

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Un tenore di cui abbiamo parlato poco o niente, ma che ha avuto una lunga e proficua carrierae e che ha cantato un vastissimo repertorio e' Giacinto Prandelli. Forse aveva un timbro di voce non particolarmente pregiato, tuttavia mi sembra fosse dotato di ottima tecnica

Non è precisamente così, Giorgione.

Prandelli era un tenore lirico dal timbro brunito non particolarmente attraente ma neppure brutto.

Aveva poi buona dizione, un certo garbo nel fraseggiare e anche attenzione al "matiz", alle "nuances".

Questa ricerca delle inflessioni, delle modulazioni e delle alternative dinamiche lo portava però talora a scivolare nell'emissione "laringea", un po' chiusa e contratta oppure troppo aperta, con due conseguenze: un non perfetto passaggio di registro in acuto che sovente risultava un poco sordo e povero di squillo e una gestione delle mezzevoci sostanzialmente in chiave falsettistica, quindi limitata nelle espansioni, nelle vibrazioni e nelle gradazioni di colore.

A volte, quando la tessitura era agevole, "copriva" discretamente le note di passaggio e riusciva a immascherare gli acuti arrivando anche a confezionare

mezzevoci abbastanza pastose.

Non si tratta, Giorgione, di grossi errori tecnici ma comunque , per Prandelli, non si può neppure parlare di "ottima tecnica".


/>http://www.youtube.com/watch?v=ut13K2Bj0J8&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=k4P6Hn0K74U

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Concordo con l'amico Pinkerton.

Prandelli aveva una certa eleganza, purtroppo rovinata dalla durezza degli acuti, che si acuì a partire dagli anni Cinquanta.

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M' inserisco in questi interessanti discorsi perchè ho notato come questi cantanti che ebbero i loro anni migliori a cavallo tra le 2 guerre, sapevano più o meno tutti fare le mezze voci. Poi c' erano quelle più belle e quelle meno belle ma credo che il 90% di loro era in grado di farle e anche bene. Saltando alle generazioni successive penso che gli ultimi grandi "mezzi-vocisti" siano stati Bergonzi, Corelli e Kraus, perchè ammetto anche io che non erano il pezzo forte del mio amato Lucianone e Domingo e Carreras hanno sempre cantato sul forte o mezzo-forte.

Ma ora? Si fanno ancora? O sono ormai andate in soffitta?

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Domingo nei primi anni Settanta a dire il vero avrebbe avuto una mezzavoce eccezionale (vedere il finale dell'atto di Olympia nei suoi Racconti di Hoffmann con Bonynge), ma amava poco usarla.

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Continuo nella mia opera di autoredenzione dopo che avevo "tacciato" Gigli di "anticaglia" e scrivo che se una volta il mio Rodolfo di riferimento era il Di Stefano edizione 1951, ora il mio Rodolfo di riferimento è il Gigli 1938 (nota bene 48 enne!) che in questa incisione forse sempre poco citata a causa della sua "antichità", nonostante le molte libertà interpretative che si prende, mette nel suo canto tutte le sfumature possibili e inimmaginabili con mezze voci da favola e di tutto e di più. Di Stefano è sempre un bel Rodolfo nel 1951 e anche gli acuti gli riescono molto meglio che 5 anni dopo con la Callas, ma onestamente Pippo non riesce o non vuole disegnarlo con tutte le sfumature del Gigli.

Al pari di questo Rodolfo Gigliano ci vedo solo il Rodolfo del miglior Bjorling e quello di Pavarotti sino diciamo alla fine degli anni 70, che anche se Pavarotti non era in grado di eseguire tutte le dinamiche che sapeva fare Gigli, è indubbio che nella Boheme ci sguazzasse tranquillo come se fosse a casa sua.


/>http://www.youtube.com/watch?v=QQ2q-Cb1554


/>http://www.youtube.com/watch?v=SpqRxiTsJKg


/>http://www.youtube.com/watch?v=TURHk5hOpNM

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Sono sostanzialmente d'accordo son te, Alfio, anche se devo ammettere, pur amando moltissimo Di Stefano, che qui, sentito subito dopo Gigli, perde decisamente il confronto. Gigli ha un canto pieno di sfumature, non forza mai la voce, alterna il forte al mezzo forte mentre Di Stefano canta a piena voce dal principio alla fine, senza la minima sfumature, ed ha dalla sua solo il timbro solare della sua voce meravigliosa.

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Domingo nei primi anni Settanta a dire il vero avrebbe avuto una mezzavoce eccezionale (vedere il finale dell'atto di Olympia nei suoi Racconti di Hoffmann con Bonynge), ma amava poco usarla.

Sulla mezzavoce di Domingo si potrebbe dscutere. Derivava da un "misto" prevalentemente di petto, ben appoggiato e ben calibrato, ma certo più impegnativo e dispendioso rispetto a un'emissione più "di testa". Se la tessitura e l'andamento ritmico erano agevoli Domingo, favorito anche dal timbro attraente, poteva ottenere grossi risultati espressivi tramite un'affascinante gradazione dinamica e coloristica passando da mezzevoci vellutate e suadenti a espansioni calde e vibranti in mezzoforte.

Ragguardevoli in questo senso gran parte del Don Carlo e della Manon Lescaut incisi nei primi anni '70 e , come nota Wittel, certi passaggi del suo Hoffmann:

http://www.youtube.com/watch?v=q2JtVPYj5hs

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Io son sempre stato un accanito "difensore" del Rodolfo del primo Di Stefano e continuo a pensare che quel Rodolfo lì sia un signor Rodolfo, ma il Gigli m'ha del tutto cambiato le carte in tavola facendomi ascoltare sfumature mai ascoltate prima.

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