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alfiocarrettiere

Mario Filippeschi

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Mio caro Calaf, ti ringrazio ma io non sono per nulla un esperto di opera lirica ma solo un appassionato, però ti dico lo stesso la mia su Pavarotti. Innanzitutto è normale che uno anche per anni si focalizzi solo sul suo beniamino come ho fatto io con Pippo Di Stefano. In tempi recenti la critica non è stata a mio avviso tenera con Pavarotti ma probabilmente perchè si sono focalizzati solo sui Pavarotti and friends e non sul Pavarotti serio. Hanno fatto un pò come se si fosse voluto giudicare Beniamino Gigli solo per i film musicali che fece e non per quello che fece nei teatri. Ebbene il Pavarotti serio è stato, come dice sempre Pinkerton,un signor cantante, anche se mi son fatto l' idea che avesse alcuni limiti che non lo rendono il migliore tenore del 900 come è stato lungamente detto forse a sproposito. Per me questi limiti sono:

-pigrizia mentale che ha fatto sì che il suo repertorio discografico sia più grande di quello realmente cantato sul palcoscenico

-fraseggio ottimo (nonostante che molti detrattori lo giudichino a mio parere erroneamente come monotono) ma non perfetto nel senso che non era in grado di dare alla interpretazione tutti quei colori e quelle variazioni che ho invece trovato in altri tenori. Ad esempio il suo Rodolfo è stupendo ma secondo me non al livello di quello Gigliano o di quello di Bergonzi che mi sono recentemente ascoltato (e non mi esprimo su quello di Bjorling perchè non l'ho mai sentito)

-anche se ciò non gli ha "brasato" la voce come accadde a Di Stefano, penso che anch' egli sbagliò a virare sui 40 anni sul repertorio più spinto dove non ha mai lasciato prove trascendentali come nel repertorio lirico o romantico e tra l' altro credo che comunque il nuovo repertorio alla lunga gli accorciò l' estensione. In sostanza i tenori lirici che hanno virato con successo sul repertorio più pesante si contano sulla punta delle dita di una mano (Gigli; Bergonzi; Bjorling)

Detto tutto questo, egli fu comunque l' ultimo grande tenore prodotto dalla scuola italiana anche se non il più grande.

grazie alfiocarrettiere

illuminante ma resto della mia opinione....sei più che un semplice appassionato!

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Caro Principe, ti dico la mia.

Al di là di quelle che possono essere valutazioni strettamente vocalistiche e interpretative e anche al di là di quelli che sono i gusti personali, va detto che Pavarotti, aiutato in questo dal temperamento pratico ed estroverso oltre che da una voce molto fonogenica e quindi valorizzata dalla sala d'incisione, seppe egregiamente cavalcare il mito di sè stesso, e divenne, nel campo operistico, il fenomeno mediatico più vistoso della seconda metà del novecento acquisendo una popolarità planetaria.

Aveva inoltre, quando non eccedeva nelle marcature d'accento, un fraseggio spontaneo, misurato e vitale, alieno da affettazioni e manierismi, fraseggio che, unito al colore vocale straordinario per la sorgiva freschezza, aveva un grande potere comunicativo su un vasto pubblico.

Avava inoltre una buona tecnica, ideale per il Puccini lirico di Boheme, Butterfly, Tosca.

grazie tenente

sempre le parole migliori le tue....MAESTRO!

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No Calaf. Ti assicuro che sono un semplice appassionato che non dovrebbe nemmeno sparare giudizi su questo o quel cantante. Comunque non preoccuparti che alla lunga sarai capace di apprezzare anche altri artisti oltre che Pavarotti. Io per "secoli" son stato un DiStefaniano di ferro e ora grazie o per colpa di questo forum mi ritrovo a non apprezzare più del tutto Di Stefano in determinate incisioni trovando altri tenori migliori. Ad esempio se lo dovessi riascoltare ora nei Puritani lo troverei pessimo mentre lì Pavarotti stava come a casa sua

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cari Pinkerton e Alfiocarrettiere

ho iniziato anche io ad ascoltare opere del passato per analizzare e capire altri tenori nei ruoli da me conosciuti e interpretati dal mio solito Pavarotti.

vediamo se ho studiato bene:

- prendiamo una Tosca del '53 Callas, Di Stefano, Gobbi

qui il buon Giuseppe ha un canto melodico, un timbro suadente e fa la sua scena! non canta ancora in modo aperto, è più pastoso, caldo e molto interpretativo. ottimo nelle mezze voci anche se gli acuti gli restano un po' dentro (quasi dietro, passatemi il termine). ottimo cmq nel complesso!

- Aida sempre '53 Del Monaco, Tebaldi

qui devo dire che Mario a tratti fa impallidire Lucianone!

la potenza mi sembra superiore, certo Luciano aveva un timbro limpido e squillante naturale, ma ho notato che sugli acuti aperti sembra quasi che urli, mentre Mario mantiene una liricità totale, più da tenore insomma (scusatemi ma non ho le vostre descrizioni).

Mario inoltre tiene molto bene nei registri bassi tutte le note anche se manca nelle mezze voci, terreno non felicissimo nemmeno per Luciano, che per altro nei registri di mezzo sembra baciato dalla natura!

Dove manca tanto secondo me Mario, è nell'interpretazione (spara è vero degli acuti velocissimi, pieni e ottimamente tenuti, ma un po' senza calore e cuore).

se dovessi definire la voce di Del Monaco direi....bronzea perchè trasmette potenza e colore!

spero che non ridiate troppo della mia analisi visto che rispetto a voi sono un novellino...

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Sul di Stefano della Tosca di De Sabata, caro Principe Ignoto, non sono molto d'accordo: il timbro è bello e il fraseggio suadente, come tu giustamente dici, però i centri sono già aperti, gli acuti sono già un po' fibrosi e ingolati e le mezzevoci sono poco più che falsettini semiafoni.

Sul Radames di Del Monaco sono invece sostanzialmente d'accordo con te: la voce è vigorosissima in tutti i registri e l'accento declamatorio e marziale è adatto ai passaggi eroici, di forza, mentre nei momenti lirici, specie del IV Atto, Del Monaco manca di sfumature e appare a disagio,

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onestamente anche io dopo ascolti di altre voci ammetto che già nel 1953 gli acuti di Di Stefano sembravano una scalata faticosa di montagna. Poi come scrisse una volta Giorgione può essere che dal vivo questa cosa si notasse meno così come dal vivo sarebbe apparsa chiaramente la diversità di volume e potenza tra un Del Monaco e un Di Stefano o Pavarotti.

Se invece vuoi misurare la facilità in acuto prenditi un qualsiasi Puritani con Pavarotti e il Puritani discografico del 1953 di Di Stefano dove il povero Pippo fa una fatica boia su quella tessitura

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Adesso gioco un pò a fare il finto esperto e bastonatemi pure se scrivo corbellerie. Abbiamo la gelida manina della Boheme del 1979 (che tra l' altro c'è tutta intera su youtube) e un lungo estratto del 1 atto della Boheme con Gigli dove c'è il gelida manina. Ora qui si vede a mio parere che differenza c'è tra una gelida manina e in generale una Boheme con tutte le variazioni dinamiche e le mezze voci che sapeva fare Gigli e la Gelida Manina di Pavarotti (bella ma non così varia) e quella di Di Stefano che ahimè devo ammettere che ora mi sembra un pò troppo monocorde


/>http://www.youtube.com/watch?v=4vaepWrchDc


/>http://www.youtube.com/watch?v=QQ2q-Cb1554


/>http://www.youtube.com/watch?v=TURHk5hOpNM

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però x dare a Cesare ciò che è di Cesare il diminuendo del do del salut demeure del Faust l'ho sentito fare così solo a Di Stefano


/>http://www.youtube.com/watch?v=cOktnGD8G_0


/>http://www.youtube.com/watch?v=YnBu3-wAd6Y

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Come ho avuto modo di dire altre volte, Alfio, il Do smorzato di Di Stefano nel Faust è una nota certo straordinaria ma dimostra due cose: da un lato che Di Stefano respirava bene e aveva una grande elasticità laringea e dall'altro che non sapeva emettere gli acuti. Anche questo Do infatti è piuttosto ingolato e di timbro non purissimo.

Se vuoi sentire il modo giusto per emettere questa nota ascolta Alfredo Kraus ( che io ho sentito dal vivo). Kraus non si avventura nel virtuosismo di smorzare il Do sopracuto, Tuttavia emette la nota molto meglio di Di Stefano, sostenendola e proiettandola come si conviene (4:44): ne scaturisce un suono limpido e luminoso, facile e sicuro, ricchissimo di armonici,


/>http://www.youtube.com/watch?v=CDHZUcvvr4M

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No caro Pinkerton, non mi puoi smontare così il mito del do del faust che è fonte d' ispirazione per tutti i distefaniani :-)

Ma anche se è una domanda da 100 milioni di dollari è possibile che un mostro di tecnica come Kraus non smorzasse questo do perchè non era veramente in grado di farlo? Io delle volte mi chiedo se Pippo lo sapeva fare con cognizione di causa o solo per istinto, come chi è in grado di suonare uno strumento solo andando a orecchio.

Comunque sempre per divertirmi coi confronti se prendiamo questo elisir del 1981 e ci posizioniamo nel punto 1:25:50 possiamo ascoltare la perfetta puntata al do di Pavarotti sul dulcamara volo tosto che come lui non la faceva nessuno


/>http://www.youtube.com/watch?v=klGCe7BqmkE

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No caro Pinkerton, non mi puoi smontare così il mito del do del faust che è fonte d' ispirazione per tutti i distefaniani :-)

Ma anche se è una domanda da 100 milioni di dollari è possibile che un mostro di tecnica come Kraus non smorzasse questo do perchè non era veramente in grado di farlo? Io delle volte mi chiedo se Pippo lo sapeva fare con cognizione di causa o solo per istinto, come chi è in grado di suonare uno strumento solo andando a orecchio.

Comunque sempre per divertirmi coi confronti se prendiamo questo elisir del 1981 e ci posizioniamo nel punto 1:25:50 possiamo ascoltare la perfetta puntata al do di Pavarotti sul dulcamara volo tosto che come lui non la faceva nessuno

Sapevo che avresti protestato Alfio. I miti sono come la mamma, non si possono toccare. Sul perchè poi Kraus non smorzi il Do non so che dirti, fatto sta che il modo con cui lo emette è perfetto.

Riguardo a Pavarotti non mi pare che la nota fatta su "ricercar" sia un Do, ma forse mi sbaglio.

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Boh. A me pare un do anche se appena puntato ma non ci metto nemmeno io la mano sul fuoco.

Nel dubbio se sia proprio un Do ( a Wittel l'ardua sentenza....), ti faccio gli auguri di Buon Anno.

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Assolutamente non è un do, ma direi che non è nemmeno un si.

Chi ha scritturato quel Belcore andrebbe cacciato dal teatro a calci nel culo.

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Diciamo che do o non do più che altro m' interessava mettere in luce la facilità con cui sale all' acuto che in quel passaggio dell' elisir credo riesca così solo a Pavarotti. E già che ci sono BUON ANNO a tutti gli iscritti al forum

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Guardate che chicca offre youtube con questo live da Napoli!

Tenendo conto che anche la Tebaldi in alcuni live dell' Aida ci dava dentro mica male, evidentemente all' epoca le "baracconate" che oggi a pochi piacciono, andavano per la maggiore.

Comunque ogni volta che l' ascolto penso che Filippeschi quando saliva in acuto era come se metteva il turbo


/>http://www.youtube.com/watch?v=uzoeguqFQWM

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Guardate che chicca offre youtube con questo live da Napoli!

Tenendo conto che anche la Tebaldi in alcuni live dell' Aida ci dava dentro mica male, evidentemente all' epoca le "baracconate" che oggi a pochi piacciono, andavano per la maggiore.

Comunque ogni volta che l' ascolto penso che Filippeschi quando saliva in acuto era come se metteva il turbo


/>http://www.youtube.com/watch?v=uzoeguqFQWM

Filippeschi, alfio, è vocalmente notevolissimo anche se sui La ribattuti a perdifiato di "Ah no! Fuggiamo!" e seg. si capisce che è al limite delle sue, pur notevoli, possibilità di produrre suoni voluminosi e squillanti.

Inoltre incappa in qualche suono di timbro artificioso e infine, come già detto in altre occasioni, risulta un po' inerte e insipido nel fraseggio.

Del Monaco nel live del '51 esibisce una dizione chiara e scandita e un fraseggio molto più incisivo e convinto, anche se tende a delineare il lato animoso e marziale di Radames mettendo un poco in ombra quello amoroso.

Di questo difficile duetto, che richiede ( come in Verdi spesso accade) contemporaneamente vigore e morbidezza, scansione e "legato", impeto e abbandono, la registrazione in assoluto migliore, senza dubbio di riferimento, è quella del '30 cop la Rethberg e Lauri Volpi.

Qui il tenore di Lanuvio domina la pagina esibendo costantemente un timbro pieno e limpido e una dizione aulica e chiarissima.

A 7:54 sul famigerato "crescendo" di "Sì fuggiam da queste mura" la voce non tradisce il minimo affanno tanto che, a 9:10, dove, all'unisono con la soprano, ogni tenore mostra la corda gettandosi a peso morto sugli ennesimi La3 acuti di "t'amo, t'amo!, Lauri Volpi riesce addirittura a controllare l'espressione, dando un'inflessione screziata, appassionata, alla breve frase.


/>http://www.youtube.com/watch?v=opBZamSf3d0

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E ma se non sbaglio e senza star qui a controllare su internet mi pare che la Rethberg fu una Aida di riferimento al pari della Arangi-Lombardi. Il peccato più grosso è che come Aida intera con Lauri-Volpi esista solo un live del 1954 che sicuramente, nonostante che Lauri Volpi a 60 anni si difendesse ancora più che bene, non può coglierlo al suo massimo splendore.

Comunque queste Aide di una volta mi permettono di cogliere i mutamenti di gusto del pubblico. Cioè, all' epoca era normale se non d' obbligo che Radames ci desse dentro a fare l' "eroico". Ad esempio suppongo che lo stesso Verdi prescrisse di fare in un certo modo il sacerdote io resto a te ma è indubbio che all' epoca i tenori facessero a gara a chi aveva più fiato

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Comunque queste Aide di una volta mi permettono di cogliere i mutamenti di gusto del pubblico. Cioè, all' epoca era normale se non d' obbligo che Radames ci desse dentro a fare l' "eroico". Ad esempio suppongo che lo stesso Verdi prescrisse di fare in un certo modo il sacerdote io resto a te ma è indubbio che all' epoca i tenori facessero a gara a chi aveva più fiato

Forse,alfio, non ci siamo capiti.Lascia stare il Si bemolle ribattuto del "Sacerdote io resto a te!", che comunque va bene cantarlo a piena voce, con disperata fierezza (se mai cercando i evitare corone troppo chilometriche).Quello che io volevo dire postando la registrazione storica del '30 è che Radames andrebbe cantato sempre, anche oggi, come lo cantava allora Lauri volpi. I gusti del pubblico di allora,di ieri,di oggi, di domani,di dopodomani, non c'entrano un bel niente.

Cantare Radames così è semplicemente il modo migliore per cantarlo. Ad averlo oggi un altro Lauri Volpi,che quando occorreva, cioè quando il dettato verdiano lo richiedeva, sapeva essere, all'occorrenza,amoroso, dolce, appassionato,oppure fiero ed eroico, annichilito e disperato.

Invece chi c'è a cantare il tenore di Aida?

O dei tenori dotati di volume e a volte anche di squillo, ma spesso monocordi se non vociferanti ( vedi Kauffman,e ancor prima, Martinucci, Giacomini,Bartolini, Johansson, per far qualche nome) o dei tenoruzzi lirici riciclati al bisogno sulla scia della trinità mediatica Domingo-Pavarotti-Carreras che tutto erano fuorché lirici spinti autentici, quali occorrerebbero per questo ruolo. Gli ultimi due Radames degni (pur se inferiori a Lauri Volpi) furono Corelli e Bergonzi.

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Ma son d' accordo anche io sul fatto che, tralasciando Lauri Volpi che è fuori classifica talmente era bravo, Corelli e Bergonzi furono i 2 Radames ideali anche se l' esuberanza vocale di Del Monaco, che traspare anche da un live al MET con la Milanov, mi lascia senza parole, al di là del fatto che poi egli non sapesse risolvere le parti più liriche al pari degli altri Radames citati.

Il mio riferimento ai gusti del pubblico era per sottolineare come una volta più che adesso i cantanti venissero "quasi spinti" dal pubblico a serate "calde", sopra le righe.

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E ma se non sbaglio e senza star qui a controllare su internet mi pare che la Rethberg fu una Aida di riferimento al pari della Arangi-Lombardi.

No no, ebbe fama ma assolutamente no, fidati.

Avrebbe fatto carte false per aver l'emissione della napoletana.

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Il mio riferimento ai gusti del pubblico era per sottolineare come una volta più che adesso i cantanti venissero "quasi spinti" dal pubblico a serate "calde", sopra le righe.

In questo senso , alfio, hai ragione. Un tempo il pubblico forse chiedeva una spettacolarizzazione, una declinazione "atletica" della voce ( acuti "grandi così", magari fuori ordinanza e "bis" a iosa, in primis), voce che comunque restava l'elemento centrale della rappresentazione operistica.

Oggi invece l'aspetto vocale è meno considerato: oggi si guarda see il cantante ha "le physique du role",se sa muoversi, se sa fare le smorfie giuste, se sa ballare, oggi si guarda se mai l'attinenza fililogica, l'integralità dell'esecuzione, l'aspetto scenografico e, dulcis in fundo, la regia che deve essere innovativa e stimolante, moderna e inedita.

Ottenuti questi requisiti chi se ne importa poi se recitativi arie e dialoghi sono cantati con voci pesanti e malsgrezzate o con vocette acerbe e insulse, cosa conta se il fraseggio è banale e insipido oppure velleitario, del tutto insostenibile per la voce cantante.

Tanto chi se ne accorge? Il pubblico è sprovveduto e passivo, la critica ufficiale quasi sempre asservita, complice di questo e di quello, e quasi sempre in malafede ( quando non anch'essa inadeguata).

Qui lo dico e qui lo nego.

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Corelli e Bergonzi furono i 2 Radames ideali anche se l' esuberanza vocale di Del Monaco, che traspare anche da un live al MET con la Milanov, mi lascia senza parole,

Senza parole, alfio, dovettero restare anche gli spettatori che assistettero dal vivo alle sue recite dei primi anni '50, periodo che corrisponde alla miglior forma vocale del tenore fiorentino. Del Monaco figurava meglio dal vivo che in sala di registrazione. Certo non abbondava in colori vocali, tendeva a declamare anche i cantabili e, nelle intensità attenuate, la sua mezzavoce tutta di petto talora si ingorgava e si strozzava in laringe; tuttavia poteva far conto su un fraseggio vigoroso, su un'articolazione scandita, su una straordinaria uguaglianza di registro a piena voce, su fiati ragguardevoli, e, quando non esagerava, anche su un genuino istinto drammatico. Aveva poi un asso nella manica: la sensazionale ricchezza e lucentezza di certi Si bemolle acuti, dilaganti e squillantissimi.

In questa "Celeste Aida" del '51 tratta dal suo debutto nuovayorchese al Met abbiamo un esempio ( a 3:38, su "ergerti un trono") di una di queste note possenti e ammalianti a un tempo:


/>http://www.youtube.com/watch?v=klaLEbdboKM

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Mi saprete certamente illuminare, ma a me sembra un miracolo di voce voluminosa su tessitura alta. E poi il finale...

SUPERMARIO ! :wub_anim::wub_anim::wub_anim:

http://www.youtube.com/watch?v=dUj6wezy0xM

Fa colpo, certo, bonisolliano, il lucido squillare di questa voce.

Ma, in linea di massima (anche se a 4:24 gli riesce una discreta mezzavoce di testa), canta troppo forte e monocorde, troppo scandito e "sparato", è povero nella dinamica e limitato nell'espressività.

Sembra che il suo canto proceda tutto in funzione dei folgoranti acuti a piena voce. Che sono pieni e squillanti, sì, ma qualche volta tradiscono un accenno di ingorgo, una certa spasmodicità.

Filippeschi fu probabilmente un po' condizionato dalla sua disposizione al registro acuto e , più o meno consciamente, impostò le sue esecuzioni in funzione di esso,ostentandone il più possibile le qualità.

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