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Mario Filippeschi

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Mesi fa col titolo "un paio di tosche messicane" in pratica commentai una Tosca del 50 Callas-Filippeschi stroncando il tenore fiorentino. In questo periodo ho avuto con lui un rapporto d' amore e odio (non so se anche Wittelsbach che se non erro è un suo estimatore passa anche lui da momenti di entusiasmo a pure stroncature).Sono però giunto alla personale conclusione che il buon Filippeschi era un grande, penalizzato dall' aver iniziato troppo tardi l' attività di cantante professionista e dal non avere la personalità e il carisma di tenorissimi come Del Monaco o Di Stefano. Poi dopo possiamo pure discutere sul suo fraseggio a volte monotono o sul non sapere centrare il personaggio, ma siamo in presenza di una voce anche bella (mentre di primo acchito non m' era piaciuta), estesa e d' "acciaio" perchè tra gli anni 40 e 50 alternò senza alcun problema il Tell (che senza di lui non si sarebbe potuto rappresentare, indipendentemente dal fatto che magari lo cantò a modo suo e dopo vennero fuori dei Tell migliori di lui e più aderenti allo stile rossiniano) con l' Aida e, in sostanza, come tanti altri grandi del passato, seppe cantare il repertorio pesante senza perdere di estensione in acuto!.

Segue link a un interessante sito a lui dedicato e ho notato,leggendone la biografia, come durante gli anni 30 e credo per tutti i 50 si allestissero molte rappresentazioni locali, non solo in teatri minori ma anche nelle piazze delle cittadine, a conferma che fu l' epoca d' oro della lirica ancora vissuta come spettacolo popolare in quell' Italia pre boom economico


/>http://www.mariofilippeschi.com/mariofilippeschitenore.php

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Concludo la mia introduzione dicendo che la mia iniziale ostilità verso questo artista è probabilmente legata al fatto che se lo si ascolta come ho fatto io in una Tosca, cioè in un ruolo che richiede secondo me una certa abilità di fraseggio, allora il buon Filippeschi naufraga e credo che anche nei ruoli lirici cantati nella prima parte della carriera non potesse brillare essendo necessaria una varietà di toni a lui ignota (anche se le sue mezzevoci, sia pure molto parche, non erano assolutamente brutte). Ma se lo si ascolta in ruoli che richiedono anche per così dire la dinamite nella voce come quelli spinti o quelli del primo ottocento ricchi di acuti, allora lo si può apprezzare:


/>http://www.youtube.com/watch?v=3TgPNa5dyio


/>http://www.youtube.com/watch?v=Yz1ObLoDtrU

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Filippeschi aveva una tecnica più che notevole, e il passaggio di registro era a posto, oserei dire quasi perfetto.

Il suo problema era la musicalità, è noto: "leggeva" un po' a spanne, assai peggio di Pavarotti, che non sapeva leggere la musica ma imparava tutto in modo esattissimo.

Filippeschi viceversa faceva pasticci coi valori delle note e soprattutto delle pause.

Ma quale cantante è mai stato del tutto privo di difetti?

Onestamente so passare sopra un mezzo valore sbagliato (Alfred Cortot ne cannava a iosa) se sul rovescio della medaglia c'è una voce in grado di dominare ogni nota di una parte.

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D' altronde i direttori d' orchestra che ci stanno a fare se non son pronti a parare le licenze che si prendono i cantanti sulla durata delle note? :-)

Non credo che il mio amato Di Stefano rispettasse anch' egli alla lettera lo spartito, però quando era in forma fece delle prestazioni lo stesso esaltanti e dall' idea che mi son fatto anche Filippeschi era un pò come Pippo un animale da palcoscenico più che da studio di registrazione (nonostante il fatto che Di Stefano seppe anche registrare cose egregie).

Insomma, qui siamo in presenza di un cantante con l' estensione di un Pavarotti ma col doppio della voce e che, sia pure con tutti i tagli dell' epoca, seppe tenersi in repertorio per anni i Puritani e il Guglielmo Tell e intanto ti faceva la Turandot.

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D' altronde i direttori d' orchestra che ci stanno a fare se non son pronti a parare le licenze che si prendono i cantanti sulla durata delle note? :-)

Attenzione, non mi riferivo a licenze come acuti tenuti più del necessario (stile Corelli), ma a problemucci ed errorini vari con pausine e ritmi puntati.

L'esecuzione di "Me protegge, me difende" nella Norma con la Callas è abbastanza illuminante.

Niente di scandaloso, beninteso.

Insomma, qui siamo in presenza di un cantante con l' estensione di un Pavarotti ma col doppio della voce e che, sia pure con tutti i tagli dell' epoca, seppe tenersi in repertorio per anni i Puritani e il Guglielmo Tell e intanto ti faceva la Turandot.

Quello che scrivi mi suscita due considerazioni.

1) Mi spingo oltre: Filippeschi decisamente aveva un'estensione superiore a quella di Pavarotti. Non tanto in alto, quanto nel registro basso. Filippeschi aveva voce di timbro piuttosto chiaro, ma in basso si espandeva parecchio ed era ben sostenuta, forse anche meglio di quella dello stesso Corelli.

2) Se non ricordo male, Pavarotti non ebbe mai il Tell davvero "in repertorio". Gli fu chiesto spesso, ma lui rifiutò sempre, preferì evitare di cantarlo in teatro. Sicché lo fece solo nella famosa incisione Decca.

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Visto che si parla di Tell, mi permetto l'inserzione-divagazione di un brano cantato da Gianni Iaia (o Jaia), un tenore vagamente "alla Filippeschi", anche se più liricheggiante e sicuramente di robustezza tecnica inferiore.

[media]http://www.youtube.com/watch?v=ONKRfD_NRlw

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Te lo quoto questo Gianni Iaia ! Son sicuro anche io che Pavarotti il Tell lo cantò solo su disco. Molti dicono che fece bene a non farlo dal vivo perchè è un ruolo spacca-voce. Io non mi esprimo ma di certo Filippeschi problemi alle corde vocali non ne teneva visto che smise quando era ancora integro e il Tell lo cantò più di una volta. Anzi, eccoti questo esilarante racconto di cosa accadde al maggio musicale fiorentino quando fecero fare il Tell al tenore sbagliato

È l'anno del famoso Maggio Musicale rossiniano che Filippeschi inaugura, in aprile, partecipando nel ruolo di Gernando alla mitica ripresa dell'Armida - Il fatto curioso è che nel cartellone di quel festival, considerato giustamente una tappa fondamentale della Rossini-renaissance, figura anche il Guglielmo Tell per cui viene scritturato il tenore boemo-americano Kurt Baum, già contestato protagonista del Trovatore che aveva inaugurato la stagione del '48-'49 della Scala.

la 'prima' del capolavoro rossiniano, l'8 giugno, è ricordata come una delle serate più incandescenti vissute dal Maggio Musicale. Baum, incapace di sostenere l'acuta tessitura del ruolo di Arnoldo, elimina l'intera scena del quarto atto e la Tebaldi è costretta ad inginocchiarsi sul palcoscenico per placare le proteste che piovono dal loggione e permettere così la regolare conclusione della recita. È una notizia che fa immediatamente il giro del mondo.

Il giorno successivo, in casa filippeschi a La Spezia, il telefono inizia a squillare prestissimo: dall'altra parte del filo ci sono Francesco Siciliani, allora direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze, e Tullio Serafin che cercano di salvare le altre recite scritturando in extremis - e tardivamente - Filippeschi.

Che cosa fu detto in quelle conversazioni non ci è dato sapere, comunque è facile immaginarselo visto che anche le rimanenti tre rappresentazioni del Tell furono sostenute alla meno peggio da Baum, causa - come ricorda Leonardo Pinzauti nella sua storia del Maggio Musicale - "di un episodio che turbò lo svolgimento di un festival nel complesso tra i più ricchi del dopoguerra".

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Baum te lo raccomando. Era un tenorone dal grosso vocione, aveva acuti "sparati" poco più che "naturali". Tra l'altro all'epoca era pure avanti con gli anni. Urlava un casino, stando al poco che di lui ho sentito.

Il Trovatore a cui alludi, La Scala 1948, era diretto dal grandissimo De Sabata. Come Leonora, c'era Onelia Fineschi, un soprano che ebbe una brevissima stagione di popolarità. Conte di Luna, Gino Bechi.

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Il punto è: voi andreste a vedervi un Filippeschi a teatro. O se foste stati suoi contemporanei sareste andati a vederlo? La mia risposta è sì e con questo credo d' avere detto tutto!

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Ma il punto è che Filippeschi s'è inserito in quel periodo d' oro che va dal 1945 al 1960 quando la nuova generazione di cantanti è sbocciata e s'è incontrata con quella antecedente la guerra che però, sia pure in declino, aveva ancora frecce al proprio arco, per cui un Filippeschi poteva tranquillamente essere considerato quasi di serie B tanto i talenti non mancavano. Ho recentemente scoperto ad esempio dell' esistenza di un soprano chiamato Virginia Zeani che m'ha stupito per bravura ma non si sa perchè non si sa per come evidentemente è stata anch' essa forse sottovalutata

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Il punto è: voi andreste a vedervi un Filippeschi a teatro. O se foste stati suoi contemporanei sareste andati a vederlo? La mia risposta è sì e con questo credo d' avere detto tutto!

Filippeschi, Alfio, era un primo tenore autentico, di quelli con la voce estesa in ogni registro e col volume e lo spessore adatti ai ruoli protagonisti.

Ai suoi tempi non c'erano mezzi sofisticati di registrazione e di amplificazione che ci sono adesso e non si poteva, come succede oggigiorno, spacciare lucciole per lanterne. La voce era quella che veniva fuori dalla gola, né più , né meno.

Inoltre aveva una solida tecnica, sapeva sostenere il suono e proiettarlo, sapeva respirare.

Siccome aveva mezzi naturali e solida tecnica, poteva cantare con buona resa vocale sia Rigoletto e Tosca, sia Aida, Turandot, Gioconda, Norma, Guglielmo Tell.

Il limite di Filippeschi era sul piano interpretativo, dove risultava un cantante convenzionale e poco espressivo.

Sul piano del fraseggio e della musicalità, le celebrità tenorili degli ultimi decenni, i vari Di Stefano e Pavarotti , Domingo e Carreras e anche qualche tenore delle ultimissime generazioni, sono superiori a Filippeschi.

Sul piano strettamente vocale, della reale, effettiva versatilità dal vivo, in teatro, gli sono inferiori.

Ai tempi di Filippeschi Di Stefano e Pavarotti si sarebbero limitati a fare i tenori lirici leggeri, Domingo e Carreras, probabilmente, sarebbero stati dei comprimari.

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Non è però chiaro quanto studiò il clarinetto, però un minimo d' istruzione musicale ce la deve avere avuta, poi non è che questa significhi automaticamente musicalità perchè ad esempio secondo me Di Stefano, che dubito sapesse leggere manco una nota, una sorta di musicalità innata ce l' aveva.

Quoto in toto quanto scritto da Pinkerton perchè "rivalutando" Filippeschi mi sono accorto una volta di più quanto il disco e le diavolerie tecniche che forse mettono adesso nei teatri per "aiutare" i tenorini attuali falsino il nostro punto di vista. Cioè, in sostanza, esagerando dico che è da un 35 anni, cioè dal ritiro di Corelli, che non abbiamo più un tenore lirico-spinto come ce n'erano a bizzeffe negli anni 50 (che lì invece quasi quasi il problema era quello di avere dei leggeri coi sovracuti) (e non sto a sottilizzare tra spinto e drammatico) perchè Domingo è semplicemente uno che per bravura è versatile ma non ha la potenza vocale di Filippeschi, Del Monaco e Corelli; Pavarotti s'è a un certo punto reinventato come tenore spinto ma nei ruoli spinti non ha comunque mai convinto come in quelli a lui più congegniali; Carreras s'è bruciato la voce come il buon Pippo etc.

Tra l' altro Filippeschi sapeva anche emettere mezze voci notevoli; che poi magari negli anni 50 abbia puntato esageratamente sugli acuti perchè lo pagavano e bene per quello è un altro discorso, ma a me uno che ti canta tranquillamente il Tell e poi ti fa una Aida con una voce grossa così degna del miglior Del Monaco, non ce n'è e m' impressiona!


/>http://www.youtube.com/watch?v=rmS71ubd8SA
/>http://www.youtube.com/watch?v=8YBE4igKteE

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Comunque, e qui concludo,non voglio dire che i personaggi spinti non si possano caratterizzare in modo lirico alla Gigli o alla Bergonzi, però, la voce deve bucare l' orchestra e anche saper avere quello slancio e quello squillo e quella potenza che caratterizzano alcuni passaggi, altrimenti certi duetti perdono senso

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Concludo la mia introduzione dicendo che la mia iniziale ostilità verso questo artista è probabilmente legata al fatto che se lo si ascolta come ho fatto io in una Tosca, cioè in un ruolo che richiede secondo me una certa abilità di fraseggio, allora il buon Filippeschi naufraga e credo che anche nei ruoli lirici cantati nella prima parte della carriera non potesse brillare essendo necessaria una varietà di toni a lui ignota (anche se le sue mezzevoci, sia pure molto parche, non erano assolutamente brutte). Ma se lo si ascolta in ruoli che richiedono anche per così dire la dinamite nella voce come quelli spinti o quelli del primo ottocento ricchi di acuti, allora lo si può apprezzare:


/>http://www.youtube.com/watch?v=3TgPNa5dyio


/>http://www.youtube.com/watch?v=Yz1ObLoDtrU

filippeschi!!!!!

come è possibile che oggi si debba sentire licitra (poveretto...riposi in pace) nel trovatore!

il grandissimo mario invece con la pira SEMPRE in tono e dal vivo con i bis!

ascoltate e leggete alla fine del video cosa scrive l'autore di filippeschi(l'unico guarda caso cui dedica 4 acuti)


/>http://www.youtube.com/watch?v=lFXI3FePPcU

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Filippeschi aveva una tecnica più che notevole, e il passaggio di registro era a posto, oserei dire quasi perfetto.

Il suo problema era la musicalità, è noto: "leggeva" un po' a spanne, assai peggio di Pavarotti, che non sapeva leggere la musica ma imparava tutto in modo esattissimo.

Filippeschi viceversa faceva pasticci coi valori delle note e soprattutto delle pause.

Ma quale cantante è mai stato del tutto privo di difetti?

Onestamente so passare sopra un mezzo valore sbagliato (Alfred Cortot ne cannava a iosa) se sul rovescio della medaglia c'è una voce in grado di dominare ogni nota di una parte.

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Concordo pienamente! Guglielmo Tell con il re sovracuto e dei do di petto non si improvvisa. Secondo me non sembrava così anti musicale, ma se anche fosse... Oggi un tenore così lo si perdonerebbe sembre, anche se leggesse lo spartito al contrario: con quella voce e quella tecnica!!!

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La mia impressione è che questo artista stia godendo di una meritata gloria postuma perchè anche chi gli muove qualche giusta critica, sostanzialmente lo stima. Sarebbe interessante poterlo ascoltare (perchè credo esistano le registrazioni) nello Chenier che cantò con la Tebaldi nei primi anni 50 e nelle altre recite messicane del 1950 (ci dovrebbe essere una cavalleria con la Simionato)

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Qui nel duetto dai Puritani "Vieni fra queste braccia" Filippeschi risolve da par suo il "salto mortale" ( un tranello che pochissimi tenori sanno superare indenni) verso i due Re bemolle sopracuti di "..vien ti ripeto t'amo..." (1:09, 2:17) che emette con naturalezza e lucentezza timbrica:


/>http://www.youtube.com/watch?v=puDz0uaY3KI

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Filippeschi, Alfio, era un primo tenore autentico, di quelli con la voce estesa in ogni registro e col volume e lo spessore adatti ai ruoli protagonisti.

Ai suoi tempi non c'erano mezzi sofisticati di registrazione e di amplificazione che ci sono adesso e non si poteva, come succede oggigiorno, spacciare lucciole per lanterne. La voce era quella che veniva fuori dalla gola, né più , né meno.

Inoltre aveva una solida tecnica, sapeva sostenere il suono e proiettarlo, sapeva respirare.

Siccome aveva mezzi naturali e solida tecnica, poteva cantare con buona resa vocale sia Rigoletto e Tosca, sia Aida, Turandot, Gioconda, Norma, Guglielmo Tell.

Il limite di Filippeschi era sul piano interpretativo, dove risultava un cantante convenzionale e poco espressivo.

Sul piano del fraseggio e della musicalità, le celebrità tenorili degli ultimi decenni, i vari Di Stefano e Pavarotti , Domingo e Carreras e anche qualche tenore delle ultimissime generazioni, sono superiori a Filippeschi.

Sul piano strettamente vocale, della reale, effettiva versatilità dal vivo, in teatro, gli sono inferiori.

Ai tempi di Filippeschi Di Stefano e Pavarotti si sarebbero limitati a fare i tenori lirici leggeri, Domingo e Carreras, probabilmente, sarebbero stati dei comprimari.

amico Pinkerton sai che ritengo te come pure alfiocarrettiere, leggendo con ammiratà attenzione i vostri post, dei luminari in materia, del resto state letteralmente cambiando il mio approccio all'opera....

tuttavia ho bisogno di più esperienza forse perchè per quanto mi sforzi non riesco proprio a considerare un Di Stefano o un pur supremo Filippeschi o il miglior Corelli superiori al compianto tenore modenese Luciano Pavarotti...eppure seguendo i tuoi consigli Pinkerton sto ascoltando anche registrazioni del passato, ma nessuno mi sembra così limpido, bravo nel fraseggio, lirico e squillante come Lucianone....forse perchè è l'unico della mia epoca?l'unico dei veri grandi che abbia visto e ascoltato dal vivo e le vecchie riproduzioni non rendono? aiutatemi a capire se potete portando pazienza per questo povero dilettante :(

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sto ascoltando anche registrazioni del passato, ma nessuno mi sembra così limpido, bravo nel fraseggio, lirico e squillante come Lucianone....

Caro Principe, ti dico la mia.

Al di là di quelle che possono essere valutazioni strettamente vocalistiche e interpretative e anche al di là di quelli che sono i gusti personali, va detto che Pavarotti, aiutato in questo dal temperamento pratico ed estroverso oltre che da una voce molto fonogenica e quindi valorizzata dalla sala d'incisione, seppe egregiamente cavalcare il mito di sè stesso, e divenne, nel campo operistico, il fenomeno mediatico più vistoso della seconda metà del novecento acquisendo una popolarità planetaria.

Aveva inoltre, quando non eccedeva nelle marcature d'accento, un fraseggio spontaneo, misurato e vitale, alieno da affettazioni e manierismi, fraseggio che, unito al colore vocale straordinario per la sorgiva freschezza, aveva un grande potere comunicativo su un vasto pubblico.

Avava inoltre una buona tecnica, ideale per il Puccini lirico di Boheme, Butterfly, Tosca.

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Che Filippeschi avesse dei limiti tecnici è già stato evidenziato da altri frequentatori del forum. Che poi l' interruzione della carriera determinata dalla seconda guerra mondiale abbia contribuito ad acuire certi limiti è un dato di fatto nel senso che arrivato alla soglia dei 40 anni probabilmente con pochi soldi in tasca e constatato che la sua facilità nel settore acuto poteva garantirgli profumate scritture in Sud America, egli pensò bene di fregarsene un poco del fraseggio e puntare dui do di petto. Detto questo, molti critici gli rimproverano di avere usato uno stile del tutto sbagliato nel tratteggiare Arturo dei Puritani e Arnoldo del Tell. Sui suoi Puritani non mi pronunzio non avendoli mai ascoltati per intiero, mentre il Tell l'ho ascoltato ed effettivamente il suo Arnoldo ricorda molto Manrico, però non so dire se questa sia una cosa gravissima. Altri critici hanno fatto notare come anche il famoso Raoul degli Ugonotti di Corelli ricordasse molto Manrico, eppure non mi pare che Corelli sia stato stroncato per questo. E' un pò come il Pollione Filippeschiano nel disco con la Callas: c'è chi lo stronca senza pietà e chi invece dopo alcuni ascolti lo rivaluta

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Mio caro Calaf, ti ringrazio ma io non sono per nulla un esperto di opera lirica ma solo un appassionato, però ti dico lo stesso la mia su Pavarotti. Innanzitutto è normale che uno anche per anni si focalizzi solo sul suo beniamino come ho fatto io con Pippo Di Stefano. In tempi recenti la critica non è stata a mio avviso tenera con Pavarotti ma probabilmente perchè si sono focalizzati solo sui Pavarotti and friends e non sul Pavarotti serio. Hanno fatto un pò come se si fosse voluto giudicare Beniamino Gigli solo per i film musicali che fece e non per quello che fece nei teatri. Ebbene il Pavarotti serio è stato, come dice sempre Pinkerton,un signor cantante, anche se mi son fatto l' idea che avesse alcuni limiti che non lo rendono il migliore tenore del 900 come è stato lungamente detto forse a sproposito. Per me questi limiti sono:

-pigrizia mentale che ha fatto sì che il suo repertorio discografico sia più grande di quello realmente cantato sul palcoscenico

-fraseggio ottimo (nonostante che molti detrattori lo giudichino a mio parere erroneamente come monotono) ma non perfetto nel senso che non era in grado di dare alla interpretazione tutti quei colori e quelle variazioni che ho invece trovato in altri tenori. Ad esempio il suo Rodolfo è stupendo ma secondo me non al livello di quello Gigliano o di quello di Bergonzi che mi sono recentemente ascoltato (e non mi esprimo su quello di Bjorling perchè non l'ho mai sentito)

-anche se ciò non gli ha "brasato" la voce come accadde a Di Stefano, penso che anch' egli sbagliò a virare sui 40 anni sul repertorio più spinto dove non ha mai lasciato prove trascendentali come nel repertorio lirico o romantico e tra l' altro credo che comunque il nuovo repertorio alla lunga gli accorciò l' estensione. In sostanza i tenori lirici che hanno virato con successo sul repertorio più pesante si contano sulla punta delle dita di una mano (Gigli; Bergonzi; Bjorling)

Detto tutto questo, egli fu comunque l' ultimo grande tenore prodotto dalla scuola italiana anche se non il più grande.

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