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alfiocarrettiere

Mario Filippeschi

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Grazie Maestro Pinkerton.


Dopo le tue illuminanti parole lo noto anch'io al riascolto.



Però che devo farci? A me questa voce e questo squillo crea entusiasmo ed infonde energia come forse solo quella di Corelli.


Come dici spesso tu, è anche questione di gusti, probabilmente i miei sono grossolani.

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Non c'entra in questo caso,bonisolliano,il grado e la qualita' del tuo gusto estetico.
Le suggestioni emotive che una voce puo' suscitare sono altra cosa rispetto all'individuazione di riscontri tecnico-interpretativi.
E la voce di Filippeschi e' sicuramente coinvolgente.

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Che ne pensate soprattutto in rapporto all'esecuzione del grande Mario?



Certo che a sentirlo nei primi anni nel Rigoletto e poi qui con questo colore così scuro, non sembra neppure lo stesso tenore



<iframe width="420" height="315" src="//www.youtube.com/embed/u0okz7sa-_8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>



http://www.youtube.com/watch?v=u0okz7sa-_8


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Che ne pensate soprattutto in rapporto all'esecuzione del grande Mario?

Certo che a sentirlo nei primi anni nel Rigoletto e poi qui con questo colore così scuro, non sembra neppure lo stesso tenore

<iframe width="420" height="315" src="//www.youtube.com/embed/u0okz7sa-_8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

Franco, bonisolliano, si fa valere ma è più di una volta congestionato nell'emissione che cerca un po' artificiosamente spessori baritonali e alquanto virulento, eccessivamente aggressivo nell'accento. Come già ebbi modo di rimarcare, Bonisolli nasce tenore lirico e sostanzialmente lirico resta. A questo punto è meglio Filippeschi che era un lirico spinto naturale. Sia l'uno che l'altro poi, malgrado l'impeto, sono monotoni nel fraseggio e, con tutti quegli acuti sparati al massimo, fanno dell'ostico brano rossiniano un'occasione per dare il via a una specie di girandola di fuochi d'artificio.

Meglio di entrambi Luciano Pavarotti che tenore lirico era e anche qui tale resta. La sua esecuzione supera le due suddette non già e non solo per il timbro più lucente ma per la maggior espressività del fraseggio:

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Maestro Pink, però avevo letto sempre da te che se Filippeschi fosse stato contemporaneo di Pav, Lucianone non si sarebbe azzardato a salire nel repertorio "pesante".



Adesso mi dici che nell'aria di Arnoldo, cavallo di battaglia del tenore dalla voce d'oro, preferisci Lucky Luciano...



Sempre con rispetto.


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Maestro Pink, però avevo letto sempre da te che se Filippeschi fosse stato contemporaneo di Pav, Lucianone non si sarebbe azzardato a salire nel repertorio "pesante".

Adesso mi dici che nell'aria di Arnoldo, cavallo di battaglia del tenore dalla voce d'oro, preferisci Lucky Luciano...

Sempre con rispetto.

In quell'intervento dissi che ai tempi di Filippeschi Pavarotti non avrebbe cantato né Aida, né il Tell, né il Trovatore, né la Turandot e probabilmente neppure lo Chénier. E lo ribadisco.

Il Guglielmo Tell, a dire il vero , Pavarotti non lo ha mai comunque cantato in teatro ma solo in disco (quello diretto da Chailly che ho postato).

In disco, come tu sai bonisolliano, le cose, riguardo al "peso" vocale, possono cambiare e non di poco. In teatro probabilmente il confronto fra Pavarotti

Filippeschi avrebbe visto primeggiare quest'ultimo, grosso modo ( e fatte le debite differenze) per lo stesso motivo per cui un peso welter non potrà mai battere un peso massimo.

Posto ( e la premessa è importante) che entrambi hanno buona tecnica, ripeto che in disco Pavarotti gli è superiore perchè la differenza di volume è meno evidente che nella realtà e poi perchè Pavarotti è più espressivo.

In questo senso, bonisolliano, credo che i miei due interventi non siano contraddittori.

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nell'aria di Arnoldo, cavallo di battaglia del tenore dalla voce d'oro

Il "Muto asil" sarà anche stato il cavallo di battaglia di Mario Filippeschi ma a questo punto bisogna chiedersi se quel modo di cantare esclusivamente "fisico" e altisonante, virulento e barricadero, quel gettarsi impetuosamente sugli acuti come fossero il solo ostacolo da superare, il solo obbiettivo da centrare, quel modo di cantare, dicevo, sia il modo giusto per interpretare il personaggio di Arnoldo. Non dimentichiamo che Arnoldo è comunque un ruolo protoromantico dove il lato patetico deve fare da contraltare agli slanci eroici. Altrimenti la figurazione del personaggio resta monca, incompleta.

Certo Filippeschi, bonisolliano, è bravo nel rendere elettrizzanti ed entusiasmanti le sue incursioni in zona acuta perchè la voce regge benissimo allo slancio, è solida e squillante.

Ne viene fuori un personaggio eroico sì, ma anche a senso unico perchè troppo affidato al puro risultato fonetico.

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Un buon Arnoldo fu, negli anni '80, anche Salvatore Fisichella che prese ad esempio il modello di Filippeschi.


Il suo Arnoldo vocalmente ragguardevole e molto eroicizzato,accusa tuttavia una certa rigidità se non una specie di compassatezza, che ne limita la statura interpretativa:



http://www.youtube.com/watch?v=gD7dbwXbanA


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L'esecuzione di Nicolai Gedda nell'ncisione del '73 diretta da Gardelli è, per timbro e squillo, vocalmente inferiore a tutte quelle finora considerate ma coglie abbastanza bene il lato patetico di Arnoldo, nel malinconico abbandono lirico dell'attacco di "Asil hereditaire":



http://www.youtube.com/watch?v=i-a9_ZO_kP0


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Che strano: Bonisolliano è partito da Filippeschi e guarda guarda m' arriva a Pavarotti. Proprio come faceva una certa profana.

E' vero, ho qualcosa in comune con chi citi (che comunque non conosco). Sono altamente profano anch'io.

Però Corelli mi tocca l'anima, Filippeschi "tutte le fibre m'arse, avvampò..", Bonisolli è il Gascoigne della lirica, genio e stravaganza, non può non piacere.

Pavarotti lo apprezzo, me gusta il timbro inconfondibile, ma non mi incanta.

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In disco, come tu sai bonisolliano, le cose, riguardo al "peso" vocale, possono cambiare e non di poco. In teatro probabilmente il confronto fra Pavarotti

Filippeschi avrebbe visto primeggiare quest'ultimo, grosso modo ( e fatte le debite differenze) per lo stesso motivo per cui un peso welter non potrà mai battere un peso massimo.

Verissimo! Anche se qui Florez seppur in studio sempre un mosquito's voice appare :cat_lol:

http://www.youtube.com/watch?v=W9DCNojGYb8

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Verissimo! Anche se qui Florez seppur in studio sempre un mosquito's voice appare :cat_lol:

http://www.youtube.com/watch?v=W9DCNojGYb8

Hai ragione bonisolliano. Se si esclude l'agevole dpminio della tessitura acuta, il bel timbro limpido e la chiara dizione, qualità queste pur importanti, Florez appare sostanzialmente inadeguato per questa incandescente cabaletta.

La voce è troppo piccola, quasi infantile, la scansione manca di scavo, l'accento di mordente, il fraseggio di incisività.

In certi momenti ( cfr. a 1:36, "Ah venite! Ah venite delusa è la speme" e seg. ) Dieguito è palesemente a disagio in un ruolo eroico che non gli si addice.

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Finalmente ecco x intiero sul tubo un Rigoletto live con un cast d' eccezione, dove filippeschi dimostra come, a quasi 50 anni cantasse ancira egregiamente con finezze di ogni tipo la parte del duca

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On 7/6/2017 at 00:05, alfiocarrettiere dice:

Finalmente ecco x intiero sul tubo un Rigoletto live con un cast d' eccezione, dove filippeschi dimostra come, a quasi 50 anni cantasse ancira egregiamente con finezze di ogni tipo la parte del duca

La vocalità eccezionale, rigogliosa e squillante, di Filippeschi, Alfio, non si discute. Si rileva se mai, se non proprio una freddezza, almeno una certa convenzionalità e superficialità interpretativa. Nondimeno Filippeschi qualche buon momento ce l'ha.

Ad esempio, a 36:16, l'Andantino "E' il sol dell'anima", eseguito, malgrado qualche apprensione nelle mezzevoci, con spavaldo dominio dell'ostica tessitura.

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Grande Pink. C'È si qualche acuto tenuto alla morte, ma non dimentichiamo che il live fu fatto in sud America dove il pubblico dell' epoca (vedi anche recite callassiane in Messico) andava in brodo di giuggiole x un acutone. Però filippeschi mostra a 50 anni una completa padronanza della parte che altri tenori ebveo soo più giovani. Di Stefano già nel live messicano del 52 non è più così entusiasmante come 4 anni prima e pure il Pavarotti 46 enne del live americano dell' 81 è x me inferiore al duca filippeschiano. X me una gradevole scoperta anche la d' angelo.

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