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maxfiottolone

Corelli, aiutatemi ad apprezzarlo!

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Io comunque questa incredibile prodezza sul fiato dal 45 secondo al minuto e 4 secondi sull' esultate l'ho per ora trovata solo nell' esultate di Del Monaco:


/>http://www.youtube.com/watch?v=B-feXlMPdFY

Del Monaco negli anni migliori , Alfio, con tutti i suoi difetti, sapeva tenere una lunga frase in tensione e, se necessario, modularla senza problemi di fiato, come appare evidente in questa canzone tratta da un film del '48. Da 1:26 a 1:39 tiene con espressione, sfumando e legando, una lunga frase in zona di passaggio, ricorrendo a un mezzoforte intenso, dolce e luminoso:


/>http://www.youtube.com/watch?v=GXBp3uoa4Gg

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Quella prodezza lì sul fiato dell' esultate non è poi solo una prodezza in se ma quei 20 secondi di note legate danno un senso incredibile a quelle 2 frasi cantate così in un tutt' uno. E quelle 2 frasi lì prese in un respiro ce la fa a farle anche nel 1972!, anche se appare evidente che ricorre alla esperienza e al mestiere per controbattere il declino vocale, visto che nel 1972 era già a fine carriera


/>http://www.youtube.com/watch?v=teN1P4fnzgg

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Quella prodezza lì sul fiato dell' esultate non è poi solo una prodezza in se ma quei 20 secondi di note legate danno un senso incredibile a quelle 2 frasi cantate così in un tutt' uno. E quelle 2 frasi lì prese in un respiro ce la fa a farle anche nel 1972!, anche se appare evidente che ricorre alla esperienza e al mestiere per controbattere il declino vocale, visto che nel 1972 era già a fine carriera

Del Monaco, Alfio, finì la carriera nel '75 , a Bruxelles, con una recita di Pagliacci. Il ricovero dopo il grave incidente stradale del '63 gli procurò, a causa di una trasfusione (allora il sangue non veniva testato), un'epatite che degenerò negli anni successivi in insufficienza renale cronica. Finchè potè, sebbene con fatica sempre maggiore, continuò a cantare, ma la voce era stremata e, se i fiati tenevano ancora, la laringe era ormai dissestata e il suo canto divenne sempre più aperto e vociferante.

Dell'antico assetto vocale restavano il vigore e il bronzo di certe espansioni acute, malgrado tutto, ancora ben immascherate.

Diverso fu il caso di Corelli, che evitando il penoso travaglio del declino, si ritirò nell'81 con la voce alleggerita rispetto agli anni d'oro, ma ancora integra, lucida, flessibile e ben sostenuta. Qui nel finale di Otello è ragguardevolissimo, per la pulizia e la levigatezza del suono ( splendido, ad es., a 3:48, il Fa diesis trattenuto,raccolto, di " ...un bacio ancora!...") oltre che per l'ampiezza del fraseggio:


/>http://www.youtube.com/watch?v=wvRI7B9tN2U

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Non sapevo che l' insufficienza renale fosse stata causata dai postumi dell' incidente d' auto, che se non erro ebbe anche una dinamica per certi versi assurda col cofano dell' auto che gli si apre di colpo lungo la strada impedendogli la visuale. Comunque a mio parere Del Monaco ebbe un declino più decoroso di tanti altri, e tra questi altri in modo veramente imparziale ci metto il mio caro Di Stefano che avrebbe dovuto chiudere la carriera già nel 1960.

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Quell'ascolto di Corelli nel finale di Otello, caro Pinkerton, accresce più' che mai il rammarico di non aver avuto modo di ascoltarlo nell'opera completa!

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<iframe width="420" height="315" src=&quot;http://www.youtube.com/embed/xDHSFxVbMWc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

Ho letto che quest'esecuzione della Pira (probabilmente la migliore di sempre) sarebbe un tarocco...non vorrei crederci ma è davvero troppo bella per essere vera (Corelli la canta in tono come non fece mai a teatro, canta pure le frasi prima dell DO finale (sempre omesse dal vivo praticamente da chiunque) e addirittura prima del DO dell' "all'armi" ripete all'armi 3 volte in luogo delle canoniche 2.

Sono triste,

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Guest profana

<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.c...ed/xDHSFxVbMWc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

Ho letto che quest'esecuzione della Pira (probabilmente la migliore di sempre) sarebbe un tarocco...non vorrei crederci ma è davvero troppo bella per essere vera (Corelli la canta in tono come non fece mai a teatro, canta pure le frasi prima dell DO finale (sempre omesse dal vivo praticamente da chiunque) e addirittura prima del DO dell' "all'armi" ripete all'armi 3 volte in luogo delle canoniche 2.

Sono triste,

Non mi compare il video, please dammi qualche indizio in +, Grazie

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L'editing nella musica classica è, per quel che ne so io, un procedimento largamente diffuso ormai da decenni, gente come Karajan o Gould l'hanno fatto diventare anche un mezzo di espressione artistica... piuttosto mi stupirei se le registrazioni in studio fossero effettuate tutte in presa diretta.

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Guest profana

Del Monaco, Alfio, finì la carriera nel '75 , a Bruxelles, con una recita di Pagliacci. Il ricovero dopo il grave incidente stradale del '63 gli procurò, a causa di una trasfusione (allora il sangue non veniva testato), un'epatite che degenerò negli anni successivi in insufficienza renale cronica. Finchè potè, sebbene con fatica sempre maggiore, continuò a cantare, ma la voce era stremata e, se i fiati tenevano ancora, la laringe era ormai dissestata e il suo canto divenne sempre più aperto e vociferante.

Dell'antico assetto vocale restavano il vigore e il bronzo di certe espansioni acute, malgrado tutto, ancora ben immascherate.

Diverso fu il caso di Corelli, che evitando il penoso travaglio del declino, si ritirò nell'81 con la voce alleggerita rispetto agli anni d'oro, ma ancora integra, lucida, flessibile e ben sostenuta. Qui nel finale di Otello è ragguardevolissimo, per la pulizia e la levigatezza del suono ( splendido, ad es., a 3:48, il Fa diesis trattenuto,raccolto, di " ...un bacio ancora!...") oltre che per l'ampiezza del fraseggio:

Caro Maestro, pensare che se io avessi una voce così "alleggerita", penserei a iniziarla una carriera !!

P.S. : peccato che molti video postati, in generale nel forum, non siano più visibili.

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Guest profana

Una delle registrazioni "live" più convincenti di Corelli è quella di un'Adriana Lecouvreur dal S. Carlo di Napoli datata 1959, protagonista un'impareggiabile Magda Olivero.

Corelli è in stato di grazia e canta il ruolo di Maurizio di Sassonia con esuberanza vocale e ampiezza di fraseggio, qualità queste fatte ulteriormente risaltare dalla morbidezza delle mezzevoci:

Dopo questa rappresentazione mi stupisce che il San Carlo esista ancora ! :wink2:

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Finalmente mi sono ascoltato tutto il Poliuto scaligero. Son sempre stato psicologicamente restio ad accostarmi a quest' opera che invece ora che l' ho sentita, personalmente, non capisco come mai non venga rappresentata più spesso. Comunque, stando in argomento Corelli, egli fu veramente esaltante nel ruolo del protagonista.


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Salve a tutti sono nuova di questo forum e appassionata di lirica.



sara' che sono una "grande" estimatrice del grande tenore franco Corelli, ma credo che a volte anche se si esagera un pochino, come e' stato ricordato in questo topic, sui lunghi filati magari rallentando l'orchestra, sia una delizia per il pubblico che ascolta.E questo Corelli lo faceva e, se lo faceva, se lo poteva senz'altro permettere, perche' i grandi direttori d'orchestra con i quali ha cantato non glielo proibivano di fare.



Per quanto riguarda il confronto fra Del Monaco e Corelli, devo dire che pur apprezzando molto la voce del primo, ritengo che Corelli avesse delle qualita' e caratteristiche migliori nel cantato, nel fraseggio e , appunto, nei filati.Anche se in alcune opere senz'altro (come Pagliacci e Otello)del Monaco fosse insuperabile , la forza e il cuore con il quale Corelli metteva quando cantava superano di gran lunga il primo.


E' vero che la voce di Del Monaco era naturale e sempre la stessa, nel senso che il timbro era sempre uguale, non posso disdegnare il fatto che quella di Corelli fosse stata acquisita con anni di lavoro e di studio, sicuramente questo un pregio, e il risultato e' quello che ben sappiamo.



A questo proposito voglio ricordare un altro grande tenore che apprezzo e stimo tantissimo, che e' Carlo Bergonzi, il quale soltanto con anni di studio e' potuto arrivare a dei risultati cosi' importanti e che lo hanno portato ad essere considerato un grande tenore verdiano pur non possedendo appunto una grande potenza di voce e pur non avendo facilita' negli acuti.

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Io preferisco mille volte Corelli a Del Monaco, senza alcun dubbio.

Anche io, ma l'amico Pinkerton mi pare di ricordare sia di diverso avviso.

Potenzialmente Corelli era, interpretativamente, un po' più inerte, stereotipato. Più che la caratterizzazione, era la voce a travolgerti, e alcuni "atteggiamenti" che il nostro aveva imparato ad usare all'abbisogna. Del Monaco, ai tempi d'oro e nelle serate migliori, risultava più immedesimato, pertinente, addirittura più raffinato. Di contro il buon Marione è invecchiato malissimo, presentando nel corso della carriera un canto sempre più all'insegna dell'eccesso, in tutti i sensi. Sì la voce magari rimaneva lì, ma il resto? Ognuno poi parteggia per il suo, Del Monaco conservava il canto in canna, Di Stefano la luminosità del suo timbro, entrambi conservarono una ottima dizione, entrambi diventarono dei superficialoni dal pessimo gusto man mano che crebbe il loro successo. Corelli, in fondo, la testa non se l'è mai montata più di tanto, sarà che era un insicuro, al contrario dei due baldi eroi di cui sopra. Bergonzi era quello che sapeva cantare meglio, ma non era certo immune da difetti, timbro opaco, anche un po' anonimo, potenza modesta, anche lui una certa tendenza a "rifare Bergonzi" in qualsiasi apparizione, diciamo un edonista per palati più raffinati.

A me piacciono quelli d'oltreoceano, che ve devo dì (Tucker, Vickers, McNeil, Sills, Horne, Fleming ecc.), parliamo sempre del cattivo gusto degli americani... Del resto anche la Callas era americana :P

PS: gli acuti e i filati, chi ce li aveva, sono sempre stati sfoggiati senza tanti pudori, da tutti quanti, e perchè no aggiungo (il Bergonzi citato se ne vantava almeno in una intervista su due), ma l'opera è bella anche per questo.

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Anche io, ma l'amico Pinkerton mi pare di ricordare sia di diverso avviso.

Potenzialmente Corelli era, interpretativamente, un po' più inerte, stereotipato. Più che la caratterizzazione, era la voce a travolgerti, e alcuni "atteggiamenti" che il nostro aveva imparato ad usare all'abbisogna. Del Monaco, ai tempi d'oro e nelle serate migliori, risultava più immedesimato, pertinente, addirittura più raffinato. Di contro il buon Marione è invecchiato malissimo, presentando nel corso della carriera un canto sempre più all'insegna dell'eccesso, in tutti i sensi. Sì la voce magari rimaneva lì, ma il resto? Ognuno poi parteggia per il suo, Del Monaco conservava il canto in canna, Di Stefano la luminosità del suo timbro, entrambi conservarono una ottima dizione, entrambi diventarono dei superficialoni dal pessimo gusto man mano che crebbe il loro successo. Corelli, in fondo, la testa non se l'è mai montata più di tanto, sarà che era un insicuro, al contrario dei due baldi eroi di cui sopra. Bergonzi era quello che sapeva cantare meglio, ma non era certo immune da difetti, timbro opaco, anche un po' anonimo, potenza modesta, anche lui una certa tendenza a "rifare Bergonzi" in qualsiasi apparizione, diciamo un edonista per palati più raffinati.

A me piacciono quelli d'oltreoceano, che ve devo dì (Tucker, Vickers, McNeil, Sills, Horne, Fleming ecc.), parliamo sempre del cattivo gusto degli americani... Del resto anche la Callas era americana :P

PS: gli acuti e i filati, chi ce li aveva, sono sempre stati sfoggiati senza tanti pudori, da tutti quanti, e perchè no aggiungo (il Bergonzi citato se ne vantava almeno in una intervista su due), ma l'opera è bella anche per questo.

Anche se, come al solito, il mio amico Maja è di manica stretta con Bergonzi, tutta la sua nota riassuntivo-comparativa è sostanzialmente da approvare e illumina alcuni punti essenziali del canto e delle carriere dei quattro tenori citati.

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Salve a tutti sono nuova di questo forum e appassionata di lirica.

sara' che sono una "grande" estimatrice del grande tenore franco Corelli, ma credo che a volte anche se si esagera un pochino, come e' stato ricordato in questo topic, sui lunghi filati magari rallentando l'orchestra, sia una delizia per il pubblico che ascolta.E questo Corelli lo faceva e, se lo faceva, se lo poteva senz'altro permettere, perche' i grandi direttori d'orchestra con i quali ha cantato non glielo proibivano di fare.

Per quanto riguarda il confronto fra Del Monaco e Corelli, devo dire che pur apprezzando molto la voce del primo, ritengo che Corelli avesse delle qualita' e caratteristiche migliori nel cantato, nel fraseggio e , appunto, nei filati.Anche se in alcune opere senz'altro (come Pagliacci e Otello)del Monaco fosse insuperabile , la forza e il cuore con il quale Corelli metteva quando cantava superano di gran lunga il primo.

E' vero che la voce di Del Monaco era naturale e sempre la stessa, nel senso che il timbro era sempre uguale, non posso disdegnare il fatto che quella di Corelli fosse stata acquisita con anni di lavoro e di studio, sicuramente questo un pregio, e il risultato e' quello che ben sappiamo.

A questo proposito voglio ricordare un altro grande tenore che apprezzo e stimo tantissimo, che e' Carlo Bergonzi, il quale soltanto con anni di studio e' potuto arrivare a dei risultati cosi' importanti e che lo hanno portato ad essere considerato un grande tenore verdiano pur non possedendo appunto una grande potenza di voce e pur non avendo facilita' negli acuti.

Per festeggiare il suo ingresso in Forum dedico a Fiorediloto una canzone napoletana del grande Corelli:

>https://www.youtube.com/watch?v=aB6tr0cnuAU

Al di là dell'uguaglianza e della potenza della sua voce, colpiva in Corelli la capacità di modulare le frasi sia in senso agogico che dinamico mantenendo costantemente l'emissione morbida e controllata.

In questa celebre canzone registrata nel '61, ne è un esempio la lunga e morbidissima smorzatura in "rallentando",estesa per ben 16 secondi lungo due frasi, fra1:25 e 1:41. Erano queste ampie, straordinarie modulazioni , prima ancora della voce fluviale e degli acuti folgoranti, a caratterizzare il canto del grande tenore marchigiano.

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Anche se, come al solito, il mio amico Maja è di manica stretta con Bergonzi, tutta la sua nota riassuntivo-comparativa è sostanzialmente da approvare e illumina alcuni punti essenziali del canto e delle carriere dei quattro tenori citati.

Posso essere almeno in parte d'accordo!

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Per festeggiare il suo ingresso in Forum dedico a Fiorediloto una canzone napoletana del grande Corelli:

>https://www.youtube.com/watch?v=aB6tr0cnuAU

Al di là dell'uguaglianza e della potenza della sua voce, colpiva in Corelli la capacità di modulare le frasi sia in senso agogico che dinamico mantenendo costantemente l'emissione morbida e controllata.

In questa celebre canzone registrata nel '61, ne è un esempio la lunga e morbidissima smorzatura in "rallentando",estesa per ben 16 secondi lungo due frasi, fra1:25 e 1:41. Erano queste straordinarie modulazioni , prima ancora della voce fluviale e degli acuti folgoranti, a caratterizzare il canto del grande tenore marchigiano.

Grazie mille Pinkerton

conosco bene questo pezzo cantato da Corelli ed e' veramente straordinario...

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Anche se, come al solito, il mio amico Maja è di manica stretta con Bergonzi, tutta la sua nota riassuntivo-comparativa è sostanzialmente da approvare e illumina alcuni punti essenziali del canto e delle carriere dei quattro tenori citati.

questione di gusti :P va riconosciuta a Bergonzi però una classe (prima che una tecnica) superiore, e difficilmente eguagliata. Tra l'altro io amo moltissimo il suo Puccini (alla faccia dello stereotipo del "tenore verdiano").

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questione di gusti :P va riconosciuta a Bergonzi però una classe (prima che una tecnica) superiore, e difficilmente eguagliata. Tra l'altro io amo moltissimo il suo Puccini (alla faccia dello stereotipo del "tenore verdiano").

Quello del "tenore verdiano", Maja, è tutt'altro che uno stereotipo ma è un dato di fatto che cercherò di illustrare nel topic che a breve aprirò dedicato al grande tenore emiliano.

Come pucciniano, mancandogli un po' la luminosità di timbro che si addice a Rodolfo, Cavaradossi e Pinkerton, bisogna cercare il meglio nei dettagli di fraseggio e d'accento, nell'intenso abbando di certi attacchi, in certe garbate e modulate dolcezze, in certi incantevoli e penetranti equilibrismi su un filo di voce come il fantastico Si bemolle smorzato di "Chi sono e che faccio" dall'arioso del I° Atto di Bohème (1:08):

>https://www.youtube.com/watch?v=xOhnII0381s

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Quello del "tenore verdiano", Maja, è tutt'altro che uno stereotipo ma è un dato di fatto che cercherò di illustrare nel topic che a breve aprirò dedicato al grande tenore emiliano.

Intendevo dire, forse esprimendomi male, che Bergonzi non era solo il Verdi per il quale è sempre stato giustamente celebrato tanto, tanto celebrato da meritarsi un'etichetta apposita (di cui lui stesso andava fiero). Anche se, conosci la mia opinione, c'è Verdi e Verdi, e Bergonzi, che cantava sempre benissimo, non era buono per tutti gli usi. Nella scrittura pucciniana, proprio perchè non era naturalmente votato a quel genere di repertorio, ha saputo insufflare con grande gusto tutte le qualità che hai elencato, le sue caratterizzazioni sono insomma abbastanza peculiari e più o meno tutte memorabili. Aggiungo anche le sue performance in Cavalleria e nella Gioconda della Tebaldi.

Per il resto, ti seguirò ovviamente con grande interesse nel topic dedicato!

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Non pensate che Corelli non disponga di una discografia in studio di portata pari alla sua bravura ? Cioè, da wikipedia, queste sono le incisioni ufficiali. Quelle live sono più corpose e a mio parere più interessanti da un punto di vista dei partner e delle partner femminile. Come si può notare molte incisioni in studio risalgono agli anni 60, il che è secondo me spiegabile per il fatto che negli anni 50 il mercato discografico era monopolizzato dalle coppie Di Stefano-Callas e Del Monaco-Tebaldi. Ciò ci ha però precluso di avere, che ne so, uno Chenier con la Tebaldi. Ce lo abbiamo però live. Mi spiego meglio: a naso non ricordo alcuna incisione in studio memorabile quanto la Tosca Di Stefano-Callas o la Boheme Pavarotti-Freni etc. E' un peccato ma in fondo anche di Kraus francamente e purtroppo non ricordo dischi in studio entrati nella storia

 

Incisioni in studio[modifica | modifica wikitesto]

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Cioè, spiegandomi meglio: è vero ci sono Tosca, Turandot e Aida con la.nillson. una norma con la Callas che anche se è una Callas declinante, è pur sempre la Callas. Cavalleria con la de los Angeles, chenier con la stella, che non era la Tebaldi ma nemmeno una scartina.però, boh, credo che trovatore e pagliacci non abbiano un cast al top. Manca Bohème che comunque canto abbastanza. Una gioconda.

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