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alfiocarrettiere

Nostalgia del passato

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Merita d'essere ricordata la mezzosoprano trentina Gianna Pederzini, dal timbro chiaro e luminoso, sopranile, e dalle spiccate capacità sceniche:


/>http://www.youtube.com/watch?v=Q1MzsZwA3qE

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Una menzione anche per Claudia Muzio, fraseggiatrice dalla forte personalità interpretativa, che alternava scansioni appassionate e perentorie a improvvisi, dolcissimi trasalimenti.

Voce liquida e brunita, fraseggio espressivo, con qualche suono troppo aperto, al modo verista, oppure troppo chiuso e un poco artificioso nel registro centrale e una mezzavoce tenue ma duttile e penetrante, a compensare la modesta espansione dell'ottava superiore.


/>http://www.youtube.com/watch?v=rI7V1tlU580&feature=related


/>http://www.youtube.com/watch?v=92KdXy2JBCY&feature=related

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Mea culpa Mea culpa Mea grandissima culpa.

Precedenti interventi in questa discussione mi avevano caratterizzato per alcune critiche allo stile di Beniamino Gigli.

Ho ascoltato il suo Andrea Chenier discografico del 1941: ritiro tutto perchè il Chenier Gigliano non avrà magari la "potenza" vocale del mio Chenier di riferimento che sarebbe Del Monaco (anche se son sicuro che in teatro il Chenier di Gigli lo sentivano benissimo anche sino alle ultime file) ma nei passaggi più lirici il Gigli gli va via che è una bellezza.

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Alfio, parole sante!

Senti la mitica frase "Passa la vita mia come una bianca vela": un vero poeta!

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Avevo già letto che quello di Chenier era un ruolo molto amato dal Gigli e ne ho avuta conferma! La registrazione fu anche fatta nel momento giusto con un Gigli 50 enne e con la voce a posto e matura al punto giusto per il repertorio più spinto, infatti anche la famosa Cavalleria con la Bruna Rasa è più o meno contemporanea a questo Chenier.

E comunque anche questo Gigli 60 enne non è mica da buttare tenendo conto che a fine carriera cantò soprattutto il repertorio più spinto, eppure eccolo qua che riesce ancora a farti una furtiva lagrima di tutto rispetto!


/>http://www.youtube.com/watch?v=rg3Uz9UFJPI

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Alfio, parole sante!

Senti la mitica frase "Passa la vita mia come una bianca vela": un vero poeta!

Ecco la splendida perorazione a cui si riferisce Wittel di Baviera:


/>http://www.youtube.com/watch?v=we1atjoq-Nw

A 1:14 la frase citata, in una mezzavoce sommessa, sussurrata, eppure limpida e vibrante ( ecco ragazzi cosa può fare la grande tecnica!...).

Per il resto si può ammirare l'incisività del declamato, eloquente ed impetuoso senza essere irruente, sottolineato da portamenti discendenti forse troppo ampi ma comunque morbidi.

Anche in questa magnifica esecuzione non mancano dei difetti: qualche singhiozzo "gigliano", qualche sbavatura verista (a 0:36 "..e vile qui mi vien dato", a 1:57 "Son giunto").

C'è anche una frase del tutto censurabile (a 2:26, "...il tuo fango"), una sguaiataggine di pessimo gusto.

Ma i pregi sopravanzano di gran lunga i difetti e questo "Sì fui soldato!" resta un'esecuzione storica, probabilmente quella di riferimento.

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Aveva ragione Giorgione quando scrisse che le "giglianate" furono un qualcosa di cui abusò soprattutto a fine carriera, ma qui, a 50 anni, è proprio nel pieno dei suoi mezzi. A me poi son anche piaciuti sia Bechi che la Caniglia.

Ma in sintesi quali furono i ruoli in cui eccelse il Beniamino, Chenier a parte?

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Gigli non ha mai avuto bisogno di forzare. Mai.

Le uniche forzature che faceva erano d'accento, e solo nelle opere spinte.

Ti consiglio di cercare il libro "La grana della voce" di Rodolfo Celletti, in cui si spiega come mai Gigli fu uno straordinario "attore vocale".

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Non so se la romanza derivi da un concerto di Gigli anziano o dall'opera completa da lui cantata più' o meno nel 1948 o nel 1949 anche a Firenze, con la figlia Rina e che io ho il rimorso di non essere riuscito a vedere, pur abitando in quegli anni in quella città'.La romanza e' comunque molto nella. Non dimentichiamo che in quegli anni egli partecipo' anche al concerto Martini e Rossi nel quale canto' il "nessun dorma!" e la romanza dall'Ebreadi Halevy, brani piuttosto impegnativi!

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Non so se la romanza derivi da un concerto di Gigli anziano o dall'opera completa

Deriva dall'opera completa registrata nel '41 e diretta da De Fabritiis.

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A cavallo degli anni 30 e 40 Gigli (magari l' avesse fatto anche Volpi in quegli anni) registrò diverse opere complete e alcune di queste penso siano rimaste negli annali. Direi che una è il Chenier ma c'è pure una Butterfly (e Gigli fu notoriamente anche un ottimo Pinkerton) e una Boheme (su questa però non mi pronunzio). Ci sarebbe anche una Aida del 46 o 47 e lì bisogna vedere se il peso degli anni iniziò a farsi sentire.

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Volevo quasi quasi aprire un thread, ma questo va benissimo. La mia domanda sarebbe... ma perchè nel secolo scorso, con vari periodi più o meno d'oro, c'era un esercito di cantanti eccezionali, ed ora ci sono solo dei disperati senza voce e delle donnine allegre?

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Volevo quasi quasi aprire un thread, ma questo va benissimo. La mia domanda sarebbe... ma perchè nel secolo scorso, con vari periodi più o meno d'oro, c'era un esercito di cantanti eccezionali, ed ora ci sono solo dei disperati senza voce e delle donnine allegre?

La tendenza a mitizzare il passato è un vezzo ricorrente in molti campi e sicuramente riguarda anche il canto lirico. Però i documenti sonori ci sono e, applicando certi parametri di giudizio, il responso è quasi sempre a favore dei cantanti del passato. Cambiando i parametri di valutazione forse si potrebbe modificare o ribaltare anche il giudizio ma qui il discorso si farebbe lungo.

Quello che tu dici , Eduard,è un po' paradossale, scherzoso e ironico, ed è chiaro che i cantanti lirici in voga oggigiorno non sono affatto un'accozzaglia di "disperati e donnine allegre".

Molte volte hanno una buona preparazione musicale, hanno poi una cura maggiore del proprio aspetto esteriore e comunque, rispetto ai cantanti del passato, sanno muoversi in scena e recitare meglio.

Da un punto di vista strettamente vocale invece in genere accade che siano sostanzialmente inadeguati, immaturi, anche perchè gettati precocemente allo sbaraglio in teatri importanti o nelle sale d'incisione, sovente in un repertorio inadatto ai propri mezzi naturali.

Poi c'è il problema di certe regie che mortificano le esigenze del canto, dell'innalzamento del diapason di mezzo tono o più e anche del rischio di cantare troppo sottoponendosi a continui spostamenti e, di fatto, limitando il tempo per far riposare la voce ma anche per studiare in modo approfondito le interpretrazioni.

L'intervento poi, più o meno celato, di ausilii tecnici ( microfoni, amolificatori, equalizzatori e chissà che altro) sposta e confonde ulteriormente i termini dell'impostazione vocale che, in origine, era nata come artificio per ottenere un'amplificazione della voce in modo naturale.

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Ma io estenderei queste considerazioni anche ad altri campi perchè anche a livello di teatro di prosa non credo che attualmente si potrebbero allestire contemporaneamente lo stesso numero di compagnie di alto livello che si potevano allestire una volta

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Sono d'accordo Alfio.

Nella recitazione teatrale di molti attori contemporanei, si assiste a uno scadimento della dizione in termini di scansione, risonanza e gamma di inflessioni, con impoverimento sia delle possibilità di comprensione uditiva che dell'espressivitò del testo recitato.

Anche qui siamo nel dilettantismo, dell'abborracciamento, nell'improvvisazione o meglio nel livellamento in basso della recitazione.

Con la scusa della "naturalezza", della "spontaneità", è invalso un tipo di recitazione monotona, spenta, anonima, biascicante, borbottante, sussurrante, carica se mai di inflessioni e di cadenze dialettali, che risulta impersonale (centinaia di attorucoli e attorucole improvvisati recitano allo stesso modo) oltre che foneticamente poco comprensibile quando non addirittura poco udibile.

Così accade che il belloccio o la soubettina di turno in quattro e quattrotto sono chiamati a recitare i classici del teatro, e il pubblico, spinto dalla curiosità, va a vederli ( più che a sentirli) nei teatri. E magari applaude anche.

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Sono d'accordo Alfio.

Nella recitazione teatrale di molti attori contemporanei, si assiste a uno scadimento della dizione in termini di scansione, risonanza e gamma di inflessioni, con impoverimento sia delle possibilità di comprensione uditiva che dell'espressivitò del testo recitato.

Anche qui siamo nel dilettantismo, dell'abborracciamento, nell'improvvisazione o meglio nel livellamento in basso della recitazione.

Con la scusa della "naturalezza", della "spontaneità", è invalso un tipo di recitazione monotona, spenta, anonima, biascicante, borbottante, sussurrante, carica se mai di inflessioni e di cadenze dialettali, che risulta impersonale (centinaia di attorucoli e attorucole improvvisati recitano allo stesso modo) oltre che foneticamente poco comprensibile quando non addirittura poco udibile.

Così accade che il belloccio o la soubettina di turno in quattro e quattrotto sono chiamati a recitare i classici del teatro, e il pubblico, spinto dalla curiosità, va a vederli ( più che a sentirli) nei teatri. E magari applaude anche.

Sarebbe bello se, così, per "sperimentare", sia nel teatro di prosa che nel teatro lirico si mettesse in scena almeno uno spettacolo con il ritorno all'impostazione, denigrata, di un secolo fa. Ma forse si scoprirerebbe che, oggi, a recitare e cantare in quel modo nessuno sarebbe capace neppure sforzandosi. Certe tecniche, certi stili, sono come si dice figli del proprio tempo. Il nostro tempo è quello dell'attore preso dalla strada (o dalla tv, dove faceva se stesso, cioè l'aspirante qualcuno). Anche se attori di prosa di talento ne esistono ancora, pur nel genere moderno "borbottante", ad esempio Carlo Cecchi, che ormai recita in un dialetto di suo conio, tosco-napoletano innaffiato di vino, che se non altro lo caratterizza. E comunque sa muoversi sulla scena, che non è poco.


/>http://www.youtube.com/watch?v=9xpGazN8wNA&feature=relmfu

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Per ragioni anagrafiche non ho vissuto la stagione dei grandi sceneggiati Rai, che comunque so essere stati interpretati prevalentemente da attoroni a attricione teatrali mentre le attuali fiction sono interpretate da ex-modelle, aspiranti tronisti e compagnia bella

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Si può dire che Gigli abbia avuto la più bella mezza-voce del 900?

Per dirlo si può dire e probabilmente si dice la cosa giusta.

A me le classifiche e i primati non hanno mai detto molto ma sicuramente l'impostazione della mezzavoce di Gigli, per appoggio diaframmatico, impasto timbrico e proiezione nei risuonatori superiori, era perfetta.


/>http://www.youtube.com/watch?v=bq4NjsUPAaQ&feature=related

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Probabilmente si, lMax, anche se la risposta e' più' di competenza di Pinkerton o di Witt. Anche Tagliavini, peraltro, non scherzava quanto a bellezza della mezza voce.

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Cito Rodolfo Celletti, che parla dei brani di Lohengrin che il grande recanatese incise: "La mezzavoce di Gigli, lievissimamente velata, ma intensa e compatta nella sua dolcezza, era proprio per quella velatura la perfetta raffigurazione vocale del mistero e del misticismo del personaggio. A questa sorta di miracolo partecipavano non soltanto il timbro, ma il modo di cantare, il suono che si librava sul fiato, il legato ineccepibile, l'omogeneità dei colori, la dizione chiarissima e lo stesso abbandono dell'esecutore all'incanto suscitato dalla propria voce".

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Innanzitutto abbiamo la voce. Chiaramente fonogenica e chissà quanto era ancora più bella dal vivo e io la paragonerei al cosidetto velluto della Tebaldi, perchè è talmente melodiosa e ugualmente stupenda direi sia nel grave che nel medio che in acuto, che come il velluto della Tebaldi ti prende e non ti lascia più finche il tenore non termina di cantare. Poi, come dimostro ora, c'è l' abilità del tenore a cantare in un certo modo se si tratta dell' elisir e a cambiare pelle come se fosse uno spinto da sempre quando si passa ai pagliacci (e in entrambi i casi sono a mio avviso lezioni di canto ed è inutile rimarcare il fatto che elisir lo tenne in repertorio anche quando abitualmente cantava i pagliacci).


/>http://www.youtube.com/watch?v=OQMvZwNyI48


/>http://www.youtube.com/watch?v=jedyU5w62ok

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Ma dunque voi dite che i grandi del secolo passato erano venerati come idoli da folle in delirio per motivi extra-vocali extra-musicali e che bene o male i cantanti di oggi valgono come quelli del passato? E che erano altri tempi in cui la gente si appassionava per l'opera quasi in modo simile a quello per cui vediamo della gente per la quale la partita di calcio è una questione di vita o di morte? O forse i cantanti del passato meritavano realmente di essere idolatrati perchè cantavano meglio di quelli di oggi?

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A mio giudizio i cantanti del passato meritavano il plauso delle folle perchè nettamente più bravi di quelli attuali. Ma questo se vogliamo ha anche un senso perchè in effetti in Italia prima dell' avvento della TV l' opera era ancora uno spettacolo popolare e quindi quando una cosa è popolare può attingere a un bacino ampio che inevitabilmente produrrà talenti. Il ragionamento è un pò molto semplicistico ma va da sè che ad esempio sportivamente parlando non saremo mai bravi nel curling (disciplina nordica) perchè pochi lo praticano mentre solitamente siam sempre stati bravi nel calcio che è lo sport nazionale per eccellenza

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O forse i cantanti del passato meritavano realmente di essere idolatrati perchè cantavano meglio di quelli di oggi?

Non cantavano meglio, Eduard. Cantavano molto meglio.E avevano altre voci.

Io ho sempre in mente un'intervista fatta negli anni '70 a Magda Olivero ( ora centenaria) nella quale le si chiedeva un confronto fra i suoi patners tenorili di almeno tre generazioni:

Lei che aveva cantato con Schipa,Pertile, Gigli, Merli, Lauri Volpi e ancora con Di Stefano, Corelli, Kraus, Del Monaco e poi infine con Domingo e Pavarotti (scusate se è poco...) riguardo all'ultima generazione, senza far nomi, disse testualmente: " Cantano con misura e rispettano le partiture, hanno anche un bel timbro, ma non sono dei primi tenori, sono delle vocette, che solo vent'anni fa avrebbero fatto i comprimari o i rincalzi.... ".

Forse la Olivero esagerava un po', ma dette da lei che parlava per esperienza diretta, queste cose hanno un certo peso.

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