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maxfiottolone

Corelli, aiutatemi ad apprezzarlo!

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7 ore fa, alfiocarrettiere dice:

Non pensate che Corelli non disponga di una discografia in studio di portata pari alla sua bravura ? Cioè, da wikipedia, queste sono le incisioni ufficiali. Quelle live sono più corpose e a mio parere più interessanti da un punto di vista dei partner e delle partner femminile. Come si può notare molte incisioni in studio risalgono agli anni 60, il che è secondo me spiegabile per il fatto che negli anni 50 il mercato discografico era monopolizzato dalle coppie Di Stefano-Callas e Del Monaco-Tebaldi. Ciò ci ha però precluso di avere, che ne so, uno Chenier con la Tebaldi. Ce lo abbiamo però live. Mi spiego meglio: a naso non ricordo alcuna incisione in studio memorabile quanto la Tosca Di Stefano-Callas o la Boheme Pavarotti-Freni etc. E' un peccato ma in fondo anche di Kraus francamente e purtroppo non ricordo dischi in studio entrati nella storia.

C'è anche da dire che Corelli ebbe un contratto discografico piuttosto tardi (credo nel '63 o giù di lì), e fino ai primi anni '60, nonostante cantasse regolarmente alla Scala e in altri importanti teatri fin da subito, non divenne una vera celebrità (all'epoca probabilmente c'erano un po' troppi galli nel pollaio). Andando a memoria, farò una selezione delle registrazioni live corelliane degne di nota (per me) nel decennio che precede la sua attività discografica:

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questa storica edizione della Carmen diretta da Fritz Reiner è forse la prima opera completa disponibile cantata da Corelli, in uno dei suoi ruoli feticcio e già con colleghi di prim'ordine.

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celeberrimo Sant'Ambrogio, debutto alla Scala e prima esperienza al fianco di Maria Callas in questo storico allestimento di Visconti dello sconosciuto (all'epoca) capolavoro di Spontini. 

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ancora alla Scala, ancora un allestimento storico con la meteora Gigliola Frazzoni che grazie a questo ruolo ebbe il suo momento di celebrità.

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trattasi di due recite napoletane dal cast "all-stars", la prima è la famosa Forza con la Tebaldi, disponibile anche in video, la seconda un'edizione della Adriana con la Divina Magda.

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sono questi i due allestimenti scaligeri che, all'inizio degli anni '60, decretano indubitabilmente l'onnipotenza di Corelli nei panni del tenore romantico (nel '58 faceva pure parte del cast del Pirata con la Callas, purtroppo non registrato e qualche anno dopo nella Battaglia di Legnano con la Gencer). Nei primi '60 alla Scala avevano progettato persino un Tell con lui protagonista, per dare l'idea del livello:

E sempre in quello stesso periodo decolla pure la sua carriera internazionale (Turandot con Stokowski, Trovatore con Karajan). Piuttosto mi sono sempre chiesto perchè cantasse così tanto Boheme, credo pure il suo ultimo ruolo scenico a metà degli anni '70.

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4 ore fa, Majakovskij dice:

Piuttosto mi sono sempre chiesto perchè cantasse così tanto Boheme, credo pure il suo ultimo ruolo scenico a metà degli anni '70.

Si vede che gli piaceva.

La parte di Rodolfo, Maja, non si addiceva molto ne' al suo timbro, trppo scuro, ne' al suo fraseggio, troppo magniloquente.

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Grazie Maja per le citazioni dei live. Alcuni già li conoscevo ma ad es. m' ero totalmente scordato della Vestale e del Poliuto, che m' interessano assai perchè m' intriga pensare al Corelli come, sia pure alla lontana dato che uno aveva voce scura e l' altro chiara, erede del suo amico, collega e maestro Lauri-Volpi quale continuatore della tradizione ottocentesca romantica. Infatti mi spiace che una volta arrivato al Met, come è capitato alla Tebaldi e a tanti altri, sono finite le sperimentazioni (se vogliamo chiamarle così) e ha proseguito col cosiddetto "grande repertorio". Se non l' avete capito ultimamente sono innamorato di Corelli. Strano x me che ho sempre preferito le voci chiare ma sarà che taluni considerano lo stile di Corelli vecchio, come viene considerato anche quello di Gigli, e sarà che Corelli si permette finezze alla Gigli domando un vocione che appare enorme anche con le sole testimonianze discografiche. Riguardo alla Boheme, suppongo gli piacesse e poi dalla metà degli anni 60, in seguito a una crisi vocale, inserì opere più "leggere" in mezzo al solito repertorio da 90 che cantava. Non ci avrei puntato nulla ma non mi dispiace come Rodolfo. Gliene metto davanti molti altri, però, l' ho trovato credibile e non m'è dispiaciuto nemmeno in Lucia. Anche lì non è tra i miei preferiti ma si difende.

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On 2/4/2017 at 20:32, alfiocarrettiere dice:

Grazie Maja per le citazioni dei live. Alcuni già li conoscevo ma ad es. m' ero totalmente scordato della Vestale e del Poliuto, che m' interessano assai perchè m' intriga pensare al Corelli come, sia pure alla lontana dato che uno aveva voce scura e l' altro chiara, erede del suo amico, collega e maestro Lauri-Volpi quale continuatore della tradizione ottocentesca romantica. Infatti mi spiace che una volta arrivato al Met, come è capitato alla Tebaldi e a tanti altri, sono finite le sperimentazioni (se vogliamo chiamarle così) e ha proseguito col cosiddetto "grande repertorio". Se non l' avete capito ultimamente sono innamorato di Corelli. Strano x me che ho sempre preferito le voci chiare ma sarà che taluni considerano lo stile di Corelli vecchio, come viene considerato anche quello di Gigli, e sarà che Corelli si permette finezze alla Gigli domando un vocione che appare enorme anche con le sole testimonianze discografiche. Riguardo alla Boheme, suppongo gli piacesse e poi dalla metà degli anni 60, in seguito a una crisi vocale, inserì opere più "leggere" in mezzo al solito repertorio da 90 che cantava. Non ci avrei puntato nulla ma non mi dispiace come Rodolfo. Gliene metto davanti molti altri, però, l' ho trovato credibile e non m'è dispiaciuto nemmeno in Lucia. Anche lì non è tra i miei preferiti ma si difende.

Qui, Alfio, si apre una questione importante e assai dibattuta ossia il valore e il peso delle qualita' timbriche di una voce nella resa complessiva di un dato ruolo. Non parlo del peso vocale, della potenza, parlo proprio del timbro. E' importante pero' anche il peso vocale, soprattutto dal vivo. In sala di registrazione una voce piccola puo' diventare enorme. Piu' difficile e' intervenire sul timbro ma si fa anche questo. Poco pero' si puo' fare  (almeno per adesso) per cancellare le lacune di tecnica di canto.

Percio' e' importante avere un minimo di idee corrette a riguardo. Sono anni che dico questo.

 

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On 2/4/2017 at 12:59, Majakovskij dice:

C'è anche da dire che Corelli ebbe un contratto discografico piuttosto tardi (credo nel '63 o giù di lì), e fino ai primi anni '60, nonostante cantasse regolarmente alla Scala e in altri importanti teatri fin da subito, non divenne una vera celebrità (all'epoca probabilmente c'erano un po' troppi galli nel pollaio). 

 

I galli nel pollaio, in Italia, erano Del Monaco, Di Stefano e Bergonzi. Mentre quest'ultimo, come Corelli, tocco' il suo apice proprio negli anni '60, per i primi due quegli anni segnarono l'inizio del loro declino. Fino a che Del Monaco e Di Stefano "tennero" vocalmente, le case discografiche li preferirono a Corelli il quale, pur cantando meglio di loro e pur avendo una presenza scenica non certo inferiore, era penalizzato dal colore vocale meno attraente, da una pronuncia lievemente difettosa ( la "s" dolce) e da una personalita' artistica meno spiccata.

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