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alfiocarrettiere

Nostalgia del passato

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A me ha impressionato il modo con cui Gigli riusciva quasi a trasfigurare la voce passando da un "genere" operistico all' altro che sembra quasi avere 2 voci diverse. Poi non dimentichiamo che all' epoca, questi signori e signore, tutto ciò che hanno inciso l' hanno anche cantato sul palco, segno che la voce c' era anche per lo spettacolo dal vivo.

Sono anche arrivato a capire perchè Di Stefano, ancor giovane, decise di cambiare repertorio: i tenori della generazione appena passata l' avevano fatto tutti e alcuni cantavano ancora, quindi, perchè anche lui non avrebbe potuto farlo?

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Il problema di Di Stefano, amio parere (ma Pinkerton potrebbe illuninarmi meglio) e' stato che per cambiare repertorio Ci Stefano si e' messo a cantare con una tecnica non ortodossa e cioè' aprendo molto sulle vocali. In tal modo si e' usurata la sua voce. Penso che all'inizio carriera egli una tecnica di canto l'avesse, altrimenti non avrebbe potuto compiere quella prodezza del Do smorzato nella romanza del Faust di Gounod.

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Caro Giorgione, secondoe me quella prodezza del do smorzato credo rimarrà sempre un qualcosa d' inspiegabile: dono naturale o tecnica? Non lo sapremo forse mai, ma essa è resa ancora più incredibile come prodezza perchè sonquasi sicuro che nemmeno un mostro di tecnica come Kraus fosse in grado di farla.

Sulla base dello spero miglioramento delle mie qualità di appassionato d' opera, quello che noto ora è che comunque già in gioventù Pippo sembrava comunque sempre spingere e faticare sugli acuti, pur essendo abbastanza esteso perchè il Re sovracuto ce l' aveva, mentre invece ad esempio Gigli non dà mai segno di sforzo e qui forse sta la chiave di volta per capire come mai Di Stefano avrebbe fatto bene a tenersi lontano da certe opere che richiedono acuti grandi come una casa

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Caro Alfio, come ho già' detto, non sono un esperto di vocalita' e anche quando sento qualche brano cantato non riesco a cogliere tutti i particolari (pregi e difetti compresi) dell'interpretazione. Per quanto riguarda Pippo, comunque, ed i suoi acuti, penso prrio che fosse una questione di tecnica del'l'emissione. Come si suol dire, non effettuava corrttamente il passaggio di registro, e quindi i suoi acuti apparivano forzati e fibbrosi. Sper di non aver detto delle corbellerie.Qualcuno, caso mai, mi correggerà'.

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Sulla base dello spero miglioramento delle mie qualità di appassionato d' opera, quello che noto ora è che comunque già in gioventù Pippo sembrava comunque sempre spingere e faticare sugli acuti, pur essendo abbastanza esteso perchè il Re sovracuto ce l' aveva, mentre invece ad esempio Gigli non dà mai segno di sforzo

Il Do 4 smorzato dell'"andante" del Faust, Alfio, a 5:11, è una nota straordinaria ma, tecnicamente, è leggermente ingolata, quindi non perfettamente proiettata.


/>http://www.youtube.com/watch?v=cOktnGD8G_0

Sono d'accordo poi con te quando dici che anche il primissimo Di Stefano tradiva un fondo di sforzo dal Fa diesis in su. Malgrado il colore bellissimo e

una buona respirazione, Pippo non maturò mai una tecnica perfettamente equilibrata.

Ciò indipendentemente dal fatto che, lui tenore lirico leggero per doti naturali, avesse ampliato il repertorio a ruoli vocalmente piò gravosi. Questo fatto accellerò il deterioramento vocale, che comunque sarebbe avvenuto anche restando in un repertorio più ristretto.

L'errore di Di Stefano fu sempre quello, a piena voce, di cantare aperte le note di passaggio (Mi, Fa, Fa diesis) per evidenziare le qualità timbriche e rendere spontanea la dizione, e, nelle mezzevoci, di rimpiazzare una corretta emissione mista con falsetti più o meno smunti e afoni. Tutto ciò però, come detto, a scapito della facilità e della nettezza del registro acuto, che si accorciò e divenne, via via, sempre più forzato e fibroso.

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Non mi dà affatto fastidio, solo mi colpisce che alla fine si arrivi al solito Di Stefano sì-Di Stefano no... ;)

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Ma si riesce a non andare a parare su Di Stefano in OGNI discussione? :o

Repetita iuvant.

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Il cantante più controverso del forum!

Il motivo forse , Wittel, ( ma meglio sarebbe dire uno dei motivi), di questa insistenza qui nel Forum a disquisire su questo cantante è che Di Stefano rappresenta un esempio di cantante famoso ( e idolatrato) dove si riuniscono grossi pregi e grossi difetti e che quindi si presta ad essere un paradigma per distinguere gli uni dagli altri.

D'altra parte anche Alfio, che mesi fa aveva esordito come tifoso sfegatato del tenore catanese, adesso dice di saper "leggere" meglio di prima le sue esecuzioni.

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Forse Di Stefano è il cantante più controverso perchè è il più geniale di tutti e come avviene per Maradona, se ne parlerà sempre nel bene e nel male.

Ma torno nei ranghi con una curiosità, segnalata anche su youtube, su dove Gigli ti mette il do della speranza nella gelida manina:


/>http://www.youtube.com/watch?v=b5Ba_MSygGk&feature=fvst

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Visto che siamo in tema di nostalgia del passato, perché' non parliamo un po' di Pertile?

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Forse Di Stefano è il cantante più controverso perchè è il più geniale di tutti e come avviene per Maradona, se ne parlerà sempre nel bene e nel male.

Ma torno nei ranghi con una curiosità, segnalata anche su youtube, su dove Gigli ti mette il do della speranza nella gelida manina:


/>http://www.youtube.com/watch?v=b5Ba_MSygGk&feature=fvst

Nella registrazione di Gigli, Alfio, la cosa più interessante e istruttiva non è tanto il piccolo arbitrio di mettere il Do sull'articolo "la" invece che sulla "e" della parola speranza, quanto la netta differenza di colore fra la frase "Cercar che giova?" (0:14) emessa in una mezzavoce chiara, estatica, carezzevole e la frase " Ma il furto non m'accora" (3:08) che invece ha timbro pieno e brunito.

Tra questi due estremi, graduando sapientemente intensità, colori e accenti, Gigli dipana la sua magistrale esecuzione.

E, come ebbe a rimarcare il Principe Bavarese, SENZA FORZARE MAI.

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Normalmente abbiamo tutti nelle orecchie la gelida manina di Pavarotti che è stato l' ultimo grande Rodolfo della storia ma questa interpretazione di Gigli non voglio dire che sia superiore perchè sarebbe sbagliato dirlo, ma è sicuramente ricca di dinamiche e variazioni. Ripeto: aveva ragione Giorgione: basta andare al di là degli effettacci Gigliani più veristi e si trova il grande interprete (e ultimo ma non meno importante questa gelida manina l'ha fatta così già cinquantenne)

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Visto che siamo in tema di nostalgia del passato, perché' non parliamo un po' di Pertile?

Aureliano Pertile, ovvero la superba modulazione delle gradazioni dinamiche in un canto costantemente teso e ispirato, grazie a una respirazione magistrale che permette un controllo assoluto della dosatura del fiato. Voce solida e timbrata ma pieghevolissima a qualunque variazione dell'accento e del fraseggio.

Il colore è ordinario ma, viste le premesse tecniche e il talento interpretativo, la cosa passa in second'ordine:


/>http://www.youtube.com/watch?v=avyKpteUSYg

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Tra i cantanti d'antan Pertile è il mio preferito. Parlo di preferenza puramente soggettiva, vedo la grandezza di Caruso e Gigli, ma con Pertile mi sembra di cogliere sfumature interpretative più originali e complesse.


/>http://www.youtube.com/watch?v=SKg2iNXRdY4&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=EBEeI2tHZIg&feature=related

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E ne aggiungo un altro, uno che secondo me faceva parte dell'olimpo dei grandissimi:

[media]http://www.youtube.com/watch?v=9Ez0JmJJ9EQ

Giuseppe Lugo, veronese, rifiutato dal conservatorio di Milano per oltrepassati limiti d'età (sic), cantò soprattutto in Francia, dove ottenne meritata popolarità (e l'arioso infatti qui è in francese). Si ritirò a soli 50 anni.

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[media]http://www.youtube.com/watch?v=Gi8t772uS2s

Terzo grande interprete per voi: NIno Piccaluga, da molti accostato a Pertile. Eccellente cantante verista. Specialista di opere come l'Amore dei tre re.

A parte qualche licenza e qualche nasalità, siamo di fronte a vera civiltà vocale e interpretativa.

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Tra i cantanti d'antan Pertile è il mio preferito. Parlo di preferenza puramente soggettiva, vedo la grandezza di Caruso e Gigli, ma con Pertile mi sembra di cogliere sfumature interpretative più originali e complesse.

Verissimo Giordano. Pertile non poteva misurarsi con altri grandi tenori sul piano dell'attrattiva timbrica, ma sapeva trovare , nelle modulazioni e nell'accento, orta un abbandono, ora un trasalimento, ora un impeto del tutto originali e lontani da qualunque maniera, delle soluzioni espressive personalissime e inedite, insomma dei veri e propri colpi d'ala, di cui noi oggi percepiamo intatto il potere comunicativo e che sentiamo come attuali e moderne.

Come questo straordinario attacco di una celebre aria verdiana:


/>http://www.youtube.com/watch?v=dJQy_KDs6wM

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Un altro tenore del '900 che merita menzione per l'eccellente impostazione tecnica e che fu precursore di Gigli e Tagliavini nella luminosa soavità della mezzavoce, fu il siciliano Giuseppe Anselmi:


/>http://www.youtube.com/watch?v=hc2EqIvtwQ8

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