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alfiocarrettiere

Nostalgia del passato

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Sono in una fase "passatista" dal punto di vista musicale. Incomincio col segnalarvi il seguente sito, se non lo conoscete,che trovo assai interessante:
/>http://www.operaaurea.eu/

Ho incominciato "scoprendo" Lauri-Volpi (ma ci metto dentro anche il buon Filippeschi) e poi mi si è aperto un mondo visto che consideravo i cantanti della generazione di Gigli "viziati" da vezzi antichi che ne rendevano l' ascolto obsoleto.E invece ora dico di no! E anche lo stesso Gigli, tolta la patina di "vecchio" che hanno certe sue interpretazioni, offre dei veri e propri tesori.

Prima di tutto oltre al fatto che si percepisce che questi artisti avevano voce,voce, voce, noto una grande capacità di variare la dinamica del canto con mezzevoci paradisiache e altre diavolerie tecniche-vocali che forse solo Kraus è stato in grado di ripetere.

Però non voglio parlare solo dei tenori, dei quali si finisce sempre per parlare. Ho ad esempio scoperto questo baritono De Luca ma so anche che un altro baritono divino fu un certo Titta Ruffo. E a livello di soprani e mezzi come eravamo messi? Conosco più di nome che per numero di ascolti la Caniglia che cantò spesso con Gigli; la Pagliughi che cantava Gilda e le Lucie; la Bruna Rasa che prima d' impazzire fu la Santuzza per antonomasia.Come mezzi conosco solo Ebe Stignani.

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E anche lo stesso Gigli, tolta la patina di "vecchio" che hanno certe sue interpretazioni, offre dei veri e propri tesori.

Prima di tutto oltre al fatto che si percepisce che questi artisti avevano voce,voce, voce, noto una grande capacità di variare la dinamica del canto con mezzevoci paradisiache e altre diavolerie tecniche-vocali che forse solo Kraus è stato in grado di ripetere.

Però non voglio parlare solo dei tenori, dei quali si finisce sempre per parlare. Ho ad esempio scoperto questo baritono De Luca ma so anche che un altro baritono divino fu un certo Titta Ruffo. E a livello di soprani e mezzi come eravamo messi?

Sei sulla buona strada Alfio. Conoscere le incisioni del passato è fondamentale per capire come cantano i cantanti di adesso.

Non è questione di essere "passatista" o "modernista". Tolto certo gusto e certi stilemi , più o meno datati, restano i mezzi vocali e la tecnica per renderli espressivi.

Su questi due punti non si può barare.

Sul tuo quesito, se permetti, farò, con calma, qualche esempio sonoro.

Cominciamo con questa meraviglia: Gigli e Cloe Elmo nel Trovatore. Questo contralto fu fra i maggiori del secolo scorso.Nota il suo canto equilibrato, l'emissione tonda , levigata, piena, il fraseggio pulito e musicale. Al suo fianco un Manrico dalla voce pastosa, calibrata, lucente, in questo duetto, con Lauri Volpi,

di assoluto riferimento:


/>http://www.youtube.com/watch?v=GNQMixm-1Q8&playnext=1&list=PL0459389E39D7864A

Cloe Elmo, come la Stignani voce "strumento", non brillava per nettezza di dizione e forse le si poteva contestare, qua e là, un'emissione molto coperta, talora un po' artificiosa.

Ma la facilià e la fluidità in tutti i registri , segnatamente quello acuto particolarmente morbido e lucente, e la perizia delle legature, sono straordinarie, come appare chiaro in questa registrazione dalla Gioconda di Ponchielli:

http://www.youtube.com/watch?v=UDzuQKTXPnI&playnext=1&list=PLAFCB9B4E206E4100

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Quello che mi sembra di avere scoperto è che certi manierismi/vezzi/anticaglie o in qualunque modo vogliamo chiamarli, è bene che siano andati persi. Però a mio avviso sono andate perse anche delle capacità tecniche in grado di dare al canto una dinamicità e una varietà uniche, oltre a tonnellate di voce datonsi che nelle registrazioni dell' epoca non si poteva "barare" come si potrebbe fare ora.

Mi ero anche dimenticato di Gina Cigna. Ci sarebbe poi la generazione dei nati tra il 1910 e il 1920 che fa, sempre a mio avviso, da cerniera tra la generazione immediatamente post-caruso e quella giovane del dopoguerra (quindi penso alla Simionato, ai Gobbi ai Bechi, anche allo stesso Del Monaco etc.)

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Caro Alfio, caro Pinkerton, con questa discussione mi state facendo rivivere la mia giovinezza! I cantanti di cui parlate, che io amo in maniera particolare, sono quelli che hanno contribuito a far nascere la mia passione per la lirica. A quei tempi la radio trasmetteva molta musica lirica ed i cantanti che si sentivano eranoproprio quelli:Gigli, Merli, Lauri Volpi( chissà' perché' di lui trasmettevano tanto spesso "Quando nascesti tu" dallo Schiavo di Gomes) Masini, Tagliavini, Bechi, la Caniglia, la Cigna (norma, Turandot), la Elmo, la Stignani e così' via. La prima Aida ed il primo ANdrea Chenier che ho ascoltato erano a 78 giri! Bisognava girarebil disco circa ogni quattro minuti e cambiare la puntina ad ogni disco! Veramente una grande nostalgia! E, Alfio, si ti capita, ascolta Giuseppe De Luca: veramente un grandissimo baritono.

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Eh caro Giorgione, proprio te aspettavo! Perchè ricordo benissimo che hai già dichiarato di avere visto in teatro anche Di Stefano! Infatti un errore che io facevo era quello di considerare ad esempio la carriera di Gigli come finita negli anni 30. E invece non è vero perchè questi cantanti, sia pure declinanti, fecero ancora a tempo a "mischiarsi" con le nuove leve dei Di Stefano e delle Callas e delle Tebaldi (prendasi ad esempio il famoso trovatore del 51 Callas/Volpi).

Tra l' altro la Cigna se non erro fu considerata l' interprete di Turandot per eccellenza! Un pò come Del Monaco x Otello

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E ' proprio così', caro Alfio, la Cigna, che peraltro cantava benissimo un vasto rpertorio, era considerata la Turandot e la Norma di riferimento. Dal canto mio, ho un grande rimpianto, non aver portutomascoltare in Teatro Gigli, che a quell'epoca, sia pure senescente, cantava ancora. Ho invece potuto ascoltare dal vivo Lauri Volpi in Aida ed in Turandot, a Firenze, all'in circa mel 1948. An he lui era già' anziano, ma molto in forma.Il suo "sacerdote io resto a te" attraversando a passo lento il palcoscenico, in diagonale ce l'ho ancora meli occhi e nelle orecchie!

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Accidenti! Lauri-Volpi sentito dal vivo non è una cosa di tutti i giorni visto che molti sostengono che il disco e la radio toglievano molti armonici alla sua voce che invece dal vivo era ancora più squillante di quanto ci abbiano tramandato le testimonianze discografiche! Infatti pare che lui fosse conscio di questo fatto e che per questo motivo si decise, ahimè, un pò tardi a lasciarci delle valide testimonianze discografiche. In più ho anche l' impressione che fosse anche un buon attore.

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Qui abbiamo in Aida Gina Cigna e Giovanni Martinelli in un'incisione del '37.

La Cigna, oltre a una voce ampia e squillante, sapeva anche sfumare e modulare ( come la Flagstad del resto) dimostrando che una cantante di rango era in grado di esibire una dinamica varia malgrado i mezzi vocali imponenti.

Martinelli invece tendeva ad essere stentoreo e limitato nella gamma di intensità. Tuttavia il timbro era integro e lucente, e il fraseggio franco e incisivo.

Insomma sentendoli cantare insieme, per i mezzi naturali e per l'accento, ascoltiamo un'autentico soprano drammatico e un autentico tenore lirico spinto:


/>http://www.youtube.com/watch?v=B9UGJ2KTn3o&feature=related

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Un baritono lirico che ebbe una carriera lunghissima (cantò con Caruso, Lauri Volpi, Gigli) fu Giuseppe De Luca del quale si hanno registrazioni dai primi anni fin quasi alla metà del '900.

La caratteristica saliente di De Luca, che vantava altresì un colore pregiato e un'innata musicalità, era l'assoluto controllo della gamma in tutti i registri e a tutte le intensità. Nessuna nota sfocata o sforzata, tutto fluido, naturale, galleggiante sul fiato:


/>http://www.youtube.com/watch?v=gvgcYGsHapA&feature=related

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Pink, visto che dici che la Flagstad sapeva sfumare, perché nelle critiche esce spesso il suo essere "matronale", "placida", "senza nessuna sensualità", insomma come se fosse un'interprete monocorde? O forse con questi epiteti, i suoi critici intendono dire qualcos'altro? (Ad es. come Giudici che ritiene la Modl un'Isotta sexy e appassionata mentre la Flagstad sarebbe una statua di legno dal punto di vista erotico).

Nel mio piccolo, non trovo la Flagstad così flemmatica.

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Pink, visto che dici che la Flagstad sapeva sfumare, perché nelle critiche esce spesso il suo essere "matronale", "placida", "senza nessuna sensualità", insomma come se fosse un'interprete monocorde? O forse con questi epiteti, i suoi critici intendono dire qualcos'altro? (Ad es. come Giudici che ritiene la Modl un'Isotta sexy e appassionata mentre la Flagstad sarebbe una statua di legno dal punto di vista erotico).

Nel mio piccolo, non trovo la Flagstad così flemmatica.

Nemmeno io la trovo flemmatica o matronale. Se tale la trova Giudici, tant pis pour monsieur Elvio.

La Flagstad, caro Giordano, possedeva una colonna vocale bronzea e ricchissima di armonici e, nel mezzo forte e nel forte, liberava una voce luminosa e di superiore caratura ma poderosa, irradiante, fluviale. Il fraseggio era nobile e composto, olimpico, come si addice a una dea più che a un essere umano. Da tutto ciò forse l'equivoco di un'interprete inerte, priva di sensualità. Nulla di più falso. Chi ha in dono la voce di una dea non canta, non può cantare come una donna qualunque.

Oltretutto la Flagstad non emetteva mai suoni distorti o di dubbia grana e sapeva cantare con ottima tecnica che le permetteva un'ampia gradazione di intensità e legature appropriate.

Quanto ai critici e a Giudici in particolare è noto che la loro tendenza ai voli di fantasia riguardo alle capacità interpretative dei cantanti va spesso di pari passo con la loro ignoranza in fatto di vocalità.


/>http://www.youtube.com/watch?v=Lyh9FbZOjTg&feature=related

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Ancora due grandi cantanti del passato: Magda Olivero è una Liù trepida e sensibile ( peccato quel brutto singhiozzo alla fine) e Francesco Merli un Principe Ignoto

ragguardevole, dalla voce solida, calda e brunita ma capace, all'occorrenza, di morbide modulazioni e di ripiegamenti lirici carichi di affettuosa dolcezza:


/>http://www.youtube.com/watch?v=TorNaFMuFXk&feature=fvsr

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dimenticavo anche Mafalda Favero

La Favero era una cantante sensibile e fantasiosa ma di impostazione verista.

Colgo l'occasione, Alfio, per proportela nel '47 alla Scala in Manon dove fa da madrina al debutto assoluto di un Di Stefano in stato di grazia, giovanissimo e incosciente ( nel "Sogno" prende un rischio dietro l'altro specie a 1:25, 2:24 e 3:04). Ma gli applausi che strappa al pubblico sono davvero meritati:


/>http://www.youtube.com/watch?v=53QHleNpnBM

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M' inserisco a gamba tesa per porvi il seguente quesito: la Callas è sempre stata considerata una specie di fenomeno anche perchè era probabilmente dai primi dell'800 che non era più esistita la figura del cosidetto soprano drammatico d' agilità e perchè, dopo molti anni d' oblio, fece scoprire al mondo che Rossini aveva scritto qualcos' altro oltre al Barbiere e che anche Donizetti non era solo quello della Lucia e dell' elisir e lo stesso dicasi per Bellini. Però non è come uno può pensare che prima della Callas le Lucie e i Puritani non venissero più rappresentati, perchè questi cantanti citati da Alfio ce le avevano in repertorio, quindi presumo che soprani di coloritura bravi ce ne fossero anche prima della Callas (certo, probabilmente non erano anche drammatici). Certo, forse il Verismo aveva appunto mandato nell' oblio certe opere belcantiste o rossiniane ma mi sembra di poter dire che non è che il repertorio pre-Callas fosse solo verista...

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Certo, forse il Verismo aveva appunto mandato nell' oblio certe opere belcantiste o rossiniane ma mi sembra di poter dire che non è che il repertorio pre-Callas fosse solo verista...

No, max, non era solo verista e oltretutto molti cantanti di allora possedevano sia voci che basi tecniche di prim'ordine.

Se mai il gusto verista, liberty, decadente, in qualche modo aveva condizionato, in misura differente da caso a caso, certi aspetti del fraseggio e dell'accento dei cantanti della prima metà del '900.

La Callas, che era un genio del canto e non subiva condizionamenti nè era tentata dall'imitazione di modelli in voga, rivoluzionò molte cose e, di fatto, fece , in campo sopranile, piazza pulita dei clichées che volevano, ad esempio, Norma solo soprano drammatico ed Elvira e Lucia sopranini di coloratura.

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La grandezza della Callas sta appunto nel fatto che fu rivoluzionaria all' epoca e ancora oggi il suo fraseggio non risulta datato. Per questo scrivo che Gigli fu un grande ma meno grande della Callas perchè col passare degli anni il suo stile è risultato spesso troppo antiquato. Lo stile di Volpi invece lo trovo unico anche adesso ed era unico anche quando cantava e penso valga lo stesso anche per Pertile, cantante che non conosco, ma so che era molto lodato per la bravura nella interpretazione dei personaggi. Azzardo e dico che anche Schipa è forse superiore a Gigli perchè dopo decenni il suo stile non è per nulla troppo antico

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A mio parere di Gigli dobbiamo considerare il periodo in cui furono realizzate le sue incisioni. SE ascoltiamo il Gigli degli anni trenta Gigli non appariva ancora "contaminato" da quei vezzi e da quei "cachinni" che ne hanno contraddistinto l'eta più' avanzata, che poi si riducevano ad un uso eccessivo del singhiozzo ed in qualche finale d'aria un po' sopra le righe. Ma per ilresto era un grandissimo tenore munito di una tecnica di canto incomparabile e di una voce che definire belle e' riduttivo.

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C'era la Pagliughi

Per la voce cristallina, chiara e luminosa, e per l'ottima tecnica Lina Pagliughi fu un soprano lirico fra le maggiori di quell'epoca.

Certo l'interprete non eguagliava la cantante ma la sua Gilda e la sua Lucia hanno un posto nella storia.

Qui è Lucia a fianco di un validissimo tenore, Giovanni Malipiero (notare a 6:06 la ben sostenuta mezzavoce , a un tempo soave e appassionata, di "Ah soltanto il nostro foco.."). La vocalizzazione della Pagliughi soirprende per la facilità e la purezza del suono:


/>http://www.youtube.com/watch?v=hNBvZEA2dp4

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Ma anche la Capsir.

Mercedes Capsir, pur celebre, fu, a mio avviso, inferiore alla Pagliughi.

Intanto il timbro è meno pregiato e poi, se l'estensione è ragguardevole, la vocalizzazione è avventurosa, più disuguale,talora aspra in alto e comunque meno calibrata rispetto alla collega italiana.

Il fraseggio poteva apparire più vario e vivido ma in realtà era costellato, nel medium, da aperture di suono di estrazione verista e comunque di timbro discutibile come appare dall'ascolto della grande aria dal I° Atto di Lucia di Lammermoor ( v. a 3:31, 3:50, e 5:03):


/>http://www.youtube.com/watch?v=RYczdJ74-nc

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Un'altra soprano lirico-leggero che ebbe celebrità tra il '20 e il '50 fu Toti Dal Monte.

Anch'essa dotata di timbro limpido, dai riverberi infantili, non eguagliava però la Pagliughi per magistero tecnico-vocale. L'accento , innocente e vulnerabile, poteva commuovere, ma l'emissione spesso aveva un chè di artificioso e molte note, specie in acuto, mancavano di espansione, erano fisse:


/>http://www.youtube.com/watch?v=2hQEoBMk35o

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Caro Giorgione hai ragione, nel senso che mi son fatto un pò prendere dalla frenesia di scrivere e ho "bastonato" il buon Gigli più di quanto volessi, anche perchè concordo anche io sul fatto che non tutta la sua produzione musicale fosse viziata da "anticaglie" e basta ascoltarsi su youtube qualche estratto delle sue Tosche per rendersene conto. Però, rimango del parere che rispetto ad artisti che anche a distanza di decenni sono rimasti attuali, a lui in questo senso manchi qualcosa.

Toti Dal Monte l' avevo già ascoltata in Butterfly e in questo caso devo dire che non ho mai troppo sopportato quell' accento così infantile.

Tornando al Gigli, altre 2 grandi soprano con cui cantò furono anche la Licia Albanese e Zinka Milanov

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L'Albanese e la Milanov le ho sentite in disco: la primain Boheme con Gigli e nella famosa Traviata diretta da Toscanini, ma non mi piace eccessivamente.Mi pare che abbia la voce un po' troppo asciutte, e non mi piace nemmeno il suo modo di fraseggiare: lo trovo un po' lezioso ( chissà' le bastonate che mi dara' Pinkerton!)!La Milanov l'ho sentita nella Gioconda, con Di Stefano, ed invece mi e' piaciuta molto, anche se penso che al momento dell'incisione non fosse più' nel suo momento migliore.

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Tornando al Gigli, altre 2 grandi soprano con cui cantò furono anche la Licia Albanese e Zinka Milanov

Furono celebri e popolari, in teatro sapevano ricavare effetti di sicura presa sul pubblico, ma nessuna delle due fu "grande". La Milanov aveva un bel timbro caldo, la Albanese, quando non eccedeva, ogni tanto ricavava qualche fraseggio penetrante. Buone professioniste, amate dal pubblico ma, ripeto, tutt'alpiù routinières di buon livello.

La Albanese troppo verista la Milanov troppo generica. Ed entrambe troppo plateali, dallo stile e dalla fonazione approssimativi.


/>http://www.youtube.com/watch?v=FpQzuJEpero


/>http://www.youtube.com/watch?v=rCKKlxTyVOQ&feature=related

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